Franco e Ciccio... ladro e guardia

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Franco e Ciccio... ladro e guardia
Paese di produzione Italia
Anno 1969
Durata 91 min
Colore colori
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Marcello Ciorciolini
Soggetto Marcello Ciorciolini e Amedeo Sollazzo
Sceneggiatura Marcello Ciorciolini e Amedeo Sollazzo
Produttore Italo Zingarelli
Fotografia Enzo Barboni
Interpreti e personaggi

Franco e Ciccio... ladro e guardia è un film del 1969 diretto dal regista Marcello Ciorciolini. La pellicola è una sorta di parodia del film di Mario Monicelli e Steno (Stefano Vanzina): Guardie e ladri, con Totò e Aldo Fabrizi.

Trama [modifica]

Negli anni sessanta a Roma i cugini Franco e Ciccio Chiappalone sono sempre in combutta tra loro. Franco è un ladro pasticcione e Ciccio è un poliziotto combinaguai. Un giorno, mentre Ciccio insegue per l'ennesima volta Franco, i due si ritrovano sui tetti di alcuni palazzi ma cadendo, finiscono in una stanza dove vengono fotografati accanto ad un uomo appena ucciso e sono accusati di essere gli assassini. Il proprietario di tale stanza aveva nascosto una macchina fotografica perché era in pericolo di vita poiché era una persona molto importante e famosa.

I due pasticcioni parenti vengono inizialmente incarcerati e successivamente tirati fuori dalla Polizia e dai servizi segreti perché scoprano chi fosse il reale assassino. Così, Franco e Ciccio iniziano ad investigare mescolandosi a giocolieri e pagliacci di un circo dove era diretto anche l'omicida. Il criminale, a conoscenza dello scopo e degli indizi già raccolti dai due cugini, tenta di ucciderli in tutti i modi ma senza successo.

Una sera, proprio quando i due sono intenti a chiamare la Polizia, il pericoloso omicida si fa vivo ma, proprio quando sembra non esserci speranza, la Polizia irrompe nell'arena del circo e arresta il criminale. Tornati in completa libertà, entrambi i cugini Chiappalone tornano a fare il proprio mestiere.

Il film originale [modifica]

Totò e Fabrizi in una scena di Guardie e ladri (1951)

Il film originale di Monicelli e Steno fu girato in epoca ben diversa da quella di Franco e Ciccio ed è incentrato su ben altri temi, tanto che ancora oggi è famosissimo. Gli aspetti analizzati in chiave leggermente comica seppur drammatica i problemi del neorealismo italiano nell'epoca del dopoguerra. Non tutti gli italiani erano ricchi e così erano costretti a rubare. Questo è il caso di Totò che è un povero ladro che cerca, anche se in maniera molto abile, di truffare chiunque per poter riportare qualcosa da mangiare in casa, dalla numerosa famiglia. Anche se Totò è un malvivente, cerca di far ottenere per i figli e i nipoti una buona istruzione, affinché non si ritrovino a vivere malamente come il padre. Ciò però a Totò è impedito un giorno da Aldo Fabrizi che impersona una guardia dei carabinieri, incaricata sotto minaccia dal suo superiore, di catturare ed arrestare Totò. Dopo vari tentativi di attacco e fuga, Fabrizi si trova sul punto di arrestare Totò, ma di seguito i due personaggi si ritrovano a riflettere sul motivo per cui si trovavano ad agire così. Totò rivela al nemico che egli rubava solo per far vivere la famiglia in condizioni migliori, non avendo nulla per compiere un lavoro più decoroso, mentre Fabrizi doveva arrestare il malvivente per forza a causa di un ammonimento del suo direttore. Infatti se Fabrizi non avesse arrestato entro poche settimane Totò sarebbe stato licenziato. I due si ritrovano a conversare su ciò e alla fine Fabrzi promette a Totò che lo avrebbe sì arrestato, ma che gli avrebbe fatto scontare, mediante le sue conoscenze, il minimo della pena e che durante la carcerazione lo avrebbe fatto soffrire il meno possibile. Soprattutto Fabrizi promette a Totò di mentire alla famiglia sul fatto del suo arresto, altrimenti alla moglie sarebbe preso un duro colpo, e ancor di più ai figli.

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