Federazione Ciclistica Italiana

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Federazione Ciclistica Italiana

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Disciplina Cycling (road) pictogram.svg Ciclismo
Fondazione 1885
Nazione Bandiera dell'Italia Italia
Confederazione Unione Ciclistica Internazionale
Union Européenne de Cyclisme
Sede Bandiera dell'Italia Roma
Presidente Bandiera dell'Italia Renato Di Rocco
Sito ufficiale http://www.federciclismo.it/
Visita il Portale:Ciclismo

La Federazione Ciclistica Italiana (F.C.I.) riunisce, in un unico ente, società che praticano il ciclismo, in tutte le sue specialità, in Italia; ha natura di associazione con personalità giuridica di diritto privato ed è elencata nella legge 16.2.1942, n. 426.[1][2]

La F.C.I. provvede allo sviluppo, alla promozione, all'organizzazione, alla disciplina e alla tutela del ciclismo, su tutto il territorio nazionale, in tutte le sue forme e manifestazioni, nonché la formazione di atleti e tecnici. Mantiene il rapporto di fiducia con tutti i soggetti che contribuiscono al raggiungimento delle sue finalità ed intende operare nel pieno rispetto della legge e dei principi di chiarezza e trasparenza e prevenire il rischio di comportamenti non etici nella pratica sportiva.

La F.C.I. è affiliata all'UCI, quale unica rappresentante del movimento ciclistico italiano e svolge la propria attività in osservanza alla deliberazioni e agli indirizzi del CIO, della Federazione internazionale e del C.O.N.I..[2]

Indice

[modifica] Storia

Le società attive nel 1884
Le società attive nel 1884
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[modifica] La nascita dell'Unione Velocipedistica Italiana

La Federazione Ciclistica Italiana nacque, con il nome di Unione Velocipedistica Italiana, a Pavia il 6 dicembre 1885 attraverso l'unione di 17 società ciclistiche, già operanti da tempo in Italia in forma autonoma.[3] Nella seconda metà del 1884, un anno prima della nascita della FCI, risultavano regolarmente costituite 25 società ciclistiche: la più antica di esse era il Veloce Club Fiorentino di Firenze, nato nel 1870, mentre Milano e Torino ospitavano ciascuna tre società di velocipedisti.

Un primo tentativo di unire e coordinare l'attività di queste società sportive fu svolto in occasione delle gare allestite dal Comitato Sportivo della Esposizione Generale Italiana di Torino, in programma dal 23 al 25 agosto del 1884. Su iniziativa dell'avvocato Brignone, segretario del VC Torino, si riunirono i rappresentati di dodici società che, dopo una complessa e conflittuale riunione, firmarno un verbale che precisava tra l'altro che il 26 agosto 1884 era stata fondata l'Unione Velocipedistica Italiana. Questa organizzazione però non operò mai, non avendo risolto alcuni aspetti allora dirimenti, come le problematiche legate al professionismo, all'attività amatoriale e alla sede della nascente organizzazione.

A distanza di un anno, per iniziativa del nobile Ernesto Nessi, presidente del Veloce Club Como, si pensò alla creazione di un Veloce Club Nazionale, con sezioni (o comitati) sul tipo di quelli creati dal Club Alpino Italiano. Prevalse questa volta lo spirito unitario e all'Assemblea costitutiva dell'UVI, il 6 e 7 dicembre 1885, parteciparono diciassette società che trovarono l'accordo su uno statuto nel quale, per evitare le divisioni dell'anno precedente, vengono mutuate norme che regolavano l'attività in Inghilterra, Francia e Germania.

Il presidente dell'Unione Velocipedistica Italiana era Ernesto Nessi, il maggior animatore dell'iniziativa. L'avvocato Edoardo Coopmans de Yoldi fu scelto come segretario e Como diventò la sede del massimo ente ciclistico nazionale. Dopo un anno Nessi abbandonò la presidenza e al suo posto fu eletto Agostino Biglione di Viarigi, che nominò come segretario l'avvocato Gustavo Brignone, già animatore del fallito esperimento del 1884. La coppia, superando lo scetticismo dei più, riuscì a preparare la nascente associazione al primo grande scoglio, il sorgere del Touring Club Italiano, costituito nel 1894 proprio per propagandare l'attività cicloturistica. L'Unione in risposta decise, nel Congresso di Verona del 1896, di dedicarsi principalmente all'attività agonistica.

Intanto, a partire dal 1892, si tenevano i primi campionati federali di ciclismo su pista. Nel frattempo la presidenza passò da Biglione di Viargi ad Arturo Cortesi e, dopo neanche un anno, a Carlo Cavenenghi, riconosciuto indiscutibilmente come padre putativo del ciclismo italiano. Cavenenghi fu presidente dell'UVI ininterrottamente dal 1898 al 1912 e lavorò con due segretari, Mario Bruzzone, fino al 1905, ed Ernesto Bobbio.

[modifica] Cavenaghi e La Gazzetta dello Sport

Nel 1890 l'UVI fu tra le promotrici della fondazione dell'Unione Ciclistica Internazionale, la Federazione internazionale che fissò la sua prima sede ad Alessandria. Fu di questo periodo anche la scelta di legare le sorti del ciclismo agonistico in Italia alle fortune del giornale La Gazzetta dello Sport. Il consiglio direttivo, uscito dalle elezioni di Alessandria nel 1898, quello che portò all'elezione di Cavenenghi, era infatti convinto che soltanto legandosi ad un mezzo di comunicazione come La Gazzetta dello Sport era possibile dare un nuovo, decisivo impulso all'attività. Grazie a questo connubio in poco tempo nacquero alcune delle corse diventate classiche nel corso degli anni, come il Giro di Lombardia (1905), la Milano-Sanremo (1907) e il Giro d'Italia (1909).

Sotto la guida di Cadenenghi l'UVI compì, a cavallo del 1900, grandi progressi, al punto da festeggiare i primi 25 anni di vita, nel 1910 con il seguente bilancio: 294 società affiliate, 1961 corridori non classificati, 541 dilettanti, 185 professionisti. A tre anni prima risaliva peraltro la prima edizione dei campionati federali su strada.

I primi anni del secolo furono anche quelli dei primi successi sportivi ed organizzativi. Dal punto di vista agonistico i corridori italiani si distinsero per affermazioni al Giro d'Italia e nelle corse italiane (Luigi Ganna e Giovanni Gerbi), ma anche all'estero, con Maurice Garin, italiano negli anni del successo alla Parigi-Roubaix (ma non quando si impose alla prima edizione del Tour de France nel 1903, avendo già preso la cittadinanza francese). Le prime affermazioni su pista le ottenne Francesco Verri ai Giochi del Decennale del 1906.

Dal punto di vista organizzativo il prestigio internazionale della UVI all'inizio del Novecento fu tale che in 10 anni per due volte i Campionati del mondo di ciclismo su pista vennero assegnati alla città di Roma, nel 1902 e nel 1911. L'edizione del 1902 si svolse sull'ellisse del velodromo di Porta Salaria, alla presenza di Vittorio Emanuele III che donò un orologio d'oro con insegne reali e brillanti al vincitore. Il successo della manifestazione fu tale che l'Unione Velocipedistica Italiana fu indicata come federazione modello.

[modifica] La nascita della Federazione Ciclistica Italiana

Nel 1912 scomparve Cavanenghi, al suo posto fu nominato l'avvocato Pietro Robutti che rimase in carica fino al 1915, quando una nuova crisi federale, legata all'atteggiamento da tenere nei confronti della Gazzetta dello Sport, ormai importante organizzatore oltreché giornale di informazione sportiva, portò alle dimissioni di tutto il Consiglio direttivo dell'UVI. Geo Davidson, candidato delle società liguri, fu nominato presidente. Luigi Scala diventò segretario e la sede dell'Unione fu trasferita a Genova. Tuttavia, su iniziativa di un gruppo di società torinesi "ribelli", nacque una federazione alternativa, chiamata Federazione Ciclistica Italiana. La guerra bloccò l'attività di entrambe le associazioni e ulteriori polemiche.

Alla fine del conflitto l'Unione Velocipedistica e la Federazione Ciclistica si riconciliano e l'attività agonistica tornò a livelli tali di eccellenza che gli anni a cavallo delle due guerre sono ricordati come il periodo doro del ciclismo italiano.

[modifica] Le vittorie olimpiche e mondiali

Ai Giochi olimpici del 1920 ad Anversa il quartetto azzurro formato da Primo Magnani, Arnaldo Carli, Ruggero Ferrario e Franco Giorgetti vinse la prova dell'inseguimento a squadre. Quattro anni più tardi, ai Giochi olimpici di Parigi, quando Francesco Zucchetti, Angelo De Martini, Alfredo Dinale e Aleardo Menegazzi ripeterono il trionfo nell'inseguimento a squadre.

Nel 1926 nell'ambito della ristrutturazione dello sport italiano da parte del regime fascista, al CONI fu assegnato il compito di nominare i dirigenti delle diverse federazioni. I successi degli anni precedenti della UVI convinsero i dirigenti fascisti a confermare nel suo ruolo il presidente Geo Davidson. Lo stesso anno, per la terza volta dalla loro istituzione, furono assegnati all'Italia i Mondiali di ciclismo, gli ultimi aperti soltanto ai dilettanti.

Nel 1927 si celebrò in Germania, a Nürburgring, il primo mondiale strada professionistico, che vide il trionfo del ciclismo azzurro: primo Alfredo Binda, secondo Costante Girardengo, terzo Domenico Piemontesi, quarto Gaetano Belloni. Quelli a cavallo tra le due guerre furono gli anni di Binda, Girardengo, Learco Guerra, Ottavio Bottecchia e dei tanti campioni che contribuirono a rendere questo sport popolare in Italia e ammirato nel mondo. Nacque, su strada e su pista, il mito del ciclismo italiano e di una Federazione in grado di lottare sempre per il successo. Un mito che si alimentò con i grandi dualismi fino ai giorni nostri: Alfredo Binda e Learco Guerra, Gino Bartali e Fausto Coppi, Felice Gimondi e Gianbattista Baronchelli, Francesco Moser e Giuseppe Saronni, Claudio Chiappucci e Gianni Bugno.

Nel 1929 il CONI spostò tutte le sedi delle Federazioni a Roma. In quell'occasione fu indicato un commissario straordinario dell'UVI, l'onorevole Augusto Turati che restò in carica un anno; nel 1930 fu nominato un nuovo presidente, l'onorevole Alberto Garelli, e un nuovo segretario, Vittorio Spositi. Nel 1932 l'Unione Velocipedistica Italiana ottenne nuovamente i Campionati del mondo. L'UVI. realizzò a Roma una pista in legno montata al centro dello Stadio Nazionale e su questo anello il belga Jef Scherens, conquistò il primo dei suoi sette titoli mondiali della velocità professionisti. Binda si aggiudicò il terzo titolo mondiale su strada e Giuseppe Martano si laureò per la seconda volta campione dei dilettanti.

Nel settembre del 1933 il CONI nominò presidente dell'UVI l'ex campione Federico Momo, diventato grande ufficiale, al quale fu affiancato, nella qualità di segretario, Mario Ferretti. Momo si rese protagonista di una profonda ristrutturazione della UVI, soprattutto nella designazione di nuovi dirigenti territoriali. Restò in carica fino al 1937, anno in cui il CONI affidò la presidenza al generale Franco Antonelli che restò in sella finché, allo scoppio della guerra, non fu spedito sul fronte africano. Alla reggenza della Federazione fu promosso allora Adriano Rodoni, fino a quel momento responsabile dei dilettanti della strada.[3] Iniziò così il "regno" di Rodoni, che durò per 40 anni, dal 1940 al 1981 con solo alcune piccole pause. Un regno durante il quale la Federazione cambiò profondamente, passando dai primi difficili momenti del dopoguerra fino quasi al traguardo dei 100 anni di vita (1985).[4]

I primi anni del secondo dopoguerra, per quanto difficili, trovarono nel ciclismo e nei successi della Nazionale con Coppi e Bartali un motivo per ricompattare un Paese dilaniato da 20 anni di dittatura, dall'invasione nazista e della guerra civile strisciante. L'ormai celebre episodio dell'attentato a Palmiro Togliatti e del contemporaneo successo di Bartali al Tour del 1948 permette di capire il clima dell'epoca; soprattutto l'importanza che questo sport aveva ormai raggiunto nelle cultura italiana. Il Giro d'Italia di quegli anni rappresentava uno straordinario mezzo di crescita culturale e unificazione, diventando spesso il collante per un rinnovato orgoglio nazionale, nonché la possibilità di apertura verso l'esterno per diverse zone d'Italia.[5]

Nel 1964 l'UVI cambia definitivamente il proprio nome in Federazione Ciclistica Italiana.

[modifica] Dati storici

[modifica] Presidenti e segretari generali

Presidente dal al note Segretario Generale dal al
Ernesto Nessi 1885 1886 Edoardo Coopmans de Yoldi 1885 1886
Agostino Biglione di Viarigi 1886 1897 Gustavo Brignone 1886 1897
Arturo Cortesi 1897 1898 Mario Bruzzone 1897 1905
Carlo Cavanenghi 1898 1912
Ernesto Bobbio 1905 1915
Pietro Robutti 1912 1915
Geo Davidson 1915 1927 Luigi Scala 1915 1915
Carlo Missaglia 1915 1927
Ernesto Torrusio 1927 1929 Alfredo Bersani 1927 1928
Augusto Turati 1929 1930 Vittorio Spositi 1929 1934
Alberto Garelli 1930 1933
Federico Momo 1933 1936
Mario Ferretti 1934 1942
Franco Antonelli 1937 1940
Adriano Rodoni 1940 1943 Rodolfo Magnani 1942 1945
Giuseppe Micci 1944 1945 Reggente CONI
Adriano Rodoni 1944 1945 Reggente CONI – Alta Italia
Pietro Baldassarre 1945 1945 Reggente CONI
Pietro Baldassarre 1945 1946 Giuseppe Stinchelli 1945 1949
Luigi Bertolino 1945 1946
Adriano Rodoni 1945 1946
Enrico Vignolini 1946 1946 Commissario
Adriano Rodoni 1946 1955
Rodolfo Magnani 1950 1969
Angelo Farina 1955 1956
Adriano Rodoni 1956 1981
Giuliano Pacciarelli 1970 1981
Agostino Omini 1981 1995
Gaston Fortin 1982 1983
Renato Di Rocco 1983 1997
Raffaele Carlesso 1995 1997
Gian Carlo Ceruti 1997 2005 Marcello Standoli 1997 2001
Alessandro Pica 2001 2005
Renato Di Rocco 2005 in carica Maria Cristina Gabriotti 2005 attuale

[1][2]

[modifica] Sedi federali

  • 1885 Como
  • 1886 Torino
  • 1898 Genova, poi Alessandria e Milano
  • 1929 Roma.

[modifica] Organigramma 2009-2013

[modifica] Consiglio Federale

  • Presidente onorario: Alfredo Martini
  • Presidente: Renato Di Rocco
  • Vice Presidente Vicario: Flavio Milani
  • Vice Presidenti: Giovanni Duci, Giampietro Sommariva
  • Consiglieri
    • In rappresentanza degli affiliati: Stefano Benvenuti, Carlo Buzzi, Camillo Ciancetta, Gian Pietro Forcolin, Renato Riedmueller
    • In rappresentanza degli atleti dilettanti: Eleonora Soldo, Giovanni Vietri
    • In rappresentanza degli atleti professionisti: Fabio Baldato
    • In rappresentanza dei direttori sportivi: Daniela Isetti
    • Rappresentante italiano U.C.I.: Vittorio Adorni
  • Segretario generale: Maria Cristina Gabriotti

[modifica] Collegio dei Revisori dei Conti

  • Presidente: Simone Mannelli
  • Componenti effettivi: Gianfranco Allegretti, Lorenzo Chiodi
  • Componenti supplenti: Paolo Antonio Pagliari, Ezio Piovesan
  • Nomina CONI: Matteo Galileo
  • Nomina CONI-Ministero del tesoro: Luigi d'Attoma

[modifica] Quadri Tecnici

[modifica] Settori Federali

  • Settore Amatoriale e Cicloturistico: Camillo Ciancetta (referente)
  • Settore Ciclismo Paralimpico: Marinella Ambrosio (responsabile)
  • Settore Giovanile: Adriano Arioli (responsabile)
  • Settore Fuoristrada - Comm. Abilità: Patrizia Toniolo (responsabile)
  • Settore Fuoristrada - Comm. Ciclocross: Igino Michieletto (responsabile)
  • Settore Fuoristrada - Comm. MTB: Paolo Garniga (responsabile)
  • Settore Pista: Gerardo Ciriani (responsabile)
  • Settore Strada: Franco Fioritto (responsabile)
  • Consiglio del Ciclismo Professionistico: Alcide Cerato (responsabile)

[modifica] Organi di Giustizia

  • Commissione di Appello Federale: Salvatore Minardi (responsabile)
  • Commissione Disciplinare Nazionale Federale: Vincenzo Ioffredi (responsabile)
  • Corte Federale: Jacopo Tognon (responsabile)
  • Giudice Sportivo Nazionale: Salvatore Spasaro (responsabile)
  • Procura Federale: Gianluca Santilli (procuratore federale)

[modifica] Servizio Sanitario Federale

  • Commissione Tutela della Salute: Luigi Simonetto (responsabile e medico federale)
  • Assistenza Squadre Nazionali – Professionisti: Claudio Pecci (medico)
  • Assistenza Squadre Nazionali - Settore Strada (non professionisti) e Pista: Edoardo Cantilena (coordinatore)
  • Assistenza Squadre Nazionali - Settore Fuoristrada: Giovanni Boni (coordinatore)
  • Assistenza Squadre Nazionali - Settore Paralimpico: Michele De Grandi (medico)
  • Medico Federale: Luigi Simonetto
  • SSF - Referente Federale Antidoping: Paolo Pavoni
  • Comitato Consultivo Scientifico: Giuseppe Lippi (ematologo), Paola Minghetti (farmacologa); Umberto Genovese (medico legale)

[modifica] Commissioni federali

  • Commissione Sicurezza: Raimondo Soragni (responsabile)
  • Commissione Società Sportive: Giacomo Pasqui (responsabile)
  • Ag. Per i Servizi dell'Organizzazione Periferica: Carlo Roscini (coordinatore)
  • Centro Studi: Vincenzo Scotti (presidente)
  • Commissione Carte Federali: Alfredo Montagna (responsabile)
  • Commissione Benemerenze: Paolo Fratini (responsabile)
  • Commissione Elettorale Federale: Giovanni Grauso (responsabile)
  • Commissione Impianti: Franco Vollaro (responsabile)
  • Commissione Nazionale Commissari di Gara: Rodolfo Biancalani (responsabile)
  • Commissione per l'Autorità Garante: Ezio Tomellini (responsabile)
  • Commissione per la valutazione della congruità tecnico scientifica dei centri pubblici o privati proposti dalle squadre nazionali
  • Commissione Vigilanza Società Professionistiche: Ivo Bensa (responsabile)
  • Commissione Direttori di Corsa e Sicurezza: Raimondo Soragni (presidente)
  • Settore Fuoristrada - Comm. Naz. Maestri di Cicl. Fuoristrada: Ambrogio Nolli (responsabile)
  • Settore Relazioni Esterne: Rocco Ruggiero (funzionario)
  • Commissione New Media e Comunicazioni: Renato Di Rocco (referente)
  • Commissione Disciplinare Nazionale Federale: Vincenzo Ioffredi (presidente)

[modifica] Categorie

La Federazione ciclistica italiana, al fine di organizzare e razionalizzare l'attività, riconosce, per i propri tesserati, le seguenti categorie:

Promozione giovanile
Promozione giovanile
  • G1: 7 anni
  • G2: 8 anni
  • G3: 9 anni
  • G4: 10 anni
  • G5: 11 anni
  • G6: 12 anni
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Categorie agonistiche
Categorie agonistiche
  • Esordienti: 13-14 anni
  • Allievi: 15-16 anni
  • Juniores: 17-18 anni
  • Uomini Under-23: 19-22 anni
  • Uomini Elite: 23 anni e oltre
  • Donna Elite: 19 anni e oltre
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Categorie amatoriali
Categorie amatoriali
  • Junior Sport: 17-18 anni
  • Elite Sport: 19-29 anni
  • Master Gold (ex agonisti)
  • Master 1: 30-34 anni
  • Master 2: 35-39 anni
  • Master 3: 40-44 anni
  • Master 4: 45-49 anni
  • Master 5: 50-54 anni
  • Master 6: 55-59 anni
  • Master 7: 60-64 anni
  • 65 e oltre
  • Master Women Junior: 17-18 anni
  • Master Women 1: 19-39 anni
  • Master Women 2: 40-54 anni
  • Master Women 3: 55 anni e oltre
  • Cicloturista: 13 anni e oltre
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Paraciclismo
Paraciclismo
  • Handbike 1
  • Handbike 2
  • Handbike 3
  • Handbike 4
  • Triciclo 1
  • Triciclo 2
  • MC1 Ciclismo 1
  • MC2 Ciclismo 2
  • MC3 Ciclismo 3
  • MC4 Ciclismo 4
  • MC5 Ciclismo 5
  • Non/Ipo vedenti maschile
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[modifica] Circuiti e gare federali

Circuiti e manifestazioni di proprietà della Federazione Ciclistica Italiana.

[modifica] Strada

[modifica] Pista

[modifica] Professionisti

  • Coppa Italia
  • Campionati italiani a squadre

[modifica] Amatori

  • Campionato Italiano Master Strada
  • Campionato Italiano Cronosquadre
  • Campionato Italiano della Montagna
  • Campionato Italiano Pista
  • Campionato Italiano Granfondo e Fondo
  • Campionato Italiano Fondo e Mediofondo Cicloturismo
  • Campionato Italiano Cicloturismo Individuale
  • Campionato Italiano Cicloturistico di Società
  • Coppa Italia Cicloturismo
  • Five Stars League

[modifica] Fuoristrada

  • Campionati Italiani
  • Marathon Tour
  • GP MTB d'Italia
  • Coppa Italia MTB
  • Internazionali d’Italia
  • Coppa Italia Trial
  • Coppa Italia DH MTB
  • Giro d'Italia Cross
  • Campionato Italiano Trial

[modifica] BMX

  • Campionati Italiani
  • Circuito Italiano

[modifica] Giovanile

  • Meeting nazionale di Società per Giovanissimi

[modifica] Handbike

  • Campionato Italiano di Società Handbike
  • Campionato Italiano Mountain Bike
  • Giro d'Italia in Handbike

[modifica] Note

  1. ^ a b sito coni, pagina dedicata alla FCI
  2. ^ a b c sito Federazione Ciclistica Italiana, Statuto FCI
  3. ^ a b sito Federazione Ciclistica Italiana, Terza Pagina, la Storia
  4. ^ per una storia dettagliata della presidenza Rodoni, vedi Rodoni il Monarca, di Sergio Giuntini - Lancillotto e Nausica, n. 3 2004
  5. ^ Per la storia sociale del ciclismo nel primo e secondo dopoguerra L'Italia del Giro d'Italia, di Daniele Marchesini, ed. Il Mulino

[modifica] Collegamenti esterni

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