Amore e chiacchiere

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Amore e chiacchiere
Paese di produzione Italia, Spagna
Anno 1957
Durata 95 min
Colore bianco e nero
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Alessandro Blasetti
Soggetto Cesare Zavattini
Sceneggiatura Cesare Zavattini, Alessandro Blasetti, Isa Bartalini, José María Otero (per la versione spagnola)
Produttore esecutivo Attilio Riccio
Casa di produzione Electra Compagnia Cinematografica (Roma), Ariel Film (Madrid)
Distribuzione (Italia) Cei-Incom
Fotografia Gábor Pogány
Montaggio Mario Serandrei
Musiche Mario Nascimbene, diretta da Franco Ferrara
Scenografia Veniero Colasanti
Costumi Filippo Sanjust
Trucco Franco Freda
Interpreti e personaggi

Amore e chiacchiere è una commedia romantica del 1957 diretta da Alessandro Blasetti.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Un commendatore è proprietario di una splendida villa, che sorge in una località marina di fronte a una pittoresca insenatura. La vista che si gode dalla villa è però minacciata dalla presenza di un asilo di vecchi, che la guerra ha in parte distrutto, e che ora si vuole ricostruire. Il commendatore ha delle conoscenze altolocate e potrebbe impedire il progetto, ma il vicesindaco appoggia le rivendicazioni popolari. Un avvocato, che è anche assessore comunale facente funzione di sindaco, ha il difetto di ritenersi un'abile oratore, e da questo il commendatore cerca di trarre profitto offrendogli di tenere il discorso di inaugurazione della villa alla presenza di molte autorità e della televisione. Egli però pone una condizione: l'avvocato otterrà l'incarico, se dichiarerà in pubblico di voler impedire la deturpazione del panorama. Il vicesindaco è disposto ad accettare, anche perché nel frattempo le sue idee democratiche hanno subito un duro colpo con la fuga da casa del figlio, fidanzatosi con la figlia dello spazzino comunale. Intanto i vecchietti, stanchi di aspettare, iniziano la costruzione dell'asilo. A questo punto l'avvocato fa una promessa solenne davanti alle telecamere, e poi dà al figlio il permesso di sposarsi. I due giovani, dopo un tentativo di suicidio, vengono fermati da un poliziotto e riportati a casa; il commendatore deve accettare così il fatto compiuto.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

Gli interni del film vennero girati negli stabilimenti di Cinecittà. Anche se i titoli di testa non lo specificano, si tratta di una coproduzione con la Spagna, dove furono girati anche alcuni esterni. In origine, il titolo del film era Salviamo il panorama, ma fu cambiato per timore che il pubblico si confondesse potendo pensare a un film turistico. Il vecchio titolo rimase come sottotitolo. Venne iscritto al P.R.C. con il n. 1.815 e, presentato alla Commissione di Revisione Cinematografica, ottiene il visto di censura n. 24.508 del 26 giugno 1957 con una lunghezza della pellicola accertata di 2.600 metri, senza operare alcun taglio. Il 28 gennaio 1958 il film venne ammesso alla programmazione obbligatoria al contributo del 16%[1] Ebbe la prima proiezione pubblica a Torino il 27 gennaio 1958, quindi la distribuzione partì il 31 dello stesso mese. Il film venne proiettato anche in Spagna, paese coproduttore, con il titolo Hablemos de amor (Salvemos el paisaje) il 28 aprile 1958[2] e in Germania, dove ebbe come titolo Liebe und Geschwätz. L'incasso non risulta comunicato da fonti ufficiali. È stato proiettato in televisione diverse volte ed è stato inoltre pubblicato in DVD dalla Medusa Video.

Altri tecnici[modifica | modifica wikitesto]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

«Graziosa ma garbata pellicoletta, Amore e chiacchiere si allontana molto da quel roseo bozzettismo e da quella evasiva superficialità che da qualche anno segnano i limiti delle commedie cinematografiche italiane. C'è una maggior pulizia, ecco tutto, una pulizia morale. (...) Il racconto ha le sue pagine più sincere nella descrizione del verde amore tra i due adolescenti (...)». Morando Morandini, La Notte, 31 gennaio 1958

«Non diremo di più circa il soggetto, punteggiato di invenzioni e di notazioni tutte sapide, vivaci e mordenti, che Blasetti ha saputo porre in rilievo con quella precisione descrittiva e ritmica di cui è maestro. Tra gli interpreti vi sono nomi di grande importanza, ma noi vogliamo citare per primi quelli di due giovanissimi, Carla Gravina (al suo esordio) e Geronimo Meynier (uno dei due "amici per la pelle" nell'omonimo film di Franco Rossi), i quali interpretano la parte dei figli con una sincerità, una sensibilità, una grazia, che non è esagerato definire incantevoli». Vinicio Marinucci, Momento Sera, 2 febbraio 1958

«La parte finale non è senza goffaggini e semplicistiche soluzioni, tuttavia il quadro risulta nell'insieme polemico, amaro, convincente. Per comprendere appieno il valore del film, basta rifarsi alle recenti dichiarazioni di Blasetti. "Nel mio ultimo lavoro - ha detto il regista - ho voluto prendere di mira la prevaricazione, ciò che la potenza del denaro può consentire nei confronti dei diritti pubblici"». Anonimo, L'Unità, 4 febbraio 1958

«Si sente dappertutto una presenza calda e cordiale, che è naturalmente la presenza di Blasetti, la sua passione per la vita, la sua eterna fiducia e buona fede di fronte ai suoi personaggi e al suo mondo. Si capisce che, nascendo in una famiglia di gobbi, com'è ormai quella del cinema italiano, il film non poteva, secondo l'atavica legge della famiglia dei gobbi, non avere anche lui qualche piccola gobbetta». Filippo Sacchi, Epoca, 16 febbraio 1958

«Amore e chiacchiere rimane comunque, ad onta dei suoi limiti, un film ben raccontato, un film che procura di divertire - e vi riesce - senza rinunciare all'apporto dell'intelligenza. Che un film comico sia nato da un'idea e che questa idea sia sostanziata di una stimolante moralità è una cosa che va ascritta a pieno attivo di Amore e chiacchiere, film che come tale si raccomanda all'attenzione e che si inserisce perciò coerentemente nella filmografia di Alessandro Blasetti». Giulio Cesare Castello, Bianco e Nero n. 5, maggio 1958

«E adesso? Ho le unghie di Blasetti alla gola. "Insomma, ti piace o non ti piace il mio film?", sento che ringhia. Mi piace e non mi piace, caro Sandro. L'impegno, la dignità con i quali tu sempre fatichi, e più ancora gli attuali stravizi cinematografici mi fanno esclamare: "Ne avessimo un paio all'anno, di Amore e chiacchiere. Ma... Ecco. L'idea fondamentale era bella: dagli occhi di un ragazzo che stimava il padre, cade la benda... tutt'a un tratto l'idolo si rivela un pagliaccio. Ma il tuo Bonelli è talmente scoperto! È di una infima, clamorosa futilità: dovuta (perdonami) al tuo rozzo, plateale senso del comico, non sbavatosi mai (da Retroscena ad Altri tempi e a Tempi nostri) alle altezze dello humour». Giuseppe Marotta, L'Europeo, 9 febbraio 1958

«In Italia più si chiacchiera e meno si fa, soprattutto i politici, ma anche gli intellettuali, che sono poi quelli che, in qualche modo, creano fuori d'Italia l'immagine dell'Italia. De Sica nel film era perfetto, in questo senso: l'importante è chiacchierare, non fare, e nel film chiacchiera, chiacchiera (...) Non era un film sul rapporto tra padri e figli, come qualche critico allora disse, anche se l'ipocrita era il padre e l'ingenuo il figlio». Alessandro Blasetti, tratto da Franca Faldini e Goffredo Fofi (a cura di): L'avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti, Edizioni Feltrinelli (1981) pag. 346.

La rivista FilmTv.it recensisce così il film: «Contrasti tra padri e figli, maneggi di provincia, arroganza dei ricchi, corruzione dei potenti, all'alba della ricostruzione dell'Italia. Tutto ci parla di Cesare Zavattini sceneggiatore in uno dei suoi film minori».[3] Pino Farinotti nel suo Dizionario, gli assegna due stelle e mezzo recensendo così il film: «Le intenzioni sono quelle di una satira politica sugli italiani (come quello di parlare e di non fare), ma la sostanza è di apologo, di favola morale: Blasetti e lo sceneggiatore Zavattini sono dalla parte dei giovani e il film ha le sue pagine più fresche nella descrizione dell'amore tra i due adolescenti. Lei è Carla Gravina: una rivelazione».

Recensioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Come si può evincere dal documento originale del visto di censura tratto dal sito Italia Taglia.
  2. ^ Come si può evincere dalla pagina delle uscite all'estero tratta dal sito IMDB.
  3. ^ Come si evince dalla scheda del film sul sito della rivista FilmTv.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Roberto Chiti, Roberto Poppi, Dizionario del cinema italiano. I film dal 1945 al 1959 vol. 2, Gremese Editore, Roma (1991, seconda edizione 2007)
  • Luca Verdone, I film di Alessandro Blasetti, Gremese Editore, Roma (1989)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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