Castello di Rapallo

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Castello di Rapallo
Castelli del Tigullio
Il castello in notturna
Il castello in notturna
Mappa di localizzazione: Italia
Ubicazione
Stato Repubblica di Genova
Stato attuale Italia Italia
Regione Liguria Liguria
Città Rapallo
Coordinate 44°20′52.46″N 9°14′03.35″E / 44.347906°N 9.234264°E44.347906; 9.234264Coordinate: 44°20′52.46″N 9°14′03.35″E / 44.347906°N 9.234264°E44.347906; 9.234264
Informazioni generali
Tipo castello-fortezza
Utilizzatore Repubblica di Genova
Repubblica Ligure
Regno di Sardegna
Regno d'Italia
Comune di Rapallo
Primo proprietario Repubblica di Genova
Funzione strategica Protezione del borgo di Rapallo e della costa del Tigullio occidentale
Termine funzione strategica XVII secolo
Inizio costruzione 1550
Termine costruzione 1551
Costruttore Antonio de Càrabo
Condizione attuale in buono stato di conservazione
Proprietario attuale Comune di Rapallo
Visitabile

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Il castello sul mare si trova nella cittadina ligure di Rapallo, in provincia di Genova. Il maniero è posizionato, a differenza di altri castelli o fortezze liguri, antistante lo specchio acqueo rapallese nel lungomare Vittorio Veneto. È denominato anche il Castello Medievale, definizione errata visto che la costruzione è risalente alla seconda metà del XVI secolo a Medioevo ormai "archiviato" da cinquant'anni.

All'interno è presente anche una piccola cappella dedicata a San Gaetano costruita nel 1688 con la caratteristica cupoletta con campana, ben visibile all'esterno del castello.

In ambito territoriale è il simbolo per eccezione della Città di Rapallo e dichiarato monumento nazionale italiano dal Ministero dei Beni Culturali.

La storia[modifica | modifica sorgente]

Raffigurazione dell'ammiraglio turco Dragut.

Il 4 luglio del 1549 Rapallo subì un notevole saccheggio da parte dell'ammiraglio-pirata turco Dragut culminante con il rapimento di cento fanciulle e bambini, fatti in seguito schiavi dai pirati una volta saliti a bordo delle navi.

Nonostante all'epoca a Rapallo esistesse un borgo cittadino difeso da mura naturali, costituito principalmente dalle alte case sul litorale costiero, e da torri di avvistamento tra le alture, l'attacco improvviso riuscì lo stesso complice soprattutto l'oscurità della notte.

La Repubblica di Genova, alleata e protettrice di Rapallo dal 1229, arrivò come da accordi in suo soccorso ma a massacro oramai concluso permettendo però la fuga del pirata dal golfo tigullino. Sarà il capitano genovese Gregorio Roisecco, comandante delle truppe arrivate da Genova, colui che propose allora ai Rapallesi la costruzione di un maniero o castello per la difesa del borgo.

Le polemiche locali[modifica | modifica sorgente]

Il 16 febbraio del 1550 il doge Luca Spinola riferisce con un apposito documento al podestà di Rapallo che l'opera di costruzione, con le relative spese, non possono essere affrontate dalla repubblica genovese e pertanto il tutto dovrà essere a carico della sola comunità rapallese. Questo comunicato scatenò conseguentemente la ribellione degli abitanti dell'entroterra ruentina, detti delle Ville ed appartenenti al ceto nobile e borghese, che minacciarono addirittura di abbandonare il paese. Gli altri abitanti del Borgo, di estrazione più popolare e promotori dell'opera, ma con scarsi finanziamenti, cercarono quindi una mediazione con i compaesani con esiti però negativi.

Genova, stufa dei battibecchi locali, tentò una nuova trattativa con il "mediatore" capitano Roisecco, ideatore morale del castello, il quale con promesse ad entrambe le parti riuscì a rimettere pace tra gli abitanti della città ruentina. Altro scontro fu la scelta sul luogo di costruzione: le Ville proposero la montagna per una maggiore visuale area, mentre il Borgo era punto fermo sulla locazione in riva al mare; la locale diatriba si concluse con la scelta "marina".

Altro punto dolente fu lo sborsamento del denaro, entrambi gli schieramenti accollava all'altro la spesa come ripicca. La nuova discussione tra ceti popolari costrinse il podestà a richiedere al Senato della Repubblica di Genova un prestito di 10 Lire per finanziare l'opera e ad imporre agli abitanti l'introduzione di una tassa obbligatoria di residenza. Con la locale gabella si riuscirà a racimolare la somma complessiva di 1.770 Lire potendo così gettare le basi per l'edificazione del castello.

I lavori[modifica | modifica sorgente]

Vista laterale del castello

L'opera cominciò ben presto a prendere forma, ma il podestà fu costretto numerose volte a "battere cassa" presso la Repubblica a causa delle spese aggiuntive e agli alti costi del materiale che avrebbe dovuto resistere alle forti mareggiate. I lavori durarono quasi un anno interrotti talvolta da scioperi spontanei dei lavoratori per la mancata distribuzione dello stipendio.

Dopo un alto costo di finanziamento e costruzione il neo podestà di Rapallo, Benedetto Fieschi Raggio, il 10 maggio 1551 poté inaugurare l'opera chiedendo al Senato genovese l'artiglieria necessaria alla difesa del castello.

Sede di varie istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Nella sua storia il castello è stato sede di importanti organi statali, praticamente fino al secolo scorso quando è stato dichiarato monumento nazionale italiano e ceduto al Comune di Rapallo.

Nel 1608 divenne sede del Capitaneato di Rapallo creato e distaccato dal Capitaneato di Chiavari in quell'anno. Qui prese alloggio il capitano con relativo ufficio, mentre nella parte basse venne creata una prigione temporanea in attesa di giudizio dal tribunale di Genova. La sede verrà poi spostata nel 1645 nel nuovo Palazzo di Giustizia. Nel 1865 diventò proprietà del Regno d'Italia sottoponendo il maniero come sede della Guardia di Finanza.

Nel 1958 viene riscattato dal Comune di Rapallo il quale lo sottopone subito ad un necessario restauro nel 1963.

L'ultimo grande restauro si attua tra il 1997 e il 1999, grazie agli aggiuntivi fondi dall'Unione Europea e dal Ministero dei Beni Culturali, rivalutando oltre che gli esterni corrosi dal salino anche i pavimenti, gli infissi e l'impianto elettrico.

Attualmente è sede di importanti mostre artistiche e culturali, dopo ulteriori modifiche sulla sicurezza nel 2005, dando nobile fregio all'intera comunità rapallese (MEGLIO: dando lustro alla comunità rapallese)

L'incendio nelle feste patronali[modifica | modifica sorgente]

Fase iniziale della simulazione dell'incendio Fase iniziale della simulazione dell'incendio
Fase iniziale della simulazione dell'incendio
Fase finale della simulazione dell'incendio

Una locale tradizione, inserita tra gli eventi più celebri durante le festività patronali in onore di Nostra Signora di Montallegro nei primi tre giorni di luglio, vede il castello cinquecentesco protagonista di un curioso spettacolo pirotecnico. La sera del 3 luglio, serata conclusiva delle celebrazioni religiose, il castello viene dato simbolicamente "alle fiamme" con un collaudato programma pirotecnico e di fumogeni, al passaggio dell'arca argentea della Madonna di Montallegro nei pressi del maniero sul lungomare rapallese.

Precedentemente l'evento del simbolico incendio vengono inoltre innescati i celebri mortaletti o mascoli liguri che detonano lungo il breve percorso che separa il castello dalla terra ferma.

Terminato il "fragoroso" scoppiettare dei mascoli il castello si colora, con l'ausilio di lacrimogeni, di un rosso intenso fino alla conclusiva "cascata bianca" dalla torretta e lungo il perimetro della fortezza.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Gianluigi Barni, Storia di Rapallo e della gente del Tigullio, Genova, Liguria - Edizioni Sabatelli, 1983.
  • Pietro Berri, Rapallo nei secoli, Rapallo, Edizioni Ipotesi, 1979.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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