Musa ibn Nusayr

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Abū ʿAbd al-Raḥmān Mūsā ibn Nuṣayr ibn ʿAbd al-Raḥmān Zayd al-Lakhmī (in arabo: أبو عبد الرحمن موسى بن نصير بن عبد الرحمن زيد اللخمي; 640Damasco, 716) chiamato Muza nella tradizione spagnola, fu un comandante militare musulmano yemeníta, governatore degli Omayyadi. Fu Wālī di Ifriqiya e può essere considerato il secondo Wālī di al-Andalus.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Storiografia tradizionale, secondo gli storici berberi del X-XI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 698 fu inviato come emiro (governatore) del Nordafrica, con l'incarico di porre termine ad una ribellione di berberi. Dovette combattere anche contro gli ultimi Bizantini del Nordafrica e nello stesso periodo fece costruire una flotta che avrebbe permesso ai suoi successori di conquistare ai Bizantini le isole di Ibiza, Maiorca e Minorca.

Nel 710, alla morte del re visigoto Witiza, nella penisola iberica scoppiò una guerra civile tra i due pretendenti alla successione al trono: Agila II (il figlio del precedente re), Roderico. Quest'ultimo fu eletto re dalla maggioranza dell'aristocrazia visigota, mentre i partigiani di Agila, guidati dallo zio dello stesso, Oppas, vescovo di Toledo, gli suggerirono di sollecitare l'aiuto dei musulmani del Marocco, contro Roderico; aiuto che fu ottenuto con la mediazione del governatore di Ceuta e forse anche di Tangeri, don Giuliano (che sembra che odiasse Roderico perché gli aveva violentato una figlia).

Nel 711, Musa inviò nella penisola iberica il generale berbero, Ṭāriq b. Ziyād, con 7.000 uomini, che sbarcarono a Gibilterra il 30 aprile 711; si inoltrarono verso l'interno e nella battaglia del Guadalete sconfissero Roderico (che perse la vita nel corso della battaglia oppure poco più tardi), e continuarono ad avanzare, e dopo due mesi di assedio conquistarono Cordova e sempre nel 711 entrò in Toledo, la capitale.

Musa intervenne nelle vicende della penisola iberica, o perché chiamato da Tariq, che si sentiva minacciato da un esercito visigoto (sembra guidato da Roderico) che si era raccolto a Medina, oppure perché invidioso del rapido successo del suo generale.
Nel 712 Musa, accompagnato dal figlio ʿAbd al-ʿAzīz b. Mūsā e con un esercito di 18.000 uomini, attraversò lo stretto e procedette alla conquista del restante territorio del regno visigoto: occupò Medina-Sidonia, Carmona e Siviglia ed in seguito, attaccò Mérida ponendo l'assedio alla città che resistette un anno (sino al 30 giugno 713). Da Mérida, Mūsā, si diresse a Toledo, dove si ricongiunse a Tariq.

Sempre nello stesso anno propose ad Agila II di riconoscersi vassallo del califfo in cambio di tutte le terre ed i beni che gli erano stati confiscati da Roderico; quella che doveva essere una scorreria per conquistare un notevole bottino si era trasformata in guerra di conquista ed i Visigoti cominciarono ad opporre una generale resistenza, che si manifestò nella ribellione di Siviglia, che dovette essere domata da suo figlio ʿAbd al-ʿAzīz, mentre Musa si diresse nella zona di Mérida, dove Roderico, secondo gli storici arabi, tra cui Saavedra, si era ritirato e dove fu raggiunto da Tariq.
Le forze musulmane congiunte di Musa e Tariq attaccarono Roderico costringendolo alla battaglia nei pressi di Segovia, nella provincia di Salamanca, dove lo sconfissero e lo uccisero; secondo gli annuari di Alfonso III il Grande, re delle Asturie, scritti nel IX secolo da Sebastiano di Salamanca in quel luogo fu scoperta una tomba attribuita al re visigoto.
Tornò quindi a Toledo che si era ribellata e dove Agila II, dopo l'occupazione accettò la proposta di Musa, di riconoscersi vassallo del Califfo di Damasco.

Nel 714 Mūsā e Ṭāriq occuparono Saragozza e avanzarono sino a Lérida. Quindi si separarono e Mūsā si diresse nelle Asturie occupando León, Astorga e Zamora e quindi arrivò sino a Lugo.

Al suo ritorno a Siviglia, Mūsā fu richiamato a Damasco, per rendere conto del suo operato, dal califfo al-Walīd I. Prima di partire spartì tra i suoi tre figli i territori che governava, come fossero i propri:

Il vecchio Musa si mise in viaggio, via terra, verso la Siria, portando con sé immensi tesori (alcuni papiri arabi, oggi al British Museum, ci hanno tramandato le spese sostenute da quella carovana principesca, durante il soggiorno in Egitto).
Arrivato a Damasco, nel 715, Mūsā, cadde in disgrazia e fu condannato a morte per malversazione dal nuovo califfo Sulaymān ibn ʿAbd al-Malik; la condanna fu poi tramutata in una grossa multa, e non solo non ricoprì più incarichi di òprimo piano, ma gli fu anche impedito di tornare in al-Andalus.

Pochi mesi dopo, nel 716, fu assassinato in una moschea di Damasco.

Storiografia moderna, alternativa, secondo gli spagnoli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1974 lo storico spagnolo, Ignacio Olagüe Videla, nel suo libro La Revolución islámica en Occidente fa due ipotesi sul personaggio Mūsā:

  • è un personaggio di fantasia, mai esistito; oppure
  • fu uno dei primi propagandisti dell'Islam nella Penisola iberica.

Che la prima ipotesi di Olagüe (di professione paleontologo e storico dilettante) non fosse sostenibile è però dimostrato dall'abbondanza di dati storici e cronachistici che riguardano Mūsā. In particolare si ricorderanno Ibn ʿAbd al-Ḥakam ( Futūḥ Miṣr, "La conquista dell'Egitto" ), Ibn al-Qūṭiyya ( Iftitāḥ al-Andalus, "La conquista di al-Andalus" ), Ibn ʿIdhārī ( al-Bayān al-mughrib, "Il resoconto straordinario" ), Ibn Khallikān ( Wafayāt al-ayʿān, "Necrologi degli uomini illustri" ), Ibn al-Athīr ( al-Kāmil fī l-taʾrīkh, "La perfezione nella storia" ), Ibn al-Faraḍī ( Taʾrīkh ʿulamāʾ al-Andalus, "Storia dei dotti di al-Andalus" ).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rafael Altamira, "La Spagna sotto i Visigoti", in Storia del mondo medievale, vol. I, 1999, pp. 743-779.
  • C. H. Becker, "L'espansione dei saraceni in Africa e in Europa", in Storia del mondo medievale', vol. II, 1999, pp. 70-96.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Wālī di al-Andalus Successore
Ṭāriq b. Ziyād 712–714 ʿAbd al-ʿAzīz b. Mūsā

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