Ercolano

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Ercolano
comune
Ercolano – Stemma Ercolano – Bandiera
Ercolano – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Campania-Stemma.svg Campania
Provincia Provincia di Napoli-Stemma it.png Napoli
Amministrazione
Sindaco Vincenzo Strazzullo (Centrosinistra) dal 30/03/2010
Territorio
Coordinate 40°48′24.45″N 14°21′09.39″E / 40.806792°N 14.352608°E40.806792; 14.352608 (Ercolano)Coordinate: 40°48′24.45″N 14°21′09.39″E / 40.806792°N 14.352608°E40.806792; 14.352608 (Ercolano)
Altitudine 44 m s.l.m.
Superficie 19,89 km²
Abitanti 53 057[1] (31-08-2013)
Densità 2 667,52 ab./km²
Frazioni San Vito del Vesuvio
Comuni confinanti Boscotrecase, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Portici, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, Sant'Anastasia, Somma Vesuviana, Torre del Greco, Trecase
Altre informazioni
Cod. postale 80056
Prefisso 081
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 063064
Cod. catastale H243
Targa NA
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti ercolanesi
Patrono Madonna Assunta
Giorno festivo 15 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Ercolano
Posizione del comune di Ercolano nella provincia di Napoli
Posizione del comune di Ercolano nella provincia di Napoli
Sito istituzionale

Ercolano (fino al 1969 Resina - leggasi Resína -) è un comune italiano di 53 057 abitanti[1] della provincia di Napoli in Campania.

Ercolano è famosa nel mondo per gli scavi archeologici della città romana fondata, secondo la leggenda, da Ercole e distrutta dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.; insieme a quelli di Pompei e Oplontis, fanno parte del Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Il tratto del Corso Resina che dagli Scavi archeologici arriva fino a Torre del Greco è chiamato Miglio d'Oro per le splendide ville del XVIII secolo allineate ai suoi lati.

Da Ercolano parte la strada che conduce al Gran Cono del Vesuvio per la visita al cratere.


Storia[modifica | modifica wikitesto]

Leggenda[modifica | modifica wikitesto]

La leggenda narra che Ercole, tornato dall'uccisione del mostro Gerione (la decima delle sue dodici fatiche), si fosse fermato a Roma, dove chiese alla dea Fauna di dissetarlo, ma questa rifiutò, poiché la sua acqua sacra era riservata alle sole donne. In preda alla rabbia, Ercole costruì un tempio in onore di se stesso, e vietò alle donne di partecipare alle sue cerimonie.

Intanto, un figlio di Vulcano, il demone Caco, rubò una parte della mandria di buoi che Ercole aveva a sua volta preso al mostro Gerione, e che erano destinati alla città di Argo. L'eroe si adirò molto e si mise alla ricerca dei buoi, che però si rivelò molto ardua perché il demone Caco aveva portato le bestie nella sua grotta sul Vesuvio, trascinandole per la coda, in modo che le orme rovesciate indicassero la direzione opposta.

Proprio quando stava per rinunciare, uno dei bovini rispose al richiamo di Ercole, che così scoprì dove si fosse nascosto il ladro: una volta raggiunto, scoprì che i suoni provenivano da una caverna sul Vesuvio, che era stata però chiusa dall'interno con un enorme masso. Ercole allora prese una rupe appuntita e riuscì ad aprirsi un varco all'interno della spelonca.

Caco cercò di difendersi vomitando dalle fauci un'immensa nuvola di fumo che avvolse la grotta, ma Ercole balzò attraverso il fumo, afferrò Caco e lo strinse tanto da fargli uscire gli occhi dalle orbite, uccidendolo.

Poi, recuperato il bestiame, decise di tornare ad Argo, e continuare le ultime due fatiche rimaste, ma prima volle edificare una città nel luogo dove aveva costruito il tempio; fondò così una cittadina e le diede il suo nome: Herculaneum.

Nascita e sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scavi archeologici di Ercolano.
Una veduta degli Scavi di Ercolano

In tempi antichi Ercolano era una piccola città italica con piano regolatore di tipo ippodameo cioè con strade che si incrociano ad angolo retto, sul modello forse di quello di Neapolis. Subì, come Pompei, l'influenza culturale ellenistica. Situata ai piedi del Vesuvio, distava appena quattro miglia da Neapolis.

Circa le sue origini, poco note, Dionigi d'Alicarnasso la voleva fondata da Eracle e, quindi, al di là d'ogni implicazione leggendaria, la riteneva d'origine greca, mentre Strabone – la riteneva una città osca in seguito conquistata dagli Etruschi e dai Pelasgi e quindi dai Sanniti, prima di diventare cittadina romana.

Oggi non si crede più, come per Pompei, che la città abbia avuto origine greca, anche se non è da escludere un primitivo insediamento nell'ambito della difesa costiera del golfo di Napoli sotto il controllo dei greci di Cuma. Dagli scavi stratigrafici appare come una città italica che non può risalire a prima del IV secolo a.C. È incerto se Ercolano abbia avuto un ruolo nella seconda guerra sannitica; sappiamo, invece, che partecipò alla guerra sociale, ma che fu vinta ed espugnata nell'89 a.C. da un legato di Silla, Tito Didio, divenendo municipio sotto il potere di Roma.

La città si abbellì di sontuose dimore e grandi edifici pubblici spesso costruiti grazie alla munificenza dei personaggi più in vista della città; tra di essi: il teatro, con una capienza di circa 2.500 spettatori, pari quasi alla metà dell'intera popolazione residente, la palestra, che occupava un'intera insula nell'area orientale della città e almeno due complessi termali finora rinvenuti.

La vita della città continuò fino alla prima età imperiale senza avvenimenti di rilievo. Ercolano rimase un piccolo centro di provincia, favorito da un clima e da un paesaggio incantevoli. Fu luogo di cultura, di sapere e di ozi, preferito da romani colti e benestanti - tanto in città quanto nel suburbio dove furono realizzate splendide ville come la famosa Villa dei Papiri, appartenuta a Lucio Calpurnio Pisone - e protetto da potenti uomini politici vicini alla famiglia imperiale. Ebbe particolare protezione da Marco Nonio Balbo, proconsole di Vespasiano per la provincia romana che comprendeva Creta e la Cirenaica.

Eruzione del 79[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eruzione del Vesuvio del 79.

Già gravemente danneggiata dal terremoto del 62, la città venne poi distrutta dall'eruzione del Vesuvio nel 79: a causa di una colata piroclastica un'ingente massa di fango coprì Ercolano, penetrando in ogni apertura, e si solidificò in uno strato compatto e duro di 15-20 metri.

L'eruzione del Vesuvio a Ercolano si articolò in due fasi: la prima fu della durata complessiva di 11 ore, con caduta di pomici soprattutto grigie; la seconda, della durata di sette ore, costituita dall'alternarsi di nubi ardenti e di colate piroclastiche; come citato prima, fu quest'ultima che colpì principalmente Ercolano, seppellendola sotto una coltre di oltre 18 metri di materiali.

A seguito di analisi termogravimetriche si è sostenuto che la temperatura fosse di circa 300-320 °C. Questo avrebbe permesso la conservazione dei papiri, ritrovati nella villa conosciuta per l'appunto come Villa dei Papiri, a seguito di un processo di carbonizzazione e combustione. In alcuni edifici però, ad esempio nelle Terme suburbane, il legno si è conservato nel colore naturale (una porta gira ancora sui cardini originali). Si può supporre che un'elevata temperatura abbia coinvolto solo alcune zone della città.

La nascita di Resina[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la terribile eruzione del 79 d.C. la vita riprese lentamente sull'area colpita e già nel 121 d.C. si ha notizia della riattivazione dell’antica via litoranea che da Napoli conduceva a Nocera. Nella basilica di Santa Maria a Pugliano sono custoditi due sarcofagi paleocristiani risalenti al II e al IV-V secolo d.C., a testimonianza dell’esistenza di comunità abitate sul sito dell’antica Ercolano. Purtroppo non si hanno notizie certe del periodo tra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e l’anno Mille. Sicuramente l’area vesuviana fu esposta alle numerose guerre tra i popoli che invasero l’impero a cominciare dalla guerra greco-gotica e a quella tra il Ducato di Napoli, formalmente dipendente da Bisanzio e il Ducato di Capua, istituito dai Longobardi. Addirittura è certa una presenza saracena sul finire del IX secolo. Nel X secolo si hanno i primi riferimenti a un casale di Resina o Risina (… de alio latere est ribum de Risina… ; … de alio capite parte meridiana est resina …, ecc.)[2].

L’origine del nome è alquanto controversa: alcuni studiosi la attribuiscono alla corruzione del nome Rectina, patrizia romana che possedeva una villa ad Ercolano e che chiese soccorso a Plinio il Vecchio; altri fanno discendere il nome da “retincula”, ossia le reti utilizzate dai pescatori di Ercolano, o dalla resina degli alberi dei boschi cresciuti sulle antiche lave, o dal nome del fiume che scorreva ai margini di Ercolano. Infine c’è che vede in Resìna l’anagramma di sirena visto che una sirena è stato il simbolo del casale e del Comune fino al 1969.

Nell’XI secolo è attestata la presenza di un oratorio dedicato alla Vergine sulla collina denominata Pugliano il cui nome deriva probabilmente da praedium pollianum, un podere suburbano di Ercolano appartenuto ad un tale Pollio[3].

Il periodo feudale[modifica | modifica wikitesto]

Ercolano: La Basilica di Santa Maria a Pugliano

Nel 1418 la regina di Napoli Giovanna II d’Angiò cedette le università di Torre del Greco, Resina, Portici, e Cremano prima al Gran Siniscalco del regno e suo favorito Sergianni Caracciolo e, dopo qualche anno, ad Antonio Carafa. Il diritto feudale dei Carafa sulla castellania di Torre del Greco fu mantenuto anche da Alfonso d’Aragona che, anzi, la elevò a Capitania nel 1454, benché concessa in buegenseatico, ossia priva di vincoli feudali.

Le attività principali dei resinesi erano l’agricoltura, la pesca ed è attestato l’utilizzo di barche coralline resinesi insieme a quelle di Torre del Greco.[4]. Era anche diffusa l’attività di lavorazione della pietra lavica, tanto che nel 1618 fu concessa la formazione di una corporazione dei marmolari.

Nel Cinquecento il culto della Madonna delle Grazie venerata nella Chiesa di S. Maria a Pugliano era tale da far affluire a Resina numerosi pellegrini da tutte le contrade vesuviane e dal 1574 si ha la prima citazione della chiesa come basilica pontificia. Sicuramente nel 1576 fu eretta a parrocchia con una giurisdizione spirituale che comprendeva il territorio tra il Vesuvio e il mare, tra Torre del Greco e San Giovanni a Teduccio. Solo nel 1627 i cittadini di Portici chiesero ed ottennero dal cardinale di Napoli il distacco della loro comunità dalla parrocchia di S.Maria a Pugliano e per la prima volta si definirono i confini tra i due casali.

Ai primi del Seicento risalgono anche la Chiesa di Santa Maria della Consolazione costruita dai padri Eremitiani Scalzi di Sant'Agostino e una cappella dedicata a Santa Caterina.

L’eruzione del 1631 e il Riscatto Baronale del 1699[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1631 il Vesuvio si risvegliò dopo un lunghissimo periodo di quiete e devastò il territorio circostante con ingentissimi danni e mietendo 4.000 vittime. Il territorio di Resìna fu invaso da almeno due colate laviche che si separarono alle spalle del santuario di Pugliano: una andò a riempire il vallone a ovest dell’abitato dove scorreva l’antico fiume e l’altra invase i campi a oriente fino al mare. I danni e le vittime non furono così numerosi come nelle vicine Portici e Torre del Greco, anzi, l’evento fu sfruttato per l’espansione occidentale dell’abitato con la costruzione di una più larga e comoda via, l’attuale via Pugliano, che saliva alla basilica di Santa Maria a Pugliano.

Nel 1656 Resina fu colpita dalla peste bubbonica che mieté oltre 400 vittime. Alcune famiglie si rifugiarono sulle colline sotto il cratere dove grazie all'aria più salubre scamparono al flagello; in segno di riconoscimento decisero di erigere in quel luogo una cappella dedicata al Salvatore.

Nonostante il giogo feudale non fosse eccessivamente oppressivo, i resinesi presero coscienza della necessità di liberarsi dalla condizione feudale e insieme ai torresi e ai porticesi chiesero di esercitare lo ius praelationis per riscattare il feudo che in quegli anni era al centro di dispute finanziarie tra gli eredi dei Carafa e il Demanio. Dopo un tentativo fatto nel 1696 e un successivo nel dicembre del 1698, il Presidente della Regia Camera della Summaria, Don Michele Vargas Macciucca, il 18 maggio 1699 decretò che Torre del Greco, Resina, Portici e Cremano (corrispondente in gran parte all'odierna San Giorgio a Cremano) fossero sciolti dal vincolo feudale dietro il pagamento ai proprietari di una somma pari a 106.000 ducati più altri 2.500 di spese accessorie. La spesa fu ripartita tra i casali in base alla loro importanza in termini demografici, economici e territoriali, secondo i calcoli eseguiti dai tavolari di corte; cosicché i cittadini di Resina contribuirono per circa un terzo della somma, ossia 35.333 ducati per la prelazione e ulteriori 833 per le spese accessorie (contro i quasi 57.000 di Torre del Greco e i 15.400 dei porticesi).

Il riscatto baronale di Resina, Torre del Greco, Portici e Cremano resta una delle pagine più memorabili della storia delle quattro città vesuviane.

La scoperta di Ercolano e la nascita del Miglio d'Oro[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso al Teatro sotterraneo dell'antica Ercolano

Nel 1709 Emanuele Maurizio di Lorena Principe D’Elbeuf, mentre stava costruendo il suo palazzo presso il litorale di Portici venne a sapere che un tale Nocerino, detto Enzechetta, nello scavare un pozzo in un podere alle spalle del convento degli agostiniani di Resina si imbatté in marmi e colonne antiche. Decise di comprare il fondo e nel 1711 avviò degli scavi attraverso pozzi e cunicoli che raggiunsero l'antico Teatro di Ercolano da cui estrasse statue, marmi e colonne che tenne per sé o inviò in dono presso amici, parenti e regnanti europei.

Grazie a lui il re Carlo III di Borbone decise di acquistare il fondo e avviare scavi sistematici mentre in Europa si diffuse a macchia d’olio la fama dell’antica Ercolano che influenzò enormemente la cultura dell’epoca dando impulso al movimento culturale che fu chiamato Neoclassicismo e alla moda dell’aristocrazia inglese di svolgere il Grand Tour attraverso l'Europa, fino all'Italia e alla Grecia.

Un tratto del Miglio d'Oro

Il successo dei ritrovamenti spinse il re a costruire nel 1740 un palazzo reale nelle vicinanze degli scavi di Resina entro i confini del casale di Portici che da quel momento assunse il titolo di Real villa di Portici. Nella nuova reggia estiva raccolse i ritrovamenti ercolanesi realizzando in un'ala del palazzo l’Herculanense Museum che apriva per lo stupore e la meraviglia dei suoi ospiti.

Le collezioni si arricchirono ancora di più a partire dal 1750 quando cominciò l'esplorazione della grandiosa villa suburbana appartenuta alla famiglia dei Pisoni, nella quale fu rinvenuta una gran quantità di bellissime statue in bronzo e in marmo, come i due Lottatori (o Corridori) e il Mercurio Dormiente. Ma ancora più straordinario fu il ritrovamento, nel 1752, dei papiri carbonizzati della biblioteca della villa che da quel momento divenne nota in tutto il mondo come Villa dei Papiri[5]. Essi furono meticolosamente srotolati grazie ad una macchina appositamente inventata in quegli anni da Padre Antonio Piaggio e rivelarono opere del filosofo epicureo Filodemo da Gadara.

Con l’arrivo dei reali a Portici tutta l’aristocrazia della capitale scelse di realizzare sontuose dimore estive lungo la Via Regia delle Calabrie e nelle campagne circostanti, tra Barra, oggi quartiere orientale di Napoli, e Torre del Greco. Ma soprattutto tra Villa de Bisogno a Resina e Palazzo Vallelonga a Torre del Greco la quantità e la qualità degli edifici era tale che quel tratto di strada fu denominato il Miglio d’Oro.

Tra le più prestigiose si annoverano Villa Campolieto, progettata da Luigi Vanvitelli, Villa Riario Sforza, nota anche come Villa Aprile, e Villa Favorita, di Ferdinando Fuga, chiamata così perché preferita dalla regina Maria Carolina d’Asburgo al punto che Ferdinando IV la acquistò nel 1792 conferendole la denominazione di Real villa della Favorita.

Nel 1788 il sacerdote Benedetto Cozzolino fondò in via Trentola, presso la sua abitazione, la prima scuola per sordomuti del Regno di Napoli, seconda in Italia solo a quella di Roma.

Dalla Repubblica Partenopea al Regno di Gioacchino Murat[modifica | modifica wikitesto]

Il Crocifisso del 1799 in via Pugliano

Il 14 giugno del 1799, negli ultimi giorni della Repubblica Partenopea, tra la Favorita e il Granatello di Portici si combatté forse l’ultima battaglia tra l’armata della Santa Fede e i repubblicani con la vittoria dei primi. Lungo via Pugliano fu abbattuto l’albero della libertà impiantato dai repubblicani giacobini e al suo posto fu eretto un crocifisso. Ristabilita la monarchia borbonica, solo nel 1802 Ferdinando IV decise di lasciare Palermo e fare ritorno a Napoli e il 27 giugno sbarcò all'approdo della Favorita. Durante il periodo francese tra il 1806 e il 1815, il re Gioacchino Murat, frequentò molto Villa Favorita, e sotto il suo regno il tatto della strada regia per le Calabrie, che fino ad allora deviava verso via Dogana, fu rettificata comportando lo scavalcamento di via Mare e la demolizione della vecchia chiesa di Santa Caterina che fu ricostruita lungo il nuovo tratto.

Ottocento e primo Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Con il ritorno dei Borboni fu dato nuovo impulso all’industria e alla tecnica. Nel 1839 fu inaugurata la prima ferrovia italiana da Napoli a Portici e nei due anni seguenti fu prolungata in direzione di Castellammare di Stabia attraversando il territorio di Resina lungo tutto il tratto di costa, privandola del litorale sabbioso. Nella seconda metà dell’Ottocento sorsero diversi opifici industriali tra cui alcune concerie e una fabbrica di vetro. Nonostante i primi insediamenti manifatturieri, Resìna mantenne un aspetto di paese agricolo celebrato per la salubrità del clima; Lorenzo Giustiniani, nel 1804 aveva così descritto: “Vi si respira un’aria sanissima. Il terreno produce frutta squisitissime, ottimi vini, e il mare da ricca pesca de eccellente sapore. Vi si veggono grandiosi ed eleganti casini… con de’ loro rispettivi giardini, o ville, formate con sopraffino gusto di disegno, adornate di vaghe fontane, peschiere, statue ed altri ornamenti da renderle mirabili agli occhi degl’intendenti… Loda per quanto voglia Orazio la sua Baia, e sino a non esservi luogo simile nel mondo, ch’io dirò esser tale appunto la nostra Resina.”[6]

Nel 1845 fu inaugurato il Real Osservatorio Vesuviano, primo osservatorio vulcanologico nel mondo.

Nel 1863 il pittore resinese Marco De Gregorio fondò la Scuola di Resìna.

Nel 1865 il re Vittorio Emanuele II inaugurò i nuovi scavi a cielo aperto.

Nel 1880 fu inaugurata la Funicolare del Vesuvio che ispirò la canzone Funiculì funiculà divenuta celebre in tutto il mondo. Nel 1895 a Resina fu inaugurato l’Acquedotto Vesuviano, che traeva le acque dal Serino e le forniva ai comuni vesuviani.

Negli anni tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima guerra mondiale Resìna fu luogo di residenza e di villeggiatura non solo dell'aristocrazia ma anche della borghesia napoletana che realizzò numerose residenze sia accanto a quelle storiche del Miglio d’Oro, come Villa Battista, in elegante stile liberty, sia lungo la via che da Pugliano saliva verso San Vito (oggi via G.Semmola).

Tra gli ospiti e i cittadini illustri di questo periodo si citano: Arnaldo Cantani, medico e scienziato di fama internazionale; Gabriele D’Annunzio che tra il 1892 e il 1893 fu ospite in villa D’Amelio dove trovò ispirazione per le sue opere del periodo napoletano e dove visse la travagliata storia d’amore con Maria Gravina; Vincenzo Semmola, avvocato e studioso dei vigneti vesuviani; l’8 gennaio del 1887 nacque Adriano Tilgher, filosofo e critico letterario, tra i massimi studiosi di Luigi Pirandello; il 13 giugno del 1889 nacque in villa Faraone Amadeo Bordiga, fondatore del Partito Comunista d’Italia con Antonio Gramsci. Tra il 1879 e il 1885 in Villa Favorita risiedé Ismail Pascià, Kedivé d’Egitto, noto nel mondo per aver inaugurato il Canale di Suez, venuto in esilio in Italia e sistemato a Resìna dal governo italiano. Antonio Salandra, politico e Primo Ministro del Regno d’Italia e il conte Carlo Sforza, diplomatico italiano e Ministro degli Esteri, furono tra gli ospiti abituali di Villa Aprile. A tali personaggi si aggiungono i numerosi e illustri visitatori provenienti dal resto d’Italia e del mondo per ammirare le meraviglie di Ercolano, il suo teatro sotterraneo e per ascendere al cono del Vesuvio.

Nel 1904 entrò in funzione il ramo della ferrovia Circumvesuviana che da Napoli conduceva a Torre Annunziata e a Poggiomarino. La ferrovia tagliava il parco superiore della Reggia di Portici, sbucava in piazza Pugliano ed aveva la fermata subito dopo la piazza. Dopo la terribile eruzione del 1906 le pendici del Vesuvio furono ricoperte da una spessa coltre di cenere che durante le piogge intense discendeva a valle in forma fangosa.

Nel 1911 Giuseppe Mercalli fu nominato Direttore dell’Osservatorio Vesuviano. Il 21 settembre dello stesso anno, a seguito di un violento nubifragio che si abbatté sulla zona vesuviana, una enorme colata di fango si riversò sul centro cittadino invadendo via Trentola fino al primo piano degli edifici causando numerosi morti. In seguito, durante il periodo fascista, furono realizzati degli alvei protetti per incanalare le acque piovane facendole defluire verso il mare.

Nel 1927 il re Vittorio Emanuele III inaugurò il nuovo ingresso degli Scavi di Ercolano sul Corso Ercolano e furono avviati i lavori per la costruzione di Via IV Novembre che collegava il nuovo ingresso alle stazioni della ferrovia Circumvesuviana e della Funicolare del Vesuvio a piazza Pugliano.

Nel 1930 fu inaugurata l’autostrada Napoli-Pompei e fu aperto il casello di Resina.

Dal dopoguerra ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Il mercato di Pugliano (o di Resina) con la Basilica di Santa Maria a Pugliano sullo sfondo

Negli anni dell'immediato dopoguerra nacque in via Pugliano il mercato dei panni usati, conosciuto anche come mercato di Resìna, che raggiunse notorietà nazionale e internazionale negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso.

Come tutta la fascia costiera vesuviana, Resina fu interessata da una massiccia espansione urbanistica nonostante i rischi derivanti dall'attività del Vesuvio che, pur trovandosi in uno stato dormiente dopo l’ultima eruzione del 1944, resta un vulcano attivo.

Il 12 febbraio del 1969, a due anni dalla delibera del Consiglio Comunale, il Presidente della Repubblica decretò il cambio di toponimo da Resina ad Ercolano. Quasi contestualmente, fu cambiata la denominazione del corso principale della città da Corso Ercolano in Corso Resina.

Gli anni recenti della moderna Ercolano sono caratterizzati da ombre e luci: da un lato vi è stata una forte crisi industriale che ha portato alla chiusura delle principali attività industriali presenti (concerie, industrie meccaniche), con conseguente crisi economica e sociale e diffusione della microcriminalità; dall'altro lato, sono nate numerose attività che hanno spinto verso la riqualificazione del territorio, a partire dal patrimonio delle ville del Miglio d’Oro, per un rilancio in chiave turistica e culturale.

Nel 1971 è stato istituito l’Ente per le Ville Vesuviane, oggi Fondazione, la cui sede operativa dal 1984 è nella restaurata Villa Campolieto.

Il MAV, il Museo Archeologico Virtuale di Ercolano

Nel 1995 è istituito l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio ed Ercolano è tra i 13 Comuni dell’area del Parco. Lungo la strada che sale al cratere del Vesuvio, nel 2005 è stato realizzato il museo all'aperto di arte contemporanea Creator Vesevo formato da dieci sculture in pietra lavica di altrettanti artisti di fama mondiale.

Nel 1997 gli Scavi di Ercolano sono inclusi nella Lista del Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco e Il Vesuvio e il Miglio d'Oro sono stati inseriti nella rete mondiale di riserve della biosfera nell'ambito del programma Unesco MAB (Man and Biosphere). Tra il 1997 e il 2012 Villa Ruggiero è sede di società di sviluppo territoriale dell’area della costa vesuviana: il Patto Territoriale del miglio d’Oro e Tess Costa del Vesuvio.

Nel 2005 è stato inaugurato il MAV, il Museo Archeologico Virtuale, nell'edificio restaurato dell’ex mercato coperto comunale ed ex scuola Media Iaccarino.

Luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scavi archeologici di Ercolano.

Scavi archeologici di Ercolano[modifica | modifica wikitesto]

Ingresso degli Scavi Archeologici di Ercolano dal centro della città

Gli scavi archeologici di Ercolano sono meta fissa di circa 300.000 di turisti l'anno: nel 2012 hanno registrato 288.536 presenze risultando il 16° monumento più visitato d'Italia[7].

Da pochi anni è stato realizzato il nuovo accesso agli scavi, con un'ampia area adiacente che comprende un parcheggio a raso e interrato, un'area a verde attrezzato e punti di ristoro e vendita di souvenirs. Oltre all'area archeologica, in alcune occasioni opportunamente pubblicizzate sul sito della Soprintendenza Archeologica di Pompei è visitabile il padiglione della barca di Ercolano, ritrovata sull'antico litorale della città.

Dal civico in Corso Resina n. 123 è possibile discendere al Teatro di Ercolano; l'accesso è consentito esclusivamente per finalità scientifiche e di studio previa autorizzazione della Direzione degli Scavi di Ercolano e solo quando le condizioni del sottosuolo lo permettono.

Ville del Miglio d'Oro[modifica | modifica wikitesto]

Una veduta parziale del Miglio d'Oro da Villa Ruggiero: in primo piano Villa Battista e, dietro, Villa Favorita con il suo parco. Sullo sfondo, l'isola di Capri

Corso Resina, il corso principale della città che collega Ercolano a Napoli, possiede un tratto denominato Miglio d'Oro, per la presenza di alcune tra le più belle e sfarzose ville vesuviane del XVIII secolo, costruite o abbellite da famosi scultori o architetti come Luigi Vanvitelli o Ferdinando Fuga. Tra le più fastose vi sono Villa Aprile (oggi sede del lussuoso Miglio d'Oro Park Hotel), Villa Favorita, Villa Campolieto, Villa Ruggiero sedi di eventi culturali, spettacoli e concerti. Villa Campolieto, Villa Ruggiero e il Parco sul mare della Villa Favorita, di proprietà della Fondazione Ente per le Ville Vesuviane, sono aperte al pubblico.

Nel 1997 l'area del Miglio d'Oro, insieme al complesso Somma-Vesuvio, è stata inserita nella rete mondiale di riserve della biosfera nell'ambito del programma Unesco MAB (Man and Biosphere).

Negli ultimi anni la definizione precisa di Miglio d'Oro è sfumata, in quanto per finalità di promozione turistica e di sviluppo territoriale dei paesi vicini, il concetto di Miglio d'Oro, che originariamente indicava il tratto ercolanese della via Regia delle Calabrie e il primo tratto nel comune di Torre del Greco, è stato esteso anche ai comuni di Portici e di San Giorgio a Cremano. Sul territorio dei quattro Comuni cosiddetti "del Miglio d'Oro", oltre che su quello dei quartieri napoletani di Barra e San Giovanni a Teduccio, insistono le 121 ville vesuviane del XVIII secolo censite dall'Ente Ville Vesuviane.

Basilica di Santa Maria a Pugliano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Basilica di Santa Maria a Pugliano .

Sita nell'omonima piazza, è la principale chiesa di Ercolano nonché la più antica della città e dell’intera area vesuviana. È di notevole pregio storico e artistico. È basilica pontificia dal 1574.

Mercato di Pugliano[modifica | modifica wikitesto]

Situato lungo l'omonima strada nel centro antico della città, il mercato di Pugliano, anche detto mercato di Resina, Resina, o mercato delle pezze, è famoso per la vendita di abiti usati, mecca per gli appassionati del genere vintage a prezzi irresistibili.

Nacque quasi per caso subito dopo l’arrivo delle truppe alleate a Napoli nel 1943 quando lungo la via Pugliano risalivano i camion dell’esercito americano verso l’autostrada carichi di indumenti e materiali vari; durante la sosta al passaggio a livello della ferrovia Circumvesuviana, qualche abitante del posto riusciva spesso ad “asportare” numerosi beni di vestiario e perfino i paracadute che venivano smembrati e riutilizzati per confezionare corsetti, panciere e reggiseno. Quando le truppe alleate lasciarono Napoli comparvero le prime improvvisate bancarelle lungo la strada dove si rivendeva un po’ di tutto quanto era stato recuperato dagli alleati.

A questo originario commercio si affiancò l’importazione di abiti dismessi dalle comunità italo-americane e da altri paesi del centro e del nord Europa che arrivavano nelle caratteristiche balle che venivano aperte sui marciapiedi lasciando che gli avventori scegliessero dal mucchio, in dialetto “o muntone”, i capi di loro preferenza pagandoli a prezzi irrisori. Se il successo dei primi anni era legato alle condizioni di indigenza di gran parte della popolazione nell’immediato dopoguerra, nei decenni successivi il mercato di Pugliano divenne un punto di riferimento per tutti gli amanti del vintage e dell’occasione. Nel 1963 Sergio Zavoli dedicò al mercato un documentario per la RAI TV.

Museo MAV[modifica | modifica wikitesto]

Il Museo archeologico virtuale, sito in via IV Novembre nella struttura recuperata dell'ex mercato comunale di inizio XX secolo ed ex scuola, arricchisce la visita agli Scavi archeologici con originali esposizioni sull'antica città, gli usi, i costumi e le tradizioni e la tragica eruzione del 79 d.C.

Parco Nazionale del Vesuvio, cratere del Vesuvio, Museo di arte contemporanea all'aperto Creator Vesevo, Osservatorio Vesuviano[modifica | modifica wikitesto]

Il cratere del Vesuvio

Ercolano è uno dei tredici Comuni ricadenti nell'area del Parco Nazionale, il più piccolo d'Italia, ma uno dei più importanti al mondo per essere situato sul più celebre vulcano del pianeta. La via di accesso al cratere sale da via San Vito o da via Vesuvio e prosegue per via Osservatorio (12 km dal centro di Ercolano).

Nel 1997 il complesso vulcanico Somma-Vesuvio è stato inserito, insieme all'area del Miglio d'Oro, nella rete mondiale di riserve della biosfera nell'ambito del programma Unesco MAB (Man and Biosphere).

Lungo la strada è situato il museo di arte contemporanea all'aperto Creator Vesevo che raccoglie dieci sculture in pietra lavica realizzate da altrettanti artisti italiani ed esteri di fama mondiale. Sono visitabili anche i sentieri del Parco Nazionale del Vesuvio e il museo dell'Osservatorio Vesuviano.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Sin dai tempi dell’antica Ercolano il territorio ha visto la presenza di artisti e letterali di fama internazionale: la Villa dei Pisoni, ad esempio, era un centro internazionale di studi filosofici epicurei. Nella metà del ‘400 Antonio Beccadelli, detto il Panormita, edificò una villa sul litorale di Resina che chiamò Plinianum presso la quale si riunivano gli esponenti del Porticus Antonianum (in seguito chiamato Accademia Pontaniana, da Giovanni Pontano). La scoperta dell’antica città sepolta e l’avvio degli scavi fecero affluire a Resina scrittori e artisti da tutta Europa e gli Scavi divennero meta obbligata del Grand Tour.
Con la costruzione della reggia di Portici e le ville del Miglio d’Oro la città fu meta dei principali architetti, pittori e scultori del Regno e molte ville divennero importanti e frequentati salotti culturali.
Nel 1863 il pittore resinese Marco De Gregorio fondò la Scuola di Resina, un movimento pittorico che rompeva con la tradizione accademica avvicinandosi a quello dei macchiaioli ed ebbe come massimi rappresentanti, oltre al De Gregorio, Adriano Cecioni, Giuseppe De Nittis, Federico Rossano, Eduardo Dalbono, Nicola Palizzi e Antonino Leto.
Tra il 1892 e il 1893 Gabriele D’Annunzio fu ospite a villa D’Amelio a Resina dove trovò ispirazione per i suoi lavori letterari.
Con l’istituzione dell’Ente per le Ville Vesuviane e il conseguente acquisto e recupero di Villa Campolieto, la città di Ercolano ospitò eventi internazionali come la mostra internazionale d’arte contemporanea Terrae Motus, del 1987 voluta da Lucio Amelio all’indomani del sisma del 1980. Villa Campolieto ospita ogni estate il Festival delle Ville Vesuviane ed è sede della scuola superiore di studi manageriali Stoà.

Dal 2005 il MAV, il Museo Archeologico Virtuale, offre un approccio multimediale e innovativo alla conoscenza della storia dell'antica Ercolano e dell'eruzione del 79 d.C..

La mostra permanente di sculture in pietra lavica Creator Vesevo lungo la strada che sale al cratere del Vesuvio è una delle più originali installazioni all'aperto in Italia.

Persone legate a Ercolano[modifica | modifica wikitesto]

Gli Scavi di Ercolano e il Vesuvio sono stati visitati nel corso dei secoli da innumerevoli illustri personaggi: scienziati, artisti, letterati, statisti e sovrani provenienti da ogni parte del mondo. L'elenco che segue, invece, menziona soltanto personaggi illustri, o quanto meno noti in uno specifico ambito, nati a Resina/Ercolano o che per qualsiasi altro motivo sono legati alla città:

cuciniello luciano (resina 1939 ercolano 1984 ) politico (consigliere comunale e provinciale)

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Le attività storicamente praticate a Resina sono state l’agricoltura, la pesca, l’estrazione e la lavorazione della pietra lavica, la carpenteria edile e il commercio al minuto. L’agricoltura era diffusa su tutto il territorio cittadino fino alle pendici del Vesuvio e godeva di una particolare condizione sia di clima mite che di fertilità dei suoli di tipo vulcanico che hanno reso le produzioni vesuviane sempre eccellenti. La pesca era praticata lungo il litorale e nel mar Tirreno e fiorente era la pesca del corallo come nella vicina Torre del Greco.

I resinesi erano noti in tutta l’area vesuviana come abili scalpellini e carpentieri e molte maestranze locali lavorarono alla pavimentazione delle strade principali e alla realizzazione delle ville del XVIII secolo, sia sul Miglio d’Oro che nei paesi vicini. Il commercio di prodotti agricoli e di beni di sussistenza è stato fiorente sia in città che nel circondario. Nell’Ottocento furono impiantati i primi opifici industriali soprattutto lungo il tratto costiero già alterato dalla costruzione della linea ferroviaria. Tra le principali attività industriali impiantate vi erano una fabbrica di vetro, concerie, una fabbrica di materiale ferroviario.

Dal secondo dopoguerra si svilupparono il comparto tessile, soprattutto intorno alle attività del mercato di Pugliano – commercio, selezione, confezioni – e il florovivaismo, praticato sui terreni costieri, adatti alla coltivazione di fiori e sementi. L’espansione delle attività legate al commercio e al trattamento degli abiti usati e dei pellami è entrata in contrasto con i piani paesistici di tutela ambientale e molte aziende ercolanesi si sono trasferite in altre località della provincia di Napoli e della Campania non soggette a vincoli stringenti. Allo stesso modo hanno chiuso le concerie e tutti i grandi opifici presenti sulla costa. Il comparto florovivaistico, che si è sviluppato lungo tutto il litorale a sud di Napoli, ha in Ercolano uno dei centri di maggiore produzione. La realizzazione del mercato dei fiori su via Benedetto Cozzolino ha dato linfa e impulso al settore; ogni anno ospita la fiera internazionale Flora dedicata al fiore reciso.

Il turismo, pur comprendendo diverse strutture ricettive, non ha mai costituito una voce importante del PIL cittadino né sono identificabili le caratteristiche di un distretto turistico locale in quanto gli Scavi e il Vesuvio, nonostante i numeri, sono meta soprattutto di turismo escursionistico da Napoli e Sorrento. Si segnalano tre strutture alberghiere a 4 stelle, una sul mare di fronte agli scogli della Scala, dotata di un complesso di quattro piscine di cui una olimpionica, una lungo il Miglio d’Oro, nella ex villa Aprile, e una più recente e piccola, in villa Signorini. Vi sono anche diversi affittacamere e bed&breakfast dislocati soprattutto intorno al Miglio d’Oro e alle pendici del Vesuvio. Nei pressi del nuovo parcheggio degli Scavi in via Plinio e al parcheggio presso l’accesso al cono del Vesuvio vi sono stand per la vendita di souvenir.

Lungo la via Benedetto Cozzolino sono concentrate numerose attività di vendita di auto usate.

Per quanto riguarda il numero delle aziende, dai dati del Censimento ISTAT [8] dell’Industria e dei Servizi del 2011 risultano 2092 imprese con 4585 addetti. Di queste circa la metà (1011) fanno capo alle voci commercio all’ingrosso così suddivise: 545 imprese sono nel settore del commercio al dettaglio, 334 in quello all’ingrosso, 66 sono quelle di commercio (all’ingrosso e al dettaglio) e riparazione di autoveicoli e motocicli. Altre voci più significative sono: le attività professionali, scientifiche e tecniche con 232 imprese, attività manifatturiere (154 imprese), costruzioni (151), assistenza sociale e sanitaria (131), servizi di alloggio e ristorazione (124). Per quanto concerne la forma giuridica, 21 sono le Spa e le Sapa, 274 le Srl, 19 le cooperative, 1490 sono ditte individuali, liberi professionisti e lavoratori autonomi.

Nel 2011 sono stati registrati 16.067 dichiaranti per un importo complessivo di € 346.410.631, con una media di € 21.560 rispetto ai dichiaranti e € 6.471 rispetto alla popolazione (PIL pro-capite) [9]

Società[modifica | modifica wikitesto]

Ercolano è al 9º posto, per popolazione residente, tra i Comuni della provincia di Napoli.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[10]

Per ragioni storiche, economiche e demografiche nel corso dei secoli le vicende di Ercolano sono andate di pari passo con quelle dei Comuni vicini, soprattutto Portici e Torre del Greco, alternando momenti di coesione, come nel caso del Riscatto Baronale del 1699, a momenti di accesa rivalità. Ercolano, infatti, è stata spesso sacrificata nella dotazione di servizi e infrastrutture a vantaggio delle vicine Portici e Torre del Greco (stazione, porto, ospedale, uffici giudiziari, e altri organi periferici – catasto, INPS –) ma le supera in termini di destinazione turistica, notorietà internazionale e migliore viabilità interna e collegamenti. Per questi motivi gli ercolanesi frequentano assiduamente le due città vicine per affari e tempo libero mentre molti porticesi e torresi si sono trasferiti nelle zone di più recente espansione residenziale di Ercolano.

Ercolano, come le altre città della provincia di Napoli, ha subito una forte presenza di camorra ed è stata spesso turbata da episodi di cronaca nera legati alle attività criminali dei clan locali. Nel 1993 il Consiglio Comunale fu sciolto per infiltrazioni camorristiche anche se non è stata mai provata alcuna connessione tra politica locale e criminalità organizzata. Anzi proprio in quegli anni, a cominciare dalla grandiosa marcia anticamorra nel novembre del 1994 attraverso le vie del centro storico con la partecipazione di 10.000 cittadini, cominciò a svilupparsi una forte intesa tra cittadinanza, clero cittadino, associazionismo e volontariato, amministrazione comunale, commercianti, forze dell’ordine e associazioni nazionali antimafia e antiracket che ha fatto di Ercolano una delle città del Meridione che si sono ribellate alla mafia e al racket delle estorsioni. Sebbene esista ancora una presenza criminale, a Ercolano i commercianti hanno avuto il coraggio di denunciare i propri aguzzini e farli condannare e nel 2009 è nata Radio Siani, una radio anticamorra che ha sede in un bene confiscato ai clan locali.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione sportiva di Ercolano è stata per diversi anni focalizzata attraverso le tre squadre cittadine dell'Associazione Calcio Ercolano 1924, per quanto riguarda il calcio maschile, lo Sporting Club Ercolano per quanto riguarda il basket maschile e l'Ercolano Volley nella pallavolo femminile.

La squadra di calcio cittadina, l'Associazione Calcio Ercolano 1924, ha militato per molti anni in Serie C, fornendo anche giocatori alle squadre più blasonate (come per esempio Salvatore Matrecano), e lo stadio "Raffaele Solaro" ha visto giocare contro la formazione locale squadre come il Palermo, il Catania, squadre che oggi giocano tutte in massima serie e la Reggina che milita nel campionato cadetto.

Il basket è presente ad Ercolano dal 1980, quando fu fondato lo Sporting Club Ercolano, attualmente di stanza stabile nel campionato regionale di serie D maschile.

Forte è anche la tradizione della pallavolo femminile, dove la compagine ercolanese ha giocato per diversi anni in Serie B, sforando l'epica impresa dell'arrivo in Serie A, prima che una serie di crisi societarie la riportassero in Serie C.

Pochi, invece, i campioni sportivi d'origine ercolanese, anche a causa della persistente mancanza di strutture sportive degne di tale nome. Salvatore Matrecano, Francesco Volpe Antonio Langella, Ciro Pezzella, calciatori, ne sono una lieta eccezione.

Dopo aver disputato nella stagione sportiva 2003-2004 il campionato di serie D, girone G, nonostante la salvezza ottenuta sul campo, il titolo sportivo fu venduto ai "cugini" vicini della Turris - la squadra di Torre del Greco - militando così, dalla stagione successiva, in Eccellenza regionale fino all'amara retrocessione nella categoria inferiore (la Promozione) nel campionato 2010-2011. Nella stagione seguente, acquista il titolo del Città di Pompei e con questo nome gioca in Eccellenza regionale

Eventi sportivi[modifica | modifica wikitesto]

  • Scalata del Vesuvio (ogni anno, dal 1996), organizzata dalla società Ercosport attiva sul fronte del podismo amatoriale.

Situazione climatica[modifica | modifica wikitesto]

Esiste ad Ercolano città (97 m s.l.m.) una stazione meteo professionale che monitora 24 ore su 24 la situazione meteo in termini di:

  • temperatura
  • umidità
  • pressione
  • intensità e direzione vento
  • pioggia
  • radiazione solare ultravioletta (indice UV)
  • radiazione solare infrarossa
  • fulminazioni

I dati della stazione sono resi disponibili mediante un sito internet dedicato il cui indirizzo è: Meteo Ercolano

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti con Napoli[modifica | modifica wikitesto]

Ercolano dista 12 km circa dal centro di Napoli, che è possibile raggiungere in diversi modi:

  • Autostrada: A3 Napoli-Salerno-Reggio Calabria; Uscite di Ercolano-Portici e Ercolano Miglio d’Oro; tempo medio di percorrenza dal casello di Napoli/Barra: 5 minuti
  • SS18: Corso Resina
  • Aeroporto: Napoli Capodichino; tempo medio di percorrenza: 15 minuti via autostrada
  • Ferrovia Circumvesuviana: Linee Napoli–Sorrento e Napoli–Poggiomarino (via Scafati); stazioni di Ercolano Scavi (centro) e Ercolano Miglio d’Oro; tempo di percorrenza: 15 minuti da Napoli – 10 minuti con direttissimo-DD (solo per Ercolano Scavi) -, 20 minuti da Pompei, 50 minuti da Sorrento; frequenza media: ogni 20 minuti
  • Ferrovie dello Stato: Linee Napoli–Castellammare di Stabia e Napoli–Salerno–Reggio Calabria; stazione di Portici-Ercolano (Piazza San Pasquale, Portici); tempo medio di percorrenza: 15 minuti da Napoli Centrale a Portici-Ercolano; frequenza media: ogni 30 minuti
  • Autolinee ANM:

157: Napoli (Via Brin) – Ercolano (Via Panoramica, Via IV Novembre, Corso Italia, Corso Resina); tempo medio di percorrenza: 40 minuti; frequenza media: ogni 40 minuti

  • Linea 1 Napoli – Sorrento; approdo della Favorita; tempo medio di percorrenza: 35 minuti da Napoli molo Beverello

Trasporto locale[modifica | modifica wikitesto]

  • Autolinee ANM:

3: Portici – Ercolano (Via Consiglio, Corso Umberto, Via Quattro Orologi, Via Marconi, Via Panoramica, Via B. Cozzolino, località Monaco Ajello); frequenza media: ogni 74 minuti

5: Portici (stazione FS) – Ercolano (Via Consiglio, Corso Umberto, Via Quattro Orologi, Corso Resina, Via IV Novembre, Via Panoramica, Via B.Cozzolino, Via Vesuvio) – Torre del Greco; frequenza media: ogni 77 minuti

176: Portici (stazione FS) – Ercolano (Corso Resina, Via IV Novembre, Via Panoramica, località San Vito) frequenza media: ogni 37 minuti

177: Portici (stazione FS) – Ercolano (Corso Resina, Via IV Novembre, Via Panoramica, Via B. Cozzolino) – San Sebastiano al Vesuvio; frequenza media: ogni 43 minuti

655: Portici (stazione FS) – Ercolano (Corso Resina) – Torre del Greco; frequenza media: ogni 25 minuti

  • Taxi collettivi: (stazionamento nel piazzale antistante la stazione Circumvesuviana Ercolano Scavi) collegamenti con gli Scavi archeologici e il cratere del Vesuvio

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat al 31/08/2013
  2. ^ Bartolomeo Capasso, Monumenta ad Neapolitani Ducatus Historiam pertinentia, Napoli 1885
  3. ^ Raffaele Oliviero, Santa Maria a Pugliano Guida storica e artistica, pagg. 16-17 Edizioni Pro Ercolano, Ercolano, 1983
  4. ^ Antonio Formicola, Il porto borbonico del Granatello, Napoli, 1984, pagg. 19-20
  5. ^ Il Paul Getty Museum di Malibu in California, è stato realizzato riproducendo la pianta della villa dei Papiri realizzata de Karl Weber del 1751
  6. ^ Lorenzo Giustiniani, Dizionario geogafico-ragionato del Regno di Napoli, tomo VII, Napoli, 1804, pag. 371
  7. ^ Minbac, Ufficio Statistica, Anno 2012
  8. ^ //dati-censimentoindustriaeservizi.istat.it/
  9. ^ www.comuni-italiani.it/063/064/statistiche/
  10. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • D'Angelo Giovanni, "Resina da castellania a baronia", Libreria S. Ciro 1999
  • Mario Carotenuto, "Ercolano attraverso i secoli", Napoli 1980
  • Mario Carotenuto, "Da Resina ad Ercolano", Napoli 1983
  • Mario Carotenuto, "Ercolano e la sua storia", Napoli 1984
  • Salvatore Di Giacomo, "Nuova guida di Napoli, Pompei, Ercolano, Stabia, Campi Flegrei, Caserta etc.", Napoli 1923
  • CNR, Bologna, 2000
  • Antonio Irlanda, "Noi, oratoriani di Resina", Ercolano 2002

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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