Montecarotto

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Montecarotto
comune
Montecarotto – Stemma
Montecarotto – Veduta
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Ancona-Stemma.png Ancona
Sindaco Mirco Brega (centro sinistra) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 43°31′35.15″N 13°03′51.62″E / 43.526431°N 13.064339°E43.526431; 13.064339 (Montecarotto)Coordinate: 43°31′35.15″N 13°03′51.62″E / 43.526431°N 13.064339°E43.526431; 13.064339 (Montecarotto)
Altitudine 380 m s.l.m.
Superficie 24,07 km²
Abitanti 2 037[1] (31-12-2013)
Densità 84,63 ab./km²
Comuni confinanti Arcevia, Belvedere Ostrense, Ostra, Ostra Vetere, Poggio San Marcello, Rosora, Serra de' Conti
Altre informazioni
Cod. postale 60036
Prefisso 0731
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 042026
Cod. catastale F453
Targa AN
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona E, 2 168 GG[2]
Nome abitanti montecarottesi
Patrono san Placido martire
Giorno festivo 5 ottobre
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Montecarotto
Posizione del comune di Montecarotto nella provincia di Ancona
Posizione del comune di Montecarotto nella provincia di Ancona
Sito istituzionale

Montecarotto (IPA: ['montekarɔtto][3], Montigarò in dialetto locale), è un comune italiano di 2.037 abitanti (975 maschi e 1.062 femmine)[4] della provincia di Ancona nelle Marche.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Il territorio rurale rivela ancora la mappatura fondiaria di origine mezzadrile

Posto a 380 m s.l.m., Montecarotto appartiene al contrafforte orientale della zona subappenninica della provincia di Ancona, a 18 km da Jesi, a cavallo tra l'alta valle del Misa e quella dell'Esino. Il promontorio ha le sue origini geologiche agli inizi del terziario, quando le rocce del versante orientale subappenninico subirono la pressione della catena montuosa degli Appennini in fase di innalzamento.

Caratterizzato da un'ampia vista panoramica, che nelle giornate serene consente di scorgere sia il mare Adriatico che i monti dell'Appennino umbro-marchigiano, il suo territorio copre un'area di km² 24,07 e confina a nord con i comuni di Ostra Vetere e Ostra, a nord-est con Belvedere Ostrense, a est e a sud con Poggio San Marcello, a ovest con Serra de' Conti e Arcevia e a sud-ovest con Rosora. La campagna montecarottese si estende soprattutto a nord-est e a sud-ovest del centro abitato e si suddivide in 23 contrade: Acquaviva, Bacucco, Bagnolo, Busche, Canapina, Coppari, Colle, Coste, Cupo delle Lame, Fonte Cisterna, Fonte del Coppo, Fonte San Giovanni, Fossato, Montali, Piandole, Romita, Sabbionare, Sant'Angelo, San Lorenzo, San Nicola, San Pietro, Selvettine, Taragli.

Il colle del centro storico, sulla cui sommità svetta la chiesa parrocchiale SS. Annunziata

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale è attraversato da corsi d'acqua a carattere torrentizio, come il fosso del Fossato, che da Poggio San Marcello sfocia nel fiume Esino, il fosso di San Fortunato che termina nel fiume Misa e fossi di minori portata come fosso della Canepina, il fosso delle Lame, il fosso delle Coste, il fosso di San Lorenzo e il fosso delle Selvettine. Tutti raccolgono le acque di scolo data la scarsità delle sorgenti.

Dati climatologici 1975-2011[modifica | modifica sorgente]

Classificazione climatica: Secondo la classificazione climatica il centro abitato è situato in "zona E", 2168 GR/G 380 ALT[5].

Fascia climatica: secondo la classificazione redatta da Wladimir Köppen nel 1918 e aggiornata nel 1936, Montecarotto è inserito nel Clima mediterraneo, caratterizzato da inverni freschi e piovosi ed estati calde e asciutte.

I dati registrati dalla Stazione meteorologica di Frontone, in base al periodo di riferimento (1975-2011), indicano che la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno a +4,4 °C; quella del mese più caldo, luglio, raggiunge i +23,8 °C. Le precipitazioni annue sono superiori ai 994 mm, mediamente distribuite in 97 giorni, e presentano un picco primaverile ed autunnale, con un minimo relativo invernale[6].

Il mese più freddo resta gennaio 1981, con una media di +0,9 °C; il più caldo è invece agosto 2003, con +28,3 °C. I valori estremi di temperatura sono +44 °C del 6 luglio 1982 (con 39% di umidità) e -11,2 °C dell'8 gennaio 1985 e del 7 febbraio 1991. I primi quindici giorni del 1985 si confermano in assoluto i più rigidi del periodo esaminato, con una media delle minime di -5,9 C°. I quindici giorni più caldi vanno dal 5 al 19 agosto 2003, con una media delle massime di +35,11 C°.

"Giardino della Liberazione" sotto la neve (febbraio 2012)

L'anno più freddo resta il 1980 con +11,62 °C; il più caldo è il 2000, con una media di +15,23 °C. Il 1976 risulta il più piovoso dal 1975, con oltre 1.667 mm di pioggia, contro i 438 mm dell'anno più siccitoso, il 1998. Al 2010 va il primato per numero di giorni di pioggia, ben 142; all'ultimo posto ancora il 1998, con soli 57 giorni di precipitazioni. Oltre la media stagionale si posiziona il 2003 per numero di giorni di calura estiva (≥ +30 °C), ben 73; niente a che vedere con il 1976, con soli 7 giorni di caldo torrido.

L'altitudine, l'esposizione alle correnti balcaniche e a quelle siberiane fanno sì che le precipitazioni nevose diventino facilmente eccezionali, ben oltre cioè i 50 cm (ma possono arrivare anche a 150 cm). Negli ultimi cento anni non sono mancate nevicate eccezionali (vale a dire, superiori alla media per abbondanza e per durata del fenomeno) e, tra queste, spiccano quelle degli inverni 1929 (l'anno del nevone), 1956, 1963, 1985[7], 2005[8] e 2012.

MONTECAROTTO
(1975-2011)
Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 6,6 7,4 11,4 15,1 20,7 24,9 27,6 27,7 22,6 16,8 11,0 7,4 7,1 15,7 26,7 16,8 16,6
T. min. mediaC) 2,2 2,4 5,0 7,8 12,4 16,1 18,7 18,5 14,7 11,0 6,5 3,4 2,7 8,4 17,8 10,7 9,9
T. max. assolutaC) 19
(1977)
18,2
(1988)
24,4
(1989)
27,0
(2003)
31,4
(1994)
35,3
(2003)
44,0
(1982)
38,0
(2000)
42,0
(1987)
27,0
(2009)
20,0
(1992)
20,0
(1979)
20,0 31,4 44,0 42,0 44,0
T. min. assolutaC) -11,2
(1985)
-11,2
(1991)
-8,0
(2005)
-3,6
(2003)
2,8
(1987)
5,8
(2001)
7,0
(1991)
5,6
(1980)
5,8
(1975)
-2,0
(1980)
-4,2
(1988)
-9,4
(1996)
-11,2 -8,0 5,6 -4,2 -11,2
Giorni di calura (Tmax ≥ 30 °C) 0 0 0 0 0 4 12 10 1 0 0 0 0 0 26 1 27
Giorni di gelo (Tmin ≤ 0 °C) 3 4 2 0 0 0 0 0 0 0 1 3 10 2 0 1 13
Precipitazioni (mm) 58,4 70,9 84,3 84,6 77,9 74,2 61,7 78,0 86,2 94,5 115,6 107,9 237,2 246,8 213,9 296,3 994,2
Giorni di pioggia 7 7 9 11 9 7 5 6 7 10 10 9 23 29 18 27 97
Giorni di nebbia 8 7 5 4 2 1 1 1 2 6 8 8 23 11 3 16 53
Umidità relativa media (%) 73,9 71,2 66,4 64,6 62,1 57,6 51,0 54,7 65,0 75,3 79,3 77,6 74,2 64,4 54,4 73,2 66,6

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Cartina dei territori celtici in Italia

Con la fine della prima età del ferro la quasi totalità delle Marche era abitata dagli Umbri, costretti tuttavia a ritirarsi dalla regione adriatica a seguito dell'avanzata dei Piceni. La discesa nel Nord delle Marche della tribù dei Galli attorno al 400 a.C., che si stanziarono fino al fiume Esino, creò un nuovo ostacolo alle mire espansionistiche dei Romani.

L'età preromana[modifica | modifica sorgente]

La battaglia del Sentino del 295 a.C., pur non scalzando i Senoni dal loro territorio, dimostrò la superiorità militare di Roma e pose una premessa fondamentale per la conquista dell'Italia da parte dell'Urbe. La crescita dell’Ager Romanus nel III secolo implicò l'annessione dell’Ager Gallicus, seppure colonizzato a partire dal 232 a.C.[9], a seguito della sconfitta definitiva dei Galli nella battaglia del lago di Vadimone nel 283 a.C..

L'età romana[modifica | modifica sorgente]

Il processo di unificazione amministrativa di Roma che investì anche l'area collinare che afferisce all'attuale Montecarotto, fu molto lungo e tormentato. Al confine etnolinguistico che divideva la zona gallica dai Piceni, che per le autorità romane coincideva con il fiume Esino, si aggiunse nell'ordinamento augusteo l'annessione dell'Ager Gallicus nel territorio unificato Regio VI Umbria et Ager Gallicus, a nord del fiume stesso. La riforma avviata da Aureliano e attuata da Diocleziano nel 297 separò l'Ager Gallicus dall'Umbria e lo unì al Piceno, che divenne Flaminia et Picenum, fermo restando per ciascuna zona la conservazione del proprio coronimo[10]. Sotto Teodosio I avvenne la divisione della regione in Flaminia et Picenum Annonarium, che includeva tutto il territorio fino ad Adria, e Picenum Suburbicarium che arrivava fino a Penne, con l'Esino nuovamente chiamato a marcare il confine dei due domini.

L'Alto Medioevo[modifica | modifica sorgente]

La fine dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 espose il territorio a un lungo periodo di devastazioni e saccheggi, che si rivelarono particolarmente gravi nella città di Jesi. La cacciata degli Ostrogoti nel 554 incluse il territorio di Montecarotto nell'Esarcato di Ravenna e nella sfera imperiale di Giustiniano I. La discesa dei longobardi alla fine del VI secolo nel Piceno complicò l'assetto politico-amministrativo delle Marche, tuttavia la divisione nelle due unità politiche egemoni nel centro Italia, la Pentapoli e il Ducato di Spoleto, non sottrasse il territorio di Montecarotto a ciò che divenne il corridoio bizantino, nonostante la vicina linea di confine Esino-Musone lo ponesse in condizioni di incertezza per le continue incursioni dei longobardi di Spoleto.

L'imperatore Giustiniano I (Basilica di San Vitale, Ravenna

Tale situazione coincise con una progressiva attrazione di Montecarotto e della media Vallesina nell'orbita di Jesi, centro pentapolitano desideroso di trasformare il versante collinare occidentale in un baluardo difensivo. Lo sviluppo della temporalità dei papi trovò un ostacolo nell'azione dei sovrani carolingi che, approfittando dell'autorità allora esercitata dal potere civile, tendevano a instaurare la loro sovranità nella Pentapoli[11].

Con la seconda discesa in Italia di Ottone I nel 962 iniziò il processo di feudalizzazione e di germanizzazione delle Pentapoli[12] successivo alla concessione del privilegium imperiale del 13 febbraio 962 a favore Giovanni XII. La fermezza degli imperatori sassoni di porsi quali titolari dell'area adriatica, dunque contrari a cedere il territorio marchigiano in quanto utile corridoio tra Nord e Sud, venne confermata da Ottone III, che concesse a Silvestro II otto comitati delle Marche settentrionali, tra i quali Jesi e Senigallia, come una donazione di cose que nostra sunt e provenienti de publico nostro[13].

La questione della sovranità ritornò a galla durante il pontificato di Vittore II quando il conte Corrado — marchese di Spoleto e di Camerino —, intento a occupare il Nord della regione, incluse gli otto comitati sotto il proprio controllo. La lotta per le investiture riaccese la disputa per la sovranità della «Marca» — il cui nome voluto da Enrico IV sostituì il bizantino «Pentapoli» —, sempre più nelle mire dei suoi antichi titolari, gli arcivescovi di Ravenna. In questo contrasto emersero i signori territoriali, i conti e i liberi possessori, tutti variamente pronti a schierarsi dalla parte dell'impero pur di ricevere in cambio protezione e feudi.

L'ingresso della Marca Anconetana (o Marca Guarnerii) tra il 1093 e il 1094 nella compagine imperiale, favori l'applicazione della politica amministrativa degli imperatori salici che si tradusse in una dinastia marchionale in vita fino al XIV secolo e nella diffusione di rocche difensive e abbazie, indispensabili per il controllo militare e feudale del territorio, tra cui quello di Montecarotto che proprio in questo frangente potrebbe aver ricevuto un potenziamento difensivo più marcato che in passato. Le lotte, particolarmente aspre in età sveva, portarono il territorio sotto lo Stato della Chiesa e al titolo di marchese si andò sostituendo quello di rettore[14]. Il ritorno del potere papale aprì la strada alla diffusione delle pievi di origine carolingia nel territorio anconetano, presto trasformate in parrocchie secondo un processo amministrativo distante dal modello di «chiesa matrice» tipica dell'Alto Medioevo.

Il Basso Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome

Si ritiene che Montecarotto derivi da Mons Arcis Ruptae cioè, Monte della Rocca distrutta, rimandando con tale denominazione all'antica rocca del castello che era situata nell'area dove ora sorge la chiesa parrocchiale, distrutta da un evento di guerra in un imprecisato momento storico, probabilmente intorno al Mille, o da un terremoto. Alberto Polverari considera attendibile l'accostamento di Turris Ruptae a Montecarotto, quale possedimento del vescovo di Senigallia prima della seconda metà del XIII secolo[15], sostituito dal XIV secolo con Montis Arcaroctis (o Archaroctis) o anche Monte Carrocto.

Tommaso Baldassini nel volume Notizie Historiche della Reggia Città di Iesi (Jesi, 1703) fa derivare il significato del nome alla pianta del castello, simile a un grande carro, avvalorando il motivo di un'antica insegna con un carro pieno di spighe, come auspicio di raccolti abbondanti. Più leggendaria, benché documentata dal Borgianni nel volume Scariotto, è invece la tesi che farebbe di Montecarotto la patria di Giuda nella Marca anconitana e cioè, Mons Iscariote.

Un'antica leggenda vuole infatti che l'albero di fico scelto dal traditore di Cristo per impiccarsi fosse conservato a Montecarotto. Da notare che sino a gran parte del Ottocento il nome di Montecarotto veniva trascritto separando la prima parte dalla seconda: Monte Carotto. Sotto il periodo napoleonico si scelse di unire le due parti; soluzione che divenne definitiva agli inizi del Novecento ed utilizzata negli atti pubblici e privati.

Attraverso la diffusione reticolare delle pievi nel territorio della Vallesina si può individuare una chiave di lettura attendibile sulle origini di Montecarotto, ma non certamente esaustiva. L'evoluzione di questa forma insediativa, che si espresse attraverso l'istituzione di una "comunità di fedeli", si realizzò tra il X secolo e l'XI secolo nella duplice tipologia dell'incastellamento e della signoria territoriale.

Delle due forme, la prima risultò più adeguata alle caratteristiche del luogo, facilmente votato ad accogliere arroccamenti difensivi. Insieme ad altre sei pievi, il Plebanatus S. Marie Montis Arcis Ruptae divenne parte integrante del contado di Jesi nella metà del secolo XIII[16], godendo di un'estensione territoriale che risultò la più vasta tra i castelli del contado, in grado di controllare gli attuali Comuni di Poggio San Marcello, Rosora, e Castelplanio[17].

La prima chiesa plebana era posta fuori del castello, a metà strada tra il Misa e l'Esino ed è probabile che la primitiva cinta muraria fosse di dimensioni inferiori rispetto a quella attuale. Solo dalla seconda metà del XIV secolo la chiesa venne edificata all'interno del castello sui ruderi della rocca distrutta, prima che le venissero conferiti diritti e funzioni tipiche di una parrocchia.

Appartenente in origine al comune di Senigallia, secondo una bolla di Onorio III del 1223 che inquadrava tra i possedimenti del vescovo di Senigallia anche Turris Rupte[18] – arcaico toponimo che si presume identifichi Montecarotto —, il castello venne ceduto il 13 febbraio 1248 dal cardinale Raniero, vicario del papa, al Comune di Jesi[19].

La cessione dipendeva dalla volontà del vicario, nonostante le perplessità del papa, di premiare Jesi per aver rinunciato alla causa ghibellina sostenuta da Federico II.

L'ingresso ufficiale di Montecarotto nel contado di Jesi non negò — almeno per ora – l'esercizio dei privilegi feudali, ancora in mano al vescovo di Jesi e gravanti sul castello. Le cose cambiarono mezzo secolo dopo, quando la giurisdizione civile si sostituì in pieno al controllo ecclesiastico su Montecarotto, dopo un contrasto risoltosi con la fine di ogni privilegio feudale da parte del vescovo Leonardo[20].

La restaurazione del potere papale nei confronti delle autonomie comunali non si fece attendere, favorendo una spinta autonomista dei comuni periferici contro la forza accentratrice di Jesi. Lo smembramento della pieve senigalliese di Scorzalepore sul finire del XIII secolo aggiunse alla giurisdizione territoriale di Montecarotto due nuove contrade: San Lorenzo e San Fortunato, concessioni confermate dal rettore della Marca anconetana, Gerardo de Tastis, il 2 maggio 1307[21].

La Signoria di Nicolò Buscareto, arrivato al potere di Jesi nel 1342, espose il territorio di Montecarotto ad un decennio drammatico quando, alla tirannia e alle devastazioni che portarono alla scomparsa di castelli e ville come Colmontano e Tessenaria, si aggiunse la piaga della Peste nera[22]. Probabilmente in questo terribile decennio avvenne il trasferimento della chiesa plebana all'interno del castello[23].

L'arrivo nella Marca Pontificia del cardinale Albornoz mise a tacere le aspirazioni egemoniche dei Malatesta, ai quali si erano legati diversi signori, come i Simonetti di Jesi. La vittoria dell'esercito fedele a Innocenzo VI a Paterno di Ancona il 20 aprile 1355 impresse alla politica di Albornoz uno slancio significativo per le pretese del papa residente ad Avignone.

Seguì una politica di rafforzamento difensivo che coinvolse diversi comuni della Vallesina, facilmente esposti a incursioni e minacce delle signorie locali. Non si può escludere che anche Montecarotto ricevette nei mesi successivi disposizioni del cardinale Albornoz finalizzati a potenziare il castello.

Il «Privilegio» del Cardinal Raniero del 13 febbraio 1248

L'emanazione delle Costituzioni egidiane nel 1357 pose Montecarotto sotto la diretta giurisdizione di Jesi, al pari degli altri castelli della Vallesina. Il lungo processo di formazione del contado (comitatinanza) attribuì a Montecarotto il rango di comunità immediate subiectae, il cui demanuem (demanio) era attribuito al sovrano, cioè alla Chiesa, mentre il dominium (dominio) apparteneva a Jesi[24].

Le divisioni politiche e religiose create dallo Scisma d'Occidente spinsero il pievano di Montecarotto – forse su impulso dei Simonetti di Jesi — ad appoggiare inizialmente l'antipapa Clemente VII. Il 12 giugno 1381 avvenne il ripensamento in favore del legittimo papa Urbano VI, non senza conseguenze che convertirono Montecarotto da pieve in parrocchia, fermo restando la giurisdizione su Castelplanio, Rosora e Poggio San Marcello[25].

Alla cacciata dei Simonetti nel 1408[26] seguirono le scorribande di Braccio da Montone nel contado di Jesi prima della cessione del territorio vescovile ai Malatesta nel 1410. Con l'elezione di Martino V nel 1417 e la fine dello scisma, Montecarotto ricadde nuovamente sotto il controllo di Braccio da Montone fino al 1424, quando venne ripristinato il potere papale. Rimasto fuori dalla diffusione ereticale dei Fraticelli, che al contrario imperversavano nella Vallesina, Montecarotto passò nel 1427 sotto la giurisdizione dei Montefeltro.

L'azione normalizzatrice di Martino V riportò Montecarotto all'interno dello Stato della Chiesa ma a sconvolgere il quadro politico della Marca Pontificia fu il conte Francesco Sforza che nel 1433 entrò indisturbato a Jesi, ottenendo da Eugenio IV la nomina di vicario. L'egemonia dello Sforza si fece sentire anche sui castelli, con vessazioni, distruzioni e ogni sorta di usurpazioni tiranniche che durarono fino al 1446, quando il condottiero di Milano, abbandonata la conquista forzata, vendette il contado di Jesi a Eugenio IV per 35.000 scudi.

Con il ritorno alla normalità sotto Niccolò V si assistette alla riaggregazione del territorio di Jesi e il 23 ottobre 1447 Francesco Martini di Montecarotto e Domenico Tecchi di Poggio San Marcello ottennero la carica di priori del contado[27]. Si chiuse allora la stagione delle Signorie, seguita da una fase di pace che consentì una ricostruzione amministrativa e giuridica grazie al rinnovo degli statuti cittadini.

All'economia rurale si aggiunse sul finire del XV secolo l'arte organara. Pioniere dell'artigianato locale fu il francescano Giacomo Oliviero, costruttore del primo organo grande della Basilica della Santa Casa di Loreto tra il 1511 e il 1513[28].

Il Cinquecento[modifica | modifica sorgente]

Mappa di inizio XVIII secolo della parrocchia di Montecarotto. Lo stemma in alto a sinistra è del vescovo Alessandro Fedeli 1696-1715

Con la fine delle Signorie, le espressioni di potere ecclesiastico iniziarono a premiare quelle famiglie di estrazione nobiliare, all'interno di un disegno politico di impronta oligarchica. Il ritorno nel 1504 delle ostilità tra Jesi e Ancona, dopo l'Atto di Concordia del 1483[29], accrebbe l'allarme nel contado per le incursioni della soldatesca dorica, divenute più frequenti dopo la sospensione dell'Armata di Chiaravalle[30].

L'intervento del Legato della Marca Sigismondo Gonzaga nel febbraio del 1513 privava Jesi della giurisdizione sul territorio circostante; sentenza confermata il 16 maggio seguente da Leone X che aggiunse una multa di 25.000 scudi d'oro. Montecarotto e tutti i castelli del contado assunsero per breve tempo lo status di immediate subiecta, sciolti quindi dal dominio di Jesi e soggetti all'autorità del Legato Apostolico.

Il desiderio di vendetta di Francesco Maria I della Rovere, espropriato del Ducato di Urbino nel 1517, non risparmiò il contado con ruberie e violenze. Al sacco di Jesi fece seguito la «Congiura dei Notai»[31], nata per avversare la politica ottusa della città che pretendeva di scaricare sui castelli le proprie disavventure economiche, attraverso tasse e l'imposizione del prezzo del grano per il fabbisogno cittadino.

Ne scaturì una tensione che si concluse con il rispetto da parte dei ribelli, tra i quali Montecarotto, degli obblighi economici e politici verso Jesi. L'atto di sottomissione fu all'origine di una lunga stagione di pace. Nuove minacce giunsero per lo più dalle incursioni sulla costa dei turchi, che impegnarono nella difesa del territorio tutti i castelli fino al Fabrianese, e dal banditismo, fenomeno mai del tutto sopito e destinato ad affacciarsi con intensità nei periodi di maggiore crisi economica.

L'organizzazione militaresca delle bande guidate da Alfonso Piccolomini, duca di Montemarciano, spinse Sisto V ad adottare misure contro il fenomeno. Oltre a ciò, nell'ultimo quarto di secolo iniziarono a scarseggiare le raccolte di grano. Particolarmente grave fu la carestia a cavallo tra il 1590 e 1591, a cui si aggiunse il dramma della peste con i suoi 279 morti[32].

Il Seicento[modifica | modifica sorgente]

Documento cartografico in rilievo del convento di S. Maria Maddalena dei Pazzi e di altri immobili, realizzato il 27 luglio 1713

Superata la carestia, la popolazione di Montecarotto conobbe un'apprezzabile crescita demografica, agevolata anche dal flusso migratorio dei centri vicini[33]. Miglioramenti si registrarono anche in agricoltura, grazie all'istituzione dell'enfiteusi a terza generattione del 1624.

Per estirpare il contrabbando e la speculazione vennero introdotte «le assegne», dichiarazioni giurate di coltivatori e produttori relative ai raccolti. Sul piano sanitario si adottarono provvedimenti contro gli erranti e i vagabondi, sospettati di diffondere la piaga della peste che riesplose nel 1636. Furono istituiti i Monti di Pietà e il Monte frumentario, cui si rivolgevano gli abbondanzieri nei momenti di emergenza.

Contro le spinte dei proprietari terrieri, desiderosi di nuovi mercati, si vietò l'esportazione di cereali fuori dai propri confini territoriali. Le vessazioni di Jesi sul contado scatenarono la reazione di Montecarotto per voce dell'avvocato Francesco Maria Ridolfi a favore di una più equa tassazione, nota come Causa Aesina Collectarum (1671-1683) dopo il «Catasto Negroni» del 1669; una lotta vinta in ultimo da Jesi che approfittò del momento favorevole per irrobustire la sua egemonia nel contado[34].

Crebbe l'ampliamento urbanistico, grazie anche ai «casanolanti» (i contadini caduti in disgrazia) con i loro insediamenti oltre le mura lungo i due assi principali: il borgo di San Rocco e quello di San Giuseppe. Nel 1612 il Consiglio generale decise per la fondazione della chiesa conventuale di San Francesco dei Frati Minori Osservanti. Seguirono nel 1670 la ricostruzione della chiesa di San Filippo e la costruzione dell'annesso complesso conventuale delle Carmelitane. Il 5 ottobre 1686 dalle catacombe di Calepodio arrivarono a Montecarotto le reliquie attribuite al martire San Placido, il cui culto si sovrappose alla venerazione di San Pietro apostolo e di San Francesco d'Assisi[35].

Il Settecento[modifica | modifica sorgente]

Veduta della piazza in un dipinto di Antonio Bonci del 1865

Con il nuovo secolo Montecarotto venne insignito del titolo di «Terra», superiore a «Castello». Ripresero nel frattempo i contrasti tra Jesi e periferia, motivati sia dal peso onorifico del patriziato cittadino contro quello paesano — escluso dalla carica di Gonfaloniere — che dalla «Tassa Quinquennale» 1749-1750, introdotta per ridurre il debito dello Stato; un problema urticante dopo la «Tassa del Milione» del 1712.

Due «Brevi» del 1752, il «Laudabile» e l'«Inter Multiplices» di Benedetto XIV costrinsero i comuni a sottostare nuovamente alle pretese di Jesi. A spazzare via le logiche discriminatorie nel contado – seppure temporaneamente — ci pensò il Trattato di Tolentino del 1797. Montecarotto salì al rango di «Comune Capo Cantone», alla guida cioè di 15 comunità fuori dal controllo jesino e il 15 maggio 1798 entrò a far parte della Repubblica Romana.

La soppressione delle confraternite (febbraio 1799) e la messa in vendita dei beni requisiti furono gli ultimi atti della municipalità giacobina. Nuove opere pubbliche vennero realizzate, a partire dal palazzo comunale, già da tempo bisognoso di solidità strutturale, come suggerì Virginio Bracci nel 1771. Opere di ampliamento riguardarono anche il convento delle Carmelitane, le religiose che dal 1737 avevano ricevuto la «clausura pontificia». Non meno urgenti furono l'impietrata delle strade contro i dissesti idrogeologici nel 1717 e i lavori della nuova chiesa della Santissima Annunziata.

L'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Con la Restaurazione pontificia Montecarotto ritornò nuovamente sotto la giurisdizione di Jesi. Il 17 marzo 1801 Pio VII impose un nuovo regime fiscale al contado: i beni fino ad allora incamerati dalla «Borsa comune» sarebbero stati versati alla Camera Apostolica. Con l'ingresso nel Regno d'Italia nel 1808 seguì la soppressione dei monasteri dei frati minori e delle Carmelitane e l'incameramento dei beni ecclesiastici, annessi all'Appannaggio del Viceré Eugenio Beauharnais.

Portale d'ingresso al centro storico demolito non prima del 1899

La seconda Restaurazione decise sulla fine del contado, il cui vuoto venne colmato da un acceso municipalismo. Alla guida di Montecarotto, divenuto capoluogo con giurisdizione su cinque comuni[36], venne posto un governatore nominato dal Delegato apostolico di Ancona. Il fermento patriottico dopo il fallimento dei moti del 1830-1831 ebbe la sua prima consacrazione con la Repubblica Romana del 1849, momento di conquista legislativa sul piano sociale e di avanzamento democratico senza precedenti in Italia.

L'arrivo del governatore straordinario Lorenzo Valerio nelle Marche il 13 settembre 1860 e la vittoria di Castelfidardo riaprirono la questione dell'unità nazionale per il centro Italia. Il plebiscito del 4 e 5 novembre 1860 registrò 337 voti favorevoli su 744 iscritti nelle liste elettorali[37]. Seguirono l'espropriazione dei beni ecclesiastici[38], la soppressione del convento dei frati minori e l'inaugurazione della scuola pubblica per effetto della legge Casati[39].

Il 17 marzo 1861 Montecarotto entrava a far parte del Regno d'Italia. Nuove opere urbanistiche e nuovi istituti sorsero nel corso del XIX secolo: l'ospedale (1807), il cimitero (1817), il nuovo palazzo comunale (1870), la «Cassa di Risparmio» (1873), il nuovo Teatro comunale (1877), la «Porta di Mezzogiorno» (1882) e l'asilo infantile (1889) affidato alle suore di San Giuseppe di Chambéry che vi rimasero fino al 1980. Il 16 marzo 1873 venne fondata la sezione maschile della Società operaia di mutuo soccorso – dal 22 marzo 1906 l'associazione accolse una sezione femminile.

Nel 1881 Antonio Crognaletti vinse un appalto pubblico per il trasporto della posta e di persone tra Montecarotto e Jesi, subito divenuta la prima linea del gruppo "Autolinee Crognaletti". Oggi la ditta non ha più sede a Montecarotto, ma mantiene sempre un deposito in via San Giuseppe[40].

Il primo Novecento[modifica | modifica sorgente]

La fontana del Tritone e Via XX Settembre
Via Circonvallazione negli anni trenta.

La giunta guidata da Tito Mei avviò una stagione caratterizzata da epocali cambiamenti, a partire dall'acquedotto pubblico inaugurato il 15 settembre del 1901 e la cui importanza venne ricordata con la "fontana del tritone", smantellata tuttavia nel 1927 perché d'ingombro ai nuovi mezzi di trasporto. Al posto del vecchio macello sorse nel 1903 l'edificio della «Cassa di Risparmio di Montecarotto», accanto al teatro, secondo una soluzione architettonica decisamente più rispettosa dell'intorno. Il 20 ottobre 1907 arrivò la luce pubblica all'acetilene e tra il 1912 e il 1913 si ebbe il completamento della stazione ferroviaria lungo la linea Roma-Ancona. Nel 1911 si provvide alla piantumazione dei tigli lungo via XX Settembre e due anni dopo venne inaugurato il nuovo ospedale, unito al ricovero per gli anziani.

Superata la tragedia della Grande Guerra con i suoi 88 caduti, nel 1920 si provvide al sostegno dei più bisognosi attraverso la «Società cooperativa di lavoro e consumo militari, invalidi, reduci, vedove, genitori di caduti di guerra di Montecarotto», poi sciolta nel 1928. Nel 1921 divenne presidente della provincia il montecarottese Pompeo Baldoni, costretto tuttavia l'anno seguente ad abbandonare la carica per intervento prefettizio imposto dal nuovo regime. La vittoria del socialista Vittorio Marri alla carica di sindaco nel 1920 spazzava via il mondo liberale. Tra il 1920 e il 1922 il comune acquisì i locali del vecchio ospedale, trasformati in scuole elementari.

Il Fascismo e la «Battaglia di Montecarotto»[modifica | modifica sorgente]

Lo scioglimento dell'amministrazione comunale per decisione prefettizia divenne il primo scossone fascista alla giunta socialista, seguito dalla vittoria di Tullio Bevilacqua alle elezioni del 22 aprile 1923. Il 18 maggio seguente Montecarotto dichiarava Mussolini cittadino onorario e il 14 maggio 1926 usciva di scena l'ultima amministrazione democraticamente eletta.

Saggio ginnico fascista nel 1931

Nel 1923 Montecarotto perdeva il mandamento, ma non la Pretura. Con le Leggi fascistissime scomparvero gli ultimi spazi di legittimità democratica: iniziava la stagione dei Podestà, a partire da Ubaldo Urbani. Nel 1927 la Cassa di Risparmio di Montecarotto si fuse con l'omonimo istituto di Jesi e nel 1932 sorse il primo magazzino del Consorzio agrario provinciale, poi ampliato nel 1952.

Nel 1933 Ottorino Bartoloni succedeva a Carlo Mariotti alla carica podestarile, incarico passato nel 1937 ad Amalio Carissimi. Dalle prime formazioni partigiane si distinse il gappista «Rani d'Ancal», all'anagrafe Dario Rossetti[41], tra i protagonisti della liberazione del campo di prigionia di Servigliano[42].

La vecchia caserma dei Carabinieri, teatro di scontri il 19 gennaio 1944

Il 19 gennaio 1944 cinquanta gappisti al comando di Domenico Angeloni assalirono la caserma dei Carabinieri e l'abitazione del Commissario prefettizio Attilio Cappellini. Nello scontro persero la vita Athos Archetti della GNR e il bracciante Adriano Lazzarini. Tra il 4 e il 5 maggio 1944 caddero sotto il fuoco nazista Giuseppe Latieri (vedi eccidio di Monte Sant'Angelo) e Carlo Alberto Trapani[43]. Il 26 luglio due reparti della Brigata Maiella tennero testa alla controffensiva tedesca[44]. Iniziava la battaglia di Montecarotto che si concluse il 30 seguente con la liberazione dall'occupazione nazista[45].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Montecarotto.

Nel settembre del 1945 fece ritorno dal campo di concentramento di Bergen-Belsen il soldato Romualdo Cardinali, vittima di un rastrellamento tedesco dopo l'armistizio. Se si escudono i feriti, il costo umano pagato da Montecarotto sui fronti di guerra è stato di diciotto uomini[46].

La seconda metà del Novecento[modifica | modifica sorgente]

Il ritorno alla libertà favorì la ricostituzione dei partiti democratici, desiderosi di declinare la loro politica in chiave solidaristica in soccorso degli italiani non ancora usciti dall'occupazione nazifascista. Molto più lenta e ricca di insidie divenne invece la ripresa dell'economia locale. Il centro del paese portava ancora i segni della battaglia mentre i propositi della ricostruzione si arrendevano all'incertezza di una guerra non ancora conclusa al Nord.

Gli "sfollatelli" di Gessopalena. Si riconoscono in alto a sinistra Cesidio Borrelli e Bruno Torrisi

Nonostante le difficoltà salariali, l'accoglienza e la solidarietà erano rimaste intatte tra la popolazione, pronta a farsi carico del dramma degli "sfollatelli", i bambini abruzzesi scampati alla furia nazista che aveva distrutto il centro di Gessopalena[47] nel dicembre del 1943[48]. La vittoria del fronte delle sinistre nel 1946 favorì un clima concitato sul piano delle rivendicazioni dei diritti contro le pretese degli agrari. La giunta inaugurava la scuola media comunale "Lorenzo Bucci", divenuta statale nel 1959 e dal 1978 intitolata al filosofo Gallo Galli. Il IX censimento del 1951 registrava il massimo picco demografico. Nel settore sanitario emerse l'ampliamento dell'ospedale con le due divisioni di medicina e chirurgia, poi declassato nel 1982 a poliambulatorio. Particolarmente significativa per la comunità religiosa è stata nel 1955 la ricomposizione delle ossa attribuite al martire San Placido[49].

Via Roma negli anni cinquanta

La svolta politica del novembre del 1960 si tradusse in un vivace programma di lavori pubblici, come il completamento delle scuole elementari "Giuseppe Magagnini", la costruzione di una sede distaccata dell'Istituto Professionale di Stato per l'Agricoltura e l'Ambiente "Serafino Salvati" (1962)[50], il mercato pubblico, la prima edificazione popolare garantita dai fondi dell'INA-Casa, l'avvio dei lavori del monumento ai caduti (inaugurato nel 1971) e del parco pubblico, dotato anni dopo di una pista da ballo (restaurata nel 2007) e di un campo da tennis, poi ampliato nel 1983. Nel 1964 venne inaugurata la prima linea telefonica della compagnia SIP. La domanda di lavoro di molti ex contadini trovava sfogo nelle nuove imprese sorte tra gli anni sessanta e settanta. Il declino demografico, iniziato negli anni cinquanta con il calo del tasso di natalità crebbe con il nuovo sviluppo produttivo della Vallesina. La nascita della Cantina sociale (1964) per la produzione del verdicchio, qui prodotto di eccellenza, favorì il decollo delle attività turistiche, a partire dall'avvio di aziende agrituristiche, sullo sfondo di un mondo mezzadrile al tramonto, in grado di spazzare via un passato culturale fatto di feste religiose e tradizioni secolari.

Nuove esigenze spinsero le autorità a dotare il paese di una palestra in sostituzione della precedente di epoca fascista, una scuola materna statale, un asilo nido, un nuovo campo da calcio, un centro anziani, il Museo della Mail Art e un “Centro Culturale” (1980)[51]. Non meno significativo è risultato negli anni settanta lo stanziamento di fondi destinati al piano urbanistico PEEP. La vittoria del PCI nel 1985 contro l'alleanza DC-PSI-PRI-PSDI, seppure di misura, confermò la radicalità comunista nel territorio. Nel gennaio del 1985 prese il via la prima edizione della Pasquella, da allora riproposto annualmente. Un netto miglioramento della vita dei cittadini si è avuto con l'arrivo del metano il 27 dicembre 1986. Sul fronte del volontariato, va ricordata la nascita di un nucleo operativo della Croce Rossa Italiana nel 1988.

Facciata del Palazzo comunale restaurata nel 2009

Nei primi anni anni novanta, come in gran parte d'Italia arrivava una ventata d'immigrazione bene accolta dalla popolazione. Il terremoto del 1997 non ha prodotto danni rilevanti agli edifici storici, a parte la Chiesa di San Filippo e il Municipio, prontamente sottoposti a piani di consolidamento. La calamità ha tuttavia favorito la costituzione di un centro di intervento della Protezione Civile. Nel 1995, la giunta di centrosinistra guidata da Paola Soverchia – primo sindaco donna nella storia locale –, ha promosso la nascita del Centro giovanile T. N.G.-Oltreconfine. Le amministrative, le prime dopo il dissolvimento dei partiti della Prima Repubblica, hanno individuato nelle forze di centrosinistra una solida maggioranza, grazie anche alla tenuta elettorale del PDS, in grado di resistere alla crisi irreversibile del PCI (1989-1991), contro lo sbandamento delle forze di centrodestra, costrette a fare i conti con uno scarso radicamento nel territorio del pensiero liberale.

Il nuovo millennio[modifica | modifica sorgente]

In linea con la precedente esperienza politica, nel 1999 la vittoria alle amministrative è andata a Mirella Mazzarini, riconfermata sindaco nel 2004. Tra i suoi successi emergono il completamento del restauro del Teatro comunale (2001), la nuova pavimentazione della piazza antistante (2006) e il consolidamento del Palazzo comunale (2009). Anche la Collegiata ha ricevuto un profondo restauro, iniziato nel 1997 per iniziativa di monsignor Giannino Polita (arciprete dal 1971 al 2007) e concluso nel 2002.

Nel luglio del 2005 è stato fatto un passo fondamentale nel campo delle telecomunicazioni informatiche con l'arrivo della linea digitale ADSL. Alle amministrative del 2009 la carica di sindaco è passata a Mirco Brega, sostenuto dal PD e Jean Pierre Guiegui è stato eletto consigliere aggiunto, in rappresentanza della comunità degli stranieri. Il 25 giugno 2011 è stata inaugurata la nuova fontana intitolata «Dell'Unità dei Popoli»[52], in nome della pace e della tolleranza tra le nazioni. Il 15 marzo 2014 è entrato in funzione il nuovo plesso scolastico per la scuola primaria, in sostituzione del vecchio edificio di via Risorgimento[53].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Mura Castellane[modifica | modifica sorgente]

Torrione cilindrico coperto dell'angolo nord-ovest delle mura
Dettaglio di un torrione lato orientale

La cinta muraria risale al 1509 su disegno dell'architetto Albertino Di Giacomo da Cremona che intese ampliare il vecchio impianto medievale. Le mura corrono per 625,50 m secondo una pianta a quadrilatero trapezoidale allungato nella direzione Est-Ovest, delimitando la parte più alta del colle dedicata alla chiesa Parrocchiale della S.S. Annunziata.

Le mura hanno subito negli anni numerosi interventi, il più marcato dei quali è stato l'allargamento dell'ingresso principale per agevolare il passaggio dei carri nei giorni del mercato, senza danneggiare dignità monumentale e valenza decorativa dell'intorno.

Di questa parte, venne demolita la porzione che univa ortogonalmente il torrione dell'orologio (all'epoca meno ornato) al lato che volge a Mezzogiorno. Da questo tratto si accedeva al paese attraverso la porta d'ingresso (le altre due aperture, una a Nord e l'altra ad Ovest, sono frutto di interventi successivi) con la torre civica (su cui erano originariamente collocati l'orologio e le campane) e l'antico palazzo priorale.

Della cinta muraria è ancora visibile la scarpata, mentre le cortine sono state coperte dalle abitazioni. Restano ancora visibili cinque torrioni, tra i quali spiccano per stato conservativo quelli del lato orientale: uno cilindrico, con base appena scarpata, doppio ordine di beccatelli e sporto merlato alla ghibellina e l'altro pentagonale, con scarpa evidente e sporto non merlato su robusti beccatelli.

Non meno imponente è il torrione cilindrico dell'angolo nord-ovest con alta scarpa, doppio cordone e tracce di beccatelli. Ben conservata è la porta del lato Ovest; abbattuta invece quella del lato orientale che fiancheggiava a breve distanza verso Sud il torrione dell'orologio, visibile nel quadro del 1865 conservato in municipio del pittore cuprense Antonio Bonci.

Torrione dell'orologio[modifica | modifica sorgente]

Orologio di Pietro Mei del Torrione dell'orologio
Torrione dell'orologio durante le celebrazioni dei 150 anni dell'unità d'Italia

Il torrione dell'orologio resta il monumento più in vista del paese e, anche, sua immagine più ricorrente. Posta nel lato orientale della cinta muraria, la torre venne integralmente rivestita nel 1903, quando si decise di unire la piazza esterna (oggi Piazza della Vittoria) all'area interna (l'odierna Piazza del Teatro). Al piano superiore, con accesso attraverso il camminamento di ronda, è custodito il quadrante dell'orologio, l'asta di collegamento, il pendolo e i pesi per la ricarica manuale delle lancette fin dal 1849, come volle il progettista e costruttore Pietro Mei.

Da questo primo locale si accede a un piano superiore che custodisce il “cuore” dell'orologio, sul quale è ancora leggibile la matricola: «P. Mei 1849 Montecarotto n° 22». Continuando nella salita si arriva all'esterno della torre e alle campane, chiamate a ricevere l'urto del battente su comando dell'orologio ogni quindici minuti. Quotidianamente un addetto del Comune provvede alla sua ricarica per non interromperne la funzione pubblica originaria.

Teatro comunale[modifica | modifica sorgente]

Interno del Teatro Comunale
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Teatro comunale (Montecarotto).

La grande sala del vecchio palazzo Priorale fungeva anche da teatro, divenuta inagibile a causa di un'abbondante nevicata che fece crollare il tetto. Documenti del 1809 attestano la presenza di un altro locale adibito a spettacoli pubblici durante le principali ricorrenze, come il carnevale animato da dilettanti locali e piccole compagnie di professionisti.

Tale edificio era ubicato nel cuore dell'attuale piazza del mercato. Nella seconda metà dell'Ottocento venne poi realizzato l'attuale Teatro comunale su progetto dell'architetto jesino Raffaele Grilli. L'impianto venne inaugurato l'8 settembre del 1877 con "l'opera in musica Maria di Rohan" del maestro Donizetti, al prezzo di lire una. Costretto ad un lungo restauro per dichiarata inagibilità, il teatro è stato riaperto al pubblico il 9 settembre del 2001 con uno spettacolo tenuto in occasione del Festival Pergolesi Spontini[54]. I locali sottostanti accolgono dal 2006 il Museo Civico e della Mail Art.

Palazzo Baldoni[modifica | modifica sorgente]

Palazzo nobiliare situato nel centro storico, poggiante sul tratto terminale del settore sud delle mura castellane con ingresso lungo via Guglielmo Marconi. Con la morte dell'ultimo erede della dinastia Baldoni, Corrado, l'edificio è passato alla curia vescovile di Jesi per volontà testamentaria nel 1991. Benché interamente spogliato degli arredi interni mobili, il palazzo conserva ancora un giardino pensile di grande pregio che offre all'intorno decoro e rara bellezza.

Complesso monumentale dedicato ai caduti delle guerre Italiane[modifica | modifica sorgente]

Monumento ai caduti della Grande Guerra di Vito Pardo
Complesso monumentale dedicato ai caduti delle guerre Italiane, vista d'insieme. Sullo sondo si intravede la Chiesa di San Francesco con il monumento ai caduti della Grande Guerra di Vito Pardo posto sulla facciata

Il monumento è stato costruito in periodi diversi del Novecento, amalgamando architetture storiche e scenografie naturali in una suggestiva unità fisica e ideale.

Monumento ai caduti della prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monumento ai caduti della prima guerra mondiale (Montecarotto).

Realizzato nei primi anni trenta, il monumento è opera dello scultore veneziano Vito Pardo, autore anche del celebre Monumento nazionale delle Marche a Castelfidardo. Gli elementi che lo compongono sono stati pensati come arricchimento della facciata della chiesa di San Francesco, con decorazioni simboliche e stemmi delle forze armate, in virtù del largo impegno dei militari italiani nel primo conflitto mondiale. Il monumento culmina nella parte terminale del campanile, da allora elevato di diversi metri mediante la realizzazione di una cuspide piramidale che mostra quattro croci in vetro, una per ogni punto cardinale.

Monumento ai caduti di tutte le guerre[modifica | modifica sorgente]
Veduta d'insieme del monumento dedicato ai caduti di tutte le guerre

La parte più recente, e che si offre per prima agli occhi del visitatore, è costituita dal Monumento ai caduti di tutte le guerre. L'opera inaugurata nel 1971 è stata realizzata lungo il pendio che porta da via XX Settembre alla sommità del colle della chiesa di San Francesco. La stele di bronzo che svetta dal complesso di travertino indica la continuità con la facciata del tempio su cui è posto il primo monumento dedicato ai caduti della Grande Guerra, progettato da Vito Pardo e costruito nei primi anni trenta.

L'accesso al complesso è dato da una scalinata che congiunge fisicamente e idealmente i due monumenti, posti su quote diverse del colle e uniti da una salita che intende evocare sentimenti di ascesi ai valori di patria e del più alto sacrificio di un soldato. Il monumento ai caduti di tutte le guerre parte dalle battaglie del Risorgimento e arriva ai due conflitti mondiali, passando per le guerre coloniali.

Ai lati dell'altare vi sono altri due volumi, sui quali poggiano dei pannelli in bronzo con rilievi stilizzati di combattenti, in memoria dei soldati italiani deceduti in battaglia. L'opera è stata realizzata su disegno del professor Schiavoni di Arcevia, che riprese l'idea originale di Vito Pardo, di costruire cioè una grande scalinata che abbracciasse la collina della chiesa di San Francesco.

Lungo la scalinata, un cippo ricorda il luogo dove perse la vita nel luglio del 1944 il giovane Tarcisio Tassi, la guida partigiana caduta durante gli scontri della Battaglia di Montecarotto. Il monumento è raggiungibile da via XX settembre mediante un'ampia scalinata lastricata che porta ad un'ara, sulla cui sommità spicca una stele di bronzo, poggiante su un parallelepipedo di travertino.

Chiesa della Santissima Annunziata, vista dalla Chiesa di San Francesco
Chiesa di San Francesco e Monumento ai caduti della Grande Guerra di Vito Pardo
Chiesa di Santa Maria del Popolo
Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Nel territorio e dipendenti dalla Parrocchia Santissima Annunziata di Montecarotto esistono numerose chiese ricche di arte e di storia a testimonianza della profonda fede e devozione della popolazione montecarottese.

Chiese urbane[modifica | modifica sorgente]

Chiesa Collegiata della Santissima Annunziata

Situata nella parte alta del paese, venne ricostruita a partire dal 1779 su progetto dell'architetto domenicano Pietro Belli, che ideò la chiesa di San Domenico di Ancona. La chiesa, a croce latina, è realizzata in un sobrio ma elegante stile neoclassico con alcuni elementi barocchi al suo interno, come le due belle cappelle ai lati del transetto. Al suo interno, la parte più spettacolare è quella del presbiterio, dove si ammira un maestoso altare maggiore, che fu realizzato da Michele Rusconi da Lugano e, sopra il coro in noce, la tela dell'Annunciazione della Vergine (XVII secolo).

Chiesa Conventuale di San Francesco

Chiesa di origine francescana la cui fondazione risale al 1612.

Chiesa di San Filippo (anticamente detta di Santa Maria delle Grazie)

Chiesa la cui fondazione risale ai primi anni del Cinquecento.

Chiesa del Crocifisso Chiesa di costruzione settecentesca a navata unica, con all'interno un pregevole crocefisso opera del Bornoni (secolo XVII).

Chiesa di Santa Maria del Popolo

Della chiesa di Santa Maria del Popolo si hanno notizie per la prima volta negli Atti delle visite pastorali della seconda metà del secolo XVI. Tali documenti ci dicono anche che era posta fuori dal castello e di giuspatronato di Gerolamo Gasparini. La chiesa venne poi probabilmente ricostruita in epoca settecentesca; è ad unica navata e conserva all'interno di una nicchia dietro l'altare una pregevole e antica statua lignea della Madonna (secolo XVII - XVIII) molto venerata dalla popolazione.

Nei secoli scorsi per tradizione il cappellano della chiesa veniva eletto mediante estrazione ogni anno tra i parroci della parrocchia. L'interno, di dimensioni contenute e a pianta rettangolare con la copertura costituita da una volta a botte decorata con stucchi. Le pareti laterali sono ornate con lesene alla cui sommità sono posti capitelli corinzi sormontati da archi, stucchi e da una bella cornice che corre per tutto il perimetro interno.

Chiese Rurali[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di San Lorenzo

Della chiesa di San Pietro si hanno le prime notizie nella prima metà del Quattrocento. Sorgeva nel fondo omonimo, nella contrada di San Pietro così titolata per la presenza della chiesa, molto vicina al tempio tuttora esistente limitrofa al trivio Montecarotto, Moie, Ostra.

L'attuale costruzione è dei primi del Novecento, di dimensioni contenute ed a pianta rettangolare, ha una sola navata e la copertura è sostenuta da un'unica capriata in legno. L'interno è di semplice fattura con pareti intonacate; sulle pareti laterali a destra e a sinistra dell'altare si aprono due finestre monofore. In una nicchia alle spalle dell'altare si conserva una statua lignea di San Pietro. Sulla facciata sul culmine del tetto a capanna è posto un piccolo campanile a vela con una sola campana comandata tramite delle funi dall'interno della chiesa.

  • Chiesa di Santa Maria della Neve

Della chiesa di Santa Maria della Neve si hanno notizie certe per la prima volta nei resoconti della vista pastorale effettuata dai delegati del cardinale Giacomo Corradi nel 1653. I delegati la menzionano come chiesa ben tenuta ed a un solo altare e vi si celebrava messa solo nei giorni festivi. La chiesa si trova in contrada Taragli di Montecarotto.

La chiesa ha pianta rettangolare ad un'unica navata, è di dimensioni contenute e ha la facciata a capanna, Il tetto è sorretto da un'unica capriata lignea. L'interno è semplice con pareti intonacate, sulle pareti laterali si aprono due piccole finestre rettangolari. Sulla parte posteriore al culmine del tetto è posto un piccolo campanile a vela con due campane che vengono comandate tramite funi da un locale con funzioni di sagrestia attiguo alla chiesa.

Chiese scomparse[modifica | modifica sorgente]

Nel corso dei secoli molte altre chiese sia rurali che situate entro le mura o nei borghi prossimi sono scomparse. Di esse sappiamo quanto ci dicono i documenti d'archivio.

  • Chiesa parrocchiale di San Maurizio dei Marroni, sorgeva nella contrada anticamente detta dei Marroni dove i territori di Montecarotto, Poggio San Marcello e Belvedere Ostrense sono contigui. L'ubicazione attuale può essere identificata nella contrada di Sant'Angelo di Montecarotto. Se ne hanno notizie dal XIII al XV in vari documenti sia civili che ecclesiastici.
  • Chiesa di San Biagio di Montecarotto, viene menzionata in documenti della prima metà del secolo XV, ma esisteva precedentemente poiché viene ricordato un insediamento di San Biagio. Sorgeva nell'attuale contrada San Biagio, esisteva sicuramente nel XVIII ed è andata distrutta nello scorso secolo.
  • Chiesa di Sant'Angelo dei Marroni sorgeva vicino ai confini di Poggio San Marcello dove anche oggi esiste la contrada di Sant'Angelo. Viene menzionata in documenti del XIII secolo. La chiesa nel 500 era già in rovina.
  • Chiese di San Giovanni Scorzoso e di San Giovanni di Scorzalepore (o Scortalepore) già appartenenti alla pieve senigalliese scomparsa di Scorzalepore non più esistenti in tempi molto antichi.

Edicole votive[modifica | modifica sorgente]

Numerose sono le edicole dedicate ai santi protettori di contrade che nei secoli sono state costruite a testimonianza della devozione popolare.

Aree naturali[modifica | modifica sorgente]

Parco del Trabocco[modifica | modifica sorgente]

Pregevole area naturalistica ricca di flora e fauna, al cui interno scorre il torrente Fossato. L'area è situata nella piega collinare che delimita il confine tra il comune di Montecarotto e quello di Poggio San Marcello. La morfologia del territorio, nata dalla stretta vicinanza dei versanti collinari, crea un bacino idrografico particolarmente ricco di acque superficiali in autunno e in primavera. Il torrente corre per 9,5 km prima di terminare nel fiume Esino, il principale corso fluviale della vallata provinciale. Il parco conserva ancora i ruderi dell'antico mulino che traeva forza motrice dalle acque del torrente. La natura rigogliosissima dell'area si dota di rare specie di fiori, tra le quali la felce e la dracontea (Dracunculus Vulgaris).

Giardino della Liberazione

Giardini e parchi urbani[modifica | modifica sorgente]

  • Parco pubblico in via Amendola. Realizzato nei primi anni sessanta, il parco si è dotato nel tempo di un campo da tennis in terra rossa e di una pista adibita inizialmente al ballo e dal 2007 convertita in superficie per la pratica di varie attività sportive. Sulla stessa area verde insiste "la passeggiata ecologica", un percorso ginnico completo di attrezzatura fissa per la pratica di basilari esercizi fisici.
  • Parco pubblico dell'Avvenire in via Circonvallazione. Area verde costituita da giovani alberi, ciascuno con il nome e la data di nascita di ogni bambino di Montecarotto nato a partire dai primi anni novanta.
  • Giardino della Liberazione. Inaugurato il 30 luglio 2004, esso ricorda la fine dei combattimenti della Battaglia di Montecarotto e il conseguente ritorno alla libertà. Il giardino è posto nella sommità della perimetrazione ovest del centro storico, nella confluenza di via Vaccarile e S.S. Trinità.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[55]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i rilevamenti dell'ISTAT, i cittadini stranieri residenti a Montecarotto al 31 dicembre 2010 risultavano 166, divisi in 77 maschi e 89 femmine, pari all'8% della popolazione locale. Gli stranieri provenienti da paesi dell'Unione europea erano 42 e 124 gli extracomunitari. Le dieci nazionalità più numerose erano[56]:

Danza ivoriana a Montecarotto
Pos. Cittadinanza Popolazione
1 Costa d'Avorio Costa d'Avorio 27
2 India India 21
3 Marocco Marocco 15
4 Polonia Polonia 13
5 Romania Romania 13
6 Germania Germania 8
7 Albania Albania 8
8 Algeria Algeria 8
9 RD del Congo RD del Congo 8
10 Macedonia Macedonia 6

Qualità della vita[modifica | modifica sorgente]

Dal 2009 Montecarotto ha adottato il sistema di raccolta differenziata porta a porta condiviso con i vicini comuni.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Dialetto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetti marchigiani.

Il dialetto montecarottese risente di influssi derivanti dai dialetti umbro-laziali, dal dialetto toscano e con alcune cadenze dell'area settentrionale della regione. Montecarotto viene attraversata dall'isoglossa[57] 517 che fa da spartiacque tra i dialetti con influssi settentrionali e quelli più marcatamente meridionali. Il confine naturale di questa sommaria suddivisione è la direttrice Ancona-Roma che nell'area marchigiana possiamo identificarla con il fiume Esino.

Religione[modifica | modifica sorgente]

Sul territorio comunale esiste un'unica parrocchia, appartenente alla diocesi di Jesi.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Jesi.

La religione maggiormente praticata a Montecarotto è, come per l'Italia, quella cattolica; gli stranieri invece sono in prevalenza induisti, sikh e musulmani. Nel paese vi sono anche diverse famiglie italiane di religione evangelica luterana.

Musei[modifica | modifica sorgente]

Interno del museo civico e della Mail Art

Museo civico e della mail art[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Museo civico e della mail art.

Il Museo civico e della mail art, dopo anni di chiusura per carenza di spazi adeguati è stato riaperto e trasferito nel 2006 nei locali che ospitavano un tempo le cantine del Teatro comunale. Un prestigioso ed efficace intervento di restauro ha riportato i locali all'antico splendore: le volte a botte, le vecchie pietre della muratura e le arcate che sostengono il teatro soprastante donano alla nuova sede un apprezzabile fascino.

La raccolta inaugurata nel 1985, ed esposta precedentemente presso il Palazzo Baldoni e il foyer del teatro, è incentrata sull'arte destinata ad essere trasmessa per posta. Le prime forme di arte postale risalgono agli inizi del XX secolo, praticate dal movimento Futurista, dal Dada e da quello Surrealista. Nel secondo dopoguerra l'espressione artistica riprese a "viaggiare" grazie a Ray Johnson e alla sua Scuola per Corrispondenza sull'arte concettuale, fondata a New York nel 1962.

Archivi[modifica | modifica sorgente]

  • Archivio Storico Comunale.
  • Archivio Storico della Parrocchia Santissima Annunziata.

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

La Biblioteca Comunale[58][59] è ubicata al piano terra della Scuola Media Statale Gallo Galli, in Piazza della Vittoria 3. Oltre alla dotazione cartacea, è possibile consultare diverso materiale analogico e digitale. Il catalogo dei titoli è disponibile su internet tramite il sito web istituzionale del Comune.

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Sono presenti sedi scolastiche per la formazione di base: Scuola dell'infanzia, scuole primarie e secondarie di primo grado. Le scuole fanno parte dell'Istituto Comprensivo di Arcevia[60] di cui fanno parte oltre a Montecarotto anche i comuni di Arcevia e di Serra de' Conti e sono:

  • Scuola dell'infanzia di Montecarotto.
  • Scuola primaria Statale intitolata a Giuseppe Magagnini.
  • Scuola Secondaria Statale di 1º grado intitolata a Gallo Galli.

Stampa[modifica | modifica sorgente]

  • Il comune di Montecarotto distribuisce tramite posta, con cadenza bimestrale, un giornalino periodico riguardante le novità, gli eventi e gli interventi più importanti effettuati dall'amministrazione pubblica nel territorio montecarottese.
  • La parrocchia della Santissima Annunziata di Montecarotto pubblica e distribuisce, con cadenza settimanale, un giornalino parrocchiale con le notizie riguardanti le attività e le iniziative della parrocchia e della diocesi di Jesi.

Associazioni di carattere culturale e sociale[modifica | modifica sorgente]

Numerose sono le associazioni di carattere culturale e sociale operanti sul territorio di Montecarotto:

Musica contemporanea[modifica | modifica sorgente]

in ordine cronologico:

Artisti che si sono esibiti a Montecarotto[modifica | modifica sorgente]

Persone legate a Montecarotto[modifica | modifica sorgente]

Nati o vissuti a Montecarotto[modifica | modifica sorgente]

Legati a Montecarotto perché hanno contribuito a migliorare la vita del luogo[modifica | modifica sorgente]

Sagre e manifestazioni[modifica | modifica sorgente]

  • La manifestazione "Verdicchio in festa" è dedicata al prodotto tipico locale per eccellenza, il vino "Verdicchio dei Castelli di Jesi". Per cinque giorni, le vie del centro storico diventano il luogo di una festa animata dalle associazioni locali con gastronomia, a partire dalla variegata degustazione di vini, spettacoli musicali e artisti di strada.

L'evento si rinnova annualmente a cavallo tra giugno e luglio.

  • La Pasquella - Rievocazione di un antico Canto Rituale di Questua.

Momento propiziatorio della tradizione contadina marchigiana, assimilabile alla Befanata della Toscana e alla Pasquarella del Lazio, contraddistinto dai canti rituali di questua che si ripetono nel giorno dell'Epifania per le vie del centro abitato. La tradizione vuole che il canto di Pasquella venga portato da squadre di cantori casa per casa come augurio di salute, di benessere e di abbondanza, in cambio di piccole offerte di denaro, cibo e vino.

Tale usanza, smarrita con la fine della mezzadria, è stata rivalutata a Montecarotto a partire dal 1985 e da allora riproposta annualmente grazie alla partecipazione di gruppi di cantori del territorio, a partire dal gruppo di canto popolare La Macina di Monsano. Durante la festa, ai visitatori vengono offerte castagne arrosto e vin brulé.

Musicanti con strumenti artigianali e inusuali accompagnano gli stornelli della Pasquella

Ecco un estratto dello stornello «La Pasquella»:

L'Anno novo è già venudo
Già che Dio ce l'ha mannado
Ce l'ha mannado con allegria
Bon Anno novo e Epifania
Ce l'ha mannado con allegria
Bon Anno novo e Epifania

Fate presto e non tardade
Che dal ciel cade la brina
Ce fa venì la tremarella
Bon Anno novo e bona Pasquella
Ce fa venì la tremarella
Bon Anno novo e Bona Pasquella

Se ce dade 'na pacca de porco
Non ce 'mporta se ce sta 'l pelo
Noi je daremo 'na raschiadella
Bon Anno novo e bona Pasquella
Noi je daremo 'na raschiatella
Bon Anno novo e Bona Pasquella

Ce venimo da chi d'intorno
Non piade 'l palo del forno
Semo venuti pe l'allegria
Sci non volede annamo via
Semo venuti pe l'allegria
Sci non volede annamo via[77].

È una festa religiosa che si svolge nell'ultima domenica di settembre o nella prima domenica di ottobre. In quest'occasione si organizza lungo le vie cittadine un'importante fiera-mercato.

  • Artigiani e mestieranti all'opera.

Si tiene nella seconda metà di marzo ed è un'esibizione di artigiani per le vie e le vecchie botteghe del centro storico di Montecarotto per vedere da vicino i mestieri di un tempo. Si potranno ammirare: il vasaio; il cartaio; il bottaio; il calzolaio; Il rilegatore; il maniscalco; il vetraio; il ceramista; il ramaio; l'artigiano del cuoio e del legno; il cestaio; il fabbro; l'artigiano del ferro; il costruttore di fisarmoniche; il decoratore del legno; l'intarsiatore; i mestieri contadini e tanti altri ancora.

Prodotti tipici e cucina[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cucina marchigiana e Prodotti agroalimentari tradizionali marchigiani.
Viti di Verdicchio
Verdicchio dei castelli di Jesi nella tipica anfora

Specialità gastronomiche locali sono: tagliatelle casalinghe tirate con il lasagnolo (da lasagne), coniglio in porchetta, l'oca arrosto su forno a legna, maialino in porchetta e il lonzino di fico, con impasto cotto di fichi maturi non sbucciati e mandorle. In qualche famiglia, nei giorni festivi è ancora possibile assaggiare il caratteristico «tortone», dolce a base di farina di mais e farina di grano, uva passera, mele, olio di oliva e sapa, inoltre una particolare leccornia dolce, spumette a base di chiara d'uovo, mandorle e zucchero.

Nei forni artigiani del paese si possono trovare anche altre specialità gastronomiche, come il «Pan di Serra» con grano biologico a lievitazione naturale, la pizza al formaggio tipica del periodo pasquale, i maritozzi pennellati con chiara d'uovo e zucchero, le famose «polacche» ripiene di marmellata o di cioccolato, le paste all'ammoniaca e il caratteristico «parpagnacco» con la scorza di limone e il torrone al caffè, squisitezza natalizia imperdibile. Molto ricercata è la pizza ai grasselli, detta in dialetto «grascelli», parte del maiale affumicata e tagliata a cubetti.

Anche le macellerie sono rimaste fedeli alla tradizione marchigiana: producono salumi marchigiani come il ciauscolo che risente della tradizione culinaria norcina, le salsicce di fegato dette anche Mazzafegato e i soprattutto ciarimboli, parte del budello di maiale private di grasso.

Montecarotto fa parte delle seguenti associazioni:

Il vino è sempre stato uno dei prodotti tipici di Montecarotto, a partire dal famoso Verdicchio, vitigno che, in tutto il mondo, cresce solamente nella valle dell'Esino. Il territorio di Montecarotto appartiene all'area di produzione del vino DOCG Castelli di Jesi Verdicchio riserva.

Il vino verdicchio nel territorio montecarottese viene prodotto in diverse tipologie e varianti:

Inoltre si producono :

  • Vino di visciole: presso qualche privato con po' di fortuna si può trovare ancora una rarità: il vino visciolato (infuso, di visciole seccate al sole e macinate con il nocciolo o succo di visciole e zucchero, nel vino).

Economia[modifica | modifica sorgente]

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

Oggi Montecarotto è conosciuto principalmente per la produzione di vino Verdicchio. Fiore all'occhiello sono infatti le aziende e le cooperative vinicole per la produzione di vino DOC, alcune molto conosciute sia sul mercato italiano che estero. Il Verdicchio qui trova un clima ed un terreno particolarmente adatto, che permette di produrre un vino in grado di competere per pregevolezza sui mercati e vincere i più prestigiosi premi internazionali.

La vocazione all'agricoltura di qualità di Montecarotto è testimoniata anche dalla coltivazione dell'olivo e dall'esistenza di frantoi che producono olio d'oliva specialmente del cultivar raggia, si producono inoltre formaggi, ricotte di pecora e marmellate.

Artigianato[modifica | modifica sorgente]

Anche l'attività manifatturiera ha avuto in questi ultimi anni uno sviluppo: sono state create aziende per la lavorazione della gomma, la produzione di macchine agricole e componenti meccanici. È presente inoltre un ricco tessuto di aziende artigiane che spazia dal settore del mobile, alla carpenteria metallica e all'impiantistica.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Vigneti in autunno al tramonto del sole

La bellezza del borgo antico, la ricchezza artistica dei suoi monumenti, i prodotti tipici, i morbidi paesaggi della campagna, l'accogliente e serena atmosfera collinare, la vicinananza alla rinomata «spiaggia di velluto» di Senigallia, a città d'arte come Urbino, Jesi e alle montagne dell'Appennino umbro-marchigiano sono eccellenze che fanno di Montecarotto una meta sempre più ricercata dai turisti italiani e stranieri.

Non mancano nel territorio comunale e in quello circostante diverse strutture ricettive aperte tutto l'anno, in particolare Agriturismi, Country House e Bed and Breakfast[78].

Gli amanti della fotografia non possono perdere l'occasione di catturare i colori dei vigneti in autunno, immergendosi tra il giallo ocra, il rosso amaranto e il verde bruciato, in una suggestiva luce all'imbrunire che si offre al visitatore attratto dallo “scatto d'autore”.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Strada Provinciale 11 Italia.svg Strada Provinciale 11 dei Castelli vedi Strade provinciali della provincia di Ancona
Strada Provinciale 36 Italia.svg Strada Provinciale 36 da Monte Roberto a Montecarotto vedi Strade provinciali della provincia di Ancona
Strada Statale 360 Italia.svg Arceviese Senigallia-Scheggia
Strada Statale 76 Italia.svg Val d'Esino Fabriano-Falconara Marittima
Autostrada A14 Italia.svg Autostrada A14 Bologna-Taranto AB-AS-grün.svg uscita Senigallia (194,5 km) Strada Statale 360 Italia.svg
Autostrada A14 Italia.svg Autostrada A14 Taranto-Bologna AB-AS-grün.svg uscita Ancona nord (529,9 km) Strada Statale 76 Italia.svg
Ingresso alla stazione ferroviaria Montecarotto-Castelbellino

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Italian traffic signs - icona stazione.svg

La frazione di Moie nel comune di Castelbellino è sede della stazione ferroviaria Montecarotto-Castelbellino che afferisce alla seguente linea: Ancona-Roma (collegamenti nazionali e regionali)

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Montecarotto.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Sindaci di Montecarotto[modifica | modifica sorgente]

Regno d'Italia (1861-1946)[modifica | modifica sorgente]

Lesser coat of arms of the Kingdom of Italy (1890).svg
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1860 1861 Giuseppe Capretti Presidente
1861 1865 Sante Bartoloni Sindaco
1865 1883 Leone Baldoni Sindaco
1883 1885 Domenico Capretti Sindaco
1885 1890 Leone Baldoni Sindaco
1890 1897 Achille Baldoni Sindaco
1897 1898 Riccardo Baldoni Sindaco
1898 1898 Angelo Golini Commissario prefettizio
1898 1903 Tito Mei Sindaco
1903 1904 Floriano Fiorani Sindaco
1904 1906 Guglielmo Tentelli Sindaco
1906 1909 Arduino Baldoni Sindaco
1909 1909 Umberto Ricci Commissario prefettizio
1909 1913 Edoardo Bartoloni Sindaco
1913 1913 Roberto Marcellini Commissario prefettizio
1913 1914 Crescentino Gasparini Sindaco
1914 1920 Riccardo Bevilacqua Sindaco
1920 1920 N. Vissarri e Conte Arnaldo Woodly Lasak Commissario prefettizio
1920 1922 Vittorio Marri Sindaco
1922 1922 Gualtiero Dionisi Vici Commissario prefettizio
1922 1923 Carlo Baldoni e poi Gualtiero Dionisi Vici Commissario prefettizio
1923 1925 Tullio Bevilacqua Sindaco
1925 1926 Rodolfo Fioretti Commissario prefettizio
1926 1926 Ubaldo Urbani Podestà
1926 1927 Mse. Pietro Mereghi Commissario prefettizio
1927 1928 Col. Gustavo Moscarella Podestà
1928 1928 Angelo Giabboni Commissario prefettizio
1928 1933 Carlo Mariotti Podestà
1933 1937 Ottorino Bartoloni Podestà
1937 1939 Amalio Carissimi Commissario Prefettizio
1939 1943 Amalio Carissimi Podestà
1943 1944 Attilio Cappellini Commissario prefettizio
1944 1945 Romolo Chiacchierini Sindaco
1945 1946 Pietro Gasparini CLN Sindaco

Repubblica Italiana (1946-oggi)[modifica | modifica sorgente]

Emblem of Italy.svg
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1946 1957 Felice Mingo Partito Comunista Italiano, PSI Sindaco
1957 1960 Umberto Venanzi Partito Comunista Italiano, PSI Sindaco
1960 1964 Mario Febo Democrazia Cristiana Sindaco
1964 1970 Alfio Perini Partito Comunista Italiano, PSI Sindaco
1970 1975 Artemio Procicchiani Partito Comunista Italiano, PSI Sindaco
1975 1980 Mariano Petrolati Partito Comunista Italiano, PSI Sindaco
1980 1982 Mariano Petrolati Partito Comunista Italiano, PSI Sindaco
1982 1985 Alfiero Cappellini Partito Comunista Italiano Vicesindaco
1985 1990 Alfiero Cappellini Partito Comunista Italiano Sindaco
1990 1995 Alfiero Cappellini Lista civica "Progressisti per Montecarotto" Sindaco
1995 1999 Paola Soverchia L’Ulivo Sindaco
1999 2004 Mirella Mazzarini L’Ulivo Sindaco
2004 2009 Mirella Mazzarini L’Ulivo Sindaco
2009 in carica Mirco Brega Partito Democratico Sindaco
  • Il 16 giugno 2003 il Consiglio Comunale ha approvato il nuovo Statuto[1], secondo esigenze che hanno indotto le autorità a separare la sfera politica da quella gestionale nella macchina amministrativa.[79]

Unione comunale[modifica | modifica sorgente]

  • Montecarotto, insieme ai comuni di Castelbellino, Castelplanio, Maiolati Spontini, Monte Roberto, Poggio San Marcello, San Paolo di Jesi, aderisce all'Unione dei Comuni della Media Vallesina[80].

Stemma[modifica | modifica sorgente]

Lo Stemma del comune[81] è di colore rosso con un monte all'italiana composto da tre cime di colore verde sormontate da un leone coronato d'oro; all'esterno dello scudo vi sono ornamenti da comune. Lo stemma venne attribuito al Comune di Montecarotto con Regio Decreto del 1930.

Stemma comune di Montecarotto

Gonfalone[modifica | modifica sorgente]

Il Gonfalone comunale è costituito da un drappo di colore rosso decorato di ricami d'argento su cui è posto lo stemma comunale con al centro un'iscrizione in argento "Comune di Montecarotto"; le parti in metallo ed i cordoni sono argentati; l'asta è ricoperta di velluto rosso con bullette argentate posizionate a spirale; le cravatte e i nastri sono vestiti dei colori nazionali con frange in argento. Il gonfalone è stato assegnato con Decreto Presidenziale del 3 dicembre del 1980.

Sport[modifica | modifica sorgente]

La "Robur Montecarotto" negli anni venti

Associazioni sportive[modifica | modifica sorgente]

  • U.S.D. Monserra Calcio (che rappresenta anche Serra de' Conti)[82]
  • A.S. Monserra Volley
  • A.S.D. Monserra Pattinaggio
  • C.T.M. Circolo Tennis Montecarotto[83]
  • Associazione Ruzzola

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

I principali impianti sportivi consentono la pratica delle più comuni discipline, quali tennis, calcio, pallavolo, basket, calcetto, pattinaggio e bocce. Tutti gli impianti sono dotati di illuminazione notturna.

  • Campo da tennis con fondo in terra battuta.[84] Il campo si trova in via Amendola ed è affidato attualmente al Circolo Tennis Montecarotto nato nel 2005, al quale spetta la manutenzione stagionale, l'organizzazione di corsi estivi per tutte le età e tornei amatoriali da giugno a ottobre.
  • Piattaforma polivalente in via Amendola. Nata per la pratica del pattinaggio nei primi anni settanta, la superficie ha di recente subito un profondo lavoro di ristrutturazione che ne ha aumentato la versatilità oltre la destinazione originaria. Lo spazio è dotato di un bar e di illuminazione.
  • Percorso salute situato in via Amendola.
  • Campo da gioco delle bocce con fondo in ghiaglietto in via Circonvallazione.
  • Palestra comunale in via XX settembre.
  • Campo da calcio in via Risorgimento.[84]
  • Campo da calcio in via Colle.[84]

Eventi sportivi[modifica | modifica sorgente]

L'11 maggio 2012 la 6ª tappa del Giro d'Italia ha corso lungo le strade di Montecarotto. Al traguardo la vittoria è andata al colombiano Miguel Angel Rubiano Chavez e la maglia rosa è passata per la prima volta ad Adriano Malori della squadra del filottranese Michele Scarponi, vincitore del giro 2011.

Enti privati e dello Stato sul territorio[modifica | modifica sorgente]

Strutture sanitarie
Enti e servizi di pubblica utilità
  • Coat of arms of the Carabinieri.svg Stazione dei Carabinieri, Via XX Settembre 22/A
  • Insegna Poste Italiane.svg Ufficio postale, Via Circonvallazione 20

Proverbi e modi di dire[modifica | modifica sorgente]

  • Montegarotto antigo, ce stai cent'anni non te fai 'n' amigo; sci te lo farai, presto te ne pentirai! (esperienza di secoli, ma sarà vero?)
  • A Montecarotto non c'è un conforto, o pioe, o tira 'l vento o sona a morto. (detto da paesi rivali, ma non è così'!)
  • Anno novo, 'n passo de bovo; Pasquella, 'n passo de vitella; Sant'Antò, 'n'ora e 'n po'. (si descrive così l'allungarsi dei giorni dopo Natale ed inizio anno)
  • 'Na breccia vòltiga 'n carro!. (basta un sassolino per rovesciare un carro, così nella vita basta poco per cambiare la propria sorte)
  • Sci ciai 'n cioccaccio, làsselo pe' marzaccio. ( se ti avanza un pezzo di legna , lascialo per il mese di marzo che a volte è più freddo del previsto)
  • A uffa 'n canta cèghi!. (nessuno fa' niente per niente, neanche i ciechi cantano!)
  • 'L morto porta 'l vio.(a volte si sovrappongono gli eventi di morte e nascita )
  • Ndù canta 'l cucco c'e' da fa' dapertutto.(quando canta il cuculo,in primavera, c'è molto lavoro da fare poiché ricominciano i lavori nei campi)
  • Lungo filaccio, tristo sartaccio.(un buon sarto non usa infilare l'ago con un filo troppo lungo)
  • Tanti de marzo tròna, tanti d'aprile nengue. (tanti giorni tuona a marzo, tanti giorni nevica ad aprile)
  • Aprile, 'na goccia al dine. (aprile porta la pioggerella primaverile, una goccia al giorno)
  • Aria roscia: o piòe o soffia. (se l'orizzonte al tramonto è rosso, o piove o tira vento)
  • Chi prima de San Marco se spoja, se riveste co 'na gran vergogna. (a volte, il freddo arriva fino al 25 aprile, San Marco, quindi ....non scoprirsi troppo presto)
  • Maggio ortolano, assai paja pogo grano (se a maggio piove molto, il grano sviluppa in vegetazione, ma da' poco seme)
  • Santa Croce, non se fila e non se cuce (il giorno di Santa Croce, non si fila e non si cuce)
  • San Fiora', non se monna e 'n se fa 'l pa' (il giorno di San Floriano non si monda il campo di grano e non si fa il pane)
  • I 'Nocenti, chi fadiga se n'ha penti (severo monito a chi lavora il giorno di Venerazione degli Innocenti,28 dicembre: meglio dedicarsi alle pratiche religiose)
  • Nocenti, Nocentini, finide le feste, finidi i guadrini (in questo caso il giorno degli Innocenti viene segnalato come il finale delle feste natalizie, dove si è speso un po' di più del solito)
  • La robba del pioà, com'è venuda arvà (la roba rubata o ottenuta con raggiri, si perde per gli stessi motivi, cioè furto o truffa)
  • Nn'è sempre festa, quanno sona! (non sempre il suono della campana indica una festa, cioe' non sempre le migliori premesse conducono al successo)
  • Tristo 'l contadì che se fa padrò! (a volte chi cambia condizione sociale, si comporta peggio di quelli che prima criticava)
  • I spinaci se coce coll'onto sua! ( proverbio culinario, per dire che le nostre condizioni derivano dai nostri comportamenti positivi o negativi)
  • 'L fume va' ai belli! (frase consolatoria per chi per motivi di lavoro o altro è costretto a lavorare vicino al fuoco e di conseguenza a subirne il fumo)
  • Te dice core magna magna! (si dice di una pietanza dall'aspetto particolarmente appetitoso)
  • 'St'anno i briscioli, 'n'antr'anno i fijoli! (rivolto agli adolescenti per dire che l'età dei brufoli finirà per lasciare spazio alla maturità e alla famiglia)
  • 'Era vecchio e tanto fera, era peggio sci non c'era! ( spesso anche una cosa vecchia può essere utile, sarebbe peggio non averla affatto!)
  • Chi ce n'ha una, 'n ce n'ha niciuna! (maliziosa, rivolta agli uomini: chi ha una sola donna è come non ne avesse nessuna!)
  • Chi cambia logo, campa pogo! (chi cambia spesso posto, ha la vita più breve: sarà per la rima o per lo stress da trasloco?)
  • Bocca onta, non disse mai male! (chi apprezza la buona tavola non cova cattivi pensieri)
  • Sci fa 'l pa' 'n poretto je se 'llama 'l forno! (se fa il pane un povero, gli crolla il forno: chi fa gia' una vita grama, spesso è bersaglio di altre disgrazie)
  • L'opre del Signore arriva a tutte ll'ore! (dal significato religioso, ma anche per ringraziare impreviste braccia venute in aiuto nei lavori dei campi)
  • Belvede' è 'n bel paese, Montefa' n'accidente a chi ce sta! (Belvedere Ostrense e Montefano sono due paesi, ma qui il significato e': guardare lavorare è piacevole, lavorare, molto meno)
  • 'Ntegni e ogni e sentirai que magni! (intingi il pane e condisci parecchio e apprezzerai di più qualsiasi piatto)
  • Acqua e fogo, Dio je daga logo! (L'acqua e il fuoco è bene rimangano nei luoghi destinati da Dio, perché se escono provocano grandi disgrazie)
  • Finché la bocca pija e 'l culo rende, 'ccidenti le medicine e chi le vende! (Una forma di scongiuro: finché il proprio corpo funziona perfettamente, al diavolo le farmacie!)
  • Roma: i vecchi li 'mmazza, i giojni li 'ddoma! (La vita di Roma, dove si andava spesso per lavoro, aveva effetti diversi secondo l'eta': gli anziani ne potevano morire, per i giovani era una dura scuola di vita)
  • Je va a nuggia 'l brodo grasso! (Si dice di chi si lamenta troppo e spesso, pur vivendo in buone condizioni)
  • Sci la morte 'n ce cojona, l'anno santo gimo a Roma (tra un anno santo e l'altro passa qualche decina di anni,...quindi la visita a Roma è una speranza più che una certezza!)
  • Candelora, dell'inverno semo fora: sci ce pioe e sci ce nengue ce ne fa quarantacingue, sci ce nengue e sci ce pioe ce ne fa quarantanove (La data del 2 febbraio (festa della presentazione di Gesu' al tempio) viene popolarmente chiamata candelora e viene definita come la fine dell'inverno, ma se quel giorno fa brutto tempo durera' ancora per oltre un mese)
  • 'N pezzo corre 'l ca' e 'n pezzo 'l lepre! (mai essere troppo sicuri delle proprie posizioni vantaggiose, a volte ci puo' essere un'inversione dei ruoli)
  • Chi cia' la moie bella sempre canta, chi cia' poghi guadri' sempre li conta! (chi ha una bella moglie sta allegro, anche con pochi soldi, chi ha solo pochi soldi ...sta in ansia)
  • La pegora che sbela perde 'l boccò! (chi si trastulla in chiacchiere, rischia di perdere buone occasioni!)

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Negli anni cinquanta del Novecento il comune di Roma ha inaugurato "via Montecarotto" nel quartiere di San Basilio. La strada si trova più precisamente nella borgata di San Cleto, area popolare voluta da emigranti marchigiani e umbri che da allora la abitarono.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dati statistici dell'Unione dei Comuni della Media Vallesina al 31/12/2013
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Dizionario d'ortografia e di pronunzia
  4. ^ Dati statistici dell'Unione dei Comuni della Media Vallesina al 31/12/2013
  5. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, ENEA, 1º marzo 2011, pp. 151. URL consultato il 1º febbraio 2012.
  6. ^ Che tempo faceva a Montecarotto - Archivio Meteo Montecarotto | IL METEO.IT
  7. ^ http://www.meteo.it/Meteorologia-Neve/Il-freddo-in-Italia-le-nevicate-del-1956-e-1985/content/it/1-707-305332-57769
  8. ^ Gennaio 2005: la "GRANDE NEVE" nelle Marche! - MeteoGiornale.it
  9. ^ Adam Ziolkowski, Storia di Roma, Bruno Mondadori, Milano 2006, p. 115.
  10. ^ Nereo Alfieri, Le Marche e la fine del mondo antico, in Istituzioni e società nell'alto medioevo marchigiano, Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le Marche, Ancona 1983, pp. 10-11.
  11. ^ Roberto Bernacchia, Incastellamento e distretti rurali nella Marca anconetana (secoli X-XII), Centro Italiano di studi sull'Alto medioevo, Spoleto 2002, p. 103.
  12. ^ Augusto Vasina, Il mondo marchigiano nei rapporti fra Ravenna e Roma prima e dopo il mille, in «Istituzioni e società nell'alto medioevo marchigiano», Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le Marche, Ancona 1983, p. 102.
  13. ^ Roberto Bernacchia, Incastellamento e distretti rurali nella Marca anconetana (secoli X-XII), Centro Italiano di studi sull'Alto medioevo, Spoleto 2002, p. 104.
  14. ^ Roberto Bernacchia, Incastellamento e distretti rurali nella Marca anconetana (secoli X-XII), Centro Italiano di studi sull'Alto medioevo, Spoleto 2002, pp. 110-111.
  15. ^ A. Polverari, Regesti Senigalliesi, Ed. 2 G, Senigallia 1974, p. 31.
  16. ^ Archivio Storico Comunale di Jesi, Doc. XCII, 13 febbraio 1248.
  17. ^ Il territorio si estendeva su una superficie di 62,06 km². C. Urieli, Jesi e il suo Contado, II, Litograf, Jesi 1982, p. 147.
  18. ^ Polverari, Regesti Senigalliesi, cit., p. 31.
  19. ^ Ibidem.
  20. ^ Sul vescovo Leonardo si veda Urieli, Jesi e il suo Contado, cit., pp. 126-127.
  21. ^ Archivio Storico Comunale di Jesi, Coll. Perg., n. 465.
  22. ^ T. Baldassini, Notizie historiche della Reggia Città di Iesi, Jesi 1703, p. 87.
  23. ^ C. Urieli, Montecarotto attraverso i secoli, Litograf, Jesi 1988, p. 89.
  24. ^ B. Giacomo Zenobi, Ceti e poteri nella Marca Pontificia, Il Mulino, Bologna 1976, pp. 20-23.
  25. ^ Urieli, Montecarotto attraverso i secoli, cit., pp. 100-102.
  26. ^ L'insurrezione contro i Simonetti ebbe inizio nel febbraio del 1408 e terminò il mese seguente. Urieli, Jesi e il suo Contado, cit., pp. 106-107.
  27. ^ Urieli, Montecarotto attraverso i secoli, cit., p. 123.
  28. ^ Sull'argomento si veda: Paolo Peretti, Frate Oliviero da Montecarotto, organaro tra Quattro e Cinquecento, in Id., Organari di Montecarotto dal XVI al XIX secolo - Atti del Convegno Nazionale di Studi, Montecarotto 15-16 ottobre 2005, Unj, Jesi 2008, pp. 59-68.
  29. ^ Ibidem, p. 177.
  30. ^ Ibidem, p. 178.
  31. ^ L'iniziativa era partita da quattro notai: Paolo Ridolfi di Montecarotto, Ser Pietro di Battista Uncini di Cupramontana, Orazio di Ser Angelo di Castelplanio e Bartolo di Michele di Morro d'Alba. Ibidem, p. 181.
  32. ^ Ibidem, p. 239.
  33. ^ Gli abitanti passarono dai 1.500 del 1600 ai 2.000 tra il 1640 e il 1660 e ai 2.500 tra il 1670 e il 1777. Giuliano Santelli, Il Comune di Montecarotto nel Seicento, Tipografia Sonciniana, Fano 1964, p. 19.
  34. ^ Sulla vicenda si rimanda a Ibidem, pp. 317-332.
  35. ^ Costantino Urieli, Montecarotto attraverso i secoli, Litograf, Jesi 1988, pp. 310-311.
  36. ^ Serra de' Conti, Poggio San Marcello, Mergo, Castelplanio e Rosora Urieli, Montecarotto attraverso i secoli, cit., p. 453.
  37. ^ Federica Brunella, La media Vallesina al voto, in Marco Severini (a cura di), Le Marche e l'Unità d'Italia, Codex, Miano 2010, p. 330.
  38. ^ Decreto n. 750 del 3 gennaio 1861, in Raccolta Ufficiale, III, Tipografia Leonardo Badaloni, Recanati 1861, pp. 7-20.
  39. ^ «Parte delle rendite amministrate dalle Casse ecclesiastiche fu devoluta a vantaggio dell'istruzione pubblica e per il pagamento di sussidi ai parroci»; Dante Cecchi, L'attività legislativa del Commissario Generale Straordinario nelle Marche Lorenzo Valerio (12 settembre 1860-19 gennaio 1861), in «Estratto dell'Annuario del Liceo Scientifico di Macerata», Macerata 1964, p. 40.
  40. ^ La storia del Gruppo Crognaletti dal 1881 ad oggi
  41. ^ Secondo gli elenchi dell'Ufficio della Commissione per il riconoscimento della qualifica di partigiano combattente della Presidenza del Consiglio dei ministri, Dario Rossetti è il numero 3/32. Alberto Galeazzi, Montecarotto. I giorni della liberazione, Tipolito Artigiana, Ancona 1985, p. 105
  42. ^ Marco Severini, Le storie degli altri, Codex, Milano 2008, p. 80.
  43. ^ Carlo Alberto Trapani era un ex sergente repubblichino che chiese di essere inquadrato nelle file partigiane. Morì nell'Eccidio di Monte Sant'Angelo. Alberto Galeazzi, Montecarotto. I giorni della liberazione, Tipolito Artigiana, Ancona 1985, pp. 12-13
  44. ^ Nicola Troilo, Storia della Brigata «Maiella» (1943-1945), Mursia, Milano 2011, p. 132.
  45. ^ Ruggero Giacomini, Ribelli e partigiani. La resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2005, p. 260.
  46. ^ Romualdo Alberti, Elio Balducci, Dario Boccanera, Noè Carbini, Elio Carbini, Corrado Cardinali, Onorino Chiappa, Dino Delcarpineto, Calimero Dubbini, Ermanno Gasparini, Adriano Mancini, Alessandro Ramazzotti, Rivio Sebastianelli, Umberto Solfanelli, Roberto Cavallari, Aurelio e Luigi Giacometti e Igino Sartarelli.
  47. ^ Home page di Sezione
  48. ^ kiwiveterans.co.nz: When You've Got a Job to do You Do It!
  49. ^ L'urna del martire è conservata nell'altare del transetto sinistro della chiesa S.S. Annunziata.
  50. ^ La sede principale dell'istituto agrario è a Pianello Vallesina di Monte Roberto.
  51. ^ La struttura era dotata di una biblioteca, di un cinema, di un bar e di una sala ascolto musica. Nel 1995 il Centro Culturale ha cessato di funzionare per sopraggiunta inagibililtà
  52. ^ Montecarotto: sabato inaugurazione della nuova Fontana dell'Unità dei Popoli • Vivere Jesi
  53. ^ http://www.viverejesi.it/index.php?page=articolo&articolo_id=456215
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  56. ^ ISTAT, cittadini stranieri al 31 dicembre 2010. URL consultato il 03-10-2011.
  57. ^ Si definisce isoglossa la linea immaginaria con la quale, mediante un'ipotesi metodologica, si uniscono i punti estremi di un'area geografica caratterizzata dalla presenza di uno stesso fenomeno linguistico (Grassi, Sobrero & Telmon 1997: 7, nota 9; ➔ geografia linguistica). Questo fenomeno può essere di natura fonologica, e allora si parla di isòfona, morfologica (isomòrfa), sintattica, oppure lessicale (in quest'ultimo caso si parla di isolessi o, più di rado, di isòsema, ovvero isoglossa semantica); con riferimento all'accentazione si può impiegare isòtona (Beccaria 1994: 403)
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  70. ^ Le strade del Jazz 2009
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia specifica[modifica | modifica sorgente]

  • Carlo Grappa, Educare - Discorso pronunciato la sera del 5 giugno 1887 nel teatro di Montecarotto in occasione della premiazione agli alunni delle scuole elementari, Chiacchiarini, Serra de' Conti 1888.
  • Tobia Campagnoli, Progetto per la formazione di una società enologica, esposto e dedicato al Municipio di Montecarotto, Pierdicchi, Jesi 1892.
  • Annibale Boccanera, Topografia e Statistica medica comparata di Ferentillo e Montecarotto, Romagnoli, Castelplanio 1893.
  • Francesco Babacci, Un anno e mezzo di pratica chirurgica all'Ospedale di Montecarotto, Namias, Modena 1897.
  • Tito Mei, Al cav. Tito Mei: Ricordo del 20 ottobre 1907 (inaugurazione della Luce elettrica in Montecarotto), Romagnoli, Castelplanio 1907.
  • Giuliano Santelli, Il Comune di Montecarotto nel Seicento, Tipografia Sonciniana, Fano 1964.
  • Sergio Anselmi (a cura di), Nelle Marche centrali - Territorio, economia, società tra Medioevo e Novecento: l'area esino-misena, (2 tomi), Bramante, Urbania 1979.
  • Carlo Mezzetti (a cura di), L'architettura teatrale nelle Marche. Dieci teatri nel comprensorio Jesi-Senigallia, Sagraf, Castelferretti (AN) 1983.
  • Carlo Emanuele Bugatti (a cura di), La cultura teatrale dell'Ottocento nella provincia di Ancona: i teatri comunali di Senigallia, Corinaldo, Montecarotto e Arcevia, Tecnostampa, Ostra Vetere 1985.
  • Alberto Galeazzi, Montecarotto. I giorni della liberazione, Tipolito Artigiana, Ancona 1985.
  • Sergio Anselmi (a cura di), La provincia di Ancona. Storia di un territorio, Laterza, Bari 1987.
  • Costantino Urieli, Montecarotto attraverso i secoli, Litograf, Jesi 1988.
  • Alvise Cherubini, Arte medievale nella Vallesina. Una nuova lettura, Effeci edizioni, Ancona 2001.
  • Costantino Urieli, Relationes ad limina. Relazioni triennali dei Vescovi di Jesi dal sec. XVI al XX, Arti Grafiche Jesine, Jesi 2003.
  • Roberto Salbitani, La buona terra: Mario Giacomelli e la Pasquella. Mostra fotografica dal 20 dicembre 2003 al 6 gennaio 2004 spazi espositivi teatro comunale di Montecarotto, La Macina, Urbania 2003.
  • Mariella Martelli, Catalogo del Fondo musicale della Insigne Chiesa Parrocchiale Collegiata SS.ma Annunziata di Montecarotto, P.M. Petrucci Library, Jesi 2004.
  • Paolo Peretti (a cura di), Organari di Montecarotto dal XVI al XIX secolo - Atti del Convegno Nazionale di Studi, Montecarotto 15-16 ottobre 2005, Unj, Jesi 2008.
  • Costantino Urieli, Montecarotto attraverso i secoli (nuova edizione), Abbatelli, Castelplanio 2010.
  • Lucio Febo, Il Capitano bello di Montecarotto. Vita di Lorenzo Bucci, nobile garibaldino eroe della Repubblica romana del 1849, L'orecchio di Van Gogh, Falconara Marittima 2010, ISBN 978-88-87487-90-9.

Bibliografia generale[modifica | modifica sorgente]

  • Sergio Anselmi (a cura di), Storia d'Italia. Le regioni dall'Unità ad oggi. Le Marche, Einaudi, Torino 1987, ISBN 88-420-2819-3.
  • Elisabetta Arioti (a cura di), Le Società di Mutuo soccorso italiane e i loro archivi, «Atti del seminario di studio Spoleto 8-10 novembre 1995», Ministero per i beni e le attività culturali, Ufficio centrale per i beni archivistici, Tipografia Mura, Roma 1999.
  • Doriano Pela, Terre e libertà. Lotte mezzadrili e mutamenti antropologici nel mondo rurale marchigiano (1945-1955), il lavoro editoriale, Ancona 2000, ISBN 88-7663-328-6.
  • Ruggero Giacomini, Ribelli e partigiani. La resistenza nelle Marche 1943-1944, Affinità elettive, Ancona 2008, ISBN 88-7326-108-6.
  • Marco Severini (a cura di), Le Marche e l'Unità d'Italia, Codex, Milano 2010, ISBN 978-88-903875-7-9.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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