Caso Edgardo Mortara

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Edgardo Mortara (a destra) insieme alla madre

Il caso Edgardo Mortara fu una vicenda storica, avvenuta in pieno Risorgimento italiano, nell'allora Stato Pontificio, riguardante la sottrazione, da parte delle autorità, di un bambino dalla propria famiglia di origine ebraica, avvenuto il 23 giugno 1858, a cui fece seguito il suo trasferimento a Roma.

I fatti ebbero inizio a Bologna, quando Edgardo Levi Mortara, nato il 27 agosto 1851, fu battezzato, all'insaputa dei suoi genitori, nel suo primo anno di vita, dalla domestica, che lo riteneva a rischio di morte imminente a causa di una malattia.

Per effetto delle leggi vigenti nello Stato Pontificio, che prevedevano l'obbligo di impartire un'educazione cattolica a tutti i battezzati, i genitori del bambino persero la patria potestà e Edgardo ricevette un'educazione in un collegio cattolico al di fuori della famiglia d'origine.

Una volta rivelato al grande pubblico, il "caso Mortara" divenne ben presto uno scandalo internazionale le cui ripercussioni si avvertono ancora oggi all'interno della Chiesa cattolica e ne influenzano tuttora le relazioni con le organizzazioni ebraiche. Alcuni storici cattolici[specificare quali] sostengono che dietro la risonanza del caso vi fosse la mano di Cavour che lo avrebbe utilizzato strumentalmente contro lo Stato pontificio per mettere in difficoltà i cattolici francesi e Napoleone III (in qualche modo era il garante dello Stato pontificio) e per poter sfruttare la situazione in favore del Piemonte.[1].

Il caso[modifica | modifica sorgente]

La sera del 23 giugno 1858 la polizia dello Stato Pontificio, che a quei tempi comprendeva ancora Bologna, si presentò alla porta della famiglia ebraica di Salomone Momolo Mortara e di sua moglie Marianna Padovani per prelevare il sesto dei loro otto figli, Edgardo (che all'epoca aveva sei anni) e trasportarlo a Roma dove sarebbe stato allevato dalla Chiesa.

La polizia agiva su ordine del Sant'Uffizio avallato da papa Pio IX[2]. I rappresentanti della Chiesa riferirono che una cameriera cattolica della famiglia Mortara, la quattordicenne Anna Morisi, aveva battezzato il piccolo Edgardo[3] durante una malattia ritenendo che se fosse morto sarebbe finito nel limbo. Il battesimo di Edgardo lo rendeva cristiano e secondo le leggi dello Stato pontificio una famiglia ebraica non poteva allevare un cristiano sebbene fosse il loro figlio. Le leggi dello Stato Pontificio non permettevano ai cristiani di lavorare per gli ebrei né agli ebrei di lavorare in casa di cristiani[4] (la legge peraltro restava largamente disattesa[3]). La stessa Morisi, secondo quanto riferito da Mortara, avrebbe ricevuto indicazione, sei anni dopo il fatto, di battezzare segretamente il fratello più piccolo di Edgardo, Aristide, anch'egli gravemente malato; la Morisi si rifiutò tuttavia di farlo, adducendo come ragione il fatto che aveva fatto analoga cosa per Edgardo reputando che non sarebbe sopravvissuto, e non voleva ripetere l'errore[4]. Questa sua indiretta confessione portò quindi, con circa sei anni di ritardo, le autorità ecclesiastiche a conoscenza del fatto che Edgardo Mortara era stato battezzato all'insaputa dei genitori[4].

Edgardo Mortara fu tradotto a Roma presso la Casa dei Catecumeni[5], istituzione nata a uso degli ebrei convertiti al cattolicesimo[3], e mantenuta con i proventi delle tasse imposte alle sinagoghe dello Stato Pontificio[3][6]. Ai suoi genitori non fu permesso di vederlo per diverse settimane e, quando in seguito fu loro concesso, non poterono farlo da soli[7]. Pio IX prese interesse personale alla storia e tutti gli appelli alla Chiesa, per il ritorno del piccolo presso i suoi genitori, vennero respinti.

Ripercussioni[modifica | modifica sorgente]

Il caso giunse alla ribalta sia in Italia che all'estero. Nel Regno di Sardegna, che allora era lo Stato indipendente centro dell'unificazione nazionale, sia il governo sia la stampa citarono l'accaduto per rafforzare le loro rivendicazioni alla liberazione delle terre italiane dall'influenza temporale dello Stato Pontificio.

Le proteste furono appoggiate da organizzazioni ebraiche e da figure politiche e intellettuali britanniche, americane, tedesche e francesi; proprio a Parigi l'episodio, unito ad altri atti di antisemitismo messi in atto dalla Chiesa e da personaggi del mondo cattolico, fu lo spunto per la nascita dell'Alleanza Israelitica Universale[7]. Ma le critiche non mancarono anche dai cattolici. L'abate francese Delacouture, docente di teologia, pubblicò sul quotidiano Journal des débats del 15 ottobre 1858, una sdegnata analisi del caso, ove lamentava che il rapimento del fanciullo Mortara era stato fatto "violando le leggi della religione, oltre quelle della natura".

Non passò molto tempo che i governi di tali Paesi si unirono al coro di chi chiedeva il ritorno di Edgardo dai suoi genitori. Protestò anche l'imperatore francese Napoleone III nonostante le sue guarnigioni permettessero al Papa di mantenere lo status quo in Italia[8]. Pio IX fu refrattario a tali appelli, principalmente provenienti da protestanti, atei ed ebrei. Quando una delegazione di notabili israeliti incontrò Edgardo nel 1859 egli disse: «Non sono interessato a cosa ne pensa il mondo». Inoltre nel suo memoriale annotò: «Allorché io venivo adottato da Pio IX tutto il mondo gridava che io ero una vittima, un martire dei gesuiti. Ma ad onta di tutto ciò, io gratissimo alla Provvidenza che mi aveva ricondotto alla vera famiglia di Cristo, vivevo felicemente in San Pietro in Vincoli e nella mia umile persona agiva il diritto della Chiesa, a dispetto dell'imperatore Napoleone III, di Cavour e degli altri grandi della terra. Che cosa rimane di tutto ciò? Solo l'eroico "non possumus" del grande Papa dell'Immacolata Concezione».[1] In un altro incontro fece partecipare Edgardo per mostrare che il ragazzo era felice sotto le sue cure. Nel 1865 disse: «Avevo il diritto e l'obbligo di fare ciò che ho fatto per questo ragazzo, e se dovessi farlo lo farei di nuovo».

Secondo i sostenitori della correttezza dell'azione pontificia, i suoi genitori, contravvenendo a una precisa legge dello Stato pontificio, avevano assunto una domestica cristiana, Anna Morisi che vedendo il piccolo in punto di morte, lo battezzò di nascosto. Solo alcuni anni dopo, per una serie di circostanze, la ragazza svela il fatto. La Chiesa proibiva il Battesimo dei bambini di famiglie non cattoliche, ma aggiungeva, e aggiunge anche oggi, che il sacramento poteva essere amministrato, anche contro il volere dei genitori, in punto di morte. II caso Mortara passa attraverso queste contraddizioni dottrinali e in questa situazione il papa pronunciò il suo non possumus (non possiamo). Essendo il battesimo religiosamente valido, da un punto di vista cattolico era dovere del Papa garantire al bambino un'educazione cristiana, non considerando né la non consapevolezza del bimbo quando ricevette il battesimo né il desiderio e la religiosità della sua famiglia d'origine. Si cercò inizialmente un compromesso con i Mortara: si provò a convincerli a far entrare il ragazzo in un collegio di Bologna: così sarebbe rimasto a contatto con la famiglia e a 17 anni avrebbe deciso il suo futuro, liberamente. Non fu trovato l'accordo con i genitori e nell'estate del 1858 il bambino fu portato via, a Roma.[1]

Il caso Mortara diffuse in Italia e all'estero l'immagine di uno Stato Pontificio anacronistico e irrispettoso dei diritti umani nell'età del liberalismo e razionalismo contribuendo a persuadere l'opinione pubblica in Francia e in Gran Bretagna sull'opportunità di permettere ai Savoia di muovere guerra contro lo Stato Pontificio nel 1859. Quando Bologna, alla fine della seconda guerra d'indipendenza, fu annessa al Regno di Sardegna, i Mortara fecero un ulteriore tentativo di riavere il loro figlio, ma non ci riuscirono.

Nel 1867 Edgardo entrò nel noviziato dei Canonici Regolari Lateranensi.

Dopo la Presa di Roma del 20 settembre 1870 i coniugi Mortara, tentarono nuovamente, ma Edgardo rifiutò di tornare. Di fronte a questa posizione inaspettata, il nuovo questore della città, si presentò nel convento di San Pietro in Vincoli chiedendo al ragazzo di lasciare quella vita ottenendo un nuovo rifiuto[1]. Per sottrarsi a ulteriori sollecitazioni, forse anche su suggerimento di Pio IX, Edgardo lasciò la città e si recò prima in Tirolo, poi in Francia[7].[1]

L'anno seguente suo padre Momolo morì. In Francia Edgardo venne ordinato prete all'età di ventitré anni e adottò il nome di Pio. Egli fu inviato come missionario in città come Monaco di Baviera, Magonza, Breslavia per convertire gli ebrei, peraltro con scarso successo. Egli imparò a parlare nove lingue incluso il basco.

Durante una serie di conferenze in Italia ristabilì i contatti con la madre e i fratelli, e tentò di convertirli[7]. Nel 1895 partecipò al funerale della madre e due anni più tardi fu negli Stati Uniti, ma l'arcivescovo di New York fece sapere al Vaticano che si sarebbe opposto ai tentativi di Mortara di evangelizzare gli ebrei in terra americana e che il suo comportamento metteva in imbarazzo la Chiesa. Mortara morì l'11 marzo 1940 a Liegi dopo aver passato diversi anni in un monastero[9].

Nella citata memoria in favore della beatificazione di Pio IX, menzionata in chiave apologetica anche da Vittorio Messori[1], Mortara scrive che poche settimane dopo il suo sequestro da parte delle guardie pontificie e la sua traduzione a Roma ricevette la visita dei suoi genitori, ma che non desiderava rientrare in famiglia, a suo dire per effetto di una «grazia soprannaturale» che lo tratteneva[4]; inoltre, come ulteriore prova addotta da Mortara a tale «grazia», questi riferì di avere ricevuto la visita dei suoi genitori dopo avere servito una messa ad Alatri, e di essersi spaventato, tanto da rifugiarsi sotto la tonaca di un sacerdote[4], sì da convincere il vescovo della città a tenerlo in custodia per «evitarne il rapimento» da parte dei genitori[4].

Tali dichiarazioni sono giudicate dalla pronipote di Edgardo, Elèna Mortara, in una sua intervista a Confronti, come caso esemplare di condizionamento subito nell'età evolutiva «da questo bambino di sei anni: violenza psicologica, esistenziale, religiosa»[7], al quale fu detto che la sua famiglia, ebraica, era «indegna» di crescerlo in quanto cattolico (tanto da considerare un favore e non un diritto rivederlo: «Ora peraltro codesti genitori si presentano a S. Santità non col solo sembiante di umili supplicanti, ma colla franchezza di chi credendosi oppresso da un atto arbitrario, chiede gli sia resa giustizia»[7]), e al quale furono tolti tutti i riferimenti familiari, sociali e psicologici[7] e che anche una volta cresciuto non si rese conto dell'abuso commesso nei suoi confronti e quello della sua famiglia a causa dell'«educazione cattolica ricevuta»[7] che «lo aveva portato a vedere un disegno provvidenziale nella sua condizione di figlio "adottato da Pio IX"»[7].

Più in generale, oltre a essere un argomento ricorrente della polemica antipapista, il caso Mortara fu una delle principali ragioni di opposizione (anche da parte cattolica[10]) alla beatificazione di Pio IX[5], avvenuta nel 2000.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Messori, op. cit.
  2. ^ (EN) Allcock, Michael; Rabinovitch, David (maggio 2007). «The End of the Inquisition» in Secret Files of the Inquisition, Public Broadcasting Service
  3. ^ a b c d Dawkins, op. cit., pp. 169–172
  4. ^ a b c d e f (EN) Edgardo Levi-Mortara's Testimony for Beatification of Pius IX in Agenzia ZENIT, 20 settembre 2000. URL consultato il 24 dicembre 2011.
  5. ^ a b Claudio Rendina, Il piccolo Edgardo, l'ebreo rapito dal Papa e difeso da Cavour in la Repubblica, 28 settembre 2008. URL consultato il 24 dicembre 2011.
  6. ^ La Controriforma - Papa Paolo IV e la sua bolla antiebraica - Misure persecutorie. URL consultato il 24 dicembre 2011.
  7. ^ a b c d e f g h i David Gabrielli, Edgardo Mortara rapito con la benedizione di Pio IX in Confronti, marzo 2000.
  8. ^ Cornwell, op. cit., p. 151
  9. ^ Brechenmacher, op. cit., p. 113
  10. ^ Marco Politi, Ma Pio IX sugli altari allontanerà i fedeli in la Repubblica. URL consultato il 24 dicembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]