Gaston de Foix-Nemours

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Gaston de Foix
Gaston de Foix.jpg
10 dicembre 1489 - 11 aprile 1512
Soprannome Folgore d'Italia
Nato a Mazères
Morto a Ravenna
Cause della morte colpo di picca
Dati militari
Paese servito Arms of the Kingdom of France (Moderne).svgRegno di Francia
Arma cavalleria
Anni di servizio 1507-1512
Grado Comandante generale dell'Armata Reale in Italia
Guerre Guerra della Lega di Cambrai
Battaglie
Comandante di Cavalleria

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Gaston de Foix-Nemours (Mazères, 10 dicembre 1489Ravenna, 11 aprile 1512) fu duca di Nemours, conte di Étampes e visconte di Narbona. Per le sue vittorie nella fulminea campagna che lo vide generale fu soprannominato "Folgore d'Italia". Giovanissimo divenne comandante generale dell'esercito di Luigi XII in Italia. Morì trafitto da una picca nella vittoriosa battaglia di Ravenna a soli 22 anni..

Origini familiari[1][2][modifica | modifica sorgente]

Gaston era il figlio primogenito dell'infante di Navarra, visconte di Narbona e conte di Étampes Jean de Foix[3] e di Marie d'Orléans[4].Gaston era perciò cugino dei re di Navarra Francesco Febo e Caterina, da parte di padre e quindi era nipote di Luigi XII di Francia, da parte di madre. La sua famiglia veniva dal mezzogiorno francese ed era imparentata con i regnanti di Navarra. Tipica stirpe della nobiltà francese di spada vantava una lunga tradizione nel mestiere delle armi; suo nonno Gastone IV di Foix combatté gli inglesi in Guienna nella Guerra dei Cent'anni e partecipò alla battaglia di Castillon, suo padre fu pretendente alla corona di Navarra, i suoi cugini Odet de Foix, Thomas de Foix-Lescun e André de Foix combatterono tutti nelle Guerre d'Italia, e tutti vi morirono.

Sua madre Marie d'Orleans era la sorella di Luigi XII, suo nonno materno, Carlo di Valois-Orléans, ferito ad Agincourt e rimasto per 25 anni prigioniero in Inghilterra era cavaliere dell'ordine del Toson d'Oro.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Monumento funebre a Gaston de Foix conservato al Castello Sforzesco di Milano

Nel 1500 successe al padre come conte di Étampes[1] e visconte di Narbona[1]. Nel 1505 aveva ceduto il titolo di Visconte di Narbona al Re, ottenendo in cambio, il 19 novembre 1507, la nomina a Duca di Nemours e quindi Pari di Francia (registrato il 14 gennaio 1508)[1]. Di Gaston de Foix da una descrizione Luigi da Porto in una sua lettera:

"...di statura piccolo, di pelo biondo, di grandissima indole e di guardatura regale e quasi divina. Leggiadrissimo nel corpo e ne' vestimenti onorato, era in lui grandissima liberalità; tanto ch'egli usava mentre ch'era nell'esercito di non porsi a mangiare, se prima non fossero stati chiamati tutti gli amici nella sua mensa. Era tutto soggetto, com'è costume d'ogni cuore valoroso, alle passioni d'amore; non però in guisa che a quelle posponesse la gloria delle armi e tralasciasse di quelle alcun degno fatto."

Governatore di Milano[modifica | modifica sorgente]

Gaston de Foix fu con Luigi XII nella sua discesa in Italia contro la Repubblica di Venezia, partecipò alla vittoriosa battaglia di Agnadello. Il 25 giugno 1511 venne nominato governatore di Milano al posto di Charles d'Amboise e nello stesso anno, ventunenne, fu nominato comandante dell'Armata Reale in Italia durante la Guerra della Lega di Cambrai. Nel novembre dello stesso anno fronteggiò l'armata svizzera chiamata dal papa a riprendere il Ducato di Milano. Il Foix concentrò tutte le vettovaglie nelle piazzeforti, a Gallarate cercò invano di procurar battaglia alla testa di 500 lance, 200 uomini d'arme del Re e numerose artiglierie, ma gli svizzeri rifiutarono. Scarsi di vettovaglie e privi dello stipendio promesso, le fanterie elvetiche rientrarono in Svizzera.

"La folgore d'Italia"[modifica | modifica sorgente]

Assicurata la Lombardia, il Foix mosse verso sud dove l'esercito ispano-pontificio posto sotto il comando del Viceré di Napoli Raimondo di Cardona aveva riconquistato tutte le terre del Ducato di Ferrara oltre il Po. L'armata radunata a Imola contava un migliaio di uomini d'arme spagnoli, 800 ginetti, 8.000 fanti e numerose artiglierie, più un nutrito seguito di baroni e signorie del Regno di Napoli al seguito del viceré; a questi si aggiungevano 800 uomini d'arme, 800 cavalleggeri e 8.000 fanti forniti dal papa e guidati da Fabrizio Colonna e Marcantonio Colonna, poiché il generale Prospero Colonna, sdegnato di dover servire sottoposto al Cadorna, si disse indisponibile a guidare l'esercito. Con queste forze il vicerè decise d'assedire Bologna, dove Gaston de Foix aveva inviato Odet de Foix con 2000 lanzichenecchi e 200 lance. L'esercito francese, raccolto a Finale si mosse all'alba, sotto una bufera di neve ed entrò l'indomani per Porta San Felice a Bologna, contava di 1300 lance, 6.000 lanzichenecchi e 8.000 tra fanti francesi e italiani. Saputa la venuta dei francesi, Raimondo de Cardona si ritirò a Imola. Liberata così Bologna il Foix proseguì verso Brescia, appena presa dai veneziani. L'avanzata francese fu rapidissima malgrado le nevi e il freddo, tanto che colse l'esercito veneziano ancora disorganizzato e ancora disperso. Un primo scontro fu nelle vicinanze d'Isola della Scala. Gaston de Foix schierò 700 uomini d'arme e 3000 fanti contro 300 uomini d'arme, 400 cavalleggeri e 12000 fanti al comando di Giampaolo Baglioni. Le cariche della cavalleria francese ruppero gli squadroni veneziani che volti in fuga lasciarono sul campo due cannoni e quasi 300 tra morti e feriti. L'avanzata continuò rapida fino a Brescia, non appena fatto campo il Foix ordinò immediatamente l'assalto delle mura cittadine presso la Porta della Pustrella, facilmente presa. Il giorno dopo furono dettate le condizioni alla città, il Foix si diceva disponibile a salvare beni e popolo eccetto i veneziani, ma Andrea Gritti rifiutò.

Assedio di Brescia[modifica | modifica sorgente]

La mattina del 18 febbraio 1512 Gaston de Foix scelse 400 uomini d'arme appiedati e 6.000 tra guasconi e lanzichenecchi con i cui penetrò nella città senza troppi intralci, poiché i soldati veneziani e la guarnigione cittadine si era ritirata nel Palazzo del Broletto. La battaglia fu feroce e alla fine i veneziani cedettero, nel frattempo l'esercito francese entrava tutto nella città. Il Foix aveva espressamente ordinato che finché fossero continuati i combattimenti nessuno si abbandonasse a saccheggi, pena la morte. Dei 500 uomini d’arme, 800 cavalli leggeri, 8000 fanti schierati dai veneziani ne morirono circa 8.000; i caduti francesi furono 5.000. Nella battaglia rimase gravemente ferito il Cavalier Baiardo e il comandante La Palice.

Conquistata la città il Foix acconsentì al saccheggio che fu particolare cruento, molti bresciani furono passati a fil di spada. Andrea Gritti fu imprigionato, Luigi Avogaro e i figli Pietro e Francesco vennero pubblicamente suppliziati mentre la città veniva volutamente abbandonata alle razzie dei soldati.

Della celerità straordinaria della campagna del Foix dice il Guicciardini:

"Fu celebrato per queste cose per tutta la cristianità con somma gloria il nome Fois, che con la ferocia e la celerità sua avesse, in tempo di quindici dì, costretto l'esercito ecclesiastico e spagnolo a partirsi dalle mura di Bologna, rotta alla campagna Giampaolo Baglioni con parte delle genti de' viniziani, recuperata Brescia con tanta strage de' soldati e del popolo; di maniera che per universale giudicio si confermava, non avere, già parecchi secoli, veduta in Italia nelle opere militari una cosa somigliante."

La Battaglia di Ravenna[modifica | modifica sorgente]

Nel marzo del 1512 Gaston si era garantito un saldo controllo dell'Italia settentrionale e diresse le truppe a sud con l'intento di prendere Ravenna. Cardona portò le truppe cautamente vicine alle linee francesi per guadagnare una forte posizione difensiva. Gaston poteva contare su circa 23.000 soldati, 8.500 dei quali erano lanzichenecchi, e 54 pezzi d'artiglieria (con il supporto di Alfonso I d'Este). Cardona su meno di 16.000 combattenti e 30 pezzi di artiglieria. La guarnigione cittadina contava circa 5.000 uomini. Gaston inviò un formale invito al combattimento a Cardona che prontamente accettò.

La decisiva battaglia di Ravenna venne combattuta l'11 aprile del 1512. Gli spagnoli avevano alle spalle il fiume Ronco e mantenevano un fronte abbastanza sicuro grazie agli ostacoli e ai fossati preparati dal famoso geniere Pedro Navarro. Gaston lasciò 2.000 uomini a sorvegliare Ravenna e mosse il resto dei suoi uomini contro Cardona. I francesi formarono un semicerchio attorno ai fossati nemici e cominciarono a sparare dai fianchi verso le postazioni spagnole. Il fuoco nemico non preoccupò la ben protetta fanteria spagnola ma la cavalleria subì pesantemente l'attacco e si lanciò all'assalto dei francesi senza alcun ordine. I francesi li respinsero senza difficoltà e contrattaccarono. Un'ora di lotta sanguinosa venne combattuta tra spagnoli e lanzichenecchi nelle trincee finché i due cannoni che Gaston aveva mandato dietro le linee spagnole aprirono il fuoco sulla retroguardia nemica causando enormi danni e ingenti perdite.

La battaglia era vinta ma durante l'attacco Gaston, che aveva personalmente condotto una carica di cavalleria contro la fanteria di Cardona, venne ucciso. I francesi avevano perso 9.000 uomini; gli spagnoli quasi l'intera armata e avevano subìto la cattura di Pedro Navarro. La morte di Gaston de Foix fu però un colpo durissimo per i francesi e l'esito delle guerre italiane sarebbe forse stato diverso se il giovane e impetuoso comandante fosse sopravvissuto.

Il re di Francia Francesco I commissionò per il condottiero il grandioso Monumento funebre a Gaston de Foix, rimasto incompiuto a seguito della cacciata dei francesi da Milano e oggi conservato nei Musei del Castello Sforzesco.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d (EN) Nobiltà tolosana
  2. ^ (EN) Casa di Foix- genealogy
  3. ^ Jean de Foix era figlio di Gastone IV di Foix e la regina di Navarra Eleonora d'Aragona
  4. ^ Marie d'Orléans era figlia del duca d'Orléans, Carlo e della sua terza moglie, Maria di Clèves

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dupuy, Trevor N., Harper Encyclopedia of Military History. New York: HarperCollins, 1993. ISBN 0-06-270056-1
  • Norwich, John Julius (1989). A History of Venice. New York: Vintage Books. ISBN 0-679-72197-5.
  • Taylor, Frederick Lewis (1973). The Art of War in Italy, 1494-1529. Westport: Greenwood Press. ISBN 0-8371-5025-6.
  • Baumgartner, Frederic J., "Louis XII" New York: St.Martin's Press, 1996. ISBN 0-312-12072-9

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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