Assedio di Candia

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Assedio di Candia
parte della Guerra di Candia
Mappa di Candia del 1651.
Mappa di Candia del 1651.
Data 1647 - 5 settembre 1669
Luogo Candia, Creta
Esito Resa veneziana
Schieramenti
Comandanti
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L'Assedio di Candia fu un episodio della guerra di Candia combattuta tra Venezia e l'Impero Ottomano per il possesso di Creta, durante il quale la città di Candia, capitale dell'isola, subì un estenuante assedio, forse il più lungo della Storia, durato 22 anni, dal 1647 al 1669, e terminato con la conquista turca della città e dell'isola.

L'assedio[modifica | modifica wikitesto]

Dopo le iniziali scaramucce, nel maggio del 1648 inizia per Candia il vero e proprio assedio. I Turchi impiegano tre mesi per completare il blocco da terra e dal mare della città, cui tagliano i rifornimenti idrici.

Per i successivi 12 anni i Turchi bombardano incessantemente la città, senza riuscire ad aver ragione delle sue difese, rafforzate un secolo prima su progetto dell'architetto veronese Michele Sanmicheli, per quanto esse siano in parte compromesse dalla carenza di manutenzione.
Nel 1660 affluiscono in difesa di quell'ultimo baluardo cristiano contingenti di volontari francesi agli ordini di Almerico d'Este, anche se formalmente guidati dai Cavalieri Ospitalieri per non danneggiare i rapporti diplomatico-commerciali di Parigi con l'Impero Ottomano.

Nel 1667 è il Gran Visir in persona, Ahmed Köprülü, ad arrivare a Creta per condurre le operazioni d'assedio, che riceve nuova linfa anche grazie ai preziosi consigli del colonnello veneziano disertore Andrea Barozzi.
Nel 1668 il contingente di circa 600 gentiluomini francesi di Le Feuillade arriva a rinforzare le difese di Candia, rendendosi protagonista di valorose ma anche avventate sortite che ne causano velocemente la decimazione: i circa 230 superstiti ripartono per la Francia nei primi giorni del 1669.
L'anno successivo arrivano a Candia anche i 6000 uomini di Francois de Beaufort e Philippe Nevailles: è condotto un tentativo di spezzare l'assedio con un attacco congiunto da terra e dal mare del contingente francese e della flotta di Lazzaro Mocenigo fallisce. Il 24 luglio, durante tale tentativo La Thérèse, nave da guerra francese da 900 tonnellate e 58 cannoni, affonda di fronte a Candia per un'esplosione accidentale della santabarbara: l'evento ha un effetto devastante sul morale dei difensori della città.
Anche a causa di dissidi con i comandanti veneziani, ad agosto i Francesi lasciano Candia; rimangono solo 3600 uomini validi a difendere i bastioni.

Il 5 settembre 1669, dopo 22 anni di assedio, 29.000 caduti tra i difensori e 108.000 tra gli assedianti, il Capitano Generale da Màr Francesco Morosini, comandante delle forze veneziane, firma la resa con l'onore delle armi e la possibilità per tutti i cristiani di lasciare la città senza portare nulla con sé.
La firma della resa da parte di Morosini senza la preventiva autorizzazione del Senato veneziano costò a quest'ultimo non poche difficoltà al rientro in patria e nella successiva carriera politica, anche se seppe riscattarsi in seguito nella Guerra di Morea sino a guadagnarsi il soprannome di Peloponnesiaco e ad accedere alla dignità dogale.

Si dice che Papa Clemente IX cadde malato nell'ottobre di quell'anno alla notizia della caduta di Candia: morì nel dicembre 1669.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Franco Cardini, Il Turco a Vienna. Storia del grande assedio del 1683, Laterza, 2011, ISBN 978-88-420-8879-0;
  • Gherardo Ortalli, Venezia e Creta, Venezia, 1998;
  • Maria Pia Pedani, Venezia porta d'Oriente, Bologna, 2010;
  • (FR) Giovanni Paolo Manara, L'espion turc, Amsterdam, 1684.