Piccolo mondo antico (film 1941)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Piccolo mondo antico
Piccolo mondo antico (film 1941).JPG
Una scena del film
Titolo originale Piccolo mondo antico
Paese di produzione Italia
Anno 1941
Durata 105 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Mario Soldati
Soggetto Antonio Fogazzaro
Sceneggiatura Mario Bonfantini, Emilio Cecchi, Alberto Lattuada, Mario Soldati
Produttore Carlo Ponti
Costumi Maria De Matteis e Gino Carlo Sensani
Interpreti e personaggi

Piccolo mondo antico è un film di Mario Soldati del 1941. Tratto dall'omonimo romanzo di Antonio Fogazzaro e girato negli stabilimenti Fert di Torino, è interpretato da Alida Valli e Massimo Serato.

Trama[modifica | modifica sorgente]

La vicenda copre un arco di nove anni, dal 1850 al 1859. Franco e Luisa si sposano contro il volere della nonna di Franco, una marchesa che vive in una ricca villa sulle rive del lago di Lugano, nella Valsolda. La nobile signora si era occupata di Franco sin da quando questi era rimasto orfano. Dopo il suo matrimonio segreto, Franco viene diseredato dalla nonna, benché esistesse un testamento del nonno, che lo nominava erede universale. La nonna, per perseguire il suo scopo, ha distrutto a suo tempo il testamento ma, a sua insaputa, una copia è rimasta in casa di un amico di Franco, il professor Gilardoni.

Dopo il matrimonio, Franco e Luisa vanno a vivere nella casa dello zio di lei (fratello della mamma di Luisa, morta poco dopo il matrimonio), un piccolo funzionario dell'impero asburgico. I due sposi, a cui nel 1852 nasce una bambina (Maria, soprannominata Ombretta dallo zio, perché questo era il nome del personaggio di una filastrocca, che lui canta spesso alla bimba); la famigliola vive felicemente ma un po' nelle ristrettezze, grazie allo stipendio dello zio, oltre che di una piccola rendita di Franco. Però, sempre per intervento della nonna di Franco, lo zio subisce dei guai con il governo austriaco per il quale lavora: durante una perquisizione in casa sua vengono infatti fatti trovare dei volantini che incitano i lombardi a rivoltarsi contro l'Austria. I volantini in realtà erano stati portati da alcuni amici di Franco, patrioti e "cospiratori", ma Franco eviterà l'arresto (sempre per l'intervento della nonna), ma purtroppo alla fine lo zio verrà licenziato.

Venuto a mancare il sostegno dello zio, Franco è costretto a lasciare la moglie ed andare a Torino in cerca di lavoro. In questo modo, oltre che lavorare per mantenere la famiglia (verrà assunto in un giornale), può vivere in uno Stato liberale (il Regno di Sardegna guidato da Cavour e da Vittorio Emanuele II), ritenuto l'oppositore principale dell'Austria e quello che avrebbe potuto guidare l'unificazione dell'Italia, liberandola dal dominio delle potenze straniere.

Durante l'assenza di Franco, però, la piccola Ombretta annega giocando in riva al lago. Quel giorno Luisa era uscita di casa senza dir nulla a nessuno, proprio per affrontare direttamente ed una volta per tutte, la nonna di Franco (mentre la marchesa si recava ad un monastero per una celebrazione religiosa). Nel frattempo, lasciata sola (è in casa anche lo zio, ma egli pensa che Ombretta sia dalla mamma, ignorando che Luisa sia fuori), la bimba scende verso il lago e, nel tentativo di far galleggiare una barchetta che le hanno regalato, cade in acqua. A nulla valgono i soccorsi del medico.

Annibale Betrone con Mariù Pascoli in Piccolo mondo antico 1941

Luisa, che non potrà avere il confronto con la nonna di Franco perché richiamata dalle grida delle donne del paese che l'avvertono dell'incidente, si chiude nel suo dolore, ritenendosi responsabile della morte della figlia. Fino ai funerali veglia la bimba morta ed appare fuori di sé: chiama la bambina continuamente per nome, come se fosse ancora viva. Franco nel frattempo, avvertito dallo zio, rientra in Valsolda passando per Lugano, cioè dalla Svizzera, per non far capire che viene dal Piemonte, anche se ormai le sue affiliazioni sono ben note. È distrutto dal dolore, ma si accorge che Luisa sembra non amarlo più. Ella infatti non reagisce a quel lutto, non parla con nessuno, non si consola pensando che Ombretta sia in paradiso, perché ha perduto del tutto la fede in Dio.

Franco non può rimanere in Valsolda perché rischia l'arresto: non comprende perché la moglie non reagisca e teme che l'amore di lei sia finito; Franco torna dunque in Piemonte, dove riprende la sua attività lavorativa e politica. Prima di partire per Torino, però, è avvertito da un sacerdote che la nonna vuole chiedergli perdono e restituirgli quello che gli spetta come eredità del nonno. La nonna, infatti, ha saputo dal professor Gilardoni che esiste una copia del testamento e, dopo la morte di Ombretta, in sogno vede la bimba che la incolpa della sua morte: terrorizzata dall'idea di finire all'inferno dopo la morte, si pente. Ma Franco tornerà in Piemonte senza andare dalla nonna (nel libro di Fogazzaro invece l'incontro avviene, ma è la nonna che dice a Franco: "ti perdono" e il nipote, indignato, se ne va via).

Franco e Luisa si rivedono dopo quasi tre anni, nel febbraio 1859: lui si è arruolato volontario nell'esercito piemontese che, alleato con la Francia di Napoleone III, si appresta a scatenare la guerra contro l'Austria (sarà la seconda guerra di indipendenza). I due si incontrano sul lago Maggiore: Luisa però, ancora chiusa nel suo dolore ed incapace di vedere altro, fino all'ultimo è stata indecisa sull'opportunità di incontrare il marito; solo grazie ai rimbrotti dello zio alla fine ella accetta di salutarlo. Sottesa a quest'incontro, che potrebbe essere l'ultimo fra i due, c'è la possibilità di concepire un secondo figlio: ed è questo ciò che frena maggiormente la donna (nel film comunque tale possibilità viene taciuta, mentre nel romanzo lo zio di Luisa le dice esplicitamente che deve pensare ad "un'altra" Ombretta: Luisa, a quelle parole, risponde sdegnata che non vuole).

Perciò Luisa è fredda quando incontra Franco, il quale è invece pieno d'entusiasmo patriottico e d'amore per lei. Tuttavia, di fronte alla possibilità di non rivederlo più (Franco sta per partire per la guerra e difficilmente tornerà vivo) e all'amore tanto vivo e forte che il marito le mostra, Luisa capisce che lo ama ancora.

La mattina dopo essi si salutano: Franco riparte, in un vaporetto colmo di soldati e di bandiere tricolori; l'addio è struggente, ma, benché nel film non sia chiaro, Luisa sente di essere di nuovo incinta: da quella notte un nuovo figlio cresce in lei.

Contributi tecnici[modifica | modifica sorgente]

Aiuto-regia: Alberto Lattuada L'idea di realizzare questo lungometraggio è stata di Laura Ponti, la sorella maggiore del produttore cinematografico Carlo Ponti. Durante una cena in casa Ponti, la padrona di casa stava leggendo Piccolo mondo antico e chiese al fratello se era possibile farne un film, questo diede via alla creazione di uno dei capolavori del cinema italiano.

Differenze con il romanzo[modifica | modifica sorgente]

Il film rappresenta in modo fedele il romanzo di Antonio Fogazzaro, anche se si notano delle difformità, dovute principalmente all'impossibilità di riprodurre sullo schermo certe situazioni, più facilmente descrivibili sulla pagina scritta.

Nel film, Franco e Luisa, dopo il matrimonio, si recano dalla nonna per metterla di fronte al fatto compiuto e per chiederle perdono, sperando in un suo atto di clemenza. La nonna rifiuta. Nel libro questa scena manca.

Nel film la perquisizione in casa dello zio a cui assistono Franco e Luisa si conclude con il ritrovamento di alcuni volantini patriottici che il funzionario di polizia fa sequestrare a un poliziotto. Egli però non dice nulla ai ragazzi, intendendo usare questi volantini per colpire il loro zio. Nel libro non si trovano i volantini, bensì alcune monete del governo provvisorio di Lombardia (1848) e uno scudo di Carlo Alberto di Savoia, oltre al fodero di una sciabola del periodo napoleonico.

Sempre durante la perquisizione suddetta, nel film i poliziotti esaminano in modo alquanto scandalizzato i ritratti di alcuni italiani illustri (Dante, Machiavelli, Michelangelo), mentre nel libro i ritratti raffigurano generali napoleonici.

Nel film la figura del professor Gilardoni, che, avendo una copia del testamento del nonno di Franco (in cui il nipote è nominato erede universale), distrutto invece dalla marchesa, svolgerà un ruolo significativo, è tratteggiata con minore rilevanza. Non si parla dell'amore, impossibile, che il professore aveva provato per la mamma di Luisa, né della donna che diverrà sua moglie, Ester, la quale nel libro è presente in casa di Franco e Luisa il giorno in cui Ombretta annega.

L'incontro tra la nonna di Franco e un funzionario del governo austriaco, nel quale questi comunica della perquisizione in casa dello zio di Luisa, nel film avviene a Milano (si vede il Duomo dalla finestra), mentre nel libro avviene a Brescia.

Il professor Gilardoni si reca dalla nonna di Franco per dirle che esiste ancora una copia del testamento: nel film la scena è ovviamente breve ed avviene a Milano; nel libro, l'autore si dilunga sul difficoltoso viaggio del professore (è inverno e viaggia in carrozza) e l'incontro tra lui a la marchesa avviene a Lodi.

La scena dell'incidente di Ombretta nel film è riprodotta fedelmente, anche se non è lo zio che dice alla bimba "vai dalla mamma", ma sono il professor Gilardoni ed Ester, che si scambiano bacini, a mandare dolcemente via la bambina che, non trovando la mamma, scenderà verso il lago e morirà.

Nel film si capisce che la bimba ha cinque anni quando muore, mentre nel libro si parla di tre anni e mezzo: "Ombretta" Maria è nata nell'agosto 1852 e muore nell'ottobre 1855.

In seguito alla morte di Maria e al profondo dolore di Luisa, il professor Gilardoni acconsente a svolgere in casa sua delle sedute spiritiche, nelle quali Luisa cerca di rievocare lo spirito della figlia. Di tutto ciò non c'è traccia nel film.

Dopo la morte della bambina, la nonna di Franco vuole rivedere il nipote perché pentita; nel film, Franco però non la incontra più, mentre nel libro egli la vede prima di tornare a Torino: ma l'incontro non ha esito, perché la donna dice a Franco che "lo perdona", mentre sarebbe il nipote a doverla perdonare...

La scena dell'incontro sul lago Maggiore di Franco e Luisa nel film è diversa rispetto al libro; in primis, Luisa impiega molto tempo ad accorgersi di amare ancora Franco, mentre nel film tutto accade più velocemente. Inoltre, nel libro Luisa è accompagnata dallo zio al suo incontro con Franco. Nel film, invece, dello zio non c'è traccia (nel libro lo zio muore dopo aver visto Franco partire con i suoi commilitoni).

Infine, nel libro è chiaro che la riconciliazione tra Franco e Luisa si concretizza in una nuova gravidanza di lei; nel film il tema non è toccato, e solo alla fine, quando Franco è già sul vaporetto, egli canta una canzone che accenna all'addio alla propria donna e a un figlio nuovo che cresce in lei (si tratta dell'Addio del volontario).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

cinema Portale Cinema: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di cinema