Vincenzo Gioberti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vincenzo Gioberti
Vincenzo Gioberti iii.jpg

Presidente della Camera dei deputati
Durata mandato 8 maggio 1848 –
30 dicembre 1848
Successore Lorenzo Pareto

Presidente del Consiglio dei ministri del Regno di Sardegna
Durata mandato 16 dicembre 1848 –
21 febbraio 1849
Capo di Stato Carlo Alberto
Predecessore Ettore Perrone di San Martino
Successore Agostino Chiodo

Vincenzo Gioberti (Torino, 5 aprile 1801Parigi, 26 ottobre 1852) fu un presbitero, politico e filosofo italiano e il primo Presidente della Camera dei deputati del Regno di Sardegna, tra le principali figure del Risorgimento italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ricevuta la prima istruzione dai padri dell'Oratorio di San Filippo Neri con la prospettiva del sacerdozio, fu ordinato nel 1825. All'inizio condusse una vita ritirata, ma gradualmente acquisì sempre più interesse negli affari del suo paese e nelle nuove idee politiche come anche nella pubblicistica sui temi di attualità. Parzialmente influenzato da Mazzini, lo scopo principale della sua vita divenne l'unificazione dell'Italia sotto un unico regime: la sua emancipazione, non solo dai signori stranieri, ma anche da concetti reputati alieni al suo genio e sprezzanti del primato morale e civile degli italiani. Questo primato era associato nella sua mente alla supremazia papale, anche se inteso in un modo più letterario che politico.

Fu perciò notato dal re Carlo Alberto di Savoia, che lo nominò suo cappellano. La sua popolarità e l'influenza in campo privato, tuttavia, erano ragioni sufficienti per il partito della corona per costringerlo all'esilio; non era uno di loro e non poteva dipendervi. Sapendo questo, si ritirò dal suo incarico nel 1833, ma fu improvvisamente arrestato con l'accusa di complotto e, dopo quattro mesi di carcere, fu bandito dal Regno sabaudo senza processo. Gioberti andò prima a Parigi[1] e, un anno dopo, a Bruxelles dove vi restò fino al 1845 per insegnare filosofia e assistere un amico nella direzione di una scuola privata. Nonostante ciò, trovò il tempo di scrivere diverse opere di importanza filosofica con particolare riferimento al suo paese e alla sua posizione.

Essendo stata dichiarata un'amnistia da Carlo Alberto nel 1846, Gioberti (che era di nuovo a Parigi) divenne libero di tornare in patria, ma si rifiutò di farlo fino alla fine del 1847. Al suo ritorno a Torino, il 29 aprile 1848, fu ricevuto con il più grande entusiasmo. Rifiutò la dignità di senatore che Carlo Alberto gli aveva offerto, preferendo rappresentare la sua città natale nella Camera dei deputati, della quale fu presto eletto presidente. Nell'ottobre di quell'anno, a Torino, diresse i lavori del Congresso della Società nazionale per la confederazione italiana, che lui stesso aveva creato.

Il 16 dicembre 1848 cadde il governo. Il re nominò Gioberti nuovo presidente del Consiglio. Il suo governo terminò il 21 febbraio 1849. Con la salita al trono di Vittorio Emanuele II, nel marzo del 1849 la sua vita politica giunse alla fine. Per un breve periodo, infatti, ebbe un posto nel consiglio dei ministri, anche se senza portafoglio, ma un diverbio irriconciliabile non tardò a maturare. Fu allontanato da Torino con l'affidamento di una missione diplomatica a Parigi, da cui non fece più ritorno. Rifiutò la pensione che gli era stata offerta e ogni promozione ecclesiastica, visse in povertà e passò il resto dei suoi giorni a Bruxelles, dove si trasferì dedicandosi agli studi letterari. Morì improvvisamente di un colpo apoplettico il 26 ottobre 1852.

I primi due licei istituiti a Torino, nel 1865, celebrarono uno l'opera diplomatica di Cavour (il Liceo classico Cavour) e l'altro il pensiero, anche politico, di Gioberti (il Liceo classico Vincenzo Gioberti).

Il pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pensiero politico di Vincenzo Gioberti.

Gli scritti di Gioberti sono più importanti della sua carriera politica; come le speculazioni di Rosmini-Serbati, contro cui scrisse, sono state definite l'ultima propaggine del pensiero medievale; anche il sistema di Gioberti, conosciuto come ontologismo, più nello specifico nelle sue più importanti opere iniziali, non è connesso con le moderne scuole di pensiero. Mostra un'armonia con la fede cattolica che spinse Victor Cousin a sostenere che la filosofia italiana era ancora fra i lacci della teologia e che Gioberti non era un filosofo.

Il metodo per lui è uno strumento sintetico, soggettivo e psicologico. Ricostruisce, come afferma, l'ontologia e comincia con la formula ideale, per cui l’Ens crea l'esistente ex nihilo.[2] Dio è l'unico ente Ens; tutto il resto sono pure esistenze. Dio è l'origine di tutta la conoscenza umana (le idee), che è una e diciamo che si rispecchia in Dio stesso. È intuita direttamente dalla ragione, ma per essere utile vi si deve riflettere, e questo avviene tramite i mezzi del linguaggio. Una conoscenza dell'ente e delle esistenze (concrete, non astratte) e le loro relazioni reciproche, sono necessarie per l'inizio della filosofia.

Gioberti è, da un certo punto di vista, un platonico. Identifica la religione con la civiltà e nel suo trattato Del primato morale e civile degli Italiani giunge alla conclusione che la chiesa è l'asse su cui il benessere della vita umana si fonda. In questo afferma che l'idea della supremazia dell'Italia, apportata dalla restaurazione del papato come dominio morale, è fondata sulla religione sull'opinione pubblica; tale opera sarà la base teorica del neoguelfismo. Nelle sue ultime opere, Rinnovamento e Protologia si dice che abbia spostato il suo campo sull'influenza degli eventi.

Le opere[modifica | modifica wikitesto]

Monumento a Vincenzo Gioberti in Piazza Carignano a Torino - Opera in marmo di Carrara di Giovanni Albertoni (1859). Sulla base di granito rosso un bassorilievo rappresentante La religione che scaccia l'ipocrisia

La sua prima opera, scritta quando aveva 37 anni, aveva una ragione personale per la sua esistenza. Un giovane compagno d'esilio e amico Paolo Pallia, avendo molti dubbi e sfortune per la realtà della rivelazione e della vita futura, lo ispirò alla stesura de La teorica del sovrannaturale (1838). Dopo questa, sono passati in rapida successione dei trattati filosofici. La Teorica è stata seguita dall'Introduzione allo studio della filosofia in tre volumi (1839-1840), dove afferma le ragioni per richiedere un nuovo metodo e una nuova terminologia. Qui riporta la dottrina per cui la religione è la diretta espressione dell'idea in questa vita ed è un unicum con la vera civiltà nella storia. La Civiltà è una tendenza alla perfezione mediata e condizionata, alla quale la religione è il completamento finale se portato a termine. È la fine del secondo ciclo espresso dalla seconda formula, l'ente redime gli esistenti.

I saggi (inediti fino al 1846) su materie più leggere e più famose, Del bello e Del buono hanno seguito l'introduzione. Del primato morale e civile degl'Italiani e Prolegomeni sulla stessa e a breve trionfante esposizione dei Gesuiti, Il Gesuita moderno, ha senza dubbio accelerato il trasferimento di ruolo dalle mani religiose a quelle civili. È stata la popolarità di queste opere semi-politiche, aumentata da altri articoli politici occasionali e dal suo Rinnovamento civile d'Italia, che ha portato Gioberti ad essere acclamato con entusiasmo al ritorno nel suo paese natio. Tutte queste opere sono state perfettamente ortodosse e hanno contribuito ad attirare l'attenzione del clero liberale nel movimento che è sfociato, sin dai suoi tempi, nell'unificazione italiana. I Gesuiti, tuttavia, si sono radunati attorno al Papa più fermamente dopo il suo ritorno a Roma e alla fine gli scritti di Gioberti furono messi all'indice.
I resti delle sue opere, specialmente La filosofia della rivelazione e la Prolologia espongono i suoi punti di vista maturi in molte parti. Tutti gli scritti giobertiani, tra cui quelli lasciati nei manoscritti, sono stati pubblicati da Giuseppe Massari (Torino, 1856-1861). Il Ministero dei beni culturali ha affidato la redazione dell'edizione nazionale all'Istituto di Studi Filosofici "Enrico Castelli", presso l'Università La Sapienza di Roma[3]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Edizione nazionale delle opere edite e inedite di Vincenzo Gioberti in 38 volumi.

  • Prolegomeni del Primato morale e civile degli italiani,[4] a cura di Enrico Castelli (1938)
  • Primato morale e civile degli italiani,[5] a cura di Ugo Redanò (1938)
  • Introduzione allo studio della filosofia, a cura di Alessandro Cortese (2001)
  • Teorica del sovrannaturale, 3 voll., a cura di Alessandro Cortese (1970)
  • Del rinnovamento civile d'Italia (1850)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cfr. lettera di V. Gioberti a G. Leopardi del 27 ottobre 1833 in Scritti vari inediti di Giacomo Leopardi dalle carte napoletane, Firenze, Successori Le Monnier, 1906, pagg. 442 sgg.. Gioberti visse in Rue des marais S. Germain, hotel du Pont des Arts n° 3.
  2. ^ In lingua latina: "dal nulla", vedi anche la locuzione Ex nihilo nihil fit di Lucrezio.
  3. ^ Istituto Castelli-Università di Roma
  4. ^ Anteprima disponibile su books.google.
  5. ^ Anteprima della II edizione disponibile su books.google.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Massari, Vita di V. Gioberti, Firenze, 1848.
  • A. Rosmini-Serbati, V. Gioberti e il panteismo, Milano, 1848.
  • C.B. Smyth, Christian Metaphysics, 1851.
  • B. Spaventa, La Filosofia di Gioberti, Napoli, 1854.
  • A. Mauri, Della vita e delle opere di V. Gioberti, Genova, 1853.
  • G. Prisco, Gioberti e l'ontologismo, Napoli, 1867.
  • P. Luciani, Gioberti e la filosofia nuova italiana, Napoli, 1866-1872.
  • D. Berti, Di V. Gioberti, Firenze, 1881.
  • Giorgio Rumi, Gioberti, Bologna, Il mulino, 1999.
  • Mario Sancipriano, Vincenzo Gioberti: progetti etico-politici nel Risorgimento, Roma, Studium, 1997.
  • Francesco Traniello, Da Gioberti a Moro: percorsi di una cultura politica, Milano, Angeli, 1990.
  • Gianluca Cuozzo, Rivelazione ed ermeneutica. Un'interpretazione del pensiero filosofico di Vincenzo Gioberti alla luce delle opere postume, Milano, Mursia, 1999.
  • Marcello Mustè, La scienza ideale. Filosofia e politica in Vincenzo Gioberti, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2000.
  • Marcello Mustè, Il governo federativo, Roma, Gangemi, 2002.
  • Luigi Ferri, L'Histoire de la philosophie en Italie au XIX' siècle, Paris, 1869.
  • C. Werner, Die italienische Philosophie des 18 Jahrhunderts, ii. 1885.
  • L'appendice, Storia della filosofia di Ueberweg.
  • R. Mariano, La Philosophie contemporaine en Italie, 1866.
  • L'esauriente voce della Allgemeine Encyclopädie di Ersch e Gruber, a firma di R. Seydel

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Del rinnovamento civile d'Italia (1911 e 1912), testi integrali in più volumi dalla collana digitalizzata "Scrittori d'Italia", Casa editrice Laterza.
  • F. Traniello, «GIOBERTI, Vincenzo», in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 55, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005.
  • M. Mustè, «GIOBERTI, Vincenzo», in Il contributo italiano alla storia del Pensiero - Filosofia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012.


Predecessore Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno di Sardegna Successore Flag of Italy (1861-1946).svg
Ettore Perrone di San Martino dicembre 1848 - febbraio 1849 Agostino Chiodo
Predecessore Presidente della Camera dei deputati Successore
Nessuno 8 maggio 1848 - 30 dicembre 1848 Lorenzo Pareto

Controllo di autorità VIAF: 14784749 LCCN: n79082053 SBN: IT\ICCU\CFIV\031462