Tragica notte (film)

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Tragica notte
Tragica notte fotoscena.jpg
Una scena del film (da destra si riconoscono: Juan de Landa, Andrea Checchi e Carlo Ninchi)
Paese di produzione Italia
Anno 1942
Durata 80 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Mario Soldati
Soggetto Delfino Cinelli
Sceneggiatura Mario Soldati, Delfino Cinelli, Emilio Cecchi, Mario Bonfantini, Enzo Giachino, Lucio De Caro
Produttore Eugenio Fontana (Scalera)
Casa di produzione Scalera Film
Distribuzione (Italia) Scalera Film
Fotografia Massimo Terzano, Otello Martelli
Montaggio Marcella Benvenuti
Musiche Giuseppe Rosati
Scenografia Gustavo Abel, Amleto Bonetti
Costumi Rosi Gori
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Tragica notte è un film del 1942 diretto da Mario Soldati.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il giovane cacciatore di frodo Nanni, dopo aver scontato in carcere un periodo di reclusione per la sua attività, aggredisce il guardiacaccia Stefano, responsabile di averlo denunciato. Stefano, allora, insinua che la moglie di Nanni durante la sua assenza abbia avuto una relazione con il conte Paolo, proprietario della riserva di caccia. Nanni, accecato dalla gelosia, sembra cadere in un primo momento nella trappola, rendendosi però conto nel momento decisivo della perfidia di Stefano. Nel duello finale tra Nanni e Stefano, sarà quest'ultimo a soccombere, ma il conte Paolo, venuto a conoscenza dell'intrigo, dichiara di aver incidentalmete ucciso il proprio dipendente, in un incidente di caccia, assumendosene tutte le responsabilità.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Girato negli stabilimenti Scalera e tratto dal romanzo La trappola del 1928 di Delfino Cinelli, il film era stato preannunciato con il titolo provvisorio de La trappola[1].

Sulla sceneggiatura tratta dal romanzo si accese una polemica, nelle pagine del settimanale "Film" (tra l'ottobre 1941 e il luglio 1942)[2]: Cinelli si duole dei mutamenti apportati al proprio racconto; Emilio Cecchi, in risposta all'accusa di aver travisato il romanzo di Eugenio Giovannetti, afferma che il suo copione era ben diverso da quello realizzato. L'intervento del regista Soldati probabilmente chiude la polemica: «Cecchi non ha nulla a che vedere con la sceneggiatura di Tragica notte, e soltanto per eccessiva bontà e amicizia verso di me ha acconsentito a mettere il suo nome sui titoli di testa del film. [...] L'altra sceneggiatura di Tragica notte, a cui collaborò effettivamente anche Cecchi, era più fedele al libro di quella girata, e probabilmente avrebbe dato risultati migliori. Ho sbagliato!».

La critica[modifica | modifica sorgente]

Giuseppe De Santis in "Cinema" del 10 maggio 1942: «[...] Noi non sosterremo, come altri ha fatto, che Soldati ha sbagliato solo perché ha preteso di allontanarsi dal romanzo di Cinelli [...]. Ci rammarichiamo, piuttosto, che proprio a Soldati sia venuto a far difetto una essenziale sostanza narrativa. [...] Senza contare poi le situazioni costruite solo per dar luogo a pezzi di bravura, come è quella della trebbiatura e l'altra il duello finale tra Ninchi e Checchi, o addirittura per creare un gratuito gioco di compiacenza formale [...]. Da ciò si comprendono, anche come le azioni degli attori sottolineate sino all'eccesso, risultino lente e vuote di significato e perché i personaggi appaiano tutti fuori fuoco»[3].

Sandro De Feo in "Il Messaggero" del 24 aprile 1942: «[...] Il film, lo si vede subito, è pieno di ambizioni ma questa volta Soldati le ha inspiegabilmente mal servite [...], per quanto egli sia da elogiare per la scelta e il drammatico sfruttamento dell'arido cretoso paesaggio, un paesaggio che avrebbe dovuto ispirare un dramma ben più emozionante e serrato. Doris Duranti ha realmente e intensamente sofferto la sua parte. Andrea Checchi ha anch'egli approfondito il suo personaggio conferendogli una certa coerenza. Ninchi ha variato con sfumature acute il gioco discreto della sua recitazione. Rimoldi un po' troppo leggero per le circostanze».

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ R. Chiti, E. Lancia, op. cit., pag. 368.
  2. ^ F. Savio, op. cit., p. 359.
  3. ^ Giuseppe De Santis, Film di questi giorni, "Cinema", VII, 141, 10 maggio 1942, pag. 254.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Roberto Chiti, Enrico Lancia (a cura di), Dizionario del Cinema Italiano - i film vol.I, Gremese, Roma 2005.
  • Francesco Savio, Ma l'amore no, Sonzogno, Milano 1975.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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