Borotalco (film)
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| Borotalco | |
Sergio/Manuel e Nadia |
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| Titolo originale: | Borotalco |
| Paese: | Italia |
| Anno: | 1982 |
| Durata: | 98 min |
| Colore: | colore |
| Audio: | sonoro |
| Genere: | commedia |
| Regia: | Carlo Verdone |
| Soggetto: | Carlo Verdone, Enrico Oldoini |
| Sceneggiatura: | Carlo Verdone, Enrico Oldoini |
| Produttore: | Mario Cecchi Gori |
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| Fotografia: | Ennio Guarnieri |
| Montaggio: | Antonio Siciliano |
| Musiche: | Lucio Dalla, Fabio Liberatori, Stadio |
| Tema musicale: | L'ultima luna (Lucio Dalla) |
| Scenografia: | Gian Maria Avetta |
| Si invita a seguire le linee guida del Progetto Film | |
Borotalco è un film del 1982, diretto da Carlo Verdone. È il terzo film diretto dal regista romano, dopo Un sacco bello e Bianco, rosso e Verdone ed il primo dove interpreta un solo personaggio.
Girato agli inizi degli anni '80, il film anticipa quel che sarà il malcostume di quel decennio, ovvero il culto dell'immagine e dell'apparenza.
| « La vita è un palcoscenico! » | |
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( Manuel Fantoni)
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| « Optai per il mare. Andai a Genova e mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana » | |
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( Manuel Fantoni /Sergio Benvenuti)
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Indice |
[modifica] La trama
Sergio Benvenuti (Carlo Verdone), giovanotto mite ed impacciato, conduce una vita monotona e squallida: stressato dal lavoro di venditore porta a porta di enciclopedie musicali, pressato dalla sua fidanzata Rossella (Roberta Manfredi) e dal truce suocero Augusto (Mario Brega) che lo vorrebbe vedere sposato con la figlia ed impiegato nella sua norcineria, costretto a dividere una stanza in un convitto con lo strano ballerino campano Marcello (Christian De Sica).
Nadia (Eleonora Giorgi), bellissima e bravissima collega, è una fan accesa di Lucio Dalla. Sergio, che vorrebbe imparare da lei, combina telefonicamente con lei un appuntamento in casa di un cliente, il carismatico uomo di mondo, "architetto" Manuel Fantoni (Angelo Infanti). Mentre i due attendono Nadia, che ritarda perché si ferma a comperare un biglietto per il concerto del suo cantante idolo, Fantoni racconta gli episodi più incredibili della sua omerica vita ad un incredulo Sergio. Non è oro, però, tutto quello che luccica. L'uomo infatti, mosso dalla simpatia per lui, smentisce tutto («...Non è vero niente! T'ho detto solo un sacco di fregnacce!!») gli racconta parte della sua vera vita e subito dopo sopraggiungono i Carabinieri ad arrestarlo, chiamandolo col suo vero nome: Cesare Cuticchia. Manuel Fantoni è un nome d'arte, scelto solo per il fatto che "suona bene". Cuticchia lascia a Sergio le chiavi di casa, chiedendogli di sistemarla in sua assenza.
Rimasto solo arriva finalmente Nadia e nel vederla per la prima volta ne resta folgorato. A questo punto Sergio ha di fronte la sua grande occasione: spacciandosi per Manuel Fantoni incanta la ragazza riciclando le fandonie del millantatore.
Nasce da tutto ciò una serie di equivoci che porta Sergio in un gioco più grande di lui, per terminare con un catastrofico smascheramento. Per Nadia è un colpo mortale.
Qualche anno dopo i due, oramai sposati e con rispettive famiglie, si riincontrano ma di buon viso. È stata lei a chiamarlo, in incognito, a casa sua, con la scusa di comperare un'enciclopedia. Evidentemente i racconti di Sergio la fanno sempre sognare. Succede, allora, quello che prima entrambi avevano sognato, ma che gli eventi avevano impedito.
[modifica] Colonna sonora
Tra i brani del film ricordiamo "Grande figlio di puttana" e "Chi te l'ha detto?" (che godettero di grossa popolarità) eseguiti dagli Stadio, mentre Fabio Liberatori, storico tastierista del gruppo, compose la colonna sonora originale, eseguita dal gruppo stesso, con interventi di Dalla. Come "stacchetto" musicale viene utilizzato più volte l'introduzione del brano di Dalla Meri Luis eseguita sempre dagli Stadio.
Il brano che la protagonista Eleonora Giorgi cerca di far recapitare a Dalla è "Un fiore per Hal" (cantata da Ricky Portera, chitarrista degli Stadio nel 1982), la cui versione completa si può ascoltare nella scena finale del film, quando Nadia, mascherando la sua vera identità, invita Sergio a casa sua.
Per le musiche di Borotalco gli Stadio e Lucio Dalla hanno ricevuto un David di Donatello e un Nastro d'Argento.
[modifica] Curiosità
- Il finale del film (secondo dichiarazione di Gaetano Curreri degli Stadio) venne modificato da Verdone durante le riprese per poter consentire l'utilizzo "a effetto" del brano degli Stadio Grande figlio di puttana che si sposava bene con la battuta finale.
- Nel 1982 Carlo Verdone ed Eleonora Giorgi avevano già recitato insieme nel film Grand Hotel Excelsior.
- Pietro Zardini, che interpreta il ruolo del prete del convitto, compare anche nel film Un sacco bello nel ruolo del malato dell'ospedale affacciato alla finestra e nel film Bianco, rosso e Verdone nel ruolo del proprietario di un albergo.
- Grande assenza del tanto citato Lucio Dalla, preponderante nella colonna sonora, inizialmente contrario all'idea di essere parte integrante della storia.
- Apparizione di Moana Pozzi agli inizi della propria carriera, nella particina di un'amica straniera di Manuel Fantoni (recita in inglese). È lei ad accogliere Sergio per poi proporgli un bagno adamitico in una piscina interna. Sempre Moana è la pin-up ritratta nel calendario affisso nella stanza di Sergio e Marcello.
- L'appartamento di Manuel Fantoni era la vera casa di Moana Pozzi, nella zona signorile di Villa Bonelli nel quartiere Portuense di Roma. La stessa locazione è utilizzata in altri film come A tu per tu, dove anche lì Moana interpreta un piccolo ruolo.
- La scena iniziale viene disposta per far credere un legame tra Sergio e Nadia grazie a molteplici coincidenze ma il tutto viene smentito quando la fidanzata di Sergio, Rossella, sale sulla di lui Fiat 850. Analogamente la scena del matrimonio fa sperare in un colpo di scena.
- Cameo di una sboccata Isabella De Bernardi, già nota come la fricchettona di Un sacco bello.
- Il tormentone del film è una frase di Manuel Fantoni, riciclata da Sergio per Nadia: «Optai per il mare. Un bel giorno mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana...», preambolo per introdurre, in forma insolita, divertente e dissacratoria, la tematica della bisessualità[senza fonte].
- Nadia comunica al suo cantante idolo il proprio indirizzo romano, Via Flavio Stilicone, nel quartiere periferico di Cinecittà, ma gli esterni del cortile sotto la casa di lei non sono girati in quella strada bensì in via Elio Lampridio Cerva, nel quartiere Giuliano Dalmata, alle porte dell'Eur. Nella scena finale in cui Sergio va a trovare Nadia a casa sua, nel film ambientata per l' appunto in via Lampridio Cerva, essa si trova in realtà in via Cesare Pavese al Laurentino.
- Una ravveduta Nadia riabilita Sergio con la battuta conclusiva, citando l'analoga di un film di Billy Wilder: «Baciami, scemo!».
- Come in Bianco, rosso e Verdone, il regista fa un piccolo omaggio alla città di Orvieto. Quando Sergio si presenta al telefono a Nadia, specifica il proprio cognome dicendo: «Mi chiamo Benvenuti, come... "Benvenuti a Orvieto"».
- La scena del discorso animoso di Mario Brega a Verdone è presa da un fatto accadutogli veramente [1] durante le riprese di un film spaghetti-western intitolato Buffalo Bill l'eroe del Far West. In una scena di lotta con l'attore americano Gordon Scott, Brega racconta di aver schivato ben quattro pugni nonostante l'altro fosse boxeur vincitore del premio americano il Guanto D'Oro. In risposta Brega partì con un destro dritto alla bocca dello stomaco di Scott che lo stese "per terra come Gesù Cristo". Mentre l'americano era a terra, Brega lo esortava a rialzarsi con gli epiteti pesanti usati nel film di Verdone.
[modifica] Galleria d'immagini
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Sergio Benvenuti |
Nadia Vandelli |
Manuel Fantoni |
Augusto, il padre di Rossella |
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Marcello |
Rossella |
[modifica] Altri progetti
[modifica] Note
[modifica] Collegamenti esterni
- Scheda su Borotalco dell'Internet Movie Database

