Fortezza di Palmanova

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Fortezza di Palmanova
Palmanova aerea.jpg
Ubicazione
Stato Italia Italia
Città Palmanova
Coordinate 45°54′19.24″N 13°18′35.76″E / 45.905344°N 13.309933°E45.905344; 13.309933Coordinate: 45°54′19.24″N 13°18′35.76″E / 45.905344°N 13.309933°E45.905344; 13.309933
Informazioni generali
Utilizzatore Repubblica di Venezia
Inizio costruzione 1593 (prima cerchia)
Termine costruzione 1806 (terza cerchia)

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La fortezza di Palmanova vista dal satellite

La fortezza di Palmanova fu concepita e realizzata come struttura fortificata di confine. Svolse fin dall'inizio un ruolo dissuasivo: già all'epoca della guerra di Gradisca, malgrado fosse lontana dal completamento, funzionò da punto avanzato delle operazioni belliche veneziane.

Il suo nome originale era Palma, simbolo della vittoria, a ricordo della battaglia di Lepanto.[1] Il "nova" venne infatti aggiunto due secoli dopo la fondazione da Napoleone Bonaparte.[2]

Progetto e costruzione della fortezza[modifica | modifica wikitesto]

Le tre cerchie fortificate, che rendono la fortezza di Palmanova simile ad una stella, non sono state eseguite contemporaneamente, ma realizzate in tempi diversi: la prima e la seconda dai Veneziani, la terza dai francesi di Napoleone Bonaparte nei primi dell'Ottocento.

Agli inizi del 1593 Giulio Savorgnan presentò un preventivo di spesa riferito all'esecuzione di un solo bastione con la relativa cortina, e Bonaiuto Lorini, subito dopo, propose il progetto di una pianta poligonale a undici lati. Il 29 gennaio dello stesso anno il Senato decise per un decagono, ma il 17 settembre optò per l'ennagono, anche per ragioni economiche (più alto il numero dei bastioni e più dispendiosa la costruzione).

Marc'Antonio Martinengo di Villachiara, che nel 1593 ricevette dal Senato la nomina a capo da guerra, fu inviato in Friuli a individuare un'idonea ubicazione della nuova fortezza, e presentò anch'egli al Senato il proprio progetto, che tuttavia non venne accettato. Si realizzarono invece due copie di un modello, nel quale i bastioni erano rappresentati in base alle proposte di Giulio Savorgnan, mentre la strada coperta, la controscarpa e la sezione dei parapetti su quelle del Villachiara.

Prima cerchia (1593)[modifica | modifica wikitesto]

I lavori per la realizzazione della prima cerchia e del fossato richiesero circa trent'anni e si conclusero nel 1623. Le prime operazioni attuate definirono il centro e le punte dei bastioni segnando i limiti della cinta. Per i lavori di scavo della fossa si procedette a gradoni asportando la terra e accumulandola per innalzare bastioni e cortine. Liberato il terreno dai sassi e battuta la terra si procedette quindi alla "incamisadura", ossia al contenimento della terra con muri di pietra e mattoni. Il materiale necessario per questi lavori fu ingente: giunsero a Palma 50.000 carri di pietre; per la realizzazione dei soli rivellini furono necessari ben 40.500 carri di materiale. Le strutture principali furono ultimate nel 1599.

Nello stesso tempo si completò un perimetro di 7 chilometri e si realizzarono passaggi sotterranei per 5 chilometri e mezzo.

Seconda cerchia (1658)[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione della seconda cerchia fortificata venne iniziata nel 1658 con l'innalzamento dei rivellini a protezione delle tre porte d'ingresso alla fortezza, e terminò nel 1690.

Terza cerchia (1806)[modifica | modifica wikitesto]

La terza cerchia, la più esterna, venne costruita a partire dal 1806 da Napoleone che incaricò del progetto il generale del genio Chasselops. Alla direzione dei lavori attese il maggiore Laurent e alla supervisione Eugenio di Beauharnais. Le opere si protrassero fino al 1813, anno dell'abbandono del Friuli da parte delle truppe francesi.

Al termine dei lavori del periodo napoleonico Palmanova si trova circondata da tre ordini di fortificazioni composti da terrapieni, fosse, lunette, rivellini, porte e controporte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovan Battista Pellegrini, Introduzione all'Atlante storico-linguistico-etnografico friulano (ASLEF), Istituto di glottologia dell'Università di Padova, 1972, p. 198.
  2. ^ Alvise Zorzi, Venezia, Repubblica di terra e mare, Touring, 2002, p. 118, ISBN 978-88-365-2549-2.

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