Andreuccio da Perugia

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Ninetto Davoli è Andreuccio nel film Il Decameron di Pasolini

Andreuccio da Perugia è il protagonista della quinta novella della seconda giornata (in cui vengono trattate le avventure a lieto fine) del Decamerone di Giovanni Boccaccio. La narratrice è Fiammetta, sotto la reggenza di Filomena.

Personaggi[modifica | modifica wikitesto]

Andreuccio da Perugia[modifica | modifica wikitesto]

Cozzone (sensale) di cavalli, rappresenta la figura di un ingenuo mercante, ancora inesperto, come dimostra in più occasioni, ed estremamente sfortunato. È un personaggio a tutto tondo, che evolve nel corso della narrazione, diventando man mano più consapevole e maturo e acquisendo le virtù del buon mercante, cioè l'astuzia e l'intraprendenza. Lo si evince da diverse azioni compiute dal personaggio nel corso della storia: dal gesto preventivo di aggrapparsi al bordo del pozzo prima che venisse abbandonata la fune, all’atto di nascondere l’anello ai ladri e di spaventare il ladro che aveva aperto la tomba.

Fiordaliso[modifica | modifica wikitesto]

Fiordaliso, "La giovane siciliana bellissima, ma disposta per piccol pregio", è una prostituta ed esempio della donna maliziosa, orditrice di inganni ai danni di poveri sprovveduti. Utilizza, nel perseguire i suoi scopi, la sua intelligenza ma anche la sua bellezza “volgare” e tutta una schiera di aiutanti, come l’ancella, il paggio, la casa del camorrista Buttafuoco, e tutto il vicinato del Malpertugio. Recita la sua parte di finta sorella “così ordinatamente, così compostamente, alla quale niuno atto moriva trà i denti né balbettava la lingua” che Andreuccio ne rimane soggiogato.

Le guardie[modifica | modifica wikitesto]

Le guardie, “alcuni della famiglia della signoria" descritte in modo buffo e critico: infatti non solo non sono riuscite a catturare il malvivente che inseguivano ma si spaventano anche di fronte all’improvvisa apparizione della Madonna.

I ladri[modifica | modifica wikitesto]

I ladri vengono rappresentati dapprima come aiutanti, poi esprimono la loro vera natura opportunistica e spregiudicata, fuggendo prima all’arrivo delle guardie, chiudendolo poi nell’arca dell'arcivescovo morto. A questi ladri seguono altri ladri, ancor più degradati: uno di loro, il più irrispettoso delle cose sacre, è nientemeno che un prete, che si cala senza remore nella tomba: ”Che paura avete voi? Credete voi che egli vi manuchi? Li morti non mangiano i vivi, vi entrerò dentro io.”

I vicini[modifica | modifica wikitesto]

I “circumstanti vicini” che ammoniscono Andreuccio di far troppo rumore e di non lasciarli dormire. Altri gli dicono di andarsene dalla città. Una donna s’affaccia dalla finestra e, dopo aver ascoltato la storia del giovane lo accusa di essere ubriaco e rende definitivamente consapevole Andreuccio della truffa che ha subito.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Andreuccio da Perugia, un giovane, si reca a Napoli per acquistare dei cavalli con 500 fiorini d’oro.

Non era stato mai fuori dal suo paese ed al mercato di Napoli, pur avendo visto molti cavalli che potevano interessarlo, non ne aveva acquistato nessuno. Per dimostrare che era intenzionato ad acquistare, mostra pubblicamente la borsa con i fiorini ed una giovane siciliana cerca di rubarglieli fingendo di essere sua sorella, con lo stratagemma dell'invio, presso Andreuccio, di una vecchia donna, sua dama di compagnia; infatti, la vecchia viene mandata dalla ragazza ad abbracciare Andreuccio, dicendogli che lo aveva riconosciuto poiché aveva vissuto a lungo col padre in Sicilia.

Una serva di Fiordaliso viene mandata dalla prostituta per condurre Andreuccio a casa della ragazza, in una contrada malfamata. La ragazza, appena vede Andreuccio gli corre incontro. Il giovane osserva gli oggetti preziosi che arredavano l’abitazione della siciliana e crede di aver a che fare con una ricca ed onesta donna.

La giovane dice di essere sorella di Andreuccio in quanto sua madre, secondo la storia che inventa, era stata, a Palermo, amante del padre del giovane.

La storia raccontata è verosimile anche per il fatto che la donna chiede ad Andreuccio notizie dei suoi parenti (le informazioni le aveva avute dalla vecchia amica). I due cenano assieme poi, siccome di notte le strade di Napoli non sono sicure, lo invita a dormire nella sua casa.

A causa del caldo, Andreuccio si spoglia, mette i suoi vestiti sul letto e chiede dove poter andare in bagno. Una tavola schiodata lo fa cadere nella sporcizia in un vicoletto fra due case. Non si fa male ma si sporca e non può più rientrare nell’appartamento della donna, la quale, nel frattempo, ha chiuso le imposte per potersi impossessare dei soldi che Andreuccio nascondeva fra i vestiti che aveva lasciato sul letto.

Invano Andreuccio chiama, piange e si dispera. Il fracasso richiama l’attenzione dei vicini, per cui il ruffiano della donna invita Andreuccio ad andare via per evitare problemi e bastonate e il giovane obbedisce scambiandolo per un pezzo grosso.

La puzza di Andreuccio è nauseabonda, così lui va verso il mare per lavarsi. Si rifugia in una casolare e due ladri lo scoprono. Gli domandano come si sia ridotto in quello stato e gli dicono che l’esser caduto gli ha salvato la vita: sicuramente sarebbe stato ucciso appena avesse preso sonno.

Espongono al giovane un piano criminale: andare a spogliare il cadavere dell'arcivescovo seppellito quel dì con molti ornamenti preziosi. Andreuccio, non avendo più nulla, acconsente a partecipare alla rapina.

Andando verso la chiesa maggiore i tre giungono ad un pozzo e, siccome mancava il secchio, legano Andreuccio alla corda e lo calano giù affinché si lavi. L’arrivo di alcuni gendarmi che erano assetati, mette in fuga i due ladri. Credendo che alla corda fosse legato il secchio, dopo aver deposto le armi, la tirano e, vedendo Andreuccio vengono colti da una terribile paura.

Fuggono. Il giovane, dopo aver rischiato di cadere nuovamente nel pozzo e quindi di morire, si aggrappa alla sponda, si incammina per la strada incontrando i due ladri che erano tornati per tirarlo fuori dal pozzo.

Vanno, così alla chiesa maggiore, scoperchiano la tomba alzando il pesantissimo coperchio di marmo e lo puntellano. Costringono, poi, Andreuccio ad entrare nella sepoltura. Il giovane capisce subito che i due ladri, dopo aver avuto gli oggetti preziosi del vescovo, lo avrebbero lasciato solo e senza niente quindi pensò di tenersi la sua parte del bottino: l’anello.

I due ladri, improvvisamente, tirano via il puntello e lasciano il giovane chiuso nella tomba. Piange, si dispera Andreuccio, poi, sentendo il rumore di persone che entrano in chiesa, capendo che anch’essi sono dei ladri, rimane paralizzato dalla paura. I nuovi ladri aprono l’arca, puntellano il coperchio e fanno entrare nella tomba un prete. Il giovane gli afferra le gambe. Tutti fuggono e lasciano aperta la tomba. Andreuccio è salvo e torna a Perugia col prezioso anello pastorale.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

La giornata vuole esprimere come la fortuna cerchi di dominare l'uomo, ma anche come esso, attraverso un processo di formazione, giunga a combattere contro questa usando la propria intelligenza. Per questo vengono trattate le avventure a lieto fine, le quali mostrano ai lettori uno scenario molto ampio, mettendo in evidenza soprattutto i bassifondi e le abitudini comuni delle varie città.

Andreuccio al principio della novella incarna il ruolo dell'anti-eroe poiché i suoi comportamenti non sono coerenti con il tema della giornata ovvero la Fortuna.Al termine però Andreuccio ha fatto tesoro delle sue esperienze e riesce a volgere a suo favore la situazione grazie all'ingegno.

Nella novella di Andreuccio prevale la funzione narrativa della fiaba: allontanamento, divieto, danneggiamento, persecuzione, salvataggio, maturazione. Infatti il protagonista, nella storia, subisce un processo di formazione, costituito da un'imbrattatura con conseguente rinascita (iniziazione tipica di tutte le culture). Tali cadute si ripetono per tre volte, suddividendo così l'asse sintagmatico della novella: tranello, vagabondare, furto.

È davvero divertente soprattutto il tratto dell'incontro con la siciliana. Il tutto si basa sul dato visivo, compare molte volte il verbo "vedere": ad esempio quando la fanciulla nota la borsa, o quando lui va a trovarla nel suo bordello, che lui scambia per una casa, confondendo la sua volgarità per eleganza.

Infatti nella novella gli ambienti non vengono raccontati bensì visti dagli occhi di Andreuccio. Il narratore qui è onnisciente e eterodiegetico poiché la vera storia, ovvero ciò che deve veramente colpire il lettore, non è tanto le disavventure di quel povero ragazzo bensì la sua maturazione, il processo che lo porta ad essere da un giovane sprovveduto e vanitoso ad uno accorto e assennato. Così facendo, Boccaccio mostra al pubblico quanto egli abbia fiducia nell'umanità, quella che però rispetta i valori cortesi con la masserizia borghese.

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