Massimo Troisi
Massimo Troisi (San Giorgio a Cremano, 19 febbraio 1953 – Roma, 4 giugno 1994) è stato un attore, regista e sceneggiatore italiano, ricordato soprattutto per essere stato l'esponente della nuova comicità napoletana (portata alla ribalta dal gruppo teatrale La Smorfia nella seconda metà degli anni settanta), assieme a Lello Arena ed Enzo Decaro.
Nel 1996 fu candidato ai premi Oscar come miglior attore e miglior sceneggiatura non originale per il film Il postino. Scomparve prematuramente, a quarantuno anni, per un fatale attacco cardiaco, conseguente a febbri reumatiche[1] di cui soffriva sin dall'età di dodici anni.
Da una classifica stilata dalla federazione italiana psicologi nel 1997, Massimo Troisi risultava essere un mito per la maggior parte dei giovani.[2]
Indice |
[modifica] Biografia
[modifica] L'infanzia e la malattia cardiaca
Nasce a San Giorgio a Cremano, cittadina alle porte di Napoli, il 19 febbraio 1953. Il padre, Alfredo Troisi, è un macchinista ferroviario, mentre la madre, Elena Andinolfi, è casalinga. Cresce in una famiglia molto numerosa; abita infatti nella stessa casa con i genitori, cinque fratelli, due nonni, gli zii ed i loro cinque figli[3]. Troisi si diplomò geometra all'Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri "Eugenio Pantaleo" di Torre del Greco. Contemporaneamente scrisse anche alcune poesie in dialetto ispirate a Pasolini, il suo autore preferito.
Nel 1972 a Troisi viene diagnosticata un'anomalia cardiaca che lo obbliga, nel 1976, a recarsi negli Stati Uniti per un intervento alla valvola mitralica; alle spese del viaggio contribuisce una colletta organizzata, tra gli altri, dal quotidiano di Napoli Il Mattino.[4] L'operazione venne eseguita ad Houston dal professor De Bekey ed ebbe buon esito, tanto è vero che Troisi riprese la sua carriera teatrale poco tempo dopo.[5] Troisi non amava parlare della sua malattia, tanto è vero che solo i familiari e gli amici intimi conoscevano il suo problema.[6]
[modifica] I primi anni in teatro
Troisi cominciò la sua carriera di attore, dal 1969, nel teatro parrocchiale della Chiesa di Sant'Anna insieme ad alcuni amici d'infanzia (tra cui Lello Arena, Nico Mucci, Valeria Pezza).[5] Successivamente il gruppo affitterà un garage in via San Giorgio Vecchio, 31 che chiameranno Centro Teatro Spazio, dove riusciranno a rappresentare diversi spettacoli in stile pulcinellesco al quale si aggiunge una commedia scritta dallo stesso Troisi: Si chiama Stellina.[5] Al gruppo, successivamente, si aggiungerà anche Vincenzo Purcaro, che più tardi cambierà il suo cognome in Decaro.[5]
Dopo che Troisi ritorna dagli Stati Uniti dove si era recato per operarsi, il gruppo del Centro Teatro Spazio si assottiglia e nasce quello de I Saraceni che, oltre all'attore napoletano, comprende anche Enzo Decaro e Lello Arena.[5] In seguito il gruppo cambierà nome in La Smorfia, voluto proprio dallo stesso Troisi in quanto « è un riferimento, tipicamente napoletano, a un certo modo di risolvere i propri guai: giocando al Lotto, e sperando in un terno secco... la "smorfia", infatti, non è altro che l'interpretazione dei sogni e dei vari fatti quotidiani, da tradurre in numeri da giocare a lotto».[7]
Dopo alcuni spettacoli al Teatro Sancarluccio, il gruppo ha un rapido successo che gli consente di approdare prima al cabaret romano La Chanson e ad altri spettacoli comici in tutta Italia, poi alla trasmissione radiofonica Cordialmente insieme ed infine in televisione, dove il trio partecipa ad alcuni programmi tra i quali Non stop (1977), La sberla (1978) e Luna Park (1979). L'ultimo spettacolo teatrale del trio è Così è (se vi piace), citazione del Così è (se vi pare) di Luigi Pirandello.[5]
[modifica] Il successo al cinema
Dopo aver lasciato la Smorfia, Troisi decide di intraprendere la carriera cinematografica. Mauro Berardi propone a Troisi un film di Luigi Magni, 'O Re, dedicato a re Francesco II di Borbone, che lui però rifiuta in favore di Ricomincio da tre, film nel quale debutta sia come attore, sia come sceneggiatore e sia come regista.[8] Il film è acclamato dalla critica e Troisi ottiene due Nastri d'Argento per il miglior regista esordiente e per il miglior soggetto e due David di Donatello per il miglior film e per il miglior attore.
L'anno seguente accetta di dirigere uno speciale televisivo trasmesso da Rai Tre per la serie Che fai, ridi? dedicato ai nuovi comici italiani di inizio anni ottanta, Morto Troisi, viva Troisi!, con Marco Messeri, Roberto Benigni, Lello Arena e Carlo Verdone.[9]
Sempre nel 1982, recita insieme a Lello Arena nel film No grazie, il caffè mi rende nervoso, nel quale un fanatico ed invasato difensore delle tradizioni napoletane (pizza, sole e mandolino), cercando in tutti i modi di impedire lo svolgimento del "Primo Festival Nuova Napoli", simbolo della novità usurpatrice della tradizione, finisce col provocare la morte di Troisi, in un vicolo, dentro un organetto e con la pizza in bocca. Di questo film sono da ricordare in particolare i monologhi di Troisi nell'albergo, al commissariato e dal giornalaio.
La seconda tappa della carriera cinematografica è del 1983, con Scusate il ritardo, nel quale il protagonista è simile nei caratteri al Gaetano del film precedente, ma più timido e impacciato; è incapace di consolare un suo amico in crisi affettiva ma è a sua volta incapace di amare la sua donna. Il titolo del film è un riferimento sia al troppo tempo trascorso dal film precedente, del 1981 sia ai diversi tempi dell'amore e alla non sincronia dei rapporti di coppia.[10]
Altro grande successo di pubblico (ma non di critica) lo ottiene nel 1984 con Non ci resta che piangere, unico film a fianco di Roberto Benigni, da lui molto lontano per lingua e gestualità. Il film - basato su una trama elementare - è ricco di citazioni storiche e rimane comunque nell'immaginario collettivo per le invenzioni e le gag di Troisi e Benigni. Mario (Troisi) e Saverio (Benigni), trovato chiuso un passaggio a livello, passano la notte in una locanda, ma la mattina scoprono di essersi risvegliati a "Frittole", nel 1492. Devono adeguarsi alla vita dell'epoca pur sperando di rientrare nel loro mondo. Fra le tante gag è da menzionare la scena della scrittura di una lettera a Girolamo Savonarola, chiara citazione dell'analoga scena interpretata da Totò e Peppino De Filippo in Totò, Peppino e... la malafemmina.
Inoltre, nel 1986 Troisi ha un piccolo ruolo nel film diretto da Cinzia Torrini, Hotel Colonial, girato in Colombia, nel quale tenta la carta del cast internazionale. Troisi interpreta un traghettatore napoletano emigrato in Sudamerica che aiuta il protagonista nella ricerca del fratello.
Nel 1987 è attore e regista di Le vie del Signore sono finite, ambientato durante il periodo fascista; interpreta il ruolo di Camillo Pianese, un invalido "psicosomatico", assistito dal fratello Leone (l'inseparabile amico di sempre Marco Messeri), lasciato dalla sua donna e che si trova a consolare un suo amico, malato autentico ed innamorato della stessa donna senza essere ricambiato. Il film vince il Nastro d'Argento alla migliore sceneggiatura.
Nel triennio seguente collabora come attore con Ettore Scola in tre film, i primi due con Marcello Mastroianni : Splendor (1988), in cui è proiezionista di un cinema prossimo alla chiusura[11]; Che ora è? (1989), sui rapporti conflittuali tra padre e figlio[11], per il quale è premiato con la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, ex aequo con Mastroianni, alla Mostra del Cinema di Venezia; e Il viaggio di Capitan Fracassa (1990), dove interpreta Pulcinella, presentato in anteprima alla 41° edizione al "Berlin International Film Festival".[12]
L'ultima regia di Troisi, dove è anche sceneggiatore e protagonista, è quella di Pensavo fosse amore, invece era un calesse del 1991, con Francesca Neri e Marco Messeri.
[modifica] Il postino e la morte prematura
| « Ed è stata un'esperienza umana grandissima, perché lui stava male e ha voluto fare questo film a tutti costi: tutti gli dicevano "ma dai, fai il trapianto e poi lo farai", e lui diceva "No, questo film lo voglio fare con il mio cuore". [...] E poi questo film è il suo testamento morale. » | |
|
(Renato Scarpa su Massimo Troisi[6])
|
All'inizio del 1994 Troisi, recatosi ancora una volta negli Stati Uniti per dei controlli cardiaci, apprende che deve sottoporsi con urgenza a un nuovo intervento chirurgico, ma decide di non rimandare le riprese del suo nuovo film[1][13]: Il postino (1994), girato a Procida e Salina[14] e diretto da Michael Radford, liberamente tratto dal romanzo Il postino di Neruda di Antonio Skármeta, che tratta dell'amicizia tra un umile portalettere e Pablo Neruda (Philippe Noiret) durante l'esilio del poeta cileno in Italia. Troisi riesce a terminare le riprese del film con enorme fatica[15][1] e con il cuore stremato, facendosi sostituire in alcune scene da una controfigura.[16]
Troisi muore nel sonno, nella casa della sorella Annamaria e in compagnia del suo più grande amico sin dall'infanzia, Alfredo Cozzolino, a Ostia, quartiere marino di Roma, per attacco cardiaco, il 4 giugno 1994, 12 ore dopo aver terminato le riprese de Il postino.[17]
Due anni dopo la morte di Troisi, Il postino viene candidato a cinque Premi Oscar (tra cui Troisi come miglior attore, il quarto di sempre a ricevere una nomination per l'Oscar postumo), ma delle cinque nomination si concretizza solo quella per la migliore colonna sonora (scritta da Luis Bacalov).
[modifica] La critica
Troisi, nel corso della sua carriera, è stato accolto in maniera favorevole da gran parte della critica cinematografica italiana, ma anche internazione. Già il suo primo film, Ricomincio da tre, ricevette grandi consensi da parte della critica, specialmente riguardo lo stesso Troisi che venne definito a quel tempo come il "salvatore dell cinema italiano", allora definito in crisi.[18] Inoltre, già all'uscita di Ricomincio da tre, Troisi venne paragonato a Totò e ad Eduardo de Filippo, cosa che l'attore rispose francamente:
| « No, a me sembra anche irriverente fare questo paragone. Ma non lo dico per modestia, perché non si fa il paragone con Totò o con Eduardo, questa è gente che è stata trenta-quaranta anni e quindi ci ha lasciato un patrimonio. » | |
|
(Troisi risponde al paragone[18])
|
Il secondo film, Scusate il ritardo, è stato definito dalla critica italiana come "l'opera migliore dell'autore partenopeo".[19] Antonio Tricomi su "Cinemasessanta" del 1983 scrisse: «Ancora una volta Troisi ha saputo cogliere gli umori della sua generazione, passata dalle aperture utopistiche ad un sedentarismo domestico e claustrofobico, dalla foga contestataria fino ad un'insofferenza flebile e diffusa, dai miti della rivoluzione sessuale ad una paralizzante insicurezza nei confronti delle donne».[19] L'unico insuccesso è il film con Benigni, Non ci resta che piangere, il quale venne accolto tiepidamente dalla critica, nonostante il grandissimo successo al botteghino. Troisi apparve successivamente in Il viaggio di Capitan Fracassa nel ruolo di Pulcinella, personaggio paragonato spesso a Troisi per la comicità, per l'uso del dialetto, ma anche per l'aspetto e il modo di recitare. Roberto Vecchioni, in un'intervista a Vite straordinarie, ha definito Troisi un "Pulcinella moderno".[6]
| « Massimo è Pulcinella senza maschera. A parte che Pulcinella è stato, nel pieno del suo vigore, della sua vita centrale, è stato censurato, e ha operato lo stesso senza maschera. Per me Troisi rappresenta il Pulcinella che porta. Poichè Pulcinelli è stato internazionale, Pulcinella è stato francese, Pulcinella è stato inglese, Pulcinella ha superato il Volturno. Massimo ha fatto la stessa cosa, l'unico napoletano con la napoletanità che ha superato il Volturno, quindi per me rappresenta un'ultima possibilità che abbiamo avuto, da un punto di vista teatrale e cinematografico, di superare, di uscire dallo stereotipo della napoletanità, fine a se stessa. » | |
Probabilmente il maggiore successo di Troisi è Il postino, il suo ultimo film. L'attore ricevette ottime critiche da moltissimi attori internazionali, tra i quali Sean Connery, che rivelò che gli «avrebbe fatto piacere girare un film con Troisi», ed inoltre ottenne anche numerose recensioni da giornali americani, come The Washington Times («Il Postino rappresenta quel trionfo internazionale che Troisi sperava di avere e che non ha fatto in tempo a godersi») e anche The New York Times («Troisi dà al suo personaggio una verità e una semplicità che significa tutto»).[21]
[modifica] La questione della lingua
Nella sua carriera teatrale e cinematografica, Troisi ha sempre parlato con il suo dialetto napoletano. Il dialetto di Troisi è come una "lingua confidenziale", con la quale l'attore napoletano si sentiva a suo agio.[22] Agli esordi Troisi non ritenne prioritaria la questione della comprensibilità e perciò continuò a parlare unicamente in napoletano.[22]
Nonostante in quel periodo la parlata dell'attore suscitò immediatamente attenzione nella cinematografia italiana, in quanto gli elementi dialettali venivano proposti con intransigenza ed estremismo[23], Troisi non se ne curò molto e affermò più volte, nel corso di interviste o apparizioni televisive, di saper parlare unicamente il suo dialetto.[22] Ad esempio si ricorda l'intervista per Mixer di Isabella Rossellini, nella quale la giornalista chiese a Troisi «Ma perché parli sempre in napoletano?, ricevendo da quest'ultimo la risposta: «Perché è l'unico modo in cui so parlare».[24] In seguito, Troisi ebbe l'urgenza di voler comunicare anche ad un pubblico maggiore e per questo la presenza del dialetto dai suoi film dopo Scusate il ritardo si affievolisce.[22] Troisi, quindi, realizza una lingua "italiana popolare", ma comunque ricca di venature dialettali.[22]
[modifica] Collaborazioni
Tra le collaborazioni artistiche ricorrenti di grande rilievo nella carriera di Troisi, sicuramente troviamo quelle con:
- Marco Messeri
- Lello Arena
- Renato Scarpa
- Pino Daniele
- Roberto Benigni
- Ettore Scola
- Marcello Mastroianni
- Anna Pavignano
Tra queste collaborazioni vanno ricordate dettagliamente quelle con Anna Pavignano e Pino Daniele, entrambi conosciuti da Troisi trasmissione televisiva No stop; la prima sceneggierà molti film interpretati da Troisi, mentre il secondo comporrà la colonna sonora di come Ricomincio da tre, Le vie del Signore sono finite e Pensavo fosse amore invece era un calesse.[25] Riguardo all'amicizia e alla loro collaborazione, Pino Daniele dice:
| « Era facilissimo lavorare con Massimo, perché mi lasciava molto campo libero nella scelta delle musiche, nella proposta, nel gusto: si fidava molto del mio intuito. » | |
|
(Pino Daniele parlando di Massimo Troisi.[25])
|
Altra importante collaborazione è con Roberto Benigni, con il quale Troisi dirige, scrive e interpreta Non ci resta che piangere. Gli attori appariranno insieme anche in Morto Troisi, viva Troisi! e "FF.SS." - Cioè: "...che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?". La coppia ottiene un grande successo di pubblico ed il film da loro diretto è considerato una delle "pietre miliari della nuova comicità italiana".[25] Non a caso queste due personalità rappresentano l'identità regionale tipica del comico italiano che riesce però a spandere la propria vena coinvolgendo e conquistando l'intera nazionalità.[25] Anche dopo l'esperienza artistica i due attori si terranno spesso in contatto ed infatti avranno modo di discutere sull'eventualità di girare un sequel di Non ci resta che piangere, poi mai realizzato a causa della prematura scomparsa di Troisi.[6]
[modifica] Relazioni
Troisi è stato legato sentimentalmente con Anna Pavignano, con la quale ha avuto anche un sodalizio artistico durato fino alla sua morte, Jo Champa, conosciuta sul set de Le vie del Signore sono finite[26] e Natalie Caldonazzo con la quale rimarrà legato fino alla sua prematura scomparsa.
Anna Falchi, nel 2008, ha rivelato di aver avuto una relazione segreta con Troisi, presubilmente all'inizio degli anni novanta, quando l'attore era però già fidanzato.[27]
[modifica] Stile e comicità
[modifica] L'ispirazione alla famiglia
Troisi ha più volte preso ispirazione dalla sua famiglia per alcuni sketch televisivi e teatrali. Nel corso di un'intervista a Vite straordinarie riguardo l'attore napoletano, Renato Scarpa ha raccontato che la comicità di Troisi scaturisce dalla famiglia stessa dell'attore, e ne sono una prova i moltissimi aneddoti che la madre raccontava ai suoi figli dopo essere tornata dal mercato.[6] Ricorrenti sono anche le apparizioni televisivi in cui Troisi parlava della sua famiglia, sottolineando le caratteristiche di alcuni dei suoi familiari, specialmente il nonno e la nonna, che Troisi definiva i "capocomici". Anche ne La Smorfia, Troisi si ispira alla sua famiglia per realizzare alcuni sketch. Ad esempio, nello skecth Il basso, Troisi racconta: «Cioè io mi ricordo a me... veniva mia nonna, no? Prendeva la pelle tra due dita, [...] faceva l'iniezione, lasciava e io non sentivo proprio dolore. È che mia nonna se le faceva sul dito tutte quante. [...] Quaranta iniezioni di vitamine, che io ne avevo bisogno, [...] tutte quante sul dito! Mia nonna mi ricordo aveva fatto ’nu braccio ’e chesta manera!»; a Pippo Baudo rivelò come la battuta fosse ispirata ad un fatto reale riguardo suo nonno che, invece di mescolare i flaconcini con la medicina e quelli con l'acqua distillata, la nonna iniettò solamente quest'ultima e, nonostante l'errore, il nonno diceva di sentirsi meglio.[28] Anche nei suoi film, Troisi si è ispirato alla sua famiglia per realizzare nuovi personaggi o situazioni: ad esempio, in Ricomincio da tre la scena del matrimonio della sorella, interpretata da Cloris Brosca, si ispira davvero al matrimonio della sorella dell'attore,[29] mentre in Scusate il ritardo, il personaggio del fratello che fa l'attore comico di successo (interpretato da Franco Acampora) era un personaggio autobiografico.[19]
[modifica] Filmografia
[modifica] Attore
- Ricomincio da tre, regia di Massimo Troisi (1981)
- Morto Troisi, viva Troisi!, regia di Massimo Troisi (1982) - film TV
- No grazie, il caffè mi rende nervoso, regia di Lodovico Gasparini (1982)
- Scusate il ritardo, regia di Massimo Troisi (1983)
- "FF.SS." - Cioè: "...che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?", regia di Renzo Arbore (1983)
- Non ci resta che piangere, regia di Massimo Troisi e Roberto Benigni (1985)
- Hotel Colonial, regia di Cinzia Torrini (1987)
- Le vie del Signore sono finite, regia di Massimo Troisi (1987)
- Splendor, regia di Ettore Scola (1989)
- Che ora è?, regia di Ettore Scola (1989)
- Il viaggio di Capitan Fracassa, regia di Ettore Scola (1990)
- Pensavo fosse amore invece era un calesse, regia di Massimo Troisi (1991)
- Il postino, regia di Michael Radford (1994)
[modifica] Regista
- Ricomincio da tre (1981)
- Morto Troisi, viva Troisi! (1982)
- Scusate il ritardo (1983)
- Non ci resta che piangere, co-regia con Roberto Benigni (1984)
- Le vie del Signore sono finite (1987)
- Pensavo fosse amore invece era un calesse (1991)
[modifica] Sceneggiatore
- Ricomincio da tre, regia di Massimo Troisi (1981)
- Morto Troisi, viva Troisi!, regia di Massimo Troisi (1982)
- Scusate il ritardo, regia di Massimo Troisi (1983)
- Non ci resta che piangere, regia di Massimo Troisi e Roberto Benigni (1984)
- Le vie del Signore sono finite, regia di Massimo Troisi (1987)
- Pensavo fosse amore invece era un calesse, regia di Massimo Troisi (1991)
- Il postino, regia di Michael Radford (1994)
[modifica] Riconoscimenti
- Globo d'oro 1980-1981: opera prima e attore rivelazione per Ricomincio da tre;[30]
- Nastri d'argento 1981: migliore soggetto, miglior regista esordiente e migliore sceneggiatura per Ricomincio da tre;
- David di Donatello 1981: miglior film e miglior attore protagonista per Ricomincio da tre;
- Targa Mario Gromo 1981: migliore attore esordiente per Ricomincio da tre;[31]
- 46ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia: Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile (ex aequeo con Marcello Mastroianni) per Che ora è?:
- Premi Vittorio De Sica 1983 per il cinema italiano;[32]
- Nastri d'argento 1988: miglior sceneggiatura per Le vie del Signore sono finite (con Anna Pavignano);
- Premio Pasinetti 1989 per Che ora è?;
- Ciak d'oro 1990: migliore attore protagonista per Che ora è?;
- David di Donatello 1995: nomination come miglior attore protagonista per Il postino;
- Screen Actors Guild Awards 1996: nomination come miglior attore cinematografico per Il postino;
- Premi Oscar 1996: nomination come miglior attore e migliore sceneggiatura non originale (con Anna Pavignano, Michael Radford, Furio Scarpelli e Giacomo Scarpelli) per Il postino.
[modifica] Riconoscimenti postumi
Nel 1996, a due anni dalla sua morte, a San Giorgio a Cremano è stato istituito in sua memoria il Premio Massimo Troisi, mentre nel 2003 gli è stato dedicato un museo[33].
Nel 2009 all'attore è stato dedicato il nome della ciclofficina popolare nel centro storico di Napoli[34].
[modifica] Dediche
Nel 2008 Pino Daniele ha ricordato Troisi dedicandogli il suo cofanetto di successi Ricomincio da 30, uscito nei negozi il 16 maggio 2008. Sul retro del libretto allegato al lavoro discografico si possono leggere le seguenti parole dedicate all'attore scomparso: Caro Massimo questo progetto è dedicato a te. Nu Bacio! Pino.[25]
[modifica] Note
- ^ a b c (EN) Michael Radford. «Massimo Troisi: the postman who always delivered». The Guardian, 31 marzo 2011. URL consultato in data 19 aprile 2011.
- ^ «Falcone, un mito per i giovani». la Repubblica, 15 giugno 1997, p. 21. URL consultato in data 23 settembre 2011.
- ^ Lo stesso Troisi, in un'intervista, disse: «In sei figli, con mamma, papà e parenti a casa eravamo diciassette persone. Ecco perché ho questo senso della comunità così spiccato. Ecco perché quando ci sono meno di quindici persone mi colgono violenti attacchi di solitudine», in Massimo Troisi, Il mondo intero proprio, Mondadori, 2004.
- ^ «Senza Massimo Troisi non ci resta che piangere». Gossip.FanPage.it, 4 giugno 2011. URL consultato in data 10 gennaio 2012.
- ^ a b c d e f Massimo Troisi 1971-1979. ItaliaMemoria.it. URL consultato il 10 gennaio 2012.
- ^ a b c d e f Vite straordinarie del 9 gennaio 2008.
- ^ Troisi e La Smorfia.... URL consultato il 10 gennaio 2012.
- ^ Il grande Troisi 08: Ricomincio da tre, La Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera.
- ^ Morto Troisi, Viva Troisi!. Rai Italia. URL consultato il 20 novembre 2010.
- ^ Matilde Hochkofler, Massimo Troisi. Comico per amore, Marsilio, 1998. ISBN 88-317-6899-9
- ^ a b NY Times: Splendor in NY Times.com. URL consultato il 1º aprile 2009.
- ^ Berlinale: 1991 Programme in berlinale.de. URL consultato il 26 marzo 2011.
- ^ (EN) Biography for Massimo Troisi. Internet Movie Database. URL consultato il 23 settembre 2011.
- ^ Filming locations for Il postino (1994). IMDb.com
- ^ Maria Laurino. «FILM; A Postman, a Poet, an Actor's Farewell», 11 giugno 1995. URL consultato in data 21 marzo 2011.
- ^ Massimo Troisi - Biografia. ecodelcinema.com
- ^ Maria Pia Fusco. «Addio caro Troisi Pulcinella triste». la Repubblica, 5 giugno 1994, p. 6. URL consultato in data 19 aprile 2011.
- ^ a b «Speciale Massimo Troisi». URL consultato in data 9 gennaio 2012.
- ^ a b c «Scusate il ritardo». URL consultato in data 9 gennaio 2012.
- ^ «Federico Salvatore parla di Massimo Troisi». URL consultato in data 9 gennaio 2012.
- ^ «Federico Il Postino. Curiosità - Rassegna stampa». URL consultato in data 9 gennaio 2012.
- ^ a b c d e Giuseppe Sommario Giuseppe, Massimo Troisi: l'arte della leggerezza, Rubbettino, 2004. ISBN 88-498-0951-4
- ^ Salvatore Gervasi. Ricomincio da tre. Lankelot.eu, 11 giugno 2007. URL consultato il 9 gennaio 2012.
- ^ Intervista per Mixer, Rai 2, di Isabella Rossellini a Massimo Troisi.
- ^ a b c d e «». URL consultato in data 11 gennaio 2012.
- ^ Joe Champa. URL consultato il 11 gennaio 2012.
- ^ Anna innamorata di Massimo Troisi. 6 agosto 2008. URL consultato il 11 gennaio 2012.
- ^ Morto Troisi, viva Troisi!. CinemaAvvenire.it, 15 giugno 2004. URL consultato il 10 gennaio 2012.
- ^ Massimo Troisi Ricomincio da tre. QuiCampania.it. URL consultato il 10 gennaio 2012.
- ^ Globo d'oro - Cronologia. Associazione della Stampa Estera in Italia. URL consultato il 28 giugno 2011.
- ^ Massimo Troisi. Grolledoro.com. URL consultato il 28 giugno 2011.
- ^ Cronologia Premi Vittorio De Sica. Premivittoriodesica.it. URL consultato il 28 giugno 2011.
- ^ Antonio Tricomi. «Apre il museo dei mille ricordi dedicati all'attore». la Repubblica, 20 2 2003, p. 10. URL consultato in data 21 settembre 2010.
- ^ Quello che, servizio di Patrizia Senatore, Rai 2, 24 luglio 2010.
[modifica] Bibliografia
- Massimo Troisi, Anna Pavignano, Ricomincio da tre (sceneggiatura), Feltrinelli, 1981
- Roberto Benigni, Massimo Troisi, Non ci resta che piangere (sceneggiatura), Mondadori, 1984
- Federico Chiacchiari e Demetrio Salvi, Massimo Troisi, il comico dei sentimenti, Sentieri selvaggi - Sorbini Editore, 1991
- Antonella Coluccia, Scusate il ritardo - Il cinema di Massimo Troisi, Lindau, 1996
- Matilde Hockhofler, Massimo Troisi comico per amore, Marsilio, 1996
- Lello Arena, Enzo Decaro, Massimo Troisi, La Smorfia, Einaudi, 1997
- Mariella Di Lauro, Massimo Troisi Film e poetica di un grande artista napoletano, Newton & Compton, 1997
- Tiziana Paladini, Cuore e Anima - La Smorfia e la maschera di Massimo Troisi, Luca Torre, 2000
- Marco Giusti, Massimo Troisi il mondo intero proprio - pensieri e battute, Mondadori, 2004
- Giuseppe Sommario, Massimo Troisi L'arte della leggerezza, Rubettino, 2004
- Alfredo Cozzolino, Mi ricordo...piripì zozzò, area creativa, 2004
- Lello Arena, Enzo Decaro, Massimo Troisi, La Smorfia - Libro+DVD, Einaudi, 2006
- Anna Pavignano, Da domani mi alzo tardi, edizioni e/o, 2007
- Teresa Sciddurlo, Il linguaggio dell'anima: il cinema di Massimo Troisi, edizioni Anteo, 2007
[modifica] Voci correlate
[modifica] Altri progetti
Wikiquote contiene citazioni di o su Massimo Troisi
[modifica] Collegamenti esterni
- Massimo Troisi su Open Directory Project (Segnala su DMoz un collegamento pertinente all'argomento "Massimo Troisi")
- Scheda su Massimo Troisi dell'Internet Movie Database