Marrakech

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Marrakech
città
ⵎⵕⵕⴰⴽⵛ مراكش
Marrakech – Bandiera
Marrakech – Veduta
Localizzazione
Stato Marocco Marocco
Regione Marrakech-Tensift-El Haouz
Provincia o prefettura Marrakech
Amministrazione
Sindaco Fatima al-Mansouri
Territorio
Coordinate 31°38′07″N 8°00′01″W / 31.635278°N 8.000278°W31.635278; -8.000278 (Marrakech)Coordinate: 31°38′07″N 8°00′01″W / 31.635278°N 8.000278°W31.635278; -8.000278 (Marrakech)
Altitudine 466 m s.l.m.
Abitanti 1 036 500 (2006)
Altre informazioni
Cod. postale 40000
Fuso orario UTC+0
Cartografia
Mappa di localizzazione: Marocco
Marrakech
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Medina di Marrakesh
(EN) Medina of Marrakech
Koutoubia.JPG
Tipo Culturali
Criterio (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1985
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Marrakech, o Marrakesh (in in arabo: مراكش, Murrākuš, in berbero ⵎⵕⵕⴰⴽⵛ) è una città del Marocco situata al centro-sud del Paese, a circa 150 km dalla costa dell'oceano Atlantico.

Abbastanza vicina alle montagne dell'Alto e del Medio Atlante, in linea d'aria dista circa 50 km dal massiccio del Jebel Toubkal (in lingua tamazight Ighir n Tugshal, 4.165 m s.l.m.), la cima più elevata del Marocco.

Nel 1994 ospitò la firma dell'accordo di Marrakech, istitutivo dell'OMC (Organizzazione mondiale del commercio).

Storia[modifica | modifica sorgente]

Si ritiene che Marrakesh sia stata fondata all'inizio della dinastia almoravide, fra il 1062 ed il 1070, da Yūsuf ibn Tāshfīn, un importante capo militare che - dopo aver conquistato il Marocco - occupò la Spagna islamica deponendo gli emiri locali, dopo aver sconfitto i cristiani nella battaglia di al-Zallaqa.

Agli Almoravidi seguì la dinastia almohade e, nel 1184, salì al trono Yaʿqūb al-Manṣūr, il terzo discendente della dinastia, che arricchì la città di opere importanti, facendo erigere la nuova Qasba e l'imponente moschea della Koutoubia. La sua corte fu frequentata da poeti e filosofi fra i quali Ibn Rushd (più noto come Averroè).

I regni almoravide e almohade durarono circa 2 secoli ed attorno al 1220 la città fu saccheggiata, distrutta e quindi ricostruita, finché nel 1269 non fu conquistata dal sultano merinide Abu Yusuf Ya'qub ibn 'Abd al-Haqq, che sconfisse l'ultimo califfo almohade Abu l-'Ala al-Wathiq bi-llah Idris. I Merinidi spostarono la capitale a Fes, Marrakech iniziò a soffrire di un relativo declino che durò fino alla metà del XVI secolo, quando la città passò alla dinastia Sa'dide i quali ne fecero la loro capitale, ridandole impulso. Risale a questo periodo la costruzione del palazzo El Badi ad opera del sultano Ahmad al-Mansur, come pure i mausolei detti tombe Sa'diane.

A questo periodo seguì la dinastia alawide, il sultano Mulay Ismāʿīl riuscì a prevalere sui Sadiani e a radere al suolo la città, ad eccezione delle tombe Sadiane, quindi scelse Meknes come capitale. Da quel periodo ai giorni nostri non vi furono grossi avvenimenti nella storia della città e Marrakesh rimase una città imperiale, importante come base meridionale per controllare le tribù berbere.

Tra il XVII ed il XIX secolo la città perse molta della sua importanza commerciale che riacquistò alla fine dell'800 e che durò fin oltre l'arrivo dei Francesi. A partire dall'indipendenza da questi, Marrakesh si è ingrandita notevolmente anche a causa della consistente migrazione di Marocchini provenienti dall'Atlante.

Al giorno d'oggi Marrakesh conta circa 1.460.000 abitanti ed è senz'altro la città più nota del Marocco e seconda a Casablanca per le attività commerciali.

Dalle elezioni del 12 giugno 2009 che hanno visto la vittoria di Fatima al-Mansouri sul sindaco uscente Omar al-Jazuli, Marrakesh ha per la prima volta un sindaco donna; è la seconda città del Marocco dopo Essaouira (al-Sawīra) a raggiungere questo traguardo[1][2].

La città[modifica | modifica sorgente]

A Marrakech si individua la città vecchia, la medina, racchiusa dentro le mura, ad ovest della quale è sorta la città nuova.

La piazza Jāmiʿ el-Fnā di notte.
La piazza Jāmiʿ el-Fnā di giorno.

Jāmiʿ el-Fnā[modifica | modifica sorgente]

È la piazza attorno alla quale si sviluppa la città vecchia e potrebbe essere considerata il centro vitale (e assolutamente caratteristico) di Marrakesh. Al centro della medina, confina a nord con il quartiere dei suq e ad est con la Qasba, mentre da sud-ovest è dominata dalla moschea della Kutubiyya.

Non è nota l'origine di questa piazza né, con certezza, l'origine del nome Jāmiʿ el-Fnā (in arabo: جامع الفنا)[3] che potrebbe significare l'adunanza del defunto come pure la moschea del nulla (jāmiʿ significa sia "moschea" sia "assemblea",[4] mentre la parola fanāʾ indica l'"annichilimento"). In realtà entrambe queste differenti etimologie sono plausibili: se da un lato la piazza faceva parte di un progetto saʿdide (mai concluso) relativo all'edificazione di una moschea, dall'altro nei secoli passati la piazza fu sede di esecuzioni capitali.

L'aspetto della piazza cambia durante la giornata: di mattina e pomeriggio è sede di un vasto mercato all'aperto, con bancarelle che vendono le merci più svariate (dalle stoffe ai datteri, alle spremute d'arancia, alle uova di struzzo etc.) e da "professionisti" dediti alle attività più svariate: le decorazioni con l'henné, i cavadenti, suonatori, incantatori di serpenti etc.

Verso sera le bancarelle si ritirano e subentrano banchetti con tavole e panche per mangiare cibi preparati al momento e, più tardi, arrivano musicanti e cantastorie.

Solo poche di queste attività sono indirizzate ai turisti (più che altro gli incantatori di serpenti, i saltimbanchi ed i venditori d'acqua): la piazza è molto vissuta soprattutto dai Marocchini stessi mentre i venditori di souvenir per turisti sono allineati lungo il lato nord, dove iniziano i suq (mercati coperti, sempre ad uso dei marocchini più che per i turisti).

La Koutoubia (Kutubiyya)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Moschea della Koutoubia.
Marrakesh: la Kutubiyya.

La moschea della Koutoubia (dei librai) è sovrastata dal ben più appariscente omonimo minareto: alto quasi settanta metri, è il minareto più antico (e completo) delle tre torri almohadi che ci sono giunte, insieme alla Giralda di Siviglia e la Torre di Hassan a Rabat.
Il suo nome deriva dalla parola "kutub" e sembra indicasse il fatto o che nei dintorni fossero presenti venditori di libri sacri o scrivani che prestavano servizio agli analfabeti.
Probabilmente i lavori iniziarono attorno al 1120, poco dopo che fu subentrata la dinastia almohade, e vennero completati dal sultano Abu Ya'qub Yusuf II (1184-1199).

L'architettura è tipica marocchina, del periodo almohade: con decorazioni e fregi di maiolica bianca, turchese e blu ed arabeschi scolpiti, differenti sui quattro lati. Un tempo l'intonaco dipinto e le decorazioni a zellij coprivano tutta la superficie del minareto mentre oggi le piastrelle sono quasi scomparse.

I suq e la medina alta[modifica | modifica sorgente]

Medersa (madrasa) Ben Youssef (Ibn Yūsuf): decorazioni, viste da una celletta.

La zona a nord della piazza Jema‘a al-Fnaa è occupata dai suq: mercati coperti che si articolano su numerose viuzze e piazzette, ciascuna delle quali è dedicata ad attività specifiche: venditori di pelli, lana, calderai, gioiellieri, tintori etc. I souk si stendono fino alla moschea di Ben Youssef ed alla vicina medersa omonima.

La medersa di Ben Youssef (madrasa Ibn Yūsuf) è aperta al pubblico ed è particolarmente interessante: si svolge attorno ad una corte centrale e la costruzione comprende numerose stanzette per gli studenti che vi abitavano e vi studiavano il Corano. La costruzione risale al XIV secolo e venne fondata dal sultano Abū al-Hasan, della dinastia dei Merinidi, e venne quasi completamente ricostruita durante il periodo sa‘dide.

Il cortile centrale è contornato su due lati da gallerie, sopra le quali si aprono le finestre delle cellette degli studenti. Sul lato di fondo si trova la sala della preghiera, riccamente decorata da stucchi ed intagli. Artistiche decorazioni ed intagli su pannelli di legno di cedro sono visibili tutto attorno al cortile e sopra le gallerie.

Alcuni dettagli della medersa ricordano l'Alhambra di Granada e pare che architetti spagnoli, musulmani, parteciparono alla costruzione.

Le Tombe Sadiane e la medina bassa[modifica | modifica sorgente]

Questa zona comprende l'area a sud di Jāmiʿ al-Fnaa, delimitata ad est dalle mura ed estendendosi ad ovest fino a comprendere la Mellah (quartiere ebraico), ad ovest della Dār al-Makhzen (il Palazzo Reale).

Entrando dalla porta detta Bāb Agnau, l'unica rimasta risalente alla dinastia almohade, si incontra la moschea della Kasbah, risalente al medesimo periodo della Kutubiyya. Il minareto di questa moschea è stato restaurato negli anni '60 sulla base del minareto originale e presso la moschea si apre uno stretto passaggio che conduce alle Tombe Sa'didi.

Decorazione di stucco ad arabeschi.
Mausoleo.

Le Tombe Sadiane formano un complesso funerario le cui strutture furono fatte costruire dal Sultano Ahmad al-Mansūr. Eccettuati alcuni sepolcri antecedenti il periodo saadita, la maggior parte di essi risale al 1557 e, pertanto, le tombe sono pressoché contemporanee alla Medersa Ben Youssef. Questo complesso venne "riscoperto" solo nel 1917, in condizioni di totale abbandono. Restaurate, sono divenute uno dei (pochi) monumenti veramente notevoli di Marrakesh, sovraccariche di decorazioni in stucco e piastrelle zellij.

Probabilmente le tombe si salvarono dalle distruzioni e dai saccheggi di Moulay Ismā‘īl poiché erano accessibili unicamente dalla moschea della Kasbah attraverso un passaggio nascosto.

Le Tombe comprendono essenzialmente due grandiosi mausolei, dove si trovano le tombe di al-Mansūr e dei suoi figli, di sua madre Lalla Messaūda e di Mohammed al-Shaykh, il fondatore della dinastia saadita. Nell'oratorio si trovano invece numerosi sepolcri di altri principi saaditi e la tomba di Mulay Yazīd.

In questo complesso furono inoltre tumulate diverse autorità di Marrakech fino al 1792, terminando con la sepoltura del sultano Mulay Yazīd, per un totale di oltre cento sepolture (66 delle quali all'interno dei mausolei).

A sud della moschea e delle Tombe Saadite si estende la Kasbah: l'antica cittadella reale, costituita da un caratteristico intrico di stradine e di abitazioni private.

Altri luoghi caratteristici[modifica | modifica sorgente]

Dettaglio del cimitero Ebraico Miâara

Ad ovest delle Tombe Sadiane si trova il complesso del Palazzo Reale, che termina a nord con i resti del Palazzo El Badi. Del Palazzo El Badi non rimangono altro che rovine che, tuttavia, danno un'idea della grandiosità del palazzo: con cortili lunghi 130 m (e larghi quasi altrettanto) ed una piscina di circa 90 m, un tempo ricco di decorazioni zellij delle quali rimangono solo tracce.

Dettaglio interno del Palazzo El Badi

Costruito in più di 25 anni, durò un solo secolo, prima di essere completamente spogliato delle sue ricchezze dal Sultano Alawita Moulay Ismail ibn Sharif. Oggi è anche uno dei luoghi "preferiti" dalle cicogne che nidificano a Marrakech.

Alle spalle del Palazzo reale si stende il Mellah, l'antico ghetto ebraico risalente al 1558. Questo quartiere nel XVI secolo era letteralmente una città nella città, con suq, giardini e sinagoghe. Al giorno d'oggi è popolato quasi esclusivamente da musulmani, essendo la maggior parte degli ebrei trasferitasi a Casablanca, in Francia o in Israele. Suggestivo il Cimitero Ebraico Miâara , con la sua distesa di tombe bianche rettangolari, di cui alcune molto antiche. Disposte senza un vero e proprio ordine, alcune sono sormontate da lapidi con incisi nome, cognome e data di nascita e morte.

Giardini e parchi[modifica | modifica sorgente]

Dettaglio del Giardino

Tra i giardini più celebri di Marrakech vi è sicuramente il Giardino di Majorelle.

Il giardino si trova nella città nuova e prende il nome dall'artista francese Jacques Majorelle che scelse nel 1919 Marrakech come dimora. Qui si fece costruire una villa in stile liberty le cui pareti furono dipinte di un colore blu intenso che ancora oggi viene chiamato "blu Majorelle".

Fu un gran collezionista di piante provenienti da tutto il mondo che circondarono, ben presto, la sua abitazione. Nel giardino sono presenti due specchi d'acqua, uno molto piccolo con una fontana al centro e alimentato da un canale in pendenza, mentre il secondo, il più grande, sta al centro del giardino e contiene anche ninfee, pesci e piccole tartarughe.

La villa all'interno del Giardino

Tra le piante che ancora oggi possono essere ammirate vi si trovano cactus, noci di cocco, banani, bambù, gelsomini, palme e distese di bougainville rosse e viola. Il giardino fu aperto al pubblico nel 1947.

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1962, la villa e il suo giardino rimasero abbandonati fino al 1980, quando fu acquistata da Yves Saint-Laurent e Pierre Bergé che, dopo un restauro, la riaprirono al pubblico. A Saint-Laurent è dedicato un piccolo monumento con colonna all'interno del giardino.

All'interno della casa oggi si trova il Museo di Arte Islamica, dove sono esposti vestiti, oggetti di uso quotidiano, oggetti religiosi e numerosi gioielli, soprattutto di arte berbera.

Lo specchio d'acqua all'interno del Giardino della Menara.

Poco al di fuori delle mura della città vecchia, collegato con una strada lunga e diritta che parte dalla Kutubiya, vi è invece il giardini Menara.

A sud del Dar el Makhzen, il palazzo reale, nella la medina (città vecchia) vi sono i giardini Agdal.

Il giardino è caratterizzato da un’immensa distesa di ulivi e oggigiorno è soprattutto luogo di incontro e di svago per giovani e famiglie. Al centro di questo parco vi è uno specchio d’acqua artificiale, che anticamente veniva utilizzato per irrigare gli ulivi e una piccola costruzione, oggi inutilizzata ma visitabile, caratterizzata da un tetto verde. Su un lato nord di questo specchio d’acqua vi è un gradinata e nei giorni limpidi è possibile vedere la catena Montuosa dell’Atlante.

Colonnine touch screen al Cyberpark.

Tra la città vecchia (Medina) e la città nuova (Ville Nouvelle) adiacente alla Kutubiya è stato realizzato un Cyberpark, parco finalizzato all'educazione, in particolare dei giovani, alle tecnologie informatiche e allo sviluppo sostenibile.

Realizzato da Istituzioni pubbliche e aziende private il parco, dotato di alberature di alto fusto e fontane, è attrezzato con una sala telematica e colonnine touch screen.

Il parco è attrezzato con wireless, l'utilizzo delle attrezzature informatiche è gratuito per i giovani.

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

La città è servita dalla stazione ferroviaria di Marrakech per le città marocchine con destinazione Fes, mentre gli autobus circolano a tutte le ore del giorno toccando i vari quartieri della città.

Inoltre la città è servita da uno scalo aeroportuale, l'Aeroporto di Marrakech-Menara, dal quale è possibile raggiungere destinazioni nazionali ed internazionali.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

La città di Marrakech ospita ogni due anni, dal 2005, l'Arts in Marrakech (AiM). L'AiM è un'associazione no-profit che cerca di promuovere gli artisti e la cultura contemporanea in Nord Africa ed è il primo importante festival trilingue del Nord Africa (inglese, arabo e francese).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Marrakech, primo sindaco donna in corriere.it, 23 giugno 2009. URL consultato il 2 dicembre 2010.
  2. ^ Marocco, svolta rosa: il sindaco di Marrakesh è donna in repubblica.it, 23 giugno 2009. URL consultato il 2 dicembre 2010.
  3. ^ Innumerevoli le varianti traslitterative, tra cui (a causa della storia del XX secolo del Marocco) prevale il francesizzante Djamaa el-Fnaa.
  4. ^ In quanto nella preghiera del mezzodì di venerdì i fedeli si "adunano" nella moschea-cattedrale (jāmiʿ), distinta dal semplice "oratorio" (masjid).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Daniela De Rosa - Marocco - Ulysse Network s.r.l., 2006.
  • Marocco - I Meridiani - Editoriale Domus S.p.A., marzo 2006.
  • Paul Clammer et al., Marocco, Torino, EDT/Lonely Planet, 2009. ISBN 978-88-6040-391-9.
  • Elias Canetti - Le voci di Marrakech - Adelphi Edizioni, 2004

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


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Città imperiali del Marocco
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