Ferrazzano

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Ferrazzano
comune
Ferrazzano – Stemma
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Molise-Stemma.svg Molise
Provincia Provincia di Campobasso-Stemma.png Campobasso
Sindaco Vincenzo Fratianni (lista civica Ferrazzano) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 41°32′00″N 14°40′00″E / 41.533333°N 14.666667°E41.533333; 14.666667 (Ferrazzano)Coordinate: 41°32′00″N 14°40′00″E / 41.533333°N 14.666667°E41.533333; 14.666667 (Ferrazzano)
Altitudine 872 m s.l.m.
Superficie 16 km²
Abitanti 3 345[1] (31-12-2010)
Densità 209,06 ab./km²
Comuni confinanti Campobasso, Campodipietra, Gildone, Mirabello Sannitico
Altre informazioni
Cod. postale 86010
Prefisso 0874
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 070023
Cod. catastale D550
Targa CB
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti ferrazzanesi
Patrono sant'Antonio di Padova
Giorno festivo 13 giugno
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Ferrazzano
Posizione del comune di Ferrazzano nella provincia di Campobasso
Posizione del comune di Ferrazzano nella provincia di Campobasso
Sito istituzionale

Ferrazzano è un comune di 3.345 abitanti in provincia di Campobasso, a 4 km dal capoluogo molisano. Sorge a 872 metri s.l.m., su un'altura circondata da una pineta e dalla quale si gode un panorama che spazia dalla catena delle Mainarde a quella del Matese, fino alla Maiella, oltre che sulla città di Campobasso.

Origini[modifica | modifica sorgente]

Il vecchio borgo, adagiato principalmente sul versante meridionale, è stato costruito pietra su pietra dalla fatica quotidiana di un'esistenza dedicata quasi totalmente all'agricoltura. Esso si è conservato architettonicamente quasi intatto per secoli con le case attaccate l'una all'altra per motivi climatici e i numerosi vicoli tortuosi e a saliscendi. Del suo passato molto remoto poco o nulla è visibile ad occhio nudo ad eccezione di alcuni reperti antichi in mano a privati e a musei, mentre resti di mura megalitiche sono state individuate sul versante nord e lungo la zona detta del Torrione dove si notano grossi blocchi calcarei inglobati in costruzioni antecedenti il XVII secolo. Invece parte della cinta situata a valle, già segnalata nel 1699 ed eretta nelle vicinanze del tratturo Ponte della Zittola-Lucera, è stata riscoperta ultimamente dalla sezione locale dell'Archeoclub d'Italia.

Brevi cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Con la caduta prima di Boiano (305 a.C.), capitale del Sannio Pentro, Murgantia e Ferentinum (296 a.C.), la leggendaria Aquilonia(293 a.C.) ed infine Sepino, i Sanniti abbandonarono l'idea di continuare la guerra contro l'ormai collaudata macchina bellicista di Roma, ad eccezione di una parte dei Pentri ancora liberi. Furono proprio questi ultimi a conferire, nel 292 a.C. a Caio Erennio Ponzio, (il figlio del vincitore di Arpaia) il comando per una azione contro il console Fabio Gurgite in Campania. La fortuna arrise al comandante sannita; egli, infatti, riuscì ad infliggere una grave sconfitta al console romano che trovò scampo nella fuga. I Romani, però, si rifecero immediatamente con Q. Fabio Rulliano, esperto stratega, il quale riuscì a prendere prigioniero lo stesso Caio Ponzio che, portato a Roma, fu barbaramente decapitato. Le conseguenze per il Sannio, causate da tali conflitti, furono disastrose, aggravate in seguito dalla seconda guerra punica (217 a.C.) che fini di accentuare la miseria di un territorio già tanto martoriato dal pesante tallone del centurione romano; città grandi e piccole distrutte, miseria e abbandono ovunque. Nel 180 a.C. dopo la sottomissione degli Apuani, Roma deportò nel Sannio una colonia di Liguri Bebbiani per facilitarne il ripopolamento. Questo tipo di colonizzazione servì a fare rinascere momentaneamente l'agricoltura dove la convivenza di ceppi etnici diversi influenzò positivamente anche i rimanenti sanniti sopravvissuti alla tragedia. Il fenomeno continuò lentamente fino a convincere i Sanniti dell'utilità di diventare cittadini romani. Questo diritto, rifiutato a più riprese dalla maggior parte della classe degli Ottimati, originò la nascita della Lega Italica che mise ancora una volta a dura prova la potenza di Roma. Le forze in campo dei due contendenti si equivalevano, ma Roma aveva il vantaggio di avere come alleati gli Etruschi, gli Umbri, i Galli, i Greci Italioti e alcune città importanti della stessa Lega: Isernia e Alba.

Monumenti storici[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di S. Maria Assunta[modifica | modifica sorgente]

La chiesa arcipretale dell'Assunta non ha una data di costruzione precisa anche se alcuni elementi architettonici risalgono ai secoli XI e XII come la memoria dell'anno 1065, scolpita nel soprarco della porta maggiore ancora esistente, e quella del 1169, oggi scomparsa, che si trovava in una pietra del vecchio campanile. In origine la chiesa era a tre navate e gli archi dividevano quella centrale dalle altre due in cui erano le cappelle. Aveva un campanile che "si rimirava a trenta miglia di distanza", crollato a causa di un fulmine del 1658. La saetta causò gravi danni all'intero edificio per cui nel 1726 esso venne integralmente ristrutturato e ridotto ad una sola navata, con la sopraelevazione del soffitto, espediente quest'ultimo non riuscito perché realizzato senza rafforzare i muri laterali di sostegno. Quell'errore tecnico ha causato ulteriori interventi di cui l'ultimo nel 1962 dietro interessamento dell'Arch. Mons. Giovanni Cerio. Con questi ultimi lavori la chiesa dell'Assunta subisce una revisione generale con la pittura della volta da parte dell'artista Giovanni Passeri. Sulla stessa volta esistevano figure dipinte dall'artista campobassano Amedeo Trivisonno nel 1927. Attualmente sette altari arricchiscono le pareti laterali con le statue, tutte di pregevole fattura, di S. Rocco, della Vergine, di S. Antonio, di S. Michele, del Santissimo Crocifisso, del Sacro Cuore di Gesù, di S.Giuseppe. Quest'ultima statua è opera di Paolo Saverio di Zinno, artista campobassano del 1700. Il portale della chiesa risale al 1200 ed è affiancato da due colonne molto sottili, sormontate da capitelli in stile corinzio. Essi reggono un arco finemente lavorato e ricco di motivi floreali. Nella lunetta, invece, è raffigurato un grosso volatile nell'atto di beccare il cibo, simbolo dei fedeli che si nutrono dei beni celesti. Nella fascia intorno vi sono scolpiti girali con foglie e fiori alternati mentre una seconda fascia, aggettante, in parte corrosa dal tempo, presenta un intreccio complicato di viticci con due animali in basso. Una curiosità: l'iscrizione corrosa dal tempo, visibile su una pietra a destra del portale, testimonia l'antico Ius Patronatus del Comune sulla chiesa. All'interno della chiesa, sotto quella che una volta era la scala a chiocciola che portava all'organo, c'è una Fonte Battesimale, che risale al XIII secolo. Della scultura risaltano il classico Agnello crucifero, decorato con motivi stilizzati, in mezzo una fascia a zig zag che parte dalle bocche di due animali posti lateralmente in basso. Il pulpito della chiesa dell'Assunta è a forma di cassa, sostenuto da quattro colonne, risale al XIII secolo ed è il pezzo artistico di maggiore rilievo che non trova precisi riscontri nel Molise per il suo livello qualitativo[senza fonte]. Finemente lavorato risulta l'arco tribolo, incorniciato a sua volta con foglie stilizzate, immerso in effetti di morbido chiaroscuro. Nella fascia superiore una fascia decorativa presenta tralci di viti ad andamento curvilineo con foglie, grappoli e due figurine umane, non statiche, intente alla vendemmia; all'angolo destro è scolpito un mascherone dalla cui bocca partono altri tralci che ornano l'intero prospetto. Tra i capitelli, variamente lavorati, interessante è quello frontale a destra con tre foglie d'acanto, ricurve stilizzate alla maniera gotica. Tra le foglie risaltano la figura di un vescovo o di re, un cammello simbolo della mansuetudine, una pia donna che reca nella mano destra una corona ed ha la sinistra sul petto: un'altra figura tenta di colpire un volatile. Il pulpito è realizzato in marmo color terra di Siena.

Il castello baronale Carafa[modifica | modifica sorgente]

Il castello, di origine normanna, venne ricostruito tra il 1498 e il 1506 in seguito alla sua precedente distruzione durante il terremoto del 1496. Esso, completato agli inizi del XVII secolo, rappresenta il tipico tentativo degli architetti del '500 di convertire la rude ed austera fortezza medievale in confortevoli palazzi signorili. Le due torri cilindriche laterali e le mura sono di circa 40 cm di grossezza e un tempo erano serviti da scalini in pietra. Esse si levano dal suolo a scarpata. Quella di destra, fornita oggi di un piccolo terrazzino, ha perso il suo camminamento di ronda. La seconda invece, detta del Giurato, fa ancora bella mostra di sé anche se risulta modificata nella parte superiore per essere stata utilizzata come serbatoio dell'acqua del Sambuco all'inizio del secolo. Il lato a mezzogiorno si innalza sopra un dirupo che scopre la valle circostante ed ha rappresentato da sempre una posizione ottimale di difesa per la popolazione. Si accede al castello tramite un ponticello in pietra che sostituì quello levatoio in legno, caduto in disuso, alla fine del XVII secolo, durante il dominio del duca Antonio Vitagliano detto il Vecchio. L'ingresso, con arco a sesto ribassato e con in mezzo lo stemma dei Carafa-Molise (tre cappeletti fra due sbarre a destra, a sinistra le insegne di Porzia De Capoa, moglie di Gerolamo), rappresenta l'originale. In alto al centro l'elegante cornice in pietra locale con l'iscrizione dedicata al Carafa. Il cortile è ben proporzionato e risente dello stile tardo-rinascimentale. Lo arricchiscono una cisterna e alcuni stemmi araldici di famiglie gentilizie che ebbero in baronia Ferrazzano.

Persone legate a Ferrazzano[modifica | modifica sorgente]

Tra gli emigrati in America di origine ferrazzanese è da citare l'attore cinematografico Robert De Niro. Ferrazzano è il luogo dal quale partirono i bisnonni paterni Giovanni Di Niro e Angiolina Mercurio alla fine del secolo scorso, e il legame con l'attore è così saldo che, scrivono i biografi, De Niro scambia l'italiano con il dialetto ferrazzanese. In origine il cognome della famiglia era Di Niro, ma a causa di un errore di trascrizione dovuta al fatto che in inglese la "e" si pronuncia "i", il cognome fu trasformato in De Niro. Ogni estate Ferrazzano ospita una rassegna di film dedicata all'attore.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Baranello L., Ferrazzano nella Storia - Memorie e Documenti
  • D'Acunto S., Il Molise attraverso i secoli
  • La Farciola I., Da "La Fonte" al "Delle Alpi". Storie calcistiche di Ferrazzano, Tipolitografia Fotolampo, Campobasso 2011

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[2]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]