Canossa (famiglia)

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Canossa
Coat of arms of the Canossa family.svg
Di rosso al cane bracco d'argento, collarinato ed affibbiato d'oro tenente fra i denti un osso al naturale.
Fondatore conte Sigifredo
Data di fondazione X secolo
Palazzo Canossa a Verona

Gli Attoni di Canossa furono una potente famiglia feudale di stirpe longobarda che, a partire dai primi decenni del X secolo, si insediò nelle valli dell'Appennino reggiano.
L'importanza del casato dei Canossa fu strettamente legata alla posizione del territorio di cui furono i signori, poiché proprio su di esso, fino a tutto il XII secolo, si confrontarono e si scontrarono i protagonisti della lotta per le investiture: il Papato e l'Impero.
Al momento della sua massima espansione, intorno all'anno 1100, il dominio dei Canossa si estese, solo in Italia senza considerare la Lotaringia, dal Lago di Garda fino all'alto Lazio, includendo città come Mantova, Modena, Ferrara, Firenze e Perugia. La provincia di Reggio Emilia fu il cuore del potere militare e, di conseguenza, politico dei Canossa. Nel corso di poco più di un secolo essi costruirono i baluardi difensivi delle vie di comunicazione che dai passi appenninici scendevano fino al Po, riuscendo così a controllare la maggior parte dei commerci tra l'Europa centrale e l'Italia e anche quelli che sulla Via Emilia raggiungevano l'Adriatico. Proprio questa abile strategia permise al casato dei Canossa di consolidare e ampliare le proprie fonti di ricchezza.

Sigifredo[modifica | modifica sorgente]

Le origini della dinastia dei Canossa iniziano con Sigifredo, conte longobardo che, nei primi decenni del X secolo a causa della manifesta ostilità dell'Impero nei confronti di ogni tipo di autonomia locale, decise di lasciare la città di Lucca per insediarsi nelle vicinanze di Parma.
Qui, a Vilianum, cominciò ad affermarsi il potere della Famiglia su entrambe le rive del Po: per l'aumento dei territori posseduti, per l'accorta politica matrimoniale attuata e per il consolidarsi dei legami di amicizia sia con il Papato che con l'Impero.
I Canossa riuscirono anche ad inserirsi perfettamente nel sistema che procurava cariche ecclesiastiche: ulteriori fonti di ricchezze che si andavano ad aggiungere a quelle che già possedevano.
Il figlio di Sigifredo, infatti, Gotifredo, fu vescovo di Brescia dal 970 al 976 e vescovo di Luni dal 976 al 998; la figlia Prangarda fu sposa del figlio del marchese di Torino Olderico Manfredi I; un cugino omonimo fu vescovo di Parma dal 927 al 945.

Adalberto Atto[modifica | modifica sorgente]

Il successore di Sigifredo, Adalberto Atto (939-988), detto Attone, capostipite della dinastia degli Attoni (dalla caduta del regno matildico rami collaterali della famiglia diedero vita nella Valparma alle famiglie dei Baratti e degli Jattoni, come nel caso dei conti di Antesica), fece di Reggio Emilia la sua roccaforte e iniziò a fortificare il territorio circostante con diverse costruzioni di tipo militare, compreso il castello sulla rocca di Canossa (945-950), che successivamente diverrà il cuore del regno. Sostenne la regina Adelaide, venne nominato conte da Ottone I e marchese da Ottone II o da Ottone III.

Dal matrimonio di Adalberto Atto con Ildegarda nacque Tedaldo di Canossa.

Tedaldo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tedaldo di Canossa.

Anche il primogenito di Adalberto Atto allargò e fortificò i suoi possedimenti, spesso esigendo come propri i territori avuti in enfiteusi delle chiese locali.
Caratteristica principale del suo territorio fu il progressivo e sistematico incastellamento, realizzato con la costruzione di castelli, a tre diversi livelli di altitudine: a centocinquanta, a trecento e a seicento metri sul livello del mare, in posizioni strategiche e di facile difesa, visibili tra di loro a catena e comunicanti con un sistema di specchi e fuochi. Questa fitta rete di fortificazioni, ville, corti e torri difensive diventò la caratteristica eccezionale di tutto il territorio dominato dai Canossa, i quali, pur essendo signori di importanti città, rimasero sempre legati al mondo rurale, come del resto tutti i feudatari del tempo, e fu proprio il territorio agreste che si rivelò il vero punto di forza della casata nelle battaglie e nelle guerriglie.
Tedaldo accluse nei suoi possedimenti le città di Guastalla e Mantova, mentre Ferrara venne donata alla Famiglia da papa Giovanni XIV. Ottenne il titolo di Marchio dall'Imperatore, il quale da una parte temeva l'accresciuto potere generale dei principi-vescovi e, dall'altra, quello particolare della marca confinante di Tuscia.

Dal matrimonio di Tedaldo con Giulia nacquero: Tedaldo vescovo di Arezzo, Corrado e Bonifacio (985-1052).
Fu proprio con quest'ultimo che la dinastia canusina toccò l'apice.

Bonifacio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bonifacio di Canossa.
Mappa d'Europa intorno all'anno 1000.

Offrì appoggio militare all'imperatore Corrado II, detto il Salico, nella sua spedizione in Borgogna, e ottenne in cambio nel 1027 la Marca di Tuscia, diventando così il signore di tutta l'Italia centrale.
Vista l'importanza strategica delle nuove terre aggiunte a quelle già in suo possesso, poté contrastare l'imperatore Enrico III in occasione dell'elezione papale di Benedetto IX, rifiutandosi di accompagnare a Roma, attraverso i suoi territori, Damaso II di nomina imperiale. Bonifacio dovette comunque ritirare il suo rifiuto, in osservanza del vincolo di vassallaggio, ma l'imperatore conobbe così l'ostinazione di Bonifacio, saldamente sostenuta dalla potenza militare del suo esercito e dall'antico legame di amicizia con il papato.

Bonifacio proclamò Mantova capitale del suo regno, ma la città non ricambiò il gesto, rimanendogli infedele. Alla morte di sua figlia Matilde, nel 1115, la città si costituì a Libero Comune.

Dopo un primo matrimonio con Richilde, Bonifacio ne contrasse un secondo seguendo la politica diplomatica dei matrimoni d'interesse, attuata anche dai suoi predecessori e d'uso comune all'epoca.
Sposò nel 1037 Beatrice di Lotaringia (1017-1076), figlia del conte Federico II e nipote dell'imperatore Corrado II, aggiungendo così ai propri territori anche quelli portati in dote dalla moglie. I suoi possedimenti comprendevano le attuali Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia in Italia e vaste zone del Belgio, Lussemburgo, Francia e Germania nel resto d'Europa, ed era considerato il signore più potente dopo l'imperatore.

Dal suo secondo matrimonio nacquero Beatrice e Federico, scomparsi in tenera età, nel 1053, forse avvelenati accidentalmente, e Matilde (1046-1115).

Mappa d'Italia intorno all'anno 1050.

Bonifacio morì nel 1052 a seguito di un agguato durante una battuta di caccia. La moglie Beatrice si trovò sola a capo del regno più potente dell'epoca.
Dovette pensare quasi subito a risposarsi, in quanto non era accettabile, a quel tempo, il governo di una donna senza eredi maschi. La scelta cadde su Goffredo di Lotaringia, detto il barbuto, signore della Lorena centrale e ostile all'Imperatore. Quest'ultimo cercò, inutilmente, di ostacolare il matrimonio, per non unire le terre di Goffredo a quelle già così estese dei Canossa.

Matilde[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Matilde di Canossa.

La morte di Goffredo, avvenuta nel 1069, lasciò Beatrice solo con l'appoggio del Papa. Neanche il matrimonio della figlia Matilde con Gotifredo V di Lotaringia, detto il gobbo e figlio naturale di Goffredo IV, contribuì ad appianare le difficoltà politiche.
A partire dal 1076, vista la quasi contemporanea scomparsa del marito e della madre, sarà Matilde, unica destinataria dell'eredità paterna, a dovere decidere se dare il proprio appoggio al papato o all'impero. Nel 1111, dopo un lungo conflitto contro il Sacro Romano Impero combattuto a fianco del papato durante la lotta per le investiture, l'Imperatore Enrico V la incorona con il titolo di Vicaria Imperiale Vice Regina d'Italia presso il Castello di Bianello a Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia.

Quando, nel 1115, Matilde morì senza lasciare eredi diretti, il casato dei Canossa si disperse e in parte si estinse.
Il loro vasto territorio si frantumò: alcuni castelli rimasero in possesso di signori locali e Communi Militum, cioè cavalieri e mercenari; altri dei discendenti di Prangarda, sorella di Tedaldo, il nonno di Matilde, e di quelli di Sigifredo (da qui forse le famiglie che diedero vita alle dinastie parmensi dei Baratti e degli Jattoni) di Antesica e di Beduzzo, castellanze matildiche). Alcuni possedimenti vennero addirittura dimenticati in un vuoto di potere, altri semplicemente inglobati nei territori papali.

Gli Attoni di Parma[modifica | modifica sorgente]

A un "Attone de comitatu Parmensi", probabile fratello di Sigifredo, si collegano gli Attoni di Parma, ai quali spettarono i feudi canossiani di Antesica (si ricorda il conte Everardo Attoni di Antesica) e, forse, la vicina castellania di Beduzzo.[1] Da loro discesero le schiatte degli Iattoni e dei Baratti.

Baccarino[modifica | modifica sorgente]

Baccarino (1312) nacque dal Conte Gabriotto da Canossa che, alla sua morte, gli lasciò in dono il castello di Canossa con alcuni altri luoghi vicini e più ventisette villaggi molto ricchi presso Modena e Reggio[2], che alla sua morte andarono in eredità al figlio Simone di Baccarino da Canossa, che combatté per gli Estensi, per famiglie di Milano (Visconti secondo le fonti) e per la repubblica di Venezia[3].

I Canossa di Mantova[modifica | modifica sorgente]

A Mantova i Canossa (in nessuna maniera imparentati con la dinastia attonide, ma entrati in possesso del feudo canossiano secoli dopo la morte di Matilde di Canossa) si distinsero per essere stati al servizio dei Gonzaga. Furono investiti del feudo di Calliano dal duca Vincenzo I Gonzaga, che nominò anche cavalieri dell'Ordine del Redentore alcuni esponenti della famiglia: Galeazzo e Giovan Tommaso Canossa.
Si distinsero particolarmente:

A Mantova fecero erigere nel Seicento un suntuoso palazzo, nella piazza che porta il loro nome.

Appartenne alla casata anche santa Maddalena di Canossa, fondatrice delle Figlie e dei Figli della Carità.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ [1]
  2. ^ Francesco Sansovino, 1670
  3. ^ Dell'istorie della città di Verona, Volume 3, Editore Agostino Savioli, 1744, Verona; Antonio Cartolari, 1855; su Simone, vedi anche Marco Gentile, 2005

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Canossa prima di Matilde, Milano, Camunia Editrice SRL, 1990.ISBN 88-7767-039-8
  • Paolo Golinelli, Matilde e i Canossa nel cuore del Medioevo, Milano, Camunia Editrice SRL, 1991.ISBN 88-7767-104-1

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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