Opere di Alessandro Manzoni
L'inizio dell'attività letteraria di Alessandro Manzoni viene fatto risalire alla prima decade del XIX secolo.
Del corpus letterario di Manzoni si dà qui di seguito conto singolarmente, opera per opera.
[modifica] Autoritratto (1801)
Sonetto autobiografico su modello alfieriano.
Wikisource contiene il testo completo dell' Autoritratto
[modifica] A Francesco Lomonaco (1802)
dedicato all'esule lucano Francesco Lomonaco.
Wikisource contiene il testo completo di A Francesco Lomonaco
[modifica] Alla Musa (1802)
Sonetto nel quale Manzoni invoca l'aiuto di Clio, musa della storia, affinché possa indicargli la via per una gloria imperitura.
Wikisource contiene il testo completo di Alla Musa
[modifica] Alla sua donna (1802)
Sonetto che pare essere dedicato a Luigina Visconti dei marchesi di San Vito, con la quale Manzoni ebbe una relazione assai tormentata.
Wikisource contiene il testo completo di Alla sua donna
[modifica] In morte di Carlo Imbonati (1805-1806)
Il sottotitolo è: "Versi di Alessandro Manzoni a Giulia Beccaria".
In questo carme, composto di 242 endecasillabi sciolti, Manzoni racconta che il conte Carlo Imbonati, convivente della madre e morto da poco, gli è apparso in sogno esortandolo a non diventare mai il servo di nessuno e ad ispirarsi a un ideale di nobiltà morale e letteraria. I versi 206-215 (Sentir, riprese, e meditar: di poco / esser contento....il santo Vero mai non tradir: né proferir mai verbo /che plauda al vizio, o la virtù derida) sono generalmente indicati come la prima espressione della poetica manzoniana.
[modifica] A Parteneide
Scritto in risposta a un'ode inviata al Manzoni dal poeta danese Jens Baggesen al quale chiede scusa di non poter tradurre il suo idillio Parthenais.
Wikisource contiene il testo completo di A Parteneide
[modifica] I sermoni (1802 - 1804)
Quattro componimenti in endecasillabi sciolti, di difficile ordinamento cronologico. Ispirandosi alla poesia del Parini, Manzoni sviluppa temi morali in tono aspramente polemico.
Wikisource contiene il testo completo dei Sermoni
[modifica] Poemetti
[modifica] Del trionfo della libertà (1801)
Poemetto allegorico in terzine, nel quale si esaltano gli ideali della Rivoluzione francese, e contemporaneamente si riconosce con delusione che Napoleone non li ha realizzati.
Wikisource contiene il testo completo di Del trionfo della libertà
[modifica] Adda (1803)
Idillio in 83 endecasillabi sciolti dedicato a Vincenzo Monti, che aveva conosciuto recentemente a Milano. Manzoni lo inviò all'amico con una lettera; nonostante l'ottimo giudizio ricevuto dal Monti, l'autore non pubblicò l’opera, che vide la luce solo nel 1875 grazie a G. Gallia.
Nell’idillio il poeta dà voce al fiume Adda, affluente del Po, che invita il Monti a trascorrere del tempo nella quiete della sua valle e a trarne ispirazione poetica. Ricorda che presso il lago di Pusiano si levò la voce poetica di Giuseppe Parini, accostato ad Orazio per l'alto valore morale della sua opera.
Wikisource contiene il testo completo di Adda
[modifica] Urania (1809)
Poemetto composto da 358 endecasillabi sciolti. Il titolo allude ad una delle Muse, protettrice dell'astronomia e già ispiratrice del poeta greco Pindaro. Sviluppa un tema tipico del mondo neoclassico, ovvero il passaggio degli uomini dalle barbarie alla civiltà per opera delle Muse (v. la Musogonia di Vincenzo Monti e, qualche anno più tardi, il poemetto incompiuto Le Grazie di Ugo Foscolo).
Wikisource contiene il testo completo di Urania
[modifica] Dopo la conversione (1810)
[modifica] Inni Sacri (1812 – 1822)
| Per approfondire, vedi la voce Inni Sacri. |
Frutto della conversione del Manzoni, gli Inni Sacri sono composizioni dedicate alle principali feste dell'anno liturgico. Il progetto prevedeva dodici Inni; in realtà Manzoni ne compose quattro, pubblicati nel 1815: La Resurrezione, Il Natale, La Passione, Il nome di Maria. Il quinto, La Pentecoste, dopo varie elaborazioni fu pubblicato nel 1822. Pur non compreso nel programma dell'autore, in genere viene fatto rientrare fra gli Inni sacri anche il frammento Il Natale del 1833 (giorno in cui morì la prima moglie, Enrichetta Blondel), abbozzato in due riprese e poi abbandonato definitivamente nel 1835 (Manzoni annotò in calce: cecidere manus, caddero le mani).
[modifica] Odi civili
[modifica] Aprile 1814 (1814)
Canzone incompiuta, composta in seguito alla caduta di Napoleone dopo la battaglia di Lipsia e alla cacciata dei Francesi dall'Italia.
Wikisource contiene il testo completo di Aprile 1814
[modifica] Il proclama di Rimini (1815)
| Per approfondire, vedi la voce Proclama di Rimini. |
Canzone incompiuta, che esprime appoggio per l'appello di Murat alla lotta di tutti gli italiani per l'indipendenza.
Wikisource contiene il testo completo de Il Proclama di Rimini
[modifica] Marzo 1821 (1821)
| Per approfondire, vedi la voce Marzo 1821. |
Ode ispirata da entusiasmo patriottico al profilarsi di un intervento armato di Carlo Alberto. Questo poi non avvenne e l'ode fu pubblicata solo nel 1848. Contiene una famosa definizione del concetto di nazione: una d'arme, di lingua, d'altare, / di memorie, di sangue, di cor (vv.31-32).
Wikisource contiene il testo completo di Marzo 1821
[modifica] Il cinque maggio (1821)
| Per approfondire, vedi la voce Il cinque maggio. |
L'ode fu scritta da Alessandro Manzoni nel 1821 subito dopo la morte di Napoleone; nell'opera lo scrittore mette in risalto le battaglie e le imprese dell'imperatore nonché la fragilità umana e la speranza in Dio.
Wikisource contiene il testo completo del cinque maggio
[modifica] Epigrammi, scherzi e complimenti
[modifica] L'ira di Apollo (1816)
. L' Ira di Apollo è un' ode di carattere scherzoso scritta da Manzoni nel 1816, durante l' infuriare delle polemiche sucitate dall' articolo di M.me De Stael "Sulla Maniera e l' Utilità delle Traduzioni". In questo articolo, la scrittrice francese denunciava lo stato di decadenza della letteratura italiana, ancora aggrappata a modelli e istituzioni vecchie di secoli, ed esortava gli intellettuali ad aggiornarsi, traducendo le opere degli autori stranieri più rappresentativi del nuovo clima culturale romantico. Nell' Ode si immagina che il Dio Apollo scenda dall' Olimpo per vendicarsi dei romantici lombardi, che vorrebbero abbandonarlo (metafora che indica il clima culturale milanese, aperto alle innovazioni e favorevole al nuovo gusto romantico).
[modifica] Tragedie
[modifica] Il Conte di Carmagnola (1816)
| Per approfondire, vedi la voce Il Conte di Carmagnola. |
Dedicata al Fauriel, è preceduta da una prefazione sulle unità drammatiche e sull'uso del coro che, non essendo legato allo svolgimento dell'azione, non può alterarla e, nel contempo, costituisce una parentesi lirica che dà voce ai sentimenti dell'autore togliendogli la tentazione di parlare per bocca dei personaggi, lasciando così separata la realtà storica dalle passioni e dalla fantasia del poeta. A questo proposito Foscolo osservò che, necessariamente, i personaggi storici di una tragedia pronunciano discorsi mai detti e compiono azioni mai avvenute. Manzoni aggiunse anche alcune notizie storiche sull'argomento della tragedia; in tale introduzione sostenne l'innocenza del conte, ma studi recenti hanno confermato il contrario.
[modifica] Adelchi (1820 - 1822)
| Per approfondire, vedi la voce Adelchi. |
Narra la vicenda del principe Adelchi e gli avvenimenti che precedettero la caduta del regno longobardo tra il 772 ed il 774 (Ermengarda fu ripudiata nel 771).
Il tema principale è l'opposizione fra oppressi e oppressori, cui si collega il dilemma insolubile del protagonista: "far torto o patirlo".
L'azione spesso è lenta ed il dialogo ristagna, ma in alcuni momenti assurge ai vertici del lirismo, come nei famosi cori dell'atto terzo (Dagli atrii muscosi, dai fori cadenti) e dell'atto quarto (Sparsa le trecce morbide).
Wikisource contiene il testo completo dell' Adelchi
[modifica] Spartaco (1823)
| Per approfondire, vedi la voce Spartaco (tragedia). |
Progetto incompiuto di una tragedia che ha come protagonista Spartaco. Per realizzare questa tragedia, Manzoni studia i classici antichi. Il progetto avrebbe permesso di estendere lo sguardo storico a ritroso nel tempo: dopo l'età rinascimentale (Conte di Carmagnola) e l'Alto Medioevo (Adelchi), la vicenda della rivolta di schiavi guidati da Spartaco alla fine dell'età repubblicana di Roma avrebbe ricostruito (dal punto di vista degli "umili") un altro momento-chiave della storia degli italiani. In questo scritto il suo obiettivo era anche quello di evidenziare l'eloquenza come strumento che serviva a guidare le sommosse. Si ritiene che la tragedia sia rimasta allo stato di abbozzo per il maturare dell'idea del romanzo.[1]
[modifica] I cori delle tragedie
I tre cori contenuti nelle due tragedie manzoniane rappresentano un'innovazione tecnica o meglio un ritorno alle origini della tragedia, a quel teatro greco nel quale il coro aveva una funzione importantissima.
In Manzoni il coro torna con una valenza diversa, non è più un momento di dialogo tra i singoli personaggi con la folla, bensì un momento in cui l'autore si estranea dalla narrazione vera e propria (i cori, infatti, nulla aggiungono alla trama) e presenta le sue idee e il suo parere su quanto sta accadendo.
Le soluzioni metriche adottate, ossia l'impiego di orecchiabili e isoritmici versi parisillabi (il decasillabo di S'ode a destra uno squillo di tromba e il doppio senario di Dagli atrii muscosi - dai fori cadenti) o di metri con terminazioni sdrucciole sui versi dispari (Sparsa le trecce morbide), suggeriscono un secondo, più diretto legame con i libretti d'opera italiani della prima metà dell'Ottocento.
[modifica] Coro de Il Conte di Carmagnola (atto II: S'ode a destra uno squillo di tromba) (1819)
[modifica] 1° coro dell'Adelchi (atto III: Dagli atrii muscosi - dai fori cadenti) (1822)
Il poeta esordisce rappresentando gli italiani oppressi, poi l'angoscia dei Longobardi sconfitti ed infine i Franchi vincitori e tutti, oppressi, vinti e vincitori sono accomunanti dalla stessa tristezza e rimpianto per ciò che hanno perduto. I versi dolenti, nei quali il furore della battaglia si placa in una pace ingiusta, tra spoliazioni ed oppressioni, si chiudono con un accento desolato nel quale il cristiano Manzoni non vede l'orizzonte rischiarato dalla luce di Dio.
[modifica] 2° Coro dell'Adelchi (atto IV - Coro di Ermengarda: Sparsa le trecce morbide) (1822)
[modifica] Narrativa
[modifica] Fermo e Lucia (1823)
| Per approfondire, vedi la voce I promessi sposi. |
Prima stesura de I promessi sposi.
[modifica] I promessi sposi (1840 – 1842)
| Per approfondire, vedi la voce I promessi sposi. |
[modifica] Saggistica
[modifica] Poetica
[modifica] Prefazione al Conte di Carmagnola
Primo saggio di teoria letteraria composto tra il 1816 ed il 1819. Vi si ritrova una descrizione puntuale delle innovazioni introdotte nella tragedia. In particolare, Manzoni spiega la funzione attribuita al Coro, come "cantuccio" nel quale l'autore può parlare "in persona propria", per esprimere giudizi o commenti su quanto l'azione scenica propone. In questo si distacca nettamente dalla funzione che il coro aveva nella tragedia greca, in cui esso era un vero e proprio personaggio collettivo.
[modifica] Lettre à monsieur Chauvet sur l'unité de temps et de lieu dans la tragédie (1820)
Qui sono riportate le idee che egli aveva esposto nei primi scritti di poetica: la prefazione alla tragedia Il Conte di Carmagnola e i cosiddetti materiali estetici e alcuni appunti per un discorso dal titolo Della moralità delle opere tragiche. Nella lettera polemizza contro la concezione classicistica della tragedia, fino a enunciare tutti i principi fondamentali della sua poetica. Monsieur Chauvet era un critico che aveva denunciato la mancanza delle unità aristoteliche ne Il Conte di Carmagnola. Uno dei principali principi del classicismo tragico era quello delle tre unità: unità di tempo, unità di luogo, unità di azione. Dovevano garantire la verosimiglianza: mettere in scena un gran numero di eventi e luoghi nel tempo e nello spazio, impediva al lettore di immedesimarsi nell’azione. Il Manzoni ammette la necessità dell’unità di azione, come organicità e non unicità d’azione, ma rifiuta le altre due unità, che secondo lui sono un vincolo assurdo, poiché impongono un’arbitraria concentrazione di eventi svolti in tempi e luoghi diversi, opponendosi così alla verosimiglianza. Inoltre, se il soggetto non è storico, condensare le passioni che hanno una genesi lunga è contraddire la verosimiglianza. Manzoni dunque non rifiuta le unità per dare sfogo alla fantasia, ma per garantire il vero, alla base del sistema storico, modello di tragedia opposto a quello classicistico. Le unità costringono a inventare, mentre le essenze della passione non consistono nell’inventare i fatti, che è quanto di più facile e di più insignificante che esista nel lavoro della mente.
Questo problema investe anche il rapporto tra storia e poesia, che devono avere, entrambe, come oggetto il vero. Ma mentre compito della storia è di precisare i fatti con obiettività, compito della poesia è di scrutare fino in fondo gli eventi di cui la storia ha tramandando solo la sostanza esteriore, ovvero di scrutare e intuire i sentimenti e le personalità dei personaggi storici, l’eterno battito di umanità che illumina dal di dentro i personaggi e gli eventi. La ricerca della verità è al centro della sua riflessione sulla letteratura. Conclude che esiste un rapporto tra intimo storico e intimo poetico, ovvero di approfondimento psicologico della realtà. La verità artistica non esclude quella storica, ma l’approfondisce. Il poeta potrà inventare i fatti secondari, ma anche questa invenzione non dovrà alterare la realtà storica. Questo permette a Manzoni di spostare l’attenzione dai potenti (protagonisti delle tragedie) agli umili (di cui la storiografia non ci parla). Troviamo al centro del romanzo due personaggi di invenzione, umili, che agiscono sullo sfondo di un contesto storico molto ben definito.
Un altro problema che risulta è quello della moralità dell’arte. Moralità e verità sono sempre stati al centro dell’indagine dell’autore. Esiste l’opportunità di rappresentazione il male. Nella verità c’è un interesse così grande che può indurre a prenderla in considerazione, anche se produce un’inevitabile orrore. Essa allora deve sempre essere rappresentata, anche se l’oggetto di rappresentazione è il male, ma l’artista dovrà trattare l’argomento in modo da suscitare un’impressione con modo e fine: se l’impressione è di disgusto e avversione, allora il poeta avrà agitoo bene, poiché l’arte è morale e istruttiva. Non è condividendo le passioni e i deliri dei personaggi che si prova il più alto grado di emozione, ma al contrario, è sollevandosi al di sopra di queste passioni per giudicarle e dominarle, che si sviluppa un’ideale di giustizia. Il poeta raggiunge il suo scopo se suscita idea di moralità nel lettore.
L’autore allarga il discorso sull’opportunità di rappresentare l’amore. Afferma che troppo spesso vi è troppo amore nei romanzi e nelle tragedie.
[modifica] Lettera Sul romanticismo al Marchese Cesare D'Azeglio (1823)
Si divide in due parti: in una polemizza apertamente contro i classicisti ("Per i romantici è impossibile parlare del falso riconosciuto per la sola ragione che altri l'hanno stimato per vero; i classicisti oppongono che levando la mitologia si spogli la poesia di immagini [...]"); nella seconda parte Manzoni propone idee sul romanticismo, esamina criticamente le nuove teorie e le difende con una formula sintetica che pone "L'utile per scopo, il vero per soggetto e l'interessante per mezzo."
Wikisource contiene il testo completo di Lettera sul romanticismo a Cesare D'Azeglio
[modifica] Del romanzo storico, e, in genere de' componimenti misti di storia e di invenzione (1830)
In questo discorso Manzoni rovescia le concezioni che sorreggevano la Lettre à monsieur Chauvet sur l'unité de temps et de lieu dans la tragédie. Giudica negative tutte le opere non fondate esclusivamente sul vero (compreso quindi il suo romanzo) e riconosce legittimità morale solo alla storiografia.
[modifica] Dell'Invenzione (1850)
Dialogo nel quale Manzoni afferma che lo scrittore non deve "creare" né "inventare" nulla, ma limitarsi a cercare di rappresentare in modo veritiero la realtà creata da Dio.
[modifica] Storiografia
[modifica] Discorso sopra alcuni punti della storia longobardica in Italia (1822)
Frutto delle ricerche storiche effettuate per la stesura dell'Adelchi. Quel periodo dell'alto Medioevo (VIII secolo d.C.) era poco conosciuto e si discuteva sulla validità o meno del gesto del papa Adriano I che aveva chiesto l'aiuto di Carlo Magno e del suo esercito contro le mire espansionistiche dei Longobardi. Se si fosse dimostrata l'avvenuta fusione tra i Longobardi e i Latini (gli abitanti dell'Italia), la scelta del papa sarebbe stata contraria al bene della popolazione dell'Italia. Se invece fosse risultato che i Longobardi erano tuttora oppressori dei Latini, la conquista da parte di Carlo Magno avrebbe avuto un senso diverso.
Manzoni consultò un'ampia documentazione, dalla quale trasse la convinzione che entrambi i popoli stranieri dovessero considerarsi oppressori nei confronti dei Latini.
Un'affermazione importante del saggio è il riconoscimento che nella storiografia gli umili, gli oppressi non hanno spazio, e che "una moltitudine intera passa sulla terra, sulla sua terra, senza lasciare traccia".
[modifica] Storia della colonna infame (1840)
| Per approfondire, vedi la voce Storia della colonna infame. |
Pubblicata nel 1840 in appendice ai "Promessi Sposi", l'opera analizza e discute gli atti di un processo a due presunti untori. L'indagine, nella quale fu fatto uso della tortura, approdò ad uno scontato giudizio di colpevolezza. I due imputati vennero mandati a morte e le loro case distrutte. Sul luogo delle case fu innalzata una colonna che ricordava l'avvenimento (da ciò il titolo).
In questo testo Manzoni sviluppa una serrata argomentazione nella quale confluiscono la sua formazione illuministica e la concezione cristiana.
[modifica] Saggio sulla rivoluzione francese del 1789 e la rivoluzione italiana del 1859 (1889)
L'opera, iniziata negli anni 1862-1864, rimase incompiuta e fu pubblicata postuma. In essa Manzoni intendeva dimostrare che la Rivoluzione francese aveva introdotto l'oppressione del paese sotto il nome di libertà.
[modifica] Filosofia morale
[modifica] Osservazioni sulla morale cattolica (1819)
Manzoni in questo saggio discute e confuta le tesi di Sismonde de Sismondi nella Storia delle repubbliche italiane nel Medioevo. Sismondi sosteneva che la morale cattolica aveva causato la decadenza politica dell'Italia; Manzoni risponde dimostrando, sulla base dell'insegnamento evangelico, che la morale cristiana è l'origine di ogni scelta positiva anche nel campo politico e sociale.
[modifica] Lettera a Victor Cousin (1828 - 1830)
Opera incompiuta relativa al problema dell'autorità, indirizzata a Victor Cousin, uno dei maggiori protagonisti della Restaurazione in Francia.
[modifica] Linguistica
[modifica] Sentir messa (1835-36)
Breve trattato in cui difende l'uso vivo della lingua contro le accuse dei puristi mosse al romanzo Marco Visconti di Tommaso Grossi.
[modifica] Sulla lingua italiana (1846)
Lettera a Giacinto Carena scritta in occasione della pubblicazione della prima parte del Prontuario di vocaboli attenenti a parecchie arti, ad alcuni mestieri, a cose domestiche ed altre in uso comune.
Wikisource contiene il testo completo della lettera a Giacinto Carena
[modifica] Saggio sul vocabolario italiano secondo l'uso di Firenze (1856)
Steso in collaborazione col letterato fiorentino Gino Capponi; si collega alla convinzione che il toscano parlato debba diventare la lingua degli italiani.
[modifica] Dell'unità della lingua e dei mezzi di diffonderla (1868)
Relazione al ministro della pubblica istruzione Broglio incentrata sul rapporto tra lingua e nazione. Edizione critica moderna: Alessandro Manzoni. Dell’unità della lingua e dei mezzi di diffonderla - Edizione critica del ms. Varia 30 della Biblioteca Reale di Torino a cura di C. Marazzini e L. Maconi, con due note di G. Giacobello Bernard e F. Malaguzzi.
[modifica] Intorno al libro "De vulgari eloquentia" di Dante (1868)
Lettera a Ruggero Bonghi in cui Manzoni afferma che l'opera dantesca non era da considerarsi soltanto un "trattato di eloquenza".
[modifica] Intorno al vocabolario (1868)
Lettera a Ruggero Bonghi.
Wikisource contiene il testo completo di Lettera a Ruggero Bonghi intorno al vocabolario
[modifica] Lettera al Marchese Alfonso della Valle di Casanova (1871)
Si esprimono i motivi che spinsero Manzoni all'ultima revisione linguistica de I promessi sposi.
Restò incompiuta l'opera Della lingua italiana scritto da questi, intorno alla lingua del romanzo nella quale Manzoni intendeva trattare analiticamente il problema dell'unità linguistica.
[modifica] Note
- ^ Lanfranco Caretti, Manzoni.Ideologia e stile, Einaudi, Torino 1974
[modifica] Fonti
- Alessandro Manzoni, Opere, Ricciardi, Milano-Napoli, 1953.
- Luperini, Cataldi, Marchiani, La scrittura e l'interpretazione, vol.4/2, Palumbo, 1997.
- S.S. Nigro, La tabacchiera di Don Lisander, Einaudi, 1996.