Alfonso VI di León

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Alfonso VI
Alfonso VI di León-Castiglia in un dipinto dəl XII səcolo
Alfonso VI di León-Castiglia in un dipinto dəl XII səcolo
Re di León
In carica 1065 - 1109[1]
Predecessore Ferdinando I[1]
Successore Urraca[1]
Nome completo Alfonso Ferdinandez
Altri titoli re di Galizia e re di Castiglia
Nascita ca. 1040
Morte Toledo, 1109
Casa reale Casa di Navarra
Padre Ferdinando I di Castiglia
Madre Sancha I di León
Consorte Agnese d'Aquitania
Costanza di Borgogna
Berta di Borgogna
Zaida (poi Isabella)[2]
Beatrice d'Aquitania
Figli Urraca
Sancho
Sancha
Elvira
Teresa
Elvira di Castiglia

Alfonso Fernández, detto el Bravo (il Valoroso). Alfonso anche in spagnolo e in asturiano, Alfons in catalano, Afonso in galiziano e in portoghese, Alifonso in aragonese e Alfontso in basco (1040 circa – Toledo, 1º luglio 1109), fu re di León dal 1065 al 1072. Deposto per circa nove mesi, nel 1072, dal fratello Sancho II, fu nuovamente re di León e poi di Castiglia sempre nel 1072 ed infine divenne re di Galizia, nel 1073 e mantenne tali titoli sino alla morte.

Era il figlio maschio secondogenito del re di Castiglia (1035-1065) e re consorte di León, Ferdinando I e della regina del León (1037-1065) e regina consorte di Castiglia, Sancha I.[3][4][5]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1065, la madre si ritirò dal potere dividendo, secondo la volontà paterna, il regno di León e Castiglia tra i tre figli maschi[3]:

mentre alle due figlie femmine furono assegnate due signorie:

  • ad Urraca la signoria della città di Zamora
  • ad Elvira la signoria della città di Toro
Carta politica del nordest della penisola iberica, onde si vede la distribuzione dei regni dopo la morte di Ferdinando I.

Il regno di León aveva come tributario la Taifa di Toledo.

Appena succeduto al padre, il fratello di Alfonso, Sancho II detto il Forte aveva iniziato conflitti col regno di Pamplona, che sfociarono, nel 1067, in quella che fu denominata la "guerra dei tre Sanchi", che vide contrapposti al re di Castiglia Sancho II, il re di Pamplona, Sancho IV, e il re di Aragona, Sancho I.

Dopo la morte della madre, nel 1067, erano iniziati i conflitti tra Sancho e i suoi due fratelli, Alfonso e Garcia. Terminata (1068) la guerra dei tre Sanchi, Sancho II attaccò il fratello, Alfonso VI, e lo sconfisse nella battaglia di Llantada, sul fiume Pisuerga (19 luglio 1068)[3], poi però venne ad un accordò con lui per combattere Garcia[3].

Nel corso del 1069 Alfonso VI, secondo lo storico anglo-normanno, Guglielmo di Malmesbury (ca. 1090-ca. 1143), si fidanzò con la figlia di Guglielmo I d'Inghilterra, Agata, ma il matrimonio non fu mai celebrato (secondo il monaco benedettino, cronista della storia inglese, Matteo Paris, Agata morì durante il viaggio verso la penisola iberica e la salma fu riportata a Bayeux per la sepoltura[6]).
Alfonso si fidanzò, sempre nel 1069, con Agnese (1059- dopo il 1099), secondo il Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou, figlia del duca d'Aquitania, Guglielmo VIII o Guido Goffredo[7]. Il matrimonio, sempre secondo il Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou, fu poi celebrato verso l'inizio del 1074[8] e la coppia divorziò il 22 maggio 1077 e, nel 1099, Agnese si sposò, in seconde nozze, come sua seconda moglie, con Elia I del Maine[9].

Sancho e Alfonso, nel 1071, entrarono in Galizia ed affrontarono Garcia che aveva da poco riportato la vittoria nella battaglia di Pedroso contro il conte del Portogallo, Nuno Mendes (che nel corso della battaglia perse la vita), che gli si era ribellato.
Garcia, nello stesso anno, venne sconfitto, rinchiuso in una torre, obbligato ad abdicare ed esiliato; si rifugiò alla corte del re di Siviglia, Muḥammad al-Muʿtamid, che era suo tributario.

Regno di León
León
Coat of Arms of Leon with the Royal Crest.svg

Garcia I
Ordoño II
Fruela II
Alfonso IV
Ramiro II
Ordoño III
Sancho I
Ordoño IV
Ramiro III
Bermudo II
Alfonso V
Bermudo III
Sancha I con Ferdinando I
Alfonso VI (deposto, nel 1072, per pochi mesi, da Sancho II)
Urraca I
Alfonso VII
Ferdinando II
Alfonso IX
Sancha II e Dolce I
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Sancho II, nel 1072, rivolse le armi contro il León di Alfonso VI, che venne sconfitto nella battaglia di Golpejera, vicino a Carrión de los Condes, dal braccio destro di Sancho, Rodrigo Diaz de Bivar, detto el Cid; Alfonso fu fatto prigioniero e rinchiuso in una prigione a Burgos, ma Sancho fu convinto dalla sorella Urraca a permettere al fratello di recarsi in esilio a Toledo presso il re musulmano di Toledo, che era suo tributario.
Sancho II, dopo il regno di Galizia, occupò allora il quello di León, riunendo così nuovamente il regno che era stato di suo padre.

I nobili del León non accettarono il fatto compiuto e si strinsero attorno alle sorelle, soprattutto ad Urraca, che si fortificò nella sua signoria, la città di Zamora.
Sancho II dapprima espugnò la signoria di Toro della sorella Elvira e poi pose l'assedio a Zamora il 4 marzo del 1072.
Dopo circa 7 mesi di assedio, il 6 ottobre del 1072, secondo il Chronicon regum Legionensium[10] Sancho fu assassinato a tradimento durante l'assedio, sotto le mura di Zamora, da un suo soldato, Vellito Ariulfo (Secondo la Cronaca Burgense[11] invece, pare che un nobile zamorano, Bellido Dolfos, forse amante di Urraca, fingendosi disertore, avesse invitato Sancho a seguirlo per fargli vedere il punto debole delle mura, separandolo così dalla sua guardia, e lo avesse assassinato)[3].

Dopo la morte di Sancho II, i nobili castigliani continuarono l'assedio di Zamora; Garcia tornò in Galizia, mentre Alfonso VI, che era tornato in León, e poiché il fratello maschio primogenito, Sancho, non aveva lasciato eredi, si prodigò a garantire che se fosse stato riconosciuto re di Castiglia avrebbe trattato i nobili castigliani alla stregua dei nobili leonesi; ma il sospetto che Urraca e Alfonso fossero complici nell'assassinio di Sancho era condiviso dalla maggioranza di loro.
Alla fine i maggiorenti castigliani, tra cui il Cid Campeador, dopo aver tolto l'assedio a Zamora, pretesero che Alfonso VI giurasse la sua innocenza in pubblico, sul sagrato della chiesa di Sant'Agata di Burgos; solo allora Alfonso VI fu riconosciuto re di Castiglia dai nobili castigliani.

Statua di Alfonso VI nei Giardini di Sabatini[12] di Madrid (F. Corral, 1753).

Con la morte di Sancho II, Garcia aveva recuperato il suo regno di Galizia, ed accettò che il fratello Alfonso VI fosse eletto re di Castiglia; però, all'inizio del 1073, Alfonso invitò Garcia ad un incontro presso di sé e, il 14 febbraio di quello stesso anno, lo prese prigioniero[3] e lo fece rinchiudere nel castello di Luna, nel nord del regno di León, dove fu tenuto confinato per diciassette anni e dove morì il 22 marzo del 1090.

Alfonso si dedicò da quel momento ad ingrandire i propri territori. Nel 1076, alla morte del re di Navarra, Sancho IV Garcés completò l'occupazione della Rioja, già iniziata dal fratello Sancho nel 1067, durante la guerra dei Tre Sanchi[3].

Sempre nel 1076 Alfonso adottò la liturgia romana per la Chiesa spagnola e l'anno successivo il papa Gregorio VII assunse la sovranità sui regni di Alfonso che, nello stesso anno (1077), adottò il titolo di Imperatore[3].

Nel dicembre 1079 sposò Costanza, figlia del duca di Borgogna, Roberto I e di Hélie de Samur; al momento del matrimonio Costanza era vedova del suo primo marito, Hugo II di Châlon, dal quale non aveva avuto figli.

Alfonso aumentò a poco a poco la pressione sui piccoli regni mori, riuscendo ad ottenere dalla maggior parte di essi il pagamento di tributi; sconfisse più volte Muḥammad al-Muʿtamid, re di Siviglia, colpevole di avere aiutato Garcia nella guerra civile del decennio precedente, sottraendogli parecchi territori e rendendolo suo tributario, nel 1082.
Nel 1081, il Cid, che era stato coinvolto in un'azione militare contro il re di Toledo, alleato del re di León e Castiglia, era stato esiliato per la prima volta da Alfonso VI.

Dopo aver aiutato nel 1084 il re di Toledo, al-Qādir, a conservare il suo trono in cambio di alcune fortezze, nel 1085 Alfonso VI lo attaccò, assediò e conquistò la capitale il 25 maggio e fece il suo ingresso in città proclamandosi Imperatore delle due religioni, ma soprattutto da quel momento ebbe il controllo di buona parte del fiume Tago.
La prima conseguenza di questa vantaggiosa condizione fu, sempre nel 1085, la conquista della città di Valencia (che prima era governata da uno dei suoi capitani, ex luogotenente del Cid, Álvar Fáñez e, nel 1086, fu data al re al-Qādir, in compenso della perdita di Toledo). Nel 1086 Alfonso pose l'assedio a Saragozza.
I re dei piccoli regni mori, soprattutto gli Emiri di Siviglia, Badajoz, Granada e Cordova, preoccupati dall'aggressività del re cristiano, decisero di chiedere l'aiuto degli Almoravidi, che sbarcarono in Spagna dal Marocco. L'emiro Yusuf ibn Tasfin sconfisse Alfonso VI nella Battaglia di al-Zallaqa, vicino a Badajoz nel 1086[3], ma nonostante vari tentativi non riuscì a riconquistare Toledo.

La regina Costanza, che con pazienza sopportava i tradimenti del marito, non si stancava di esortarlo a togliere la condanna all'esilio al Cid e dopo l'invasione degli Almoravidi e la conseguente sconfitta castigliana di al-Zallāqa, Alfonso le diede ascolto e si riavvicinò al suo vassallo, il quale fu incaricato di difendere la zona levantina.
Nel frattempo poi, ad opera di Álvar Fáñez, nel 1088, riuscì ad Alfonso la conquista del castello di Aledo, che dominava la Murcia e quindi ottenne la sottomissione di tutti i regni di Taifa della zona.

Nel 1090 l'emiro almoravide Yūsuf Ibn Tāshfīn, rientrato dal Nordafrica, attaccò il castello di Aledo, che resistette ma subì tanti e tali danni che Alfonso lo giudicò indifendibile, lo rase al suolo e lo abbandonò.
Questa sconfitta fu addebitata al Cid per il suo tardivo intervento alla difesa del castello; al Cid che chiedeva un giusto processo, Alfonso VI rispose confiscandogli tutti i beni, imprigionando la moglie e le figlie e condannandolo nuovamente all'esilio. Il Cid lasciò definitivamente la Castiglia dopo aver liberato e preso con sé moglie e figlie. Questi fatti e ciò che ne seguì ispirarono il poema epico Poema del mio Cid e molti altri poemi e romanzi.

Nel 1091 Alfonso contrattaccò e occupò Cordova[3].
Nel 1093 convinse il re di Badajoz a cedergli le città di Lisbona, Santarem e Sintra, ma dopo pochi mesi gli almoravidi occuparono il regno di Badajoz e le tre città furono perdute.[3]

Castello di Consuegra coi mulini circostanti.

Nello stesso anno Alfonso VI concesse il governo della Galizia (ma non il titolo di re) a Raimondo di Borgogna, marito, dal gennaio di quell'anno, della figlia, Urraca, mentre la contea del Portogallo (il sud del regno di Galizia), unitamente alla città di Coimbra, quindi in sottordine al governatore della Galizia, fu concessa al cugino di Raimondo, Enrico di Borgogna, da pochi mesi sposo della figlia naturale, Teresa.
Di fatto la contea di Portogallo fu molto autonoma, ed Enrico fu il capostipite della casa regnante portoghese: suo figlio Alfonso sarà il primo re del Portogallo.


Nel dicembre 1094 Alfonso sposò in terze nozze Berta (10751100), figlia del conte di Borgogna Guglielmo I.

Nel 1097 le truppe castigliane contrattaccarono gli Almoravidi nella zona di Toledo e riuscirono ad occupare il castello di Consuegra, che tennero per otto giorni, ma nella battaglia che avvenne il 15 agosto, le truppe di Yūsuf Ibn Tāshfīn, emiro di Cordova, ebbero la meglio su quelle di Alfonso. Durante l'attacco morì l'unico figlio maschio del Cid, Diego Rodríguez, che aveva lasciato Valencia per unirsi alle truppe castigliane.
Yūsuf ibn Tāshfīn, soddisfatto di aver vinto anche questa seconda battaglia campale (dopo al-Zallaqa), dieci mesi dopo tornò definitivamente a Marrakesh, in Nordafrica.

La penisola iberica nel 1103, in beige (color nocciola) il regno di León alla morte di Alfonso VI

Prima del maggio 1100, sposò la vedova del principe Al Mamun[13] (figlio del re di Siviglia Muḥammad al-Muʿtamid), Zaida, figlia dell'emiro di Denia, Ahmed I. Zaida, già amante di Alfonso (secondo il Chronicon regum Legionensium[10]). Intanto Zaida, che era divenuta l'amante di Alfonso, dopo che nel marzo 1091 Cordova era stata occupata dal re di León e Castiglia[14] si era convertita al cristianesimo prima del matrimonio e si era fatta battezzare a Burgos con il nome di Isabella[2].

Negli ultimi anni del suo regno Alfonso cercò di impedire il consolidamento degli Almoravidi nella Spagna musulmana, ma senza successo. I regni del sud della Spagna furono occupati da questi ultimi, che guidati dal nuovo emiro Ali ibn Yusuf, sconfissero nuovamente le truppe castigliano-leonesi, comandate da Álvar Fáñez, nel 1108 a Uclés, dove perse la vita l'erede al trono, l'unico figlio maschio di Alfonso, Sancho Alfonsez.

Già rimasto vedovo nel 1107, nell'aprile 1108 Alfonso si sposò, per l'ultima volta, con Beatrice, figlia del duca d'Aquitania Guglielmo VIII[3] (†1110), che secondo il Roderici Toletani Archiepiscopi De Rebus Hispaniæ, fu la sua quinta moglie[15].

Sempre secondo la Cronaca Burgense,[11] Alfonso morì a Toledo, nel 1109, e fu sepolto nella cappella di san Mancho nel monastero dei Santi Facondo e Primitivo di Sahagún, accanto alla sua amata moglie Zaida/Isabella ed al suo unico figlio maschio, Sancho. Gli succedette la figlia Urraca.

La morte di Alfonso VI fu pianta soprattutto dagli ebrei, che durante il suo regno beneficiarono di un trattamento equiparato ai cristiani, che permise loro di prosperare e, nei territori conquistati, godettero dei vari privilegi che erano stati concessi loro dai musulmani. Con la morte di Alfonso la loro condizione cominciò poco a poco a peggiorare.

Discendenza[modifica | modifica sorgente]

Alfonso ebbe dalle tre mogli e da un'amante:[3][4][16]

  • da Costanza due figlie:

Ascendenza[modifica | modifica sorgente]

Alfonso VI di León Padre:
Ferdinando I di Castiglia
Nonno paterno:
Sancho III Garcés di Navarra
Bisnonno paterno:
García II Sánchez di Navarra
Trisnonno paterno:
Sancho Abarca
Trisnonna paterna:
Urraca di Castiglia
Bisnonna paterna:
Jimena Fernandez
Trisnonno paterno:
Fernando Bermudéz
Trisnonna paterna:
Elvira Díaz de Saldaña
Nonna paterna:
Munia di Castiglia
Bisnonno paterno:
Sancho Garcés
Trisnonno paterno:
García Fernandez
Trisnonna paterna:
Ava di Ribagorza
Bisnonna paterna:
Urraca Gomez
Trisnonno paterno:
Goméz Díaz!--15 -->
Trisnonna paterna:
Munia Fernández
Madre:
Sancha I di León
Nonno materno:
Alfonso V di León
Bisnonno materno:
Bermudo II di León
Trisnonno materno:
Ordoño III
Trisnonna materna:
Aragonta Pelaez
Bisnonna materna:
Elvira Garcés di Castiglia
Trisnonno materno:
García Fernandez
Trisnonna materna:
Ava di Ribagorza
Nonna materna:
Elvira Menéndez de Melanda
Bisnonno materno:
Menendo González
Trisnonno materno:
Gonzalo Menéndez
Trisnonna materna:
?
Bisnonna materna:
Toda Domna
Trisnonno materno:
?
Trisnonna materna:
?

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Alfonso VI fu deposto dal fratəllo Sancho II, per circa nove məsi, nəl 1072.
  2. ^ a b Qualche storico sostiene che le mogli di Alfonso VI di nome Isabella, fossero due, una di origini sconosciute, sposata nel 1100 circa e Isabella-Zaida, sposata, nel marzo 1106, in quanto a León, nel Pantheon reale (mausoleo) della basilica di San Isidoro, esistevano due tombe dedicate alla regina Isabella.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n (EN) Dinastie reali di Castiglia
  4. ^ a b (EN) Dinastie reali di Navarra-genealogy
  5. ^ (DE) Ferdinando I genealogie mittelalter
  6. ^ (EN) Dinastie reali inglesi
  7. ^ (LA) Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou, pagina 405
  8. ^ (LA) Chronicon sancti Maxentii Pictavensis, Chroniques des Eglises d'Anjou, pagine 404 e 405
  9. ^ (LA) #ES Foundation for Medieval Genealogy: Nobiltà Aquitana - GUY de Poitou
  10. ^ a b Il Chronicon regum Legionensium è la storia dei re di León, dall'inizio del regno di Bermudo II (982), sino alla morte di Alfonso VI (1109), scritta verso il 1120, dal vescovo e storico, Pelagio da Oviedo, detto il favolista, per le molte invenzioni.
  11. ^ a b c La Cronaca Burgense è composta da annali scritti, in latino, nel corso del XIII secolo e ritrovati, dopo secoli, nella cattedrale di Burgos (da cui il nome); furono compilati nella regione della Rioja e sono inerenti alla storia della Castiglia e della Navarra, dalla nascita di Gesù Cristo alla Battaglia di Las Navas de Tolosa, del 1212.
  12. ^ La statua di Alfonso VI, che si trova nei Giardini di Sabatini, nel Parco del Retiro di Madrid, è una delle statue di monarchi spagnoli commissionate per la decorazione del Palazzo Reale di Madrid durante il regno di Ferdinando VI. L'idea iniziale ara stata di adornare la cornice del palazzo:[senza fonte] scolpite da Olivieri e Filippo de Castro, non furono mai poste nelle posizioni per cui erano state scolpite, ma furono piazzate in altri luoghi della città quali piazza d'Oriente, parco del Retiro, porta di Toledo. Alcune furono posizionate in altre città.
  13. ^ Al Mamun, emiro di Cordova, era morto alla battaglia del castello di Almodovar, il 26 marzo 1090.
  14. ^ E comunque prima del 1093
  15. ^ (LA) Recueil des historiens des Gaules et de la France, Tome 12, Roderici Toletani Archiepiscopi De Rebus Hispaniæ, pagina 381
  16. ^ (DE) Alfonso VI genealogie mittelalter

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rafael Altamira, La Spagna (1031-1248), in Storia del mondo medievale, vol. V, 1999, pp. 865-896
  • Cecil Roth, Gli ebrei nel Medioevo, in Storia del mondo medievale, vol. VI, 1999, pp. 848-883
  • Edgar Prestage, Il Portogallo nel Medioevo, in Storia del mondo medievale, vol. VII, 1999, pp. 576-610

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Re di León I Successore Leon Arms.svg
Ferdinando I 1065–1072 Sancho II
Predecessore Re di León II Successore Leon Arms.svg
Sancho II 1072–1109 Urraca
Predecessore re di Castiglia Successore Blason Castille.svg
Sancho II 1072–1109 Urraca
Predecessore Re di Galizia
con Raimondo di Borgogna governatore
dal 1093 al 1107
Successore Escudo de Galicia.svg
Garcia I 10731107 Urraca

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