Roderico

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Roderico
35-RODRIGO.JPG
Re dei Visigoti
In carica 710 - 711
Predecessore Witiza
Successore Agila II



Nascita Cordova, ca. 688
Morte Battaglia del Guadalete (711) oppure Segovia, luglio 711
Padre Teodefredo
Madre Ricilona
Consorte Egilona

Roderico dei Visigoti chiamato anche Rodrico, Rodrigo in spagnolo e in portoghese, Roderic in catalano, Ludhrìq "لذريق" in arabo (Cordova, 688 circa – Battaglia del Guadalete, luglio 711 o 712) è stato un sovrano visigoto. Fu l'ultimo re della Spagna visigota, dal 710 al 711 oppure 713.

Forse anziché alla Battaglia del Guadalete, vicino a Medina-Sidonia (Cadice) nel luglio 711, come creduto, morì a Segovia, nel 713.

Alla sua figura si ispira l'opera lirica di Georg Friedrich Haendel Rodrigo ovvero Vincer se stesso è la maggior vittoria.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nobile visigoto, figlio di Teodefredo di Cordoba (figlio del re dei Visigoti, Chindasvindo e di Ricilo o Recilona, proveniente da una nobile famiglia di Toledo, fu dapprima duca della Betica (Hispana Baltica), provincia meridionale del Regno Visigoto.

Nel 709 contese il trono al re Witiza, scatenando una guerra civile e, dopo la morte del re, nella primavera del 710, fu scelto dal consiglio dei nobili per opporsi al figlio del re, l'erede al trono Agila II, che non voleva rinunciare al trono; l'esercito di Roderigo sconfisse Agila, che, coi fratelli Omundo e Artavasde e lo zio, il vescovo Oppas, abbandonò Toledo ed il trono al duca di Betica e si rifugiò in Nord-Africa.

Questa regione, da poco occupata e convertita all'Islam era governata dal wali Musa ibn Nusayr. Agila II si recò dapprima dal governatore cristiano di Ceuta, Giuliano, che nelle cronache arabe viene indicato con il nome di Ilyan o Youlyân, il quale nutriva sentimenti di vendetta nei confronti dell'usurpatore, in quanto accusato di aver violentato la sua bellissima figlia Florinda.

Attraverso Giuliano Agila ottenne l'appoggio di Musa che delegò un suo mawla (liberto), il wali berbero di Tangeri, Tariq ibn Ziyad, di organizzare un piccolo esercito al suo comando e preparare l'invasione del regno dei Visigoti.

L'esercito arabo-berbero attraversò lo stretto nella primavera del 711, ed il 30 aprile 711, mentre Rodrigo si trovava impegnato a domare una rivolta dei Baschi, sobillati da Agila II, a Pamplona, nel nord della Spagna, le forze di Tāriq (circa 12000 uomini, di cui 7000 berberi) sbarcarono e occuparono la rocca di Gibilterra (il nome Gibilterra deriva dall'espressione araba Jabal al-Ṭāriq, che significa montagna di Ṭāriq) e la città di Algesiras.

Tariq si diresse verso Cordova, ma fu bloccato dalle truppe visigote comandate da Bencio, cugino del re, che pur sconfitto, continuò la resistenza, permettendo a Roderigo, informato dello sbarco con ben 10 giorni di ritardo, che, con un mese di marcia forzata riuscì a portare le sue truppe a sud, nella valle del rio Salado, dove sulle rive del lago Janda, vicino alla città di Medina-Sidonia, avvenne la battaglia decisiva.

I due eserciti si scontrarono il 19 luglio 711 nella valle del Rio Salado, presso Cadice, nella battaglia del Guadalete che si protrasse per ben otto giorni, dal 19 al 26 dello stesso mese: alla fine, l'esercito di Rodrigo fu sconfitto. L'esito della battaglia fu fatale al re e al regno dei Visigoti: secondo le cronache arabe vennero passati tutti a fil di spada e gettati nel fiume. La vittoria musulmana fu favorita anche dal supporto di molti degli avversari di Rodrigo, come il già citato Agila, e il vescovo Oppas, fratello del defunto Witiza. Questa battaglia mise fine al regno dei Visigoti e aprì, in modo incredibilmente facile e inatteso, le porte all'occupazione islamica della penisola iberica.

Secondo qualche fonte, Rodrigo sarebbe morto nel corso della battaglia, presso Jerez de la Frontera, tuttavia altre fonti sostengono che sia sopravvissuto fino al 713, per poi morire nel corso di un altro scontro armato nella regione di Mérida.

Secondo gli storici arabi, tra cui Saavedra, Roderigo raccolse i resti del suo esercito nei pressi di Medina-Sidonia e tentò di marciare su Toledo, il tentativo fu sventato dall'arrivo dall'Africa di Musa (712).

Allora Roderigo si ritirò nella zona di Merida, dove a Egitania (o Idanha-a-Velha) a Portogallo fu trovata una moneta coniata da Roderigo, probabilmente nel 712. Le forze musulmane congiunte di Musa e Tariq lo attaccarono costringendolo alla battaglia nei pressi di Segovia, nella provincia di Salamanca, dove Rodrigo fu sconfitto e ucciso; secondo gli annuari di Alfonso III il Grande, re delle Asturie, scritti nel IX secolo da Sebastiano di Salamanca in quel luogo fu scoperta una tomba con questa iscrizione:

« Hic requiescit Rodericus, rex Gothorum »

I Mori nella penisola iberica[modifica | modifica sorgente]

Sull'intervento dei Mori nella penisola iberica, la tradizione narra che un certo conte Giuliano, governatore cristiano di Ceuta, avrebbe condotto i musulmani nel regno visigoto, per vendicarsi di un torto subito da Roderigo (la figlia, Florinda, detta La Cava, era stata violentata dal re dei Goti).

Alcuni storici affermano che Giuliano fosse visigoto o bizantino. Altri storici sostengono che il suo nome fosse Urbano, probabilmente di origine Mora, ma vassallo del re dei visigoti. Indipendentemente dal torto subito, lo storico arabo Saavedra ritiene che Giuliano, governatore bizantino di Ceuta, nel 708, attaccato da Musa ibn Nusayr, fosse stato aiutato dal re dei Goti Witiza; dopo la morte di quest'ultimo, Giuliano, sotto una nuova offensiva araba, accettò di divenire vassallo del califfo omayyade di Damasco, mantenendo il governo di Ceuta.

Copertina de La crónica del rey Rodrigo, che riporta le cronacche dell'ultimo re goto prima dell'invasione dei mori e la conseguente caduta della penisola iberica

Quando i figli di Witiza vennero usurpati chiesero aiuto a Giuliano, che tentò una spedizione nella penisola iberica, senza esito. Ne fu tentata una seconda con l'appoggio di truppe More, guidate da Tariq, che non portò alcuna conquista, ma solo un saccheggio della zona tra Tarifa ed Algesiras.

Solo l'anno dopo (711) fu approntato un grosso esercito che, sotto il comando di Tariq, accompagnato da Giuliano, diede inizio alla conquista. Giuliano seguì Musa nel suo viaggio verso la capitale del califfato, Damasco e poi (probabilmente dopo l'assassinio di Musa) tornò nella penisola iberica dove, secondo lo storico arabo Ibn Iyad, si stabilì a Cordova e suo figlio, Balacayas, diventò apostata e dove continuarono a vivere i suoi discendenti.

Matrimonio[1][modifica | modifica sorgente]

Roderico sposò Egilona[2] da cui non ebbe figli.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Dinastie dei Visigoti
  2. ^ Egilona dopo la morte di Roderico, in seconde nozze, sposò ʿAbd al-ʿAzīz ibn Mūsā il terzo wālī di al-Andalus, figlio di Mūsā ibn Nuṣayr, secondo wālī di al-Andalus.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rafael Altamira, "La Spagna sotto i Visigoti", in «Storia del mondo medievale», vol. I, 1999, pp. 743-779
  • C.H. Becker, "L'espansione dei saraceni in Africa e in Europa", in «Storia del mondo medievale», vol. II, 1999, pp. 70-96

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Re dei Visigoti Successore
Witiza 709-711 (op.713) Agila II