Vittorio Messori

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Messori nel suo studio a Desenzano, 2004

Vittorio Messori (Sassuolo, 16 aprile 1941) è uno storico, giornalista e scrittore italiano.

L'infanzia e la gioventù[modifica | modifica sorgente]

Autografo di Vittorio Messori (da una lettera scritta nel novembre 1990)

Messori nasce a Sassuolo, in provincia di Modena, in una famiglia anticlericale[1]. Il padre Enzo, poeta in dialetto modenese, dopo tre anni nel Regio Esercito entrò nella divisione Littorio della Repubblica Sociale; dopo l'addestramento in Germania, combatté sul fronte delle Alpi Occidentali contro i francesi di De Gaulle.

Nel frattempo, la famiglia era sfollata nel Bresciano da dove, a guerra finita, si trasferì a Torino, andando ad abitare in via Sobrero, in borgo San Donato. Qui il padre trovò lavoro presso la direzione generale dell'Italgas (il cui presidente al tempo era il senatore Alfredo Frassati, padre del beato Pier Giorgio).

Gli studi[modifica | modifica sorgente]

Sin dalle elementari, Messori frequentò le scuole pubbliche del capoluogo piemontese, facendo quindi il ginnasio e il liceo classico al D'Azeglio.

In seguito, sempre a Torino, si iscrisse alla facoltà di Scienze Politiche dove, a contatto con intellettuali come Luigi Firpo e Norberto Bobbio, di cui diventò allievo, acquisì una formazione razionalista ed agnostica. Si laureò nel 1965 con una tesi in storia del Risorgimento (relatore Alessandro Galante Garrone) e con due "sottotesi" discusse con Bobbio e Firpo[2].

La conversione[modifica | modifica sorgente]

Poco prima, però, nel luglio del 1964, dopo quella che egli definì una «evidenza del cuore»[3], seguita alla lettura dei Vangeli, Messori si convertì al cattolicesimo (disse di «essere stato convertito, da una forza imprevista e irresistibile»[3]). Iniziò, da allora, stimolata anche dalla lettura di Blaise Pascal, una ricerca delle «ragioni della ragione», a conforto delle «ragioni del cuore» che lo avevano spinto ad abbracciare la fede. Di questo percorso, Messori testimonierà nelle prime pagine di Ipotesi su Gesù:

« Parlare di sé è irritante e rischioso. Se mi ci azzardo è perché vorrei rassicurare il lettore: sono partito dal dubbio; o meglio dall'indifferenza. Come lui, come tanti oggi. Non certo dalla fede. Sono arrivato a questi studi dopo 18 anni di scuola di stato. Ho dovuto imparare tutto, partendo dal niente. A scuola, gli unici preti sono dunque stati per me quelli delle "ore di religione" imposte dalla conciliazione con i fascisti. Poi, improvvisa, è cominciata una caccia al tesoro, sempre più appassionante, nella Palestina del primo secolo. Il primo biglietto della catena fu una copia dei Pensieri di Pascal, acquistata per certe ricerche marginali del corso di laurea in scienze politiche.[3] »

Decise allora di frequentare i corsi dell'Istituto di Cristologia per laici della Pro Civitate Christiana ad Assisi, dove trascorse il 1966 ed il 1967, utilizzando soprattutto la biblioteca per le sue ricerche. Ad Assisi conobbe anche Rosanna Brichetti, che avrebbe sposato in seguito nel 1996. Nel 1968, terminati i corsi, tornò a Torino, dove iniziò l'attività professionale presso la Società Editrice Internazionale. Impegnato prima in redazione, passò poi a dirigere l'ufficio stampa. Contemporaneamente iniziò a collaborare con vari giornali e riviste culturali e continuò le ricerche per la redazione del suo primo libro.

In contrasto con il clima sessantottino, decise di evitare ogni «tentazione ideologica e teologica» non partecipando ai cortei, non firmando manifesti e non associandosi né a contestazioni politiche né clericali.

Dal 1970 al 1982[modifica | modifica sorgente]

Nel 1970 entrò a Stampa Sera come redattore della cronaca cittadina. L'attività giornalistica e le inchieste gli valsero alcune querele e un processo per avere svelato dei retroscena di uno scandalo cittadino dove erano implicati alcuni medici[4]. Dopo oltre quattro anni di cronaca, Arrigo Levi, allora direttore sia de La Stampa che di Stampa Sera, lo chiamò a far parte del gruppo di tre giornalisti destinati a creare Tuttolibri, settimanale culturale, anche se Messori non aveva voglia di rientrare in una cerchia culturale che non stimava e non gli interessava[4].

Ipotesi su Gesù[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ipotesi su Gesù.
Messori presenta Ipotesi su Gesù a Radio Vaticana, 1976

Proprio in quelle settimane, Messori consegnò alla SEI il manoscritto della sua prima opera, Ipotesi su Gesù, frutto della sua inchiesta sulle origini del cristianesimo, continuata per dodici anni. L'editore pubblicò il libro dopo un anno, nell'autunno del 1976 (secondo Messori lo fece «in una brutta brossura»[4]), con un tiratura inferiore a tremila copie che andarono esaurite in poco tempo, così come le successive ristampe. Al 2007 il libro ha venduto un milione e mezzo di copie in Italia[5][6].

Davanti al successo, prima italiano e poi mondiale, la reazione di Messori fu di chiedere un'aspettativa di sei mesi e di ritirarsi in una casa, senza telefono, in un villaggio del Monferrato, continuando la sua ricerca in solitudine[4].

Jesus[modifica | modifica sorgente]

Nello stesso periodo don Giuseppe Zilli, direttore di Famiglia Cristiana, decideva di creare un mensile di informazione religiosa dal titolo Jesus e chiese a Messori di affiancare Antonio Tarzia, paolino, affinché il primo numero potesse uscire nel gennaio del 1979. Così, nell'autunno del 1978, Messori si trasferì a Milano. Dopo qualche anno, pur continuando a collaborare con un servizio ogni mese, Messori smise di recarsi in redazione, mentre il giornale sceglieva una sua linea all’interno del mondo cattolico[7].

Sin dal primo numero di Jesus (uscito, come programmato, nel gennaio 1979), pubblicò una "puntata" dei dialoghi su Gesù che confluirono poi nel volume Inchiesta sul cristianesimo, realizzato dialogando con agnostici, atei, cattolici e credenti di altre religioni.

Nei ventidue anni di collaborazione con Jesus, Messori curò sempre dei "cicli" mensili, poi confluiti in libri. Dopo i Dialoghi su Gesù, fu la volta de Il caso Cristo, da cui vennero i due volumi Patì sotto Ponzio Pilato? (1992) e Dicono che è risorto (2000). Dal Taccuino mariano fu tratto, nel 2005, Ipotesi su Maria.

Accanto al lavoro per Jesus, Messori continuava la riflessione per un seguito a Ipotesi su Gesù. Il successo commerciale del volume indusse diversi editori a fare pressioni per poter pubblicare un suo nuovo libro, ma per sei anni Messori rifiutò proposte editoriali e partecipazioni a programmi televisivi, affermando di non voler «far carriera servendomi di Gesù Cristo».

Scommessa sulla morte[modifica | modifica sorgente]

Nel 1982, dopo sei anni dalla pubblicazione del primo libro, uscì Scommessa sulla morte[8], edito dalla SEI, nel quale Messori denunciò polemicamente la «disumanità del marxismo» e la sua «crisi mortale».

Dal 1982 al 1998[modifica | modifica sorgente]

L'intervista a Ratzinger[modifica | modifica sorgente]

Dopo Ipotesi su Gesù e Scommessa sulla morte, Messori volle scandagliare la realtà della Chiesa cattolica, che vedeva alla ricerca di un nuovo assetto istituzionale se non di nuovi, diversi contenuti di fede.

Ottenne di poter intervistare il cardinale Joseph Ratzinger che Giovanni Paolo II aveva nominato capo dell'ex Sant'Uffizio (l'attuale Congregazione per la Dottrina della Fede). Mai prima di allora un "Prefetto della Fede" aveva ricevuto giornalisti.

Messori insieme al card. Joseph Ratzinger a Bressanone, 1984

Così, a partire dal Ferragosto del 1984, in tre giorni di colloqui, i due furono impegnati nella scrittura del libro, in un'ala del seminario di Bressanone. L'opera, Rapporto sulla fede, pubblicata dalle edizioni San Paolo la primavera successiva e tradotta in molte lingue, causò anche varie polemiche, interne ed esterne alla Chiesa[9].

Il cardinale Ratzinger denunciava i «pericoli» e le «difficoltà» della Chiesa e condannava teologie come quella "della liberazione", il che provocò ampie critiche, anche da ambienti clericali "progressisti".

Come sostenuto da Stefano Lorenzetto in un'intervista, Messori ricevette delle minacce: gli si annunciava che avrebbe pagato cara la "colpa" non solo di avere intervistato il "Grande Inquisitore" ma di non averlo contraddetto, indignato, quando demoliva le teorie di chi vedeva nel postconcilio sempre e solo una nuova primavera della Chiesa.[5].

Non per questo, comunque, ma per defilarsi dall'attenzione dei media, nel 1990 lasciò Milano e si trasferì con la moglie a Desenzano del Garda, dove sistemò la sua biblioteca di scienze religiose.

La polemica sul Risorgimento[modifica | modifica sorgente]

Da poco trasferitosi a Desenzano, nell'agosto 1990 presentò a Rimini, al Meeting di Comunione e Liberazione, il suo libro appena pubblicato: Un italiano serio, biografia del beato Francesco Faà di Bruno. Il libro provocò una polemica che ebbe eco anche sui media italiani.

Messori crebbe nel quartiere torinese di San Donato, dominato dall'alto campanile progettato e costruito da Faà di Bruno. Nel lungo capitolo introduttivo del libro, spiegò le ragioni della scelta di questa figura semisconosciuta: rilanciare la figura di qualcuno che aveva preso radicalmente sul serio il Vangelo; per «mostrare quali fossero, in concreto, gli effetti positivi della fede sulla vita di coloro che ne accettano tutte le conseguenze».

Durante la presentazione del libro al Meeting di Rimini, gli venne attribuita una battuta di uno storico che chiedeva «un tribunale di Norimberga per Cavour, Garibaldi e Mazzini», il che gli attirò critiche da parte di esponenti politici e l'attenzione dei media. In tre articoli apparsi su Avvenire, raccolti poi ne La sfida della fede[10], in interventi successivi[11][12] e in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, Messori chiarì l'episodio[13].

Dopo molte edizioni uscite per le Edizioni San Paolo, nel 1998 Luigi Giussani pubblicò il libro nella collana che dirigeva per la BUR, con il titolo Un cristiano in un mondo ostile.

Nella primavera del 1992, Messori pubblicò la prima parte delle "puntate" del «Caso Cristo», ancora in corso su Jesus. Pubblicò, cioè, i primi trentasette capitoli con il titolo Patì sotto Ponzio Pilato? (sottotitolo: Un'inchiesta sulla passione e morte di Gesù).

Ancora nel 1992 uscì un volume di quasi 700 pagine; ciascuno dei 289 capitoli costituiva una puntata di Vivaio, la rubrica che Messori teneva dal 1987 su Avvenire.

Vivaio[modifica | modifica sorgente]

Vivaio nacque durante la direzione di Avvenire da parte di Gian Guido Folloni. Per il titolo della rubrica Messori si ispirò a Giovanni Papini che, prima di morire, contava di riunire in un libro gli spunti, le idee, gli appunti che non avrebbe più potuto sviluppare per mancanza di energie e di tempo.

Messori decise di utilizzare, almeno in parte, il materiale raccolto in tanti anni di ricerca per una rubrica giornalistica in previsione della pubblicazione di un libro. L'idea, cioè, era di esaminare l'attualità per inquadrarla in una prospettiva di fede che la spiegasse, che le desse un senso; di partire dalla cronaca per «andare verso Dio».

Dalla rubrica nacque, nell'autunno del 1992, Pensare la storia (sottotitolo Una lettura cattolica dell'avventura umana), con la prefazione di Giacomo Biffi. La quasi completa pubblicazione del materiale della rubrica proseguì poi con altri due grossi volumi: nel 1993, La sfida della fede, nel 1995, Le cose della vita.

Dai tre volumi originali di Vivaio (la San Paolo creò per essi una collana apposita) in Spagna fu tratta un'antologia, scegliendo soprattutto i brani sulla storia di Spagna. L'antologia fu pubblicata da Planeta con il titolo Leyendas negras de la Iglesia.

Indagine sull'Opus Dei[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del 1994, Messori pubblicò con la Arnoldo Mondadori Editore Opus Dei, un'indagine. Incuriosito dalla "leggenda nera" attorno alla cosiddetta "Obra", decise di svolgere un'indagine sul campo: gli fu permesso di accedere a documentazione e luoghi, andò a Pamplona tra gli studenti e i professori dell'Università voluta da san Josemaría Escrivá de Balaguer. Nel suo libro sostiene la falsità delle accuse rivolte all'Opus Dei.

Il libro-intervista con Giovanni Paolo II[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Varcare la soglia della speranza.

Nell'ottobre del 1993, a Messori venne chiesto di intervistare Giovanni Paolo II, in occasione dei quindici anni di pontificato; sarebbe stata la prima intervista della storia a un pontefice. Messori espresse al Papa le sue perplessità sull'opportunità di una simile operazione: «Santità, abbiamo bisogno di un Papa, di un maestro che ci guidi, non di un opinionista televisivo. Questa non è la crisi della Chiesa. È la crisi della fede: non si crede più»; la risposta fu: «Non sono d'accordo con lei!»[5].

Le domande riguardavano le basi della fede, il rapporto con le altre religioni, l'avvenire del Vangelo[14].

Il libro valse a Messori il Premio Internazionale Medaglia d'Oro al merito della Cultura Cattolica del 1994. Nel 1995 uscì il terzo volume della collana Vivaio, intitolato Le cose della vita.

Il rilancio dell'apologetica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1997 fu pubblicato Qualche ragione per credere, un'intervista di Michele Brambilla del Corriere della Sera a Messori. L'intenzione era di affrontare i tre "cerchi" dell'apologetica classica: Dio, Cristo e la Chiesa. Ma l'intervista si limitò al primo "girone", con il preannuncio di un altro, forse anche due, libri in prosecuzione.

Gli "anni mariani": 1998 - 2005[modifica | modifica sorgente]

Nell'autunno del 1998, Messori pubblicò il suo primo libro con le edizioni Rizzoli, Il miracolo, sul miracolo di Calanda (villaggio dell'Aragona) dove, nel 1640, a un contadino sarebbe ricresciuta una gamba, amputata anni prima, per intercessione della Virgen del Pilar. Messori ricevette la cittadinanza onoraria di Calanda e fu dichiarato Mayoral de Honor del santuario costruito sul luogo del presunto prodigio.

Nel 1998, sempre per Planeta, apparve El gran Milagro (traduzione de Il miracolo) che valse all'autore la Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica, conferitagli da Juan Carlos[15].

La vigilia di Natale del 1996 andò in onda su Rai 3 il documentario Aquerò, su Lourdes e Bernadette Soubirous, di cui Messori era autore (regia di Vittorio Nevano; il film fu presentato dalla Rai nel 1997 al Prix Italia). Nel 1997, Rai 3 trasmise Miriam, un breve film scritto da Messori, una sorta di "intervista alla Madonna"; nel 1999 fu trasmesso Il miracolo, ricostruzione basata sul libro omonimo. Su "il Corriere della Sera" scrisse che la lettera del procuratore generale di Pau, datata 28 dicembre 1857, in cui si parlava qualcuno che stava per architettare "manifestazioni simulanti un carattere sovrannaturale e miracoloso" era falsa perché "Il falsario dimenticò di controllare il calendario del 1857. Se l’avesse fatto, si sarebbe accorto che, quell’anno, il 28 dicembre era una domenica. Dunque, gli uffici giudiziari erano chiusi"[16]. Tale lettera fu utilizzata dagli scettici che sostennero che il miracolo di Lourdes era una truffa "orchestrata ai danni della credulità popolare, di cui le autorità del tempo erano al corrente"[16]. In raltà quanto riportato da Messori è errato, poiché il 28 dicembre 1857 cadde di lunedì.[17]

Nel 2000 fu pubblicato Dicono che è risorto, parte di una trilogia con Ipotesi su Gesù e Patì sotto Ponzio Pilato?. Per tutto il 2000 e fino al settembre del 2001, la serie di articoli di Messori su Jesus si sdoppiò: chiuso il Taccuino mariano, cominciarono gli Incontri, una serie di colloqui con i responsabili delle comunità religiose. A queste interviste fu affiancata una pagina dal titolo ABC: Un sillabario cristiano.

A partire dal settembre 2001 cessarono gli Incontri, mentre continuò il Sillabario cristiano, al quale venne affiancata la nuova serie La bussola, ripresa del Vivaio di Avvenire.

La successiva opera di Messori, Gli occhi di Maria (2001), scritta a quattro mani con Rino Cammilleri, trattava delle cosiddette "apparizioni mariane".

L'esperienza con Leonardo Mondadori[modifica | modifica sorgente]

Nel 2002 Leonardo Mondadori manifestò a Messori l'intenzione di scrivere assieme un piccolo "catechismo". Messori suggerì a Mondadori, convertitosi da qualche anno al cattolicesimo e avvicinatosi, sia pure senza farne parte, all'Opus Dei, di scrivere il racconto del proprio approdo alla fede cattolica; un libro, quindi, dal taglio più esperienziale ed autobiografico. Mondadori convenne e ne nacque il libro Conversione. Una storia personale.

Il Timone[modifica | modifica sorgente]

Nel 2003 Messori approdò al Timone, rivista di apologetica diretta da Giampaolo Barra, dove riprese i Vivai; limitò poi il suo impegno per Jesus, sul quale tuttavia mantenne una rubrica sui suoi libri, fino al 2004.

"Ritorno" a Torino[modifica | modifica sorgente]

Successivamente, iniziò la stesura di un libro su Torino, affiancato dall'inviato del Corriere della Sera, Aldo Cazzullo. Il libro nacque come intervista per poi svilupparsi in due distinti e complementari saggi sul capoluogo piemontese, un pellegrinaggio della memoria fra i luoghi e i ricordi dello scrittore. Il mistero di Torino fu pubblicato nel 2004 dalla Mondadori.

Il libro su Edgardo Mortara e Ipotesi su Maria[modifica | modifica sorgente]

Nel 2005 furono pubblicati: Io, il bambino ebreo rapito da Pio IX, memoriale, rinvenuto da Messori, sul caso Edgardo Mortara, un bambino ebreo sottratto alla propria famiglia da Pio IX, e Ipotesi su Maria, il Taccuino Mariano uscito su Jesus nei primi anni novanta, un libro di quattrocento pagine sulle "apparizioni mariane".

Il libro su Edgardo Mortara diede occasione ad alcuni esponenti del mondo ebraico di accusarlo di "parossistica difesa delle leggi pontificie grazie alle quali nel 1858 fu decretata da Pio IX la sottrazione del piccolo Edgardo Mortara alla sua famiglia di ebrei bolognesi - solo perché una domestica lo aveva battezzato di nascosto cinque anni prima" e per avere "evocato le virtù benefiche del ghetto[18].

Dal 2006 ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Nel 2006 Messori ha raccolto i Vivai pubblicati dal 2001 su Jesus e su Il Timone, e altre rubriche pubblicate sulla prima rivista (Sillabario cristiano, Incontri, I miei libri), nel volume Emporio cattolico a completamento del ciclo di Vivaio. Nello stesso periodo Messori ha riscattato i diritti di quest'ultimo, irritato dall'indisponibilità delle Edizioni Paoline a ristamparlo, per poi cederli alle edizioni Sugarco, specializzatesi da qualche anno in pubblicistica cattolica.

Nel 2007 lo scrittore è stato impegnato nella stesura di una nuova opera, uscita il 21 ottobre 2008: Perché credo, un libro-intervista con il vaticanista de Il Giornale Andrea Tornielli; ha inoltre scritto per TIME un ritratto di papa Benedetto XVI per la lista dei cento uomini più influenti della Terra.[19]

Dal dicembre 2010 è stato direttore editoriale del quotidiano in rete La Bussola Quotidiana.

Nel giugno 2012, in un articolo pubblicato sulla rivista Il Timone, ha parlato del suo romanzo "rimasto nel cassetto", cui attualmente ha rinunciato, esponendone la trama[20]. Nell'ottobre del medesimo anno è uscito, per Mondadori, Bernadette non ci ha ingannati. Un'indagine storica sulla verità di Lourdes, in cui Messori ricostruisce con scrupolo la storia delle apparizioni mariane nella grotta di Massabielle.

Nel 2013, in occasione dell'elezione di papa Francesco, ha pubblicato, per la collana "Grandi Saggi" del Corriere della Sera, l'instant book La Chiesa di Francesco, con il sottotitolo La sfida del cristianesimo tra crisi e speranza[21].

Le opere[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Gran Croce dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 2000

Premi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dalla biografia autorizzata dello scrittore
  2. ^ Articolo di Francesco Cevasco pubblicato nel Corriere della Sera, 29 luglio 2000.
  3. ^ a b c Vittorio Messori, Ipotesi su Gesù.
  4. ^ a b c d Informazione tratta dalla biografia autorizzata dello scrittore
  5. ^ a b c Intervista di Stefano Lorenzetto a Rosanna Brichetti, Il Giornale, 27 maggio 2007
  6. ^ Stando ai dati della SIAE il saggio di Messori è, con il Don Camillo di Guareschi e Il nome della rosa di Umberto Eco il libro italiano più venduto e tradotto del dopoguerra. È stato tra l'altro il primo libro cattolico, edito da una casa cattolica, riuscito a rimanere stabilmente in cima alle classifiche dei best seller.
  7. ^ Vita: Anni 1970/1979 sul sito ufficiale
  8. ^ Informazione tratta dalla biografia autorizzata dello scrittore
  9. ^ Nel 1985 si apriva in Vaticano il Sinodo dei vescovi per commemorare i vent'anni dalla chiusura del Concilio Vaticano II: ai giornalisti attratti dalle polemiche suscitate dal libro, Joaquin Navarro Valls, portavoce vaticano, dovette precisare che i vescovi non erano lì per discutere di quel volume [1]
  10. ^ La sfida della fede, pp. 435 e seguenti.
  11. ^ La bussola quotidiana, 10 gennaio 2011
  12. ^ La bussola quotidiana, 13 gennaio 2011
  13. ^ Corriere della Sera, 3 giugno 2010
  14. ^ Informazione tratta dalla biografia autorizzata dello scrittore
  15. ^ Il 27 dicembre 2000, presso il palazzo dell'ambasciata presso la Santa Sede, nel corso del ricevimento per l'onomastico del Re, Messori ricevette le insegne di "Caballero" «per il suo impegno nella difesa della cultura iberica»
  16. ^ a b Il
  17. ^ Corrado Lamberti, Sito del CICAP - Il "falso" di Lourdes e la scienza bistrattata. URL consultato il 3 dicembre 2013.
  18. ^ Gad Lerner, Tu sei un bastardo: contro l'abuso delle identità, Milano, Feltrinelli, 2005 - ISBN 88-07-84060-X, 9788807840609, p. 51
  19. ^ Vittorio Messori, Pope Benedict XVI - The TIME 100, TIME. URL consultato il 24 agosto 2009.
  20. ^ "Il mio romanzo mai nato", dal sito dell'autore
  21. ^ Il sito internet autorizzato da Messori
  22. ^ alcune recensioni raccolte dall'autore
  23. ^ recensione della rivista 30Giorni
  24. ^ Albo d'oro Premio Cultura Histonium
  25. ^ Premio Tito Casini a Messori e Brambilla
  26. ^ Albo d'oro Premio La Torre
  27. ^ Premiato Vittorio Messori a Spalato
  28. ^ Messori premiato ad Alessandria
  29. ^ Messori premiato a Siena
  30. ^ Il “Pescatore 2012” è Vittorio Messori / Pag 30: Alto Garda e Ledro / anno 87 - n° 15 / 2012 / Rivista / Home - Vita Trentina Editrice

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sergio De Santis, Il mistero della gamba restituita (recensione critica del libro Il miracolo)

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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