Censura cinematografica

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La censura cinematografica è il mezzo attraverso il quale una autorità attua il controllo preventivo di un'opera cinematografica, autorizzando o negando la sua proiezione in pubblico, o limitandone la visione ad un pubblico adulto.

Storia della censura cinematografica in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stato si è sempre riservato la possibilità di intervenire sui contenuti di rappresentazioni pubbliche, offensivi alla morale e al buon costume o pericolosi per l'ordine pubblico, ancora prima della nascita del cinematografo. Risale tuttavia al 1913[1] la prima legge che introduceva un vero e proprio intervento censorio sulle proiezioni, allo scopo di impedire la rappresentazione di spettacoli osceni o impressionanti o contrari alla decenza, al decoro, all'ordine pubblico, al prestigio delle istituzioni e delle autorità.

Il successivo regolamento[2] elencava una lunga serie di divieti e trasferiva il potere di intervento dalle autorità locali di pubblica sicurezza al Ministero dell'Interno. Questi, dopo il giudizio espresso da un revisore, rilasciava il nulla osta, eventualmente eliminando alcune parti della pellicola giudicate non idonee alla proiezione. Era prevista comunque la possibilità di un secondo grado di giudizio, al quale poteva essere sottoposta la pellicola se giudicata in primo grado non idonea.

Nel 1920 un Regio Decreto[3] istituì una vera e propria commissione, composta anche da soggetti esterni alle istituzioni: ne facevano parte, oltre a due funzionari di pubblica sicurezza, un magistrato, un educatore o un rappresentante di associazioni umanitarie, una madre di famiglia, un esperto di arte o di letteratura e un pubblicista. Con questo decreto si prevedeva anche che il copione del film venisse preventivamente sottoposto alla commissione prima dell'inizio delle riprese.

Il regime fascista confermò le disposizioni precedenti, intuendo fin dall'inizio le potenzialità del cinema come mezzo di comunicazione e utilizzandolo spesso a fini di propaganda politica. Il controllo, prima accentrato presso il ministero dell'Interno, venne in seguito affidato al Ministero della Cultura popolare. Venne introdotta la possibilità di sottoporre a revisione ogni fase della realizzazione del film, quindi la possibilità anche di interrompere le riprese, se necessario, e venne istituito un nulla osta anche per le pellicole destinate alla proiezione all'estero, nulla osta che poteva essere negato se il film era ritenuto dannoso per il decoro e il prestigio della nazione o se poteva turbare i rapporti internazionali. Nel 1926 fu anche introdotta la tutela dei minori, con un decreto[4] che consentiva il divieto della visione di alcuni film ai minori di 16 anni. Durante il ventennio, la censura venne "potenziata" sia in senso preventivo, sia per "istruire" le folle ai valori del regime, tanto che nel 1934 venne istituita una apposita Direzione generale per la cinematografia.

Con l'avvento della repubblica, contrariamente a quanto si pensa, non vennero introdotte sostanziali modifiche, nonostante l'articolo 21 della Costituzione consentisse la libertà di stampa e di tutte le forme di espressione. Su pressioni soprattutto del mondo cattolico, venne anzi aggiunto il comma che sancisce il divieto degli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. Presso la Presidenza del Consiglio fu istituito un Ufficio centrale per la cinematografia, al quale confluivano i giudizi delle commissioni di primo e secondo grado, che in sostanza erano rimaste quelle del 1923, anche se leggermente variate nella loro composizione. Nel 1949 fu emanata una legge, presentata dall'allora sottosegretario allo spettacolo Giulio Andreotti, che doveva sostenere e promuovere la crescita del cinema italiano e al contempo frenare l'avanzata dei film americani ma anche gli imbarazzanti "eccessi" del neorealismo. A seguito di questa norma, prima di poter ricevere finanziamenti pubblici, la sceneggiatura doveva essere approvata da una commissione statale.[5] Inoltre se si riteneva che un film diffamava l'Italia poteva essere negata la licenza di esportazione, insomma era nata una sorta di censura preventiva.[6]

La normativa attuale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1962 venne approvata una nuova legge sulla Revisione dei film e dei lavori teatrali[7], tuttora in vigore: pur apportando alcuni cambiamenti, essa confermava il mantenimento di un sistema preventivo di censura e assoggettava al rilascio del nulla osta la proiezione pubblica dei film e la loro esportazione all'estero.

In base a tale legge, il parere sul film viene dato da un'apposita Commissione di primo grado (e da una di secondo grado per i ricorsi), mentre il nulla osta è rilasciato dal Ministero del Turismo e dello Spettacolo.

Le Commissioni di censura, definite dalla legge "Commissioni per la revisione cinematografica", sono otto e fanno capo al Dipartimento dello Spettacolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ogni commissione è composta da un presidente (di solito un magistrato o un docente di diritto), due esponenti della categoria (produttori e distributori), due genitori in rappresentanza delle associazioni per i diritti dei minori, due esperti di cultura cinematografica, uno psicologo. Ad essi si affianca un esponente delle associazioni animaliste se nel film compaiono anche animali. Ad ognuna di queste otto commissioni sono assegnati dei film da visionare. Le commissioni possono approvare la diffusione del film per tutti o imporre un divieto ai minori. La casa distributrice dell’opera ha a disposizione 20 giorni per presentare appello, o per effettuare tagli e modifiche, di solito suggerite dalla commissione stessa, per rendere la pellicola adatta ad un pubblico di minori. Una volta accolto l’appello, la commissione visiona nuovamente il film e decide se confermare il divieto, abbassarlo dai 18 ai 14 anni oppure revocarlo definitivamente una volta accertata l’eliminazione delle scene suggerite. In caso di ulteriore rifiuto, è possibile il ricorso al TAR.

L'autore o il produttore del film può chiedere eventualmente di essere ascoltato dalla commissione, per "difendere" le ragioni del film e per evitare il rifiuto del nulla osta o il divieto della visione del film ai minori.

Il rilascio del nulla osta condizionato dal divieto ai minori di anni 14 o 18 si ripercuote anche sullo sfruttamento televisivo del film. Infatti i film ai quali viene negato il nulla osta e quelli vietati ai minori degli anni 18 non possono essere trasmessi in televisione, mentre i film vietati ai minori degli anni 14 possono essere trasmessi solo in determinate fasce orarie, regolate dalla successiva Legge 203 del 1995, per cui la trasmissione di film che contengano immagini di sesso o di violenza tali da poter incidere negativamente sulla sensibilità dei minori, è ammessa (...) solo fra le 23 e le 7.

Talvolta i distributori e i produttori anticipano le probabili richieste delle Commissioni, presentando alla revisione pellicole già ridotte nelle parti che condurrebbero ad un divieto per i minori.

Oggi, vista la soppressione del Ministero del Turismo e dello Spettacolo, le sue funzioni sono state delegate, dal 1998, al nuovo Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Sempre nel 1998 veniva abrogato l'art. 11, rimuovendo quindi la censura dalle opere teatrali.

A luglio 2007 il disegno di legge Modifiche alla legge 21 aprile 1962, n.161, in tema di revisione cinematografica, è stato approvato dal Consiglio dei ministri. Esso cancella la censura preventiva nei film, ma introduce nuovi paletti per la visione di film e cartoni: i produttori di programmi, film, cartoni dovranno autocertificare se il loro prodotto è per tutti, o deve essere vietato ai minori di 18, 14 o 10 anni (quest'ultimo divieto introdotto appositamente con questa legge), oppure affidarsi ad un'apposita Commissione di classificazione dei film per la tutela dei minori istituita presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali che esprimerà un parere sulla classificazione. Nel caso la classificazione autocertificata non sia poi considerata consona, sono previste sanzioni amministrative fino a 100.000 euro e l'arresto fino a sei mesi.[8][9]

Forme di censura parziale in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alla censura totale, dagli anni trenta fino agli anni novanta in Italia è stata in voga un'altra forma di censura, quella dei tagli mirati. In pratica si usava tagliare le parti di pellicola che non si voleva venissero mostrate, permettendo tuttavia di mandare in visione il film così mutilato.[10][11]

Lista dei film censurati in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Dall'Unità al Fascismo (1861-1922)[modifica | modifica wikitesto]

Durante il Fascismo (1922-1943 circa)[modifica | modifica wikitesto]

Durante il fascismo furono proibiti o tagliati i seguenti film:[12]

Di tutti i film prodotti in Unione Sovietica furono distribuite solo diciassette pellicole.

Durante la Repubblica (dal 1946)[modifica | modifica wikitesto]

La censura negli altri paesi[modifica | modifica wikitesto]

Negli USA non esiste censura cinematografica governativa, ma la classificazione dei film viene fatta direttamente dall'MPAA, Motion Picture Association of America, che raggruppa i 7 grandi studios di Hollywood: Buena Vista Distribution (Walt Disney), Sony Pictures, Metro-Goldwyn-Mayer, Paramount Pictures, Twentieth Century Fox (News Corporation), Universal Studios (NBC Universal) e Warner Bros. Pictures (AOL Time Warner).

L'MPAA attribuisce ai propri film 5 tipologie di classificazione:

  • Rated G: General audience, sono ammessi spettatori di tutte le età.
  • Rated PG: Parental guidance suggested, suggerito l'accompagnamento dei genitori, alcuni contenuti potrebbero non essere adatti per i bambini.
  • Rated PG-13: Si richiama fortemente l'attenzione dei genitori, alcuni contenuti potrebbero essere inappropriati per bambini al di sotto dei 13 anni.
  • Rated R: Restricted, al di sotto dei 17 anni è necessario essere accompagnati da genitori o da un adulto.
  • NC-17: Non è consentito l'ingresso ai minori di 17 anni.

Questa classificazione è composta da marchi protetti e può essere applicata solo ai film delle sette major. La classificazione X-rated, che non è mai stata registrata, veniva utilizzata inizialmente anche per film con contenuto per un pubblico adulto quali Arancia meccanica. Poiché l'industria della pornografia ha iniziato ad utilizzare questa classificazione per i propri film, le major l'hanno sostituita nel 1990 creando il marchio registrato NC-17. [15]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi visto censura.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Legge 785 del 25 giugno 1913
  2. ^ Regio Decreto 532 del 31 maggio 1914
  3. ^ Regio Decreto 531 del 22 aprile 1920
  4. ^ Regio Decreto 1848 del 6 novembre 1926
  5. ^ Andreotti era stato Sottosegretario per lo Spettacolo dal maggio 1947 all’agosto 1953. La norma è prevista all'art.6 della legge n. 958 del 29/12/1949. Lo stesso anno era stato emanato anche il D.P.R. 20 ottobre 1949, n. 1071 sulla pornografia
  6. ^ Mass media e anni '50
  7. ^ Legge 161 del 21 aprile 1962
  8. ^ Censura sui film addio. Nuove regole per i minori anche sui videogiochi, articolo de "Il Sole 24 ore", del 20 luglio 2007
  9. ^ Rivoluzione-censura: divieti per gli under 10 per i film obbligo di autocertificazione, articolo de "La Repubblica", del 20 luglio 2007
  10. ^ La censura al cinema negli anni trenta
  11. ^ Progetto di ricerca sulla censura cinematografica in Italia
  12. ^ Italia Tagli; M. Argentieri, G. Muscio, Censura, in « Enciclopedia del Cinema Treccani », 2003.
  13. ^ Nudi per vivere L'industria dell'erotismo attraverso numeri di varietà e sketch ripresi nei night-club e nei locali gay di Parigi...
  14. ^ http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/09/22/io-i-moratti-e-quel-film-censurato/
  15. ^ Milton Destro Chieli,Censura sotto accusa e libertà sbagliata in "Giornale del Mattino", 26 novembre 1960, p. 2

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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