Duca di Valentinois

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Duca di Valentinois (francese: Duc de Valentinois; italiano: Duca Valentino), in precedenza Conte di Valentinois, è un titolo di nobiltà, in origine fra i Parìa di Francia. È attualmente uno dei molti titoli ereditari rivendicati dal Principe di Monaco nonostante la sua estinzione nel diritto francese nel 1949. Anche se inizialmente indicava il controllo amministrativo del Ducato di Valentinois, il ducato da allora è diventato parte della Francia, rendendo il titolo semplicemente uno di nobilità.

È stato creato almeno quattro volte: il 17 agosto 1498, per Cesare Borgia, nel 1548 per Diana di Poitiers, nel 1642 per il Principe Onorato II di Monaco, e più recentemente nel 1715 per il Principe Giacomo I di Monaco.

Prima creazione[modifica | modifica wikitesto]

Luigi XII di Francia creò Cesare Borgia Duca di Valentinois nel 1498. Sia la forma italianizzata di questo titolo che la sua precedente nomina come Cardinale di Valencia portò all'uso comune del soprannome: "Il Valentino".

Seconda creazione[modifica | modifica wikitesto]

Enrico II di Francia creò Diana di Poitiers Duchessa di Valentinois nel 1548.

Terza creazione[modifica | modifica wikitesto]

Re Luigi XIII di Francia creò il titolo con lettere patenti, firmate nel maggio 1642 e registrate il 18 luglio 1642, come un insieme di diverse proprietà nella provincia francese del Dauphiné che erano state date in precedenza ad Onorato II, Principe di Monaco.

La prima persona a detenere in titolo fu Onorato II, Principe di Monaco, principe regnante all'epoca della sua creazione; alla sua morte passò a suo figlio Luigi I, e quindi al figlio di Luigi Antonio. Tuttavia, dato che l'eredità del titolo era limitata agli eredi maschi, e poiché Antonio aveva soltanto figlie femmine e nessun maschio, dové passare a suo fratello, Francesco Onorato Grimaldi, ma si estinse il 22 luglio 1715 quando Francesco Onorato perso il suo diritto di succedere ad Antonio.

Quarta creazione[modifica | modifica wikitesto]

Il 20 ottobre 1715, la figlia maggiore ed erede di Antonio Luisa Ippolita sposò Jacques-François de Goyon-Matignon, che aveva firmato un contratto il 5 settembre 1715 con il quale era stato costretto a prendere il cognome Grimaldi. Luigi XV a quel punto ricreò il titolo di Valentinois con lettere patenti, firmato nel dicembre 1715 e registrato il 2 settembre 1716, per Jacques, che era succeduto al suocere come Principe Giacomo I; come la precedente creazione, la sua ereditarietà era ristretta agli eredi maschi.

Dopo l'abdicazione di Giacomo nel 1733, il titolo passò senza interruzioni per diverse generazioni di Principe in Principe: da Giacomo ad Onorato II, Onorato IV, Onorato V, Florestano I, Carlo III, Alberto I. Alberto concesse il titolo di Duchessa di Valentinois alla nipote adottiva Charlotte, ormai noto come Principessa Charlotte, Duchessa di Valentinois, il 20 maggio 1919. Il 20 marzo 1920, poco dopo il matrimonio di Charlotte con Pierre de Polignac, egli, come Jacques-François de Goyon-Matignon, prese il titolo di Duca di Valentinois, avendo già cambiato il suo cognome in Grimaldi.

Luigi II, che successe ad Alberto I nel 1922, non detenne il titolo di Valentinois per se stesso. Anche se suo padre aveva concesso il titolo di Valentinois a Charlotte, il suo diritto di successione rimase con Luigi e la sua discendenza; di conseguenza, alla sua morte senza eredi maschi nel 1949, esso diventò estinto per la legge francese e sotto la legge salica. Tuttavia, il suo successore, Ranieri III, lo rivendicò ancora, forse nella convinzione, come suggerito da François Velde, che fu "implicitamente ricreato per Charlotte dalla repubblica francese nel 1919 quando la sua adozione fu approvata". Tuttavia, le varie repubbliche francesi non hanno mai creato, né ricreato nessuna ducato.

Con la morte del Principe Ranieri il 6 aprile 2005, il titolo passò a suo figlio, l'attuale Alberto II di Monaco.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Velde, Francois, Monaco in Heraldica. URL consultato il 27 marzo 2005.
  • Cesare Borgia in The Columbia Electronic Encyclopedia. URL consultato il 4 maggio 2005.

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]