Al-Walid II ibn Yazid II

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al-Walid II ibn Yazid II, o più semplicemente, al-Walid II (706 – 17 aprile 744), fu il settimo califfo della linea marwanide degli Omayyadi. Suo padre, Yazīd b. ‘Abd al-Malik, lo nominò successore del califfo regnante, suo fratello Hishām.

Questi disapprovava il comportamento del nipote, dedito più al vino, alla musica, alla poesia e all’architettura che alla lettura del Corano. Ricordato dalla tradizione islamica a lui avversa come il “bello” e “l’empio” (al-Fāsiq), al-Walīd II aveva grande forza fisica, uno spirito gaudente, se non addirittura libertino, amante dei piaceri della vita e delle donne. Anche a corte perseguì il suo stile di vita, circondandosi di compagnie contestate dai più severi censori della morale islamica, e trascorrendo i suoi giorni nei divertimenti. Si dilettava a comporre versi brevi, ma di notevole pregio letterario, che riguardavano il vino, l’amata schiava Salmā e l’odiato zio Hishām.

Quest’ultimo cercò di correggerlo, punì i suoi amici dissoluti e ridusse i suoi appannaggi. Pensò addirittura di cambiare la successione in favore di uno dei suoi figli, Maslama. La famiglia, che vedeva anche in Maslama un “candidato compromesso” – per via di una presunta omosessualità o per uno stile di vita parimenti dissoluto – , non fu d’accordo e così al-Walīd succedette a Hishām subito dopo la sua morte, il 6 febbraio 743.

Il nuovo califfo lasciò la corte di Rusafa, in cui si era trasferito Hishām, per stabilirsi in una remota tenuta agricola. Si recò a Damasco solo per ricevere la bay’a (il giuramento con cui si riconosceva come legittimo il Califfo). Dilapidò le ricchezze accumulate dallo zio per soddisfare le aspettative popolari: incrementò gli stipendi dei militari siriani, provvide all’assistenza di infermi, fu estremamente generoso con i suoi ospiti, elargì profumi e vestiti a dame e bambini. Tuttavia fu determinato a vendicarsi dei suoi nemici che ne avevano contrastato la successione quando era ancora vivo lo zio. Sequestrò le fortune di Hishām e arrestò i suoi parenti più stretti e i suoi collaboratori più fidati, tranne Maslama. Sulayman b. Hishām fu bandito e imprigionato nell’Oman, per sventare possibili insurrezioni, visti le simpatie di cui godeva nell’esercito. I Makhzumiti Ibrâhîm e Muhammad, colpevoli di aver appoggiato Maslama, furono messi alla gogna a Medina e torturati a morte a Kufa da Yûsuf b. ‘Umar al-Thaqafi, il nuovo governatore di Kufa. I Banu Qa‘qa‘ furono privati del loro potere nel jund (circoscrizione militare) di Qinnasrin e abbandonati alla vendetta di Yazîd b. Omar b. Hubayra.

Nominò governatore di Medina il fratello della madre, Yûsuf b. Muhammad b. Yûsuf al- Thaqafī. A Damasco elesse ‘Abd al-Malik, un suo parente materno legato ai qaysiti. In Iraq e in Khurasān conservò al loro posto Yûsuf b. ‘Umar e Nasr b. Sayyar. Tenne con sé anche il confidente Abrash al-Kalbî, che aveva goduto della stessa posizione sotto Hishām. Il diabolico Yûsuf b. ‘Umar spronò il califfo a vendicarsi di Khalid al-Qasrī, ex governatore iracheno di simpatie qalbite. Questi fu accusato di non aver giurato fedeltà ai due figli di al-Walīd e di ambiguità politica, perciò fu venduto per molti milioni di dirham e torturato a morte dal rivale Yûsuf b. ‘Umar. Yûsuf corruppe Nasr b. Sayyar, resosi troppo indipendente, affinché lasciasse a lui il governo del Khurasān. Il califfo lo lasciò andare con le sue ricchezze e lo sostituì con Yahyâ b. Zayd b. ‘Ali, poi ucciso e pubblicamente esposto.

Nel 743 Walīd II mandò una forza navale a Cipro per riportare i coloni arabi in Siria e costringerli a combattere contro i Bizantini. Conservò la stessa ostilità dello zio verso gli eretici qadariti e li esiliò nelle isole delle Dahlak.

Tuttavia, la sua politica filo-qaysita ed espansionistica generò forti opposizioni. Il contrasto fra Qaysiti e Qalbiti si riaprì. I Siriani mal sopportavano le lunghe campagne nei territori periferici e i pii musulmani e i kharigiti erano sempre più irritati dal suo comportamento, senza contare che ormai l’esercito qaysita rappresentava un potere alternativo a quello califfale. Si creò una coalizione contro di lui, formata da Qalbiti, tra cui Mansûr b. Jumhûr – già insorto a causa della morte di Khalid al-Qasrī – , i figli di quest’ ultimo e alcuni principi omayyadi. Questi furono esclusi dall’eredità e non interpellati dal califfo sulla eventuale successione dei suoi due figli minori avuti da una schiava, quindi teoricamente non eleggibili. Gli stessi B. ‘Abs, fra i Qaysiti, si schierarono contro di lui. Appoggiarono il califfo i Bahrāniti, la famiglia di Sulaym b. Kaysān e i parenti sufyanidi, tra cui Abu Muhammad e ‘Abbâs b. al-Walîd b. ‘Abd al-Malik.

Yazīd b. al-Walīd, cugino del califfo, si propose come successore e capo dell’opposizione familiare, pagò i suoi seguaci, nascose le armi nella principale moschea di Damasco e mise a capo del suo esercito il cugino ‘Abd al-‘Aziz. Soltanto quando l’esercito nemico era in marcia, al-Walīd II si rifugiò nel castello di Bakhra. ‘Abbâs fu catturato e costretto a impegnarsi in combattimento a favore di Yazīd. Il califfo combatté personalmente con coraggio insieme ad un piccolo esercito. Il venerdì 17 aprile del 744 fu ucciso mentre leggeva il Corano nel suo castello.

Un pezzo di pelle largo quanto una mano fu spedito all’erede di Khalid al-Qasrī, la sua testa a Yazīd, che la espose per un mese a Damasco. Il popolo insorse contro ‘Abbas e Abu Muhammad, considerati traditori, ma Sulaymān b. Hishām sedò la rivolta. Abu Muhammad, altri sufyanidi e i due figli di al-Walīd II furono imprigionati nella capitale. Le insurrezioni in Palestina furono presto placate. A questo punto divenne Califfo Yazīd III. La morte di al-Walīd II segnò la rottura definitiva del califfato omayyade.

[modifica] Bibliografia

  • M. A.Shaban, Islamic history: a new interpretation, 2 voll., Cambridge 1971, 1976 (nuova edizione)
  • J. Wellhausen, The Arab Kingdom and its Fall, trans. M.G. Weir, Calcutta, C.U.P.1927
  • The Encyclopaedia of Islam, the second edition, Leiden, E. J. Brill 1954
  • Hugh Kennedy, The Prophet and the Age of Caliphates, Londra – New York, Longman, 1986
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