I bambini ci guardano

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I bambini ci guardano
I bambini ci guardano titolo.jpg
Paese di produzione Italia
Anno 1943
Durata 90 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 1,37:1
Genere drammatico
Regia Vittorio De Sica
Sceneggiatura Vittorio De Sica, Cesare Zavattini, Cesare Giulio Viola, Margherita Maglione, Adolfo Franci, Gherardo Gherardi
Produttore Franco Magli per la Scalera Film - Invicta Scalera
Distribuzione (Italia) Scalera (1943)
Fotografia Giuseppe Caracciolo, Romolo Garroni
Montaggio Mario Bonotti
Musiche Renzo Rossellini, Ercole Pace (fonico)
Scenografia Guido Fiorini, Gastone Medin
Interpreti e personaggi

I bambini ci guardano è un film del 1943 diretto da Vittorio De Sica e tratto dal romanzo Pricò di Cesare Giulio Viola. La pellicola è stata giudicata tra i precursori del neorealismo.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Pricò, bambino di sette anni, vive attraverso i suoi occhi innocenti i fatti che portano alla dolorosa dissoluzione della sua famiglia: la passione della madre per un altro uomo e le sue ripetute fughe da casa portano sempre più alla disperazione il padre Andrea che, esasperato dal secondo e definitivo allontanamento della donna, decide per l'epilogo più drammatico: il suicidio. Un dramma familiare scandito dalla perfida ed inumana curiosità della gente comune che, immancabilmente e senza pudore, s'intromette in vicende tanto delicate con un mero cicaleccio malizioso.

Poco prima del tragico gesto, il padre porta il piccolo in un collegio; in seguito, appresa la notizia della scomparsa del padre, Pricò si trova faccia a faccia con la madre e l'anziana governante, Agnese e saluta con un abbraccio solo quest'ultima, senza rivolgere alcun gesto d'affetto verso l'altra donna.

La critica[modifica | modifica wikitesto]

Inserto pubblicitario annuncia il si gira del film

« È difficile che i racconti con i quali è protagonista l'infanzia arrivino sino in fondo senza mostrare la corda e comunque senza far sentire qualche nota falsa. In questo senso I bambini ci guardano, potrebbe essere considerato nel suo complesso come un'eccezione alla regola. La rappresentazione delle disgraziate vicende di Pricò è misurata e saremmo tentati di dire pudica, se l'aggettivo, adatto a definire l'aspetto formale del film, non fosse invece inadattissimo a definire la sostanza. La quale è di un realismo crudele e tremendo, tutta intesa ad esprimere la sofferenza di un fanciullo. E quanto più la regia è abile più si fa strada lo sgomento... »[1]

Location[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato parzialmente girato ad Alassio, in Liguria e a Vecchiano, in Toscana. Gli interni a Roma negli studi della Scalera alla Circonvallazione Appia.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel film appare come comparsa un giovanissimo Marcello Mastroianni.
  • Luciano De Ambrosis, che interpreta in modo toccante il ruolo del piccolo Pricò, al momento delle riprese aveva appena perduto la mamma.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Raul Radice ne Il Corriere della Sera del 24 novembre 1944

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Savio, Ma l'amore no, Sonzogno editore Roma 1975
  • AA.VV. La città del cinema, Napoleone Roma 1979

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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