Bermudo II di León

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Bermudo II
Re del León
In carica 984 - 999
Predecessore Ramiro III
Successore Alfonso V
Nome completo Bermudo Ordoñez
Altri titoli Re di Galizia
Nascita 953
Morte El Bierzo, 999
Padre Ordoño III
Madre Aragonta Pelaez
Consorte Velasquita
Elvira di Castiglia
Figli Cristina di León (?-?), di primo letto
Alfonso, di secondo letto

Bermudo Ordoñez detto il Gottoso (el Gotoso). Bermudo anche in spagnolo, in asturiano e in portoghese, Beremud, in catalano e Veremudo, in galiziano (953El Bierzo, settembre 999) fu re di Galizia dal 982 e re di León dal 984 al 999.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Bermudo era figlio illegittimo del re di León, Ordoño III e della sua amante Aragonta Pelaez, figlia del Conte Pelayo Gonzalez.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fin da giovane il padre lo legittimò, come appare da un documento del 1º gennaio 968, in cui Bermudo pienamente legittimato figura nella linea di successione al trono di León[1].

Le campagne di Almanzor
Regno di León
León
Coat of Arms of Leon with the Royal Crest.svg

Garcia I
Ordoño II
Fruela II
Figli
Alfonso IV
Figli
Ramiro II
Ordoño III
Figli
  • Bermudo
Sancho I
Figli
Ordoño IV
Ramiro III
Figli
  • Ordono
Bermudo II
Figli
Alfonso V
Figli
Bermudo III
Sancha I con Ferdinando I
Figli
Alfonso VI (deposto, nel 1072, per pochi mesi, da Sancho II)
Figli
Urraca I
Figli
Alfonso VII
Ferdinando II
Figli
Alfonso IX
Figli
Sancha II e Dolce I
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Fu incoronato re di Galizia, a Santiago de Compostela, nel 982, dai nobili galiziani-portoghesi, dopo la sconfitta subita, nel 981, dal re del León Ramiro III nella battaglia di Rueda, 40 km circa a SE di Simancas, contro i musulmani di Ibn Abī ‘Āmir, che, dopo questa brillante vittoria si fece attribuire il laqab col quale è noto: al-Mansūr bi-llāh (Colui che è reso vincitore da Dio).
Iniziò così una guerra civile in cui Bermudo II, che aveva l'appoggio dei galiziani - portoghesi, si rafforzò con l'appoggio dei Mori di al-Mansur (in spagnolo Almanzor). Ramiro III, dopo aver ottenuto una vittoria nella battaglia di Portela de Arenas (983), fu sconfitto definitivamente, nel 984, fuggì ad Astorga, dove tuttavia l'anno successivo (985) morì avvelenato. Bermudo II nel 984, conquistato il León (riunendo nuovamente tutti i regni in un'unica corona), domò una rivolta dei nobili, con l'aiuto delle truppe musulmane che si comportarono non da alleati ma da occupanti e rimasero nel regno, che dal 985 fu tributario di al-Andalus.

Verso il 985, Bermudo sposò, in prime nozze Velasquita, figlia del conte Ramiro Menendez e di Adosinda Gutierrez[1].

Nel 985, tentò inutilmente di espellere i musulmani rimasti nel regno di León, riuscendo solo a recuperare la città di Zamora; l'espulsione dei musulmani gli riuscì però nel 987; allora, per rappresaglia, Al-Mansur Ibn Abi Aamir riuni un grande esercito,con il quale saccheggio e rase al suolo Coimbra e poi la capitale León.

Dopo aver divorziato da Velasquita, nel 988, si risposò, in seconde nozze, nel 991, con Elvira Garcez di Castiglia, figlia del conte de Castiglia, Garcia Fernandez e di Ava di Ribagorza[1].

Illustrazione del Codice de Batres che rappresenta Sampiro, notaio di Bermudo II, come vescovo di Astorga

Bermudo II, nel frattempo, si rifugiò a Zamora e quando quest'ultima città venne attaccata dai Mori si rifugiò a Lugo; ambedue le città furono conquistate e duramente saccheggiate; Bermudo II allora si rinchiuse in Astorga, che fu conquistata nel 996.
L'ultimo rifugio di Bermudo II fu la Galizia, ma anche qui fu raggiunto dalle truppe di Almanzor, che nell'estate del 997 attaccarono e saccheggiarono Santiago di Compostela, dando fuoco alla chiesa preromanica dedicata a San Giacomo (Santiago)[2], ma rispettò il sepolcro del santo, per cui permise che i pellegrinaggi continuassero.

Nel 999, quando il suo regno era ridotto alla sola zona costiera di Galizia ed Asturie, morì nella provincia di El Bierzo, non lontano da Ponferrada, a causa della gotta, che da tempo lo faceva soffrire, lasciando suo erede il figlio Alfonso, ancora in eta minore. Fu tumulato a Villabuena (Cacabelos) e solo in secondo tempo la salma fu traslata nella capitale, León.

La battaglia di Calatañazor[modifica | modifica wikitesto]

La penisola iberica alla morte di Bermudo II

L'arcivescovo di Toledo, Rodrigo Jimenez de Rada e il vescovo di Tuy, Lucas, oltre 200 anni dopo l'avvenimento, ci narrano che nel 998, il re di León Bermudo II, il re di Navarra Garcia II Sanchez il Tremolante e il conte di Castiglia Garcia Fernandez, formarono una lega ed attaccarono Almanzor a Calatañazor, dove gli inflissero una terribile sconfitta e che Almazor morì in seguito a Medinaceli a causa delle ferite riportate nella battaglia in questione (la battaglia di Calatañazor).
Inoltre ci dicono che al ritorno dell'esercito di al-Andalus a Cordova, apparve miracolosamente un pastore (nel quale gli storici cristiani videro il diavolo) che cantava la famosa lirica: A Calatañazor Almanzor perse il suo tamburo.

Questa versione presenta due gravi inesattezze:

Essendo gli avvenimenti su descritti avvenuti circa 250 anni prima di quando furono messi per iscritto, molto probabilmente, furono fatte delle confusioni, sia riguardo ai partecipanti che alla data dell'avvenimento:
a Calatañazor, nel 1002, ci fu uno scontro tra gli alleati cristiani (il re di León Alfonso V, il re di Navarra, Sancho III Garcés il Grande ed il conte di Castiglia Sancho Garces), che riportarono la vittoria e la retroguardia delle truppe di Almanzor che stava rientrando, già gravemente ammalato (e quindi non partecipò alla battaglia), nel suo quartiere invernale di Medinaceli, dove poco dopo morì.

Discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Bermudo ebbe una sola figlia da Velasquita, tre figli da Elvira e parecchi altri figli al di fuori dai due matrimoni.[1] Da Velasquita ebbe:

  • Cristina di León (?-?), che sposò Ordoño Ramírez, figlio di Ramiro III.

Da Elvira ebbe:

Tra i figli illegittimi vi furono:

  • Pelayo di León (?-ca.1006)
  • Elvira di León

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e (EN) Dinastie reali di Asturie e Leon
  2. ^ La leggenda narra che i prigionieri cristiani portarono sulle spalle le porte della città (poi sistemate nella moschea) e le campane della chiesa di san Giacomo (usate come bracieri) sino a Cordova e circa due secoli e mezzo dopo i prigionieri musulmani gli fecero fare il percorso inverso.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rafael Altamira, Il califfato occidentale, in «Storia del mondo medievale», vol. II, 1999, pp. 477-515

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Re di León
Blason Léon.svg
Successore
Ramiro III 984–999 Alfonso V
Predecessore Re di Galizia
Escudo de Galicia.svg
Successore
staccato dal regno di León di Ramiro III 982–984 riunito al regno di León appena conquistato

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