Pippo Franco

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Pippo Franco
Pippo Franco nel 2013
Pippo Franco nel 2013
Nazionalità Italia Italia
Genere Cabaret
Pop
Musica demenziale
Periodo di attività 1967-?
Etichetta ARC, Dischi Ricordi, Cinevox, Lupus
Album pubblicati 10
Studio 7
Live 3

Pippo Franco, pseudonimo di Francesco Pippo (Roma, 2 settembre 1940), è un attore, cantante, cabarettista e conduttore televisivo italiano.

Pippo Franco è stato un rappresentante della commedia sexy all'italiana, ed è fin dagli anni settanta uno dei principali comici e conduttori della televisione italiana. Ha fatto parte della storica compagnia di varietà Bagaglino, presentando tutti i suoi spettacoli televisivi e teatrali. Non è il primo comico ad usare questo nome d'arte: già negli anni venti un attore di varietà, Giuseppe Stagnitti, aveva raggiunto la notorietà con il nome d'arte Pippo Franco[1].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nasce a Roma il 2 settembre 1940, ma ha origini irpine: il padre, Felice Pippo, era infatti di Villanova del Battista[2], mentre la madre, Wanda Grassetti, era romana.

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Pippo Franco in una scena del film Sfrattato cerca casa equo canone.

Nel 1960 Pippo Franco esordisce nel musicarello di Mario Mattoli Appuntamento a Ischia: lo possiamo vedere mentre con il suo complesso I Pinguini (formato, oltre che da lui, da Cristiano Metz, Pino Pugliese, Giancarlo Impiglia, Armando Mancini e Aldo Perricone[1]) accompagna una giovane Mina nell'esecuzione delle canzoni La nonna Magdalena, Il cielo in una stanza e Una zebra a pois; e, in un'altra scena, mentre suona accompagnando uno strip-tease in un night.

Negli anni settanta e anni ottanta prende parte a numerosi film della commedia all'italiana, diretto da registi come Luciano Salce, Aldo Grimaldi, Franco Prosperi, Sergio Martino, Luigi Magni, e Salvatore Samperi, Pier Francesco Pingitore, Mariano Laurenti e Bruno Corbucci, rimanendo soprattutto noto per la sua partecipazione alle commedie erotiche all'italiana quali Quel gran pezzo dell'Ubalda tutta nuda e tutta calda e Giovannona Coscialunga disonorata con onore, ma appare anche in Che cosa è successo tra mio padre e tua madre? (1972) di Billy Wilder, a fianco di Jack Lemmon e Juliet Mills. Nel 1981 dirige sé stesso in La gatta da pelare, di cui scrive anche sceneggiatura e musiche.

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Del 1971 è l'esordio in televisione con Riuscirà il cav. papà Ubu?, con la regia di Vito Molinari e Giuseppe Recchia. Nel 1978 è protagonista dello spettacolo Il ribaltone a fianco di Loretta Goggi, Daniela Goggi e Oreste Lionello per la regia di Antonello Falqui. Era presente anche Bombolo. La sigla iniziale era cantata da Pippo Franco e le sorelle Goggi.

In televisione ha condotto nel 1980 la trasmissione del sabato sera abbinata alla Lotteria Italia Scacco matto con Laura Troschel (all'epoca sua moglie) e Claudio Cecchetto. Sia la sigla iniziale, che quella finale, erano cantate dalla coppia. Con la allora coniuge, aveva già condotto, l'anno precedente, il programma C'era una volta Roma.

Ha quindi lavorato insieme con la compagnia del Bagaglino nei vari spettacoli che si sono susseguiti negli anni, ambientati prevalentemente al Salone Margherita di Roma e trasmessi inizialmente dalla RAI e successivamente da Mediaset. Con Pier Francesco Pingitore ha lavorato anche in diversi film cinematografici e televisivi. Ha inoltre condotto molte trasmissioni di barzellette come ad esempio La sai l'ultima?. Nel 1998 la RAI gli affida il programma culinario in prima serata Il Paese delle meraviglie, in coppia con Melba Ruffo. Nel 2002 vince il Delfino d'oro alla carriera (Festival nazionale adriatica cabaret).

Teatro[modifica | modifica sorgente]

In teatro è stato protagonista di commedie di grande successo di pubblico, come Belli si nasce, Il naso fuori casa ed È stato un piacere, tutte scritte ed interpretate assieme a Giancarlo Magalli. Nella stagione 2011/2012 è in scena al teatro Salone Margherita (Roma) con la commedia musicale da lui scritta, diretta e interpretata Bambole, non c'è un euro.

Musica[modifica | modifica sorgente]

Inizia come cantante e chitarrista in piccoli complessi alla fine degli anni cinquanta, scrivendo canzoni dai testi surreali. Con uno di questi gruppi, I Pinguini (formato, oltre che da lui, da Cristiano Metz, Pino Pugliese, Giancarlo Impiglia (in seguito noto pittore nonché autore di copertine di dischi, come ad esempio quello dei Quella Vecchia Locanda), Armando Mancini e Aldo Perricone[1]) fa il suo esordio nel 1960 nel musicarello di Mario Mattoli Appuntamento a Ischia, accompagnando Mina nell'esecuzione delle canzoni La nonna Magdalena, Il cielo in una stanza e Una zebra a pois.

Mina con i Pinguini nel 1960; a sinistra alla chitarra Pippo Franco

Nel 1968 ottiene un discreto successo con il singolo Vedendo una foto di Bob Dylan, che ironizza sul divario tra i seguaci della musica beat ed i loro genitori. Come cantante incide oltre una decina di album, tra cui: Cara Kiri (1971), Bededè (1975), Al cabaret (1977), Praticamente, no? (1978), Pippo nasone e Vietato ai minori (1981). Tra i brani più famosi Cesso, parodia delle canzoni d'amore giocata su terminologie scatologiche in forma di calembourcesso d'amarti questa sera»).

All'attivo ha oltre una quindicina di 45 giri, tra cui numerosi successi come La licantropia (1969), che partecipa al Cantagiro. Si dedica successivamente a incidere dischi destinati al pubblico infantile, tra cui le sigle per alcuni programmi abbinati alla Lotteria Italia, come Isotta (1977) e Pepè (1986). Tra i primi posti nelle hit parade vi sono singoli legati alla sua partecipazione come ospite d'onore al Festival di Sanremo: Mi scappa la pipì papà (1979), La puntura (1980), Che fico (1982) (sigla televisiva del Festival), Chi chi chi co co co (1983, mutuata dal brano "Kirie-Kirio" dei Black Blood di Steve Banda Kalenga), Pinocchio chiò (1984).

Un'altra sua sigla televisiva, intitolata Dài lupone dài, chiudeva il programma Buonasera con... Alberto Lupo. Nel 2008 presenta una sua canzone al Festival di Sanremo, venendo però escluso dalla commissione giudicatrice.

Libri[modifica | modifica sorgente]

Nel 2001 pubblica Pensieri per vivere. Itinerario di evoluzione interiore, Edizioni Mediterranee. ISBN 88-272-1418-6. Insieme al professore Antonio Di Stefano ha pubblicato alcune raccolte di strafalcioni, cognomi, insegne e annunci bizzarri, Non prenda niente tre volte al giorno (2002) e Qui chiavi subito (2006), entrambi per Mondadori.

Politica[modifica | modifica sorgente]

In vista delle elezioni politiche del 2006, si candida con il Centrodestra per il Senato nella lista della Democrazia Cristiana per le Autonomie come capolista nella circoscrizione Lazio[3]: nonostante il sostegno pubblicamente dichiarato da Giulio Andreotti[4], il partito di Pippo Franco ottiene nel Lazio solo lo 0,7% e pertanto l'attore non viene eletto[5]. Testimonial ufficiale dell'associazione di volontariato dei City Angels dal 2009, l'attore ottenne 205 voti alle primarie interne di Fratelli d'Italia per l'elezione del sindaco di Roma del 2013[6].

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Di seguito la discografia[7][8] di Pippo Franco.

Singoli[modifica | modifica sorgente]

Album[modifica | modifica sorgente]

Inediti[modifica | modifica sorgente]

Libri[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c http://www.comune.lendinara.ro.it/files/documenti-vari/ballarin/intervista_a_pippo_franco_teatro_comunale_ballarin.pdf
  2. ^ Comune di Mirabella Eclano » Pippo Franco torna nella sua terra nei panni del Marchese del Grillo » IRPINIANEWS.IT
  3. ^ L'ultimo giorno dei candidati Dimissioni & ballerine, La Repubblica, 6 marzo 2006
  4. ^ Pippo Franco e il voto di Andreotti: un onore impensabile, Il Corriere della Sera, 5 aprile 2006
  5. ^ Elezioni del 9 aprile 2006 Lazio, Senato.it
  6. ^ Primarie Fratelli d'Italia: in 205 hanno votato l'attore Pippo Franco, romatoday.it, 25 aprile 2013
  7. ^ Fonte: Pippo Franco - Discografia su Orrore a 33 giri
  8. ^ amarcordrecords.it

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 87565980