Liliana Castagnola

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Liliana Castagnola[1][2]

Liliana Castagnola[1][2], pseudonimo di Eugenia Castagnola[3] (Genova, 11 marzo 1895Napoli, 3 marzo 1930[4]), è stata un'attrice teatrale italiana.


Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di origini liguri, era nata a San Martino, quartiere di Genova.[5] Dal fisico sinuoso e dalla bellezza sensuale, è stata una delle donne amate da Totò. Fino al momento dell'incontro con Totò, era stata costante oggetto delle cronache mondane: fu espulsa dalla Francia per aver indotto due uomini al duello; a Montecatini un suo amante respinto si tolse la vita, dopo averle sparato un colpo di pistola che la ferì al viso, una parte del proiettile era rimasto incapsulato nella volta cranica e la presenza di quel proiettile presso il cervello le dava delle sofferenze talvolta insopportabili (www.antoniodecurtis.com/liliana.htm), per nascondere la ferita la Castagnola adottò la pettinatura "a caschetto" che le copriva le guance; dilapidò il patrimonio di un nobile che fu per questo interdetto su richiesta dei familiari.

La donna giunse a Napoli per lavoro, e incuriosita dal veder recitare l’artista napoletano (Totò),[6] si presentò una sera ad un suo spettacolo.

Totò, negli anni Trenta

Totò non si lasciò sfuggire l’occasione ed iniziò a corteggiarla mandandole, alla pensione degli artisti dove lei abitava, mazzi di rose con un biglietto d’ammirazione, al quale lei rispose con una lettera d’invito ad una sua esibizione. Furono questi gli inizi di un'intensa (seppur breve e tormentata) storia d’amore.[7] Sebbene fosse una donna fatale sia sul palcoscenico sia nella vita reale, la Castagnola aveva per l'artista napoletano un sentimento sincero e passionale.

Dopo il primo periodo iniziarono però i problemi legati alla gelosia: Totò non sopportava l’idea che Liliana, durante le sue tournée, fosse corteggiata dagli ammiratori, e ciò lo indusse a pensare a eventuali tradimenti, che diedero origine a continui litigi. Entrambi furono poi vittime di malelingue e pettegolezzi, la donna aveva per il De Curtis un sentimento sincero e passionale, per il quale era disposta a buttarsi alle spalle una vita girovaga e senza freni.

Liliana, pur di restare accanto al suo uomo, propose di farsi scritturare al Teatro Nuovo di Napoli, ma l’attore è ormai evidentemente stanco di trascinare questa relazione opprimente. Accetta allora un contratto con la compagnia Cabiria che lo avrebbe portato a lavorare a Padova. Nonostante le suppliche di Liliana, Totò non rinuncia, e la Castagnola entrò in un profondo stato di depressione. Proprio il tormentato amore per quello che sarebbe divenuto il Principe della risata, portò la giovane e bella attrice al suicidio, realizzato tramite avvelenamento con veronal, all'età di 35 anni non ancora compiuti.

L'epilogo fu che Liliana, sentitasi abbandonata dall’amato, si suicidò il 3 marzo ingerendo un intero tubetto di sonniferi.[8] Fu trovata morta nella sua stanza d’albergo, con al suo fianco una lettera d'addio a Totò:

Liliana Castagnola in abito di scena, fu una delle foto che provocarono la gelosia di Totò[9]
« Antonio,

potrai dare a mia sorella Gina tutta la roba che lascio in questa pensione. Meglio che se la goda lei, anziché chi mai mi ha voluto bene. Perché non sei voluto venire a salutarmi per l'ultima volta? Scortese, omaccio! Mi hai fatto felice o infelice? Non so. In questo momento mi trema la mano... Ah, se mi fossi vicino! Mi salveresti, è vero? Antonio, sono calma come non mai. Grazie del sorriso che hai saputo dare alla mia vita grigia e disgraziata. Non guarderò più nessuno. Te l'ho giurato e mantengo. Stasera, rientrando, un gattaccio nero mi è passato dinnanzi. E, ora, mentre scrivo, un altro gatto nero, giù per la strada, miagola in continuazione. Che stupida coincidenza, è vero?... Addio. Lilia tua »

(La lettera[8][1][10])

Totò De Curtis ritrovò il corpo esanime della donna il mattino seguente, ne rimase sconvolto, si sentì in qualche modo responsabile e il rimorso lo accompagnò per tutta la sua vita, tanto che decise di seppellirla nella cappella dei De Curtis a Napoli e decretò che, qualora avesse avuto una figlia, invece di battezzarla col nome della nonna paterna (secondo l’uso napoletano), le avrebbe dato il nome di Liliana.[11][12] In merito all’impegno già preso, la sera stessa dovette partire per la tournée con la compagnia. Era il marzo del 1930. Tornato a Roma il mese successivo, si esibì nuovamente in numerosi spettacoli alla Sala Umberto I, dove ripropose il suo repertorio di macchiette e nuove creazioni, impersonando anche Charlot, come umile omaggio a Chaplin. Tornò poi a lavorare con l’impresario Maresca, dove iniziò una nuova tournée riproponendo i successi degli anni precedenti.

Il rimorso per quest'avvenimento accompagnò sempre Totò, che chiamò la figlia nata dal suo successivo matrimonio Liliana appunto. L'attore volle conservare negli anni un fazzoletto intriso di rimmel che raccolse la mattina del ritrovamento del corpo senza vita di Liliana, con il quale verosimilmente ella si asciugò le lacrime in attesa della morte. Quel fazzoletto fu bruciato dall'ultima moglie di Totò, Franca Faldini, dopo il decesso dell'attore nel 1967[11].

Le lettere[modifica | modifica wikitesto]

La prima volta che Totò vede Liliana.[13]

« il 12 dicembre 1929 Liliana Castagnola andò a vedere lo spettacolo di Totò, Il principe notò la sua presenza e il mattino dopo le mandò un fascio di fiori accompagnato da un biglietto: "E' col profumo di queste rose che vi esprimo tutta la mia ammirazione" »

Le lettere di Liliana Castagnola a Totò.

« Antonio, dopo mezz'ora da quando te ne sei andato, mi hanno chiesta al telefono e mi hanno detto cosi': "Voi credete che Toto' si sia recato a casa sua? Vi illudete!" ed hanno troncato la comunicazione, senza che io abbia avuto il tempo di chiedere altre informazioni. Che debbo fare? Come vivere cosi'? Perche' dici che mi ami, quando invece non mi sei che nemico? Io ti voglio bene Antonio e non sai come il cuore e la mia mente soffrano. Debbo credere alla telefonata? Vivo in orgasmo. Lilia »
« Lavoriamo insieme. Tu sarai il mio maestro e direttore del nostro lavoro. A te il "montare il numero". A te il diritto di vedetta. Io non ti lascero' mai, perche' ti voglio bene, perche' tu sei un uomo di ardimento, pieno di entusiasmo per il bello e per il lavoro. Io mi sento come te, saro' la tua compagna e la tua artista devota e ti saro' grata del bene che mi farai. Puoi darmi una risposta? Puoi darmi qualche speranza? Puoi incominciare a darmi la felicita'? Questi due mesi saro' vicina a te per studiare, per eseguire i tuoi ordini e per aiutarti a "montare" il numero. A poi Ti amo Lilia[14] »

Totò dopo la sua morte gli dedica la poesia.[15]

« È morta, se n’è ghiuta ‘n paraviso!

Pecchè nun porto ‘o llutto? Nun è cosa rispongo ‘a gente e faccio ‘o pizzo a riso ma dinto ‘o core è tutto n’ata cosa! »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Liliana Castagnola e Antonio De Curtis in arte Totò [1]
  2. ^ Liliana castagnola - WikiDeep - Documenti [2]
  3. ^ Liliana Castagnola [3]
  4. ^ La morte di una "stella" del varietà Archiviolastampa.it
  5. ^ Liliana (Eugenia) Castagnola, enciclopedia delle donne [4]
  6. ^ Le soddisfazioni professionali dell'attore non andavano però di pari passo con quelle sentimentali. Nonostante il suo successo con le donne e le numerose avventure, il giovane si sentiva inappagato. Fino a quando non irruppe nella sua vita Liliana Castagnola, che Totò notò su alcune sue fotografie in un provocante abito di scena, rimanendone subito colpito.
  7. ^ Totò biografia - La formazione del comico, antoniodecurtis.org. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  8. ^ a b Amorosi-Ferraù, 1996, p. 78-111
  9. ^ Amorosi-Ferraù, 1996, p. 14 (galleria fotografica - Infanzia e giovinezza di Totò).
  10. ^ Liliana castagnola - WikiDeep - Documenti [5]
  11. ^ a b Ennio Bispuri, Vita di Totò, Gremese Editore, Roma, 2000, pag. 265
  12. ^ Totò volle conservare un fazzoletto intriso di rimmel che raccolse la mattina del ritrovamento del corpo di Liliana, con il quale probabilmente ella si asciugò le lacrime in attesa della morte. Quel fazzoletto fu bruciato dall'ultima compagna di Totò, Franca Faldini, dopo il decesso dell'attore nel 1967.
  13. ^ Liliana Castagnola (1885/1930)[6]
  14. ^ Alcune lettere che Liliana scrisse al suo Antonio [7]
  15. ^ Totò, Balcune e llogge , ‘A Livella, Napoli, Fausto Fiorentino Editore 1968

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia di riferimento[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]