Natale al campo 119

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Natale al campo 119
Titolo originale Natale al campo 119
Paese di produzione Italia
Anno 1947
Durata 80 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere commedia, drammatico
Regia Pietro Francisci
Soggetto Michele Galdieri
Sceneggiatura Giuseppe Amato, Vittorio De Sica, Aldo Fabrizi, Pietro Francisci, Michele Galdieri
Produttore Giuseppe Amato per Excelsa Film
Distribuzione (Italia) Minerva Film
Fotografia Mario Bava Ferrer Tiezzi
Montaggio Gabriele Varriale
Musiche Angelo Francesco Lavagnino
Scenografia Gastone Medin
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Natale al campo 119 è un film del 1947 diretto dal regista Pietro Francisci Con Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, Peppino De Filippo, Massimo Girotti, Alberto Rabagliati.

La trama[modifica | modifica sorgente]

Subito dopo l'armistizio, alcuni soldati italiani, provenienti da un po' tutte le parti del paese, sono reclusi nel campo di prigionia americano n.119, sotto la custodia di un antipatico sergente e di un maggiore, viceversa, molto umano. Lì trascorrono le loro giornate, svolgendo varie piccole attività, svagandosi con l'ascolto dei dischi o della radio militare, improvvisando dei banchetti di fortuna, e narrandosi dei tempi passati. I loro racconti danno luogo a piccoli flashback e, in quattro casi, ad altrettanti episodi, incastonati nella trama, che conferiscono varietà alla storia.

Il primo vede protagonista il romano Giuseppe Mancini (Aldo Fabrizi). Un pomeriggio porta i cinque figli a passeggiare ai Fori imperiali. Lì conosce una giovane ragazza torinese, Mirella. Per far colpo su di lei, Giuseppe finge di non essere il padre dei ragazzini che, nel frattempo, si scatenano sotto lo sguardo disperato del custode dei Fori. Solo quando il piccolo Giulio cade da un muro e si mette a piangere, il bluff di Giuseppe viene svelato. Egli ritornerà a casa e dovrà subire il rimbrotto dell'acida moglie, per il ritardo e lo stato in cui sono tornati i piccoli.

Il secondo episodio vede protagonisti Don Vincenzino (V. De Sica) e il vetturino Gennarino (P. De Filippo). Don Vincenzino è un nobile rampollo amante del gioco, che ha dilapidato tutte le sue fortune ed è pressato dai creditori. Lo salverà però Gennarino che ne simulerà il funerale, usando la sua carrozza bardata a lutto per convincere i creditori che Don Vincenzino si è suicidato.

Il terzo episodio, di taglio più drammatico, racconta dell'amore di Guido e Fiammetta, appena fidanzatisi a Firenze subito prima che scoppi la guerra. Devono separarsi ed è un distacco doloroso. Tempo dopo, Fiammetta scopre di essere rimasta incinta di Guido. Saputo che questi è internato in un campo di raccolta di prigionieri di guerra, decide comunque di sposarlo 'per procura'.

Il quarto episodio narra l'avventura di Nane (M. Girotti), gondoliere veneziano di bella presenza, adocchiato e poi sedotto da una bella signora straniera, sposata, che si fa scarrozzare da lui per tutte le calli di Venezia fino a quando, dovendo rientrare nei ranghi, è costretta a ripartire col marito.

Gli episodi e la visualizzazione dei ricordi e delle fantasie dei protagonisti, girati con ampio ricorso ad esterni, sono anche l'occasione per mostrare gli scorci più caratteristici delle belle città italiane: Roma, Milano, Firenze, Napoli, Venezia. Le canzoni di Rabagliati ed alcuni dei motivi regionali più noti accompagnano le immagini delle diverse parti d'Italia.

Incassi[modifica | modifica sorgente]

Incasso accertato nelle sale sino al 31 dicembre 1952 £ 345.000.000

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1945/1955.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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