Brando Giordani

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Brando (Ildebrando) Giordani (Roma, 13 luglio 1931Roma, 25 settembre 2012) è stato un giornalista, regista e autore televisivo italiano, figlio dello scrittore e politico Igino (1894-1980), membro dell'Assemblea Costituente.

Biografie[modifica | modifica sorgente]

Entra a vent'anni alla radio, per poi passare al Telegiornale di Vittorio Veltroni, il primo TG dell’era televisiva.

Dopo aver firmato molti reportage di inchiesta sociale, visita l’India, Hong Kong e il Giappone e realizza documentari, fra i quali “Missioni italiane in Asia”; collabora con "Enzo Biagi" a “RT. Rotocalco Televisivo”, il primo “rotocalco" in TV. Con Biagi, "Aldo Falivena" e suo fratello "Sergio Giordani" firma il film-documentario “Italia Proibita”. Con "Ugo Zatterin" firma un "Libro Bianco" sui “Meridionali a Torino” e un altro sugli ergastolani a Porto Azzurro "Ergastolo".

Nel 1969 è chiamato da "Fabiano Fabiani" a dirigere “TV7”, definito dalla stampa “un nuovo modo di fare giornalismo”. Lascia l’impegno giornalistico, a causa di un servizio sul Vietnam e segue Fabiani ai “Programmi speciali e culturali”, insieme a "Furio Colombo", "Emmanuele Milano", "Enzo Golino", "Corrado Augias", "Giovanni Minoli". È il periodo delle grandi inchieste a puntate, firmate da personaggi come Ennio Flaiano, Goffredo Parise, Alberto Moravia, Luciano Berio, Tullio De Mauro, per la regia di Roberto Rossellini, Ermanno Olmi, Vittorio De Sica, Alessandro Blasetti, Pier Paolo Pasolini, di suo fratello Sergio e anche il tempo della "Tv dei ragazzi" di "Paola De Benedetti" e "Beppe (Giuseppe) Lisi".

È sua l’idea, poi divenuta una delle coproduzioni più importanti nella storia della TV europea, dello sceneggiato televisivo “Gesù di Nazareth” di "Franco Zeffirelli". Sua è la regia de “La violenza e la Pietà”, documento unico - diffuso in tutto il mondo per volontà di "Ettore Bernabei" a titolo gratuito - sul restauro della "Pietà di Michelangelo" danneggiata da un folle nella "Basilica di San Pietro in Vaticano", che si chiude con l’immagine della Madonna con il Cristo in braccio alla quale si sovrappone quella di una madre vietnamita con il figlio. Il documentario è stato trasmesso nel maggio 2012, a quarant’anni di distanza, da "Rai Storia" in “Dixit Stelle”, con una intervista di "Caterina Stagno", e da Rai 5.

Dopo la riforma della RAI torna al giornalismo, vicedirettore del neonato "TG2" e inventa e realizza con Emilio Ravel uno dei programmi più popolari del dopo-riforma, “Odeon. Tutto quanto fa spettacolo”, primo esemplare italiano di informazione-spettacolo e primo programma in collaborazione tra rete e testata. Al programma collabora per le musiche "Paolo Giaccio".

Nel 1978 lavora al lancio della Terza rete; nel 1979 diventa capostruttura a Rai1. Qui crea “Variety”, settimanale di spettacolo, e segue la realizzazione del kolossalMarco Polo”, vincitore del Premio Emmy per il miglior film dell’anno, venduto con successo in tutto il mondo e apripista del filone delle grandi coproduzioni internazionali della RAI.

In quel periodo, nel 1980, firma anche il lungometraggio per il cinema “SuperTotò-30 film in uno”, con Emilio Ravel, prodotto da Luigi e Aurelio De Laurentiis e distribuito dalla Titanus.

È ideatore per RaiUno di nuove formule per l’intrattenimento, come la fortunata serie “Colosseum”; programmi quotidiani come “Italia Sera”, contenitore che apre la strada ai format del preserale; “Pronto, Raffaella?” che nel 1982 inaugura la fascia di mezzogiorno; “Piacere, RaiUno” con Piero Badaloni, che tra il 1989 e il 1992 porta per cinque giorni a settimana la tv in diretta in giro per i teatri e per le realtà meno conosciute della provincia italiana; appuntamenti settimanali come "Mister Fantasy", con "Carlo Massarini" e "Mario Luzzatto Fegiz"; "Ieri Goggi Domani"; "Immagina", che firma insieme con Paolo Giaccio, condotto da "Edwige Fenech". Vive anche l’esperienza di “Uno Mattina”. Sono gli anni in cui va in onda "Maratona d'estate" di "Vittoria Ottolenghi" e "Foto Finish" con il danzatore "Louis Falco", i due programmi che portano la danza in televisione.

Dopo un periodo alla vicedirezione del TG1 di "Demetrio Volcic", nel 1994 è nominato direttore di RaiUno, dove conclude la sua carriera in RAI, con programmi come “Il Fatto” di Enzo Biagi, “Credere non credere” di "Sergio Zavoli" e “Carràmba! Che sorpresa” con "Raffaella Carrà", primo suo programma con il pubblico in studio. Nell’anno successivo continua a collaborare con la RAI ricominciando all’alba con “Uno Mattina estate”.

Dopo una breve esperienza a TMC, chiamato da "Biagio Agnes", da libero professionista realizza per RaiSat programmi sui nuovi luoghi del divertimento, per il settimanale del TG1 "Frontiere" un’inchiesta su “Il popolo del fitness” e, per "Speciale TG1" realizza “Gioco di squadra”, con un documentario sul “118”.

Conclude la sua carriera dopo aver lavorato a Sky e per alcuni anni a TV2000, per cui inventa e realizza il programma quotidiano “Formato Famiglia” che segue fino al 2011. Lascia, incompiuto, un progetto che lo impegna, sulle orme di suo padre, in campo ecclesiale.

In oltre cinquanta anni di attività televisiva ha ideato e realizzato programmi di successo, ottenendo riconoscimenti della critica sui generi più diversi: dall’informazione ai programmi culturali, dal teatro inchiesta agli sceneggiati, dal varietà ai “contenitori” in diretta.

È scomparso nel 2012 all'età di 81 anni dopo una breve malattia[1].

Predecessore Direttore di RAI 1 Successore
Nadio Delai 1994-1996 Giovanni Tantillo

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ È morto Brando Giordani: aveva 81 anniInventò Odeon e "Pronto, Raffaella?" Ilmessaggero.it