Pace di Vestfalia

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Pace di Vestfalia
La ratifica del Trattato di Münster
La ratifica del Trattato di Münster

Data 15 maggio 1648 e 24 ottobre 1648
Luogo Münster e Osnabrück
Premessa Guerra dei trent'anni (fase francese)
Esito Fine della guerra
Modifiche territoriali La Francia ebbe la Lorena, Metz, Toul, Verdun, i territori asburgici dell'Alsazia
Il Palatinato fu diviso tra il figlio di Federico V ed il duca Massimiliano di Baviera, che ottenne l'Alto Palatinato.
Il Brandeburgo (futura Prussia) ricevette la Pomerania Orientale e i vescovadi di Magdeburgo, Halberstadt, Kammin e Minden, nonché i territori di Cleves, Mark e Ravensberg in seguito alla risoluzione della disputa per i territori del defunto Duca di Jülich-Cleves-Berg.
I Paesi Bassi e la Svizzera furono riconosciuti sovrani ed indipendenti dall'Impero. Fu invece ufficialmente riconosciuto soppresso il Regno d'Italia, considerato ufficialmente parte dell'Impero.
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La pace di Vestfalia del 1648 pose fine alla cosiddetta guerra dei trent'anni, iniziata nel 1618, e alla guerra degli ottant'anni, tra la Spagna e le Province Unite. Essa si divide nei tre trattati firmati due a Münster e uno a Osnabrück (ricordati, appunto, come Trattato di Münster[1] e Trattato di Osnabrück). La pace venne poi completata con il Trattato dei Pirenei, del 1659, che mise fine alle ostilità tra Spagna e Francia.

Contestualizzazione[modifica | modifica wikitesto]

All'origine della guerra dei trent'anni può collocarsi il desiderio dei prìncipi tedeschi di porre definitivamente un freno alle aspirazioni restauratrici del nuovo imperatore asburgico, aspirazioni sostenute dalla Spagna. Tra le pretese dell'imperatore vi era, infatti, quella di privare i principi tedeschi del diritto a determinare la religione dei propri regni, sancito dalla pace di Augusta nel 1555, secondo il principio del "cuius regio, eius religio".

Con il trattato di Vestfalia si inaugurò un nuovo ordine internazionale, un sistema in cui gli Stati si riconoscono tra loro proprio e solo in quanto Stati, al di là della fede dei vari sovrani. Assume dunque importanza il concetto di sovranità dello stato e nasce una comunità internazionale più vicina a come la si intende oggi.

La pace di Vestfalia fu firmata in due località separate a causa dei dissidi tra i cattolici e i protestanti. Cosicché dapprima si riunirono i cattolici a Münster e i protestanti a Osnabrück. Come mediatori furono invitati il nunzio pontificio a Colonia Fabio Chigi e l'ambasciatore veneziano Alvise Contarini

Tuttavia la Svezia non accettò che i rappresentanti del Papa fungessero da mediatori, né, d'altra parte il nunzio pontificio volle trattare con gli scismatici.

In conclusione le trattative fra la Spagna e le Province Unite e quelle fra la Francia e l'Impero si tennero a Münster e alle seconde parteciparono entrambi i mediatori.

Le trattative fra l'Impero e la Svezia (e i protestanti tedeschi suoi alleati) si tennero invece a Osnabrück con la partecipazione del solo mediatore veneziano.

I due trattati di Münster concernettero la pace fra la Francia e l'Impero, fra le Province Unite e la Spagna. Il trattato di Osnabrück riguardò la pace fra la Svezia e l'Impero.

I due trattati con la Francia e con la Svezia, di fatto con i cattolici e con i protestanti, con il nome di Instrumentum pacis, divennero una sorta di costituzione del Sacro Romano Impero nel suo ultimo secolo e mezzo di esistenza.

Essi sancirono la sconfitta delle ambizioni asburgiche di imporre il cattolicesimo come religione dell'Impero, decretando invece la libertà degli stati tedeschi in materia religiosa e, di fatto, la definitiva affermazione del protestantesimo. Inoltre l'Instrumentum pacis concedeva agli stati tedeschi la libertà di avere una propria politica estera. Fra Spagna e Francia non fu firmato alcun trattato e continuò la guerra.

Condizioni di pace[modifica | modifica wikitesto]

I princìpi sanciti dalla pace furono i seguenti:

  • Riguardo alla questione religiosa fu confermata la Pace di Augusta (1555), fu estesa la tolleranza anche ai calvinisti, e fu stabilito che i sovrani dovessero rispettare le minoranze religiose e che i beni ecclesiastici in possesso dei protestanti fino al 1624, non fossero restituiti alla Chiesa cattolica. I provvedimenti attinenti agli aspetti ecclesiastici includevano il divieto di persecuzione religiosa in Germania e la riaffermazione della pace di Augusta. Se però un principe si fosse convertito ad altra religione, non avrebbe più avuto alcun diritto sulle proprie terre (misura atta a controllare la diffusione della Riforma). La pace di Vestfalia determinò la fine di un lungo periodo di guerre di religione: i successivi conflitti armati in Europa furono intrapresi per motivi di ordine esclusivamente politico.
  • Riguardo all'ordinamento interno del Sacro Romano Impero, fu riconosciuta ai prìncipi la piena sovranità territoriale e il diritto di stringere alleanze, purché non fossero contro l'Imperatore e l'Impero.

Riguardo ai mutamenti territoriali:

L'Europa dopo la Pace di Vestfalia
Il Sacro Romano Impero nel 1648

La Spagna, che non aveva aderito alla Pace di Vestfalia, riuscì a occupare il porto di Dunkerque, nelle Fiandre, ma il Cardinale Mazzarino si alleò con l'Inghilterra, promettendole, in caso di vittoria, Dunkerque e la Giamaica; l'esercito francese, al comando del maresciallo di Francia Henri de La Tour d'Auvergne, visconte di Turenne, riuscì a sconfiggere nella battaglia delle Dune, presso Dunkerque (14 giugno 1658), gli spagnoli guidati dal Gran Condé. Filippo IV fu costretto così a firmare la Pace dei Pirenei (1659), che segnò il declino degli Asburgo di Spagna.

Il paragrafo 52 dell'articolo V del trattato di pace, denominato Itio in partes, consiste nell'eliminazione della religione come elemento centrale dei conflitti politici, separando dunque il campo religioso da quello statale:

(LA)
« In causis religionis omnibusque aliis negotiis, ubi status tamquam unum corpus considerari nequeunt, ut etiam catholicis et Augustanae confessionis statibus in duas partes euntibus, sola amicabilis compositio lites dirimat, non attenta votorum pluralitate. Quod vero ad pluraritatem votorum in materia collectarum attinet, cum res haec in presenti congressu decidi non potuerit, ad proxima comitia remissa est. »
(IT)
« Nelle faccende religiose e in tutti gli altri affari, dove non si può considerare lo stato come un unico corpo, come anche negli stati di confessione cattolica e augustea che si dividono in due parti, un solo accordo divida la lite, senza badare alla pluralità di voti. Ciò che invece si basa sulla pluralità di voti, nelle faccende che riguardano tutti quanti, poiché non è stato possibile decidere questa cosa nel presente incontro, è rimandato ai prossimi incontri. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Esempio: Merlin de Douai (1754-1838) - Textes choisis, [1].

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Georges Pages. La Guerra dei Trent'Anni. ECIG, 1993.
  • Geoffrey Parker. La Guerra dei trent'anni. Vita e Pensiero, 1994.
  • Id. La Rivoluzione Militare, Il Mulino, 2005.
  • Josef V. Polisensky. La Guerra dei Trent'Anni: da un conflitto locale a una guerra europea nella prima metà del Seicento. Einaudi, 1982.
  • C. V. Wedgwood. La Guerra dei Trent'Anni. Mondadori, 1998.
  • Luca Cristini. 1618-1648 la guerra dei 30 anni. volume 1 da 1618 al 1632 2007 (ISBN 978-88-903010-1-8)
  • Luca Cristini. 1618-1648 la guerra dei 30 anni. volume 2 da 1632 al 1648 2007 (ISBN 978-88-903010-2-5)

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