Il giudizio universale

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Il giudizio universale
Blues summit.jpg
un fotogramma del film
Titolo originale Il giudizio universale
Paese di produzione Italia
Anno 1961
Durata 92 min
Colore B/N, colore nel finale
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Vittorio De Sica
Soggetto Cesare Zavattini
Sceneggiatura Cesare Zavattini
Produttore Dino De Laurentiis
Fotografia Gábor Pogány
Montaggio Adriana Novelli
Effetti speciali Giuseppe Metalli
Musiche Alessandro Cicognini
Scenografia Pasquale Romano
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il giudizio universale è un film del 1961 diretto da Vittorio De Sica.

Da un soggetto e una sceneggiatura di Cesare Zavattini un film "corale" caratterizzato dalla presenza di numerosi attori "di grido", voluti dal produttore Dino De Laurentiis, che voleva cercare di replicare il successo de La ciociara con un film assolutamente diverso ma con la stessa accoppiata vincente autore-regista[1].

In pochi film dell'intera storia del cinema italiano è capitato che lavorassero insieme attori del calibro di Alberto Sordi, Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Paolo Stoppa, Fernandel, Renato Rascel, Silvana Mangano, Anouk Aimee, Jack Palance, Ernest Borgnine, Lino Ventura, per citarne solo una buona parte, più i veloci camei di Domenico Modugno e Mike Bongiorno nella parte di se stessi.

Ciò nonostante, il film riuscì ad essere insieme un insuccesso clamoroso di pubblico e di critica.

Inquadramento generale del film[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di un tentativo da parte di De Sica e Zavattini di ritornare all'ispirazione surreale più che neorealistica di Miracolo a Milano, ma appunto le scelte di grandeur di De Laurentiis fecero sì che in un film su Napoli gli attori napoletani fossero virtualmente assenti[2] e che parecchi interpreti passassero attraverso le riprese senza ben capire cosa De Sica volesse da loro.

Le uniche eccezioni sono Sordi che tratteggia con gelida perfidia uno dei personaggi più squallidi di tutta la sua carriera, e Stoppa, misuratissimo quanto efficace nella parte del marito che scopre per caso il tradimento della moglie. Eccellenti i caratteristi di sfondo, questi sì quasi tutti napoletani, tanto da lasciare il dubbio a parecchi critici che la stessa sceneggiatura depurata dal faraonico cast internazionale avrebbe prodotto ben altri esiti artistici.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Lo spunto è semplice quanto potenzialmente geniale: al mattino di una normale giornata di una Napoli che comincia a sentire i complessi e non sempre positivi effetti del boom economico, una stentorea voce (Nicola Rossi-Lemeni) che sembra arrivare dall'alto dei cieli annuncia che "Alle 18 comincia il Giudizio Universale".

L'annuncio si ripete con sempre maggiore insistenza, dapprima trattato con sufficienza e poi sempre più terrorizzante. La trama si frammenta in una serie di scenari e storie intrecciate fra loro: la preparazione del gran ballo del Duca a cui tutta Napoli è invitata, la lotta per procurarsi vestiti all'altezza nei rioni più poveri, ricchi annoiati che si corteggiano, un marito che scopre casualmente la moglie con l'amante, un cinico figuro che sbarca il lunario vendendo bambini in America, un giovanotto della buona società fatto oggetto di sberleffi dal popolino feroce, l'improbabile difesa di un maneggione da parte di un verboso avvocato (lo stesso De Sica), e l'impatto sempre più scardinante della voce misteriosa su questa varia umanità. Chi si pente troppo tardi, chi si dà alla pazza gioia, chi ostenta una falsa indifferenza.

All'orario annunciato, la città viene sferzata da un tremendo diluvio (che la voce misteriosa sia già passata alla fase delle sanzioni?) dopo di che, con grande solennità, il Giudizio comincia per concludersi però altrettanto misteriosamente di quanto si è annunciato. Tornato il sole, la gente si precipita al ballo del Duca e ben presto tutto viene dimenticato, al suono di una ironica "Ninna nanna", coniata poco prima da un ipocrita e falso schiavista.

Accoglienza[modifica | modifica sorgente]

Critica[modifica | modifica sorgente]

La critica è stata pressoché unanime nell'accogliere tiepidamente il film del quale vanno salvati singoli bozzetti anche molto ben riusciti, da quelli esilaranti a quelli commoventi a quelli sferzanti, ma che resta un'opera non perfettamente compiuta. Lo stesso finale a colori, dopo un climax tanto ben condotto, risulta moralistico e piuttosto debole tanto da essere stato definito "deludente e inconcludente"[1].

(...) Benché la struttura sia sconnessa, nel film brillano alcune pepite della migliore vena aurifera della coppia [De Sica-Zavattini], si ritrova quel calore nell'osservazione di ambienti sottoproletari proprio delle più felici stagioni del regista (G. Brunetta[3]).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b il Morandini Dizionario dei Film 2006, Bologna, Zanichelli, 2005. ISBN 8808327086.
  2. ^ Gaetano Fusco, Le mani sullo schermo. Il cinema secondo Achille Lauro, Napoli, Liguori, 2006, p.71.
  3. ^ Gian Piero Brunetta, Cent'anni cinema italiano, Laterza, Bari 1991 - p. 542

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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