Regno di Juan Carlos di Spagna

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Categoria: Storia della Spagna

La Spagna durante il regno di Juan Carlos vide il consolidamento delle sue istituzioni democratiche in una cornice di una monarchia costituzionale. Nel periodo che va dagli anni ottanta ai primi anni del Duemila, dopo la morte del dittatore Francisco Franco nel 1975, le prime elezioni libere del 1977, l'adozione della nuova costituzione nel 1978, la Spagna viene governata da Felipe Gonzalez, José Maria Aznar, José Luis Zapatero e Mariano Rajoy.

Transizione democratica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Transizione democratica.

Subito dopo la morte di Francisco Franco, Juan Carlos di Borbone divenne capo dello stato della Spagna (22 novembre 1975). Il primo governo di re Juan Carlos fu di Carlos Arias Navarro, in segno di continuità con il franchismo. Sotto questo governo vennero emanate, seppur in maniera molto timida, le prime libertà di manifestazione e di associazione. Tuttavia la libertà di manifestazione, ancora agli inizi del 1976, continuava ad essere repressa, anche con il sangue, dalla Guardia Civil.

Nel giugno del 1976 venne approvata la Legge sul diritto di associazione dei partiti politici. Agli inizi di luglio, il re, dopo un viaggio negli Stati Uniti, si dichiarò favorevole all'instaurazione di un regime democratico in Spagna. In quei giorni Arias Navarro fu costretto alle dimissioni perché accusato di non essere in grado di mantenere l'ordine pubblico. Nuovo presidente del governo fu Adolfo Suarez Gonzalez. tra il 1976 e il 1977, sotto il governo di Suarez, nonostante le forti resistenze di alcuni settori dell'esercito, vennero promosse la Legge di Riforma politica, approvata con un referendum, la legalizzazione di quasi tutti i partiti politici e la concessione di un'amnistia. Alle elezioni generali del 15 giugno 1977 videro l'affermazione di quattro partiti politici, i primi tre di ideologia riformista o progressista: l'UCD (Unión de Centro Democrático) di centro, PSOE (Partido Socialista Obrero Español) di centrosinistra, PCE (Partido Comunista de España) di sinistra, ed il partito conservatore dell'AP (Alianza Popular). Inoltre a livello locale prevalsero i partiti nazionalisti, soprattutto in Catalogna con il blocco del PDC e nel paese Basco con il PNV.

Il primo governo eletto democraticamente fu a guida dell'UCD. Nel 1978 venne redatta la nuova costituzione e approvata con un referendum nel dicembre dello stesso anno. Nel frattempo vennero creati i primi governi autonomi in Catalogna e nei Paesi Baschi.

Adolfo Suarez nel 1979

Il Primo marzo 1979 si tennero nuovamente le elezioni generali che diedero all'UCD la maggioranza relativa con il 34,8% dei voti. Primo partito di opposizione fu il PSOE che ottenne il 30% dei voti, mentre il PCE giunse terzo con il 10%. Altre formazioni, come Coalición Democrática e partiti regionali raccolsero percentuali ad una cifra. Nel 1979 entrò in vigore i statuti in Catalogna e nei Paesi Baschi e nel 1982 anche in tutte le altre comunità. Nel 1979-1980 furono emanate le leggi sul lavoro, con la nascita dello statuto dei lavoratori, e le leggi sul divorzio. Nel gennaio del 1981 Suarez si mise dalla carica di premier. In febbraio l'UCD propose come capo del governo Leopoldo Calvo Sotelo, ma non riuscì a formare un governo. Il 23 febbraio 1981, duecento militari della Guardia Civil, sotto il comando del tenente colonnello Antonio Tejero occupò il congresso dei deputati.[1] In quel momento prese forma un governo provvisorio A Valencia Jaime Milans del Bosch, capitano generale della Terza Legione Militare decretò il coprifuoco. Tuttavia re Juan Carlos non appoggiò il golpe e poco dopo la mezzanotte inviò un messaggio al popolo spagnolo in cui difendeva la costituzione e richiamava le forze armate. Milans del Bosch fu costretto a ritirarsi. Il golpe durò poche ore e il giorno successivo Calvo Sotelo riuscì formare il nuovo governo. Il governo di Calvo Sotelo durò solamente per poco più di un anno durante il quale la Spagna divenne membro della NATO.

I governi di Felipe Gonzalez[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 ottobre 1982 si tennero le elezioni generali. Con oltre il 48% delle preferenze, il PSOE di Felipe Gonzalez ottenne una vittoria travolgente, riuscendo ad ottenere la maggioranza assoluta al congresso dei Deputati. l'UCD e il PCE si trovarono fortemente ridimensionati poiché ottennero rispettivamente il 6% e il 4% delle preferenze. D'altro canto, come forza di opposizione al PSOE, che con il 26% dei si rivelò Alianza Popular-Partido Demócrata Popular che andò ad occupare lo spazio politico-elettorale dell'UCD. Il 2 dicembre 1982 Gonzalez ottenne l'investitura con i voti del PSOE, del PCE, del CDS (Centro Democrático y Social) e di Euskadiko Ezkerra.

Il nuovo governo socialista dovette affrontare una serie di riforme in campo economico e sociale. In campo economico venne approvato, alla fine del 1983, il decreto-legge sulla riconversione industriale, venne sottoscritto il Piano Energetico Nazionale e, dal gennaio 1986, entrò in vigore l'IVA. In campo sociale il governo approvò, già dal dicembre 1982, la regolamentazione dell'orario settimanale a quaranta ore.Agli inizi del 1983 venne depenalizzato l'aborto. Nel corso del 1984 il Congresso approvò la legge sulle libertà sindacali e dell'obiezione di coscienza. Vennero anche approvate leggi organiche sulla scuola e la sanità. In politica estera Gonzalez fece indire un referendum sulla permanenza della Spagna nella NATO. Il referendum si celebrò nel 1986; i "si" furono il 52% dei votanti, mentre i "no" il 38%.[2] Il 12 giugno la Spagna firmò il trattato di adesione alla Comunità Economica Europea di cui divenne membro effettivo, assieme al Portogallo, dal 1º gennaio 1986.

Nelle elezioni generali del 1986 diedero nuovamente la maggioranza dei seggi al PSOE, come pure in quelle del 1989 e del 1993. Alla fine degli anni Ottanta il panorama politico, sia a destra sia a sinistra del PSOE, mutò, poiché il PCE si unì ad altre formazioni minori progressiste dando avvio a Izquierda Unida, l'UCD venne liquidato e la Coalición Popular, diventata ormai la vera forza di opposizione al PSOE, si trasformò nel Partito Popular.

Felipe Gonzalez nel 2004

Agli inizi degli anni novanta, per una serie di accuse di corruzione, la popolarità di Gonzalez e del PSOE fu in forte calo presso l'elettorato spagnolo.

I governi di José Maria Aznar[modifica | modifica wikitesto]

José Maria Aznar divenne presidente del Partido Popular nel 1990. Aznar venne candidato premier nel 1993. In quelle elezioni il PP ottenne il 34% dei voti, contro il 38% del PSOE.

Il 3 marzo 1996 si tennero le elezioni generali in cui il PP ottenne la maggioranza relativa al congresso dei deputati. Agli inizi di maggio Aznar entrò in carica. Il PSOE, in piena crisi, nel 1997 nominò un nuovo segretario: Joaquim Almunia.

Nel 1996 riuscì a beneficiare di gran parte dei fondi strutturali con i quali l'Unione Europea finanziava le aree più povere della comunità.[3] Nel periodo in cui Azanr era al governo la Spagna vide un forte incremento del suo prodotto interno lordo. Nel 1997 iniziava la privatizzazione di alcune imprese pubbliche, tra cui Telefonica, Endesa, Rapsol e altre. In questo periodo la pressione fiscale aumentò[4]

Intanto il terrorismo basco continuava a mietere vittime: nel 1997 venne assassinato Miguel Angel Blanco. Nel settembre 1998 l'ETA annunciò la tregua, però ritirata dolo pochi mesi dopo.

Nel 1999 la Spagna, assieme agli altri paesi della NATO, partecipò al bombardamento della ex-Jugoslavia di Milosevic.

Le elezioni generali del 12 marzo 2000 videro un trionfo per il PP, che prese il 44% dei voti e la leadership di Aznar fu rafforzata. D'altro canto il PSOE, con candidato Almunia alla presidenza, fu ridimensionato poiché ottenne solamente il 34% dei voti. Il 26 aprile 2000 Aznar ricevette la seconda investitura.

Il secondo governo di Aznar fu caratterizzato, specialmente dopo gli attentati terroristici del undici settembre, a seguire una politica estera decisamente filoamericana. Nel 2002-2003 la Spagna appoggiò gli Stati Uniti nell'invasione in Afghanistan e in Iraq. Nella primavera del 2003 anche in Spagna si susseguirono diverse manifestazioni contro l'invasione all'Iraq.

Bush ed Aznar nel 2003

In politica interna si intensificò la lotta al terrorismo basco, tanto che già dal 2000, in accordo anche con il PSOE, il governo Aznar arrivò a mettere fuorilegge il Partito Batasuna, braccio politico dell'ETA. Nel 2003 ripresero gli attentati dell'ETA.

La mattina dell'11 marzo 2004, soltanto tre giorni prima delle elezioni generali in cui apparentemente il PP, con il candidato Mariano Rajoy sembrava in vantaggio su José Luis Zapatero, candidato del PSOE, in quattro treni locali nelle vicinanze di Madrid vennero fatti esplodere dieci zaini contenenti esplosivo Goma-2 ECO. Le esplosioni deflagarono proprio nell'orario di punta, tra le 7.36 e le 7.40, nelle stazioni di Atocha, El Pozo del Tío Raimundo, Santa Eugenia e in Via Tellez. Le vittime totali dell'attentato furono 191. Il governo di Aznar additò pubblicamente l'ETA come colpevole della tragedia. Tuttavia le prime indagini contraddicevano le tesi governative e la responsabilità doveva ricercarsi nel terrorismo di matrice islamica. La stampa spagnola e estera criticò il governo Aznar perché aveva fortemente insistito sulla pista basca (lo stesso governo era impegnato nella lotta contro il terrorismo basco).

I governi di José Luis Zapatero[modifica | modifica wikitesto]

Poco dopo la sconfitta elettorale di Joaquim Almunia del 2000, José Luis Zapatero, un docente universitario di diritto costituzionale, divenne segretario del PSOE. Dopo quattro anni come capo dell'opposizione al governo Aznar, Zapatero si candidò alla guida della Spagna contro Mariano Rajoy.

Zapatero al forum economico mondiale.

Alle elezioni generali del 2004 il PSOE, guidato da Zapatero, ottenne il 43% dei voti contro il 37% del PP di Rajoy. Il governo di Zapatero ottenne l'investitura il 16 aprile 2004. A favore, oltre al PSOE, votarono Izquierda Unida e altre formazioni regionali di stampo progressista. Contrari furono i membri del PP, mentre si astennero le altre formazioni regionali di tipo conservatore.

Il governo di Zapatero, rispetto al precedente, si distinse sia per la politica estera e sia per i rapporti con l'ETA. In politica estera la Spagna di Zapatero si avvicinò all'asse franco-tedesco, mentre tenne un rapporto più distanziato con gli angloamericani. Nei rapporti con l'ETA, Zapatero intraprese un processo di pace, però interrotto dopo l'attentato all'aeroporto Barraja nel 2006.

Il governo Zapatero fece approvare anche la riforma del codice civile con il quale estendeva la possibilità di contrarre matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Alle elezioni generali del marzo 2008 il PSOE, con il 43% dei voti, riuscì ad ottenere la maggioranza semplice nel rinnovato congresso dei deputati. Il PP di Rajoy ottenne il 39% dei voti. Il secondo governo Zapatero ottenne l'investitura il 9 aprile 2008.

La crisi finanziaria mondiale del 2008 si manifestò in Spagna come crisi immobiliare. Dal 2008 la Spagna vide un forte incremento della disoccupazione, una forte inflazione, immobili invenduti, una decrescita del PIL. Nonostante le rassicurazioni del ministro dell'economia Pedro Solbes la Spagna entrò in recessione nel biennio 2009-2010. Nel 2010 il governo Zapatero fece approvare una riforma del lavoro con lo scopo di aumentare la flessibilità del mercato del lavoro.[5]

In politica estera la Spagna contribuì con l'utilizzo di quattro cacciabombardieri F-18 e un Boeing 707 all'intervento franco-anglo-americano nella guerra in Libia del febbraio 2011.[6]

Governo di Mariano Rajoy[modifica | modifica wikitesto]

Mariano Rajoy, dopo essere stato ministro nel governo Aznar, divenne presidente del Partido Popular nel 2003. Nel 2004 e nel 2008, come candidato premier per il PP, fu sconfitto da Zapatero. Alle elezioni generali che si tennero il 21 novembre 2011 il PP di Rajoy, insieme ai partiti regionali di Navarra e Aragona, ottenne il 44% dei voti contro il 28% del PSOE, che candidava Alfredo Perez Rubalcaba.

Mariano Rajoy

Il primo governo Rajoy ottenne l'investitura il 21 dicembre 2011. Il nuovo governo, all'inizio del 2012 fece approvare una serie di misure, tra cui l'aumento della tassazione, in modo da risanare il deficit dello stato.[7] Nel febbraio 2012 il governo Rajoy fece approvare la riforma dello statuto dei lavoratori in cui veniva facilitato il licenziamento.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.youtube.com/watch?v=5M5oO0hdqJg Video su YouTube
  2. ^ El referéndum sobre la permanencia de España en la OTAN (página 2) - Monografias.com
  3. ^ http://www.realinstitutoelcano.org/publicaciones/libros/publicacion_20_europa.pdf
  4. ^ dialnet.unirioja.es/servlet/fichero_articulo?codigo=793197&orden=0
  5. ^ Las claves de la reforma laboral: el Gobierno abarata y facilita el despido - 20minutos.es
  6. ^ EE UU y Reino Unido se unen a Francia y bombardean Libia | Internacional | EL PAÍS
  7. ^ Las mentiras de don Diego (Rajoy) cuando hablaba de impuestos | Economía | EL PAÍS
  8. ^ La reforma facilita y abarata el despido | Economía | EL PAÍS

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]