Rapallo

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Panorama del Golfo di Rapallo
Panorama del Golfo di Rapallo
Rapallo
Panorama di Rapallo
Rapallo - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Liguria
Provincia: stemma Genova
Coordinate: 44°21′01.57″N 9°13′52.38″E / 44.3504361, 9.2312167Coordinate: 44°21′01.57″N 9°13′52.38″E / 44.3504361, 9.2312167
Altitudine: m s.l.m.
Superficie: 33,63 km²
Abitanti:
30.460 31-10-2007
Densità: 906 ab./km²
Frazioni: Montepegli, San Martino di Noceto, San Massimo, San Maurizio di Monti, San Michele di Pagana, San Pietro di Novella, San Quirico d'Assereto, Santa Maria del Campo, Sant'Andrea di Foggia, Santuario di Montallegro 
Comuni contigui: Avegno, Camogli, Cicagna, Coreglia Ligure, Recco, San Colombano Certenoli, Santa Margherita Ligure, Tribogna, Zoagli
CAP: 16035
Pref. telefonico: 0185
Codice ISTAT: 010046
Codice catasto: H183 
Nome abitanti: rapallesi 
Santo patrono: Nostra Signora di Montallegro 
Giorno festivo: 2 luglio 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
« O dolcissima Rapallo, città d'oro illuminata dai tramonti di corallo, lo smeraldo del tuo mare e l'azzurro del tuo cielo ogni coppia fa sognare.
Del Tigullio sei la gemma, paradiso degli amanti dell'amore sei la fiamma. »
(Antonio De Curtis (Totò), stralcio della poesia dedicata alla cittadina ligure)

Rapallo (Rapàllu in ligure) è un comune di 30.460 abitanti in provincia di Genova, distante dal capoluogo circa 30 km.

È il sesto comune della Liguria per numero di abitanti - preceduto da Genova, La Spezia, Savona, Sanremo e Imperia - e il primo nel comprensorio del Tigullio[1].

Per tradizione, vi sono tre diverse modalità di indicare gli abitanti della città: i rapallini (in dialetto genovese rapallin) coloro che sono nativi di Rapallo o rapallesi coloro che semplicemente risiedono nella città ligure. Un'ulteriore appellativo è la dicitura ruentini, usato più raramente nel gergo locale.

Indice

[modifica] Geografia fisica

Tramonto nel golfo rapallese.
Tramonto nel golfo rapallese.

Rapallo si trova nella parte occidentale del Golfo del Tigullio, incastonata nel golfo che prende il suo nome, tra la piana dei due principali torrenti quali il Boate - chiamato storicamente Bogo - e il San Francesco nella parte orientale della città. Il territorio comunale è attraversato da numerosi corsi d'acqua e rii minori dove, nei secoli, si sono sviluppati i primi nuclei abitativi corrispondenti alle odierne frazioni rapallesi.

L'estensione della città si sviluppa soprattutto nel suo immediato entroterra, dominato da zone prevalentemente pianeggianti e collinari, dovuto al grande sviluppo urbanistico nell'immediato dopoguerra.

Alla città è stata conferita nel 2007 la Bandiera Blu per la qualità dei servizi del porto turistico (Porto Carlo Riva).[2]

[modifica] Storia

[modifica] Dalle origini alla costituzione in libero comune

Il primo nucleo abitativo sembrerebbe risalire al 700 a.C. a seguito del ritrovamento, nel 1911, di una tomba antica nell'attuale quartiere di Sant'Anna durante uno scavo d'estrazione dell'argilla per rifornire le vicine fornaci.[4]. Negli scavi furono riportati alla luce diversi oggetti sacri, tra i quali un'urna cineraria in terracotta con croce gammata contenente una cuspide di lancia in ferro, vasi e un braccialetto d'oro a forma di serpe. Dai primi studi effettuati sui rinvenimenti è stato possibile stabilire l'origine etrusca se non greca dei reperti. Il materiale è andato successivamente perso non potendo confrontarlo così con i ritrovamenti preistorici della Necropoli della vicina Chiavari, lasciando incertezza sulle prime origini del borgo.

Nel 643 re Rotari, sovrano dei Longobardi, dopo aver conquistato le terre della Liguria creò tra Zoagli e Rapallo un distaccamento militare a difesa contro i rivali Bizantini, mentre gli Ambrosiani - i seguaci di Sant'Ambrogio - costituirono il primo tempio religioso la Pieve Ambrosiana, una delle più antiche della Liguria assieme a quelle di Uscio, Pieve Ligure e Recco.

Nel 774 con la deposizione di Desiderio, a seguito delle sconfitte contro i Franchi a Susa e Pavia, terminò sostanzialmente il Regno Longobardo. Carlo Magno, già re dei Franchi, assumerà il titolo di re dei Franchi e dei Longobardi (Rex Francorum et Langobardorum) e, successivamente, nell'800, quello di imperatore augusto.

A seguito del mutato quadro politico, all'interno della Provincia Maritima Italorum (una suddivisione amministrativa risalente al dominio bizantino, corrispondente pressappoco all'attuale Liguria), viene costituita dai Franchi, la Contea di Genova annettendosi anche il villaggio di Rapallo.

Nel 964 il nome del borgo rapallese apparve per la prima volta in un atto notarile[5], dove viene citato nella vendita di un terreno. Negli anni 1070-1076-1079 fu ripetutamente attaccato dai Pisani per vendetta politica contro la storica rivale Genova.

In due diversi atti del 16 e 18 febbraio 1171 vengono citati per la prima volta i consoli di Rapallo (Ugo di Amandolesi, Rolando di Corrado e Giovanni di Pescino[6]) facendo presupporre agli storici la costituzione di Rapallo in comune libero (Communi Rapalli[7]) sotto la protezione di Genova alla quale gli abitanti rapallesi doneranno due galee per contrastare la potenza navale di Pisa. Il territorio comunale originario (molto più esteso dell'attuale) è costituito dai borghi di Rapallo, Santa Margherita Ligure e Portofino.

L'assalto del pirata Dragut

Il castello di Rapallo

Il 4 luglio 1549 l'ammiraglio ottomano Torghud - conosciuto in Liguria con il nome di Dragut - entrò nel Golfo di Rapallo, assediando la città in tre punti diversi. La sorpresa riuscì in pieno: non fu possibile organizzare una difesa e la confusione sarà tale che le prime notizie giunte a Genova parleranno di un attacco al borgo di Santa Margherita Ligure.

Il pirata Dragut.
Il pirata Dragut.

Il sangue scorse per le strade; un centinaio di giovani donne vennero fatte schiave dai pirati, mentre oggetti sacri vennero prelevati dalle case e dalle chiese. Genova in quell'occasione tardò ad arrivare e, da come si apprende da diverse fonti storiche, nessun comune limitrofo arrivò in soccorso del borgo rapallese, anzi finito il massacro verranno poi a derubare degli avanzi.

È in quell'occasione che il capitano Gregorio Roisecco, mandato dal senato della Repubblica di Genova per valutare la situazione del borgo, propose ai rapallesi la costruzione di un castello per proteggere la città. La storia sullo sbarco del Dragut è stata ripresa, in tempi odierni, in un libro di avventura per ragazzi e nei testi degli alunni di una scuola media genovese[8]

[modifica] La podesteria e il successivo Capitaneato

Nel 1203, a seguito della divisione dei domini di Genova in podesterie locali, fu istituita la Podesteria di Rapallo comprendente i borghi di Portofino, Santa Margherita Ligure, Cicagna e Lavagna; l'inserimento di quest'ultima nei territori giurisdizionali rapallesi creerà un contrasto con la nobile famiglia Fieschi, tanto che prima del 1222 il Tigullio fu diviso nelle due podesterie di Rapallo-Cicagna e Chiavari-Lavagna. Il 17 marzo del 1229 gli abitanti di Rapallo giureranno nel Palazzo de Fornari di Genova fedeltà assoluta e completa dedizione verso la Repubblica di Genova[9]; quest'ultima, riconoscente, assicurerà al borgo la totale protezione difensiva.

Il 6 agosto del 1284 le galee rapallesi parteciparono alla vittoria genovese nel mar Tirreno della battaglia della Meloria, nonostante il devastante saccheggio subito dalla flotta navale della Repubblica di Venezia che, con a bordo il podestà di Pisa Alberto Morosini, entrò nel golfo rapallese con settantadue navi. Subì un ulteriore attacco navale nel 1320 da parte del Signore di Lucca Castruccio Castracani, ma prontamente sedato dai soldati fiorentini alleati di Genova.

Nel 1450 la lebbra devastò il borgo, mietendo migliaia di vittime, tanto da far costruire il primo ospedale dedicato a San Lazzaro, chiamato lazzaretto.

Il 5 settembre del 1494 la città è invasa dalla flotta navale aragonese[10] sbarcati con 4.000 soldati per sollevare la popolazione rapallese contro Genova, alla quale si aggiunsero tre giorni dopo (8 settembre) gli Svizzeri con 2.500 soldati. Lo scontro, avvenuto presso il ponte sulle saline, mise a soqquadro il borgo e causò, tra le violenze generali e i saccheggi, l'uccisione di cinquanta malati ricoverati all'ospedale di Sant'Antonio da parte degli elvetici.

Nel 1529 si stabilirono pacificamente i Cavalieri del Sovrano Militare Ordine di Malta, tuttora insediati in una villa sul mare. Il 2 luglio 1557 l'apparizione mariana della Vergine Maria ad un contadino "stravolge" positivamente la piccola comunità rapallese, la quale costruirà sul colle dell'evento un santuario mariano ancora oggi meta di pellegrinaggi.

Negli anni 1579-1580 l'incubo della peste penetra in Liguria causando 100.000 morti in tutta la regione. A Rapallo si registrarono solo due casi sospetti vedendo nel fatto, secondo la popolazione, ad un presunto miracolo della Madonna di Montallegro.

Il 4 luglio 1657 nel I° centenario dell'apparizione, il capitano ordina la sospensione, a causa della peste nel Tigullio, degli scambi commerciali e sociali con Recco, Portofino, Santa Margherita Ligure, Chiavari e Genova. La città ne esce indenne dalla malattia e per celebrare tale avvenimento vengono celebrate le prime feste in onore della Madonna, con l'esplosione dei mortaretti liguri, e donando alla Vergine una lama d'argento raffigurante il Borgo come segno di gratitudine.

[modifica] L'invasione austriaca e l'era napoleonica

A seguito dell'assedio di Genova, da parte degli Austriaci, nel 1745 nel territorio rapallese fu costituita una sede di occupazione austriaca locale. Due anni dopo, il 2 luglio, Genova riesce a ribellarsi contro l'invasore, donando per l'occasione (190° anniversario) una lamina d'argento al santuario di Montallegro.

Nel 1797 Napoleone Bonaparte, nella celebre Campagna d'Italia, oltrepassa i confini della Repubblica di Genova causando a Rapallo la municipalità provvisoria. I Francesi diedero inizio ad un simbolico saccheggio, ogni bene materiale ed ecclesiale viene confiscato al popolo rapallese risparmiando le due lamine d'argento degli ex-voto. Nel 1798 Santa Margherita Ligure, per ordine dello stesso Napoleone, si costituisce comune autonomo staccandosi dal controllo amministrativo rapallese.

Il Capitaneato di Rapallo

Nel 1608 Rapallo viene promossa a Capitaneato distaccandola dalla giurisdizione di Chiavari e dividendo il suo territorio in cinque quartieri:

  • Pescino (zona sud-ovest comprendente l'attuale Santa Margherita Ligure e frazioni, Portofino)
  • Olivastro (zona nord comprendente tutte le località dell'entroterra rapallese)
  • Borzoli (zona sud-est comprendente anche il borgo di Zoagli)
  • Oltremonte (zona est comprendente la media val Fontanabuona)
  • Borgo (il centro storico racchiuso dalle mura)

Il 1799 fu un anno di caos: la città è teatro di scontri tra l'esercito francese e l'esercito austriaco. Il 12 settembre si instaura un commissariato straordinario austriaco, ma già il 15 ottobre dopo una lunga lotta si ritornò al vecchio impero franco - genovese del Bonaparte.

Gli Austriaci però non demorsero dall'impresa e il 15 novembre, dopo un'intensa battaglia sulla Ruta (località di Camogli), riuscirono a ripristinare il commissariato di due mesi prima. Il passaggio stabilì tra l'altro una forte punizione monetaria contro i presunti traditori rapallesi, ritenuti essere vicini ai franco-genovesi. In quattro ore si raccolsero un totale di 6.000 lire.

Nel 1800, in febbraio, si costituì il Governo Austriaco e Rapallo, scelta come sede della Regia Reggenza Provvisoria, è costretta ad obbedire ad ogni ordine consegnando tutto ciò che la legava (armi, munizioni) al vecchio impero genovese. Il 14 giugno però nuovamente Napoleone riscrisse la storia ligure; Genova e la Liguria vengono liberate definitivamente dagli austriaci creando a Rapallo il Commissariato di Governo per la Giurisdizione del Tigullio.

[modifica] Dal Regno di Sardegna al Regno d'Italia

Nel 1805 Rapallo fu confluita all'interno dei confini del Primo Impero francese e sottoposta al Dipartimento degli Appennini, voluto da Napoleone con capoluogo Chiavari, adottando come moneta e lingua il francese. L'11 aprile del 1814 gli Inglesi entrarono a Rapallo formando un nuovo Governo Provvisorio Britannico. Risorge, se pur per poco, l'antica Repubblica Ligure, ma sotto il controllo della Casata reale dei Savoia. Il Congresso di Vienna stabilì il passaggio nel Regno di Sardegna e nel 1815 avviene l'atto ufficiale di sottomissione al re Vittorio Emanuele I di Savoia, con la creazione del Ducato di Genova.

Nel 1823, grazie al ducato genovese e del regno sabaudo, viene deviato il principale fiume rapallese, il Boate, ampliando maggiormente il nucleo urbano. Nel 1836 dopo il miracolo del colera, sempre attribuito alla Vergine Maria dalla popolazione, s'iniziò la costruzione del porto pubblico. Il 14 febbraio 1861 Rapallo festeggia la sospirata Unità d'Italia dopo la vittoria di Giuseppe Garibaldi sostato anni prima nel borgo rapallese.

Il 31 ottobre 1868 l'arrivo della ferrovia Nizza - Roma scatenò l'imminente nascita economica e turistica di Rapallo. Agli inizi del Novecento furono aperti i primi alberghi di lusso, sale cinematografiche e da ballo, stabilimenti balneari cominciando la fortuna turistica del luogo. Tra le varie personalità illustre che visitarono e soggiornarono a Rapallo vi furono il poeta Friedrich Nietzsche, il compositore Jean Sibelius (1901), il presidente degli Stati Uniti d'America Teodoro Roosevelt (1910), Franz Liszt, lo scrittore Guy de Maupassant, Lord Carnarvon, Eleonora Duse, la principessa Luisa di Sassonia ed il marito Enrico Toselli (1909), lo scrittore Sem Benelli e il principe Augusto Guglielmo figlio di Guglielmo II di Germania (26 marzo 1910). Si aprì persino un Casinò Municipale nel 1902, trasferitosi poi a Sanremo (1927).

[modifica] La Grande Guerra, l'alluvione del 1915 e i trattati di pace

Ieri e oggi
Veduta di Rapallo - incisione in acciaio, 1820, E.F. Batty
Veduta di Rapallo - incisione in acciaio, 1820, E.F. Batty
Il golfo di Rapallo oggi
Il golfo di Rapallo oggi

Il 24 maggio del 1915 l'Italia entra in guerra e tanti giovani rapallesi vengono arruolati per combattere sul fronte. Durante il conflitto una violenta alluvione devasta completamente la città, aumentando crisi e preoccupazione.

Nella notte tra il 24-25 settembre una pioggia torrenziale si abbatté sul borgo causando al mattino lo straripamento del torrente Boate, allagando il centro storico con acqua, fango e detriti.

Nel pomeriggio un'area attigua alla ferrovia franò a causa della violenta pioggia, causando una massa di fango alta 4 metri. La città è isolata e i collegamenti sono possibili tramite treno provenienti soltanto dal levante ligure. Ci vorranno alcune settimane per ritornare alla calma. Sul fronte nel frattempo cadono in battaglia i primi soldati rapallesi, mentre in città si organizzano nuovi centri di soccorso per i feriti.

Il 6-7 novembre 1917 si svolse la celebre Conferenza di Rapallo tra Italia-Francia-Gran Bretagna. Il 7 novembre del 1920 nel celebre Trattato di Rapallo l'Italia e il Regno di Jugoslavia firmano nelle sale della Villa Spinola, oggi conosciuta come Villa del Trattato i nuovi confini nei Monti Balcani.

Il 16 aprile 1922 Unione Sovietica e la Germania di Weimar si riuniscono nel secondo Trattato di Rapallo per rinunciare reciprocamente ai danni di guerra.

[modifica] La Seconda guerra mondiale e la "Rapallizzazione"

Per approfondire, vedi la voce Rapallizzare.

Nel corso della seconda guerra mondiale la città fu occupata dai soldati tedeschi e fascisti costituendo in diverse zone cittadine piccoli campi di stazionamento, avviando una convivenza tra militari e popolazione abbastanza pacifica.

Nei primi giorni di luglio 1944, al mattino verso le 8.30, una formazione di bombardieri americani bombardò la città a tappeto, anche se di fatto non esistevano obiettivi militari. Oltre la metà delle bombe finirono in mare ed oltre la metà di quelle cadute sulla terra non esplosero. Furono colpiti, l'orfanotrofio, l'ospizio, l'ospedale civile (che portava dipinta sul tetto una enorme "croce rossa"), la chiesa parrocchiale ed il centro cittadino causando la morte di quarantuno persone (fra i quali bimbi, suore, anziani, malati ed un prete) e anche la demolizione dell'ala est della basilica dei Santi Gervasio e Protasio. Oltre a ciò, ogni notte un bombardiere leggero passava e ripassava sulla città sganciando una o due bombe per notte ed a caso, allo scopo di disturbare la popolazione civile. A differenza di altri paesi liguri, come Zoagli e Recco, la città non fu per sua fortuna particolarmente bombardata, non grazie alla presenza di molte ville signorili di proprietari inglesi come alcuni erroneamente sostengono, ma per la mancanza di grandi ponti ferroviari come appunto a Recco e a Zoagli e per la sostanziale assenza di una forte presenza tedesca.

Finita la guerra nel 1945 il Miracolo economico italiano travolse anche la comunità rapallese, come nel resto del Paese. La svolta decisiva fu legata all'arrivo dell'Autostrada A12 Genova-Livorno nel giugno del 1969. Il cemento dilagò a macchia d'olio e dove prima sorgevano campi e orti ora case e palazzi sovrastano indisturbati. È la famosa Rapallizzazione, evento che scatenerà molte polemiche locali e nazionali con l'intervento di alcuni dei più famosi intellettuali ed urbanisti dell'epoca, tra questi Indro Montanelli[11], che segnalarono la situazione che si stava creando nella cittadina ligure.

Negli ultimi anni, complice la strozzata viabilità quotidiana, si è arrivati al vaglio diverse soluzioni per porre rimedio: il progetto di creare un tunnel tra Rapallo e Santa Margherita Ligure e una tangenziale in direzione levante verso Zoagli. Esiste inoltre un ulteriore progetto di collegamento tra la città costiera e la val Fontanabuona in modo da permettere il più facile collegamento tra costa ed entroterra.

[modifica] Simboli

Descrizione araldica dello stemma:

« D'azzurro, alla sigla Mariana, accostata da due grifoni controrampanti alla sigla, sostenenti, con le zampe anteriori, una corona, il tutto d'oro. Ornamenti esteriori di Città »

Descrizione del gonfalone:

« Drappo di colore azzurro, riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dello Stemma comunale con iscrizione sovrastante di: "Communi Rapalli" e con quella centrata in oro: "CITTA' DI RAPALLO". Le parti di metallo ed i cordoni saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto azzurro con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo Stemma della Città e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d'oro »

Lo stemma e il gonfalone ufficiali sono stati approvati con l'apposito Decreto del Presidente della Repubblica datato al 14 luglio del 1954. La M, riferibile alla Vergine Maria, fu inserita nello stemma dopo l'approvazione nel consiglio del 28 novembre 1948 per ricordare l'evento dell'apparizione mariana avvenuta a Montallegro il 2 luglio 1557.

Il gonfalone dal 1991 si fregia dell'onorificenza della Croce di Commenda del Sovrano Militare Ordine di Malta Pro Merito Melitensi[12].

[modifica] Monumenti e luoghi d'interesse

Il castello cinquecentesco antistante lo specchio acqueo rapallese e la spiaggetta dei pescatori.
Il castello cinquecentesco antistante lo specchio acqueo rapallese e la spiaggetta dei pescatori.

[modifica] Castelli

[modifica] Castello Cinquecentesco

Tra i castelli presenti nella città ruentina il più celebre in ambito locale è sicuramente il caratteristico castello sul mare. Edificato nel 1551, a seguito delle frequenti invasioni dei pirati, antistante lo specchio acqueo rapallese è stato dichiarato monumento nazionale e simbolo per eccezione della città.

[modifica] "Castrum Rapallinum" e "Lasaniae"

Le prime fortificazioni[13], necessarie per un maggiore controllo del territorio comunale che in tempi più remoti si estendevo ben oltre l'odierna superficie territoriale, furono costruite nei pressi delle basse vette montane tra l'entroterra rapallese e la media val Fontanabuona. Un'indagine archeologica, avviata nel 1994 dall'Istituto Internazionale di Studi Liguri, negli storici sentieri boschivi della città ha permesso il ritrovamento, nei pressi del monte Castello, di una prima fortificazione databile tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV secolo.

L'area, denominata dagli storici Castrum Rapallinum, era dominata da una struttura in legno poggiante direttamente sulla roccia. Sarà sul finire del Quattrocento, dopo un primo abbandono, che la struttura verrà riedificata completamente in pietra con due torrioni ai lati, avendo così una massima visione panoramica tra costa ed entroterra. La fortezza rivestì il suo uso militare e di controllo per tutto il XV secolo fino a quando fu in seguito abbandonata per mancato utilizzo. Tra i reperti sono state rinvenute due tavole da gioco in lastre di pietra incise e una decina di |dadi in osso utilizzati, come si desume, dai militari del castello durante lo svago.

Così come il Castrum Rapallinum anche l'area del Castrum Lasaniae fu interessata e riportata alla luce durante le ricerche archeologiche del 1994 sulla vetta del monte Pegge. La fortezza militare, costruita presumibilmente nello stesso periodo storico del castello sul monte omonimo, fu realizzata con materiali lapidei del luogo e legno. Il castello fu in seguito dotato di nuove mura in pietra e dotato di armi per la difesa del forte quali alcune palle da bombarda e punte di verrettone di balestra.

[modifica] Il borgo, le porte e le torri

La "Porta delle Saline" tra il lungomare e il centro storico.
La "Porta delle Saline" tra il lungomare e il centro storico.

Anticamente il borgo di Rapallo, cuore del centro storico e sede delle più importanti attività artigianali e istituzionali, era racchiuso nel periodo medievale da una cinta muraria e cinque porte garantivano il passaggio obbligato per accedervi. Proprio un decreto del Senato della Repubblica di Genova, datato al 12 febbraio del 1629, decretava l'allora Comune di Rapallo come "borgo murato". Studi più approfonditi, tra i quali quelli dello storico Arturo Ferretto, hanno evidenziato che in realtà il senato genovese decretò Rapallo cinto non da mura, di cui non esistono ad oggi tracce tangibili, ma bensì dalle alte case e dalle vie strette - i tipici caruggi liguri - che proprio per la loro conformazione urbana garantivano una sorta di cittadella murata. Già nel XV secolo l'umanista e cancelliere della Repubblica, Jacopo Bracelli, descrisse il borgo rapallese Burgum et terra sine muro tutissima propter passus strictos territorii.[14]

Per accedere al borgo bisognava oltrepassare cinque porte: la "Porta Occidentale" o "degli orti" - situata nei pressi tra la basilica dei Santi Gervasio e Protasio e l'odierno Corso Goffredo Mameli - demolita nel 1874; la "Porta Aquilonare" o di "Sant'Antonio" - sita vicino all'omonimo ospedale, il quale diverrà in seguito la sede odierna del municipio - che verrà abbattuta nel giugno del 1702 per iniziativa dei protettori dell'ospedale; la "Porta di Pozzarello" o "del Molinello" - situata nella parte finale di Via Venezia (l'antica Rolecca) con l'argine del torrente San Francesco - demolita secondo una memoria storica del Cav. Stefano Cuneo nel 1810; la "Porta Orientale" o "di San Francesco" - nella parte a levante nei pressi della foce del torrente omonimo - demolita nel 1821 per l'ampliamento della strada per Zoagli - Chiavari.

L'unica porta del borgo storico ad oggi sopravvissuta alle necessarie demolizioni è la "Porta delle Saline". Essa si affacciava sulle saline rapallesi, monopolio della famiglia genovese Doria, racchiudendo a ponente l'accesso. Nei secoli abbellita con le tipiche colorazioni in stile genovese e con la raffigurazione pittorica del quadretto bizantino donato, secondo la leggenda, dalla Madonna nell'apparizione mariana del 2 luglio 1557, ancora oggi divide il lungomare dal centro storico.

Il controllo del borgo si basò nei secoli soprattutto con l'uso delle numerose torri sparse lungo le colline antistanti Rapallo. Nel territorio rapallese delle tante erette nei secoli precedenti solo quattro sono sopravvissute a crolli o demolizioni necessari. Si possono citare la: Torre dei Fieschi, Torre Baratta e la Torre dei Morello.

[modifica] Torre Civica

La "Torre Civica", simbolo comunale e campanile della pieve di Santo Stefano.
La "Torre Civica", simbolo comunale e campanile della pieve di Santo Stefano.

La maggiore e la più importante tra le antiche torri di avvistamento, la Torre Civica è un'opera strutturale del 1473. Secondo le fonti storiche la sua edificazione fu voluta dei nobili cittadini per simboleggiare la pace tra gli abitanti del borgo ruentino dopo un secolo sconvolto da lotte intestine e di potere.

Le prime basi della futura opera vennero decise il 3 gennaio del 1473 le famiglie nobili della città si riunirono in uno straordinario "consiglio nobiliare" nominando quattro presenti[15] per imporre a tutti gli abitanti, senza ovviamente tenere conto della fazione o parte alla quale il contributore appartenesse, un apposito tributo in denaro atto alla costruzione della torre. La torre prese quasi subito forma affianco all'antica pieve di Santo Stefano diventandone, di fatto, il campanile.

Dopo un leggero restauro nel 1531 - dove le fonti storiche attestano una spesa di 12 lire - si decise di aggiungere alla torre, nel 1581, un pinnacolo con terrazzo in marmo e una nuova campana; quest'ultima fu sostituita nel 1640 con una nuova a spese del Borgo e dei quartieri di Borzoli e Amandolesi. Nel 1692 Gio Battista Canevaro ne ripropone il restauro, spostando l'orologio più in basso, sostituendo gli ingranaggi e una più curata manutenzione ricevendo in cambio la compensa annua di 40 lire.

Durante un temporale nel 1873 un fulmine colpirà la sommità della torre distruggendo il terrazzino in marmo e, scongiurando un crollo, costringendo ad un tempestivo intervento di manutenzione. Nella seconda guerra mondiale verrà sistemata, sulla sommità, una sirena d'allarme successivamente rimossa. Negli ultimi decenni del XX secolo la torre fu "ingabbiata" da ponteggi di rinforzo, ma grazie a fondi europei, statali e regionali nel 2002 l'opera viene messa sotto restauro, rinforzandola con colate di cemento e restituita ai rapallesi.

[modifica] Torre dei Fieschi

Le prime notizie certe sull'esistenza di tale torre appaiono in un atto di vendita del 26 maggio 1254 dove il concittadino Giacomo Boleto vende alla vedova di Tedisio Fieschi, Simona, alcune terre con torre in una località detta in pastinis. Successivamente i terreni passarono di proprietà ad Ottobono Fieschi, colui che salirà nel 1276 al soglio pontificio con il nome di papa Adriano V, e il quale nel 1269 affitterà il tutto ad Ada Barbieri e al figlio Tommasino.

Dopo una nuova proprietà dal 1271, appartenenti ad un certo Giacomo de Graverio, la torre e le terre circostanti divennero possedimento terriero della famiglia nobiliare Fieschi di Lavagna così come attesta un documento del 1451. Sarà nel XVII secolo che passerà nelle mani della famiglia Cagnoni, assumendo la nuova denominazione de "Torre dei Cagnoni". Nei secoli successivi diverrà proprietà dei Pessagno, dei Rebora e dei Zignago all'inizio del XX secolo quando, quest'ultimi, la dotarono dei caratteristici merli ancora oggi visibili come il resto della torre.

[modifica] Luoghi di culto

Per approfondire, vedi le voci Santuario di Nostra Signora di Montallegro e Basilica dei Santi Gervasio e Protasio.
L'antica pieve di Santo Stefano con annesso il campanile, la Torre Civica.
L'antica pieve di Santo Stefano con annesso il campanile, la Torre Civica.

Nei secoli scorsi le chiese e le loro parrocchie hanno certamente contribuito allo sviluppo non solo religioso, ma anche a formare piccole comunità guidate dalle figure principali dei vari parroci. Di fatti da come si apprende nei vari documenti storici, soprattutto riguardanti al primo millennio, i singoli abitanti ricercavano nella propria chiesa o parrocchia una sorta di guida spirituale e morale che li guidasse nella loro vita quotidiana. La prima chiesa, o meglio dire pieve sembra essersi costituita intorno al VII secolo, grazie alla comunità ambrosiana, intitolando il nuovo tempio religioso a Santo Stefano. Nel 1118 papa Gelasio I consacra, secondo una targa commemorativa presente nella basilica stessa, la nuova chiesa parrocchiale che diventerà nel tempo Basilica e sede della parrocchia centrale di Rapallo. Ad oggi conta una comunità di circa 18.000 fedeli, una delle più numerose comunità religiose del comprensorio della Diocesi di Chiavari.

Quasi tutte le frazioni sono guidate da una propria parrocchia autonoma, distaccate da quella centrale rapallese. Il quartiere di Sant'Anna nonostante sia parte integrante della città ruentina è parrocchia autonoma a seguito della numerosa popolazione abitante nel quartiere. Attualmente si sta provvedendo alla costruzione di una nuova chiesa dedicata alla santa patrona del quartiere, dopo una lunga richiesta durata quasi trent'anni. Altre chiese sono state costruite in epoca molto più moderna, come la chiesa di San Gerolamo Emiliani (costruita intorno agli anni sessanta) o la chiesa di San Giovanni Battista nel quartiere cittadino di Via Betti.

[modifica] Pieve di Santo Stefano

Secondo le principali fonti storiche cittadine, la pieve di Santo Stefano fu il primo edificio religioso cristiano ad essere edificato nel territorio di Rapallo. Il primo documento ufficiale che ne afferma la presenza fu un atto di vendita del luglio 1155 dove una tale Benedetta vendette a Oberto Cancelliere la metà di una casa situata ab ea parte quae est versu Sanctum Stephanum.

La sua costruzione dovrebbe risalire pressapoco ad un periodo antecedente la vicina basilica dei Santi Gervasio e Protasio, edificio sorte per volere degli Ambrosiani durante il loro esilio diocesano da Milano a Genova. Un'altra ipotesi vede la sua edificazione come chiesa di un'antica congregazione monastica o di un cimitero.

La chiesa di San Francesco d'Assisi.
La chiesa di San Francesco d'Assisi.

La chiesa, costruita nel centro storico in posizione elevata per evitare le inevitabili inondazioni del torrente San Francesco, divenne sede dal 1263 della neo costituita Confraternita dei Disciplinanti. Fu il 19 giugno del 1541 che verrà concessa in giuspatronato dal papa Paolo III alla nobile famiglia rapallese dei Della Torre, esercitandone il patronato per i tre secoli successivi e nominando egli stessi i vari prepositi fino al 1859. Nel corso della seconda guerra mondiale subì diversi danni alla struttura tanto che, nel 1958 e ancora nel 1963, furono approvati lavori di recupero degli interni e degli esterni.

Oggi la pieve, alla quale dal 1443 le fu aggiunta una torre campanaria, la "Torre Civica", è sede della Confraternita dei Neri e dell'omonimo oratorio. Nel periodo natalizio viene allestito un tipico presepe genovese.

[modifica] Chiesa di San Francesco d'Assisi

Tra le chiese più pregiate di Rapallo vi è di merito la chiesa ed l'ex convento di San Francesco d'Assisi. La sua costruzione risale al 1519 grazie alla donazione del terreno ai Minori Osservanti che, insieme alla podestà rapallese, iniziano l'opera di edificazione. Il convento, adiacente alla chiesa, viene restaurato e ceduto ai Frati Minori nel 1601 per ordine pontificio di papa Clemente VIII.

Il 12 novembre del 1798 il convento adiacente la chiesa viene convertito in scuola primaria con l'insegnamento della lingua italiana ed elementi di calcolo basilari. Nel 1812 il governo imperiale napoleonico cede i due locali ecclesiastici all'amministrazione dell'ospedale di Sant'Antonio (quest'ultimo sede attuale del municipio). La scuola diventa così di proprietà ospedaliera che, dopo dieci anni di lavori per l'ampliamento, nel 1818 presenta l'edificio con nuove stanze adibite a dormitori per alunni ed insegnanti in una sorta di collegio scolastico.

Nel 1850 la scuola - collegio diventa proprietà del comune di Rapallo, ceduto dall'ospedale di Sant'Antonio, dichiarando a tutti gli effetti l'edificio come Scuola e Collegio Reale. Per garantire l'insegnamento si sceglie di affidare la direzione scolastica all'Ordine dei Padri Somaschi tuttora insediati.

[modifica] Monastero di Valle Christi

L'ex monastero delle Clarisse, oggi auditorium ed istituto superiore statale.
L'ex monastero delle Clarisse, oggi auditorium ed istituto superiore statale.

Nei secoli scorsi oltre alla presenza delle numerose chiese in città e nelle frazioni, vennero costruiti e fondati diversi conventi e monasteri per alimentare la già presente vita monastica del luogo. Tra i più famosi e dichiarato monumento nazionale dal Ministero dei Beni Culturali vi è sicuramente il Monastero di Valle Christi costruito agli inizi del XIII secolo dai Maestri Comacini ed ufficialmente aperto all'ordine di clausura nel 1203.

A causa di eventuali invasioni barbariche viene disabilitato nel 1568, con bolla papale di Pio V, trasferendo le monache nelle case vicine, lasciando all'abbandono l'edificio religioso. Il complesso appartiene ora al Comune e grazie alla costante pulizia è diventato teatro per manifestazioni culturali. Nel periodo estivo l'intero complesso monastico si trasforma in un palcoscenico teatrale all'aperto con pregiate rappresentazioni culturali presentate dai grandi maestri teatrali contemporanei.

[modifica] Monastero delle Clarisse

Nel XX secolo a causa delle guerre e dalla mancata presenza di nuove anime monastiche i monasteri vennero successivamente chiusi al culto religioso e ceduti al comune rapallese. Di grande pregio è l'ex Convento e Monastero delle Clarisse. La prima pietra dell'erezione del monastero venne posta il 24 dicembre 1633, ma i lavori di costruzione si prolungarono molto nel tempo, a causa della mancanza di fondi necessari. Solo nel 1670 il convento fu pronto ad ospitare le monache dell'Ordine di Santa Chiara da Montefalco, ma nuovi intoppi rimandarono il ritiro religioso.

Il 4 luglio 1688 viene celebrata la prima messa nel monastero e l'anno seguente (1689) le monache poterono finalmente ottemperare la loro scelta religiosa di clausura. Appena due anni dopo, nel 1691, si registrarono i primi malcontenti locali, scatenando una sorta di polemica religiosa nella tranquilla cittadina. Il motivo delle polemiche era legato alla posizione del suddetto monastero, adiacente alla spiaggia, quindi, secondo gli abitanti, nel periodo estivo con bagnanti "a vista" dalle suore. Intervennero anche i Padri Francescani suggerendo che un maggior rialzo delle mura e lo sbarramento delle finestre, avrebbe permesso il trascorrere della vita monastica in completa tranquillità con la città.

Il 3 luglio dello stesso anno le porte del convento si chiusero definitivamente, mandando in clausura le suore fino al 1902 dopo che il comune ne comprò i locali nel 1899. Il passaggio della nuova Aurelia decretò la demolizione, nel 1908, di un'ala del monastero e la sconsacrazione della chiesa presente nel convento monastico. Durante la prima guerra mondiale diviene deposito di guerra e caserma reale provvisoria.

Terminati i conflitti mondiali l'edificio subisce un notevole abbandono, fino al progetto del 1972 nella quale si convertiva l'ex chiesa nell'attuale teatro cittadino. Il convento diventerà dapprima scuola elementare per poi convertire l'area nell'attuale Museo "Attilio e Cleofe Gaffoglio".

[modifica] Cenobio di San Tommaso e il Lazzaretto

Ruderi del cenobio di San Tommaso.
Ruderi del cenobio di San Tommaso.

Il Cenobio di San Tommaso in località omonima è parzialmente crollato lasciando solamente qualche rudere. La sua costruzione risale al 1159 o 1161, grazie a fondi provenienti da varie donazioni di Genova. Nel 1582 viene definitivamente sconsacrato, lasciando il monastero al completo abbandono.

Nel 1450 la lebbra decima le prime vittime nelle podesterie di Rapallo e Recco, pertanto grazie alla notevole donazione di un appezzamento di terra da parte di un cittadino rapallese s'inizia la costruzione di un ricovero provvisorio, dedicato poi a San Lazzaro di Betania. Da qui il toponimo lazzaretto. Nel 1471 Papa Sisto IV accorpa tale ospedale con quello di Genova sotto il controllo dei Protettori di Pammatone. La peste miete più vittime del previsto, tanto da causare l'affollamento dell'ospedale stesso per tutto il 1475. Tra le persone malate anche il figlio del fondatore Giacomo d'Aste.

L'antico Lazzaretto.
L'antico Lazzaretto.


Nel 1505 le condizioni dello stabile diventano fatiscenti, tanto da mettere mano ad un restauro accurato. Il vescovo di Novara ordina all'ordine di Pammatone, nel 1582, un immediato restauro del nosocomio, specie le parti esterne. I curatori però non eseguirono mai i lavori restaurativi, principalmente per motivi legati alla notevole spesa che, sempre secondo il vescovo novarese, a carico dell'ordine genovese. Attualmente lo stabile, di proprietà privata, non si presenta in ottime condizioni strutturali causando la non agibilità dei locali.

L'oratorio dei Bianchi.
L'oratorio dei Bianchi.

[modifica] Oratorio dei Bianchi

Costruito nella seconda metà del XV secolo l'oratorio della Santissima Trinità, originariamente dedicato alla Vergine Maria, è situato presso il centro storico in prossimità dell'antica pieve di Santo Stefano e l'odierno palazzo del municipio. A partire da questo secolo divenne sede della locale Confraternita dei Disciplinanti, costituita precedentemente nei locali della vicina pieve, e che assunse la denominazione "dei Bianchi" per il colore delle caratteristiche casacche; ancora oggi una lapide in marmo, posta al di fuori dell'oratorio nella facciata, ritrae due confratelli incappucciati e con in mano il flagello.

La struttura si presenta ad unica navata, dotato di un piccolo campanile e in tempi antichi presentava un collegamento con il vicino ospedale di Sant'Antonio, quest'ultimo sede odierna del Comune, dove i confratelli potevano recarsi al dormitorio. Tra le opere scultoree conservate vi è una statua lignea del Quattrocento, di origine scultorea pisana, raffigurante la Madonna col Bambino; dello scultore Anton Maria Maragliano è la statua in legno di San Sebastiano, risalente al 1700, mentre dello scultore rapallese Antonio Canepa è la statua lignea dell'Addolorata eseguita nel 1908. Di pregio gli antichi Crocifissi portati in processione durante le festività patronali di Nostra Signora di Montallegro.

[modifica] Palazzi e Ville

Per approfondire, vedi la voce Palazzi e ville di Rapallo.

La città è ricca di palazzi storici, ognuno con una sua particolare storia. Esempio classico il Palazzo Municipale, costruito in epoca medievale dapprima come ricovero ospedaliero successivamente convertito nell'attuale municipio. Le ville presenti nell'intero territorio comunale sono state costruite durante la Belle époque di fine Ottocento. Tra le più famose Villa Tigullio sede mondiale del Panathlon International, del Museo comunale del pizzo al tombolo e della civica biblioteca.

[modifica] Teatri

Il Teatro Auditorium delle Clarisse è l'unico teatro cittadino con una capienza massima di 265 posti a sedere. Il teatro è stato ricavato da un convento di clausura del 1633 dismesso poi definitivamente nel 1902. Dopo vari anni nel degrado o come deposito di armi, imbarcazioni nelle guerre mondiali, nel 1967 il Comune decide di iniziare l'opera di restauro creando nella vecchia chiesa un piccolo teatro ideale per manifestazioni culturali e locali. Nel 1995 l'Auditorium viene nuovamente messo sotto restauro conservando però gli antichi splendori.

[modifica] Monumenti

Il ponte in stile romano detto "d'Annibale".
Il ponte in stile romano detto "d'Annibale".
Il Chiosco della Musica.
Il Chiosco della Musica.

[modifica] Ponte d'Annibale

Tra i monumenti rapallesi più conosciuti trova spazio il Ponte detto "d'Annibale" costruito in stile romano, ma nel periodo medievale. Non si conosce l'origine del nome, visto che Annibale il condottiero non passò certamente da Rapallo, tanto meno possa aver costruito un ponte.

Gli storici identificano il ponte più con il "Ponte sul Boate" citato in molti documenti pervenuti. Sempre dalle fonti storiche si apprende che fu messo a restauro nel 1733 a causa delle numerose alluvioni che lo colpirono nei secoli passati. Con il passaggio dalla Repubblica di Genova al neo Regno di Sardegna arrivano i fondi per la deviazione del torrente Boate, passante sotto il ponte, conclusi nel 1823. Il fiume viene deviato consentendo poi la costruzione della nuova strada collegante Rapallo con Santa Margherita Ligure.

[modifica] Chiosco della Musica

Il Chiosco della Musica inaugurato nel 1929 richiama lo stile Liberty. Voluto dagli emigranti rapallesi in America Latina per concerti bandistici, raffigura nella cupola i dodici musicisti più famosi della storia. Tra le raffigurazioni si riconoscono: Johann Sebastian Bach, Gaspare Spontini, Giovanni Battista Pergolesi, Domenico Cimarosa, Georges Bizet, Amilcare Ponchielli, Charles Gounod, Gaetano Donizetti, Claudio Monteverdi, Georg Friedrich Händel, Franz Joseph Haydn e Giacomo Puccini. Purtroppo la vicinanza con il mare ha rovinato tale dipinto e solo un accurato restauro potrà riportare allo splendore il monumento.

[modifica] Monumento di Colombo

Il monumento a Cristoforo Colombo, inaugurato il 21 maggio 1914 adiacente il porto pubblico, fu fortemente voluto dagli emigranti rapallesi nelle Americhe. L'opera, frutto della maestria dello scultore italo - argentino Arturo Dresco, fu finanziata completamente dagli emigrati a ricordo della loro patria natia. Una nota locale asserisce che il dito del navigatore genovese, proteso verso il mare, indichi proprio il continente americano.

[modifica] Gazebo ottocentesco

Il Gazebo XIX secolo è situato nel cuore del centro storico. Utilizzato nel passato come sede del mercato ittico negli ultimi anni l'amministrazione comunale ha scelto per il gazebo un' importanza più dignitosa. Dopo un accurato restauro del tetto e delle parti in ferro è ora scelto come sede di manifestazioni culturali, mostre o altro.

Del periodo bellico è rimasto al terribile ricordo il "Muro dei Partigiani" - o detto semplicemente "il Muro" - tristemente noto ai rapallesi per l'atrocità compiute durante la seconda guerra mondiale. Come si può immaginare tanti partigiani, non solo di Rapallo, vennero qui fucilati lasciando ai posteri il ricordo della Resistenza nei buchi presenti nel cemento. Altro monumento è quello ai caduti di tutte le guerre sito all'inizio del lungomare.

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione demografica

Il lungomare Vittorio Veneto in notturna.
Il lungomare Vittorio Veneto in notturna.

Abitanti censiti


[modifica] Etnie

Il monumento a Cristoforo Colombo, nella zona "del Lido" e adiacente il porto pubblico, simbolo dell'emigrazione rapallese in America.
Il monumento a Cristoforo Colombo, nella zona "del Lido" e adiacente il porto pubblico, simbolo dell'emigrazione rapallese in America.

Recentemente[16], grazie ad uno studio sul territorio e prendendo spunto dai dati dell'anagrafe cittadina, si è potuto stabilire che il comune ruentino ha avuto a partire dal 1998 un forte incremento di presenze straniere.

Ad oggi (mese di ottobre 2007) si stima che il 10% della popolazione rapallese residente sia di nazionalità straniera, proveniente soprattutto da paesi comunitari dell'Unione Europea ma anche da cittadini extracomunitari, per un totale di 2.036 residenti regolari. Tale valore, è solo di tipo indicativo, poiché non è possibile stabilire con esattezza le presenze non regolari. I motivi di dell'alto tasso di insediamento possono essere ricercati nella cospicua presenza di abitazioni effettive e seconde case, queste ultime rappresentano il 45% dell'intero patrimonio abitativo di Rapallo, e negli affitti più bassi rispetto ad altre cittadine del circondario tigullino.

La maggior parte dei cittadini stranieri, così come affermano diversi studi sul fenomeno (quali ad esempio una ricerca effettuata da dieci anni per conto della CISL da Francesco Gastaldi ed Antonio Graniero) e i dati provenienti dagli uffici di pubblica sicurezza, lavora principalmente nelle altre città vicine - a Genova soprattutto - utilizzando Rapallo come semplice residenza o dormitorio notturno. Ciò nonostante alcuni di essi lavorano regolarmente nel territorio rapallese - specialmente nei settori legati all'edilizia, nelle imprese di pulizia e assistenza anziani come badanti - inserendosi positivamente nel tessuto socio-economico della città.

Gli ultimi dati di ottobre 2007 dichiarano che della zona balcanica e dell'Europa dell'Est le principali nazionalià sono quelle albanesi (556 residenti), rumene (235 residenti) e ucraine (63 residenti); dal continente asiatico risiedono comunità cingalesi (134 residenti) e cinesi (23 residenti); dal continente nord africano i marocchini (115 residenti) ed egiziani (121 residenti); infine dall'America Latina la maggiore comunità è quella ecuadoriana con 217 residenti effettivi. Proprio grazie al notevole flusso migratorio, costantemente monitorato, recentemente sono state avviate nel territorio rapallese diverse attività lavorative, legate alle diverse popolazioni straniere, fino a poco tempo fa sconosciute o non presenti nel territorio.

[modifica] Enti e Associazioni

  • Accademia Culturale di Rapallo. Una delle prime in Italia a costituirsi è stata fondata nel 1978 dal professor Francesco Maria Ruffini. Inizialmente costituita per persone della terza età, oggi è meta di molti giovani desiderosi di cultura e di approfondimento sociale - artistico. Segue, come tutte le accademie italiane, un programma scolastico dettato direttamente dall'Università di Genova. I corsi variano dalla storia alla filosofia, o dalla letteratura alla socializzazione umana. Inoltre sono effettuati corsi più specifici relativi al campo della medicina o della scienza moderna. Non mancano lezioni di lingue straniere (inglese, francese, tedesco e spagnolo) o monologhi teatrali, specie in dialetto genovese.
  • Accademia Estetica Internazionale di Rapallo, fondata nel 2006.
  • Associazione Cultur