Abd al-Malik ibn Marwan

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ʿAbd al-Malik, raffigurato su una moneta adattata d'origine sasanide

ʿAbd al-Malik ibn Marwān (... – ...) è stato il primo sovrano della dinastia marwanide ed anche il suo più grande amministratore, impresa nella quale si fece aiutare da vari collaboratori, tra i quali il più valido fu al-Hajjāj.

La sua politica si articolò sostanzialmente in tre modi: unificazione dei suoi domini (di fatto frantumatisi sotto vari suoi antagonisti), islamizzazione della società e arabizzazione del sistema statale amministrativo ed economico.

Il califfato che egli ereditò dal padre Marwān era lacerato tra diversi contendenti. La regione mesopotamica centro-settentrionale era insorta per opera dell'alide al-Mukhtar e si era resa indipendente dopo l'assassinio di Ubayd Allah ibn Ziyad, ritenuto responsabile dell'omicidio del nipote del Profeta, al-Husayn.
L'intera regione araba, compresa la parte meridionale della Mesopotamia, con la città di Basra, era controllata da Abd Allah ibn al-Zubayr, che estendeva la sua autorità anche sul contiguo Egitto.
Ad 'Abd al-Malik restava quindi quasi solo la Siria ma, grazie alla capacità di mettere l'un contro l'altro i suoi avversari e alle eccezionali doti di soldato e amministratore di al-Hajjaj ibn Yusuf, il califfo omayyade riuscì infine a trionfare e a riunificare il califfato.

Per quanto riguarda l'opera di unificazione dei suoi domini, uno strumento indispensabile era una moneta unica, non più dipendente da quelle coniate in altri imperi, come il bizantino o l'etiopico. Dal momento che ʿAbd al-Malik ibn Marwān era originario dell'Hijaz, il suo sforzo principale, che fu la riforma della moneta, si ispirò alle unità di peso in uso in quella regione. Fu così introdotto il dīnār d'oro, del peso di 4,25 gr. e il dirham d'argento, di 2,97 gr. Le due monete presentavano iscrizioni arabo-islamiche e vennero perciò chiamate manqūs, nome italianizzato in 'mancuso' con il quale furono conosciute in opposizione al soldo aureo bizantino. In questo modo il mondo musulmano giunse, con il dīnār aureo, a possedere un sistema di riferimento proprio che, una volta consolidato, arrivò a giocare un ruolo di valore-campione nella stima internazionale, ruolo che conservò fino alle Crociate e che può essere paragonato per importanza a quello svolto dal dollaro fino a qualche tempo fa e oggigiorno dall'euro.

Per l'arabizzazione della struttura amministrativa egli impose poi l'uso della lingua araba per i documenti scritti ( dafātīr,[1] che da quel momento non si poterono più, almeno a livello teorico, redigere in greco, il copto o il medio-persiano. Gli amministratori, invece, restarono in netta prevalenza persiani, copti e greco-siriani, verso i quali si espresse quasi sempre (l'unica eccezione fu costituita dal califfato di 'Umar II) un notevole grado di tolleranza.

Non va però dimenticata la sua opera di committente di opere architettoniche destinate a durare nei secoli. Ordinò infatti la costruzione, portata a termine nel 691, della Cupola della Roccia, un santuario più che una vera moschea, che si ritiene dai fedeli delle tre grandi religioni abramitiche ospiti la roccia su cui Abramo stava per immolare a Dio suo figlio Isacco, per essere poi fermato da un angelo, e dove, secondo la tradizione musulmana, Maometto sarebbe salito al cielo.
La costruzione era dettata dalla volontà di non esporre i suoi sudditi alla propaganda a lui avversa, svolta dal suo nemico 'Abd Allah b. al-Zubayr, che controllava La Mecca, nei confronti dei pellegrini che si recavano nei suoi territori per assolvere al dovere islamico del Hajj.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal latino defetarius.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tabari, Taʾrīkh al-rusul wa l-mulūk (a cura di Abū l-Fadl Ibrāhīm), 11 voll., Il Cairo, Dar al-Maʿārif, 1969-77.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Califfo Successore
Marwan ibn al-Hakam
(684-685)
685–705
al-Walid ibn Abd al-Malik
(705-715)

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