al-Andalus

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al-Andalus è il nome che i musulmani diedero alla parte della Penisola Iberica e della Settimania al sud della Gallia da essi controllata e governata.[1][2]

Malgrado si seguiti a ripetere da più parti che il nome al-Andalus (da cui viene il termine geografico Andalusia) derivi da un preteso "Vandalusia", gli studi più autorevoli hanno dimostrato come il termine derivi invece dall'espressione in lingua gota "Landahlauts", (lotti terrieri), i "feudi" cioè attribuiti ai nobili visigoti. Gli arabi apposero semplicemente il loro articolo determinativo "al" a tale parola, originando l'aggettivo "al-Landahlautsiyya". L'espressione originaria araba era dunque "bilād al-landahlautsiyya" (paese dei feudi gotici) che si semplificò in "bilād al-andalusiyya" e che originò infine il toponimo "al-Andalus".[3]

Le prime incursioni islamiche[modifica | modifica sorgente]

I musulmani cominciarono a effettuare incursioni e razzie sul territorio spagnolo visigoto tra la fine del VII e l'inizio dell'VIII secolo d.C., partendo dalle loro basi nel Nordafrica, da poco occupato e convertito all'Islam.

Nel 698, il califfo omayyade, ʿAbd al-Malik ibn Marwān, nominò valì del Nordafrica, detto Ifriqiya dagli Arabi, il generale yemenita, Musa ibn Nusayr, che portò a termine la conquista dei territori berberi e migliorò la flotta per la futura conquista delle isole Baleari a danno dei Bizantini.

Verso il 708, vi fu un tentativo di invasione, da parte degli arabi di Ifriqiya, che il re visigoto Witiza respinse.

Secondo le cronache arabe il primo a organizzare spedizioni miranti alla pura e semplice razzia sarebbe stato il berbero musulmano Tarīf ibn Malluk.

Nel 710 il successore di Witiza, Agila II, fu spodestato dal consiglio dei nobili, che elesse come re il duca di Betica, Roderico (conosciuto anche come Rodrigo). Agila dunque cercò l'alleanza del governatore cristiano di Ceuta, Giuliano (forse un esarca bizantino o addirittura un visigoto) che nelle cronache arabe viene indicato con il nome di Ilyan o Youlyân e che nutriva sentimenti di vendetta nei confronti di Roderico, responsabile di aver violentato la sua bellissima figlia Florinda.

Attraverso Giuliano, Agila ottenne l'appoggio di Musa che delegò un suo mawla (cliente), il valì berbero di Tangeri, Tariq ibn Ziyad ad organizzare un piccolo esercito al suo comando e preparare l'invasione del regno dei Visigoti.

La spedizione fu organizzata, usufruendo delle imbarcazioni concessegli da Giuliano, che avrebbero trasportato sulla sponda Europea due contingenti, rispettivamente di 7000 soldati, raggiunti presto da altri 5 000 uomini, sotto l'altura che da allora porta il suo nome: il Jabal Ṭāriq (Gibilterra).

La conquista islamica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi conquista islamica della penisola iberica.

L'esercito arabo-berbero attraversò lo stretto nella primavera del 711, ed il 30 aprile 711, mentre Rodrigo si trovava impegnato a domare una rivolta dei Baschi, sobillati da Agila II, a Pamplona, nel nord della Spagna. Le forze di Tāriq (circa 12000 uomini, di cui 7000 berberi) sbarcarono sotto la rocca di Calpe, da allora Gibilterra (il nome Gibilterra deriva dall'espressione araba Jabal Tāriq, ossia monte di Ṭāriq) che occuparono assieme alla città di Algeciras.

Tariq si diresse verso Cordova, ma fu bloccato dalle truppe visigote comandate da Bencio, cugino del re, che pur sconfitto, continuò la resistenza, permettendo a Roderigo, informato dello sbarco con ben 10 giorni di ritardo, che, con un mese di marcia forzata riuscì a portare le sue truppe a sud, nella valle del rio Salado, dove sulle rive del lago Janda, vicino alla città di Medina-Sidonia, avvenne la battaglia decisiva.

I due eserciti si scontrarono il 19 luglio 711 nella valle del Rio Salado, presso Cadice, nella battaglia del Guadalete che si protrasse per ben otto giorni, dal 19 al 26 dello stesso mese: alla fine, l'esercito di Rodrigo fu sconfitto. L'esito della battaglia fu fatale al re e al regno dei Visigoti: secondo le cronache arabe vennero passati tutti a fil di spada e gettati nel fiume. La vittoria musulmana fu favorita anche dal supporto di molti degli avversari di Rodrigo, come il già citato Agila, e il vescovo Oppas, fratello del defunto Witiza. Questa battaglia mise fine al regno dei Visigoti e aprì, in modo incredibilmente facile e inatteso, le porte all'occupazione araba della Penisola Iberica. Roderigo, secondo alcuni, morì in battaglia secondo altri si salvò.

I musulmani, appoggiati dalla popolazione ebraica, che, negli anni precedenti, era stata perseguitata, continuarono ad avanzare ed arrivarono a Toledo, senza incontrare molta resistenza. Agila II, che sperava di poter rientrare in possesso del regno, fu costretto a ritirarsi al nord.

Musa intervenne nelle vicende della penisola iberica, o perché chiamato da Tariq, che si sentiva minacciato da un esercito visigoto (sembra guidato da Roderico) che si era raccolto a Medina, oppure perché invidioso del rapido successo del suo generale.
Nel 712 Musa, accompagnato dal figlio ʿAbd al-ʿAzīz b. Mūsā e con un esercito di 18.000 uomini, attraversò lo stretto e procedette alla conquista del restante territorio del regno visigoto: occupò Medina-Sidonia, Carmona e Siviglia ed in seguito, attaccò Mérida ponendo l'assedio alla città che resistette un anno (sino al 30 giugno 713). Da Mérida, Mūsā, si diresse a Toledo, dove si ricongiuse a Tariq.

Sempre nello stesso anno propose ad Agila II di riconoscersi vassallo del califfo in cambio di tutte le terre ed i beni che gli erano stati confiscati da Roderico; quella che doveva essere una scorreria per conquistare un notevole bottino si era trasformata in guerra di conquista ed i Visigoti cominciarono ad opporre una generale resistenza, che si manifestò nella ribellione di Siviglia, che dovette essere domata da suo figlio ʿAbd al-ʿAzīz, mentre Musa si diresse nella zona di Merida, dove Roderico (secondo gli storici arabi ripresi da Saavedra) si era ritirato e dove Musa fu raggiunto da Tariq.

Le forze musulmane congiunte di Musa e Tariq attaccarono Roderico costringendolo alla battaglia nei pressi di Segovia, nella provincia di Salamanca, dove lo sconfissero e lo uccisero.

Musa tornò quindi a Toledo che si era ribellata e dove Agila II, dopo l'occupazione accettò la proposta di Musa, di riconoscersi vassallo del Califfo di Damasco.

Nel 714 Mūsā e Ṭāriq occuparono Saragozza e avanzarono sino a Lérida. Quindi si separarono e Mūsā si diresse nelle Asturie occupando León, Astorga e Zamora e quindi arrivò sino a Lugo.

Al suo ritorno a Siviglia, Mūsā fu richiamato a Damasco, per rendere conto del suo operato, dal califfo al-Walīd I. Il figlio, ʿAbd al-ʿAzīz, nominato Valì, dipendente dal Valì di Ifriqiya, continuò l'opera del padre. Le truppe musulmane con gli ebrei, che erano stati duramente perseguitati dai Visigoti, loro alleati, tra il 715 ed il 716, con la conquista di Tarragona portarono a termine l'occupazione di quasi tutta la penisola.

I valì omayyadi[modifica | modifica sorgente]

Al-Ḥurr ibn ʿAbd al-Raḥmān al-Thaqafī, che, appena nominato aveva spostato, nel 716, la capitale da Siviglia a Cordova, fu il valì che portò a termine la conquista della penisola iberica, occupando Barcino (Barcellona), ultimo baluardo dei Visigoti, nel 718.

Contemporaneamente, nelle regioni dei monti Cantabrici, a Cangas de Onís, Don Pelayo de Favila, iniziò un'aperta ribellione, che coagulò intorno a lui tutti i visigoti dissidenti, gettando in tal modo, le basi del Regno delle Asturie.

Al-Samḥ ibn Mālik al-Khawlānī fu il Wali che conquistò Narbona uccidendo l'ultimo re dei Visigoti, Ardo, nel 721.
Poi nello stesso anno, al-Samḥ lasciò Narbona e si diresse su Tolosa, a cui pose l'assedio; ma all'improvviso piombò sugli assedianti il duca Oddone d'Aquitania, con le sue truppe ed i cavalieri di Neustria, che il 10 giugno del 721 (Battaglia di Tolosa) sbaragliarono l'esercito di al-Samḥ, che nel combattimento perse la vita.

Il valì ʿAnbasa ibn Suḥaym al-Kalbī riuscì ad occupare tutto il regno che era stato dei Visigoti, nel nord della Spagna, scontrandosi con la resistenza organizzata nelle montagne della Cantabria e delle Asturie dal duca Pietro di Cantabria e da Pelayo, primo sovrano delle Asturie. Nel 722 i musulmani vennero sconfitti a Covadonga: per i cronisti cristiani fu un importante fatto d'armi che diede inizio alla Reconquista, mentre per quelli musulmani fu talmente insignificante da non essere neppure citato.
Nel 725, ʿAnbasa si mise alla testa delle operazioni: partendo dalla base di Narbona, occupò tutta la Settimania sino a Nîmes.

ʿAbd al-Raḥmān ibn ʿAbd Allāh al-Ghāfiqī fu il valì che, nel 732, attraversò i Pirenei penetrò in Aquitania, ed approfittando delle difficoltà del duca d'Aquitania Oddone (che era impegnato contro i Franchi di Carlo Martello), lo sconfisse nella Battaglia di Bordeaux.
Dopo la conquista, il saccheggio e l'incendio di tutte le chiese di Bordeaux, proseguì verso Tours.
Allora Oddone, implorò l'aiuto di Carlo, il quale accorse e si attestò alla confluenza dei fiumi Clain e Vienne.
I due eserciti si fronteggiarono per sette giorni e finalmente, un sabato di ottobre del 732 si scontrarono vicino a Poitiers, e, pur superiore di numero, l'esercito di Abd al-Rahman, fu rovinosamente sconfitto dai Franchi di Carlo Martello e il generale ʿAbd al-Raḥmān, che era una persona molto amata sia dal suo popolo che dai suoi soldati, perse la vita nel corso della battaglia.

Nei dieci anni che seguirono, i valì continuarono a combattere Oddone I d'Aquitania, sia in Aquitania che in Navarra, dove Pamplona fu persa e ripresa diverse volte.
A cui seguirono cinque anni di guerra civile che, oppose i siriaci e gli yemeniti ai Berberi e poi gli yemeniti ai siriaci, sino a che fu eletto valì, Yūsuf ibn ʿAbd al-Raḥmān al-Fihrī, che fece terminare la guerra civile e fu anche l'ultimo wālī alle dipendenze (formali) del califfo omayyade di Damasco dopo che il wālī di Qayrawān, Hanzala ibn Safwān, nel 745, aveva abbandonato l'Ifriqīya, al-Andalus si era resa praticamente indipendente dal wālī di Ifrīqiya e conseguentemente dal califfo di Damasco; indipendenza che si accentuò nel 750, quando la famiglia degli Omayyadi fu massacrata dai partigiani della famiglia dagli Abbasidi, che la sostituirono sul trono del califfato di Damasco.

L'emirato[modifica | modifica sorgente]

Partito da Ceuta, ʿAbd al-Raḥmān sbarcò ad Almuñécar in al-Andalus, a est di Malaga, nel settembre del 755.

Nel 753, arrivò in Ifrīqiya ʿAbd al-Raḥmān ibn Muʿāwiya (figlio di una berbera), uno dei pochi omayyadi sopravvissuti al massacro della sua famiglia, operato dagli Abbasidi.

Nel 755, ʿAbd al-Raḥmān, che nel frattempo, tramite i suoi emissari, si era alleato alla fazione araba yemenita, chiese di essere eletto emiro di al-Andalus.

Nello stesso anno, ʿAbd al-Raḥmān, sbarcò a Almuñécar e il valì Yusuf, avrebbe voluto attaccare subito il pretendente al trono di al-Andalus, ma la diserzione di buona parte del suo esercito, lo convinsero ad aprire dei negoziati con ʿAbd al-Raḥmān, che però fallirono.

L'anno seguente, nel marzo (756), ʿAbd al-Raḥmān e i suoi alleati yemeniti entrarono in Siviglia e si avviarono verso Cordova sulla riva sinistra del Guadalquivir, mentre Yusuf lo seguiva sulla riva destra. Giunto a Mosara, ʿAbd al-Raḥmān, decise di dare battaglia, attraversò il fiume, e cogliendolo di sorpresa, sconfisse Yūsuf e i suoi alleati (tra cui i Banū Qasī), nella battaglia di al-Musara, il 15 maggio 756.

ʿAbd al-Raḥmān non permise il saccheggio del campo nemico e trattò con magnanimità la famiglia di Yusuf.
Nello stesso mese di maggio, dopo difficili negoziati, Yusuf riconobbe emiro di al-Andalus ʿAbd al-Raḥmān, che entrò in Cordoba e fu riconosciuto emiro di al-Andalus, dalla maggior parte dei maggiorenti del regno.

ʿAbd al-Rahmān I al-Dākhil, "l'Immigrante", diventò il primo emiro indipendente da Baghdad, insediandosi nell'Alcazar (dall'arabo al-Qaṣr, "il Palazzo") di Cordova.

ʿAbd al-Rahmān I al-Dākhil[modifica | modifica sorgente]

Il suo governo fu caratterizzato da un continuo impegno bellico per stroncare qualsiasi forma di opposizione, senza peraltro adottare una linea d'intransigente fermezza (tipica, invece, di suo nipote al-Ḥakam I). La prima e più terribile rivolta fu quella degli yemeniti che iniziò nel 756 per il mancato saccheggio del campo nemico ad al-Musara e che terminò nel 764 con la resa di Toledo. L'opposizione si espresse anche nel tentativo di rivalsa dello sconfitto governatore Yusuf, che fu battuto però ancora una volta nel 758 presso Toledo e morì in battaglia l'anno successivo, nonché nelle ribellioni ordite dai discriminati Berberi andalusi e nelle incursioni organizzate dal regno cristiano delle Asturie che sperava di prendersi una pronta e decisiva rivincita dopo che la conquista islamica aveva costretto Pelayo e i suoi successori, Favila e Alfonso I delle Asturie, ad asserragliarsi nelle inospitali contrade del settentrione cantabrico e asturiano della Penisola Iberica.

Per ciò che concerne i Berberi iniziarono la rivolta nel 764, capeggiati da un maestro di scuola di nome Chaqya, che si spacciava per un discendente di ʿAlī e di Fāṭima; nel 770, subirono una tremenda sconfitta sulle rive del fiume Bembezar, dove morirono in 30.000. La rivolta fu completamente domata, solo nel 774, alla morte di Chaqya, assassinato da un suo seguace.

Nel corso del suo governo si ebbe anche l'ingresso in Spagna di Carlo Magno, esortato a intervenire da un gruppo di musulmani, guidati dal valì di Barcellona, ribelli all'autorità dell'Emiro, che indussero il sovrano franco a porre l'assedio nel 778 a Saragozza.

ʿAbd al-Raḥmān I non ebbe necessità d'intervenire perché Carlo fu richiamato nella Marca Orientale del regno Franco dalle notizie d'una pericolosa rivolta dei Sassoni da poco sottomessi (il loro condottiero, Vitichindo, era rientrato in Sassonia e stava marciando su Colonia). Quindi Carlo Magno, nel 778, ripassò i valichi pirenaici da cui era inizialmente penetrato nel territorio dell'emirato, esponendo nella battaglia di Roncisvalle la sua retroguardia ai devastanti colpi dei Baschi.

ʿAbd al-Raḥmān si limitò a prendere possesso di Saragozza, sconfiggere i Baschi e costringere il conte di Cerdagna a divenire suo tributario.

I rapporti con i rivali Abbasidi furono di ostilità, ma più teorica che pratica. Se infatti al-Manṣūr[4] aveva armato il capo arabo al-ʿAlāʾ ibn Mughīth nel 763, il tentativo abbaside di recuperare al-Andalus fallì in un combattimento svoltosi presso Carmona, poco distante da Siviglia. ʿAbd al-Raḥmān progettò anch'egli di tornare in Oriente per abbattere la dinastia rivale e nel 780 i preparativi opportuni furono avviati. La situazione però a Saragozza era talmente complessa da richiedere ogni sua attenzione e ogni suo sforzo, costringendo infine l'Emiro ad accantonare per sempre il suo piano.

ʿAbd al-Raḥmān I avviò la costruzione della grande moschea, terminata però solo nel X secolo.

Hishām I[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Abd al-Raḥmān I, dovette affrontare la ribellione dei fratelli Sulaymān e ʿAbd Allāh, che terminò all'assedio di Toledo in cui i due fratelli si dovettero arrendere e furono generosamente esiliati in Nordafrica.

Durante il suo regno la maggior parte dei fuqaha (esperti di diritto canonico), aderì alla scuola giuridica, sorta in oriente, di Malik ibn Anas, contribuendo a renderla molto potente.

Sul fronte esterno l'Emiro non allentò la sua pressione nei confronti dei cristiani Asturiani, all'epoca retti prima da Bermudo I e poi da Alfonso II.

Senza successo si era conclusa invece, nel 793, una campagna in Settimania, col tentativo arabo di impadronirsi di Narbona (persa sotto il regno di suo padre), dopo che Gerona (che nel 785 si era consegnata ai Franchi) era stata presa ed occupata.

L'anno seguente i Franchi, passati i Pirenei, dopo la riconquista di Gerona, effettuarono un'avanzata vittoriosa verso occidente, occupando territori e fortificandoli in molti punti e, nel 795, Carlo Magno costituì la marca di Spagna.

al-Ḥakam I[modifica | modifica sorgente]

La fontana dell'Alcazar di Cordova

Figlio di Hisham I, dovette, per gli oltre 25 anni di regno, reprimere sollevazioni e rivolte, ad iniziare da quella degli zii, Sulaymān e ʿAbd Allāh, poi furono i Banū Qasī, al nord dell'emirato, poi fu la volta di Toledo, i cui fermenti insurrezionali a Toledo si tradusse nel "Massacro del Fossato" ed infine, al sud, dove le agitazioni a Mérida durarono oltre 7 anni, ma che culminarono nella sanguinosa repressione del rabad (sobborgo) di Cordova, l'Arrabal del Sur, che fu circondato e le guardie dell'emiro si abbandonarono ad una mattanza che durò 3 giorni, con un numero di morti incalcolabile, a cui seguì l'esecuzione di altri 300, fra gli abitanti più facinorosi. Dopodiché al-HakamI ordinò che tutti gli abitanti dell'Arrabal del Sur lasciassero l'emirato entro 3 giorni, pena la crocefissione: circa 8000 famiglie si stabilirono a Fez in Marocco, mentre circa altre 15000, passate in Nordafrica, dopo aver combattuto contro i beduini, si impadronirono di Alessandria e fondarono un regno indipendente sotto Abu Hafs Omar al-Balluti.

Nei 25 anni impegnati a domare tali insurrezioni interne, al-Hakam I ebbe poco tempo per le offensive contro il regno cristiano asturiano. Comunque il suo generale ʿAbd al-Karīm ibn Mughīt colpì, nel 796, l'antica Castiglia (al-Qilāʿ nelle fonti arabe) e, dopo un rovescio patito nell'801, nell'803, al-Andalus tornò a effettuare incursioni (ṣāʾifa) in profondità, per reiterare l'azione, nell'808 e, su scala assai maggiore, nell'816.

ʿAbd al-Raḥmān II[modifica | modifica sorgente]

Vichinghi armati pronti allo sbarco dal loro drakkar. 1100 ca.

Succeduto al padre ʿAbd al-Raḥmān II fu assorbito dal continuo impegno bellico, con campagne estive ( saifa ) e perfino invernali che penetrarono in profondità nei territori cristiani, contro il regno cristiano asturleonese e il suo re Alfonso II delle Asturie, del quale bloccò la pericolosa spinta verso meridione. Inoltre al-Andalus impiegò un efficiente impegno bellico, che, tra l'822 e l'828, portò il suo esercito a saccheggiare più volte la marca di Spagna.

Al-Andalus inviò e ricevette delegazioni diplomatiche di vari paesi, ivi comprese quelle degli staterelli nordafricani con cui tentò di mantenere relazioni cordiali, e dello stesso Impero bizantino che, per cercare alleati contro i loro avversari abbasidi, sollecitò rapporti cordiali con Cordova che di Baghdad restava fiera avversaria.

Nell'837 l'emirato di ʿAbd al-Raḥmān II represse la rivolta cristiana mozaraba ed ebraica a Toledo (e più tardi subì la radicale opposizione dei mozarabi della capitale, che produsse i cosiddetti "Martiri di Cordova").

Nell'844 riuscì a respingere il rovinoso sbarco di Vichinghi, dagli arabi chiamati magiűs, che saccheggiarono le coste andaluse e che inizialmente avevano completamente colto di sorpresa l'Emirato: sbarcati a Cadice, penetrando attraverso il Guadalquivir (Wadī al-Kabīr, "Il Grande fiume"), conquistarono Siviglia, ad eccezione della cittadella, e quindi attaccarono Cordova, dove vennero sconfitti e respinti. Questo indusse al-Andalus ad assumersi l'onere finanziario di un'imponente cantieristica dotando Siviglia di un arsenale in grado di armare una potente flotta che mantenne per secoli il dominio delle acque del Mediterraneo occidentale. Inoltre rafforzò l'allevamento dei cavalli che permise agli eserciti di al-Andalus di esprimere una delle più efficienti cavallerie militari di tutto il Medioevo europeo

Durante l'Emirato, al-Andalus conobbe un'imponente crescita tanto sociale ed economica quanto culturale creando un ambiente di corte del tutto simile a quello abbaside (alla sua corte vissero Ziryāb, ʿAbbās b. Firnās e Yaḥyā ibn al-Ḥakam, detto al-Ghazal, "Gazzella", per la sua bellezza), promosse le arti e ampliò la committenza architettonica, trasformando profondamente il volto di Cordova che si avviò a diventare una delle più importanti città del mondo islamico.

Muhammad I, al-Mundhir e ʿAbd Allāh[modifica | modifica sorgente]

Negli anni del governo di Muḥammad I ibn ʿAbd al-Raḥmān, figlio di Abd al-Rahman II si ebbero continue rivolte e movimenti separatisti dei meticci (muladì) e dei Cristiani che vivevano in zone a maggioranza araba (mozarabi). I Banu Qasi, con a capo Musa ibn Musa, alleatisi con la famiglia Arista della Navarra, si ribellarono all'emirato di Cordova e proclamarono la loro indipendenza e Musa si autoproclamò: «Terzo re di Spagna» (dopo Muhammad I e Ordoño I delle Asturie).

Ibn Marwan rientrò nella sua terra di origine (Merida), ribellandosi all'emiro, che non riuscendo a reprimere la ribellione, permise a Ibn Marwan di costruirsi una città libera da imposte ed indipendente dall'emirato di Cordova. Fondò la città di Badajoz nell'875 nel bosco della Muela, situata su una sponda del fiume Guadiana. La città fu dotata di una alcazaba. Anche Toledo, appoggiata dal re delle Asturie Ordoño I si ribellò, ma subì una sconfitta nella battaglia di Guazalete. Infine, nell'880, Umar ibn Hafsun diede inizio ad una rivolta che sarà soffocata soltanto nel 928, al tempo dell'emiro ʿAbd al-Raḥmān III ibn Muḥammad.

Il figlio di Muhammad I, al-Mundhir ibn Muhammad I, durante il governo del padre, ebbe il comando delle operazioni militari e combatté, nell'anno 865, contro il re delle Asturie Ordoño I, nella valle del Duero, e sulla via del ritorno a Cordova, sconfisse, a Burgos, il conte di Castiglia, Rodrigo. Tentò di conquistare León e Astorga, però fu battuto a Valdemora, nell'878, dal re delle Asturie Alfonso III. Organizzò una spedizione contro i Banu Qasi, alleatisi col re delle Asturie, Alfonso III, ma venne sconfitto, nell'883. Nell'884, portò a termine le operazioni militari contro Ibn Marwan, cacciandolo da Badajoz. Regnò per soli due anni, continuando a combattere, senza esito, contro il ribelle Umar ibn Hafsun.

Gli successe sul trono il fratello ʿAbd Allāh ibn Muḥammad, che, a quanto pare, lo aveva fatto avvelenare. Il governo di Abd Allah fu caratterizzato da continue guerre tra arabi, berberi e muladí. Il suo potere di emiro fu esercitato solo nella zona di Cordova, mentre per il resto di al-Andalus governavano famiglie ribelli che non accettavano la sua autorità. In tutte le città si erano formate due fazioni: gli arabi e gli spagnoli (sia musulmani che cristiani), che si combattevano tra loro. Comunque il problema più grave, anche più del regno asturleonese, per ʿAbd Allāh fu costituito da Ibn Ḥafṣūn, che controllava le provincie di Rayyo (dove si trovava Bobastro), di Elvira (dove sorgeva Granada) e di Jaén, e che si era alleato coi Banu Qasi e col re delle Asturie Alfonso III e che gli tenne sempre testa.

Il califfato[modifica | modifica sorgente]

La penisola iberica all'inizio del regno di Abd al-Rahman III.
Patio dei Leoni. Alhambra (Granada)

Succeduto al nonno ʿAbd Allāh all'età di 23 anni, ʿAbd al-Raḥmān III, con la "campagna di Monteleón" l'Emiro conquistò 70 piazzeforti cristiane e 300 postazioni di minor rilevanza. Nel 917 fu sconfitto a San Esteban de Gormaz dalle forze congiunte del re asturleonese Ordoño II e del sovrano di Navarra Sancho I Garcés ma l'anno dopo egli si prese una rivincita nei pressi di Mitonia (Nord della Catalogna) e nel 920 sconfiggeva ancora le forze cristiane dei due re alla battaglia di Valdejunquera nella valle del fiume Junquera (Sud-Est di Pamplona) e nel 924 colpiva il regno di Navarra saccheggiandone la capitale di Pamplona, evacuata da tutti i suoi abitanti.

Contemporaneamente pacificò l'Emirato, stroncando la pericolosa insurrezione di ʿUmar b. Ḥafṣūn, che morì nel 917; ma la lotta fu proseguita dai figli, che si arresero solo dopo la caduta di Bobastro (Malaga), il 21 gennaio 928.

ʿAbd al-Raḥmān III[modifica | modifica sorgente]

Nel 929 ʿAbd al-Raḥmān III si proclamava califfo con l'appellativo onorifico ( laqab ) di al-Nāṣir li-dīn Allāh (Il vincitore per la religione di Dio). In quel momento la Umma islamica aveva così tre califfi: quello abbaside di Baghdad, quello fatimide del Cairo e quello appunto andaluso di Cordova.

Finalmente, dopo la caduta della roccaforte di Bobastro e la sottomissione di Ibn Marwān (930) e dopo la riconquista a tutti gli effetti di Toledo (932) ʿAbd al-Raḥmān III poté considerare il suo regno pacificato e unito. Allora il califfo poté organizzare le sue azioni per contrastare la crescente potenza fatimide in Nordafrica e fu in quest'ottica che fu conquistata nel 931 Ceuta ( Sibta in arabo). I Berberi, sotto il comando di Abū Yazīd, riuscirono a sconfiggere i Fatimidi, impadronendosi di una parte di territorio e riconoscendo la sovranità spirituale ad ʿAbd al-Raḥmān III che li aveva aiutati. Il dominio dei Berberi però duro poco, poiché la dinastia fatimide recuperò tutti i territori perduti, in poco tempo

Nel 932 riprese la guerra contro il regno di León, il califfo ʿAbd al-Raḥmān respinse il re Ramiro II, che portava aiuto a Toledo che capitolò. Nel 934, dopo essere passato da Pamplona (dove obbligò la regina reggente del regno di Navarra Toda ad un formale atto di sottomissione) e da Álava, lo costrinse a indietreggiare sino a Burgos, dopo che, nel 932, il suo esercito era stato sconfitto da Ramiro, nei pressi di Osma; nel 937 conquistò una trentina di castelli ai Leonesi poi si rivolse contro la Navarra imponendo nuovamente il vassallaggio alla regina reggente di Navarra, Toda; poi si rivolse contro Muhammad ibn Hashim at-Tugibi, governatore di Saragozza che si era alleato col re di León Ramiro II; occupò la città e perdonò Muhammad. ʿAbd al-Raḥmān aveva raggiunto il culmine della sua potenza: tutta la penisola iberica, eccetto il León e parte della Catalogna era sottomessa a lui.

Nel 939, ʿAbd al-Raḥmān III, al-Nāṣir li-dīn Allāh subì una disfatta da Ramiro II, alleato a Toda di Navarra, nella Battaglia di Simancas, dopo la quale, per i gravi pericoli corsi, non volle più partecipare in prima persona alle operazioni belliche cui quasi sempre aveva presenziato.

Tra il 951 ed il 952 sottoscrisse la pace col re di León Ordoño III per avere mano libera contro i Fatimidi, ma non riuscì che a fare una spedizione contro l'Ifrīqiya, nella zona di Tunisi.

Sotto ʿAbd al-Raḥmān III, la flotta, che aveva come porto principale Almeria, diventò la più potente del Mediterraneo: le scorrerie, condotte sotto la guida di capitani chiamati alcaides si spinsero sino in Galizia, nelle Asturie ed anche in Nordafrica: la pirateria musulmana era il terrore del Mediterraneo (anche i colonizzatori di Frassineto vennero dalla Spagna).

Grazie anche al periodo di pace garantito dal califfo, che arricchì la biblioteca reale, Cordova divenne il centro intellettuale dell'occidente e tra le sue principali realizzazioni civili vi fu la costruzione, nelle vicinanze di Cordova, della città reale di Madīnat al-Zahrāʾ (dal nome dell'amante preferita del califfo, di nome appunto al-Zahrāʾ, che però può anche significare "Città dei fiori").

al-Ḥakam II[modifica | modifica sorgente]

Erbario (dalla traduzione araba del Libro dei semplici, ovvero Materia Medica, di Dioscoride. British Museum di Londra)
Volume di un esemplare del Corano vergato in al-Andalus
Cassa di avorio e argento con decorazioni intarsiate (Madīnat al-Zahrāʾ)

Nel 961, successe a suo padre e si fece attribuire il laqab: al-Manṣūr bi-llāh (Colui che è reso vincitore da Dio). A differenza di suo padre, per governare si appoggiò (il che gli permise di dedicarsi alla sua attività preferita, la letteratura) a due personaggi di corte: il generale Ghālib, un liberto di origine slava ed il ciambellano, al-Mushafi, che assieme alla concubina Aurora, esercitavano l'effettivo controllo del governo.

Nel 962, al-Ḥakam II dichiarò guerra a tutti i regni (e le contee) cristiani obbligando, dopo la conquista di San Esteban de Gormaz, Atienza e Calahorra, il conte di Castiglia, Fernán González, il re di Navarra, Garcia Sanchez, il re del León, Sancho I, ed infine i conti di Barcellona, Mirò ed il fratello Borrell II, a chiedere la pace (963).

Continuò la politica del padre per contrastare la potenza fatimide in Nordafrica, che avevano posto la capitale a Qayrawan; il pericolo scomparve, nel 969, quando i Fatimidi, dopo la conquista dell'Egitto, trasferirono la loro capitale al Cairo, allentando la pressione sull'Ifriqiya. Rimase a contrastarlo la dinastia idriside, con l'emiro, al-Hasan b. Gannūn.</ref> Nel 972, per ripristinare l'influenza omayyade in Ifriqiya, il califfo inviò un primo esercito e poi, nel 974, un secondo al comando del generale Ghālib che, infine, sottomise l'emiro idriside.

Nel 966, i vichinghi attaccarono Lisbona, portando la scompiglio in tutta l'area della foce del Tago; fu inviata la flotta di Siviglia che li intercettò e li sconfisse duramente. al-Ḥakam II, allora fece costruire ad Almeria una seconda flotta, con navi più adatte al combattimento distante dalla costa, e fu posta di stanza nella stessa Almeria. Quando, nel 971, i vichinghi fecero una scorreria su Siviglia, risalendo il Guadalquivir, il califfo fece uscire la flotta di Almeria, che unitamente a quella di Siviglia chiuse nelle anse del fiume le navi vichinghe che furono annientate.

Il generale Ghālib, rientrato dal Marocco nel 974, pose fine agli attacchi cristiani del nuovo conte di Castiglia, Garcia Fernandez, che aveva attaccato i castelli di Deza e Sigüenza, sconfiggendolo nella battaglia di Langa. Lo stesso fece col nuovo re di León, Ramiro III, che aveva attaccato San Esteban de Gormaz, sconfiggendolo nella battaglia di Estercuel.

L'apogeo (che durò circa 30 anni) del califfato omayyade fu raggiunto probabilmente con il regno di al-Hakam II, sotto il quale la capitale andalusa raggiunse il mezzo milione di abitanti[5] su un'area estesa per 5 000 ettari,[6] diventando così la seconda città dell'emisfero boreale e la più importante città dell'intera Europa centro-occidentale (Parigi era la seconda città ma contava a stento i 100 000 abitanti mentre Costantinopoli è esclusa da questo calcolo).

La Biblioteca califfale aveva 400 000 volumi (molti dei quali ospitanti più d'un lavoro) e un privato ne aveva addirittura 500 000.
La città era dotata di sistemi fognanti efficienti e l'acqua giungeva anche ai piani alti delle abitazioni. Le moschee erano 700 e i bagni pubblici ( ḥammām ) 300. Esisteva da tempo un ospedale pubblico che fungeva da università per i medici, la cui capacità erano note e apprezzate in tutta l'Europa. Inoltre si interessò dei lavori della Grande moschea di Cordova, la Mezquita, tra il 962 ed il 966, e nei dintorni di Cordova, completò, nel 976, la residenza reale di Madīnat al-Zahrāʾ (la città di Zahrāʾ[7]), iniziata, nel 936, da ʿAbd al-Raḥmān III. Infine il famoso scienziato, fisico e soprattutto medico, Abu al-Qasim al-Zahrawi (Abulcasis), fu attivo alla corte di al-Hakam, durante il suo regno; ed inoltre invitò a Cordova parecchi studiosi orientali perché vi tenessero conferenze e onde favorire gli studenti poveri dispose dei lasciti per i professori che insegnavano a Cordova.

Hishām II ibn al-Ḥakam[modifica | modifica sorgente]

Ad al-Ḥakam II, successe Hishām II, che aveva solo 11 anni, sotto la reggenza della madre Aurora, con il generale Galib, comandante dell'esercito, Yafar al-Musahfi, primo ministro o hajib (ciambellano) e nominò visir Almanzor (Almanzor è il nome dato dai cristiani a Muhammad ibn Abī ‘Āmir al-Manṣūr bi-llāh, dal cui nome è chiamato questo periodo "ciambellanato ‘āmride"),

Nel 978 Almanzor fu nominato hajib (primo ministro o ciambellano) e, poco dopo, divenne anche responsabile dell'esercito e quindi relegò il califfo Hisham II nel palazzo reale di Madinat al-Zhara, nelle vicinanze di Cordova, e in pratica governò autonomamente:

Almanzor[modifica | modifica sorgente]

Statua di Almanzor eretta ad Algeciras nell'estate del 2002, in commemorazione del millenario della sua morte.

Almanzor (Muhammad ibn Abī ʿĀmir al-Manṣūr bi-llāh), dapprima, si guadagnò una grande reputazione di ortodossia presso i fuqahāʾ ordinando di bruciare tutti i libri di argomento filosofico della biblioteca del califfo; quindi decise di riformare l'esercito:

  • l'esercito di al-Andalus era, da sempre, a carattere tribale, cioè ciascuna tribù si raccoglieva intorno al suo capo ed al suo stendardo ed il principale obiettivo era il bottino; quindi quando il bottino veniva giudicato sufficiente l'esercito si ritirava. Già i primi califfi avevano cercato di cambiare questo sistema, ma gli arabi si opponevano; allora Almanzor arruolò molti Berberi che fece venire, soprattutto dalla zona di Ceuta, ed inoltre arruolò parecchi cristiani, attratti dall'ottima paga dal León, dalla Castiglia e dalla Navarra; infine formò nuovi reggimenti che non rispondevano più al capo tribù ma ai loro rispettivi comandanti.

La ristrutturazione dell'esercito durò circa tre anni come la lotta contro il generale Ghālib, che era anche suo suocero, che alla fine venne ucciso in battaglia. Quindi, dal 981, Almanzor, fu di fatto sovrano di al-Andalus, poiché oltre che hajib fu anche responsabile unico dell'esercito.

Almanzor, nel 981, marciò contro le truppe cristiane della coalizione anti-islamica formata da León, Castiglia e Navarra, condotte rispettivamente da Ramiro III, García Fernández e Sancho Abarca, e le sbaragliò nella battaglia di Rueda, 40 km circa a SE di Simancas. Al ritorno da questa campagna Almanzor assunse e si fece attribuire il laqab col quale è noto: al-Manṣūr bi-llāh (Colui che è reso vincitore da Dio).

Nel 984, Almanzor, per contenere le pretese dei nobili leonesi, al nuovo re del León, Bermudo II, inviò in aiuto delle truppe che domata la rivolta, rimasero nel regno, che quindi dal 985 fu tributario di al-Andalus.

Tra il 981 ed il 1002 organizzò diverse campagne militari sia in Nordafrica che nella Penisola Iberica. Oltre le due citate le principali furono:

Nello stesso periodo, Aurora, che ormai odiava Almanzor, spinse il figlio Hisham II a chiedere l'aiuto del viceré del Marocco, Ziri ibn Atiya, per destituire Almanzor, che non si fece sorprendere, ma sbarcato a Ceuta, nel 998, sconfisse Ziri ed annesse il vicereame ad al-Andalus.

Dimostrò tutta la sua brutalità, sia in battaglia (ma fu idolatrato dai suoi soldati che portava invariabilmente alla vittoria) che alla corte del califfato (sia col suocero che con gli altri nemici). Però fu amante delle lettere[8] e con la sua generosità fu anche protettore delle scienze, specialmente della medicina. Governò bene curando gli interessi materiali del suo paese ed amministrò severamente la giustizia. Prima di morire, comunque, nominò suo successore il figlio Abd al-Malik al-Muzaffar.

al-Muzaffar[modifica | modifica sorgente]

Nel 1002, alla morte del padre, gli successe sia come hajib (ciambellano) o primo ministro, sia come comandante dell'esercito, mentre il califfo Hishām II, in pratica non aveva alcun potere. Continuò la politica paterna, riportando numerose vittorie sui reami cristiani e mantenne su di essi l'egemonia, obbligando i loro sovrani a rispettare le tregue e ad accettarlo come arbitro nelle loro dispute. In politica interna dovette affrontare alcune rivolte che represse rapidamente, con energia. Morì nei pressi di Cordova, nel 1008, probabilmente avvelenato dal proprio fratellastro, Abd al-Rahman Sanchuelo, che gli successe.

Sanchuelo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1008, alla morte di al-Muzaffar, gli successe sia come hajib (ciambellano) o primo ministro, sia come comandante dell'esercito, mentre il califfo Hisham II, non solo, continuava a non aveva alcun potere ma addirittura nominò Sanchuelo suo erede. Questo fatto creò parecchio malcontento, ispirato dai fuqaha', nel popolo di Cordova che era molto affezionato agli omayyadi. Nel 1009, approfittando che Sanchuelo era impegnato in una campagna militare in León contro il re Alfonso V, una rivoluzione spodestò Hisham II e pose sul trono un altro omayyade, al-Mahdi, che al rientro a Cordova di Sanchuelo lo fece imprigionare ed in seguito mettere a morte il 4 marzo del 1009. Con la sua morte la dinastia degli Amiridi cadde e, in al-Andalus, si innescò una guerra civile che in due decenni portò alla caduta del califfato ed allo smembramento del Califfato di Cordova.

La guerra civile e gli ultimi califfi[modifica | modifica sorgente]

Hisham II fu arrestato e tenuto segretamente in prigione dal nuovo califfo, al-Mahdi, alleato con il conte di Barcellona Raimondo Borrell III, che nel maggio del 1010 conquistò Cordova, che fu messa a sacco dai Catalani. Hisham II fu liberato alcuni mesi dopo da Sulaymān ibn al-Ḥakam, "al-Mustaʿīn", alleato al conte di Castiglia Sancho Garces, che lo rimise sul tron per poche settimane per poi spodestarlo; Hisham II, pochi mesi dopo tornò al califfato, per l'ultima volta, per altri tre anni circa. Sulayman continuò la guerra, permettendo così al suo alleato, il conte di Castiglia, Sancho Garces di recuperare le fortezze che Almanzor, a suo tempo, aveva conquistato.

Nel 1013, Sulayman entrò in Cordova, dove permise il saccheggio a berberi e Castigliani, depose Hisham II che presumibilmente fu ucciso dai berberi nel maggio di quello stesso anno. Comunque nei venti anni di guerra civile, furono poste le basi per i regni di Taifa mentre al governo si alternarono sei califfi della dinastia omayyade e tre della dinastia hammudita.

L'aristocrazia di Cordova, nel 1025, nominò, per la prima volta un consiglio di stato per governare la città in assenza di un califfo; dopo circa sei mesi però il consiglio di stato si rivolse a Yahya ibn Ali affinché tornasse a Cordova e accettasse di essere rieletto califfo.

Nel giugno del 1027, dopo un anno di sede vacante fu eletto l'ultimo califfo: Hisham III. Nel 1031 ci fu un sollevamento popolare che portò alla deposizione, cattura e reclusione del califfo, a cui subentrò nuovamente un consiglio di stato che decretò la soppressione del califfato, che veniva sostituito da un consiglio di stato permanente, che avrebbe dovuto governare su tutto il territorio di al-Andalus; ma, di fatto, alcune potenti famiglie, nelle loro terre di competenza, erano già indipendenti; era iniziato il periodo conosciuto come: primo periodo dei Regni di Taifa.

Prima Taifa[modifica | modifica sorgente]

I regni di Taifa nel 1031; colorati di bianco, rosso e giallo sono i regni e le contee cristiane.

Con il termine regni di Taifa sono stati designati gli stati nati in Spagna durante la dissoluzione (iniziata con l'abdicazione del califfo di Cordova, Hishām II, nel 1009, che aprì un periodo di anarchia, con nove califfi in circa vent'anni) e la seguente abolizione del califfato della dinastia degli Omayyadi, nel 1031, con la deposizione di Hishām III.

Durante il periodo di anarchia si resero indipendenti dal califfato: Almería, Murcia, Alpuente, Arcos, Badajoz, Carmona, Denia, Granada, Huelva, Morón, Silves, Toledo, Tortosa, Valencia e Saragozza. Quando l'ultimo califfo, Hishām III, fu deposto e a Granada fu proclamata la repubblica, tutte le province di al-Andalus, che ancora non lo erano, si autoproclamarono indipendenti e furono rette da famiglie arabe, berbere o di origine slava.

Taifa indicava la base familiare e tribale di questi regni; ogni taifa, all'inizio, si identificò con una famiglia, clan o dinastia: così si ebbe la taifa degli amiridi (discendenti di Almanzor) a Valencia; i Tugibidi a Saragozza; gli Aftasidi a Badajoz; i Birzalidi a Carmona; gli Ziridi a Granada; gli Hammudidi ad Algeciras e a Málaga; e gli Abbadidi a Siviglia.

Con il passare degli anni i regni di taifa di Siviglia (che aveva conquistato tutta l'Andalusia occidentale e parte di quella orientale), Badajoz, Toledo e Saragozza, costituirono le potenze islamiche della penisola iberica. Non avendo le truppe necessarie, i regni di taifa assoldavano truppe mercenarie, che si trovavano nella penisola iberica, quindi provenienti anche dai regni cristiani (che servendo re musulmani, combattevano anche contro i regni e le contee cristiane),[9] oppure provenienti dal Nordafrica.

Questi regni arrivarono ad essere più di trenta (sino a trentanove)[10] e il loro numero proporzionale alla loro debolezza fu uno dei fattori che favorì la Reconquista cristiana della Spagna, che ebbe un notevole impulso durante l'XI secolo. I regni di taifa si mantennero indipendenti, per tutto l'XI secolo, sino all'inizio del XII secolo, quando l'impero almoravide del Nordafrica li conquistò e li inglobò.

Impero Almoravide[modifica | modifica sorgente]

Su richiesta degli Emiri di Siviglia, Badajoz, Granada e Cordova, che erano divenuti tributari dei regni di León e di Castiglia, pur senza alcun accordo formale, e senza il consenso del cugino, l'emiro Abu Bakr, che reggeva il sultanato almoravide in Nordafrica, Yūsuf Ibn Tāshfīn, uno dei condottieri degli Almoravidi, salpò dal Nordafrica e, attraversato lo stretto di Gibilterra, occupò Algeciras. Avanzò poi sino a Siviglia e, unitosi alle truppe dei succitati emirati a cui si erano aggiunte le truppe di Almeria, nell'ottobre del 1086 sconfisse Alfonso VI di Castiglia nella battaglia di al-Zallaqa, nei pressi di Badajoz, obbligando i cristiani a ritirarsi dalla regione di Valencia e a togliere l'assedio a Saragozza. L'avanzata almoravide fu fermata dall'improvviso ritorno in Africa di Yūsuf ibn Tāshfīn, diventato sultano degli Almoravidi (praticamente di tutta l'Africa nordoccidentale, dal Senegal all'Algeria).

Yūsuf ibn Tāshfīn ritornò in al-Andalus nel 1090 e pose l'assedio al castello di Aledo, senza riuscire a conquistarlo. Venne raso al suolo ed abbandonato da Alfonso VI, che ormai lo considerava indifendibile. Ma, dopo questa vittoria, Yūsuf, pressato dagli intolleranti (contro la libertà religiosa concessa dai vari emiri delle Taifa) fuqaha, e spinto dalla bramosia (delle ricchezze offerta dalle fertili terre della Penisola iberica) di altri suoi seguaci, si dedicò alla conquista dei regni musulmani.

Castello di Consuegra coi mulini circostanti.

Dopo la conquista dell'Andalusia, nel 1093, avanzò verso i regni di Toledo e Valencia ma in quest'ultima città dovette scontrarsi col Cid, che nel frattempo era diventato signore della città e che la difese strenuamente, non permettendo a Yūsuf di conquistarla.

A Toledo, invece, arrivò al confine con la Castiglia dove, nel 1097, le truppe castigliane contrattaccarono gli Almoravidi, riuscendo a occupare il castello di Consuegra, che tennero per otto giorni Tuttavia, nella battaglia che avvenne il 15 agosto del 1097, le truppe di Yūsuf, nuovo emiro di Cordoba, ebbero la meglio su quelle di Alfonso VI. Yūsuf ibn Tāshfīn, dieci mesi dopo, nel giugno del 1098, tornò definitivamente nella città che aveva fondato, a Marrakech, in Nordafrica, lasciando che la guerra nella Penisola iberica fosse continuata dal figlio ʿAlī b. Yūsuf.

ʿAlī proseguì nella conquista dei regni di Regni di Taifa che portò a termine nel 1111, dopo che, nel 1106, succedendo a suo padre, era divenuto emiro del Nordafrica e di al-Andalus.

Nel 1108, ottenne un'importante vittoria sui Castigliani a Uclés, nella regione di Cuenca, dove Sancho, il figlio, ancora bambino, del re di Castiglia Alfonso VI e molti nobili castigliani morirono.

Dal 1125, gli Almoravidi, sconfitti in battaglia dai nuovi protagonisti berberi nordafricani, gli Almohadi (ossia "Unitari"), cominciarono a perdere territori in favore degli Almohadi e nei venti anni che seguirono l'impero almoravide nordafricano cadde nelle mani degli Almohadi, mentre dal 1140, in al-Andalus le famiglie più potenti si resero indipendenti e parecchi territori non ubbidivano più agli Almoravidi. ʿAlī morì nel 1143. Gli successe il figlio Tāshfīn ibn ʿAlī, ma ormai i suoi possedimenti erano ridotti quasi alla sola al-Andalus.

Seconda Taifa[modifica | modifica sorgente]

Con il dissolvimento dell'impero almoravide, si ebbe un secondo periodo di regni di Taifa tra il 1144 ed il 1172, prima che si imponesse, sempre proveniente dal Nordafrica, un altro impero, quello degli Almohadi. L'emiro Tāshfīn, dopo che nel 1144, aveva perso anche Cordova, tentò di riconquistare l'emirato di al-Andalus, ma fu sconfitto e perse la vita in battaglia.

A parte l'isola di Maiorca che si era resa indipendente già nel 1126 e si mantenne libera sino alla conquista aragonese del 1228, gli altri regni di Taifa si resero indipendenti dagli Almoravidi (per essere ben presto sottomessi dagli Almohadi: l'anno della conquista almohade è scritto vicino al nome del regno) tra il 1144 (Silves, 1151, Mértola, 1151, Granada, 1154, Cordova, 1148, Beja, 1150 ed Evora, 1150) ed il 1145 (Valencia, 1172, Niebla, 1150, Murcia, 1172, Malaga, 1145, Badajoz, 1150 e Almeria, 1155).

Come per la prima Taifa anche la seconda favorì la Reconquista cristiana della Spagna, che ebbe un impulso alla metà del XII secolo.

Impero almohade[modifica | modifica sorgente]

I rivoluzionari nordafricani che avevano assunto il nome di Almohadi (gli unitari), e tra il 1125 ed il 1145 avevano conquistato l'impero almoravide, in Nordafrica, sbarcarono in al-Andalus e in pochi anni cominciando dal regno di Malaga, conquistarono tutti i regni musulmani della penisola iberica che non erano stati conquistati dai regni cristiani. A poco a poco ʿAbd al-Mùʾmin partendo da Malaga, nel 1145, si proclamò califfo e comandante dei credenti, nel 1146, rinnegando così la sovranità degli Abbasidi, ed impose il principio di ereditarietà dinastica estese la sua autorità sul Bilād al-Andalus occidentale (presa di Cordova nel 1148 e di Granada nel 1154). Così suo figlio, Abū Yaʿqūb Yūsuf I (11631184), poté succedergli e continuò la conquista dei regni musulmani di Taifa di al-Andalus, completandola nel 1172. Suo figlio Abū Yūsuf Yaʿqūb al-Mansūr, «il Reso vittorioso [da Dio]» (11841199), terzo califfo, continuò la sua opera e infliggendo nel 1195 una sconfitta ad Alfonso VIII di Castiglia nella battaglia di Alarcos, impedì al re di Castiglia di continuare la Reconquista e soprattutto la fermò per una ventina d'anni.

Gli Stati cristiani di Spagna (Castiglia, León, Aragona e Navarra) e del Portogallo allora si organizzarono per la Reconquista, mettendo a tacere le loro dispute, e inflissero ad al-Nāsir il disastro della battaglia di Las Navas de Tolosa (16 luglio 1212), che fu la svolta decisiva per la Reconquista che da allora progredì a grandi passi: Cordova, la città simbolo dell'Islam spagnolo, cadde nel 1236, Valencia nel 1238 e Siviglia nel 1248.

Comunque il sultanato almohade, dopo Las Navas de Tolosa, in pochi anni perse l'autorità su al-Andalus, permettendo così un terzo periodo di regni di Taifa, di breve durata, che terminò con la fondazione del Sultanato nasride di Granada.

Califfi almohadi di al-Andalus:

Terza Taifa e sultanato di Granada[modifica | modifica sorgente]

Situazione della penisola iberica nel 1360.
Territorio del regno nasride durante il XV secolo. In verde chiaro, i territori conquistati dai regni cristiani dal XIII secolo includono Ceuta, sulla costa africana.

Con la caduta, nel 1228, dell'ultimo califfo almohade di al-Andalus, si formarono immediatamente dei nuovi regni, oltre a Minorca, che aveva resistito alla conquista Aragonese, a partire da Murcia, nel 1228, Valencia, nel 1229, Niebla, nel 1234, Granada, nel 1237, Orihuela, nel 1239 e Lorca, nel 1240, che ovviamente agevolarono la Reconquista.

A parte il regno nasride di Granada, che riuscì ad espandersi in poco tempo, gli altri regni ebbero una breve durata e furono conquistati e inglobati dal regno di Aragona (Valencia, 1238 e Minorca, 1287) e nel regno di Castiglia (Orihuela, 1250, Niebla, 1262, Lorca, 1265 e Murcia, 1266). Solo il regno di Granada, durerà a lungo e capitolerà il 2 gennaio 1492, ponendo fine alla Reconquista.

La dinastia Nasride di Granada ebbe il suo capostipite con Muhammad ibn Nasr, che, nel 1232, fu proclamato sultano dalle oligarchie di Guadix, Baza, Jaén, Málaga e Almería. Nel 1234 si dichiarò vassallo di Cordova, che però fu conquistata, nel 1236, da Ferdinando III di Castiglia; allora Muhammad, nel 1237 si fece eleggere sultano di Granada, facendo un patto con Ferdinando III, riconoscendosi suo vassallo. Nel 1246, fece un altro trattato con Ferdinando III, in cui siglava con lui un'alleanza per aiutarlo a conquistare Siviglia, riconoscendosi suo vassallo, iniziando così un periodo in cui il sultanato granadino fu garantito dalla benevolenza dei re castigliani.

Dal 1275, la dinastia dei Merinidi, dinastia regnante nel Maghreb al-Aqsa (Marocco) partecipò attivamente alle lotte dei Nasridi del Sultanato di Granada contro gli attacchi dei regni cristiani della penisola iberica. Nel XIV secolo tentarono anzi di estendere il loro dominio sulla penisola, riuscendo a riconquistare Gibilterra e una parte dell'Andalusia (1333), ma furono fermati all'assedio di Tarifa e con la sconfitta subita, assieme al loro alleato, il Sultano di Granada, Yūsuf I, al rio Salado (detta anche Battaglia di Tarifa), il 4 aprile del 1340, ad opera di truppe castigliane e portoghesi, dovettero abbandonare definitivamente la penisola iberica.

La resa di Granada.

Comunque nei circa 140 anni successivi pur essendovi sempre uno stato di belligeranza tra il regno di Castiglia e il sultanato, le campagne militari non furono molte e con un arretramento territoriale del sultanato di Granada molto contenuto, a partire dal 1481, Ferdinando II di Aragona, marito di Isabella di Castiglia, la regina di Castiglia, si occupò della conquista del regno dei Nasridi di Granada. Fu una guerra d'assedio che terminò nel 1492, con la capitolazione dell'ultimo ridotto musulmano della penisola iberica. Finalmente il 2 gennaio 1492, Granada si arrese, dopo sei mesi di assedio, e Isabella vi entrò vittoriosa con il crocifisso in mano (come spesso viene rappresentata), completando così la Reconquista.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi guerra di Granada.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Los arabes y musulmanes de la Edad Media aplicaron el nombre de al-andalus a todas aquellas tierras que habian formado parte del reino visigodo: la Peninsula Ibérica y la Septimania ultrapirenaica.", Eloy Benito Ruano, Tópicos y realidades de la Edad Media, Real Academia de la Historia, 2000, p. 79
  2. ^ "Para los autores árabes medievales, el término al-Andalus designa la totalidad de las zonas conquistadas - siquiera temporalmente - por tropas arabo-musulmanas en territorios actualmente pertenecientes a Portugal, Espana y Francia", José Ángel García de Cortázar, V Semana de Estudios Medievales: Nájera, 1 al 5 de agosto de 1994, Gobierno de La Rioja, Instituto de Estudios Riojanos, 1995, p. 52
  3. ^ Heinz Halm, "al-Andalus und Gothica Sors", in: Die Welt des Orients, 66 (1989), p. 252 e segg.
  4. ^ Il califfo abbaside ammirava nondimeno il suo avversario, da lui soprannominato "il falco dei Quraysh" (Ṣaqr Qurayš).
  5. ^ Luis G. de Valdeavellano, Historia de España, Madrid, Alianza Editorial, 1980 (ma la I edizione risale al 1952), II, p. 156.
  6. ^ E. Lévi-Provençal, Histoire de l'Espagne musulmane, Parigi, G.-P. Maisonneuve, III, 1953, p. 362
  7. ^ Nome della concubina amata dal califfo.
  8. ^ Rafael Altamira, "Il califfato occidentale", in Storia del mondo medievale, vol. II, 1999, p. 497
  9. ^ Il Cid Campeador, per circa dieci anni, in due riprese, fu al servizio di al-Muqtadir e al-Musta'in, re di Saragozza, e oltre che lottare contro gli Stati musulmani vicini si trovò dovette combattere anche contro il regno d'Aragona e la contea di Barcellona, che erano stati cristiani.
  10. ^ vedi collegamento esterno

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Évariste Lévi-Provençal, Histoire de l'Espagne musulmane, Parigi-Leida, G.-P. Maisonneuve–E.J. Brill, 1950, 3 voll.
  • Reinhart Dozy, Histoire des musulmans d'Espagne, Leyda, E.J. Brill, 1932, 3 voll.
  • C. H. Becker, "L'espansione dei saraceni in Africa e in Europa", in Storia del mondo medievale, vol. II, 1999, pp. 70–96
  • Rafael Altamira, "Il califfato occidentale", in Storia del mondo medievale, vol. II, 1999, pp. 477–515
  • Marius Canard, "Bisanzio e il mondo musulmano alla metà dell'XI secolo", in Storia del mondo medievale, vol. II, 1999, pp. 273–312
  • Gerhard Seeliger, "Conquiste e incoronazione a imperatore di Carlomagno", in «Storia del mondo medievale», vol. II, 1999, pp. 358–396
  • Claudio Sánchez-Albornoz, La España Musulmana, Buenos Aires, 1960

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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