Giuseppe Prisco

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

« Dopo aver stretto la mano a un milanista corro a lavarmela. Dopo averla stretta ad uno juventino, mi conto le dita »
(Peppino Prisco, Pazzo per l'Inter, Baldini & Castoldi, Milano 1993. ISBN 8884901588)

Giuseppe Prisco, meglio noto come Peppino Prisco (Milano, 10 dicembre 192112 dicembre 2001), è stato un avvocato italiano. Ha combattuto nella seconda guerra mondiale nel corpo degli alpini come ufficiale ed è diventato poi famoso per essere stato per lunghissimo tempo vice-presidente dell'Inter.

Indice

[modifica] Biografia

Originario di Torre Annunziata, si è arruolato negli alpini a 18 anni, combattendo sul fronte russo. Nella seconda guerra mondiale ha guadagnato la medaglia d'argento al valore militare. Ha partecipato alla campagna di Russia, come tenente nel Battaglione Alpino "L'Aquila": di 53 alpini rientrati, lui era uno dei soli tre ufficiali superstiti. Dalla fine della guerra in poi, non si perderà più una singola adunata delle amatissime penne nere.

Dopo essersi laureato in giurisprudenza nel 1944, il 10 maggio 1946 si iscrive all'albo degli avvocati. È stato sposato con Maria Irene, da cui ha avuto due figli: Luigi Maria e Anna Maria.

È stato uno dei più noti penalisti, principe del Foro di Milano, per anni è stato presidente dell'Ordine degli Avvocati milanese. Dal 1980 al 1982 è stato consigliere dell'istituto di credito Banco Ambrosiano Veneto. In questa veste, secondo quanto riferisce il giornalista Philip Willan nel suo libro-inchiesta The last supper, Prisco avrebbe minacciato privatamente Roberto Calvi per spingerlo a non fare rivelazioni di alcun tipo durante la sua detenzione presso il carcere di Lodi, tantopiù che il partito socialista - secondo quanto avrebbe detto Prisco alla moglie di Calvi - aveva già distrutto tutte le prove di attività illecite collegate al Banco Ambrosiano. Prisco fu condannato a otto anni di reclusione per il crack dell'Ambrosiano in primo grado e fu poi assolto in appello[1].

La vita di Prisco e il suo ricordo sono comunque indissolubilmente legati all'Inter, di cui nel 1963 è divenuto vice-presidente, per seguirla in ogni sua partita. Da dirigente dell'Inter ha vinto tutto: otto scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Coppe Uefa, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana.

In oltre mezzo secolo di vita societaria Peppino Prisco ha costantemente seguito con amore la sua squadra, contrassegnando ogni avvenimento con la sua rinomata ironia.

Negli ultimi anni della sua vita era diventato ospite fisso nelle trasmissioni sportive, come Controcampo, nelle quali scambiava battute con il milanista Diego Abatantuono e lo juventino Giampiero Mughini.

I suoi più grandi idoli calcistici sono stati Giuseppe Meazza, che considerava il migliore di tutti, e Ronaldo, per cui stravedeva, tanto da affermare:

« Chiedo scusa ai miei genitori, ma in mezzo alla foto di loro due io porto sempre quella di Ronaldo »
(Peppino Prisco)

Muore il 12 dicembre 2001, tre giorni dopo la sua ultima apparizione in tv, due giorni dopo il suo ottantesimo compleanno, per un infarto.

[modifica] Note

  1. ^ F. Pinotti, Poteri forti. La morte di Calvi e lo scandalo dell'Ambrosiano. La nuova ricostruzione delle misteriose trame della finanza italiana, Milano, BUR, 2005

[modifica] Bibliografia

[modifica] Altri progetti


Strumenti personali
Altre lingue