Rapallo

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Rapallo
comune
Rapallo – Stemma Rapallo – Bandiera
Panorama di Rapallo
Panorama di Rapallo
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Liguria.svg Liguria
Provincia Provincia di Genova-Stemma.png Genova
Amministrazione
Sindaco Carlo Bagnasco (Centro-destra) dal 09/06/2014
Data di istituzione 1797
Territorio
Coordinate 44°21′01.45″N 9°13′52.78″E / 44.350403°N 9.231328°E44.350403; 9.231328 (Rapallo)Coordinate: 44°21′01.45″N 9°13′52.78″E / 44.350403°N 9.231328°E44.350403; 9.231328 (Rapallo)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 33,63 km²
Abitanti 29 136[1] (31-12-2011)
Densità 866,37 ab./km²
Frazioni Montepegli, Sant'Andrea di Foggia, San Martino di Noceto, San Massimo, San Maurizio di Monti, San Michele di Pagana, San Pietro di Novella, San Quirico d'Assereto, Santa Maria del Campo, Santuario di Montallegro
Comuni confinanti Avegno, Camogli, Cicagna, Coreglia Ligure, Recco, San Colombano Certenoli, Santa Margherita Ligure, Tribogna, Zoagli
Altre informazioni
Cod. postale 16035
Prefisso 0185
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 010046
Cod. catastale H183
Targa GE
Cl. sismica zona 3B (sismicità bassa)
Cl. climatica zona D, 1 412 GG[2]
Nome abitanti (IT) rapallesi
Patrono Nostra Signora di Montallegro
Giorno festivo 2 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Rapallo
Posizione del comune di Rapallo nella provincia di Genova
Posizione del comune di Rapallo nella provincia di Genova
Sito istituzionale

Rapallo (Rapallo in ligure[3]) è un comune italiano di 29.136 abitanti[1] della provincia di Genova in Liguria. La sua area urbana[4] di riferimento si estende convenzionalmente su tutto il suo golfo, comprendendo i comuni contigui di Santa Margherita Ligure e Portofino, ad occidente, e Zoagli ad oriente per una fascia di popolazione di circa 43.000 abitanti, la decima della regione.

È il sesto comune[1] della Liguria per numero di abitanti, preceduto da Genova, La Spezia, Savona, Sanremo e Imperia.

Per tradizione, vi sono due diverse modalità di indicare gli abitanti della città: i rapallini (rapallin nel dialetto genovese), coloro che sono nativi di Rapallo e i rapallesi coloro che semplicemente risiedono nella città ligure; il termine dialettale ruentini, conosciuto più nel comprensorio del Tigullio e del genovese, è collegabile, invece, quasi esclusivamente alla storica società di calcio Rapallo Ruentes.

La località è celebre per essere stata la sede di due importanti trattati di pace, dopo la prima guerra mondiale, uno tra il Regno d'Italia e il Regno di Jugoslavia nel 1920[5] e l'altro tra la Repubblica di Weimar e l'Unione Sovietica nel 1922[5].

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Liguria.
Panorama del golfo e delle colline che circondano la città

Rapallo si trova nella parte occidentale del golfo del Tigullio, incastonata nel golfo che prende il suo nome (denominato storicamente "Golfo del Grifo"[6]), tra la piana dei due torrenti Boate - chiamato storicamente "Bogo"[6] - e San Francesco, quest'ultimo nella parte orientale della città. Il territorio comunale è attraversato inoltre da numerosi corsi d'acqua e rii minori (tra i principali il San Pietro, il Santa Maria, il Sellano, il Cereghetta, il Carcara) dove, nel corso dei secoli, si sono sviluppati nuclei abitativi corrispondenti alle odierne frazioni e località rapallesi.

Raggiungibili da appositi sentieri, vi sono tra le principali vette del territorio il Manico del Lume (801 m, il punto più elevato di Rapallo e dell'area geografica del Tigullio occidentale-Golfo Paradiso), il monte Pegge (774 m, dove si trova il rifugio Margherita), il monte Lasagna (728 m), il monte Bello (713 m), il monte Rosa (692 m), il monte Orsena o Caravaggio (615 m, sede dell'omonimo santuario mariano), il monte Ampola (580 m) e il monte delle Pozze (528 m). A 612 m sul livello del mare si trova, presso il monte Letho, il santuario di Nostra Signora di Montallegro.

Altre montagne e zone collinari del circondario rapallese, dai confini orientali a quelli occidentali del territorio comunale, sono: il monte Zuccarello (617 m e quindi verso la Costa di Lamborno, a sud-ovest), il monte Castello (665 m), il monte Perini (689 m), il monte Crocetta (638 m), la Punta di Grondone (710 m) il monte Fascia (712 m), il monte Borgo (732 m), il monte Esoli (442 m), il monte di Ruta (417 m al confine con l'omonima località camogliese), la Sella di Ramezzana (351 m).

Il Manico del Lume, la più alta vetta del territorio rapallese, con 801 m.

Il "crinale 1", che ha origine dal monte Pegge (già monte Lasagna), verso sud, divide la valle del torrente San Francesco (zona ad est della città) dalla valle del torrente Boate di San Pietro; fanno parte del crinale il monte Carmo (628 m), il passo di San Quirico o piana dei Merli (539 m), la punta di Serrato (560 m), il passo delle Collette (500 m) e il monte delle Pozze o Poggio (528 m). Il "crinale 2" ha invece origine dal monte Orsena o di Caravaggio, verso sud-est, e divide la valle del torrente Foggia (frazione di Sant'Andrea di Foggia) e del torrente San Pietro dalla valle del torrente Boate di Santa Maria; fanno parte del crinale la Costa di Benna (600–620 m), il passo della Croce (420 m) e la relativa Croce di Spotà (414 m) sul monte Orsena.

Il territorio è costellato inoltre da numerosi passi e valichi, lungo i due principali crinali, che permettono il passaggio montano nei confinanti comuni dell'entroterra. I principali passi sono: del Fondeghin (450 m), di Besain (620 m, che permette di raggiungere Chiavari), di Bosco Panalo (625 m), di Canevale (620 m), di Coreglia (per Coreglia Ligure a 635 m), della Crocetta (599 m per Dezerega e Coreglia Ligure), di Lasagna, di Pian di Masone (675 m), di Giasea (715 m), della Serra (641 m), del Gallo (485 m), delle piane di Caravaggio o di monte Ampola (498 m), di Pegoe Vegie (475 m), della Via Romana di Ruta (a 281 m presso la chiesa millenaria di Ruta).

L'estensione della città si sviluppa soprattutto nel suo immediato entroterra, dominato da zone prevalentemente pianeggianti e collinari, dovuto al grande e disordinato sviluppo urbanistico che interessò la cittadina nell'immediato secondo dopoguerra creando una vera e propria espansione periferica omogenea verso quelle zone in passato distanti dal centro storico. La rapida evoluzione di tale fenomeno, comune e, solo per certi versi, paragonabile ad altre cittadine della riviera ligure e italiane, prese il conosciuto e non certo estimativo nome di rapallizzazione.

Il lungomare Vittorio Veneto

La morfologia del territorio costiero, in alcune zone frastagliato, non permette lo sviluppo di spiagge sabbiose, più tipiche della zona orientale del Tigullio, dovendo quindi ricorrere per l'attività stagionale estiva alla realizzazione degli stabilimenti balneari privati su pontili in legno attrezzati. Sono tuttavia presenti piccole spiagge libere nella zona del Lido (tra la foce del torrente Boate e il lungomare Vittorio Veneto), presso il cinquecentesco castello sul mare, nel quartiere storico di Avenaggi (E Nagge) e nella baia di Prelo a San Michele di Pagana.

Il territorio comunale è costituito dalle otto frazioni di Montepegli, San Martino di Noceto, San Massimo, San Pietro di Novella, San Quirico d'Assereto, Santa Maria del Campo e Sant'Andrea di Foggia[7] per un totale di 33,70 km². L'abitato costiero di San Michele di Pagana, considerato convenzionalmente come frazione comunale, è tuttavia riconosciuto dallo statuto cittadino[7] come uno dei sei sestieri dell'antico borgo medievale della cittadina.

Confina a nord con i comuni di Tribogna e Cicagna, a sud con Camogli, Santa Margherita Ligure ed è bagnato dal mar Ligure, ad ovest con Avegno e Recco, e ad est con Coreglia Ligure e Zoagli. Dista circa 30 km ad est di Genova.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Chiavari.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dalle origini alla costituzione in libero comune[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome

Ad oggi non esiste ancora una versione certa e documentata, e quindi ufficiale, sull'origine o il significato del toponimo Rapallo. Tra le versioni più note si ipotizza la derivazione dal termine Rapalu[8] o, più correttamente, Ra palù traducibile in palude e questa derivazione si avvicinerebbe al concetto geologico primitivo della palude che, effettivamente, si trovava alla foce del torrente Boate e dove si sviluppò il primo insediamento del borgo. Secondo le affermazioni dello storico ligure Gaetano Poggi il toponimo deriverebbe invece da Rapa-lo[8] con riferimento alle coltivazioni delle rape, che avrebbe avuto grande sviluppo nella località levantina. Ancora un'altra versione, sostenuta dalla glottologa G. Petracco Sicardi, protenderebbe verso il termine gotico Rappa[9], passato nei dialetti italiani col significato di piega, ruga, o fenditura e che riprenderebbe la morfologia effettiva del territorio rapallese.

Il primo nucleo abitativo sembrerebbe risalire al 700 a.C.[5] a seguito del ritrovamento, nel 1911[5], di un'antica tomba nell'attuale quartiere di Sant'Anna durante uno scavo d'estrazione dell'argilla per rifornire le vicine fornaci.[10] Negli scavi furono riportati alla luce diversi oggetti sacri, tra i quali un'urna cineraria in terracotta con croce gammata, contenente una cuspide di lancia in ferro, vasi e un braccialetto d'oro a forma di serpe. Dai primi studi effettuati sui rinvenimenti fu possibile stabilire l'origine etrusca, se non greca, dei reperti. Nonostante l'eccezionale scoperta, il materiale andò successivamente perduto (lasciando pertanto incertezza sulle prime origini del borgo) non potendolo quindi confrontare con i ritrovamenti preistorici, scoperti negli anni sessanta, della necropoli della vicina Chiavari.

Nel 643[5] re Rotari, sovrano dei Longobardi, dopo aver conquistato le terre della Liguria creò tra Zoagli e Rapallo un distaccamento militare (o postazione difensiva) contro i rivali Bizantini; a questo episodio storico viene fatto risalire il toponimo "Marina di Bardi", località del comune di Zoagli. Furono in seguito i monaci di San Colombano, giunti dall'abbazia di San Colombano di Bobbio, ad avviare una prima evangelizzazione del territorio, mentre furono gli Ambrosiani a costruire il primo tempio religioso: la pieve ambrosiana di Santo Stefano; quest'ultima è considerata tra le pievi più antiche della Liguria assieme ai luoghi di culto ambrosiani, dello stesso periodo, presenti ad Uscio, Pieve Ligure e Recco nel Golfo Paradiso.

Nel 774 con la deposizione del sovrano Desiderio, a seguito delle sconfitte contro i Franchi a Susa e Pavia, terminò sostanzialmente il regno longobardo. Carlo Magno, già re dei Franchi, assunse il titolo di "re dei Franchi e dei Longobardi" (Rex Francorum et Langobardorum) e, nell'800, quello di "imperatore augusto".

A seguito del mutato quadro politico, all'interno della Provincia Maritima Italorum (una suddivisione amministrativa risalente al dominio bizantino, corrispondente pressappoco all'attuale Liguria), viene costituita dai Franchi, la contea di Genova che, tra i suoi territori, fu annesso anche il villaggio di Rapallo.

Nel 964 appare per la prima volta il nome del borgo rapallese in un atto notarile[11] nel quale viene citata la vendita di un terreno. Un documento del 1070[5] attesta, invece, un attacco via mare dei Pisani per vendetta politica contro la storica rivale Genova, evento che si verificò anche nel 1076[5] e ancora nel 1079[5].

In due diversi atti del 16 e 18 febbraio 1171[5] vengono citati per la prima volta i consoli di Rapallo (Ugo di Amandolesi, Rolando di Corrado e Giovanni di Pescino[12]) facendo presupporre agli storici l'ormai costituzione di Rapallo in libero comune (Commvni Rapalli[13], termine ripreso anche nello stemma comunale), sotto la protezione di Genova alla quale gli abitanti rapallesi donarono due galee per contrastare la potenza della flotta navale pisana. Da alcune mappe geografiche e fonti storiche dell'alto medioevo si apprende la formazione geopolitica dell'originario territorio comunale: molto più esteso dell'attuale e costituito, oltre il borgo di Rapallo, pure dalle località di Santa Margherita Ligure e Portofino.

L'assalto del Dragut
Raffigurazione popolare di Dragut

Fu verso l'alba del 4 luglio 1549 che la piccola flotta navale dell'ammiraglio ottomano Torghud - conosciuto nel territorio ligure con il nome di "pirata Dragut" - entrò nel golfo di Rapallo, assediando la città in tre punti diversi. Lo sbarco riuscì in pieno: non fu infatti possibile organizzare un'immediata e contrastata difesa e la confusione fu tale che le prime notizie giunte a Genova parlarono di un attacco al borgo di Santa Margherita Ligure.

Le fonti storiche[5] narrano ai posteri la crudeltà degli eventi che interessarono le strade e le abitazioni del borgo vecchio: dai danneggiamenti e furti nelle case, ai prelevamenti di oggetti e arredi sacri nelle chiese cittadine. Nell'assedio piratesco un centinaio di abitanti, tra cui giovani donne, vengono fatti schiavi e non mancarono feriti e vittime; lo stesso prevosto della pieve di Santo Stefano vi trovò la morte. Per la confusione e le scarne notizie arrivò con molto ritardo un intervento armato da Genova, lasciando il borgo di Rapallo pressoché in balia dei pirati. Un immediato aiuto non arrivò, tra l'altro, neppure dai villaggi e borghi vicini: per contro, così come attestano le cronache storiche dell'evento, si assistette invece ad un'opera di sciacallaggio dei resti dopo la partenza della flotta ottomana.

Per scongiurare nuovi assalti e attacchi fu il capitano genovese Gregorio Roisecco, inviato successivamente dal senato della Repubblica di Genova per valutare la situazione del borgo, a proporre ai rapallesi la costruzione di una postazione difensiva per proteggere la città, opera che avvenne da li a poco con l'edificazione del castello presso il lungomare rapallese. La storia sullo sbarco del Dragut è stata ripresa, in tempi odierni, in un libro di avventura per ragazzi e nei testi degli alunni di una scuola media genovese[14]

La podesteria e il successivo capitaneato[modifica | modifica sorgente]

Nel 1203[5], con la divisione dei domini della Repubblica di Genova in podesterie, viene istituita la podesteria di Rapallo comprendente i principali borghi di Portofino, Santa Margherita Ligure, Cicagna e Lavagna; l'inserimento di quest'ultima nel territorio giurisdizionale rapallese creò però un contrasto con la famiglia Fieschi, conti di Lavagna, tanto che prima del 1222 il Tigullio fu ulteriormente diviso nelle due podesterie di Rapallo-Cicagna e Chiavari-Lavagna. È attestato al 17 marzo 1229[5] l'atto di giuramento degli abitanti di Rapallo, nel palazzo De Fornari di Genova, di fedeltà assoluta e completa dedizione verso la repubblica genovese[15]; quest'ultima, riconoscente, nel futuro assicurerà al borgo la totale protezione difensiva.

Il 6 agosto del 1284[5] anche le galee rapallesi, con cinquanta uomini di Rapallo (e 50 unità dall'odierna Santa Margherita), si uniscono alla vittoriosa flotta navale genovese contro la marina di Pisa nella battaglia della Meloria nel mar Tirreno nonostante, nello stesso anno, il verificarsi di un devastante saccheggio e assedio di ben settantadue navi della Repubblica di Venezia capitanate da Alberto Morosini, nipote del doge di Venezia Giovanni Dandolo e podestà di Pisa. Subisce un nuovo attacco navale nel 1320[5] da Castruccio Castracani, signore di Lucca, ma prontamente sedato dai soldati di Firenze, quest'ultimi alleati dei Genovesi.

Nel 1450[5] le cronache storiche riferiscono della presenza della lebbra nel borgo che portò alla morte migliaia di vittime: è in questa fase storica che fu realizzato un ricovero provvisorio per gli ammalati fuori dal nucleo storico, nell'odierna località di Bana (lungo la storica strada carrozzabile per Camogli): il lazzaretto.

Il 5 settembre del 1494[5] la città venne invasa dalla flotta navale aragonese[16] che sbarcò con 4.000 soldati per sollevare la popolazione rapallese contro una Genova dedita alla signoria sforzesca. Tre giorni dopo (8 settembre) in città giunsero inoltre circa 2.500 soldati svizzeri che diedero vita ad uno scontro armato contro gli aragonesi presso il ponte sulle saline: tra le violenze generali e i saccheggi, si assistette all'uccisione[5] di cinquanta malati ricoverati all'ospedale di Sant'Antonio (attuale sede del municipio) da parte degli elvetici.

Il 2 luglio del 1557[5] un'apparizione mariana della Vergine Maria al contadino Giovanni Chichizola (nativo di Canevale, presso Coreglia Ligure) "stravolse" positivamente la piccola comunità rapallese, la quale costruì in seguito sul colle dell'evento - il monte Letho - un santuario mariano ancora oggi meta di pellegrinaggi.

Tra gli anni 1579 e 1580[5] l'incubo della peste penetrò in Liguria causando, secondo una stima storica, circa 100.000 morti in tutta la regione. A Rapallo le cronache del tempo registrarono solo due casi sospetti e tale evento fu interpretato dalla devozione religiosa e popolare come presunto miracolo della Madonna di Montallegro.

Con l'accrescere della popolazione, e dell'importanza storica e strategica, con atto del Senato di Genova del 6 maggio 1608 la podesteria di Rapallo, fino ad allora compresa nell'ampio capitaneato di Chiavari, fu elevata anch'essa al titolo di capitaneato. La sua giurisdizione competente venne notevolmente estesa, oltre al "Borgo" (il centro storico racchiuso dalle mura), agli altri "quartieri" storici del comune di Rapallo: "Olivastro" (zona nord a del territorio comprendente tutte le località dell'entroterra rapallese), "Pescino" (zona a sud-ovest comprendente gli attuali comuni di Santa Margherita Ligure e frazioni, e Portofino), "Borzoli" (zona a sud-est comprendente anche il borgo di Zoagli), "Oltremonte" (zona nord-est comprendente gli odierni comuni della media val Fontanabuona quali Cicagna, Coreglia Ligure, Favale di Malvaro, Lumarzo, Moconesi, Orero)

Il 4 luglio 1657[5], in contemporanea con il primo centenario dell'apparizione, una nuova pestilenza a Genova e nel Tigullio portò l'allora capitano di Rapallo alla decisione di sospendere ogni scambio commerciale e sociale con Recco, Portofino, Santa Margherita, Chiavari e lo stesso capoluogo ligure. La città, di fatto blindata e isolata, ne uscì indenne dalla malattia e per celebrare tale avvenimento, ancora una volta considerato "miracoloso" dai rapallesi, si celebrarono le prime feste patronali in onore della Madonna, con l'esplosione dei mortaretti liguri e donando alla Vergine una lama d'argento raffigurante il Borgo come segno di gratitudine.

L'invasione austriaca e l'era napoleonica[modifica | modifica sorgente]

Mappa dei confini giurisdizionali del capitaneato di Rapallo, istituito nel 1608

Gli eventi che interessarono Genova nella guerra di successione austriaca, tra il 1746 e il 1747, causarono indirettamente anche a Rapallo l'istituzione di un locale presidio di occupazione austriaco. Il 2 luglio 1747, dopo la celebre rivolta dei genovesi, capeggiata dal giovane Balilla contro gli invasori austriaci, la comunità di Genova donò per onorare tale avvenimento, corrispondente al 190º anniversario dell'apparizione a Montallegro, una lamina d'argento tuttora conservata all'interno del santuario[5].

Con la dominazione francese di Napoleone Bonaparte rientrò dal 2 dicembre 1797[5] nel Dipartimento del Golfo del Tigullio, che ebbe Rapallo come capoluogo, all'interno della Repubblica Ligure annessa al Primo Impero francese. Dal 28 aprile 1798[5] con i nuovi ordinamenti francesi, il territorio rapallese rientrò nel I cantone, sempre come capoluogo, della Giurisdizione del Tigullio. Con le nuove normative francesi gli ordini e gli istituti religiosi subirono soppressioni e, in alcuni casi, allontanamenti dagli edifici di culto con la "spogliazione" delle opere d'arte, suppellettili e la conversione degli stabili ad altri usi.

Sempre il 1798 fu un anno importante per il territorio rapallese perché da tale data si gettarono le basi per l'imminente separazione e indipendenza delle borgate di Santa Margherita, San Giacomo di Corte, San Siro, San Lorenzo della Costa e Nozarego (che fino a quel momento erano parti integranti del territorio rapallese e comprese nello storico quartiere occidentale di Pescino). Le piccole municipalità andarono a formare successivamente il comune di Santa Margherita di Rapallo (1818) e l'odierno comune di Santa Margherita Ligure che assumò tale denominazione nel 1863[5] con regio decreto.

Nel 1799 la città divenne teatro di scontri tra l'esercito francese e l'esercito austriaco. Il 12 settembre dello stesso anno si instaurò un commissariato straordinario austriaco, ma già il 15 ottobre, dopo una lunga resistenza, si ritornò all'impero francese del Bonaparte. Gli austriaci tentarono però una nuova e vittoriosa impresa e il 15 novembre, dopo un'intensa battaglia sulla Ruta (frazione di Camogli), riuscirono a ripristinare il commissariato di due mesi prima. Il passaggio stabilì, tra l'altro, una forte punizione monetaria contro i "traditori" rapallesi, ritenuti essere vicini ai francesi. In quattro ore si raccolsero un totale di 6.000 lire. Nel 1800, in febbraio, si instaurò un locale governo austriaco e Rapallo, scelta come sede della Regia Reggenza Provvisoria, fu costretta ad obbedire ad ogni ordine consegnando tutto ciò che la legava (soprattutto armi e munizioni) all'impero napoleonico. Reggenza austriaca locale che fu al quanto breve poiché, dal 14 giugno, con una nuova sconfitta inflitta dalle truppe napoleoniche, Genova e la repubblica ligure vengono definitivamente annesse al Primo Impero francese. Nel 1803[5] Rapallo fu ancora sede principale del II cantone del Golfo del Tigullio, nella Giurisdizione dell'Entella con capoluogo Chiavari.

Dal Regno di Sardegna al Regno d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Il litorale rapallese in una fotografia di inizio XX secolo

Nel 1805[5] anche il territorio comunale di Rapallo venne confluito all'interno dei confini dell'impero napoleonico e sottoposto alla giurisdizione del Dipartimento degli Appennini, voluto da Napoleone con capoluogo a Chiavari, adottando ufficialmente il franco francese come moneta e la lingua francese negli scritti e verbali. Al 13 luglio 1806[5] è segnalata dalle cronache storiche la presenza del pontefice Pio VII, ospitato nelle stanze della villa dei marchesi Serra. Seguì pertanto le sorti dell'impero francese fino all'11 aprile del 1814 quando gli inglesi entrarono in città formando un nuovo governo provvisorio britannico[5]. Risorse, se pur per poco, l'antica Repubblica di Genova, ma sotto il controllo della casata reale dei Savoia. Caduto Napoleone Bonaparte e il suo impero, il successivo Congresso di Vienna stabilì il passaggio del territorio ligure nel Regno di Sardegna e nel 1815 avvenne l'atto ufficiale di sottomissione[5] al re Vittorio Emanuele I di Savoia, con la creazione del Ducato di Genova ove Rapallo venne inserita. Lo stesso re fu ospite dei marchesi Serra, presso la villa omonima, nel giugno del 1821[5].

In questo periodo storico, nel 1823[5], grazie all'interessamento del ducato genovese e del regno sabaudo, si avviò una delle prime e fondamentali opere urbanistiche di Rapallo quale la deviazione del torrente Boate nel suo tratto finale e presso la foce che portò - nel tempo - a modificare, ad ampliare e a costruire nuove strade carrozzabili, unità abitative e il nuovo porto cittadino; quest'ultimo fu dichiarato il 13 agosto 1839[5] di IV classe dal re Carlo Alberto di Savoia a cui venne intitolato nel 1840[5].

A sinistra la principessa Soraya di Persia in un suo soggiorno a Rapallo nel 1960.

Negli stessi anni, particolarmente tra il 1835 e il 1836[5], la cittadina fu vittima del colera e tra i tanti episodi che caratterizzarono questa fase epidemica è segnalato negli archivi persino la convocazione di un apposito consiglio comunale, riunito in data 22 agosto 1835[5] dove, solennemente, si invocò la protezione della città alla patrona Madonna di Montallegro.

Nelle fasi del Risorgimento italiano e dell'Unità d'Italia anche la comunità rapallese seguì con attenzione gli eventi bellici; lo stesso Giuseppe Garibaldi fu segretamente ospitato la notte del 6 settembre 1849[5] presso una locanda alla foce del torrente San Francesco e tre furono i rapallesi - Bartolomeo Canessa, Lorenzo Pellerano e Giovanni Pendola[5] - che volontariamente si unirono alla spedizione dei Mille in Sicilia imbarcandosi a Quarto. Con il neo costituito Regno d'Italia la cittadina di Rapallo fu sede del V mandamento del Circondario di Chiavari nella provincia di Genova al quale fu sottoposto il Tigullio occidentale (Santa Margherita Ligure e Portofino) e Zoagli[5].

La nascita del turismo[modifica | modifica sorgente]

Tra i vari fattori che diedero vita ad una nuova "rinascita economica" di Rapallo fu l'arrivo della tratta ferroviaria da Genova a Sestri Levante, con inaugurazione della locale stazione e il passaggio del primo treno dalla piccola stazione di San Michele di Pagana il 31 ottobre del 1868[5]. La nuova via di comunicazione ferrata, che si sommò ai già presenti collegamenti stradali sia da levante che da ponente, la modernizzazione e l'avanzamento dei primari servizi, e il clima particolarmente mite della riviera ligure, furono gli impulsi della nascente attività turistica della Rapallo di fine Ottocento e inizio Novecento.

Da li a poco si aprirono i primi alberghi e hotel di lusso, caffetterie e ristoranti, sale cinematografiche e da ballo, stabilimenti balneari nella stagione estiva nonché la costruzione di nuove ville signorili e residenziali in stile Liberty e neoclassico. L'incremento del turismo di soggiorno e vacanziero, soprattutto con una buona presenza straniera di inglesi, francesi e tedeschi, portarono inoltre ad ospitare, dal 1902 al 1927[5], uno dei primi casinò italiani nelle sale del Kursaal Hotel.

Tra le illustri personalità che visitarono e soggiornarono a Rapallo vi furono[5] il filosofo Friedrich Nietzsche (che a Rapallo, nel gennaio 1883, compose la prima parte dell'opera Così parlò Zarathustra), il compositore Jean Sibelius (1901), il presidente degli Stati Uniti d'America Theodore Roosevelt (1910), Franz Liszt, lo scrittore Guy de Maupassant, Lord Carnarvon, Eleonora Duse, Ezra Pound, Ernest Hemingway (che citerà il suo soggiorno rapallese nel racconto Gatto sotto la pioggia - Cat In The Rain), il re Hussein di Giordania, l'imperatrice Soraya di Persia, l'ultimo re di Lituania Mindaugas II che a Rapallo morì nel 1928, la principessa Luisa d'Asburgo-Toscana ed il marito Enrico Toselli (1909), lo scrittore Sem Benelli, il principe Augusto Guglielmo figlio di Guglielmo II di Germania (26 marzo 1910) e, in anni più recenti, il filosofo Luigi Pareyson.

La Grande Guerra, l'alluvione del 1915 e i trattati di pace[modifica | modifica sorgente]

Veduta di Rapallo in un'incisione in acciaio del 1820 di E.F. Batty
Veduta di Rapallo in un'incisione in acciaio del 1820 di E.F. Batty
 
Veduta attuale del golfo di Rapallo
Veduta attuale del golfo di Rapallo

Con l'entrata in guerra dell'Italia il 24 maggio del 1915 tanti giovani rapallesi vengono arruolati per combattere sul fronte e sulle trincee alpine. Quattro mesi dopo, nella notte tra il 24 e il 25 settembre[5], la città fu interessata da una violenta alluvione causata dallo straripamento del locale torrente Boate: il centro storico venne allagato con acqua, fango e detriti. Nel pomeriggio del 25, un'area attigua alla ferrovia franò a causa della pioggia torrenziale, dando vita ad una massa di fango alta 4 metri che travolse le aree vicine alla cinta ferroviaria. La città fu di fatto isolata con i soli collegamenti possibili tramite treno, ma provenienti soltanto dal levante ligure. Ci vollero alcune settimane di intenso lavoro per ritornare alla calma e ripristinare i collegamenti. Dal fronte, nel frattempo, giunsero le prime notizie dei rapallesi caduti in battaglia, situazione bellica che portò la città ad organizzare centri di soccorso anche per i tanti feriti.

Il 6-7 novembre 1917[5] la città fu sede dell'omonima conferenza tra il Regno d'Italia, la Francia e il Regno Unito. Il 7 novembre del 1920[5] ospitò il primo trattato di Rapallo dove lo Stato italiano e il Regno di Jugoslavia firmarono nelle sale della villa Spinola (oggi conosciuta come "villa del Trattato") i nuovi confini nei Balcani.

Il 16 aprile 1922[5] furono invece l'Unione Sovietica e la Germania di Weimar a riunirsi nel borgo ligure per il secondo trattato per rinunciare reciprocamente ai danni di guerra.

Al 1928 è risalente il distacco di una parte del territorio e il suo accorpamento nel territorio di Santa Margherita Ligure[17].

La seconda guerra mondiale e la "Rapallizzazione"[modifica | modifica sorgente]

Resti di un fascio littorio a Rapallo presso la via Aurelia Levante

Nel corso della seconda guerra mondiale la città fu occupata da presidi militari tedeschi e fascisti[6], costituendo in diverse zone cittadine piccoli campi di stazionamento, ma avviando una convivenza tra militari e popolazione abbastanza pacifica e di collaborazione[6].

Nei primi giorni di luglio del 1944[6], verso le 8.30 del mattino, una formazione di bombardieri alleati sottopose la città ad un bombardamento a tappeto, anche se di fatto non esistevano obiettivi militari[6]. Oltre la metà delle bombe finirono in mare[6] ed oltre la metà di quelle cadute sulla terra non esplosero[6]. Furono tuttavia colpiti[6] l'orfanotrofio, l'ospizio, l'ospedale civile (che portava dipinta sul tetto una enorme "croce rossa"[6]) e una parte del centro cittadino causando la morte di quarantuno persone[6] (fra i quali bimbi, suore, anziani, malati ed un prete). La stessa basilica dei Santi Gervasio e Protasio subì la demolizione dell'ala est della struttura[6]. Oltre a ciò, ogni notte un bombardiere leggero passava e ripassava sulla città sganciando una o due bombe per notte ed a caso, allo scopo di disturbare la popolazione civile[6]. A differenza di altri paesi liguri, come i vicini centri di Zoagli e Recco[6], la città non ebbe significative "ferite di guerra" per la sostanziale assenza di una forte presenza tedesca e per la mancanza di importanti infrastrutture come ponti ferroviari, presenti appunto nelle sopra citate cittadine[6].

Con il cessare del conflitto il miracolo economico italiano degli anni cinquanta e sessanta coinvolse anche la comunità rapallese, come il resto del paese. Una svolta decisiva fu legata all'arrivo dell'autostrada A12 Genova-Livorno con l'apertura al traffico veicolare a partire dal 1965 (tratta verso Genova) e dal giugno 1968 verso il levante ligure. A partire da quegli anni la città venne interessata da un rapido, e sovente non controllato[6], sviluppo residenziale con l'edificazione di nuove case e palazzi destinate, nella maggioranza dei casi, alla "nuova e moderna residenza vacanziera"[6]: zone pressoché primitive o sfruttate precedentemente in diversi usi (agricolo soprattutto) furono in breve tempo "sostituite" da nuovi insediamenti abitativi. Il fenomeno prese il nome di "rapallizzazione"[6], e tale sviluppo urbano subì ben presto l'interessamento e l'intervento di alcuni dei più famosi intellettuali ed urbanisti dell'epoca, tra questi Indro Montanelli[18], che segnalarono ai media la situazione che si stava creando nella cittadina ligure. Va segnalato inoltre che lo sviluppo portò parallelamente ad una rapida crescita della popolazione residente. Secondo i dati ISTAT rilevati nel censimento del 1951, Rapallo risultò avere una popolazione "post bellica" superiore di poco ai 15.500 abitanti e lo stesso censimento eseguito trent'anni dopo, nel 1981 quando i valori cominciarono ad assestarsi, la popolazione registrata superò già i 29.500 abitanti, un aumento del 90%.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Rapallo-Stemma.png
Rapallo-Gonfalone.png
« D'azzurro, alla sigla Mariana, accostata da due grifoni controrampanti alla sigla, sostenenti, con le zampe anteriori, una corona, il tutto d'oro. Ornamenti esteriori di Città »
(Descrizione araldica dello stemma[19])
« Drappo di colore azzurro, riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dello Stemma comunale con iscrizione sovrastante di: "Communi Rapalli" e con quella centrata in oro: "CITTA' DI RAPALLO". Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto azzurro con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo Stemma della Città e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro »
(Descrizione araldica del gonfalone[19])
« Drappo di colore azzurro riportante in alto a sinistra la scritta RAPALLO e al centro - su scudo bianco - due grifoni controrampanti sostenenti con le zampe anteriori la sigla mariana sormontata dalla corona di Città. Il tutto stilizzato »
(Descrizione araldica della bandiera ufficiale[19])
Raffigurazione della bandiera comunale come da concessione
« Drappo di colore azzurro riportante al centro lo stemma comunale con i due grifoni controrampanti sostenenti con le zampe anteriori la sigla mariana sormontata dalla corona di Città. Il tutto stilizzato »
(Descrizione araldica della bandiera non ufficiale[19])

Lo stemma e il gonfalone ufficiali sono stati approvati con l'apposito Decreto del Presidente della Repubblica datato al 14 luglio del 1957[7]. La lettera M, riferibile alla Vergine Maria, fu inserita nello stemma dopo l'approvazione nel consiglio del 28 novembre 1948[7] a ricordo dell'apparizione mariana avvenuta a Montallegro il 2 luglio del 1557[7].

Della bandiera comunale esistono due versioni adottate dalla civica amministrazione ma, nonostante la concessione certifichi e autorizzi l'uso della bandiera ufficiale[7], nei principali monumenti ed edifici storici (castello sul mare, torre civica e lo stesso palazzo municipale) viene esposta la versione dal drappo di colore azzurro con al centro lo stemma civico.

Il gonfalone dal 17 maggio 1991[7] si fregia dell'onorificenza della Croce di Commenda del Sovrano militare ordine di Malta Pro Merito Melitensi.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

La basilica dei Santi Gervasio e Protasio, sede dell'omonima comunità parrocchiale.

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Nei secoli scorsi furono le chiese e le loro comunità parrocchiali a contribuire allo sviluppo religioso e civile dei diversi nuclei, guidati dalle figure principali dei vari parroci. Da come si apprende in vari documenti storici[6], soprattutto riguardanti al primo millennio, i singoli abitanti ricercavano nella propria chiesa o parrocchia una sorta di guida spirituale e morale che li guidasse nella loro vita quotidiana.

Quasi tutte le frazioni sono guidate da una propria parrocchia autonoma, raggruppate nel vicariato di Rapallo-Santa Margherita Ligure[20], facenti parte della diocesi di Chiavari. Lo stesso quartiere di Sant'Anna, nonostante sia parte integrante della città, con l'accrescere della popolazione dopo il secondo conflitto bellico fu scorporata dalla matrice rapallese nel 1968 come parrocchia autonoma[21], unico caso nel territorio cittadino. Dall'ottobre 2005 si sta provvedendo alla costruzione di una nuova chiesa parrocchiale, dedicata alla santa patrona del quartiere, dopo una specifica richiesta durata quasi trent'anni.

Tra gli edifici di culto più antichi del borgo storico rapallese vi sono la pieve di Santo Stefano (XI secolo), l'oratorio dei Disciplinanti (XV secolo) e la neoclassica basilica dei Santi Gervasio e Protasio di origini medievali. Nelle immediate vicinanze del centro storico, poco distante dal castello cinquecentesco sul mare, è risalente al XVI secolo la chiesa e l'ex complesso conventuale di San Francesco d'Assisi e, verso la parte orientale, l'ex complesso monastico delle Clarisse, oggi convertito in edificio scolastico statale, auditorium-teatro civico e museo comunale.

Un'ulteriore testimonianza della vita religiosa e monastica è rappresentata dai resti, ben conservati in alcune parti dell'edificio, del duecentesco monastero di Valle Christi, presso il campo da golf sulla strada per la frazione rapallese di San Massimo, e ancora dai ruderi del più antico cenobio romanico di San Tommaso dell'XI secolo nell'omonimo quartiere presso la frazione di Santa Maria del Campo. Nella stessa frazione è presente il seicentesco santuario della Madonna di Caravaggio, raggiungibile attraverso sentieri e antiche mulattiere e che, assieme al più noto santuario di Nostra Signora di Montallegro, a circa 600 metri sul livello del mare e con un'ampia vista panoramica sull'intero golfo di Rapallo, costituisce testimonianza della secolare devozione religiosa e popolare.

Santuario di Montallegro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Santuario di Nostra Signora di Montallegro.

Costruito su un colle a 612 metri sul livello del mare, dopo l'apparizione della Madonna al contadino Giovanni Chichizola il 2 luglio del 1557[22], il santuario di Nostra Signora di Montallegro è considerato uno dei principali santuari mariani della Liguria. Patrona di Rapallo e storicamente del suo antico capitaneato dal 1739[7][23], nonché compatrona della diocesi di Chiavari assieme a Nostra Signora dell'Orto di Chiavari, il santuario è meta di pellegrinaggio soprattutto in occasione delle annuali festività patronali, celebrate nei primi tre giorni di luglio. Edificato tra il 1558 e il 1559[24] con fondi degli stessi abitanti rapallesi sul luogo dell'apparizione mariana, la struttura venne notevolmente trasformata nel corso dei secoli XVII e XIX[24]. L'odierna facciata, marmorea e caratterizzata dalla presenza di guglie, è opera del 1896 su progetto dell'architetto Luigi Rovelli[24].

Il 1° e 2 luglio 2007, in occasione del 450º anniversario dell'apparizione mariana a Montallegro, il santuario ha ricevuto la visita congiunta del Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone e dell'arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Le due visite possono considerarsi storiche poiché è la prima volta[25] nella storia documentata del santuario che un cardinale segretario di Stato e un presidente della CEI sono saliti sul colle rapallese per far visita all'edificio religioso; il cardinale Domenico Tardini che lo visitò nel 1957 assunse, infatti, tale carica solo l'anno seguente.

Santuario di Caravaggio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Santuario della Madonna di Caravaggio.

L'attuale edificio religioso, sito nell'omonima località presso la frazione di Santa Maria del Campo, fu edificato tra il Seicento e il Settecento[26] sul luogo di una preesistente cappella votiva. Nel corso della metà del Settecento il santuario cadde in abbandono, a causa dei contrasti religiosi[26] tra la curia rapallese e la comunità parrocchiale campese, alla quale seguì una successiva demolizione del luogo di culto nel 1790[26] su ordine del senato della Repubblica di Genova. Con la scorporazione della parrocchiale di Santa Maria del Campo dalla matrice rapallese, il santuario venne nuovamente ricostruito nel 1838[26] nello stile e forme architettoniche attuali.

Basilica dei Santi Gervasio e Protasio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Basilica dei Santi Gervasio e Protasio.

Situata nell'immediato centro storico rapallese, l'attuale basilica arcipresbiteriale dei Santi Gervasio e Protasio venne ricostruita tra il XVII e XVIII secolo[27] in sostituzione di un precedente edificio di culto medievale[27]. Secondo una targa commemorativa, presente nella basilica, l'intitolazione ai due santi potrebbe essere risalente al 1118[27], con bolla pontificia di papa Gelasio II[27], sebbene su tale data gli storici non abbiano mai trovato di fatto una fonte documentata e certa[27].

Anticamente la sua giurisdizione parrocchiale si estendeva[27] ad occidente, dal borgo di Portofino alle varie e sparse località dell'odierno comune di Santa Margherita Ligure, oltre Cicagna e fino agli abitati orientali di San Pietro e di Rovereto (oggi due frazioni distinte nei comuni di Zoagli e Chiavari). Tuttavia, ancora oggi la sua parrocchia, dopo le successive divisioni territoriali, è considerata la più numerosa[27] della diocesi di Chiavari con circa 18.000 abitanti-parrocchiani.

Nel corso dei bombardamenti aerei degli Alleati, nel luglio del 1944[6], la basilica venne colpita da una bomba che, oltre ad alcune vittime e numerosi feriti, provocò la distruzione della navata a destra dell'ingresso principale.

L'attiguo campanile, pendente e risalente nelle forme finali al 1753[27], con i suoi 67 metri di altezza risulta essere la torre campanaria più alta della Liguria[28].

Pieve di Santo Stefano[modifica | modifica sorgente]

L'antica pieve di Santo Stefano con annesso il campanile, la Torre Civica.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pieve di Santo Stefano (Rapallo).

L'antica pieve di Santo Stefano, conosciuto anche come oratorio dei Neri[29], è ubicata nel cuore del centro storico di Rapallo e, secondo le principali fonti storiche locali, fu il primo edificio religioso cristiano ad essere edificato nel territorio rapallese[29]. Il primo documento ufficiale che ne afferma la presenza è un atto di vendita datato al luglio 1155[29].

La sua costruzione dovrebbe risalire pressappoco ad un periodo antecedente la vicina basilica dei Santi Gervasio e Protasio e fa parte, assieme all'oratorio della Santissima Trinità (quest'ultimo denominato come oratorio dei Bianchi), all'attigua torre civica[29] (che ne è, di fatto, il campanile della pieve), e al complesso del palazzo municipale (già ospedale di Sant'Antonio), di quel nucleo originario che diede vita alla primitiva comunità rapallese in epoca medievale.

L'attuale aspetto della facciata (restaurata nel 2011-2012) è risalente alle modifiche effettuate nel XVII secolo[29] dalla confraternita della Morte e Orazione che, probabilmente, cancellarono l'antica e tipica facciata in stile romanico lombardo visibile, ad esempio, nella contemporanea pieve di Sant'Ambrogio ad Uscio.

Chiesa di San Francesco d'Assisi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Francesco (Rapallo).

La chiesa e l'ex complesso conventuale di San Francesco d'Assisi, nella piazza omonima, sono risalenti al 1519[30]. Il convento, adiacente alla chiesa, venne restaurato e ceduto ai frati minori francescani nel 1601[6] per ordine pontificio di papa Clemente VIII[6]. Soppresso e convertito in scuola primaria nel 1798[6], nel 1812[6] il governo imperiale napoleonico cedette i due locali ecclesiastici all'amministrazione dell'ospedale di Sant'Antonio (quest'ultimo sede attuale del palazzo municipale).

Nel 1850[6] la scuola-collegio reale diventò proprietà del Comune di Rapallo che scelse di affidare la direzione scolastica all'ordine dei Padri Somaschi, tuttora insediati[6].

Monastero di Valle Christi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monastero di Valle Christi.

Nei secoli scorsi oltre alla presenza delle numerose chiese in città e nelle frazioni, furono fondati e costruiti diversi conventi e monasteri per alimentare la già presente vita monastica del luogo. Tra i più conosciuti, e dichiarato monumento nazionale[6] dal Ministero dei Beni Culturali, vi è nella frazione di San Massimo il monastero di Valle Christi costruito agli inizi del XIII secolo dai Maestri Comacini[31] ed ufficialmente aperto all'ordine di clausura nel 1203[31].

A causa delle sempre più frequenti incursioni piratesche venne disabilitato nel 1568[31], con bolla papale di Pio V[31], con il trasferimento delle religiose in case vicine o in altri luoghi monastici del territorio. Chiuso al culto religioso la struttura, a partire da quella data, subì un'inesorabile decadenza e "spogliata" di ogni arredo[31]; alcune parti dell'edificio, soprattutto pietre, furono inoltre utilizzate dagli abitanti per la costruzione di edifici abitativi[31].

Il complesso appartiene al patrimonio comunale[31] e, grazie alla costante pulizia e cura, è diventato teatro per manifestazioni culturali[31]. Nel periodo estivo l'area attigua al complesso monastico si trasforma in un palcoscenico teatrale all'aperto con pregiate rappresentazioni culturali presentate dai grandi maestri teatrali contemporanei[31].

Monastero delle Clarisse[modifica | modifica sorgente]

L'ex complesso monastico delle Clarisse, oggi teatro-auditorium ed istituto superiore statale
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monastero delle Clarisse (Rapallo).

La prima pietra del complesso monastico delle Clarisse fu posta il 24 dicembre 1633[32], ma con i lavori di costruzione che si prolungarono molto nel tempo a causa della mancanza dei fondi necessari[32]. Solo nel 1670[32] il convento venne dichiarato pronto ad ospitare le prime monache dell'ordine di santa Chiara da Montefalco, ma nuovi intoppi rimandarono il ritiro religioso al 1689[32].

Con l'acquisto dell'intero complesso da parte della civica amministrazione nel 1899[32], e con la definitiva dismissione religiosa nel 1902[32], si diede l'avvio ad un'intera opera di conversione dell'edificio ad usi scolastici e comunali[32]. Risale al primo decennio del Novecento[32] la demolizione delle mura di cinta e di un'ala del convento per l'allargamento della nuova strada carrozzabile, l'attuale strada statale 1 Via Aurelia.

Terminati i due conflitti mondiali, dove la struttura venne utilizzata in molteplici scopi (soprattutto come deposito-magazzino[32] o ancora come rimessa imbarcazioni[32]), e quindi dopo un abbandono fino al 1964[32], con progetto del 1972[32] si convertirono definitivamente i locali ospitanti l'ex chiesa nell'attuale sede del teatro-auditorium cittadino[32]. Le sale a piano terra dell'ex convento sono la sede del museo civico "Attilio e Cleofe Gaffoglio"[32].

Cenobio di San Tommaso[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cenobio di San Tommaso.

In località San Tommaso, quartiere storico della frazione rapallese di Santa Maria del Campo, sono ubicati in un terreno privato i resti della chiesa-cenobio di San Tommaso. Il complesso originario è parzialmente crollato lasciando solamente qualche rudere[33]. La sua costruzione risalirebbe al 1159[33] o al 1161[33], grazie a fondi provenienti da varie donazioni di Genova. Al 1582[33] è datata la sua definitiva sconsacrazione, lasciando il monastero al completo abbandono.

Oratorio dei Bianchi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Oratorio dei Bianchi (Rapallo).

Risalente alla seconda metà del XV secolo[34], l'oratorio della Santissima Trinità o dei Bianchi è situato nel centro storico rapallese in prossimità dell'antica pieve di Santo Stefano e il palazzo municipale.

A partire da questo secolo divenne sede della locale confraternita dei Disciplinanti[34], costituita precedentemente nei locali della vicina pieve, e che assunse la denominazione "dei Bianchi" per il colore delle caratteristiche casacche[34]; ancora oggi una lapide in marmo, posta al di fuori dell'oratorio, in facciata, ritrae due confratelli incappucciati e con in mano il flagello.

La chiesetta di San Bartolomeo in Borzoli

Altre chiese[modifica | modifica sorgente]

Chiese delle frazioni[modifica | modifica sorgente]

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Il castello cinquecentesco antistante lo specchio acqueo rapallese e la spiaggetta dei pescatori

Castello cinquecentesco[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Rapallo.

Tra i castelli più conosciuti del levante ligure, il castello sul mare di Rapallo colpisce per le sue caratteristiche: una media fortezza costruita a ridosso della piccola spiaggia dei pescatori, presso la foce del torrente San Francesco e il lungomare Vittorio Veneto.

Edificato dalla popolazione tra il 1550 e il 1551[46] a seguito delle frequenti invasioni dei pirati, celebre è l'incursione piratesca del 4 luglio 1549 ad opera dell'ammiraglio turco Dragut[46], è oggi sede di eventi, mostre e manifestazioni culturali promosse dall'amministrazione civica o da enti privati. Simbolo per eccellenza della città[46], è stato dichiarato monumento nazionale[46].

Castello di Punta Pagana[modifica | modifica sorgente]

Il castello di Punta Pagana all'interno del parco privato di villa Spinola, sullo sfondo Santa Margherita Ligure.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di Punta Pagana.

Posizionato nella punta più estrema della baia di Prelo, presso il sestiere-frazione di San Michele di Pagana, ai confini amministrativi con Santa Margherita Ligure, il fortificazione di Punta Pagana venne costruita dalla Repubblica di Genova nella prima metà del XVII secolo[6] a protezione del litorale costiero e al fine di scongiurare nuovi attacchi pirateschi o da potenze europee dell'epoca.

Inserito nel parco privato della soprastante Villa Spinola, residenza occasionale del Gran maestro dell'Ordine di Malta, è ben visibile via mare.

"Castrum Rapallinum" e "Lasaniae"[modifica | modifica sorgente]

Le prime fortificazioni, necessarie per un maggiore controllo del territorio comunale, che in tempi più remoti si estendevo ben oltre l'odierna superficie territoriale, vennero costruite nei pressi delle basse vette montane tra l'entroterra rapallese e la media val Fontanabuona. Un'indagine archeologica negli storici sentieri boschivi settentrionali della città avviata tra il 1996 e il 1997[47] dalla locale sezione "Tigullia" dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri - e in collaborazione con la Soprintendenza archeologica della Liguria[47] - ha permesso il ritrovamento nei pressi del monte Castello (665 m) di una prima fortificazione databile tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV secolo[47]; l'identificazione del sito ed il rinvenimento del primo frammento avvenne, però, già nel 1956 da parte del signor Renato Lagomarsino[47].

L'area, denominata dagli storici castrum Rapallinum, era dominata da una struttura in legno poggiante direttamente sulla roccia. Fu sul finire del Quattrocento[47], dopo un primo abbandono, che la struttura venne riedificata completamente in pietra con due torrioni ai lati, avendo così una massima visione panoramica tra costa ed entroterra. La fortezza mantenne il suo uso militare e di controllo per tutto il XV secolo, fino a quando fu in seguito abbandonata per mancato utilizzo.[47] Tra i reperti sono state rinvenute due tavole da gioco in lastre di pietra incise e una decina di dadi in osso utilizzati, come si desume, dai militari del castello durante lo svago[47].

Dopo l'eccezionale ritrovamento del vicino castrum Rapallinum, nel corso del 1998[48] furono avviate nuove ricerche archeologiche anche sulla vetta del monte Pegge (774 m) dove, secondo precedenti studi e rilievi, doveva insistere una seconda postazione difensiva sul crinale: il cosiddetto castrum Lasaniae. La fortezza militare, costruita presumibilmente nello stesso periodo storico del castello sul monte omonimo, fu realizzata con materiali lapidei del luogo e legno. Il castello fu in seguito dotato di nuove mura in pietra e dotato di armi per la difesa del forte quali alcune palle da bombarda e punte di verrettone di balestra.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Il borgo, le porte e le torri[modifica | modifica sorgente]

La "porta delle Saline" tra il lungomare e il centro storico.

Anticamente il borgo di Rapallo, nel cuore del centro storico e sede delle più importanti attività artigianali e e delle autorità cittadine, era racchiuso nel periodo medievale da una cinta muraria: l'accesso era consentito solo attraverso cinque porte. Proprio un decreto del Senato della Repubblica di Genova, datato al 12 febbraio del 1629[6], decretò l'allora Commvni Rapalli come "borgo murato"[6].

Studi più approfonditi e moderni, tra i quali quelli dello storico Arturo Ferretto[6], hanno però evidenziato che in realtà il senato genovese descrisse una Rapallo medievale cinta non da mura vere e proprie, di cui non esistono effettivamente tracce tangibili[6], bensì consta dalle alte case e dalle vie strette - i tipici "caruggi liguri" - che proprio per la loro conformazione urbana garantivano una sorta di "cittadella murata"[6]. Già nel XV secolo l'umanista e cancelliere della Repubblica, Giacomo Iacopo Bracelli[6], descrisse così il borgo rapallese:

(LA)
« Burgum et terra sine muro tutissima propter passus strictos territorii. »
(IT)
« Borgo senza mura ma sicurissimo per i suoi passi stretti[49]»
(Giacomo Iacopo Bracelli)

Per accedere al borgo bisognava oltrepassare cinque porte: la "Porta occidentale" o "degli orti"[50] - situata nei pressi della basilica dei Santi Gervasio e Protasio e l'odierno tratto pedonale del corso Goffredo Mameli - demolita nel 1874[50]; la "Porta Aquilonare" o di "Sant'Antonio"[50] - sita vicino all'omonimo ospedale, il quale divenne in seguito la sede odierna del municipio[50] - che venne abbattuta nel giugno del 1702[50] per iniziativa dei protettori dell'ospedale; la "Porta di Pozzarello" o "del Molinello"[50] - situata nella parte finale di via Venezia (l'antica Rolecca[50], nel centro storico) con l'argine del torrente San Francesco - demolita secondo una memoria storica del cavaliere Stefano Cuneo nel 1810[50]; la "Porta orientale" o "di San Francesco"[50] - nella parte a levante nei pressi della foce del torrente omonimo - demolita nel 1821[50] per l'ampliamento della strada carrozzabile per Zoagli-Chiavari (Via Aurelia).

L'unica porta del borgo storico che sopravvisse alle demolizioni fu la cosiddetta "Porta delle Saline". Essa si affacciava sulle saline rapallesi[50] (oggi giardini di piazza IV Novembre), monopolio della famiglia genovese Doria[50], racchiudendo a ponente l'accesso dall'odierno lungomare Vittorio Veneto. Nei secoli abbellita con le tipiche colorazioni in stile genovese e con la raffigurazione pittorica del quadretto bizantino donato, secondo la leggenda[50], dalla Madonna nell'apparizione mariana del 2 luglio 1557, ancora oggi divide il lungomare dal centro storico.

Il controllo del borgo si basò inoltre nei secoli anche con l'uso delle numerose torri sparse lungo le colline antistanti Rapallo. Nel territorio rapallese delle tante erette nei secoli precedenti solo cinque sono sopravvissute a crolli e/o demolizioni. Si possono citare[50] la torre dei Fieschi, la torre Baratta, la torre dei Morello, la torre Dondero e la torre del Menegotto.

Torre civica[modifica | modifica sorgente]

La "Torre civica", simbolo del Comune e campanile della pieve di Santo Stefano.

La maggiore e la più importante tra le antiche torri della città, la Torre civica è un'opera strutturale del 1473[51]. Secondo le fonti storiche la sua edificazione fu voluta dei nobili cittadini per simboleggiare la pace[51] tra gli abitanti del borgo dopo un secolo sconvolto da lotte intestine e di potere tra le maggiori fazioni cittadine dell'epoca medievale.

Le prime basi della futura opera furono decise il 3 gennaio del 1473[51] quando le famiglie nobili della città si riunirono in uno straordinario "consiglio nobiliare" nominando quattro presenti - Francesco della Torre, Benedetto Canevale, Antonio della Cella e Giovanni Bardi[51] - per imporre a tutti gli abitanti, senza tener conto della fazione o parte alla quale il contributore appartenesse, un apposito tributo in denaro necessario alla costruzione della torre. La torre prese quasi subito forma a fianco dell'antica pieve di Santo Stefano diventandone, di fatto, il campanile[51].

Dopo leggere riparazioni nel 1531[51] - dove le fonti storiche attestano una spesa di 12 lire[51] - si decise di aggiungere alla torre, nel 1581[51], un pinnacolo con terrazzino in marmo e una nuova campana; quest'ultima fu sostituita nel 1640[51] a spese del Borgo e dei quartieri di Borzoli e Amandolesi[51]. Nel 1692[51] Gio Battista Canevaro ne ripropose la ristrutturazione con lo spostamento dell'orologio più in basso, la sostituzione degli ingranaggi e al provvedimento scritto ad una più accurata manutenzione in cambio di un compenso annuo di 40 lire[51].

Durante un temporale nel 1873[51] un fulmine colpì la sommità della torre distruggendo il terrazzino in marmo; scongiurato un possibile crollo, si diede il via ad un tempestivo intervento di manutenzione. Nella seconda guerra mondiale venne sistemata, sulla sommità, una sirena d'allarme[51], rimossa al termine del conflitto. Negli ultimi decenni del XX secolo[51] la torre, pericolante, venne "ingabbiata" da ponteggi di rinforzo in attesa di un provvidenziale intervento di recupero. Un'opera conservativa e di ripristino dell'antico "simbolo del libero Comune di Rapallo[51]" che, grazie a fondi europei, statali e regionali, avvenne tra la fine degli anni novanta e l'inizio del Duemila. Iniezioni di cemento alla base della struttura e altri interventi garantirono nel 2002[51] la nuova apertura del sito e la restituzione della torre alla comunità rapallese.

Torre dei Fieschi[modifica | modifica sorgente]

Le prime notizie certe sull'esistenza di questa torre sono citate in un atto di vendita del 26 maggio 1254[6] dove il concittadino Giacomo Boleto vendette alla vedova di Tedisio Fieschi, Simona, alcune terre con torre in una località detta in pastinis[6]. Successivamente i terreni passarono di proprietà ad Ottobono Fieschi[6], colui che salì nel 1276 al soglio pontificio con il nome di papa Adriano V, e che nel 1269 affittò il tutto ad Ada Barbieri e al figlio Tommasino[6].

Dopo una nuova proprietà dal 1271, appartenenti ad un certo Giacomo de Graverio[6], la torre e le terre circostanti diventarono possedimento terriero della famiglia nobiliare Fieschi di Lavagna così come attestò un successivo documento del 1451[6]. Fu nel XVII secolo che passò nelle mani della famiglia Cagnoni, assumendo la nuova denominazione de "torre de Cagnoni"[6]. Nei secoli successivi fu quindi proprietà dei Pessagno[6], dei Rebora[6] e degli Zignago all'inizio del XX secolo[6] e furono questi ultimi che la doteranno dei caratteristici merli ancora oggi visibili come il resto della torre svettante tra le circostanti abitazioni.

Il lazzaretto[modifica | modifica sorgente]

L'antico lazzaretto situato nella località di Bana

Fu con il manifestarsi delle prime vittime della lebbra, nel 1450[52], nei territori delle podesterie di Rapallo e Recco a convincere la comunità medievale rapallese sull'esigenza di un ricovero provvisorio per gli ammalati. La donazione di un appezzamento di terra da parte di un cittadino rapallese, Giacomo d'Aste[52], in località Bana tra le frazioni di San Massimo e Santa Maria del Campo, diede l'impulso per la costruzione dell'edificio. Dedicato a san Lazzaro di Betania, da qui il toponimo "lazzaretto"[52], il ricovero è citato in una bolla di papa Sisto IV del 1471[52] nella quale si affida la gestione dello stabile al controllo dei protettori dell'Ospedale di Pammatone di Genova[52]. Con il proliferare della pestilenza ebbe un vero e proprio affollamento di malati nel 1475[52]; tra le persone assistite anche il figlio[52] dello stesso donatore Giacomo d'Aste.

Nel 1505[52] le condizioni dello stabile risultarono già fatiscenti, tanto da dover predisporre un restauro accurato della struttura. La successiva visita (1582[52]) del visitatore apostolico, monsignor Francesco Bossi della diocesi di Novara, ne evidenziò e segnalò all'ordine di Pammatone il cattivo stato dell'edificio, ordinando allo stesso di compiere un nuovo risanamento, specie per le parti esterne[52]. Giudicato dai curatori genovesi troppo oneroso[52], lo stabile non subì alcun intervento di conservazione e ripristino. Il lazzeretto di Bana, di proprietà privata[52], si presenta in precarie condizioni strutturali, specie nelle coperture e nella conservazione degli affreschi della facciata esterna.

Palazzi e ville[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzi e ville di Rapallo.

Nel territorio comunale sono presenti diversi edifici civili e pubblici di pregio storico e architettonico, soprattutto nel cuore dell'antico borgo medievale con la presenza, tra l'altro, di cinquecenteschi e seicenteschi portali in ardesia. Tra le case e i palazzi del centro storico, fulcro del commercio locale e "salotto buono" della città, l'attuale palazzo del municipio, già antico ricovero ospedaliero.

Numerosa inoltre la presenza di ville residenziali e storiche, specie nelle prime colline del territorio, costruite tra il XVII e il XX secolo per il soggiorno nella cittadina divenuta, con l'avvento del turismo, tra le località di pregio del levante ligure e della Liguria. Tra le più famose villa Tigullio (sede del museo comunale del pizzo al tombolo e della biblioteca civica internazionale), villa Porticciolo, villa Queirolo (sede della segreteria generale del Panathlon International) e la villa "del Trattato", celebre per il trattato che si svolse nel 1920[5].

Teatri[modifica | modifica sorgente]

Il teatro-auditorium delle Clarisse, ricavato negli ex locali della chiesa del complesso monastico delle Clarisse del 1633[53], dismesso poi definitivamente nel 1902[53], è l'unico teatro cittadino con una capienza massima di 265 posti a sedere[53]. La conversione degli spazi dell'ex chiesa fu decisa nel 1967[53] dopo l'acquisizione dello stabile da parte dell'amministrazione civica. Una nuova rivisitazione degli interni fu avviata nel 1995[53].

Ponte di Annibale[modifica | modifica sorgente]

Il ponte in stile romano detto "di Annibale"

Il ponte detto "di Annibale" è una costruzione ad unica arcata in stile romano che probabilmente venne edificata per la prima volta nel periodo medievale[54]. Non si conosce a tutt'oggi l'origine del nome: il collegamento al celebre condottiero cartaginese Annibale non trova infatti riscontri storici o legami con la città[54]. Il documento più antico che attesta la già presenza del ponte è un atto del 7 aprile 1049[54] con il quale, un certo Rainaldo, conferma la donazione di alcuni possedimenti terrieri intorno al ponte alla genovese chiesa di Santa Maria di Castello[54]. Un successivo documento, datato al 15 settembre 1300[54], del notaio Corrado de Spignano, cita espressamente il ponte sovrastante il torrente Boate (ad pontem de Bolago).

Sempre dalle fonti storiche si apprende che fu risistemato nel 1733[54] a causa delle numerose alluvioni che lo colpirono anche nei secoli passati. Con il passaggio di Rapallo nel Regno di Sardegna vengono stanziati, nel 1823[54], fondi per la deviazione del torrente nel tratto finale e presso la foce. Grazie a tale operazione si procederà quindi alla realizzazione della nuova strada carrozzabile per Santa Margherita Ligure, arteria stradale che tutt'oggi "scorre" sotto il ponte.

Chiosco della Musica[modifica | modifica sorgente]

Il Chiosco della Musica

Il chiosco della Musica, situato sul lungomare Vittorio Veneto nei pressi dello sbocco centrale tra il borgo storico e la zona costiera, inaugurato il 3 novembre del 1929[55], richiama per la sua architettura lo stile Liberty di fine Ottocento e inizio Novecento. Voluto dagli emigranti rapallesi[55] in America Latina (soprattutto nella zona del Cile e dell'Argentina[55]) quale dono alla città d'origine per ospitarne concerti bandistici, il progetto è stato realizzato da Luigi Devoto[55] che realizzò un padiglione di 10 m di diametro e 9 m di altezza e con 12 colonne a sostegno della cupola.

Raffigura nella cupola, affrescata dal locale pittore Giovanni Grifo[55], i maggiori musicisti e compositori italiani e stranieri più famosi della storia. Tra le raffigurazioni degli stalli si riconoscono[55]: Giuseppe Verdi, Gioacchino Rossini, Vincenzo Bellini, Arrigo Boito, Ludwig van Beethoven, Daniel Auber, Giacomo Meyerbeer, Giovanni Pierluigi da Palestrina, Wolfgang Amadeus Mozart, Hector Berlioz e Christoph Willibald Gluck.

Nei medaglioni degli archi sono invece raffigurati[55]: Johann Sebastian Bach, Gaspare Spontini, Giovanni Battista Pergolesi, Domenico Cimarosa, Georges Bizet, Amilcare Ponchielli, Charles Gounod, Gaetano Donizetti, Claudio Monteverdi, Georg Friedrich Händel, Franz Joseph Haydn e Giacomo Puccini.

Tra il finire del 2009 e la primavera del 2011[55] sono stati avviati interventi di recupero della struttura (rifacimento della copertura, decorazioni pittoriche, ringhiere e balaustre) e dell'intera piazza - intitolata ai Martiri della Liberazione - con una completa pedonalizzazione della stessa con il rifacimento della pavimentazione. Proprio in quest'ultima fase dei lavori gli scavi, realizzati per porre le basi della nuova piazza, hanno permesso il rinvenimento, nella zona tra il chiosco e la "Casa Garibalda", di un antico molo-banchina d'attracco (denominato "molo del Binello") del XVIII secolo[55].

Monumento di Colombo[modifica | modifica sorgente]

Monumento al navigatore Cristoforo Colombo, simbolo dell'emigrazione rapallese.

Il monumento a Cristoforo Colombo, inaugurato il 21 maggio 1914[6] adiacente il porto pubblico, fu fortemente voluto dagli emigranti rapallesi nelle Americhe. L'opera, frutto della maestria dello scultore italo-argentino Arturo Dresco[6], fu finanziata completamente dagli emigrati a ricordo della loro patria natia. Una nota locale[6] asserisce che il dito del navigatore genovese, proteso verso il mare, indichi proprio il continente americano.

Gazebo ottocentesco[modifica | modifica sorgente]

Il gazebo ottocentesco è situato nel cuore del centro storico, in piazza Venezia, sede del mercato ortofrutticolo giornaliero. Utilizzato nel passato come luogo di acquisto del mercato ittico, dopo un radicale recupero, in particolare della copertura e delle parti in ferro, è ora scelto come sede di manifestazioni culturali, mostre o altro.

Altri monumenti[modifica | modifica sorgente]

Testimonianza architettonica del periodo bellico della seconda guerra mondiale è il cosiddetto "muro dei partigiani"[6] - o semplicemente "il muro" - tristemente noto ai rapallesi per le atrocità compiute dinnanzi a questo tratto di muraglione anti-sbarco che divideva la zona del porto del Langano dal resto della città. Ai lati dello stesso vi è inoltre un monumento commemorativo ai caduti, consto da una stele in travertino con bassorilievi raffiguranti l'episodio della fucilazione - opera dello scultore Nicola Neonato[6] - e placche in bronzo dove sono elencati i venti nomi dei partigiani, non solo di Rapallo, che vennero fucilati lasciando ai posteri il ricordo della Resistenza nei buchi presenti nel cemento.

Verso il lungomare cittadino, nei pressi della zona "delle saline", un altro monumento ai caduti è opera dello scultore e pittore Nicola Neonato che lo ha realizzato nel 1977[6].

Raggiungibile dal sentiero per il santuario della Madonna di Caravaggio, presso la frazione di Santa Maria del Campo, la croce monumentale di Spotà è stata edificata nel 1935[6] sulla sommità collinare di Spotà quale monumento ai caduti della prima guerra mondiale. Alta 15 metri e in cemento armato, su progetto di Filippo Rovelli[6], venne solennemente inaugurata la mattina del 30 maggio 1935[6]. La croce di Spotà è visibile da diverse zone della città.

Società[modifica | modifica sorgente]

Scorcio del lungomare Vittorio Veneto. Svettano, tra gli altri edifici del centro storico, il campanile e la cupola della basilica.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[56]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

La cupola affrescata del chiosco della Musica, monumento voluto dai migranti rapallesi in Cile.

Nel 2007, grazie ad uno studio sul territorio e prendendo spunto dai dati dell'anagrafe cittadina, si è potuto stabilire che il comune rapallese ha avuto a partire dal 1998 un forte incremento di presenze straniere[57].

Le motivazioni di questo tasso di insediamento possono essere ricercati nella cospicua presenza di abitazioni effettive e seconde case, queste ultime rappresentano il 45% dell'intero patrimonio abitativo di Rapallo, e negli affitti più bassi rispetto ad altre cittadine del circondario tigullino.

La maggior parte dei cittadini stranieri, così come affermano diversi studi sul fenomeno (quali ad esempio una ricerca effettuata da dieci anni per conto della CISL da Francesco Gastaldi ed Antonio Graniero) e i dati provenienti dagli uffici di pubblica sicurezza, lavora principalmente nelle altre città vicine - a Genova soprattutto - utilizzando Rapallo come semplice residenza o dormitorio notturno. Ciò nonostante alcuni di essi lavorano regolarmente nel territorio rapallese - specialmente nei settori legati all'edilizia, nelle imprese di pulizia e assistenza anziani come badanti - inserendosi positivamente nel tessuto socio-economico della città. Proprio grazie al notevole flusso migratorio, costantemente monitorato, recentemente sono state avviate nel territorio rapallese diverse attività lavorative, legate alle diverse popolazioni straniere, fino a poco tempo fa sconosciute o non presenti nel territorio.

Secondo i dati Istat al 31 dicembre 2011[58] i cittadini stranieri residenti a Rapallo sono 2.555, pari all'8,77% della popolazione comunale.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

Villa Queirolo, sede di due accademie culturali e del segretariato generale del Panathlon International.
  • Ospedale "Nostra Signora di Montallegro" di Rapallo. Il polo rapallese rappresenta il terzo presidio più importante dell'ASL 4 "Chiavarese" dopo gli ospedali di Lavagna e Sestri Levante. Contiene le specialità e reparti di[59]: medicina, oculistica, ortopedia, primo intervento (08-20) e radiologia. L'ospedale, inaugurato il 18 dicembre 2010[60] e pienamente in servizio dal 2011, è comprensivo di 120 posti letto. Un servizio di trasporto pubblico locale gestito dall'ATP garantisce quotidiani collegamenti bus con la struttura ospedaliera.
  • Accademia Culturale di Rapallo. Una delle prime in Italia a costituirsi, è stata fondata nel 1978[61] dal professor Francesco Maria Ruffini, sindaco rapallese dal 1975 al 1980[61]. Inizialmente costituita per persone della terza età, oggi è anche frequentata da molti giovani desiderosi di cultura e di approfondimento sociale-artistico. Segue, come tutte le accademie italiane, un programma scolastico dettato direttamente dall'Università di Genova[61]. I corsi variano dalla storia alla filosofia, o dalla letteratura alla socializzazione umana. Inoltre sono effettuati corsi più specifici relativi al campo della medicina o della scienza moderna. Non mancano lezioni di lingue straniere (inglese, francese, tedesco e spagnolo) o monologhi teatrali, specie in dialetto genovese. La sede dell'accademia è ubicata presso villa Queirolo[61], quest'ultimo edificio restaurato nel 2008.
  • Accademia Estetica Internazionale di Rapallo, fondata nel 2006. Sita presso villa Queirolo è convenzionata con l'Università di Roma Tre per borse di studio e dottorati europei in filosofia e con il patrocinio morale dall'Istituto italiano per gli studi filosofici, già diploma d'onore del parlamento europeo. Hanno collaborato all'istituzione accademica alcuni tra più importanti filosofi e artisti viventi (da Gianni Vattimo a Sergio Givone, da Giovanni Reale a Vincenzo Vitiello, da Fèlix Duque a Marco Ivaldo, da Bruno Canino a Giovanni Angeleri, da Camillo Milli a Giselda Castrini). L'identità accademica si trova nel creare una visione interdisciplinare dell'estetica attraverso un confronto con le altre forme dell'esperienza artistica; in particolare ogni anno accademico sviluppa corsi istituzionali sulla filosofia dell'arte, lezioni-concerto sulla musica, teatro, cinema, pittura, ecc. L'Accademia è specializzata nella ricerca di opere inedite, di filosofi classici e contemporanei, pubblicati con l'originale a fronte, per i tipi dell'Editore Il Ramo.
  • Associazione culturale "Bella Nina" per il pizzo al tombolo rapallese, che mantiene viva ancora oggi la storia della fabbricazione dei pizzi al tombolo rapallesi.
  • Scuola di Rapallo, inerente al mondo dei fumetti. Tra i suoi maggiori disegnatori Luciano Bottaro e Carlo Chendi.
  • Panathlon International, la cui sede italiana e segreteria generale è ospitata presso villa Queirolo.

Qualità della vita[modifica | modifica sorgente]

La località ha ottenuto dalla FEE-Italia (Foundation for Environmental Education) il conferimento della Bandiera Blu per la qualità dei servizi del porto turistico ("Porto turistico internazionale Carlo Riva") nel 2014[62].

Raccolta differenziata[modifica | modifica sorgente]

Dal 9 febbraio 2012 il comune di Rapallo si è dotato[63] di una nuova isola ecologica sita in località Poggiolino, nei pressi del casello autostradale, che va ad integrare il sistema di raccolta differenziata dei rifiuti.

Dati sulla percentuale di raccolta differenziata:

Recycling symbol.svg 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012
Rapallo[64] 21.1% 21.2% 22.9% 23.9% 22.2% 35.76% 50.4%

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Villa Porticciolo, a levante della città

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

La Biblioteca Internazionale "Città di Rapallo", sita nei piani superiori di villa Tigullio, all'interno del parco comunale "Luigi Casale", è considerata tra le più fornite e accessoriate tra le biblioteche della Liguria.

Alla fine del 2011 l'intero patrimonio librario contava all'incirca 49.000 libri[65] divisi in letteratura italiana, inglese, francese, tedesca, russa e spagnola. Inoltre è possibile sfogliare riviste italiane e straniere. È disponibile anche una fornita sezione per i ragazzi fonte e spunto per ricerche scolastiche o approfondimenti culturali.

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Rapallo è sede dei seguenti istituti scolastici statali[66], inerenti al ciclo scolastico della scuola secondaria di secondo grado:

  • Liceo Classico e Linguistico Statale "Giovanni da Vigo";
  • Istituto d'Istruzione Superiore Statale "Fortunio Liceti", ad indirizzi Liceo Scientifico - Scienze Applicate, Istituto tecnico nel settore tecnologico ed economico;
  • Istituto Professionale Statale dell'Industria e dell'Artigianato "Fortunio Liceti".

Musei[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo del merletto (Rapallo).
Villa Tigullio, sede del museo del merletto e della biblioteca civica.

In città sono presenti tre siti museali di grande pregio artistico-culturale. Tali musei hanno una notevole presenza turistica legata soprattutto ad una conoscenza maggiore della cultura rapallese e dei suoi prodotti artigianali come il locale pizzo al tombolo.

Il museo del merletto ha sede nella villa Tigullio. Il museo è stato aperto ufficialmente al pubblico nel 1990[67] e dopo un accurato ampliamento nelle sale sottostanti nel 1997[67]. L'intera collezione comprende circa 1400 manufatti[67] in pizzo pregiato, databili tra il XVI secolo e alla fine del XX secolo[67]. Compresi nella collezione anche capi di abbigliamento e arredamento, oltre a 5000 disegni per la lavorazione del pizzo e del tombolo[67]. Parte della collezione fa parte di un'antica bottega dedicata alla manifattura rapallese ceduta poi al Lions Club di Rapallo e quindi donata nel 1970 al Comune[67].

Il museo "Attilio e Cleofe Gaffoglio", sito negli spazi a terra e il chiostro dell'ex complesso monastico delle Clarisse, offre al visitatore numerose collezioni in oro, porcellana e avorio, oltre che a sculture e dipinti pregiati donati dai concittadini Attilio e Cleofe Gaffoglio[68]. Originari di Torino, ma residenti a Rapallo fino all'improvvisa morte nel 2000[68], erano i proprietari dell'intera collezione fino al lascito definitivo al Comune nel luglio dello stesso anno[68].

Il complesso molitorio e museo della civiltà contadina "Giovanni Pendola"[69] è stato fondato soprattutto per far conoscere non solo ai giovani, ma anche ai turisti la Rapallo "di un tempo" collocando il complesso storico in un antico mulino presso la frazione di San Maurizio di Monti, sulla strada provinciale 58 per il santuario di Montallegro. Nei due stabili di proprietà della famiglia Pendola[69], il cui locale frantoio è risalente al XVII secolo[69], ma rimaneggiato nel corso del XX secolo[69], sono presenti oggetti, attrezzi e molto altro legato al mondo contadino e all'agricoltura.

Media[modifica | modifica sorgente]

L'entrata del museo Attilio e Cleofe Gaffoglio presso l'ex complesso delle Clarisse

Stampa[modifica | modifica sorgente]

A Rapallo ha sede una redazione di testata giornalistica locale, ovvero il mensile Il Mare, fondato nel 1908[70], e oggi diretto da Emilio Carta.

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Nel Golfo del Tigullio e a Rapallo in particolare sono state girate negli anni cinquanta e sessanta diverse pellicole cinematografiche italiane e straniere. Nel 1954 la città è stata il set del film La contessa scalza[71] del regista Joseph Mankiewicz con protagonisti due attori hollywoodiani quali Humphrey Bogart e Ava Gardner.

Nel 1958 il regista Gianni Franciolini scelse la città rivierasca come sfondo per il film Racconti d'estate[72]; tra gli attori Alberto Sordi e Marcello Mastroianni - quest'ultimo nella parte di un commissario di polizia - e l'attrice francese Michèle Morgan nei ruoli di una ladra.

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Nel quartiere Laggiaro ha sede una locale emittente televisiva - l'unica del comune e fondata nel 1989 - denominata STV. Negli anni novanta era attiva in città anche un'altra emittente, Tele Golfo, che ripeteva i programmi di Super Six.

Nel maggio del 2013[73] alcune zone della città sono state le location per diverse scene della soap opera italiana CentoVetrine.

Musica[modifica | modifica sorgente]

Tra le più antiche della Liguria[74], la banda cittadina rapallese fu costituita il 7 dicembre 1845[74] con il nome di Compagnia Filarmonica "Città di Rapallo" e già ai tempi prevedeva la formazione di una scuola di musica. Negli anni assunse diverse denominazioni: Banda di Rapallo (1905[74]), Banda Musicale Cittadina (1908[74]), Banda Musicale Militare (1915[74]), Corpo Bandistico Sociale Rapallese (1923[74]), Banda "Città di Rapallo" (1924[74]), Banda del Fante (1937[74]), Gruppo Musicale Dopolavoro di Rapallo (1938[74]), Associazione Musicale Rapallese "G. Oneto" (1945[74]), Complesso Bandistico "Città di Rapallo" (1955[74]), Banda "Città di Rapallo" (1979[74]) e la definitiva denominazione di Corpo Bandistico "Città di Rapallo dal 21 ottobre 1986[74].

Tra gli eventi storici il concerto innanzi al prefetto di Torino e al re d'Italia Umberto I nel 1898[74] e la vittoria nel 1926[74] del concorso nazionale di Novi Ligure.

Può vantare oggi una scuola interna gratuita, aperta a tutti i cittadini che desiderino entrare nelle file del complesso cittadino, con lezioni tenute da insegnanti diplomati e qualificati.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cucina ligure.

Secondo alcuni riferimenti storici[75] uno dei primi piatti più celebri della cucina ligure, i pansoti alla salsa di noci, sarebbero nativi della frazione di San Martino di Noceto dove in passato, come attesta il toponimo, la raccolta delle noci costituivano il primario sostentamento degli abitanti.

Probabilmente originari di Rapallo - anche se la paternità del dolce è "rivendicata" anche da altri centri del ponente ligure - sono i cobeletti o gobeletti, pasticcini costituiti da pasta frolla con ripieno di marmellata che può essere di vari gusti (albicocca, pesca, ecc.).

Eventi[modifica | modifica sorgente]

La processione del 3 luglio per le festività patronali
Esposizione di modellini navali in occasione dell'evento "Mare Nostrum"
  • Festività patronali del 1-2-3 luglio[76]. Si svolgono nei primi tre giorni del mese di luglio nella ricorrenza dell'apparizione della Madonna di Montallegro (avvenuta il 2 luglio 1557[76]). Vi si svolgono solenni celebrazioni religiose, tra cui la tradizionale processione serale del 3 luglio con la presenza dei Cristi processionali e l'arca argentea della Madonna, seguita da spettacoli pirotecnici e dall'uso rituale degli antichi mortaletti liguri, di cui si ha notizia a partire dal 1619[76].
  • "Il Tarlo" si svolge ogni quarta domenica del mese nel centro storico rapallese. È un mercatino d'antiquariato dove sono presenti banchetti con manufatti e oggetti antichi.
  • Il "Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice", istituito nel 1984, è un concorso letterario riservato alle donne scrittrici che si svolge a giugno nel parco di villa Tigullio.
  • Palio marinaro del Tigullio. Le località costiere di Santa Margherita Ligure, San Michele di Pagana, Rapallo, Zoagli, Chiavari, Lavagna e Sestri Levante si sfidano ogni anno, tra maggio ed agosto, in una serie di gare di canottaggio su gozzi tradizionali liguri nelle acque del golfo del Tigullio. La prima edizione si avviò nel 1974.
  • "Palco sul mare Festival" è una delle più grandi manifestazioni della città nel periodo estivo. Ogni anno cantanti italiani, ma anche attori e comici televisivi si alternano nell'esibirsi per il pubblico estivo. Originariamente la kermesse si svolgeva unicamente nella città rapallese (su un palco sul mare sorretto da boe galleggianti), ma dopo la partecipazione attiva della Provincia di Genova è oggi "esportato" nelle altre cittadine del Tigullio e Golfo Paradiso con calendari ed esibizioni alteranti da città in città.
  • "Borgo d'autore" si svolge ad agosto ed è un'occasione per conoscere meglio la cultura, grazie ai tanti interventi culturali ed artistici.
  • "Festival Internazionale del Balletto", sempre nel mese di agosto, è dedicato alla danza classica. Tante sono le presenze straniere.
  • "Corsa ciclistica Milano-Rapallo" nel mese di giugno.
  • "Mostra Internazionale dei Cartoonists", a ottobre, è una mostra dedicata al mondo del fumetto (con temi e soggetti che variano a seconda delle edizioni) nelle antiche sale del castello sul mare.
  • "Mare Nostrum", nelle sale del castello tra ottobre e novembre, è un evento tradizionalmente dedicato al modellismo navale, nonché all'arte e storia delle tradizioni marinare.
  • Festa di san Giovanni Battista, il 24 giugno, nel quartiere Via Betti.
  • Festa dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno, nella frazione di San Pietro di Novella.
  • Festa della Madonna del Carmine, il 16 luglio, nella frazione di a Sant'Andrea di Foggia.
  • Festa di san Quirico, l'ultima domenica di luglio, nella frazione di San Quirico d'Assereto.
  • Festa di sant'Anna, il 26 luglio, nel quartiere omonimo e nel Sestiere Cappelletta.
  • Festa di sant'Innocenzo, la prima domenica di agosto, nella frazione di San Martino di Noceto.
  • Festa e fiera di santa Maria Assunta, il 15 agosto, nella frazione di Santa Maria del Campo.
  • Festa di san Rocco, il 16 agosto, nel quartiere omonimo e nel Sestiere Seglio.
  • Festa di san Massimo, il 20 agosto, nella frazione omonima.
  • Festa di sant'Agostino, il 28 agosto, nel quartiere Laggiaro e nel Sestiere Cerisola.
  • Festa dei santi Gervasio e Protasio, ad agosto, nel Sestiere Costaguta.
  • Festa di san Maurizio, la penultima domenica di settembre, nella frazione di San Maurizio di Monti.
  • Festa di san Michele Arcangelo, il 29 settembre, nella frazione di San Michele di Pagana.
  • Fiera di san Sebastiano, generalmente la quarta domenica di gennaio, lungo la passeggiata a mare e centro storico.
  • Fiera del bestiame, il 25 aprile, nella frazione di Santa Maria del Campo.

Persone legate a Rapallo[modifica | modifica sorgente]

Casa detta "la Garibalda" dove soggiornò il compositore Jean Sibelius
« O dolcissima Rapallo, città d'oro illuminata dai tramonti di corallo, lo smeraldo del tuo mare e l'azzurro del tuo cielo ogni coppia fa sognare.

Del Tigullio sei la gemma, paradiso degli amanti dell'amore sei la fiamma. »

(Antonio De Curtis (Totò), stralcio della poesia dedicata alla cittadina ligure[77])
Il monumento a Giovanni da Vigo, realizzato dallo scultore Carlo Rubatto, nella prima collocazione presso il lungomare Vittorio Veneto
  • Edward Gordon Craig (Stevenage, 1872 - Vence, 1966), attore e regista teatrale, soggiornò a Rapallo.
  • Max Beerbohm (Londra, 1872 - Rapallo, 1956), scrittore e caricaturista. Già ospite della città, assieme ad altre personalità di rilievo britannici, si ritirò definitivamente a vivere a Rapallo fino alla sua morte nel 1956. I funerali verranno celebrati nella chiesa anglicana di Saint George.
  • Ezra Pound (Hailey, 1885 - Venezia, 1972), poeta, soggiornò a Rapallo; a lui sono stati dedicati i giardini comunali e la piazzetta nella zona a levante della città, nello storico quartiere delle Nagge.
  • Oskar Kokoschka (Pöchlarn, 1886 - Montreux, 1980), pittore e drammaturgo, soggiornò a Rapallo nel 1933.
  • Gabriela Mistral (Vicuña, 1889 - New York, 1957), poetessa, fu console del Cile a Rapallo; a lei è dedicata il locale circolo culturale cileno (Circulo Cultural Chileno) e una targa presso un'abitazione di San Michele di Pagana ne commemora il soggiorno nella città rapallese.
  • Francesco Scarsella (Rapallo, 1899 - Roma, 1977), geologo.
  • Italo Primi (Rapallo, 1903 - Rapallo, 1983), scultore e decoratore, tra le sue opere realizzò la celebre "fontana del polipo" nei pressi del castello sul mare.
  • Oreste Bogliardi (Portalbera, 1900 - Rapallo, 1968), pittore, tenne alcune mostre pittoriche in città.
  • Tomaso Buzzi (Sondrio, 1900 - Rapallo, 1981), architetto, artista e designer, si ritirò definitivamente a Rapallo.
  • Pietro Berri (Sanremo, 1901 - Genova, 1979), medico e musicologo. Primario e direttore sanitario del locale ospedale, dopo il suo definitivo trasferimento nella città, oltre ad esercitare la propria carica professionale fu autore di numerosi studi sulla città che pubblicò in diversi libri tra i quali il volume Rapallo nei secoli. Rievocazioni e scorribande del 1964. Tra i fondatori, nel 1946, del Circolo Artistico Culturale del Tigullio, curò inoltre per l'amministrazione comunale la ristrutturazione del locale complesso monastico delle Clarisse, trasformato in seguito nell'attuale teatro-auditorium. A lui è dedicata una piazzetta del centro storico.
  • Enrico Paulucci (Genova, 1901 - Torino, 1999), pittore, soggiornò a Rapallo e fu il curatore di alcune sue mostre presso l'antico castello sul mare.
  • Luigi Giuffra (Zoagli, 1907-1992), pittore, dal 1928 visse e lavorò a Rapallo.
  • Renato Bacigalupo (Rapallo, 1908 - ), nuotatore della Rapallo Ruentes.
  • Giuseppe Bacigalupo (Rapallo, 1912 - Rapallo, 1999), medico e autore del volume Ieri a Rapallo.
  • Nicola Neonato (Borzonasca, 1912 - Genova, 2006), pittore e scultore. Realizzò per la città il monumento ai caduti sul lungomare Vittorio Veneto.
  • Anna Maria Ortese (Roma, 1914 - Rapallo, 1998), scrittrice, negli anni settanta si trasferì definitivamente a Rapallo con la sorella dove trascorse gli ultimi anni della sua vita.
  • Luigi Pareyson (Piasco, 1918 - Milano, 1991), filosofo, trascorse gli ultimi anni di vita a Rapallo dove compose le ultime composizioni filosofiche.
  • Pietro Ardito (Buenos Aires, 1919 - Rapallo, 2005), pittore, disegnatore e caricaturista. D'origine rapallese, dedicò alla città uno dei suoi volumi umoristici (Rapallini & Rapallesi). Dove abitava è stata intitolata a lui l'antistante piazzetta.
Targa commemorativa al medico Pietro Berri nei pressi dell'auditorium delle Clarisse

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Suddivisioni storiche[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sestieri (Rapallo).

La città è divisa storicamente in sei sestieri[7], partendo dal centro storico fino alle immediate frazioni. I sestieri si distinguono tra loro mediante nomi e colori diversi. Essi sono:

  • Borzoli (colore rosso), nel dialetto locale detto Borzoi;
  • Cappelletta (colore arancione), nel dialetto locale detto Cappellætta;
  • Cerisola (colore bianco), nel dialetto locale detto Seixêua;
  • Costaguta (colore verde), nel dialetto locale detto Costagûa;
  • Seglio (colore giallo), nel dialetto locale detto Seglio;
  • San Michele (colore azzurro), nel dialetto locale detto San Michê.

Quartieri e frazioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Quartieri e frazioni di Rapallo.

Oltre ai vari quartieri storici si aggiunsero, alcuni negli anni della rapallizzazione, nuovi centri abitativi ancora oggi densamente popolati. Tra i maggiori Sant'Anna e Laggiaro (che ebbero un maggior implemento tra gli sessanta e settanta del Novecento), mentre tra i più antichi Le Nagge, famosa nella storia rapallese per lo sbarco piratesco dell'ammiraglio turco Dragut (1549).

Economia[modifica | modifica sorgente]

Lo stabilimento industriale della Mares nella frazione di San Pietro di Novella

L'attività economica del comune si basa principalmente sul turismo, specie nel settore balneare ed alberghiero. Negli ultimi anni il Tigullio ha subito un notevole calo turistico, registrando valori negativi nell'intero territorio comprensoriale tigullino. Il trend negativo non si è però registrato nella città, unico caso del Tigullio, grazie alla positiva presenza estiva di tanti visitatori italiani e stranieri. I turisti sono per la maggior parte di nazionalità tedesca e francese, ma ultimamente si è registrato anche un incremento di "ospiti" olandesi.

La città è famosa per la presenza massiccia di "seconde case" (dovute principalmente alla "rapallizzazione" degli anni settanta del XX secolo), per la maggior parte di proprietà di cittadini lombardi, piemontesi ed emiliani. Proprio le seconde abitazioni vacanziere costituiscono una forte rendita monetaria, facendo di Rapallo una delle città italiane sotto i 50.000 abitanti con il più alto numero di entrate Imposta Comunale sugli Immobili (ICI, poi IMU) nel territorio provinciale (3º posto dopo Portofino e Arenzano), in Liguria (5º posto dopo Portofino, Arenzano, Alassio e Lerici) e in Italia[78].

Nel territorio non esistono grandi industrie produttive, ma piccole e medie imprese legate soprattutto all'artigianato e alla produzione locale. Tra le ditte industriali più famose vi è la Mares, fondata negli anni cinquanta da Ludovico Mares, attiva nel settore dell'attrezzatura per la subacquea.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Battello sul molo diretto a Santa Margherita Ligure-Portofino

La principale arteria di collegamento stradale è l'autostrada A12, con un proprio casello autostradale, tratto completato e aperto al traffico veicolare nel giugno del 1969. Il casello funge altresì da affollata "porta d'entrata" anche per i comuni limitrofi di Santa Margherita Ligure, Portofino e Zoagli.

Il centro cittadino è attraversato dalla strada statale 1 Via Aurelia collegando ad ovest la frazione sammargheritese di San Lorenzo della Costa e ad est Zoagli. Due arterie stradali permettono inoltre il collegamento viario con la val Fontanabuona (nord) e con il Golfo Paradiso (ovest); la prima attraverso il passo della Crocetta sulla strada provinciale 58, passante per la frazione San Maurizio di Monti e inizialmente sulla stessa provinciale per il santuario di Montallegro, collegando Rapallo con Coreglia Ligure e Orero; la strada provinciale 31 di San Martino di Noceto permette invece il collegamento con la frazione Ruta di Camogli attraverso l'antica strada romana di Bana.

Il sempre più crescente traffico automobilistico, aggravato, tra l'altro, dalla mancanza di adeguate e alternative reti stradali comunali rispetto alla crescita della popolazione e dell'espansione edilizia, hanno portato al vaglio diversi progetti e soluzioni per limitare o quanto meno ridurre il flusso stradale del "nodo di Rapallo".

Tra gli interventi più accreditati vi è lo studio di realizzazione di un tunnel tra Rapallo e Santa Margherita Ligure con un collegamento diretto tra l'autostrada A12 e il comune sammargheritese. L'opera attualmente è in stato progettuale e di studio dalla Regione Liguria, Provincia di Genova, ANAS ed Autostrade per l'Italia responsabili dei finanziamenti[79].

Le due località rivierasche sono infatti collegate tra loro tramite due strade, l'Aurelia e la strada comunale di San Michele di Pagana, entrambe con un notevole traffico automobilistico. L'Aurelia non permette di arrivare direttamente a Santa Margherita Ligure, ma a San Lorenzo della Costa e solo una strada comunale - a volte stretta e tortuosa - collega la frazione sammargheritese al centro cittadino rendendo difficile il transito ai mezzi pesanti. La strada di San Michele di Pagana è molto più corta della prima - quasi 3 km scarsi -, ma giunti proprio a San Michele presenta una strettoia che consente il transito ad un veicolo per volta specie se si tratta di automezzi ingombranti. Inoltre recenti restrizioni di viabilità del comune rapallese hanno aggravato il problema costringendo ad una rapida soluzione.

Nel 2005 una conferenza tenuta nel palazzo della Regione ha siglato ufficialmente l'accordo d'intesa tra i comuni di Rapallo e Santa Margherita Ligure nella realizzazione di un "tunnel corto". Su richiesta del comune sammargheritese l'originale progetto del percorso è stato infatti modificato, rispetto all'opera originaria, per far sì che l'infrastruttura non risultasse troppo invasiva o d'impatto sul panorama della cittadina. Nel progetto attuale il tunnel s'immetterà con una diramazione dall'autostrada per poi sbucare al confine del territorio comunale rapallese a San Michele di Pagana, con una lunghezza complessiva di circa tre chilometri. La notevole differenza degli originali costi di costruzione verrà destinata ad altri progetti di viabilità comprensoriale come la "Tangenziale Rapallo-Zoagli" (opera che snellirà il traffico nella zona a levante della città) o il "Prolungamento di Viale Kasman" (Chiavari) verso il casello autostradale di Lavagna. Tutti i progetti sono stati ritenuti dal Ministero delle Infrastrutture opere urgenti e inseriti nel "Nodo Stradale e Autostradale Genovese".

Un'altra importante opera di viabilità è il progetto, mai avviato, del "Tunnel Rapallo-Val Fontanabuona". L'idea di collegare il centro costiero rapallese nell'immediata valle alle sue spalle risale al lontano 1860, su proposta fatta da alcuni amministratori locali fontanini. Il progetto, fermo per anni "sulla carta", è stato recentemente rilanciato dalla Regione Liguria portando nell'estate del 2008[80] a intraprendere un nuovo iter tra gli enti locali, provinciali, regionali e statali sul progetto e sul percorso del tunnel.

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Rapallo.

La ferrovia è un altro valido sistema di collegamento, la stazione sita sulla linea ferroviaria Pisa-La Spezia-Genova nel tratto locale compreso tra Genova e La Spezia, ha un notevole traffico ferroviario e la vicinissima distanza con il centro cittadino rende forse il treno il mezzo più adeguato. Inoltre adiacente alla stazione ferroviaria si localizza facilmente lo scalo degli autobus, utili per spostarsi nelle varie frazioni rapallesi o località costiere vicine.

Porti[modifica | modifica sorgente]

Il porto pubblico e il porto turistico internazionale "Carlo Riva" a ponente della città

Alternativa di trasporto sono i battelli turistici, gestiti da un unico consorzio comprensoriale (Consorzio Servizi Marittimi del Tigullio), i quali collegano Rapallo con Santa Margherita Ligure e Portofino, oppure proseguire con un altro ferry-boat verso la baia di San Fruttuoso di Camogli, la stessa Camogli e il porto antico di Genova. Nel periodo estivo è attivo inoltre un collegamento marittimo con le Cinque Terre, con soste nei relativi scali, e Porto Venere[81].

Rapallo è altre sì attrezzata anche per l'attracco dei natanti grazie al porto pubblico, avente una capacità di circa 500 posti barca, e al porto turistico "Carlo Riva" realizzato negli anni settanta del XX secolo. Anch'esso realizzato nella zona occidentale della città, presso la foce del torrente Boate, la costruzione dell'approdo turistico costituì di fatto la nascita del primo impianto d'attracco turistico d'Italia[82] con circa 400 posti barca per imbarcazioni da 6 a 40 metri.

Impianti a fune[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Funivia Santuario Nostra Signora di Montallegro.

La funivia che collega Rapallo al santuario di Nostra Signora di Montallegro fu inaugurata il 29 agosto 1934[83] dopo quattro anni di lavoro, è uno dei pochi impianti di risalita funzionanti di tutta la Liguria. Il collegamento permette di raggiungere il santuario mariano in 7-8 minuti, lasciando scorgere dalla cabina il paesaggio del golfo del Tigullio e una completa panoramica sulla città. Tra il 2004 e il 2005 ha subito diversi interventi di risistemazione dell'intero impianto garantendo così l'apertura quasi tutto l'anno.

Il terminal degli autobus

Mobilità urbana[modifica | modifica sorgente]

Il trasporto di mobilità locale è garantito dagli autobus di linea dell'Azienda Trasporti Provinciali S.p.A., società per azioni di trasporto provinciale di cui il Comune di Rapallo ne detiene il 7,12% del capitale sociale[84]. Le linee permettono il raggiungimento di ogni frazione comunale o località del comprensorio Tigullio-Golfo Paradiso come Santa Margherita Ligure, Portofino, Camogli e Recco verso ovest, mentre verso est è possibile raggiungere Zoagli e Chiavari. Inoltre un pullman effettua, nel periodo estivo, un collegamento diretto via autostrada con Milano.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sindaci di Rapallo.

Sport[modifica | modifica sorgente]

Rapallo è stata insignita del titolo di "Città Europea dello Sport 2014".

Calcio[modifica | modifica sorgente]

Il campo sportivo comunale "Umberto Macera"

In passato vi sono stati anni importanti per la città, specie nel calcio, quando la squadra locale del Rapallo Ruentes, attorno agli anni sessanta, militava nel campionato di Serie C.

Nel 2008 è stata fondata l'ASD Rapallo (dal 2011 ACD Rapallo R. 1914) nata dall'unione della società ACD Sammargheritese 1903 di Eccellenza con il Sant'Ambrogio Zoagli di calcio a cinque con sede a Rapallo; grazie al precedente titolo della società sammargheritese il nuovo "Rapallo Ruentes" ha militato nel campionato d'Eccellenza e, attualmente, in Prima Categoria.

Le altre squadre calcistiche cittadine sono il AC Borgo Rapallo 1998, fondata nel 1998, nel campionato di Terza Categoria e le società bianco-nere ACD Ruentes 2010 e United Ruentes, fondate rispettivamente nel 2010 e nel 2007 e militanti, rispettivamente, nei campionati di Prima e Terza Categoria. Dal 2013 presso il campo sportivo rapallese gioca le proprie partite casalinghe il G.S.D. RapalloBoagliasco, società nata dalla fusione tra il G.S.D Bogliasco d'Albertis (Bogliasco) con il Calcio Giovanile Rapallo (Rapallo), militante in Serie D.

Tra le società sportive del passato vi fu l'Unione Sportiva GRF Rapallo 1954, nata dalla fusione tra Riviera Fazzini e Grassorutese (a sua volta sorta dall'unione tra le società calcistiche Carlo Grasso e Rutese); la società ha militato fino al 2010 in Promozione e, dopo la retrocessione in Prima Categoria, assorbita dal Pieve Ligure.

A Rapallo venne fondata nel maggio del 1946 la Lega Calcio, oggi con sede a Milano[85].

Nuoto e pallanuoto[modifica | modifica sorgente]

Principale e unica società di nuoto e pallanuoto della città è la Rapallo Pallanuoto, rifondata nel 2012 sulle orme della storica Rapallo Nuoto, quest'ultima attiva dal 1971 al 2011[86]. Nel corso del 2006 la squadra femminile è stata promossa[86] in Serie A1 dopo aver vinto i playoff contro la squadra Serapo di Gaeta. Nel suo organico hanno militato diverse campionesse mondiali olimpiche: tra queste Francesca Cristiana Conti[86] e Cinzia Ragusa[86] militanti nella Nazionale di pallanuoto. Dopo aver conquistato la Coppa LEN femminile nel campionato 2010-2011[87], nel successivo campionato la squadra femminile è stata assorbita[86] dalla Pro Recco diventandone, di fatto, la nuova "rosa" della società recchese. Dal 2012 il titolo e la squadra è ritornata a Rapallo cambiandone il nome societario e presidenza. Nella stagione 2012-2013 vince il suo primo scudetto della sua storia[88]. La squadra maschile della Rapallo Pallanuoto milita invece nel campionato di Serie B.

Il 22 settembre del 2001 Gianluca Genoni ha stabilito nello specchio acqueo antistante Rapallo il record mondiale di 126 metri di profondità nell'assetto variabile regolamentato. Lo stesso apneista si è spinto il 28 settembre del 2012 a 160 metri di profondità[89] eguagliando un nuovo record mondiale, il diciottesimo nella sua carriera.

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

Per tre volte Rapallo è stata sede di arrivo di tappa del Giro d'Italia: la 17ª tappa del 1956 Bologna-Rapallo, vinta da Miguel Poblet Orriols; la 13ª tappa del 1999 Sassuolo-Rapallo, vinta da Richard Virenque e la 3ª tappa del 2011 Reggio Emilia-Rapallo, vinta da Ángel Vicioso.

Ogni anno il lungomare cittadino è interessato dalla volata finale della "Corsa Ciclistica Internazionale Milano-Rapallo", che nel 2008 ha superato la cinquantesima edizione, in un percorso che raggiunge più di 200 km di tappa con partenza dal comune di Opera attraversando il Pavese, la valle Scrivia, il passo dello Scoffera, l'entroterra chiavarese e quindi la cittadina. Nata nel 1946 in omaggio dello sportivo e mecenate Geo Davidson, già presidente della Federazione Ciclistica Italiana, è una competizione che vede la partecipazione di quasi duecento sportivi della categoria Under 23 ed Elite di diverse regioni italiane settentrionali (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana) nonché internazionali con la presenza fissa delle nazionali di cliclismo della Polonia, Australia, Russia e Kazakistan.

Ginnastica ritmica[modifica | modifica sorgente]

Veduta del campo da golf a 18 buche di Rapallo

La ginnastica ritmica, sport esclusivamente femminile che in Italia sta acquistando popolarità anche grazie ai risultati raggiunti a livello internazionale e olimpico, gode a Rapallo di un seguito particolare. La Società Ginnastica Rapallo A.S.D., attiva dal 1972[90] e ufficialmente iscritta alla Federazione Ginnastica d'Italia dal 1973[90], conta infatti numerose iscritte a livello sia agonistico che amatoriale.

Nel 2009[90] la S.G. Rapallo, guidata dal presidente Giovacchino Giovannetti, è stata promossa in Serie A2 e questo ha costituito un traguardo per la società e per lo sport ligure in generale, in quanto nessuna società ligure era presente da un decennio nel massimo campionato, mentre in questa circostanza ben due delle tre squadre promosse erano liguri.

Rugby[modifica | modifica sorgente]

Nel 2009[91] è stato fondato il Tigullio Rugby Rapallo, società satellite di rugby della Pro Recco Rugby[91]. La squadra ha la sede sociale a Rapallo, ma si allena e disputa le partite casalinghe a Recco[91].

Il Tigullio Rugby Rapallo ha concluso il suo primo campionato (2009/2010) con un inaspettato secondo posto nella Serie C territoriale ligure[91]. Nella stagione 2010/2011 ha ottenuto un quinto posto nel girone sovraregionale Ovest della Serie C[91], dove è stata ammessa grazie ad un ripescaggio. Nella stagione 2011/2012 rinuncia ad iscriversi al girone sovraregionale e si "autoretrocede"[91] nella serie C territoriale ligure, dove si classifica all'ultimo posto.

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

La città è dotata di diversi impianti per l'attività sportiva quali due campi sportivi comunali ("Umberto Macera" e, nella frazione di San Pietro di Novella, il campo "Paolo Gallotti"), una piscina olimpionica comunale, campi da tennis, di equitazione, tiro a segno e palestre di scherma.

Presso il palazzetto dello sport ("Casa della Gioventù") si svolgono le manifestazioni, allenamenti e gare di ginnastica ritmica, basket e pallavolo. La struttura fu edificata negli anni sessanta del XX secolo[6].

Nella piana del torrente Boate, tra il quartiere di Sant'Anna e la frazione di San Massimo, è presente dal 1931[92] il locale circolo golf e tennis con un impianto da gioco a diciotto buche. Inizialmente a 9 buche[92], il raddoppio ha permesso al golf di Rapallo di essere l'unico campo da gioco della provincia di Genova[92] e uno dei tre presenti in Liguria (Sanremo e Garlenda).

Nella zona portuale sono inoltre presenti scuole nautiche per giovani che vogliono intraprendere la vita in mare.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Dato Istat al 31/12/2011
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario del professor Gaetano Frisoni, Nomi propri di città, borghi e villaggi della Liguria del Dizionario Genovese-Italiano e Italiano-Genovese, Genova, Nuova Editrice Genovese, 1910-2002.
  4. ^ Ambito 2 "Golfo" dal Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Genova. URL consultato il 7 luglio 2014.
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at Fonte dal sito del Comune di Rapallo-Storia. URL consultato l'8 agosto 2012.
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba bb bc bd be bf bg bh Fonte dal libro di Gianluigi Barni, Storia di Rapallo e della gente del Tigullio, Genova, Liguria - Edizioni Sabatelli, 1983.
  7. ^ a b c d e f g h i Fonte dallo statuto comunale di Rapallo. URL consultato il 7 luglio 2014.
  8. ^ a b Il toponimo è citato nel libro di Prospero Schiaffino, Da Bogliasco alle Cinque Terre-Origini dei toponimi e storia più antica, Rapallo, Azienda Grafica Busco Editrice, 2000.
  9. ^ Il toponimo è citato nel libro di Giuseppe Garibaldi, Genova, Levante ed Entroterra. Uno sguardo geografico, Imperia, Associazione italiana insegnanti di geografia, sezione Liguria, sezione provinciale di Sanremo-Imperia, 2010.
  10. ^ La zona di Sant'Anna è pressoché relativa poiché, nonostante gli scavi furono seguiti e studiati da diversi storici dell'epoca quali Arturo Ferretto e Arturo Issel, la moderna espansione della città non ha permesso di stabilire con esattezza il luogo preciso.
  11. ^ La pergamena contenente l'atto notarile del 964 è conservata presso l'Archivio di Stato di Genova.
  12. ^ Giovanni di Pescino faceva parte dello storico sestiere di Pescino, che in seguito farà parte di Santa Margherita Ligure
  13. ^ L'esistenza dei consoli e della già probabile costituzione del comune è documentata nella "Storia di Rapallo e della gente del Tigullio" di Gianluigi Barni che riprende come fonte la tesi dello storico Arturo Ferretto nella sua pubblicazione nel mensile "Il Mare" del 22 gennaio 1910.
  14. ^ Approfondimenti sul sito della Scuola Media Strozzi.
  15. ^ L'atto di dedizione fu giurata per Rapallo nella persona di Rustico di Pagana.
  16. ^ Lo sbarco secondo alcune fonti fu deciso su consiglio di Obbietto Fieschi.
  17. ^ Regio decreto-legge 10 agosto 1928, n. 2079
  18. ^ Celebre fu la trasmissione Montanelli Portofino, trasmessa dall'emittente televisiva RAI in prima serata il 20 luglio 1973, dove il fenomeno della "rapallizzazione" fu reso nota al pubblico televisivo nazionale. All'inchiesta, realizzata dal giornalista, parteciparono i sindaci dei comuni interessati dell'allora confine del parco naturale regionale di Portofino.
  19. ^ a b c d Profilo araldico dello stemma e del gonfalone dal sito Araldica Civica.it. URL consultato il 6 novembre 2011.
  20. ^ Il vicariato di Rapallo e Santa Margherita Ligure sul sito ufficiale della diocesi di Chiavari. URL consultato il 7 luglio 2014.
  21. ^ La parrocchia di Sant'Anna sul sito ufficiale della diocesi di Chiavari. URL consultato il 7 luglio 2014.
  22. ^ La narrazione dell'evento sul sito ufficiale del santuario di Nostra Signora di Montallegro. URL consultato il 7 luglio 2014.
  23. ^ L'elezione di Nostra Signora di Montallegro a patrona principale di Rapallo e del suo capitaneato, venne confermata dalla Sacra Congregazione dei Riti con decreto datato al 31 gennaio 1739; in precedenza furono i santi Biagio e Sebastiano i patroni della città.
  24. ^ a b c La costruzione del santuario sul sito ufficiale del santuario di Nostra Signora di Montallegro. URL consultato il 7 luglio 2014.
  25. ^ La visita nel 2007 del Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone e dell'arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco al santuario sul sito ufficiale del santuario di Nostra Signora di Montallegro. URL consultato il 7 luglio 2014.
  26. ^ a b c d Il santuario della Madonna di Caravaggio dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 7 luglio 2014.
  27. ^ a b c d e f g h La basilica dei Santi Gervasio e Protasio dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 7 luglio 2014.
  28. ^ Associazione Italiana di Campanologia-Catalogo dei più alti campanili d'Italia (PDF). URL consultato il 12 febbraio 2012 (archiviato dall'url originale il 16 agosto 2009).
  29. ^ a b c d e La pieve di Santo Stefano dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 7 luglio 2014.
  30. ^ La chiesa di San Francesco dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 7 luglio 2014.
  31. ^ a b c d e f g h i Il monastero di Valle Christi dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 7 luglio 2014.
  32. ^ a b c d e f g h i j k l m n Il monastero delle Clarisse dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 7 luglio 2014.
  33. ^ a b c d e Il cenobio di San Tommaso dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 7 luglio 2014.
  34. ^ a b c L'oratorio dei Bianchi dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 7 luglio 2014.
  35. ^ a b c Fonte dal sito della parrocchia di Sant'Anna. URL consultato il 7 luglio 2012.
  36. ^ Fonte dal sito Portofino.it. URL consultato l'8 luglio 2014.
  37. ^ a b c d e La parrocchia di Santa Maria del Campo sul sito ufficiale della diocesi di Chiavari. URL consultato il 9 luglio 2014.
  38. ^ a b c d e f g Fonte dal libro di Gianni Macchiavello; Luca Peccerillo, Santa Maria del Campo, Rapallo, Officine Grafiche Canessa, 2005.
  39. ^ a b La parrocchia di Sant'Andrea di Foggia sul sito ufficiale della diocesi di Chiavari. URL consultato il 9 luglio 2014.
  40. ^ a b c d e La parrocchia di San Martino di Noceto sul sito ufficiale della diocesi di Chiavari. URL consultato il 9 luglio 2014.
  41. ^ a b c d La parrocchia di San Massimo sul sito ufficiale della diocesi di Chiavari. URL consultato il 9 luglio 2014.
  42. ^ a b c d e La parrocchia di San Maurizio sul sito ufficiale della diocesi di Chiavari. URL consultato il 9 luglio 2014.
  43. ^ a b c d e f g h La parrocchia di San Michele di Pagana sul sito ufficiale della diocesi di Chiavari. URL consultato il 9 luglio 2014.
  44. ^ a b La parrocchia di San Pietro di Novella sul sito ufficiale della diocesi di Chiavari. URL consultato il 9 luglio 2014.
  45. ^ a b La parrocchia di San Quirico d'Assereto sul sito ufficiale della diocesi di Chiavari. URL consultato il 9 luglio 2014.
  46. ^ a b c d Il castello sul mare dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 9 luglio 2014.
  47. ^ a b c d e f g Rinvenimento del castrum Rapallinum. URL consultato il 9 gennaio 2012.
  48. ^ Rinvenimento del castrum Lasaniae. URL consultato il 9 gennaio 2012.
  49. ^ Fonte dal libro di Pietro Berri, Rapallo nei secoli, Rapallo, Edizioni Ipotesi, 1979.
  50. ^ a b c d e f g h i j k l m n Le porte d'accesso al borgo dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 9 luglio 2014.
  51. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q La torre civica dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 9 luglio 2014.
  52. ^ a b c d e f g h i j k l Il lazzaretto di Bana dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 9 luglio 2014.
  53. ^ a b c d e Il teatro-auditorium delle Clarisse dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 9 luglio 2014.
  54. ^ a b c d e f g Il ponte d'Annibale dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 9 luglio 2014.
  55. ^ a b c d e f g h i Il chiosco della Musica dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 9 luglio 2014.
  56. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  57. ^ I dati sono stati diffusi durante una conferenza stampa da parte del Comune di Rapallo nel 2007 e ripresi successivamente dal quotidiano ligure de Il Secolo XIX
  58. ^ ISTAT, cittadini stranieri al 31 dicembre 2011. URL consultato l'8 gennaio 2014.
  59. ^ Fonte dal sito istituzionale dell'Asl 4 "Chiavarese". URL consultato il 10 luglio 2014.
  60. ^ Rapallo, inaugurato il nuovo ospedale in Il Secolo XIX, 18 dicembre 2010. URL consultato il 10 luglio 2014.
  61. ^ a b c d L'Accademia Culturale di Rapallo dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 9 luglio 2014.
  62. ^ Bandiere blu Approdi Turistici dell'anno 2014. URL consultato il 16 maggio 2014.
  63. ^ Inaugurato il Poggiolino, TARSU ridotta del 5% in Tigullio News, 9 febbraio 2012. URL consultato il 10 luglio 2014.
  64. ^ Dati annuali sulla raccolta differenziata a Rapallo dal sito istituzionale Ambiente in Liguria.it. URL consultato il 10 luglio 2014.
  65. ^ La Biblioteca Internazionale dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 10 luglio 2014.
  66. ^ Gli istituti scolastici statali di Rapallo dal sito Guidascuole.net. URL consultato il 10 luglio 2014.
  67. ^ a b c d e f Il museo del merletto dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 10 luglio 2014.
  68. ^ a b c Il museo Attilio e Cleofe Gaffoglio dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 10 luglio 2014.
  69. ^ a b c d Il museo della civiltà contadina dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 10 luglio 2014.
  70. ^ Torna a Rapallo il periodico "Il Mare" in La Stampa, 23 marzo 2011. URL consultato l'11 luglio 2014.
  71. ^ Il film La contessa scalza dal sito Mymovies.it. URL consultato il 10 luglio 2014.
  72. ^ Il film Racconti d'estate dal sito Mymovies.it. URL consultato il 10 luglio 2014.
  73. ^ Centovetrine, nuove riprese a Rapallo. URL consultato il 5 giugno 2013.
  74. ^ a b c d e f g h i j k l m n o La Banda "Città di Rapallo" dal sito ufficiale del complesso bandistico. URL consultato il 10 luglio 2014.
  75. ^ Fonte dal libro di Vincenzo Gueglio, Guida ai misteri della cucineria ligure: racconti, ricette, cucina, erotismo, allegria, Genova.
  76. ^ a b c Le festività patronali del 1-2-3 luglio dal sito Festediluglio.it. URL consultato il 10 luglio 2014.
  77. ^ Fonte dal libro di Ruggero Guarini Tutto Totò, 1991, Roma, Gramese Editore Srl.
  78. ^ I dati sono riferibili al 2005 e pubblicati nel sito Tgfin.mediaset.it secondo le stime del sito Cresme.it.
  79. ^ Il progetto del tunnel Rapallo-Santa Margherita Ligure dal sito Trail.Liguria.it. URL consultato il 12 luglio 2014.
  80. ^ Il progetto del tunnel della Fontanabuona dal sito Infrastrutture.regione.liguria.it. URL consultato il 12 luglio 2014.
  81. ^ Fonte dal sito Servizio marittimo del Tigullio. URL consultato il 12 luglio 2014.
  82. ^ Fonte dal sito del porto turistico internazionale "Carlo Riva". URL consultato il 12 luglio 2014.
  83. ^ La Funivia Santuario Nostra Signora di Montallegro dal sito del comune di Rapallo. URL consultato il 12 luglio 2014.
  84. ^ Fonte dal sito dell'Azienda Trasporti Provinciali S.p.A.. URL consultato il 12 luglio 2014.
  85. ^ Storia della Lega Calcio. URL consultato il 12 luglio 2014.
  86. ^ a b c d e Fonte dal sito della società Rapallo Pallanuoto. URL consultato il 14 luglio 2014.
  87. ^ Coppa Len: Trionfa il Rapallo. URL consultato il 19 maggio 2013.
  88. ^ Pallanuoto: A1 donne, Rapallo campione d'Italia. URL consultato il 19 maggio 2013.
  89. ^ Apnea, record mondiale per Genoni. Il primatista si è immerso nelle acque di Rapallo a 160 metri di profondità in Il Secolo XIX, 28 settembre 2012. URL consultato il 14 luglio 2014.
  90. ^ a b c Fonte dal sito della Società Ginnastica Rapallo A.S.D.. URL consultato il 14 luglio 2014.
  91. ^ a b c d e f Fonte dal sito della Pro Recco Rugby. URL consultato il 14 luglio 2014.
  92. ^ a b c Fonte dal sito del Circolo Golf e Tennis Rapallo. URL consultato il 14 luglio 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gianluigi Barni, Storia di Rapallo e della gente del Tigullio, Genova, Liguria - Edizioni Sabatelli, 1983.
  • Pietro Berri, Rapallo nei secoli, Rapallo, Edizioni Ipotesi, 1979.
  • Angela Acordon, La Madonna del Rosario di Noceto presso Rapallo negli esordi di Simone Barbino, 2001.
  • Maria Angela Bacigalupo, Rapallo. Ha visto, hanno visto, 1998.
  • Maria Angela Bacigalupo, Rapallo. Le pietre che parlano: monumenti, vestigia, edifici sacri, memorie storiche e testimonianze, 1999.
  • Maria Angela Bacigalupo, Da Rapallo...con nostalgia, 1984.
  • Maria Angela Bacigalupo, Una finestra su Rapallo: cinquantanni di acquerelli e immagini a colori, 1998.
  • Maria Angela Bacigalupo, Itinerari culturali e religiosi nel Tigullio: ricerche storiche e documenti, 1999.
  • Maria Angela Bacigalupo, Rapallo e le sue tradizioni, 2003.
  • Pietro Berti, Brevi annali di Rapallo marinara. Dall'anno 0 fino al 1910, 2004.
  • Pietro Berti, Annali da Rapallo marinara: dall'anno 1000 a tutto il 1600, 2001.
  • Fabio Galli, La posta di Rapallo, 2000.
  • Umberto Ricci, 90 anni della Società di Mututo Soccorso Aurora - Rapallo.
  • Alfredo Bertollo, Inside Rapallo, 2001.
  • Umberto Ricci, Rapallo, 1998-2000.
  • Umberto Ricci, Club scherma Rapallo: decennale di fondazione 1986-1996, 1996.
  • Alessandra Rotta, Convegno di studio Medioevo a Rapallo, 1995.
  • Agostino Pendola, Anticlericali e mazziniani nella Rapallo di fine Ottocento, 2004, Rapallo.
  • Agostino Pendola, L'eccidio del muraglione e altre storie della Resistenza rapallese, 2009, Sestri Levante.

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