Giampaolo Baglioni

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Giampaolo Baglioni
"Ritratto di Giampaolo Baglioni", nella Serie gioviana.
"Ritratto di Giampaolo Baglioni", nella Serie gioviana.
Signore di Perugia
Altri titoli Conte di Bettona e Spello
Nascita Perugia, 1470 ca.
Morte Roma, maggio 1520
Casa reale Baglioni
Padre Rodolfo Baglioni († 1501)
Madre Francesca di Simonetto da Castel San Pietro di Orvieto
Consorte Ippolita Conti
(LA)
« Unguibus et rostro atque aliis armatus in hostem »
(IT)
« Armato contro il nemico con gli artigli,il becco e le ali »
(Il motto di Giampaolo Baglioni[1])

Gian Paolo Baglioni (Perugia, 1470 circa – Roma, 11 giugno 1520) è stato un condottiero e politico italiano, Signore di Perugia, Conte di Bettona e Spello.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Rodolfo Baglioni e di Francesca di Simonetto da Castel San Pietro di Orvieto, Giampaolo nacque intorno al 1470, a Perugia. Giampaolo, fu subito impiegato al fianco di Camillo Vitelli e Paolo Orsini contro i fuoriusciti perugini, che cercavano di impossessarsi del capoluogo umbro a danno proprio dei Baglioni; tra questi, vi era Bernardino Ranieri, che venne affrontato a Schifanoia, l'8 giugno 1491, dove Giampaolo e gli altri batterono il nemico e bruciarono la città[2]. Quindi, doopo essere transitato per Ripa e Resena (Perugia), il 10 giugno il Baglioni, sempre con la stessa compagnia, assalì nuovamente il Ranieri, dando alle fiamme Civitella Benazzone[3].

Il Grifone nello stemma dei Baglioni

Militò, a partire dal 1493, al servizio della Repubblica di Firenze durante la campagna contro Montepulciano, ribellatasi e confederatasi alla Repubblica di Siena, nonché nella guerra contro i veneziani e i pisani nel 1498. Partecipò, inoltre, al sostegno della fazione degli Atti a Todi (1494 e 1497) e alla campagna contro i conti di Sterpeto e i Chiaravallesi.

All'atto della strage dei suoi fratelli e cugini, organizzata nella notte fra il 14 e il 15 luglio 1500 da Carlo e Grifonetto Baglioni e da Gerolamo Della Penna (le cosiddette "nozze di sangue"), riuscì a salvarsi con l'aiuto di alcuni studenti dello Studium perugino, che lo nascosero e lo fecero uscire dalla città travestito.

Raggiunto a Marsciano Vitellozzo Vitelli, ottenne le milizie necessarie per recuperare Perugia, dove il governo era stato assunto da Carlo Baglioni e da Gerolamo Della Penna, i quali fuggirono senza opporre resistenza. Gian Paolo, con il padre Rodolfo e con il cugino Adriano, assunse il potere con la denominazione di "difensore dell'ecclesiastico Stato di Perugia". Nel 1500, si pose a servizio della Repubblica di Siena e di papa Alessandro VI, combattendo nella guerra voluta dal papa contro i Colonna, espugnando Acquapendente, dove si era rifugiato Altobello da Canale, e, successivamente, Viterbo. Fu impegnato, altresì, nella guerra contro Piombino, ma, quando Cesare Borgia aggredì il Ducato di Urbino, temendo le mire pontificie contro Perugia, patrocinò, con Pandolfo Petrucci, la dieta di Magione (tenutasi il 9 ottobre 1502), nella quale si accordarono anche i Bentivoglio di Bologna e i Vitelli di Città di Castello. Ma quando, il mese successivo, gli Orsini e i Bentivoglio dichiararono al convegno di Chianciano di preferire un accordo con Cesare Borgia, egli, sostenuto dai Vitelli e da Pandolfo Petrucci, cercò di dissuaderli. Quando il duca Valentino, dopo la strage di Senigallia in cui furono uccisi Vitellozzo Vitelli e molti membri della famiglia Orsini, si diresse verso Perugia, nella quale entrò nel gennaio 1503, egli, dapprima, si ritirò a Siena, quindi, a Lucca e Pisa. Morto Alessandro VI, rientrò in Perugia con il sostegno della Repubblica di Siena e, presso Bracciano, sconfisse Cesare Borgia fuggito da Roma, costringendolo a ritornare presso papa Giulio II.

Sotto il Pontificato di quest'ultimo fu costretto a cercare la mediazione di Francesco Maria I della Rovere e del cardinale Francesco Alidosi e ad accordarsi col pontefice, accettandone le petizioni, relative alla presenza stabile di un legato pontificio con diritto di ratifica delle deliberazioni delle magistrature perugine. A partire dal 1511 fu al soldo veneziano, riconquistando, per la Serenissima, Verona, Vicenza, Bergamo e Brescia.

Morto il pontefice, rientrò in Perugia per ristabilire la propria supremazia, ma, già, nella seconda metà del 1513, tornò a servizio di Venezia. Scaduta la condotta veneziana, accettò il richiamo pontificio inerente, in quanto vassallo, a prestare servizio nell'esercito ecclesiastico, ottenendo in cambio l'investitura del feudo di Bettona. Pertanto, nel 1516, in qualità di consigliere militare, seguì Lorenzo II de' Medici nella guerra contro il Ducato di Urbino, ma il suo atteggiamento nei confronti dei Medici divenne ambiguo a partire dall'anno seguente, allorquando Francesco Maria della Rovere tentò il recupero del Ducato. Gian Paolo, infatti, intravedeva nella politica dei Medici una continuità ideale con quanto praticato nel decennio precedente dai Borgia. Per questo, papa Leone X, temendo un'alleanza tra i Baglioni e i Della Rovere, lo fece arrestare nel marzo 1520 e lo fece rinchiudere in Castel Sant'Angelo, ove fu decapitato la notte dell'11 giugno 1520. Fu sepolto nella chiesa romana di Santa Maria in Traspontina.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bonazzi L., Storia di Perugia, a cura di G. Innamorati, vol. II (1495-1860), Città di Castello, 1960.
  • De Caro G., Gian Paolo Baglioni, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 5, pp. 217-220.
  • Gattoni M., L'alleanza naturale tra due medie potenze del Rinascimento: Siena e Perugia nelle fonti senesi, perugine, fiorentine e veneziane, in "Bollettino della Deputazione di storia patria per l'Umbria", XCIV (1997), pp. 103-138.
  • Gattoni M., Pandolfo Petrucci e la politica estera della Repubblica di Siena (1487-1512), Siena, Cantagalli, 1997.
  • Gattoni M., Leone X e la geo-politica dello Stato Pontificio (1513-1521), Città del Vaticano, Collectanea Archivi Vaticani (47), 2000.
  • Giubboni M.,"Giampaolo Baglioni condottiero perugino del 1500 e il suo tempo",Città di Castello,2007
  • Pellini P., Dell'Historia di Perugia, Venetia, 1664.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Biografia di Giampaolo Baglioni
  2. ^ Ariodante Fabretti, "Cronaca della Città di Perugia dal 1309 al 1491, Nota col nome di Diario del Graziani", 1850, pag.607
  3. ^ Ariodante Fabretti, op.cit, pag.607-608