Tariq ibn Ziyad

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Ṭāriq ibn Ziyād al-Laythī

Ṭāriq ibn Ziyād al-Laythī (670Damasco, 720) è stato un condottiero berbero.

Conosciuto nella storia e nella leggenda spagnola come Taric el Tuerto (Ṭāriq il guercio), musulmano di obbedienza omayyade, dette avvio alla conquista islamica della Spagna visigota nel 711. Può essere considerato il primo valì (wālī) di al-Andalus.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fu delegato dal Wali Musa ibn Nusayr - di cui era mawla - che governava il Nordafrica (Ifrīqiya), a condurre la prima azione bellica d'una certa consistenza nella Penisola Iberica dopo l'incursione condotta da Tarif ibn Malik ma, secondo la quasi totalità delle fonti, sarebbe stato invitato ad intervenire in suo aiuto da Agila II, lo spodestato erede al trono visigoto, che intendeva recuperare il trono del padre, Witiza, usurpato da Rodrigo.

Il 30 aprile 711, le forze di Tāriq (circa 12000 uomini, di cui 7000 berberi) sbarcarono e occuparono la rocca di Gibilterra (il nome Gibilterra deriva dall'espressione araba Jabal al-Ṭāriq, che significa montagna di Ṭāriq) e la città di Algesiras. Subito dopo l'approdo, si dice che Tāriq, dopo aver dato fuoco a tutte le navi da trasporto, abbia pronunciato le seguenti parole per incoraggiare i suoi soldati a combattere fino alla fine:

« أيّها الناس، أين المفر؟ البحر من ورائكم، والعدوّ أمامكم، وليس لكم والله إلا الصدق والصبر... »
« O gente! Dov'è la via di fuga? Il mare è dietro di voi e i nemici sono davanti a voi. In quel che dico non v'è, per Dio, se non verità e pazienza »
(al-Maqqarī)

.

Si diresse verso Cordova, ma fu bloccato dalle truppe visigote comandate da Bencio, cugino del re, che pur sconfitto, continuò la resistenza, permettendo a Roderico, che era impegnato, al nord, contro i Baschi, sobillati da Agila II, a portare le sue truppe a sud, nella valle del rio Salado, dove sulle rive del lago Janda, vicino alla città di Medina-Sidonia, avvenne la battaglia decisiva.

Ṭāriq, forte di quasi 25000 uomini (rinforzato da alcuni goti e ispano-romani, ma soprattutto dagli ebrei, che accoglievano con entusiasmo i conquistatori musulmani), nella battaglia del Guadalete (711), sconfisse Roderico, che, tradito da una parte del suo esercito (tra cui il vescovo Oppas e Siseberto) forse morì in battaglia (forse si ritirò nella zona di Salamanca e organizzò la resistenza).
Ṭāriq allora occupò Siviglia, si diresse a Cordova, che occupò dopo due mesi di assedio, ed infine, senza incontrare una forte resistenza avanzò in direzione della capitale visigota, Toledo, che conquistò, nel 712.

Nello stesso anno il Wali di Qayrawān, Mūsā b. Nuṣayr attraversò lo stretto di Gibilterra e venne a rilevarlo nel comando delle operazioni militari e nel governo della nuova provincia di al-Andalus.

Tariq rimase in posizione subalterna a Musa, sia nel soffocare la rivolta di Siviglia (713), sia nell'occupazione della Cantabria ed il Tarraconense (713-714).

Dopo la partenza di Musa per Damasco, rimase tra i generali del nuovo Wali ʿAbd al-ʿAzīz ibn Mūsā e forse partecipò alla congiura contro di lui.

Non si hanno altre informazioni sino alla sua morte (720).

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Circa l'intervento dei Mori nella penisola iberica la tradizione narra che un certo conte Giuliano, governatore cristiano di Ceuta, avrebbe condotto i musulmani nel regno visigoto, per vendicarsi di un torto subito da Roderigo (la figlia Florinda, chiamata La Cava, era stata violentata dal re dei Goti).

Alcuni storici affermano che Giuliano fosse visigoto o Bizantino.

Altri storici sostengono che il suo nome fosse Urbano, probabilmente di origine Mora, ma vassallo del re dei visigoti.

Indipendentemente dal torto subito, lo storico arabo Saavedra ritiene che Giuliano, governatore bizantino di Ceuta, nel 708, attaccato da Musa ibn Nusayr, fosse stato aiutato dal re dei Goti Witiza; dopo la morte di quest'ultimo, Giuliano, sotto una nuova offensiva araba, accettò di divenire vassallo del califfo omayyade di Damasco, mantenendo il governo di Ceuta. Quando i figli di Witiza vennero usurpati chiesero aiuto a Giuliano, che tentò una spedizione nella penisola iberica, senza esito. Ne fu tentata una seconda con l'appoggio di truppe arabo-berbere, guidate da Tariq, che non portò alcuna conquista, ma solo un saccheggio della zona tra Tarifa ed Algesiras. Solo l'anno dopo (711) fu approntato un grosso esercito che, sotto il comando di Tariq, accompagnato da Giuliano, diede inizio alla conquista.

Giuliano seguì Musa nel suo viaggio verso la capitale del califfato, Damasco e poi (probabilmente dopo l'assassinio di Musa) tornò nella penisola iberica, dove, secondo lo storico arabo Ibn Iyad, si stabilì a Cordova e suo figlio, Balacayas, diventò apostata e dove continuarono a vivere i suoi discendenti.

Predecessore Valì di al-Andalus Successore
-- 711 – 712 Mūsā b. Nuṣayr

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rafael Altamira, "La Spagna sotto i Visigoti", in «Storia del mondo medievale», vol. I, 1999, pp. 743-779
  • C.H. Becker, "L'espansione dei saraceni in Africa e in Europa", in «Storia del mondo medievale», vol. II, 1999, pp. 70-96

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