Cesare Zavattini

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Cesare Zavattini nel 1952

Cesare Zavattini (Luzzara, 20 settembre 1902Roma, 13 ottobre 1989) è stato uno sceneggiatore, giornalista, commediografo, scrittore, poeta e pittore italiano.

È universalmente noto soprattutto per essere stato uno dei maggiori esponenti del neorealismo cinematografico.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Luzzara, un piccolo comune in provincia di Reggio Emilia, il 20 settembre del 1902, frequentò le scuole elementari dapprima a Luzzara ed in seguito a Bergamo, dove conseguì anche la licenza ginnasiale. Proseguì gli studi ad Alatri (in provincia di Frosinone) presso il celebre liceo classico Conti Gentili[1]; nella cittadina laziale trascorse tre anni che furono per lui «estremamente interessanti»[2].

Dopo il liceo tornò in Emilia. Si iscrisse alla Facoltà di Legge dell'Università di Parma. La sua più grande passione fu però la scrittura: nel 1928 intraprese a Parma la carriera giornalistica. Il suo esordio giornalistico sulla Gazzetta di Parma è datato 19 agosto 1926.

Cesare Zavattini (a destra) con Vittorio De Sica.

Successivamente si trasferì a Milano, collaborando a vari giornali.

Dal 1936 al 1940 scrisse per la rivista romana Marc'Aurelio, tenendo una rubrica dal titolo Cinquanta righe circa. Nel 1937 fondò a Milano il Bertoldo, fortunata rivista satirica edita da Rizzoli Editore, che però non diresse mai per contrasti con Rizzoli[senza fonte]. Passò poi alla concorrente Arnoldo Mondadori Editore, dove assunse l'incarico di direttore editoriale (fino al 1939). Fondò un nuovo giornale umoristico, il Settebello, che uscì nel 1939 sotto la direzione collegiale Zavattini-Achille Campanile.

La sua attività di narratore, per lo più umoristico, satirico, ironico, aveva preso l'avvio nel 1931 con l'opera Parliamo tanto di me, che riscosse uno straordinario successo. Scrittore non sempre facile da inquadrare nelle "correnti" del Novecento, autore fortemente critico verso la società, osservata tanto nei suoi aspetti dolorosi quanto in quelli umoristici, Zavattini costituì un fenomeno particolarissimo nell'ambito della letteratura italiana del Novecento. Nelle sue prime opere, dal 1931 al 1943, in un'epoca condizionata dal regime fascista, Zavattini («Za» per gli amici) presentò, in forme e contenuti inconsueti, il rapporto tra realtà e fantasia, cercando di privilegiare la prima attraverso originali mediazioni con la seconda. Oltre al libro d'esordio Parliamo tanto di me, i suoi primi e più noti lavori letterari sono stati I poveri sono matti, del 1937, Io sono il diavolo (1941), Totò il buono (1943), Straparole (1967).

Nel 1934 si avvicinò al mondo del cinema. Da quell'anno, oltre alla produzione letteraria e a quella pubblicistica, cominciò a dedicarsi con assiduità alla settima arte come soggettista e sceneggiatore. Nel 1939 incontrò Vittorio De Sica, con cui realizzò una ventina di film, tra i quali capolavori del neorealismo come Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948), Miracolo a Milano (1951, tratto dal suo romanzo Totò il buono), Umberto D. (1952).

Tra i registi del cinema italiano ed internazionale con i quali Zavattini lavorò nei suoi oltre 80 film troviamo: Michelangelo Antonioni, Hall Bartlett, Alessandro Blasetti, Mauro Bolognini, Mario Camerini, René Clément, Giuseppe De Santis, Federico Fellini, Pietro Germi, Alberto Lattuada, Mario Monicelli, Elio Petri, Dino Risi, Roberto Rossellini, Mario Soldati, Luchino Visconti o Damiano Damiani in L'isola di Arturo 1962.

Zavattini si distinse, dunque, per la produzione copiosissima di soggetti cinematografici e per l'attività instancabile volta al rinnovamento del cinema, una forma d'arte che egli considerava duttile e popolare, che avrebbe voluto piegare al rinnovamento civile della società, sottraendola alle lusinghe del mercato. Non va dimenticata infatti la sua opera costante volta a svecchiare anche altre forme di espressione artistica. Sul piano letterario l'apogeo critico lo raggiunse nel 1970 grazie alla pubblicazione di NON LIBRO + disco, un volumetto estroso ed anticonformista, scritto appositamente per non essere letto, cui era allegato un 45 giri. L'opera fu particolarmente cara all'autore sebbene molto contestata, ma l'elemento di rottura in essa preminente finì poi per stemperarsi nel clima convulso dei primi anni settanta.[affermazioni prive di fonti o di riferimenti]

Zavattini si cimentò inoltre e fruttuosamente nella poesia. Una citazione particolare spetta al poemetto Toni Ligabue (1967), sull'infelice pittore "naif" Antonio Ligabue e alla serie di poesie scritte nel dialetto della sua terra, dal titolo Stricarm' in d'na parola (Stringermi in una parola), un libro che Pasolini definì "bello in assoluto", uscito a Milano, nel 1973.

Oltre che scrittore, sceneggiatore di fumetti e soprattutto sceneggiatore cinematografico, commediografo, poeta, animatore culturale in Italia e all'estero, promotore di cooperative culturali e di circoli del cinema, Zavattini fu anche pittore sensibilissimo.

Nel 1955, a coronamento di un impegno pluridecennale, gli venne assegnato il "Premio mondiale per la Pace". Nel 1973 riceve il Premio simpatia, si tratta dell'Oscar capitolino per la solidarietà[3]. Nel 1982 diresse ed interpretò, ormai ottantenne, il suo unico film da regista: La Veritàaaa. Nel dicembre 1985 ottenne la cittadinanza onoraria di Alatri.

La morte lo colse ancora attivo, ottantasettenne, a Roma, il 13 ottobre 1989.

Collezionista d'arte, si era specializzato nella raccolta di mini-quadri (quadre di dimensioni 8 x 10 cm.) ma anche nell'organizzazione di raccolte per altri: ad esempio la Collezione "50 pittori per Roma" promossa per il produttore Caramelli, o la Collezione "I Miti Moderni (o del Dopoguerra)" per Vittorio De Sica oppure, ancora, la Collezione "Isa Miranda".

Cesare Zavattini soggettista di fumetti[modifica | modifica wikitesto]

La carriera di Cesare Zavattini soggettista fumettistico inizia per caso. Raccontava lui stesso di quando nel 1936 lavorava come direttore editoriale della Disney Mondadori, e un giorno il collega Federico Pedrocchi gli chiese per quale motivo non avesse mai pensato di creare una storia. Lo stesso Pedrocchi si offrì di scriverla sotto dettatura. «Finii col mettere il piede sul tavolo e dettai la prima di queste storie»[4]. Zavattini dichiarò in un'intervista che in quel periodo non c'erano storie e lui, che di fantasia ne aveva, le inventava; se qualche suo collega aveva bisogno di idee, lui era più che contento di dargliele. Ma se si divertiva così tanto, come mai iniziò non firmando le sue opere? Sempre nella stessa intervista, disse: "... per pudore, discutibile, di letterato". Solo dopo molti anni e dietro pressione sia di Pedrocchi che di Mondadori si decise a firmare un racconto.

La carriera di Zavattini vanta tra l'altro la realizzazione di un ciclo dedicato a “Saturno” con la sceneggiatura di Pedrocchi e i disegni affidati a Giovanni Scolari. In questo primo lavoro fumettistico, l'autore si concentra sul genere fantascientifico, già esplorato dai modelli americani. L'episodio Saturno contro la Terra esce per la prima volta nel 1936 sulle pagine dei Tre porcellini, riedito l'anno seguente su Topolino; nelle successive puntate viene inserita la figura di Rebo, uno spietato dittatore di Saturno, pensando di farlo assomigliare a Flash Gordon (personaggio nato dall'ingegno di Alex Raymond), ma senza successo. Rebo, aiutato dal collega traditore Leducq, cerca di muovere guerra contro la Terra, ma si troverà alle prese con le invenzioni di Marcus ed il suo assistente Ciro, due scienziati.

Il personaggio di Rebo, venuto alla luce quasi per caso, fu successivamente fonte di ispirazione di altre storie di fumetti: lo troviamo nei racconti della Disney dove viene accentuata ancora di più la sua perfidia (Paperino e il razzo interplanetario, Paperino e il ritorno di Rebo, Paperino e l'invasione di Giove). L'originario racconto Saturno contro la Terra viene proseguito e sviluppato con Rebo ritorna, La guerra dei pianeti, L'ombra di Rebo, La nube di gelo, Le sorgenti di fuoco, La sfera d'aria; l'ultimo episodio è La fine del mondo, pubblicato nel 1946.

Zavattini mostra la grande capacità di eludere i canoni «patriottici, eroici e romantici» del regime, nascondendosi dietro storie apparentemente rozze e manifestando al contempo uno spirito pacifista e un invito alla collaborazione dei popoli. Ma il suo impegno fumettistico non si limita alle guerre stellari con Saturno: crea soggetti per altre storie, sempre sceneggiate da Pedrocchi. Aeroporto Z, non scritto ma probabilmente ideato da lui, viene pubblicato su Topolino; qui i disegni sono affidati a Kurt Caesar, noto in Italia con il soprannome di Cesare Avai.

Nel 1937 per Zorro nella metropoli (16 puntate pubblicate tutte nel 1937) lo sceneggiatore è Guido Martina e l'illustrazione è affidata a Walter Molino; ad ospitare il fumetto sono le pagine di Paperino. Questo racconto è una critica dello sfruttamento del lavoro e dell'alienazione dominante nella vita delle grandi città. Pier Lorenzo De Vita illustra La primula rossa del Risorgimento edito nel 1938-39 sempre su Paperino; nei due episodi La compagnia dei sette pubblicati in Almanacco di Topolino nel 1938, Zavattini chiama i vari personaggi con i nome dei suoi figli. Nel 1947 Zavattini per la prima volta firma uno dei suoi lavori: il fantascientifico Un uomo contro il mondo, sceneggiato da Mario Gentilini (direttore della rivista Topolino), disegnato da Giovanni Scolari.

L'ultimo lavoro fumettistico di Zavattini 1949 è La grande avventura di Marco Za (Marco è il nome di uno dei figli di Zavattini), disegnato ancora da De Vita, nel quale viene narrata l'epopea della liberazione di Roma da parte degli alleati. Questi fumetti furono tradotti in inglese nel tentativo di conquistare il mercato anglosassone. Umberto Mauri, cognato di Valentino Bompiani, intraprese questa coraggiosa strada per diffondere le avventure di Saturn against the earth. Mauri nel 1930 aveva fondato la Helicon, una società che impegnandosi ad importare libri e fumetti stranieri in Italia, anticipò un fenomeno che si realizzerà poi completamente negli anni sessanta con i Disney italiani. Un bombardamento nel 1944 rase al suolo la sede dell'Helicon impedendo il buon fine prefissato da Mauri, lasciando un velo di rimpianto in Zavattini che, se non «fosse accaduto», si sarebbe trovato a confrontarsi con una realtà editoriale diversa.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Nastri d'argento[modifica | modifica wikitesto]

  • Il tetto
  • Prima comunione
  • È primavera...
  • Ladri di biciclette

Nomination all'Oscar[modifica | modifica wikitesto]

  • Sciuscià
  • Ladri di biciclette
  • Umberto D.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Cesare Zavattini è il padrino battesimale di Christian De Sica. L'ha raccontato De Sica stesso in occasione della sua partecipazione alla trasmissione televisiva Il senso della vita, condotta da Paolo Bonolis.

Cesare Zavattini nei musei[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cesare Zavattini
  2. ^ Cesare Zavattini, Io. Un'autobiografia, a cura di Paolo Nuzzi, Einaudi.
  3. ^ Premio simpatia - vedere sezione i premiati dal 1971.
  4. ^ C. Zavattini, Le grandi firme del fumetto, 1971

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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