Luigi da Porto

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Lapide commemorativa di Luigi da Porto, Contrà Porti, Vicenza

Luigi da Porto (Vicenza, 1485Vicenza, 10 maggio 1529) è stato uno scrittore e storiografo italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Discendente di una nobile famiglia vicentina, molto presto venne educato alle armi e alle lettere presso un parente di Urbino. Ebbe una vita avventurosa di amori e spade, fino alla scaramuccia in Friuli con dei soldati tedeschi nel 1511 durante uno scontro vicino al fiume Natisone. Letterato fine e poco conosciuto scrisse delle Rime pubblicate nel 1539, e una settantina di Lettere storiche, pubblicate nel 1857, sugli avvenimenti politici e bellici seguiti alla lega di Cambrai.

Di lui rimane mistero soprattutto per la Historia nuovamente ritrovata di due nobili amanti (Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti, pubblicata nel 1530 circa e successivamente ristampata insieme alle Rime nel 1539, con la revisione linguistica di Pietro Bembo), novella che Luigi da Porto scrisse nella pace della sua villa di Montorso Vicentino, convalescente per le ferite dell'animo e del corpo. La storia racconta del tormentato amore di Romeus e Giulietta, da cui William Shakespeare trasse in seguito ispirazione per la sua più famosa tragedia, Romeo e Giulietta. [1]

Oggi Verona è considerata in tutto il mondo la città dell'amore per essersi legata indissolubilmente con la novella di Romeo e Giulietta. Di Montorso, il paesino semi sconosciuto del vicentino, non rimane che la splendida villa Da Porto-Barbaran, senza traccia alcuna della novella famosa nel mondo.

Romeo e Giulietta[modifica | modifica sorgente]

I cosiddetti castelli di Romeo e Giulietta a Montecchio Maggiore, che in realtà furono due rocche scaligere.

L'ispirazione per la storia a sua volta deriva probabilmente da un racconto di Masuccio Salernitano, Mariotto e Ganozza, che Da Porto rielabora, modernizzandola e introducendovi numerosi elementi poi ripresi dal grande drammaturgo inglese.[2]

Già nell'esordio c'è l'intenzione dell'autore di inserire le vicende in una cornice verosimilmente storica: si tratta una pausa dei combattimenti in cui egli era impegnato, e una marcia di trasferimento da Gradisca a Udine, con l'introduzione di un narratore esterno, l'arciere Pellegrino un amico di ventura dello scrittore al quale è demandato il compito di consolare Luigi da una delusione d'amore, narrando una vicenda da cui si comprenda come «lo star molto nella prigion d'amore si disdica, sì tristi son quasi tutti è fini, a' quali egli ci conduce, ch'è uno pericolo il seguirlo». La prova è in un racconto assai diffuso nella sua città di origine, Verona, su due giovani amanti.

Il conferire al racconto il carattere di una leggenda locale, inserita in un preciso momento della vita dello scrittore, serve a dare alla vicenda un fondamento di verità. Il nome delle due famiglie ostili, Cappelletti e Montecchi, sono forse di origine dantesca, si ricordi anche che la rivalità di due famiglie è alla base dell'infelice amore di Paolo e Daria nel poemetto di Gaspare Visconti, "Di dui amanti"; e ancora da Alighieri è probabile che derivi il nome di Romeo, da Romeo di Villanova in Paradiso canto VI v.127. La vicenda è trasportata ai tempi di Bartolomeo della Scala, nel 1301-1304, a Verona, città che ai tempi di Da Porto era strategicamente importante per Venezia.

Montorso Vicentino, dimora dell'autore dopo le gravi ferite del Friuli, dista solo un tiro di schioppo da Montecchio Maggiore. Dalle finestre di villa Da Porto a Montorso la vista sulle maestose rocche scaligere di Montecchio, doveva apparire davvero suggestiva: è verosimile che tale immagine, di due castelli (ora chiamati Castelli di Romeo e Giulietta) quasi in contrapposizione tra loro, sia stata di ispirazione all’ideazione della novella, non fosse altro che per l’accostamento tra il nome di Montecchio e quello di Montecchi attribuito proprio dal Da Porto alla famiglia di Romeo, sebbene l’ambientazione letteraria sia stata comunque da sempre collocata nella città di Verona.

Altre teorie più recenti e documentate[3] danno invece al racconto un carattere più autobiografico, per cui dietro Romeo e Giulietta si celerebbero le figure di Luigi stesso e di sua cugina Lucina Savorgnan, implicati entrambi nelle vicende di faide tra Strumieri e Zamberlani che infiammavano il Friuli nel primo Cinquecento, culminando con la rivolta della Crudel Zobia Grassa. Ad avvalorare queste teorie ci sarebbero corrispondenze tra le cronache friulane e i particolari del racconto di Da Porto e alcuni dettagli che rispecchiano più la situazione urbanistica di Udine che non a quella di Verona.[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Peter Brand, Lino Pertile, The Cambridge History of Italian Literature, Cambridge University Press, 1996, p. 227, ISBN 0-521-43492-0.
  2. ^ Nicole Prunster (traduzione e cura di), Romeo and Juliet Before Shakespeare: Four Early Stories of Star-crossed Love (Renaissance and Reformation Texts in Translation, No. 8), Toronto, Centre for Reformation and Renaissance Studies, 2000, pp. 6 e segg., ISBN 0-7727-2015-0.
  3. ^ Albino Comelli e Francesca Tesei, Giulietta e Romeo: l’origine friulana del mito (Biblioteca 80), Firenze, L’Autore Libri, 2012. ISBN 9788851725440
  4. ^ Luigi Da Porto, Giulietta e Romeo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Carlo Pulsoni, Bembo correttore di Luigi Da Porto?, “Aevum”, LXVII (1993), pp.501-18.

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