Il sorpasso
| Il sorpasso | |
|---|---|
Una scena del film |
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| Titolo originale | Il sorpasso |
| Lingua originale | italiano |
| Paese di produzione | Italia |
| Anno | 1962 |
| Durata | 108 min |
| Colore | B/N |
| Audio | sonoro |
| Genere | commedia, drammatico |
| Regia | Dino Risi |
| Soggetto | Dino Risi, Ettore Scola, Ruggero Maccari |
| Sceneggiatura | Dino Risi, Ettore Scola, Ruggero Maccari |
| Produttore | Mario Cecchi Gori per Fair Film, INCEI Film, Sancro Film |
| Distribuzione (Italia) | INCEI Film |
| Fotografia | Alfio Contini |
| Montaggio | Maurizio Lucidi |
| Effetti speciali | Aurelio Pennacchia |
| Musiche | Riz Ortolani |
| Scenografia | Ugo Pericoli |
| Interpreti e personaggi | |
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| Doppiatori italiani | |
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| Premi | |
| « L'hai visto "L'eclisse"? ... Io c'ho dormito, 'na bella pennichella, bel regista Antonioni! » |
| (Bruno Cortona) |
Il sorpasso è un film del 1962 diretto da Dino Risi.
La pellicola, generalmente considerata come il capolavoro del regista, costituisce uno degli affreschi cinematografici più rappresentativi dell'Italia del benessere e del miracolo economico di quegli anni. L'interpretazione valse a Vittorio Gassman un Nastro d'argento e un David di Donatello.
Nel 2002 in occasione del quarantesimo anniversario dell'uscita del film, a Dino Risi è stato conferito il Leone d'oro alla carriera al Festival del cinema di Venezia.
Il film è stato anche inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare, "100 pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978".[1][2][3][4]
Indice |
Trama [modifica]
A Roma, la mattina del Ferragosto 1962 la città è deserta. Bruno Cortona, quarantenne vigoroso ma nullafacente e cialtrone, amante della guida sportiva e delle belle donne, vaga alla ricerca di un pacchetto di sigarette e di un telefono pubblico. Lo accoglie in casa lo studente di legge Roberto Mariani, rimasto in città per preparare gli esami. Dopo la telefonata, Cortona chiede a Mariani di fargli compagnia: i due, sulla spinta dell'esuberanza e invadenza di Cortona, intraprendono un viaggio in auto, a velocità sostenuta, che li porterà in direzione della Toscana, a Castiglioncello raggiungendo mete occasionali sempre più distanti. Durante il viaggio verso il nord e verso il mare, arriveranno anche a far visita ad alcuni parenti di Roberto prima e alla figlia ed ex-moglie di Bruno poi.
Il giovane Mariani sarà più volte sul punto di abbandonare Cortona, ma sia il caso, sia una certa inconfessabile attrazione, mascherata da una certa arrendevolezza, terrà unita la assortita coppia di amici, che significherà per Roberto anche un percorso di iniziazione alla vita. Egli infatti si allontana dai miti e dai timori adolescenziali e inizia la rilettura delle sue relazioni familiari, dell'amore e dei rapporti sociali, sino alla conclusione tragica che si verifica durante l'ennesimo sorpasso avventato: l'auto si scontrerà con un camion e Mariani stesso perderà la vita.
Il film [modifica]
Il forte taglio di critica sociale e di costume, seppure nascosto tra le pieghe comiche e divertenti della commedia, ne fa uno dei manifesti del genere cinematografico meglio conosciuto come commedia all'italiana. L'appartenenza a questo genere è tuttavia contestata da alcuni critici, i quali individuano nel capolavoro del Risi alcuni innovativi e originali caratteri formali.
Seppure infatti l'Italia descritta nel film sia la stessa, meschina e infingarda, borghese, ipocrita e bigotta, di tante rappresentazioni filmiche precedenti, con diritto definite "commedie all'italiana", nel film di Risi sono presenti alcune particolarità che rappresentano delle chiare linee di rottura rispetto a questo genere. I personaggi protagonisti di Bruno Cortona e Roberto Mariani, per esempio, superano abbondantemente la caratterizzazione macchiettistica e caricaturale della commedia. Essi risultano psicologicamente completi e definiti (il regista è laureato in medicina e specializzato in psichiatria), soprattutto Trintignant, che dà vita a un ritratto molto intenso di un giovane timido, perdente ma maturo nella sua coscienza di classe, attratto da schemi sociali di successo, ma allo stesso tempo incardinato a precisi canoni di comportamento mutuati dal proprio gruppo d'appartenenza, la piccola borghesia romana lavoratrice, che con le proprie virtù familiari si contrappone sia all'alta borghesia rampante e arrivista che al sottoproletariato urbano, ancora distante dai grandi processi economici.
Il duello psicologico Cortona-Mariani, giocato sul filo dei 130 chilometri orari, è uno schema nuovo, non consueto nei film di commedia. Com'è del tutto innovativo, rispetto alle altre pellicole di genere, il ricorso all'io pensante del giovane Mariani, mediante il quale veniamo a conoscenza della contraddizione tra pensiero e azione che il ragazzo vive a contatto con Cortona, e soprattutto del percorso d'iniziazione erotica e sociale che egli compie. I personaggi protagonisti, così diversi ma in egual misura positivi e negativi, si attraggono e si respingono tra loro, attraendo a loro volta gli spettatori verso due poli distinti e contrapposti d'identificazione sociale: cosa questa che li rende assai diversi dai personaggi sordiani, protagonisti tipici della commedia, accompagnati in genere da un univoco senso di sottile disprezzo o comica compassione.
Il sorpasso segna un'ulteriore differenziazione rispetto ad altre pellicole della commedia all'italiana. In questo film la personalità artistica del regista è più marcata e presente, e non si limita alla sola partecipazione o rifinitura del soggetto. La dinamica delle scene e il succedersi dei piani sono estremamente più elaborati, e sono i frutti di una sola mente ideativa. A volte la ripresa sfuma nel documentarismo, e i particolari d'ambientazione sono così definiti da somigliare quasi a un cinegiornale del tempo: così per esempio nella scena girata nella sala da ballo in riva al mare, quando il regista si sofferma con insistenza sui passi di twist delle comparse. Il regista non è qui colui che si pone dietro la macchina da presa e si limita a filmare il lavoro corale di una squadra di artigiani, della quale un gruppo di geniali attori fa parte. Risi concepisce personalmente i piani-sequenza, determina a tavolino i ritmi delle scene e delle battute, e, pur lasciando ampio spazio alla creatività dell'attore, decide a priori l'incisività e lo stacco di alcune di esse. Il risultato è leggero, godibile, divertente, nello stile dell'autore, ma al tempo stesso si propone come testimonianza, documentazione e denuncia, allontanandosi molto dai confini della commedia. In alcuni momenti, come quando il giovane studente tenta di salire su un mezzo pubblico nel porto di Civitavecchia, la rappresentazione sociale diventa ultra-realistica, pressoché pasoliniana.
Il sorpasso risulta quindi, come suggerisce del resto il suo stesso titolo, un film assai veloce e ritmato su precisi spunti di accelerazione, e le battute memorabili di Vittorio Gassman chiudono i tanti siparietti che nella pellicola si aprono e si chiudono con continuità, schema questo che ha assai poco di teatrale e molto di cinematografico.
Altri elementi formali fanno del film un'importante novità. La pellicola infatti è considerata da alcuni un vero road-movie ("pellicola di strada"), il primo del genere in Italia, poiché è strutturale il legame che viene vissuto con la strada nello svilupparsi della vicenda narrativa. È la strada, nel suo rapporto attivo e passivo coi due protagonisti, che segna il percorso del soggetto da un punto di partenza preciso (la Roma deserta di un ferragosto qualunque) sino alla tragica curva di Calafuria, poco dopo il paese di Quercianella, sul lungomare toscano.
I Cortona e i Mariani si allontanano brevissimamente dalla strada ma a essa fanno sempre ritorno, ed è la strada, appunto, la rappresentazione scenica di una nazione che si avvia velocemente alla fine di un sogno, quello del benessere collettivo e generalizzato. Il salto che l'autovettura compie nel vuoto, tra lo sguardo incuriosito di bagnanti distratti, è puro simbolismo. Come sono carichi di simboli la vita spezzata del giovane onesto e ingenuo e il pericolo invece scampato dal suo alter-ego Cortona. Essi rappresentano due identità della nazione, giunta a un bivio della propria storia. La prima, quella legata ai princìpi, sarà sedotta e morirà, nella fine di un sogno, lasciando campo libero alla seconda Italia, quella furbesca, individualista e amorale. È forse questa vena pessimistica, questa profonda sfiducia in un certo tipo di uomo italiano, nelle sue reali possibilità, in certi tratti ricorrenti della storia della nostra nazione, e questa critica dura alle sue abitudini e alla sua mentalità, che ricollega il film a quel genere, detto appunto commedia all'italiana, del quale è ritenuto da molti un capolavoro.
Occorre spendere qualche parola in più sui simbolismi che intorno alla strada si raccolgono. Non a caso è la Via Aurelia il percorso lungo il quale la vicenda si snoda, l'arteria consolare che esce da Roma e si dirige pigramente verso le riviere di Fregene e dell'alto Lazio, perché è questa la strada che più di altre nel corso degli anni sessanta ha rappresentato un mito collettivo e generazionale: una strada verso la vacanza, l'evasione, il benessere in molteplici rappresentazioni. L'Aurelia ha rappresentato in certo qual modo una sintesi sociale. Il suo percorso, movendo dal centro della città, attraversava dapprima i quartieri borghesi della capitale in crescita, sorti a ridosso del centro storico, quindi sfiorava le borgate popolari ancora fatiscenti, e, correndo velocemente tra le ultime contrade agricole della bonifica laziale, raggiungeva le spiagge popolari della riviera o i piccoli centri delle facoltose Fregene, Santa Marinella, e via via su sino a Capalbio, tra un fiorire di urbanizzazioni selvagge e abusive. La civiltà che i protagonisti incontrano nel loro viaggio è quindi davvero uno spaccato trasversale di quella società romana che collettivamente si metteva in moto ogni domenica per celebrare il rito della festa, tra soste agli autogrill, lunghe code d'automobili e incidenti frontali.
Anche l'automobile, una Lancia Aurelia B24 (l'analogia tra il nome della spider e la via consolare non può anche questa volta esser casuale) riflette un simbolismo radicale. La macchina infatti era uscita dalle officine nel 1956 e rappresentava allora il prototipo di un'idea di eleganza e raffinatezza, ma ben presto si trasformò nell'ideale dell'automobile aggressiva, prepotente, truccata nel motore e negli allestimenti. In alcune scene del film la si scorge infatti in questa sua immagine. La fiancata destra mostra ancora le lavorazioni di un'officina di carrozziere, le riparazioni non ancora riverniciate, le cicatrici che dovevano testimoniare le battaglie sostenute dall'auto e dal suo pilota. Dino Risi sceglie non casualmente una Lancia Aurelia, poiché essa rappresenta proprio la corruzione di un'idea, quella fiducia nel miracolo economico che proprio in quegli anni stava per finire in Italia, lasciando il posto a una società divisa e contraddittoria, nella quale solo i cialtroni opportunisti, come Cortona, e i loro pseudovalori morali diventeranno i soggetti protagonisti di un benessere sociale.
Colonna sonora [modifica]
La colonna sonora è curata da Riz Ortolani; ma le scene più importanti del film vivono invece su alcuni motivi musicali tra i più in voga in quel periodo: Saint Tropez Twist di Peppino di Capri, Guarda come dondolo e Pinne fucile ed occhiali di Edoardo Vianello, Vecchio frac di Domenico Modugno e Don't play that song (you lied) di Ben E. King, nella versione cover cantata da Peppino di Capri. La trovata può sembrare oggi banale ai più, ma a quel tempo era molto originale, e fu usata come ulteriore caratterizzazione del personaggio e determinazione del contesto. La scena iniziale invece, quella nella quale Vittorio Gassman vaga con la sua spider in cerca di un tabaccaio aperto e di un telefono nella Roma deserta, è giustamente sottolineata da un commento musicale più nervoso, che, se da un lato accentua il surrealismo, dall'altro suona come un cupo presagio di quello che sarà lo sbocco finale della vicenda. Nel film appare inoltre il gruppo Dino e i 4 assi. In questa occasione, Dino Risi è il primo regista a usare in un film come colonna sonora i successi musicali del momento.
Accoglienza [modifica]
Il film non fu accolto con un grande successo di critica. Dino Risi racconta che alla prima erano presenti solo 50 persone. Il successo di pubblico arrivò lentamente grazie al passaparola degli spettatori che avevano assistito alla proiezione. Gli incassi successivi furono eccezionali, il film infatti costò una cifra superiore ai 300 milioni di lire e ne incassò poco meno di due miliardi. La consacrazione della critica arrivò solo in tempi successivi, dopo la metà degli anni ottanta. Il sorpasso fu un successo non solo italiano ma internazionale, tanto che in Argentina alcuni credono che "sorpasso" significhi "spaccone".
Uscì negli Stati Uniti con il titolo The Easy Life e in Francia col titolo Le Fanfaron. Dennis Hopper, il regista del cult movie Easy Rider si è ispirato a Il sorpasso per scrivere il suo soggetto considerato il capolavoro (nonché il capostipite) dei road movie.
Incassi [modifica]
Incasso accertato sino a tutto il 30 giugno 1965 Lit. 1.182.686.541.
Critica [modifica]
«Il sorpasso è un film ben narrato, pieno di notazioni acute e vivaci, ma invaso da un Vittorio Gassman eccessivo come sempre...».
- Giacomo Gambetti su Bianco e nero del 1º gennaio 1963:
«[...] in un certo senso, quindi, Risi ha sfidato le consuetudini e ha effettuato una sorta di esperimento addirittura sulle clausole e sul corpus vile, del film leggero italiano, da un lato incatenando lo spettatore e dall'altro piegando il film alle proprie esigenze, non tanto di messaggio, quanto di spirito e di umanità. Gassman ha contribuito in maniera rilevante a più di un risvolto del personaggio, che non è esente, nella costruzione e nell'interpretazione, da precise venature autobiografiche...».
Citazioni e riferimenti [modifica]
- Nel programma televisivo Il Caso Scafroglia trasmesso dalla televisione italiana nel 2002, Corrado Guzzanti realizzò una parodia del film, utilizzando come personaggi principali Bossi (Bruno Cortona) e Tremonti (Roberto Mariani).
Curiosità [modifica]
- Originariamente il soggetto era stato scritto per Alberto Sordi nel ruolo di Bruno Cortona e doveva avere come titolo Il giretto[5]. La produzione passò poi a Mario Cecchi Gori che spinse per affidare il ruolo del protagonista a Vittorio Gassman. A quel tempo Alberto Sordi aveva un'esclusiva con Dino De Laurentiis.
- Le prime scene girate furono quelle iniziali, in cui Bruno girovagava in macchina per Roma deserta, e furono realizzate effettivamente nel periodo di Ferragosto.
- Risi all'inizio non aveva ancora in mente a chi affidare la parte di Roberto, e Jean-Louis Trintignant fu scelto e arrivò sul set due giorni dopo l'inizio delle riprese; per cui il giovane affacciato alla finestra nella prima scena in cui compare Roberto non è l'attore francese, ma una controfigura abilmente ripresa in penombra e in campo lungo. Anche nelle scene girate a Roma (con il transito a Piazza di Spagna) in cui a bordo dell'auto avrebbe dovuto esserci Trintignant, compare invece una controfigura, infatti quando la macchina passa davanti alla cinepresa, il figurante (Roberto), si copre il viso.
- Nelle prime scene del film Vittorio Gassman si abbevera a una fontanella per poi scovare la controfigura di Trintignant alla finestra di fronte a sé; però nella riprese del film Vittorio Gassman parla da solo perché il palazzo dove abita Jean-Louis Trintignant si trova in un altro quartiere di Roma.
- Mario Cecchi Gori, produttore del film, aveva pensato a un finale differente rispetto a quello deciso da Dino Risi per concludere il viaggio a bordo dell'Aurelia, cioè quello di inquadrare i due protagonisti mentre sfrecciavano verso l'avventura. Questo finale per fortuna non venne adottato poiché i due avevano scommesso che se il giorno seguente all'ultima ripresa ci fosse stato bel tempo avrebbero girato il finale voluto da Dino Risi in caso contrario avrebbero chiuso il set e adottatto il lieto finale di Mario Cecchi Gori. Ma il sole di quel giorno fu bellissimo e splendente a detta di Dino Risi per questo girarono il finale voluto da lui.
- Rodolfo Sonego nel libro Il Cinema secondo Sonego a cura di Tatti Sanguineti edito da Transeuropa afferma di essere il vero autore del soggetto che avrebbe poi venduto alla De Laurentiis. La cosa non ebbe nessun seguito legale e né Rodolfo Sonego, né la De Laurentiis ricorsero al giudizio per far valere i propri diritti ma Sonego afferma che comunque Il sorpasso era molto fedele nella realizzazione di Mario Cecchi Gori al soggetto che egli aveva scritto.
- Le scene iniziali del film con Gassman che, alla guida della sua automobile, percorre le strade assolate di una Roma deserta, sono tutte girate nella zona detta della Balduina. Il quartiere romano che nel corso degli anni sessanta era abitato da numerosi attori e cantanti rappresentò un simbolo del boom economico di quegli anni. Nei condomini borghesi di recente costruzione infatti convivevano impiegati statali e ricchi commercianti, avvocati e importanti imprenditori edili, definiti spesso con disprezzo palazzinari. Gassman percorre all'inizio via Luigi Rizzo, appena terminata per i giochi olimpici del 1960, si ferma quindi a telefonare per poi girovagare per le strade del quartiere (via Ugo Bartolomei, via Appiano, via Quinto Fabio Pittore, via Eutropio, via Ugo de Carolis, largo Damiano Chiesa, via Giuseppe Rosso, via della Balduina). Fa nuovamente una sosta, questa volta per bere a una fontanella in via Proba Petronia, quando si avvede di Trintignant affacciato a una finestra.
- Quando Roberto inserisce il disco di Vecchio frack, sull'etichetta c'è scritto "ZEBRA FILM NATALE 62", e il titolo, non leggibile, è composto da cinque o sei parole, differente quindi da Vecchio frack.
- Nella scena della partita di ping-pong s'intravede un giovanissimo Vittorio Cecchi Gori mentre una delle due turiste al cimitero è Annette Stroyberg, con la quale Gassman avrà in futuro un'importante relazione sentimentale.
- Il monte Fumaiolo citato da Roberto Mariani (Jean-Louis Trintignant) è impossibile da vedersi dalla campagna grossetana in quanto il monte si trova nell'Appennino. In realtà esiste un monte Fumaiolo anche in provincia di Viterbo, al confine con quella di Grosseto, e quindi visibile da tali zone (fonte Atlante stradale d'Italia Esso). Forse Trintignant vuol fare una specie di scherzo a Gassman, inducendolo a credere che sia il Fumaiolo dove nasce il Tevere, ma vista la risposta (leggi sotto, nelle citazioni) lascia perdere.
Note [modifica]
- ^ Cento film e un'Italia da non dimenticare
- ^ Ecco i cento film italiani da salvare Corriere della Sera
- ^ http://www.cinegiornalisti.com/magazineonlinevisualizza_new.asp?id=900
- ^ Rete degli Spettatori
- ^ La valigia dei sogni, La7.
Bibliografia [modifica]
- Massimo Ghirlanda (a cura di), Ettore Scola / Ruggero Maccari, Il sorpasso. La sceneggiatura. Edizioni Erasmo, Livorno 2012.
- Mariapia Comand, Il Sorpasso: Un capolavoro tutto italiano, Universale Film, Lindau, Torino 2007.
- Gerardo Di Cola, Le voci del tempo perduto, èDICOLA Editrice, Chieti 2004.
- Claudio Castaldi e Monica Ciucchi, Castiglioncello '62: il nostro sorpasso ovvero quando la troupe invase La Perla . Edizioni Il Gabbiano, Castiglioncello 2003.
- Oreste De Fornari, I filobus sono pieni di gente onesta. Il Sorpasso: 1962-1992. Disegni di Giorgio Carpinteri e Guido Crepax. Edizioni Carte Segrete, Roma 1992.
- (FR) Revue du Cinéma, Image et son n°205, 1967.
- Catalogo Bolaffi del cinema italiano 1956/1965, a cura di Gianni Rondolino.
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
Wikiquote contiene citazioni di o su Il sorpasso
Collegamenti esterni [modifica]
- (EN) Scheda su Il sorpasso dell'Internet Movie Database
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