Leopoldo Mastelloni

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Leopoldo Mastelloni
Nazionalità Italia Italia
Genere Pop
Canzone napoletana
Periodo di attività 1980 – in attività
Strumento voce
Etichetta Dischi Ricordi, Durium, Egea
Album pubblicati 3

Leopoldo Mastelloni (Napoli, 12 luglio 1945) è un attore, regista e cantante italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Napoli da una nobile famiglia di giuristi, coi titoli di marchese di Capograssi e duca di Castelvetere[1], dopo essere stato cacciato da diverse scuole per il carattere esuberante si diploma al Liceo Colletta di Avellino. È fratello del giudice Carlo Mastelloni. Dopo le prime esperienze teatrali giovanili con gli amici del rione Cavour di Napoli-Barra, debutta ufficialmente come attore a Napoli, nel 1965, al Teatro Esse, dove recita in opere di Antonin Artaud, Jean Genet, Hugo von Hofmannsthal con la regia di Gennaro Vitiello.

Nel corso della sua carriera, numerose volte ha interpretato anche personaggi en travesti,[2] rivelando anche la sua omosessualità, che ha affermato aver scoperto presto.[3] Agli inizi degli anni settanta viene notato da Antonello Falqui, maestro del varietà televisivo italiano, che lo vorrà insieme a Loredana Bertè e Christian De Sica nello spettacolo in sei puntate Bambole, non c'è una lira!, dedicato alla rievocazione dell'avanspettacolo e del teatro leggero italiano della prima metà del Novecento.

In teatro continua a esibirsi nel repertorio drammatico (Aminta di Torquato Tasso con Carmen Scarpitta e la regia di Giancarlo Cobelli) e compie qualche incursione nel teatro leggero e nel cabaret (Più crudele di Venere, con Massimo Boldi e Teo Teocoli, regia di Sandro Massimini). Per il Teatro Verdi (Trieste) nel 1974 è il Barone Koloman Zsupan in Gräfin Mariza (La Contessa Mariza) di Emmerich Kálmán con Adriana Innocenti nel Teatro Stabile Politeama Rossetti. Al Festival dei Due Mondi di Spoleto, nel 1975, interpreta insieme a Massimo Ranieri, Angela Luce e Mariano Rigillo Napoli, chi resta e chi parte, di Raffaele Viviani, messo in scena da Giuseppe Patroni Griffi.

Nel 1976 va in scena al Teatro Tenda di Roma in Mastellomania, e dal 1976 al 1980 replica Carnalità di Giuseppe Patroni Griffi. Nel 1979 incide un 45 giri intitolato Il mio slip fa pam pam che se non scala le classifiche di vendita contribuisce però a far recepire il lato autoironico del personaggio. Nel 1980 torna al varietà televisivo con Antonello Falqui nelle cinque puntate di Studio '80 e appare, nel ruolo del maggiordomo John, nel film Inferno di Dario Argento, accanto ad Alida Valli e Daria Nicolodi. Al cinema tornerà poi, sempre nei primi anni ottanta, con due commedie: Culo e camicia di Pasquale Festa Campanile, con Renato Pozzetto, e Per favore, occupati di Amelia di Flavio Mogherini, tratto da Georges Feydeau. Nel 1981 torna in sala di incisione per Ambiguità, intenso brano che è anche sigla finale del programma televisivo Di tasca nostra.

Nel 1984, porta in scena Cammuriata, di Giuseppe Patroni Griffi. Nel corso dello stesso anno durante una puntata di Blitz, pronuncia accidentalmente una bestemmia in diretta TV: l'episodio, nonostante l'assoluzione del Tribunale di Viareggio[4], gli costa anni di ostracismo e allontanamento dalla RAI.[5] Accanto a F. Murray Abraham interpreta, nel 1988, Russicum, di Pasquale Squitieri. Nel 1991 realizza il 33 giri Rythmo italiano, dove interpreta brani di Ivan Cattaneo, Josè Feliciano e Donatella Moretti. Negli anni successivi Mastelloni prosegue nell'attività teatrale, portando in scena testi di Eduardo De Filippo (Sabato, domenica e lunedì), Carlo Goldoni (La bottega del caffè), Giuseppe Patroni Griffi (Tragedia reale),[6] Luigi Pirandello (Questa sera si recita a soggetto), Raffaele Viviani (La morte di Carnevale).

Nel 2000 torna in sala d'incisione per la realizzazione di Quando ero un neomelodico un album dove, con ironia e mestiere, interpreta quattordici brani in napoletano, e l'anno successivo porta in teatro la rappresentazione Nudo e crudo, di Pierpaolo Pasolini.[7] Nel 2006 partecipa al reality show La fattoria rimanendo in gara per oltre un mese, venendo eliminato nel corso della sesta puntata con il 52% dei voti.[8] Nel 2007 è a teatro con la rappresentazione dello spettacolo di Eduardo De Filippo Io, l'erede.[9]

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Prosa televisiva RAI[modifica | modifica wikitesto]

"I Mandelstamm" con Piera degli Esposti e Glauco Mauri per la regia di Massimo Scaglione Mastelloni interpreta il ruolo surreale del narratore e recita anche brani di Petrarca e Majakovskij Per la serie Racconti italiani con la regia di Pasquale Squitieri interpreta il ruolo di protagonista ( Peppino )nel 1981 del film televisivo tratto da un racconto di Domenico Rea: La segnorina, con Lina Sastri e Ida di Benedetto ed ottiene critiche lusinghiere e il premio come miglior attore a Saint Vincent

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Album[modifica | modifica wikitesto]

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Quotidiano Net - Spettacoli - Leopoldo Mastelloni sbarca a Londra E porta in scena la vita di Patroni Griffi
  2. ^ Settant'anni di musica con Mastelloni in Corriere della Sera, 20 novembre 1996, p. 49. URL consultato il 01-10-2009.
  3. ^ Maurizio Porro, Giovanna Grassi, Mastelloni: ipocrita quel film sul bimbo "diverso" in Corriere della Sera, 4 aprile 1998, p. 38. URL consultato il 01-10-2009.
  4. ^ BESTEMMIA TV ASSOLTO MASTELLONI - Repubblica.it » Ricerca
  5. ^ Giulia Ziino, "La Madonna non è divinità. Non c'è bestemmia" in Corriere della Sera, 29 luglio 2007, p. 16. URL consultato il 01-10-2009.
  6. ^ Emilia Costantini, Franco Cordelli, Mastelloni e la Milo nell'ultima notte di Lady D in Corriere della Sera, 12 settembre 1999, p. 36. URL consultato il 01-10-2009.
  7. ^ Leopoldo Mastelloni in "Nudo e crudo" in Corriere della Sera, 16 settembre 2001, p. 60. URL consultato il 01-10-2009.
  8. ^ Emilia Costantini, Parte la nuova "Fattoria": per Ricciarelli e Montano vita da contadini in Tunisia in Corriere della Sera, 14 febbraio 2006, p. 46. URL consultato il 01-10-2009.
  9. ^ Emilia Costantini, L'erede di Eduardo ammicca a Pirandello in Corriere della Sera, 8 marzo 2007, p. 17. URL consultato il 01-10-2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Andrea Jelardi, Queer tv, omosessualità e trasgressione nella televisione italiana, Croce, Roma 2007 - prefazione di Carlo Freccero.
  • Andrea Jelardi, Giuseppe Farruggio In scena en travesti, Il travestitismo nello spettacolo italiano, Croce, Roma 2009, con divagazioni di Vittoria Ottolenghi
  • Le teche Rai, la prosa televisiva dal 1954 al 2008.

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