Arsia

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Arsia
comune
(HR) Raša
Arsia – Stemma Arsia – Bandiera
La chiesa di Santa Barbara
La chiesa di Santa Barbara
Localizzazione
Stato Croazia Croazia
Regione Grb Istarske županije.svg Istria
Amministrazione
Sindaco Glorija Paliska Bolterstein[1] (DDI : Dieta Democratica Istriana[2])
Territorio
Coordinate 45°04′N 14°05′E / 45.066667°N 14.083333°E45.066667; 14.083333 (Arsia)Coordinate: 45°04′N 14°05′E / 45.066667°N 14.083333°E45.066667; 14.083333 (Arsia)
Altitudine 10 m s.l.m.
Superficie 79,02 km²
Abitanti 3 197 (31-03-2011, Censimento 2011)
Densità 40,46 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 52223
Prefisso 052
Fuso orario UTC+1
Nome abitanti Arsiani o Arsiesi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Croazia
Arsia
confini comunali rispetto alla regione
confini comunali rispetto alla regione
Sito istituzionale

Arsia (in croato Raša; in ciacavo: Aršija) è un comune croato di 3.197 abitanti dell'Istria sud-orientale a 4,5 chilometri da Albona.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Arsia fu costruita in un anno e mezzo dal regime fascista italiano, in base al progetto dello studio Pulitzer di Trieste (architetti Pulitzer, Ceppi, Finali, e gli sloveni Zorko Lah e Franjo Kosovel), ed inaugurata il 4 novembre 1937. Si trattava della prima città a carattere minerario progettata e costruita dal regime e ad essa seguì Carbonia. Sorse in una zona appena bonificata, con la regolamentazione del torrente Carpano ed il prosciugamento del lago omonimo, per favorire l'insediamento delle famiglie dei minatori impiegati nello sfruttamento delle vicine miniere di carbone.

L'abitato, d'impronta razionalista, fu dotato dei principali servizi: scuole, un ospedale, un campo sportivo, un ufficio postale, un cinema ed un albergo. La chiesa, dedicata a Santa Barbara, patrona dei minatori, è opera, come il municipio, dello stesso Pulitzer Finali. Si presenta con la forma di un carrello da minatore rovesciato mentre il campanile ricorda le lampade impiegate in miniera.

Venne eretta in comune autonomo nel 1937[3], quando contava già 10.000 abitanti e lo sfruttamento delle miniere di carbone era al culmine, con 160 chilometri di gallerie già scavate che raggiungevano anche i 350 metri di profondità.

Purtroppo ogni anno vi furono incidenti minerari mortali; il più grave avvenne il 28 febbraio 1940, quando morirono quasi 200 minatori, e altrettanti furono i feriti che morirono nei giorni successivi. La stampa fascista non diffuse la notizia; perfino Dario Alberi nel suo bel libro “Istria” la ignora, anche se si è trattato del più grande disastro minerario della storia per numero di vittime italiane.

Dal 1943 al 1945 venne occupata da una guarnigione della Germania nazista. Venne poi presa dai partigiani iugoslavi, che destinarono al lavoro nelle miniere prigionieri e condannati ai lavori forzati.
Nel dopoguerra avvenne l'esodo della gran parte delle famiglie italiane, pur se in larga maggioranza d'estrazione operaia e se molti, almeno inizialmente, avevano guardato con condiscendenza al nuovo ordine comunista iugoslavo.

Annessa alla Repubblica Socialista Iugoslava, nel 1961 vi fu stabilita una colonia di bosniaci che crebbero fino a rappresentare un terzo della popolazione del comune, ma al 2001 sono censiti solo in alcune centinaia. Mentre la comunità italiana è costituita oggi da meno di un centinaio di persone.

 % Ripartizione linguistica (gruppi principali)
Fonte: Censimento Croazia 2001
1,36% madrelingua bosniaca
94,29% madrelingua croata
2,63% madrelingua italiana

L'attività estrattiva, già notevolmente ridotta con la seconda metà degli anni sessanta, si concluse definitivamente nel 1992.

Corsi d'acqua[modifica | modifica sorgente]

Canale d'Arsa (Zaliev Raša); fiume Arsa (Raša); torrente Càrpano (Krapan)

Località[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Arsia è diviso in 26 frazioni o insediamenti (naselja):

  • Arsia (Raša), sede comunale
  • Barbi o Villa Barbich (Barbići)
  • Bergodi (Brgod)
  • Brovigne (Brovinje)
  • Carpano (Krapan)
  • Cerni (Crni)
  • Cugno (Kunj)
  • Diminici o Villa Diminici (Diminići)
  • Dregne (Drenje)
  • Lettaia (Letajac)
  • Pesacco (Bršica)
  • Poglie San Giovanni (Polje)
  • Ponte d’Arsia (Most-Raša)
  • Ravine (Ravni)
  • San Bortolo (Sveti Bartul)
  • Santa Marina d'Albona (Sveta Marina)
  • Schitazza (Skitača)
  • Squaransca (Škvaranska)
  • Stanissovi (Stanišovi)
  • Tonnara o Tunàrizza (Tunarica)
  • Traghettari (Trgetari)
  • Traghetto (Trget)
  • Topit (Topid)
  • Valmazzinghi (Koromačno)
  • Viscovici (Viškovići)
  • Vlasca (Vlaška)

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ vedasi: "La Voce del Popolo" - maggio 2013, quotidiano italiano dell'Istria e di Fiume e del Quarnero, EDIT
  2. ^ vedasi: "La Voce del Popolo" - maggio 2013, quotidiano italiano dell'Istria e di Fiume e del Quarnero, EDIT
  3. ^ R.D. 27 ottobre 1937, n. 1815
  4. ^ Gianfranco Nurra, Arsia, sorella del carbone in La Nuova Sardegna, 23-02-2010. URL consultato il 04-03-2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dario Alberi, Istria - storia, arte, cultura, Edizioni LINT, Trieste, 1997.
  • Mauro Pistis (Luglio - Dicembre 2007). Lettera al Sindaco di Arsia. Il Gazzettino della "Dante" Albonese XII (34): 16.
  • Antonio Pennacchi, Fascio e martello. Viaggio per le città del duce, Roma-Bari, Laterza, 2008, ISBN 978-88-420-8720-5.
  • Francesco Krecic, Arsia, la bianca città del carbone. Storia della fondazione di un centro minerario in Istria fra le due guerre, Forum Edizioni, 2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]