Tecnocrazia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – "Tecnocrate" rimanda qui. Se stai cercando il personaggio dei fumetti DC Comics, vedi Tecnocrate (personaggio).

La tecnocrazia è una ipotetica forma di governo in cui le decisioni politiche vengono prese da "tecnici", cioè da esperti di materie tecnico-scientifiche o più in generale studiosi di campi specifici (quali scienziati, ingegneri, economisti, giuristi, medici, sociologi, psicologi, pedagogi e altri). L'etimologia deriva dalle parole greche τεχνη tecne (arte o tecnica) e κράτος cratos (potere), come forma di governo, e quindi il significato letterale è "governo dei tecnici".

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

In un governo tecnocratico coloro che prendono le decisioni vengono selezionati in base alla propria esperienza, ai propri studi e alla proprie competenze tecniche piuttosto che sulla base delle appartenenze politiche. Per differenziare la concezione ed il significato comunemente attribuiti al termine tecnici, intesi come persone esperte, specializzate o particolarmente preparate e qualificate nelle materie di propria competenza, è stato coniato il termine di tecnocrate per indicare colui che, pur senza essere un tecnico od uno specialista, sostiene la necessità di un primato della scienza e della tecnica sulla politica.

I tecnocrati sono individui con elevata istruzione tecnico-scientifica, i quali esercitano occupazioni in cui si studia come risolvere problemi economici e tecnici proponendo soluzioni basate sulla tecnologia. L'economista Gunnar K. A. Njalsson teorizza che i tecnocrati siano principalmente ispirati dalla propria mentalità focalizzata sulla risoluzione delle problematiche e non dagli interessi dei gruppi di potere politico. Le loro attività e il crescente successo che le loro idee riscuotono si pensa siano un fattore cruciale che consegue allo sviluppo della tecnologia ed al concetto che si sta affermando di società dell'informazione': "I tecnocrati devono essere distinti dagli "econocrati" e dai "burocrati" la cui mentalità sulla risoluzione dei problemi differisce notevolmente da quella dei tecnocrati.[1]

In tutti i casi le capacità tecniche e di leadership vengono selezionate attraverso processi burocratici sulla base di conoscenze specializzate ed esperienza tecnica piuttosto che in base ad elezione democratica.

Alcune forme di tecnocrazia riflettono una forma di meritocrazia, sistema per il quale le persone "più qualificate" e coloro che decidono la validità ed il tipo della qualifica sono le stesse. Altre forme sono state descritte come diverse da un gruppo oligarchico di "controllori" e simili piuttosto ad un'amministrazione scientifica libera dall'influenza ed il condizionamento dei gruppi di potere politico e di interesse economico.[2]

Si può dunque avere una tecnocrazia intesa come governo dei tecnocrati, ovvero di persone che condividano o nutrano alcuni dei princìpi o delle convinzioni di seguito esposte.

Origini culturali e filosofiche[modifica | modifica wikitesto]

Ciò che caratterizza e contraddistingue la tecnocrazia da ogni altra forma di governo è il suo retroterra culturale e filosofico, che affonda le sue prime timide radici nell'illuminismo settecentesco, germoglia nell'Ottocento attraverso la rivoluzione industriale, gli entusiasmi per i progressi tecnico-scientifici e le teorie evoluzionistiche di Charles Darwin, sbocciando ed identificandosi compiutamente nel Novecento, anche sotto il profilo terminologico, in quella tecnocrazia che si è candidata[senza fonte] verso la fine del secondo millennio ed è tuttora candidata come migliore o più funzionale forma di governo.[senza fonte]

I tecnocrati pongono le considerazioni sviluppate a partire da Auguste Comte, filosofo e sociologo francese (1798-1857) ed il teoretico socialista Claude-Henri Rouvroy, conte di Saint-Simon (1760-1825). Entrambi partono dal presupposto che ciascun essere umano punti all'innalzamento ed al miglioramento del proprio tenore di vita. Questo presupposto, come spiega Henri de Saint-Simon nella sua opera Réorganisation de la société européenne del 1814, implica una serie di problemi da risolvere, di questioni da esaminare, di soluzioni da ricercare ed applicare secondo criteri e metodi tecnici e scientifici.

Tale concezione di tecnocrazia fu espressa dalla credenza in uno stato che controllasse l'economia, con la funzione dello stato trasformata da puro organismo di controllo politico sulle masse ad amministrazione scientifica della cosa pubblica e direzione dei processi di produzione sotto stretta direzione scientifica.[3][4]

Il teorico socialista Friedrich Engels aveva una visione analoga: lo Stato sarebbe morto e avrebbe cessato di essere Stato quando il governo del popolo e l'interferenza negli affari sociali sarebbero stati sostituiti dall'amministrazione delle cose e dei processi tecnici.[5]

L'economista americano Thorstein Veblen fu uno dei primi avvocati della tecnocrazia, coniando il significato di Tecnocrazia, assieme ad Howard Scott. Egli credeva che lo sviluppo tecnologico avrebbe portato ad un'organizzazione socialista degli affari economici. La sua opinione del socialismo differiva tuttavia da quella di Karl Marx e Friedrich Engels; mentre Marx intendeva il socialismo come espressione della classe lavoratrice che era quella che avrebbe portato il socialismo al potere, Veblen vedeva il socialismo come una fase intermedia in un processo evolutivo di sviluppo che sarebbe derivato dal decadimento naturale del sistema economico imprenditoriale e dal genio inventivo degli scienziati.[6] Daniel Bell nota un'affinità tra Veblen ed il Technocracy Movement (Movimento tecnocratico).[7]

Sviluppo del termine[modifica | modifica wikitesto]

Come regola generale, è accreditato che la prima espressione consapevole del concetto è del filosofo e sociologo francese Claude-Henri Rouvroy, conte di Saint-Simon (1760-1825), che nel suo Riorganizzazione della Società europea, 1814, afferma: "Tutte la scienze, non importa il settore, non sono altro che una serie di problemi da risolvere, questioni da considerare, e si differenziano tra loro solo per la loro natura. In questo modo, il metodo si applica a qualsiasi di essi dovrebbe essere a tutti gli altri per il semplice fatto che più si adattano alcuni [...]. Finora il metodo della scienza sperimentale è stato applicato a questioni politiche: ognuno ha contribuito con propri modi di vedere, di ragionare, valutare, e la conseguenza è che non esiste ancora una soluzione accurata per i problemi sociali. Ora è il momento di superare questa infanzia della scienza". Claude-Henry Rouvroy, conte di Saint-Simon.

William Henry Smyth, ingegnere californiano, inventò la parola technocracy nel 1919 per descrivere "il ruolo delle persone reso effettivo tramite l'azione dei loro servi, gli scienziati e gli ingegneri".[8] Smyth usò il termine "Tecnocrazia" in un suo articolo del 1919 "'Technocracy'—Ways and Means to Gain Industrial Democracy," nel giornale Industrial Management (57).[9] Tuttavia, l'uso del termine coniato da Smyth si riferiva alla Industrial democracy, un movimento volto ad integrare i lavoratori nelle decisioni che venivano prese, in fabbriche esistenti o tramite rivoluzione. Il termine iniziò a significare governo retto da decisioni prese dai tecnici nel 1932.

Tecnocrazia e ingegneria[modifica | modifica wikitesto]

La tecnocrazia è una soluzione ad un problema preso in considerazione da ingegneri all'inizio del XX secolo. Seguendo quanto scritto ed esposto da Samuel Haber[10] Donald Stabile sostiene che gli ingegneri dovevano affrontare un conflitto tra l'efficienza fisica ed il cost efficiency nel nuovo capitalismo corporativo imprenditoriale della fine del diciannovesimo secolo negli Stati Uniti.

Coscienti solamente del profitto, i manager non-tecnici delle industrie nelle quali lavoravano gli ingegneri, a causa delle proprie percezioni sulla domanda del mercato, spesso imponevano limiti ai progetti che gli ingegneri volevano sviluppare.

I prezzi di tutte le materie prime, variabili in base al mercato, fanno saltare gli attenti calcoli degli ingegneri. Come risultato, l'ingegnere perde il controllo del progetto e deve continuamente rivedere i piani. Per mantenere il controllo sui progetti l'ingegnere deve cercare di esercitare il controllo su queste variabili esterne e trasformarle in fattori costanti.[11]

Tecnocrazia nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

Come critica Gabriel Marcel in Sapientia, 1995, vol. 48, no4, pp. 401–413, Miguel de la Madrid, Presidente della Repubblica del Messico negli anni Ottanta e il primo ministro indiano Manmohan Singh si sono fatti propugnatori del progetto di tecnocraticizzazione dello Stato, sono da lui ritenuti dei tecnocrati.

Agli inizi degli anni 1970 si legge nel rapporto realizzato per il Club di Roma dal System Dynamics Group del MIT, il Massachussetts Institute of Technology, uno dei maggiori laboratori mondiali del pensiero tecnocratico, e diffuso in Italia nel 1972, un progetto dal titolo I limiti dello sviluppo, si inizia ad affermare la necessità di pianificare un arresto della crescita demografica e una riduzione dei consumi per fronteggiare il degrado dell’ambiente e l’esaurimento progressivo delle risorse naturali. Tra le note famiglie politiche del regime di Francisco Franco, sono stati chiamati tecnocrati i politici che gestivano l'area economica del governo dal piano di stabilizzazione del 1959, molti di loro nell'orbita dell'Opus Dei. Ciò che caratterizza la tecnocrazia è la tendenza a soppiantare il potere politico, piuttosto che sostenerlo con consigli, prendendo per sé la funzione decisionale. Eliminando la divisione tra la politica come un regno dei fini come un regno di arte e media, il tecnocrate lascia il piano tecnico che economico e dei mezzi di azione sociale per arrivare alla fine e valori, sostenendo che una decisione politica e potere discrezionale basata su criteri prudenziali e morali, può essere sostituita da una decisione non discrezionale, il risultato di calcoli e previsioni di una scientifica, basata su criteri di pura efficienza.

"Nella mentalità tecnocratica sintetizza Claudio Finzi-razionalità e la "verità" sono indissolubilmente legate, in un modello quasi universalmente riconosciuto nel pensiero contemporaneo, che oltre alla razionalità si fonda su elementi puramente quantitativi. Chiaramente non ci sarà spazio per giudizi di valore, cioè, per le sperimentazioni per loro stessa natura non possono essere basate su elementi quantitativi."

L'occupazione della sfera politica da parte di elementi incompetenti, la corruzione, e soggetti privati che agiscono per proprio fine e non per l'interesse generale, portano ad appoggiare la tecnocrazia come forma di governo o, quantomeno, come metodo di gestione della cosa pubblica.

Nel mondo contemporaneo[modifica | modifica wikitesto]

Come spiega Samuel Haber in Efficienza ed Uplift Chicago, Chicago University press, 1964, la tecnocrazia è una forma di governo che si presenta e si propone come modello di attualità, e non va confusa con gli aspetti positivi o negativi, e con le problematiche che attengono e riguardano la mera tecnologia, in sé e per sé considerata. Quest'ultima, infatti, è entrata, entra o entrerà a far parte delle nostre vite in modo più o meno vistoso, più o meno invasivo, ma comunque in modo indipendente ed autonomo, almeno concettualmente.

Sull'adozione o rifiuto del modello tecnocratico come forma di governo, la scelta e le decisioni al riguardo, negli stati ove vige la democrazia, è rimessa al libero convincimento personale di ciascuno, attraverso i consueti strumenti politici, ovvero i referendum ed il voto elettorale. Oggi la tecnocrazia è allo studio di alcuni governi, ma soprattutto da organizzazioni private di stampo scientifico e culturale, come il MIT, e l'AIT e l'AF. La sua applicazione nel comparto burocratico dello Stato ha evidenziato non pochi problemi che le moderne repubbliche democratiche non riescono a supportare ma, come confermato da Njalsson Gunnar K. A.in Theoria: un giornale della teoria politica (108): 56-81, la sua applicazione nel comparto privato potrebbe portare una modifica positiva dell'odierno capitalismo in un conservatorismo moderato, o meglio in un'autarchia mitigata, ponendo fine, in parte, al consumismo come oggi lo conosciamo.

Retorica tecnocratica ebbe inizialmente il fascismo dei primi anni '20 in Italia, fino all'omicidio Matteotti, quando prevalsero le spinte più radicali e le aspirazioni tecnocratiche si spensero[12][13].

La critica[modifica | modifica wikitesto]

Una prima critica, mossa al pensiero tecnocratico è stata quella di riprendere i miti della scienza e del progresso, trasformandoli da finalità ultime ad unici mezzi in grado di garantire una evoluzione economica dell'uomo, anzi del maggior numero di uomini possibile.

Sulla base della diffusa teoria economia circa la scarsità di alcune risorse, proprio agli inizi degli anni settanta dal MIT, il Massachussetts Institute of Technology, incubatore e tra i principali promotori del pensiero tecnocratico, partirono una serie di campagne informative sui limiti dello sviluppo, sulle necessità di intervento da parte dei tecnici o tecnocrati per una migliore allocazione delle risorse disponibili con una conseguente promozione attiva della denatalità, ovvero dell'arresto della crescita demografica, della riduzione dei consumi, causa scarsità di risorse energetiche, ed accentramento di scelte e poteri decisionali in capo ad organismi mondiali accentrati e presidiati da specialisti[senza fonte]. Molti tecnocrati suggerirebbero che il timore per la tecnologia ed il cambiamento sociale, le persone presuppongano spesso le più oppressive e dispotiche proposte d'azione, quali invece la tecnocrazia non mirerebbe affatto.

Ma al di là di un preciso contesto storico (la crisi petrolifera), che smentiva nei fatti questa prospettiva di benessere attraverso la proposta e l'attuazione di tecniche che andavano nella direzione opposta, il rimprovero mosso all'ideologia tecnocratica da James Burnham (1905-1987) e Jean Meynaud (1914-1972) è che essa identifica il progresso sociale ed il benessere dell'uomo esclusivamente in base al progresso economico. Tutti i problemi, dunque, si riducono ad un problema di efficienza economica con, come risposta ai problemi sociali, soluzioni derivate attraverso ricerche e metodi tipici delle scienze fisiche e basati su concetti quali la pianificazione, la programmazione, il controllo e la regolamentazione. Ben lungi dal soppiantare il potere politico, in pratica, si sarebbe così creata una forma di governo che non è una tecnocrazia o governo dei tecnici bensì una tecno-burocrazia (termine quest'ultimo che è inteso in senso negativo, come si può evincere dalla lettura di Hackers, Heroes of the New Revolution) ossia un governo di tecnocrati.

La critica religiosa e umanistica[modifica | modifica wikitesto]

Veri e principali avversatori del pensiero tecnocratico risultano, però, essere di fatto i religiosi, filosofi dal retroterra umanistico e sociologico. Costoro fanno osservare come la società umana sia troppo frammentata, articolata e complessa per ritenere credibili ed efficaci delle soluzioni meramente tecniche, attente più sovente ad un benessere e ad uno sviluppo di carattere economico piuttosto che sociale ed umano. Ancora più critica la posizione di quanti credono nel trascendente ed in valori immanenti, ossia in valori o dogmi che per nessuna circostanza o ragione andrebbero messi in gioco o tolti di mezzo per far posto a soluzioni tecniche più pragmatiche od utilitaristiche.

Nelle opere di fantasia[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto di tecnocrazia ritorna, spesso nelle sue forme più estreme, in diverse opere di fantascienza e in particolare di fantapolitica.

Società tecnocratiche distopiche si riscontrano nel filone cyberpunk come pure nel romanzo 1984 di George Orwell del 1948 o ne Il mondo nuovo (1932) di Huxley, in diversi gradi e con diverse sfumature. La Federazione Unita dei Pianeti di Star Trek può essere vista come una forma di tecnocrazia "benevola" o utopica; l'Impero Galattico di Guerre stellari può invece essere considerato una forma di tecnocrazia "malevola" o dispotica.

Numerosi videogiochi includono la tecnocrazia tra le forme di governo che possono essere sperimentate dal giocatore all'interno di una simulazione politica in forme più o meno realistiche; tra gli esempi Sid Meier's Alpha Centauri (1999) e Civilization: Call to Power (1999), in cui al giocatore spetta di scegliere la forma di governo più appropriata per le necessità della civiltà da questi controllata, al fine di raggiungere una leadership verso le altre civiltà, che può essere essenzialmente culturale, politica o militare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gunnar K. A. Njalsson, From autonomous to socially conceived technology: toward a causal, intentional and systematic analysis of interests and elites in public technology policy in Theoria: a journal of political theory, nº 108, Berghahn Books, 12/05, pp. 56–81, ISSN. URL consultato il 15 dicembre 2006.
  2. ^ History and Purpose of Technocracy by Howard Scott
  3. ^ Encyclopaedia Britannica, Saint Simon; Socialism
  4. ^ Socialism: Utopian and Scientific, on Marxists.org: http://www.marxists.org/archive/marx/works/1880/soc-utop/ch01.htm: "Nel 1816, egli dichiara che la politica è la scienza della produzione, e prevede il completo assorbimento della politica da parte dell'economia. La consapevolezza che le condizioni economiche stanno alla base delle istituzioni politiche appare qui solo in forma embrionale. Tuttavia la cosa che viene qui ampiamente espressa è l'idea della futura conversione del ruolo politico in un'amministrazione delle cose e dei processi di produzione."
  5. ^ Socialism: Utopian and Scientific, Engels, Fredrick. "Il primo atto in virtù del quale lo Stato realmente costituisce la rappresentanza dell'intera società e la presa del possesso dei mezzi di produzione nel nome della società, diviene al tempo stesso l'ultimo atto indipendente come Stato. L'interferenza dello Stato nelle relazioni sociali diviene, materia dopo materia, superfluo e pertanto soccombe; il governo delle persone viene sostituito dall'amministrazione delle cose, e dalla regolazione dei processi di produzione. Lo Stato non viene abolito. Esso cessa di esistere."
  6. ^ The life of Thorstein Veblen and perspectives on his thought, John Wood, The life of Thorstein Veblen and perspectives on his thought, introd. Thorstein Veblen, New York, Routledge, 1993, ISBN 0-415-07487-8.
    «"La differenza decisiva tra Marx e Veblen sta nel modo in cui essi vedono il socialismo. Poiché mentre Marx guardava al socialismo come ultima meta per la civilizzazione, Veblen vide il socialismo solamente come un gradino nell'evoluzione economica della società."».
  7. ^ Daniel Bell, "Veblen and the New Class", American Scholar, V. 32 (Autumn 1963) (cited in Rick Tilman, Thorstein Veblen and His Critics, 1891-1963, Princeton University Press (1992))
  8. ^ Barry Jones (1995, fourth edition). Sleepers, Wake! Technology and the Future of Work, Oxford University Press, p. 214.
  9. ^ Oxford English Dictionary 3rd edition (Word from 2nd edition 1989)
  10. ^ Haber, Samuel. Efficiency and Uplift Chicago: University of Chicago Press, 1964.
  11. ^ Stabile, Donald R. "Veblen and the Political Economy of the Engineer: the radical thinker and engineering leaders came to technocratic ideas at the xzame time," American Journal of Economics and Sociology (45:1) 1986, 43-44.
  12. ^ Charles S. Maier, ``Between Taylorism and Technocracy: European Ideologies and the Vision of Industrial Productivity in the 1920s, Journal of Contemporary History, Vol. 5, No. 2 (1970), pp. 27-61.
  13. ^ Roland Sarti, Fascist Modernization in Italy: Traditional or Revolutionary, The American Historical Review, Vol. 75, No. 4 (Apr., 1970), pp. 1029-1045

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • siti internet: http://www.technocracy.com; http://www.eoslife.eu/
  • Jean Meynaud, Tecnocrazia e politica, Cappelli, tr. it. Maria Teresa Bellinzier (ed. orig. Technocratie et Politique, Lausanne, 1960)
  • Daniel Bell, Veblen and the New Class, American Scholar, V. 32 (Autumn 1963) (citato in Rick Tilman, Thorstein Veblen and His Critics, 1891-1963, Princeton University Press, 1992)
  • Jean Meynaud, La tecnocrazia. Mito o realtà?, Laterza, Bari, 1966, tr. it. Antonella Dolci (ed. orig. La Technocratie. Mythe ou réalité ?, Payot, Paris, 1964)
  • Loren Graham, The Ghost of the Executed Engineer: Technology and the Fall of Soviet Union, Harvard University Press, 1993
  • Barry Jones, Sleepers, Wake! Technology and the Future of Work, Oxford University Press, 1995 (fourth edition)
  • Domenico Fisichella, L'altro potere. Tecnocrazia e gruppi di pressione, Laterza, Roma-Bari, 1997
  • Patrick Wood, Carbon Currency: A New Beginning for Technocracy?, Canada Free Press, 26 January 2010
  • Njalsson, Gunnar K. A. (12/05) From autonomous to socially conceived technology: toward a causal, intentional and systematic analysis of interests and elites in public technology policy. Theoria: a journal of political theory (108): 56–81. ISSN

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Tecnocrazia, Domenico Fisichella, Enciclopedia Treccani.