Personaggi de Le avventure di Pinocchio

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Ogni personaggio del libro Le avventure di Pinocchio compare in questa lista seguendo l'ordine cronologico della storia, tra le sezioni che indicano sommariamente i luoghi principali della vicenda. In grassetto vengono indicati il nome ed un eventuale soprannome (con iniziale maiuscola o minuscola secondo l'originale collodiano), seguiti dal numero del capitolo nel quale il personaggio compare per la prima volta. Successivamente compare la descrizione dalle azioni di ogni personaggio nel corso della vicenda. Nel caso il personaggio scomparisse per alcuni capitoli, viene indicato successivamente anche il capitolo nel quale il personaggio riprende l'azione. Tra virgolette alcune citazioni del libro, quando appaiano particolarmente efficaci. Nella descrizione delle azioni viene usato il presente storico, eccettuate naturalmente le citazioni dal libro. Le illustrazioni sono di Carlo Chiostri.

Nel paese di Geppetto[modifica | modifica sorgente]

Mastr'Antonio[modifica | modifica sorgente]

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(cap. I): Vecchio falegname, soprannominato Mastro Ciliegia per la punta del suo naso «lustra e paonazza, come una ciliegia matura». Volendo fabbricare una gamba di tavolino, cerca di utilizzare un pezzo di legno di poco valore che aveva nella bottega, ma viene spaventato perché il pezzo di legno parla con una vocina da bambino, e decide di regalarlo al suo amico Geppetto.

Geppetto[modifica | modifica sorgente]

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(cap. II): «Un vecchietto tutto arzillo» intagliatore di legno[1], soprannominato «Polendina» per la sua parrucca color giallo-polenta e che somigliava a una polenta di granoturco. Entra nella bottega del suo amico mastr'Antonio perché ha avuto l'idea di fabbricare «un burattino maraviglioso, che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali. Con questo burattino voglio girare il mondo, per buscarmi un tozzo di pane e un bicchier di vino». Mastr'Antonio gli cede volentieri il tronco di legno parlante, dopo una baruffa tra i due causata dalla monelleria del pezzo di legno, che si divincola dalla presa di mastro Ciliegia e cade addosso a Geppetto. Giunto nella sua povera casa, Geppetto scolpisce il pezzo di legno, che si anima durante la costruzione iniziando a tormentare di scherzi un addolorato Geppetto, che si considera già come suo padre. Dopo avergli dato come nome PinocchioQuesto nome gli porterà fortuna. Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l'elemosina»), appena lo ha finito gli insegna a camminare, ma Pinocchio, una volta imparato a correre, fugge in strada inseguito da Geppetto; quando un carabiniere riesce a bloccare il burattino, però, pensando che avrebbe punito Pinocchio troppo severamente, porta in prigione Geppetto per una notte.

Tornato a casa il mattino seguente (cap. VIII), trova Pinocchio con i piedi bruciati da un braciere che ha usato per scaldarsi. Dopo averlo sfamato con tre pere che aveva portato dalla prigione, gli rifà i piedi; per la contentezza Pinocchio promette di frequentare la scuola, e Geppetto, che non possedeva un soldo, lo riveste con «un vestituccio di carta fiorita, un paio di scarpe di scorza di albero e un berrettino di midolla di pane», ed è costretto a vendere la sua «vecchia casacca di fustagno, tutta toppe e rimendi» per comprargli l'abbecedario.

Nel cap. XVIII la Fata, che aveva salvato Pinocchio dall'impiccagione, lo informa che Geppetto era stato avvertito e sarebbe arrivato da lì a poco; Pinocchio gli corre incontro, ma prima ancora di vederlo viene convinto dal Gatto e la Volpe a seguirli per sotterrare le monete d'oro nel Campo dei miracoli.

Al cap. XXIII Pinocchio, mentre piange sulla presunta tomba della Fata, viene avvertito dal Colombo che Geppetto sta per partire con una barchetta per attraversare l'Oceano e cercarlo nel nuovo mondo. Quando Pinocchio, trasportato dal Colombo per più di mille chilometri, raggiunge la spiaggia dove sarebbe partito Geppetto, questi, nonostante il mare cattivo, si trova già tra le onde che minacciano di travolgerlo: riconosce Pinocchio ma non riesce a tornare a riva, e poco dopo scompare nel mare in tempesta.

Nel cap. XXXV, Pinocchio, ingoiato dal Pesce-cane, ritrova Geppetto dopo due anni: il babbo, infatti, era stato inghiottito dal Pesce-cane proprio durante la traversata dell'Oceano, insieme ad un bastimento mercantile, le cui scorte di viveri e candele gli avevano consentito di sopravvivere per tutto quel tempo. Geppetto e Pinocchio riescono a fuggire dal Pesce-cane e, con l'aiuto del Tonno, giungono a riva. Qui incontrano il Gatto e la Volpe, ridotti male in arnese, poi si rifugiano in una capanna di paglia che scopriranno essere di proprietà del Grillo-parlante. Pinocchio si prende cura di Geppetto, non più in grado di lavorare per i due anni patiti nello stomaco del Pesce-cane, e ogni giorno lavora faticosamente dall'ortolano Giangio e costruisce canestri di giunco per provvedere alle spese giornaliere. Fabbrica anche un carretto per portare a spasso Geppetto, che non può camminare. Un giorno, svegliandosi, Pinocchio scopre di essere diventato un ragazzo in carne e ossa, premio della Fata per il suo cambiamento morale, e trova il vecchio Geppetto «sano, arzillo e di buonumore, come una volta, il quale, avendo ripreso subito la sua professione d'intagliatore in legno, stava appunto disegnando una bellissima cornice ricca di fogliami, di fiori e di testine di diversi animali.»

Pinocchio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pinocchio.
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(Cap. II-III) Il protagonista del romanzo entra in scena. Appena impara a camminare, corre per strada, inseguito da Geppetto; un carabiniere riesce a fermarlo, ma finisce per portare in prigione Geppetto temendo che possa punire troppo severamente il burattino. Pinocchio torna da solo a casa di Geppetto e qui incontra un Grillo-parlante filosofo che abitava in quella casa da più di cent'anni, che lo ammonisce riguardo al suo comportamento: Pinocchio, indispettito, spiaccica al muro l'insetto con una martellata. Sentendosi affamato, cerca in tutta la casa qualcosa da mangiare: trova un uovo, ma quando lo rompe ne esce un pulcino. Prova a chiedere un po' di pane in una casa del paese ma rimedia solo una secchiata d'acqua in testa. Tornato a casa affamato e inzuppato d'acqua, si addormanta vicino a un braciere per asciugarsi, ma vi mette incautamente i piedi sopra. L'indomani Geppetto torna dalla prigione che lo trova, lo sfama con tre pere che aveva portato dalla prigione e gli vengono ricostruiti i piedi; fuori di sé dalla gioia, promette di andare a scuola, così gli prepara un vestito di carta e un abbecedario e vendendo addirittura la sua giacca, nonostante il gelo sia invernale.

Pinocchio s'incammina verso la scuola, ma viene distratto da una musica proveniente dal "Gran Teatro dei Burattini", incuriosito Pinocchio vende l'abbecedario per avere i soldi per entrare nel teatro. Qui Pinocchio viene notato dagli altri burattini che interrompono la recita per festeggiarlo. il burattinaio Mangiafuoco, però, irato per lo scompiglio, dopo la recita ordina ai suoi burattini di gettare Pinochio nel fuoco per poter cuocere un montone, ma si commuove per le invocazioni di pietà del burattino, lo libera e gli regala cinque zecchini d'oro da portare a Geppetto.

Pinocchio ritorna verso casa, ma s'imbatte in due imbroglioni, il Gatto e la Volpe e quando racconta incautamente delle monete d'oro, viene convinto a sotterrarle in un campo miracoloso dove, secondo loro, seminando monete sarebbero cresciti alberi colmi di zecchini d'oro. I tre s'incamminano e giungono verso sera all'osteria del gambero rosso, dove il Gatto e la Volpe mangiano a crepapelle a spese di Pinocchio; durante la notte i due imbroglioni si allontanano dall'osteria del gambero rosso accordandosi con l'oste perché svegli dopo qualche tempo Pinocchio perché riprenda il cammino. Quando Pinocchio si avvia di notte nel bosco per raggiungere il "Campo dei Miracoli", il Gatto e la Volpe, travestiti da Assassini e perciò non riconosciuti dal burattino, cercano di rapinarlo delle monete d'oro e lo inseguono a lungo. Pinocchio, cercando riparo dagli Assassini, giunge nei pressi di una casa bianca e bussa alla porta. Si affaccia una bambina dai capelli turchini che tristemente dice a Pinocchio che sono tutti morti, compresa lei, che sta aspettando la bara. Intanto gli Assassini raggiungono Pinocchio, e, non riuscendo a farlo parlare dicendo dove aveva nascosto le quattro monete, lo impiccano a una quercia, pensando di ritornare più tardi per riprendere le monete dalla bocca spalancata dell'impiccato.

La bambina dai capelli turchini, che si scopre essere una fata ordina a un servitore Can-barbone di prelevare il burattino dall'albero e portarlo nella sua casa, dove chiama a consulto tre illustri medii (tra cui il redivivo Grillo-parlante) per sapere se il burattino fosse vivo o morto. All'osservazione del Grillo-parlante, che ricorda i guai combinati dal paziente, il burattino rinviene piangendo. La fata accorgendosi che Pinocchio ha febbre alta, cerca di fargli bere una medicina, che il burattino rifiuta perché è molto amara; viene però convinto da quattro conigli neri che trasportano una bara, venuti a prevalere il malato. Una volta guarito racconta alla fata dell'incontro coi briganti, ma quando con una bugia gli nasconde dove ha messo le monete, il suo naso si allunga in modo straordinario. La fata, dopo avergli spiegato che esistono due tipi di bugie, quelle con le gambe corte e quelle (come nel suo caso) con il naso lungo.

Carabiniere[modifica | modifica sorgente]

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(cap. III): Cattura Pinocchio fuggito dalla casa di Geppetto prendendolo per il naso: «un nasone spropositato, che pareva fatto apposta per essere acchiappato dai carabinieri»; di fronte però alle osservazioni dei passanti, preoccupati per una possibile dura punizione di Geppetto sul burattino, rilascia Pinocchio e conduce Geppetto in prigione.

Grillo parlante[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grillo Parlante.
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(cap. IV): Un grosso grillo «paziente e filosofo» che abitava nella casa di Geppetto da più di cent'anni. Ammonisce Pinocchio riguardo alle scappatelle che ha commesso, ricordandogli che i ragazzi che si ribellano ai genitori e abbandonano la casa del padre ne avranno da pentirsene e rimarranno ignoranti; il burattino tuttavia non ascolta le prediche del saggio Grillo e gli lancia un martello, che spiaccica al muro l'insetto.

In seguito (cap. XIII) appare a Pinocchio di notte su un tronco d'albero come un «piccolo animaletto che riluceva di una luce pallida e opaca, come un lumino da notte dentro una lampada di porcellana trasparente»: autodefinendosi «l'ombra del Grillo-parlante» lo esorta, senza successo, a tornare da Geppetto portando i quattro zecchini d'oro che il burattino stava andando a sotterrare nel Campo dei miracoli.

Poi (cap. XVI) compare come uno dei tre medici (insieme al Corvo e alla Civetta) accorsi al capezzale di Pinocchio nella casa della Fata, dove, sgridando il burattino per il suo comportamento, riesce a farlo rinvenire.

Infine (cap. XXXVI) si ritrova proprietario della capanna di paglia dove trovano rifugio Pinocchio e Geppetto scampati dal ventre del Pesce-cane. Il Grillo-parlante racconta che la capanna gli era stata regalata da una «graziosa capra» con il pelo turchino (la Fata).

Pulcino[modifica | modifica sorgente]

(cap. V): Esce «tutto allegro e complimentoso» dall'uovo di gallina che Pinocchio, affamato, rompe in un tegamino, e lo ringrazia «con una riverenza» di avergli «risparmiata la fatica di rompere il guscio».

Successivamente (cap. VIII) Geppetto adopera un mezzo guscio dell'uovo per sciogliere la colla con la quale riattacca due nuovi piedi a Pinocchio, dopo che i precedenti erano rimasti carbonizzati in un braciere.

Vecchino[modifica | modifica sorgente]

(cap.VI): Getta un «catinellata d'acqua» su Pinocchio che aveva suonato alla sua porta chiedendo un po' di pane.

Gatto di Geppetto[modifica | modifica sorgente]

(cap. VII): Giocando con dei trucioli di legno, porta Pinocchio a credere che gli ha mangiato i piedi, in realtà carbonizzati da un braciere mentre, addormentato, cercava di asciugarsi.

Il Gran Teatro dei Burattini[modifica | modifica sorgente]

ragazzetto[modifica | modifica sorgente]

(cap. IX): Legge per Pinocchio il cartello che annuncia il "Gran Teatro dei Burattini", poi rifiuta di comprargli l'abbecedario per ottenere i quattro soldi necessari all'ingresso del teatro.

rivenditore di panni usati[modifica | modifica sorgente]

(cap. IX): Compra per quattro soldi l'abbecedario di Pinocchio.

Arlecchino, Pulcinella, Rosaura, due giandarmi e altre marionette[modifica | modifica sorgente]

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(cap. X), che compongono il "Gran Teatro dei Burattini" di Mangiafoco. Accolgono con grandi feste l'ingresso nel teatro di Pinocchio («È impossibile figurarsi gli abbracciamenti, gli strizzoni di collo, i pizzicotti dell'amicizia e le zuccate della vera e sincera fratellanza, che Pinocchio ricevé in mezzo a tanto arruffìo dagli attori e dalle attrici di quella compagnia drammatico-vegetale.») Il burattinaio Mangiafoco, vedendo il trambusto provocato da Pinocchio, ordina dopo lo spettacolo ad Arlecchino e Pulcinella di portargli il burattino per utilizzarlo come legna da ardere per cuocere un montone. Quando Mangiafoco, mosso a compassione dalle urla di Pinocchio, lo grazia dalla terribile fine che gli era destinata, ordina ai due «giandarmi» di legno di buttare nel fuoco Arlecchino al posto di Pinocchio. Questi lo prega di salvare la vita ad Arlecchino offrendosi al suo posto, facendo piangere per la commozione tutte le marionette (compresi i gendarmi), e riuscendo ancora una volta ad impietosire Mangiafoco, che si accontenta di mangiare il montone mezzo crudo. Alla notizia della grazia ottenuta, le marionette si scatenano in un ballo che dura tutta la notte.

Mangiafoco[2][modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mangiafoco.
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(cap. X): Il burattinaio del "Gran Teatro dei Burattini": «un omone così brutto, che metteva paura soltanto a guardarlo. Aveva una barbaccia nera come uno scarabocchio d'inchiostro, e tanto lunga che gli scendeva dal mento fino a terra: basta dire che, quando camminava, se la pestava coi piedi. La sua bocca era larga come un forno, i suoi occhi parevano due lanterne di vetro rosso, col lume acceso di dietro, e con le mani faceva schioccare una grossa frusta, fatta di serpenti e di code di volpe attorcigliate insieme.» Indispettito dallo scompiglio creato dall'arrivo di Pinocchio nel suo teatro, ordina ai suoi burattini di gettarlo nel fuoco per poter cuocere un arrosto di montone. Si impietosisce però per sue urla strazianti, tanto da starnutire a più riprese (il burattinaio ha l'abitudine di starnutire quando si commuove); decide quindi di liberare Pinocchio e gettare nel fuoco Arlecchino, ma Pinocchio riesce ancora una volta a commuoverlo chiamando Mangiafoco «Eccellenza» e offrendosi di essere gettato nel fuoco al posto di Arlecchino. La nobile azione provoca la commozione (e un violento attacco di starnuti) di Mangiafoco, che si rassegna a mangiare il montone mezzo crudo. L'indomani Pinocchio racconta al burattinaio della grande povertà di suo padre, e questi gli regala cinque zecchini d'oro raccomandando al burattino di portarli subito a Geppetto.

Nel bosco[modifica | modifica sorgente]

Il Gatto e la Volpe[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il Gatto e la Volpe.
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(cap. XII): Due imbroglioni che campano di elemosina e raggiri fingendo di essere zoppi (la Volpe), e ciechi (il Gatto). Avendo incontrato Pinocchio che mostra loro incautamente le monete d'oro regalategli da Mangiafoco, decidono di rubargliele. Lo convincono a sotterrarle nel Campo dei miracoli, dove sarebbero secondo loro cresciuti alberi colmi di zecchini d'oro seminando monete. Durante il tragitto si fermano per cenare e riposarsi all'osteria del Gambero Rosso: i due compari si offrono un pranzo luculliano, mentre Pinocchio non mangia nulla avendo preso «un'indigestione anticipata di monete d'oro». Mentre Pinocchio dorme qualche ora, il Gatto e la Volpe escono in segreto, accordandosi con l'oste perché svegli a mezzanotte il burattino per riprendere il cammino verso il Campo dei miracoli, giustificando con una scusa la loro partenza anticipata. Quando Pinocchio si avvia nella notte buia, il Gatto e la Volpe, travestiti da briganti, cercano con la violenza di sottrargli le monete d'oro che il burattino aveva nascosto in bocca. Non riuscendo nell'intento (Pinocchio riesce anche ad amputare una zampa del Gatto con un morso), impiccano Pinocchio ad una quercia per potere l'indomani mattina tornare e prelevare le monete dalla bocca spalancata del burattino; Pinocchio però viene salvato dall'intervento della Fata.

Lasciata la casa della Fata, Pinocchio incontra (cap. XVIII) i due imbroglioni senza riconoscerli come i due assassini che volevano ucciderlo, e questi lo convincono nuovamente a sotterrare i quattro zecchini rimasti nel Campo dei miracoli: gli dicono poi di aspettare lontano dal campo venti minuti perché possa crescere l'albero degli zecchini. Durante questo tempo rubano le monete e fuggono.

Nel cap. XXXVI Pinocchio e Geppetto incontrano il Gatto e la Volpe ridotti in pessime condizioni: il Gatto a furia di fingere di essere cieco era diventato cieco sul serio, e la Volpe, invecchiata e malata, è stata costretta a vendere la bella coda; Pinocchio si beffa di loro.

Merlo bianco[modifica | modifica sorgente]

(Cap. XII): Egli sta appollaiato su una siepe e avverte Pinocchio di stare in guardia dai consigli del Gatto e della Volpe, ma viene mangiato dal Gatto.

Oste[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XIII): Proprietario dell'osteria del Gambero Rosso, e complice del Gatto e la Volpe, ospita Pinocchio, il Gatto e la Volpe per la notte. A mezzanotte, d'accordo con i due imbroglioni, sveglia Pinocchio avvertendolo che i due compari erano usciti due ore prima perché il Gatto aveva «ricevuto un'imbasciata, che il suo gattino maggiore, malato di geloni ai piedi, stava in pericolo di vita», e che lo aspettavano al Campo dei miracoli «allo spuntar del giorno». Pinocchio lo paga con una delle sue monete d'oro.

Due Assassini[modifica | modifica sorgente]

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O Briganti (Vedere Il Gatto e la Volpe)

La casa della Fata[modifica | modifica sorgente]

bambina dai capelli turchini / Fata[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi La Fata dai capelli turchini.
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(cap. XV - chiamata anche Fata turchina o Fata dai capelli turchini dai lettori del libro di Collodi): «una bella bambina, coi capelli turchini e il viso bianco come un'immagine di cera, gli occhi chiusi e le mani incrociate sul petto» appare alla finestra della sua casa nel bosco «bianca come la neve» a Pinocchio, che stava disperatamente cercando un rifugio per sfuggire ai due assassini. Senza muovere le labbra, «con una vocina che pareva venisse dall'altro mondo», dice al burattino che erano tutti morti in quella casa, compresa lei, che aspettava la bara per essere portata via. Quando la bambina vede appeso Pinocchio alla Quercia grande, impietosita, ordina ad un Falco di liberare il burattino dal nodo scorsoio che lo tiene impiccato (qui Collodi informa il lettore che la Bambina[3] era il realtà «una buonissima Fata, che da più di mill'anni abitava nelle vicinanze di quel bosco»), e ordina ancora ad un suo servitore, il Can-barbone Medoro, di portarlo alla sua casa con una carrozza. Qui la Fata chiama a consulto tre illustri medici (Corvo, Civetta e Grillo-parlante), per sapere se il burattino sia vivo o morto: Il Grillo-parlante con una ramanzina riesce a farlo rinvenire, e la Fata, accorgendosi che Pinocchio è febbricitante, gli porge una medicina in un bicchiere d'acqua, che il burattino non vuole bere perché amara; prova a convincerlo a bere offrendogli una pallina di zucchero, ma Pinocchio, accampando altre scuse, si rifiuta, ma cambia idea quando la Fata fa entrare nella camera quattro conigli neri con una bara per portarlo via. Quando Pinocchio, una volta guarito, racconta alla Fata le sue avventure, il naso gli si allunga smisuratamente per le sue numerose bugie: infatti, secondo la Fata, «Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito! perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l'appunto è di quelle che hanno il naso lungo.» Dopo averlo lasciato piangere una mezz'ora per lezione, la Fata chiama un migliaio di picchi per ridurre con il loro becco le dimensioni del naso, e gli annuncia che Geppetto era stato avvertito e sarebbe arrivato da lì a poco. Pinocchio al colmo della felicità, corre incontro al babbo per il bosco, ma incontra il Gatto e la Volpe che lo convincono a seguirli.

Nel cap. XXIII Pinocchio, tornato da una prigionia di quattro mesi, al posto della Casina bianca della Fata trova una piccola pietra di marmo con scolpite queste parole:

QUI GIACE
LA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI
MORTA DI DOLORE
PER ESSERE STATA ABBANDONATA DAL SUO
FRATELLINO PINOCCHIO.

Nel cap. XXIV Pinocchio, giunto a nuoto assetato e affamato nell'isola del paese delle Api industriose, accetta di portare una brocca d'acqua a casa di una «buona donnina» che gli ha promesso come ricompensa «un bel piatto di cavolfiore condito coll'olio e coll'aceto» e «un bel confetto pieno di rosolio». Giunto a casa, dopo essersi sfamato, riconosce improvvisamente nella buona donnina la Fata dai capelli turchini, fintasi morta, che da bambina si era fatta improvvisamente donna. il burattino, che ora considera la Fata come una mamma, e non più come una sorellina, promette di diventare un buon ragazzo e di frequentare la scuola.

Nel cap.XXIX la Fata punisce Pinocchio, che aveva marinato la scuola, rischiato di finire in prigione o mangiato dal pescatore verde, e rimasto per tutta la notte con un piede incastrato nella porta di casa mentre rientrava, con una colazione composta da cibi di gesso, cartone ed alabastro. In seguito lo perdona e, alla fine dell'anno scolastico, quando risulta il più bravo della scuola, gli annuncia che l'indomani sarebbe diventato un ragazzo come gli altri; per festeggiare l'avvenimento la Fata organizza una festa per tutti gli amici e i compagni di scuola di Pinocchio, il quale però, mentre si reca ad invitare tutti gli amici, viene convinto da Lucignolo a fuggire nel Paese dei balocchi.

Nel cap. XXXIII Pinocchio, trasformato in ciuchino, intravede tra il pubblico del Circo dove si esibisce, «una bella signora, che aveva al collo una grossa collana d'oro, dalla quale pendeva un medaglione. Nel medaglione c'era dipinto il ritratto d'un burattino». Riconoscendo la Fata, Pinocchio prova a chiamarla, ma dalla bocca gli esce soltanto un raglio asinino; il direttore gli dà una bacchettata sul muso. per il dolore Pinocchio si distrae un attimo, e quando riguarda tra il pubblico si accorge che la Fata è sparita.

Al cap. XXXIV Pinocchio, ciuchino gettato in mare per essere affogato e trasformato in pelle per tamburo, riemerge invece come un burattino, e racconta al suo sbigottito compratore che la Fata aveva mandato un branco di pesci voraci per liberarlo dall'involucro asinino che lo rivestiva. Gettatosi in mare per sfuggire al compratore che lo vuole vendere al mercato per fare legna da ardere, vede su uno scoglio bianco una caprettina dal manto azzurro che gli fa segno di avvicinarsi. Pinocchio la riconosce come la Fata, ma purtroppo viene inghiottito dal Pesce-cane prima di raggiungerla.

Nel cap. XXXVI Pinocchio e Geppetto, fuggiti dal ventre del Pesce-cane e approdati a terra, si rifugiano in una capanna di paglia, e scoprono che il proprietario della stessa è il Grillo-parlante: una capretta dal pelo turchino gliela aveva regalata il giorno prima, dicendo. «Povero Pinocchio... oramai non lo rivedrò più... il Pesce-cane a quest'ora l'avrà bell'e divorato!...». Da queste parole Pinocchio capisce che la caprettina era veramente la sua cara Fata. Cinque mesi dopo, mentre si reca al mercato per comprare dei vestiti, Pinocchio incontra la Lumaca, cameriera della Fata, che lo informa delle pessime condizioni della stessa: «colpita da mille disgrazie, si è gravemente ammalata e non ha più da comprarsi un boccon di pane». Pinocchio le regala tutti i suoi soldi perché li porti alla Fata e si ripromette di aiutarla ancora. Quella stessa notte Pinocchio sogna la Fata «tutta bella e sorridente», che dopo avergli dato un bacio, gli dice: «Bravo Pinocchio! In grazia del tuo buon cuore, io ti perdono tutte le monellerie che hai fatto fino a oggi. I ragazzi che assistono amorosamente i propri genitori nelle loro miserie e nelle loro infermità, meritano sempre gran lode e grande affetto, anche se non possono esser citati come modelli d'ubbidienza e di buona condotta. Metti giudizio per l'avvenire, e sarai felice.» Svegliatosi, Pinocchio si accorge di essere diventato un ragazzo in carne ed ossa; in un portamonete d'avorio che si trova in tasca legge queste parole: «La Fata dai capelli turchini restituisce al suo caro Pinocchio i quaranta soldi e lo ringrazia tanto del suo buon cuore». ma al posto dei quaranta soldi di rame, che Pinocchio aveva affidato alla Lumaca, si trova nel portamonete quaranta monete d'oro.

Falco[modifica | modifica sorgente]

(cap. XVI): Chiamato dalla Fata con tre battiti di mani, rompe con il becco il nodo scorsoio che teneva impiccato Pinocchio alla Quercia grande, e posa delicatamente il burattino sull'erba. Avverte poi la Fata che Pinocchio è ancora vivo.

Medoro[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XVI): Un Can-barbone (barboncino) servitore della Fata. «era vestito da cocchiere in livrea di gala. Aveva in capo un nicchiettino a tre punte gallonato d'oro, una parrucca bianca coi riccioli che gli scendevano giù per il collo, una giubba color di cioccolata coi bottoni di brillanti e con due grandi tasche per tenervi gli ossi che gli regalava a pranzo la padrona, un paio di calzoni corti di velluto cremisi, le calze di seta, gli scarpini scollati, e di dietro una specie di fodera da ombrelli, tutta di raso turchino, per mettervi dentro la coda, quando il tempo cominciava a piovere.» Con una carrozza «color dell'aria, tutta imbottita di penne di canarino e foderata nell'interno di panna montata e di crema coi savoiardi», e trainata da «cento pariglie di topini bianchi», preleva il burattino ai piedi della Quercia grande e lo porta alla casa della Fata.

Corvo e Civetta[modifica | modifica sorgente]

(cap. XVI): Medici. Insieme al Grillo-parlante, vengono consultati dalla Fata per sapere se Pinocchio sia vivo o morto. Non riescono a venire a capo del problema, fino a quando il Grillo-parlante, rimproverando il comportamento del burattino, non lo fa piangere. A questo punto il Corvo determina che «Quando il morto piange, è segno che è in via di guarigione», mentre la Civetta suggerisce l'ipotesi che «quando il morto piange è segno che gli dispiace di morire».

conigli neri[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XVII): «Quattro conigli neri come l'inchiostro, che portavano sulle spalle una piccola bara da morto» vengono chiamati dalla Fata al capezzale di Pinocchio per convincerlo a bere la medicina, dopo che il burattino ha dichiarato: «Piuttosto morire, che bevere quella medicina cattiva». A quella vista macabra, Pinocchio si decide a bere.

picchi[modifica | modifica sorgente]

(cap. XVIII): Un migliaio di picchi, chiamati dalla Fata, si posano sul naso di Pinocchio, allungatosi in modo spropositato per le bugie che ha detto, e con l'aiuto dei becchi lo accorciano alla grandezza normale.

La città di Acchiappa-citrulli e il Campo dei miracoli[modifica | modifica sorgente]

pappagallo[modifica | modifica sorgente]

(cap. XIX): Avverte Pinocchio che il Gatto e la Volpe avevano rubato le monete d'oro sotterrate nel Campo dei miracoli

giudice[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XIX): Un vecchio Gorilla giudice nel tribunale della città di Acchiappa-citrulli: Ascoltato «con molta benignità» Pinocchio che denunciava il furto degli zecchini d'oro, paradossalmente condanna il burattino alla prigione.

giandarmi[modifica | modifica sorgente]

(cap. XIX): Due "can mastini" vestiti da gendarmi accompagnano Pinocchio in prigione.

giovane Imperatore[modifica | modifica sorgente]

(cap. XIX): Il giovane Imperatore che regnava nella città di Acchiappa-citrulli, «avendo riportato una gran vittoria contro i suoi nemici, ordinò grandi feste pubbliche, luminarie, fuochi artificiali, corse di barberi e velocipedi, e in segno di maggiore esultanza, volle che fossero aperte le carceri e mandati fuori tutti i malandrini.»

carceriere[modifica | modifica sorgente]

(cap. XIX): Libera Pinocchio dal carcere quando il burattino si dichiara «un malandrino» per usufruire dell'amnistia concessa dall'Imperatore.

Tornando alla casa della Fata[modifica | modifica sorgente]

Serpente[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XX): Un grosso serpente con «la pelle verde, gli occhi di fuoco e la coda appuntuta, che gli fumava come una cappa di camino», sbarra la strada a Pinocchio mentre ritorna alla casa della Fata. Il burattino aspetta che il serpente si allontani, ma quando lo vede immobile ed irrigidito, pensando che fosse morto cerca di scavalcarlo: quando il serpente improvvisamente si rianima, Pinocchio spaventato inciampa e cade nel fango rimanendo con le gambe all'aria. «Alla vista di quel burattino, che sgambettava a capofitto con una velocità incredibile il Serpente fu preso da una tal convulsione di risa, che ridi, ridi, ridi, alla fine, dallo sforzo del troppo ridere, gli si strappò una vena sul petto: e quella volta morì davvero.»

Lucciola[modifica | modifica sorgente]

(cap. XXI): Rimprovera Pinocchio preso dalla tagliola del contadino perché, affamato, stava rubando dell'uva moscatella in un campo.

contadino[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XXI): Il padrone del campo dove Pinocchio è stato preso dalla tagliola. Costringe il burattino a fargli da cane da guardia (con la catena al collo) per sostituire il suo cane Melampo morto il giorno stesso. Quando Pinocchio cattura le quattro faine, il contadino libera il burattino.

quattro faine[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XXII): Le faine, d'accordo con il cane Melampo, una volta alla settimana rubavano otto galline dal pollaio mentre il cane fingeva di dormire. Propongono a Pinocchio lo stesso accordo: il burattino finge di accettare, ma quando le faine entrano nel pollaio, Pinocchio le rinchiude all'interno e avverte il contadino, che le mette in un sacco, e promette loro «di portarvi domani all'oste del vicino paese, il quale vi spellerà e vi cucinerà a uso lepre dolce e forte.»

Melampo[modifica | modifica sorgente]

(cap. XXII): Il vecchio cane del contadino, morto da poche ore. Con le quattro faine aveva stretto un patto con il quale fingeva di non accorgersi delle razzie di galline nel pollaio, ricevendo come premio una gallina «bell'e pelata, per la colazione di domani.» Quando Pinocchio scopre il patto scellerato dal racconto delle faine, decide di non raccontarlo al contadino, perché «A che serve accusare i morti?… I morti son morti, e la miglior cosa che si possa fare è quella di lasciarli in pace!…»

In volo verso Geppetto sulla riva del mare[modifica | modifica sorgente]

Colombo[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XXIII): Un colombo «più grosso di un tacchino» intravede Pinocchio dall'alto mentre piange sulla tomba della Fata. Venuto a conoscenza del nome del burattino, lo informa dell'imminente partenza di Geppetto, che intendeva attraversare l'Oceano con una barchetta per cercare Pinocchio, scomparso da quattro mesi, nel nuovo mondo. Il Colombo trasporta nella sua groppa Pinocchio per raggiungere Geppetto sulla spiaggia del mare, distante più di mille chilometri. Durante il viaggio si fermano per pochi minuti in una colombaia per mangiare e bere. Arrivano alla spiaggia il mattino seguente, e il Colombo «non volendo nemmeno la seccatura di sentirsi ringraziare per aver fatto una buona azione, riprese subito il volo e sparì.»

vecchina[modifica | modifica sorgente]

(cap. XXIII): sulla riva del mare indica a Pinocchio la barchetta con Geppetto che sta per naufragare nell'Oceano.

pescatori[modifica | modifica sorgente]

(cap. XXIII): sulla riva del mare commentano mestamente la scomparsa della barchetta di Geppetto nei flutti, e poi il disperato tentativo di Pinocchio di salvare il babbo tuffandosi e nuotando nell'Oceano.

L'isola e il paese delle Api industriose[modifica | modifica sorgente]

Delfino[modifica | modifica sorgente]

(cap. XXIV): un delfino[4], chiamato a riva da Pinocchio appena arrivato su un'isola, spiega al burattino la strada per arrivare al paese più vicino, nomina il cosiddetto Terribile Pesce-cane, che «da qualche giorno è venuto a spargere lo sterminio e la disperazione nelle nostre acque», e di come Geppetto poteva essere probabilmente stato inghiottito dal mostro marino.

carbonaio[modifica | modifica sorgente]

(cap. XXIV): Pinocchio lo incontra nel paese delle Api industriose e gli chiede un soldo per poter mangiare. Il carbonaio gli propone una paga di quattro soldi se lo aiutava a portare due carretti di carbone a casa sua, ma Pinocchio rifiuta sdegnato.

muratore[modifica | modifica sorgente]

(cap. XXIV): Pinocchio chiede anche a lui un soldo di carità per mangiare, e il muratore gliene offre cinque se lo aiutava a portare calcina. Anche questa volta Pinocchio rifiuta.

buona donnina[modifica | modifica sorgente]

(cap. XXIV): (vedere Fata cap. XXIV)

compagni di scuola[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XXVI): All'arrivo di Pinocchio nella scuola comunale del paese delle Api industriose, lo deridono e gli combinano scherzi, ma in breve Pinocchio riesce a conquistare il loro rispetto grazie ad un calcio e una gomitata bene assestati. Alcuni «monelli conosciutissimi per la loro poco voglia di studiare e di farsi onore» però, un giorno lo convincono a marinare la scuola con la scusa di andare in spiaggia per vedere il terribile pesce-cane che aveva forse ingoiato Geppetto; una volta arrivati sulla spiaggia, e non vedendo il grosso pesce, Pinocchio capisce di essere stato ingannato: i compagni di scuola confermano il fatto, e spiegano di avere ingannato il burattino diventato studioso perché «gli scolarì che studiano fanno sempre scomparire quelli, come noi, che non hanno voglia di studiare. E noi non vogliamo scomparire! Anche noi abbiamo il nostro amor proprio!…». Segue una scazzottata tra Pinocchio e i monelli che, rendendosi conto di non poter competere fisicamente con un burattino di legno duro, iniziano a scagliare i libri di scuola su Pinocchio. Quando Eugenio viene colpito da un libro e cade tramortito, tutti i compagni fuggono via.

Granchio[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XXVII): Un grosso granchio «con una vociaccia di trombone infreddato» cerca di redarguire i ragazzi durante il combattimento dei libri sulla spiaggia, spiegando che nei combattimenti fra ragazzi può sempre accadere qualche disgrazia. Pinocchio ribatte: «Chétati, Granchio dell'uggia!… Faresti meglio a succiare due pasticche di lichene per guarire da codesta infreddatura di gola. Vai piuttosto a letto e cerca di sudare!»

Eugenio[modifica | modifica sorgente]

(cap. XXVII): Uno dei compagni di scuola di Pinocchio. Durante le battaglia dei libri sulla spiaggia viene colpito senza volere in una tempia da un compagno con un pesante «Trattato di Aritmetica», e dopo aver detto: «O mamma mia, aiutatemi… perché muoio!» sviene sulla sabbia.

Nel cap. XXIX un vecchietto racconta a Pinocchio che Eugenio si era ripreso ed era ritornato a casa.

due carabinieri[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XXVII): Arrestano Pinocchio che credono responsabile del ferimento di Eugenio, colpito da un libro di proprietà del burattino. Dopo aver affidato Eugenio ad alcuni pescatori, accompagnano Pinocchio verso il paese, probabilmente per portarlo in prigione, ma il burattino riesce a fuggire. Giudicando difficile raggiungerlo, gli aizzano contro un loro cane mastino «che aveva guadagnato il primo premio in tutte le corse dei cani».

Alidoro[modifica | modifica sorgente]

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(cap XXVII): un cane mastino lanciato dai due carabinieri alla rincorsa di Pinocchio. Mentre sta per raggiungerlo, cade nel mare dove il burattino si era rifugiato, e rischia di annegare. Implora allora Pinocchio di aiutarlo e questi, mosso a compassione, lo salva dall'annegamendo portandolo in spiaggia, dopo essersi fatto promettere che non l'avrebbe più inseguito. Alidoro ringrazia il burattino per avergli salvato la vita, e promette di contraccambiare il servizio quando capiterà l'occasione.

Poco dopo, infatti (cap. XXIX), attirato dall'odore di pesce fritto, capita nella grotta del pescatore verde e salva Pinocchio che sta per essere mangiato.

pescatore verde[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XXVIII): «un pescatore così brutto, ma tanto brutto, che pareva un mostro marino. Invece di capelli aveva sulla testa un cespuglio foltissimo di erba verde; verde era la pelle del suo corpo, verdi gli occhi, verde la barba lunghissima, che gli scendeva fin quaggiù. Pareva un grosso ramarro ritto su i piedi di dietro.» trova in una sua rete da pesca Pinocchio che nuotava in mare per sfuggire ai carabinieri. lo prende dapprima per un granchio, ma alle rimostranze di Pinocchio che si dichiara un burattino, risponde di essere felice di mangiare un «pesce burattino» che non aveva mai assaggiato prima di allora: prende Pinocchio, lo infarina assieme agli altri pesci e sta per friggerlo in una padella, quando arriva il cane mastino Alidoro attirato dall'odor di pesce. Accortosi della presenza di Pinocchio lo salva prendendolo in bocca e fuggendo.

vecchietto[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XXIX): che si scalda al sole vicino ad una capanna. Pinocchio gli domanda notizie di Eugenio, e il vecchietto risponde che il ragazzo si era ripreso dal colpo in fronte ed era già tornato a casa. Aggiunge che il colpevole era un certo Pinocchio: «un ragazzaccio, un vagabondo, un vero rompicollo», e chiede allo stesso burattino se lo conosce. Quando Pinocchio cerca di definirsi al contrario come «un gran buon figliuolo, pieno di voglia di studiare, ubbidiente, affezionato al suo babbo e alla sua famiglia» il naso gli si allunga per la bugia, e subito smentisce quanto aveva appena detto, riportando il naso alle dimensioni normali. Poi chiede al vecchietto un vestito per potere ritornare a casa, e questi gli regala un piccolo sacchetto dove teneva i lupini. Pinocchio ritaglia tre buchi dal sacchetto per poterci infilare la testa e le braccia, e se ne torna alla casa della Fata.

Lumaca[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XXIX): «Una grossa lumaca, che aveva un lumicino acceso nel capo», al servizio nella casa della Fata, si affaccia all'ultimo piano (il quarto), quando il burattino bussa alla porta per entrare, e scende per potergli aprire. Dopo avere aspettato invano diverse ore - «ragazzo mio, io sono una lumaca, e le lumache non hanno mai fretta», e dopo che il battente della porta, continuamente usato da Pinocchio, diventa improvvisamente un'anguilla viva, il burattino stizzito tira una «solennissima pedata» nell'uscio, con il solo risultato di rimanervi incastrato col piede. Alla mattina (dopo nove ore) la lumaca arriva, e non potendo liberare il suo piede dall'uscio, porta a Pinocchio in un vassoio d'argento un pane, un pollo arrosto e quattro albicocche, mandate dalla Fata per levargli la fame. Il burattino però si accorge ben presto che il pane è di gesso, il pollo è di cartone e le albicocche di alabastro, e sviene per la fame o per la crudele lezione della Fata.

Nel cap. XXXVI mentre Pinocchio sta andando a comprare dei vestiti, incontra la Lumaca, che lo informa che la sua padrona Fata, giace in un letto d'ospedale, povera e malata: Pinocchio le offre generosamente tutti i suoi quaranta soldi di rame e le raccomanda di correre subito da lei e di ritornare dopo due giorni per ricevere ancora qualche soldo che cercherà di guadagnare. «La Lumaca, contro il suo costume, cominciò a correre come una lucertola nei grandi solleoni d'agosto.»

Romeo / Lucignolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lucignolo (personaggio).
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(cap. XXX): Il più svogliato e discolo compagno di scuola di Pinocchio Il soprannome "Lucignolo" deriva dal «suo personalino asciutto, secco e allampanato, tale e quale come il lucignolo nuovo di un lumino da notte.» Pinocchio lo cerca per invitarlo a festeggiare la sua imminente trasformazione da burattino in un ragazzo in carne ed ossa. Dopo averlo cercato invano a casa sua, alla fine lo trova nascosto sotto il portico di una casa di contadini. Qui Lucignolo confessa al burattino di aspettare la mezzanotte per essere portato nel più bel paese di questo mondo: il "Paese dei balocchi", dove «non vi sono scuole: lì non vi sono maestri: lì non vi sono libri. In quel paese benedetto non si studia mai. Il giovedì non si fa scuola: e ogni settimana è composta di sei giovedì e di una domenica. Figùrati che le vacanze dell'autunno cominciano col primo di gennaio e finiscono coll'ultimo di dicembre. Ecco un paese, come piace veramente a me! Ecco come dovrebbero essere tutti i paesi civili!…» Lucignolo chiede a Pinocchio di partire con lui; questi accetta dapprima di aspettare per salutare la partenza del suo amico, ma all'arrivo del carro che trasportava i ragazzi, dopo qualche titubanza si fa convincere a partire anch'egli per il Paese dei balocchi. Dopo cinque mesi di bagordi, però, improvvisamente i due amici si ritrovano trasformati in asini, e l'Omino di burro, dopo avergli strigliati, li vende nella piazza del mercato. Mentre Pinocchio viene comprato da un Circo, Lucignolo finisce ad un contadino a cui era morto il somaro il giorno precedente.

Nel cap. XXXVI Pinocchio ritrova Lucignolo ormai morente «rifinito dalla fame e dal troppo lavoro» nella stalla dell'ortolano Giangio: fino a quel momento Lucignolo aveva lavorando duramente tirando su l'acqua da un pozzo. Dapprima Pinocchio non lo riconosce, ma avverte in quell'animale qualcosa di familiare: gli chiede in «dialetto asinino» il suo nome, e l'asino faticosamente risponde «Sono Lu…ci…gno…lo» e poi muore.

Omino[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conduttore del carro.
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(cap. XXXI - generalmente chiamato Omino di burro o Il Cocchiere dai lettori del libro di Collodi): Il conduttore del carro trainato da ventiquattro ciuchini (asini), che trasporta i ragazzi al Paese dei balocchi. «Un omino più largo che lungo, tenero e untuoso come una palla di burro, con un visino di melarosa, una bocchina che rideva sempre e una voce sottile e carezzevole, come quella d'un gatto che si raccomanda al buon cuore della padrona di casa.» Porta Pinocchio e Lucignolo nel paese dei balocchi: offre a Pinocchio che non trova posto sul carro il suo posto a cassetta, ma Pinocchio rifiuta cortesemente il favore, salendo in groppa ad un ciuchino che però lo gette subito per terra; l'Omino di burro con un paio di morsi che staccano le orecchie dell'asino lo convince ad accettare Pinocchio come cavaliere. Partito al galoppo il carro, seduto a cassetta canterella: «Tutti la notte dormono E io non dormo mai…»; all'osservazione di Pinocchio che vede lacrimare la sua cavalcatura («sapete che cosa c'è di nuovo? Questo ciuchino piange»), risponde: «Lascialo piangere: riderà quando sarà sposo».

Quando Pinocchio e Lucignolo si trasformano essi stessi in ciuchini, l'Omino (cap. XXIII) dopo averli strigliati per bene, li vende alla piazza del mercato. «E ora avete capito, miei piccoli lettori,» scrive il Collodi, «qual era il bel mestiere che faceva l'Omino? Questo brutto mostriciattolo, che aveva una fisionomia tutta latte e miele, andava di tanto in tanto con un carro a girare per il mondo: strada facendo raccoglieva con promesse e con moine tutti i ragazzi svogliati, che avevano a noia i libri e le scuole: e dopo averli caricati sul suo carro, li conduceva nel Paese dei Balocchi, perché passassero tutto il loro tempo in giochi, in chiassate e in divertimenti. Quando poi quei poveri ragazzi illusi, a furia di baloccarsi sempre e di non studiare mai, diventavano tanti ciuchini, allora tutto allegro e contento s'impadroniva di loro e li portava a vendere sulle fiere e sui mercati. E così in pochi anni aveva fatto fior di quattrini ed era diventato milionario.»

ciuchino[modifica | modifica sorgente]

(cap. XXXI): Un asino tra quelli che tiravano il carro che conduceva i ragazzi al Paese dei balocchi. Come tutti gli altri aveva alle zampe «degli stivali da uomo di vacchetta bianca.» Non trovando posto sul carro, Pinocchio cerca di salire sulla groppa di questo ciuchino posto a «manritto della prima pariglia», ma il ciuchino in questione, gradendo poco la cosa, lo fa cadere. L'Omino di burro lo convince ad accettare il burattino in groppa morsicandogli e staccandogli prima un'orecchia, poi l'altra. Durante il tragitto, Pinocchio sente una voce «sommessa e appena intelligibile», che gli dice: «Povero gonzo! Hai voluto fare a modo tuo, ma te ne pentirai!», e poco più tardi: «Tienlo a mente, grullerello! I ragazzi che smettono di studiare e voltano le spalle ai libri, alle scuole e ai maestri, per darsi interamente ai balocchi e ai divertimenti, non possono far altro che una fine disgraziata!… Io lo so per prova!… e te lo posso dire! Verrà un giorno che piangerai anche tu, come oggi piango io… ma allora sarà tardi!…». Dopo queste parole Pinocchio vede delle lacrime uscire dagli occhi del ciuchino, e domanda all'omino di burro il motivo di questa stranezza; questi risponde: «Lascialo piangere: riderà quando sarà sposo». Quando Pinocchio inoltre chiede se ha insegnato al ciuchino anche a parlare, l'Omino risponde: «No: ha imparato da sé a borbottare qualche parola, essendo stato tre anni in una compagnia di cani ammaestrati.»

In seguito si capirà che il ciuchino era in realtà un ragazzo trasformato in animale durante la vita spensierata nel Paese dei balocchi.

ragazzi del paese dei balocchi[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XXXI): Troviamo dapprima i ragazzi sul carro che li porta al Paese dei balocchi: «ragazzetti fra gli otto e i dodici anni, ammonticchiati gli uni sugli altri, come tante acciughe nella salamoia. Stavano male, stavano pigiati, non potevano quasi respirare: ma nessuno diceva ohi!, nessuno si lamentava. La consolazione di sapere che fra poche ore sarebbero giunti in un paese, dove non c'erano né libri, né scuole, né maestri, li rendeva così contenti e rassegnati, che non sentivano né i disagi, né gli strapazzi, né la fame, né la sete, né il sonno.» I ragazzi invitano e convincono Pinocchio ad unirsi a loro. Arrivati nel Paese dei balocchi, Pinocchio vede una popolazione «tutta composta di ragazzi. I più vecchi avevano quattordici anni: i più giovani ne avevano otto appena. Nelle strade, un'allegria, un chiasso, uno strillìo da levar di cervello! Branchi di monelli dappertutto. chi giocava alle noci, chi alle piastrelle, chi alla palla, chi andava in velocipede, chi sopra un cavallino di legno; questi facevano a mosca-cieca, quegli altri si rincorrevano; altri, vestiti da pagliacci, mangiavano la stoppa accesa: chi recitava, chi cantava, chi faceva i salti mortali, chi si divertiva a camminare colle mani in terra e colle gambe in aria; chi mandava il cerchio, chi passeggiava vestito da generale coll'elmo di foglio e lo squadrone di cartapesta; chi rideva, chi urlava, chi chiamava, chi batteva le mani, chi fischiava, chi rifaceva il verso alla gallina quando ha fatto l'ovo». Pinocchio e Lucignolo «divengono amici di tutti».

Marmottina[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XXXII): Una marmotta che abita al piano superiore della casa dove alloggia Pinocchio, nel Paese dei balocchi, richiamata dalle urla disperate del burattino che ha appena scoperto di avere orecchie da somaro, scende al piano di sotto, tasta il polso a Pinocchio, e lo dichiara affetto da «febbre del somaro», pronosticandogli che «fra due o tre ore, tu diventerai un ciuchino vero e proprio, come quelli che tirano il carretto e che portano i cavoli e l'insalata al mercato», un destino inevitabile fra «quei ragazzi svogliati che, pigliando a noia i libri, le scuole e i maestri, passano le loro giornate in balocchi, in giochi e in divertimenti».

Il Circo[modifica | modifica sorgente]

Direttore[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XXXIII): Un «direttore di una compagnia di pagliacci e di saltatori di corda», compra nella piazza del mercato Pinocchio trasformato in somaro, allo scopo di farne un animale ammaestrato per il suo Circo. Lo conduce nella stalla dove frusta subito il burattino-ciuchino nelle gambe perché rifiuta di mangiare sia la paglia che il fieno. Dopo tre mesi di esercizi durissimi, insegna a Pinocchio «a saltare i cerchi, a rompere col capo le botti di foglio e a ballaré il valzer e la polca, stando ritto sulle gambe di dietro». Il giorno del debutto di Pinocchio nello spettacolo circense, il direttore lo presenta come «un celebre ciuchino, che ebbe già l'onore di ballare al cospetto di Sua Maestà l'Imperatore di tutte le Corti principali d'Europa», e continua così formulando un «discorso spropositato» pomposo e pieno di strafalcioni linguistici. Fa inginocchiare Pinocchio per salutare il pubblico, lo manda prima al passo, poi al trotto, al galoppo e alla carriera, e al colpo di una pistola lo fa stramazzare al suolo fingendo di essere ferito. Quando però cerca di fargli saltare un cerchio, Pinocchio, distratto per aver visto tra il pubblico la Fata, cade malamente e si frattura una zampa. Il giorno dopo, quando il veterinario dichiara che sarebbe rimasto zoppo tutta la vita, ordina ad un garzone di stalla di portare il ciuchino azzoppato in piazza per venderlo.

veterinario[modifica | modifica sorgente]

(cap. XXXIII): Visita il ciuchino Pinocchio il giorno dopo l'incidente al Circo, e dichiara che sarebbe rimasto zoppo tutta la vita.

garzone di stalla[modifica | modifica sorgente]

(cap. XXXIII): Dipendente del Direttore del Circo, per ordine dello stesso Direttore vende in piazza il ciuchino Pinocchio ad un compratore per venti soldi.

compratore[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XXXIII): un uomo compra il ciuchino Pinocchio per venti soldi dal garzone di stalla, allo scopo di fabbricare un tamburo con la sua pelle. Lo porta in uno scoglio sulla riva del mare e lo getta di sotto con un grosso macigno legato al collo, e con una fune legata ad una zampa per poterlo ripescare una volta affogato. Dopo cinquanta minuti, convinto che il ciuchino sia affogato, tira la fune, ma rimane meravigliato quando vede apparire legato alla corda «un burattino vivo che scodinzolava come un'anguilla». Pinocchio racconta brevemente al compratore le sue ultime vicende, e di come, una volta gettato in mare, un branco di pesci lo abbia spolpato della carne del ciuchino che lo rivestiva riportandolo al suo aspetto naturale. Il compratore, seccato per la perdita dell'asino, intende riportare Pinocchio al mercato per venderlo come legna da ardere, ma il burattino con un salto si tuffa nel mare e si allontana.

Nella pancia del Pesce-cane[modifica | modifica sorgente]

Pesce-cane[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il Terribile Pesce-cane.
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(cap. XXXIV): Già presentato dal Delfino (cap. XXIII) come «più grosso di un casamento di cinque piani, ed ha una boccaccia così larga e profonda, che ci passerebbe comodamente tutto il treno della strada ferrata colla macchina accesa», il Pesce-cane che infestava le acque vicine all'isola delle Api industriose, definito per le stragi che compiva e per la voracità «L'Attila dei pesci e dei pescatori», viene intravisto da Pinocchio mentre cerca di nuotare verso lo scoglio con la caprettina. Nonostante tutti gli sforzi per salvarsi, Pinocchio viene ingoiato dal Pesce-cane «con la bocca spalancata, come una voragine, e tre filari di zanne che avrebbero fatto paura anche a vederle dipinte». All'interno del mostro marino, dopo l'incontro con il Tonno (secondo il quale il corpo del Pesce-cane è «più lungo di un chilometro, senza contare la coda»), ritrova suo padre Geppetto, mangiato dal mostro «come un tortellino di Bologna» due anni prima, mentre si accingeva a varcare l'oceano tempestoso su una barchetta, per cercare Pinocchio (cap. XXIII), e sopravvissuto fino a quel momento grazie al carico di un bastimento mercantile, inghiottito dal Pesce-cane durante la stessa tempesta. Pinocchio convince Geppetto a fuggire dal corpo del Pesce-cane approfittando del fatto che lo smisurato pesce soffriva di asma, ed era costretto a dormire a bocca aperta. Dopo un primo tentativo fallito, dove per uno starnuto del Pesce-cane i due vengono nuovamente scaraventati nello stomaco, alla fine Pinocchio e Geppetto riescono ad uscire dalla bocca e ad allontanarsi a nuoto.

caprettina[modifica | modifica sorgente]

(cap. XXXIV): (Vedere Fata)

Tonno[modifica | modifica sorgente]

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(cap.XXXIV): Un tonno, «di una corporatura così grossa e robusta, da parere un vitello di due anni», inghiottito dal Pesce-cane insieme a Pinocchio, risponde alle invocazioni di aiuto del burattino invitandolo a rassegnarsi al loro destino: di essere digeriti. «Quando si nasce Tonni, c'è più dignità a morir sott'acqua che sott'olio!…», dice infatti il Tonno filosofo con «una vociaccia fessa di chitarra scordata». Quando Pinocchio e Geppetto riescono a fuggire dal Pesce-cane, però, il Tonno (cap. XXXVI) riesce a seguirli nella fuga, ed aiuta i due nuotatori esausti portandoli a riva seduti sulla sua groppa. Giunti a terra sani e salvi, Pinocchio lo ringrazia con un «affettuosissimo bacio sulla bocca».

La capanna di paglia[modifica | modifica sorgente]

Giangio[modifica | modifica sorgente]

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(cap. XXXVI): Un ortolano, proprietario anche di una stalla. Il Grillo-parlante consiglia Pinocchio di rivolgersi a lui quando il burattino gli chiede dove poter trovare un bicchiere di latte per Geppetto. Giangio si accorda con Pinocchio compensandolo con un bicchiere di latte per ogni cento secchi d'acqua estratti da una cisterna per poter innaffiare gli orti. Giangio spiega che fino ad allora questo lavoro lo aveva svolto il suo ciuchino, ora in fin di vita. Quando Pinocchio gli chiede vedere il ciuchino, scopre che questo era in realtà il suo amico Lucignolo, che muore in quel momento. Se la ride quando Pinocchio piangente gli confessa che il ciuchino era un suo compagno di scuola: «Come?! avevi dei somari per compagni di scuola!… Figuriamoci i belli studi che devi aver fatto!…». Per altri cinque mesi Pinocchio con gran fatica cava l'acqua per l'orto di Giangio, ricevendo come compenso ogni giorno un bicchiere di latte per Geppetto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La professione di Geppetto viene indicata solo nell'ultimo capitolo
  2. ^ Mangiafoco è il nome originale, anche se ricordato da molti lettori come Mangiafuoco.
  3. ^ L'iniziale maiuscola compare solo dal cap. XVI
  4. ^ definito impropriamente pesce

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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