Indiana Jones e il tempio maledetto

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Indiana Jones e il tempio maledetto
Indy-tempio01.jpg
Shorty, Willie e Indiana Jones.
Titolo originale Indiana Jones and the Temple of Doom
Paese di produzione Stati Uniti d'America
Anno 1984
Durata 113 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere avventura, azione, commedia
Regia Steven Spielberg
Soggetto George Lucas
Sceneggiatura Willard Huyck e Gloria Katz
Produttore Robert Watts
Produttore esecutivo Frank Marshall e George Lucas
Fotografia Douglas Slocombe
Montaggio Michael Kahn e George Lucas (non accreditato)
Effetti speciali David Fincher, Industrial Light & Magic
Musiche John Williams
Scenografia Elliot Scott
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Indiana Jones e il tempio maledetto (Indiana Jones and the Temple of Doom) è un film d'avventura del 1984 diretto da Steven Spielberg, secondo episodio della saga cinematografica di Indiana Jones.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Shangai, 1935. In un night il professor Indiana Jones, archeologo e avventuriero, sta conducendo una trattativa con il gangster Lao Che. Quando l'accordo pare concluso, Indiana capisce di essere stato avvelenato: a caccia dell'antidoto in mano a Lao, prende in ostaggio Willie Scott, la cantante del locale nonché donna del gangster, scappando assieme a lei e all'aiuto del piccolo Shorty. I tre riescono a raggiungere un aereo e a lasciare il paese, ma i piloti del velivolo, al soldo di Lao, li lasciano precipitare sulle montagne indiane. Salvatisi dall'impatto, vengono accolti da una tribù ridotta in miseria in seguito al furto di una pietra sacra, effettuato dal culto Thug del rinato palazzo di Pankot. Gli abitanti avevano molto pregato il dio Shiva di ricevere aiuto, e quando vedono Jones lo credono il loro salvatore. Deviando sulla strada per Delhi, i tre giungono a Pankot dove vengono accolti da un giovane Maharaja che dichiara di non avere nulla a che fare con la sorte del povero villaggio. Durante la notte però Jones viene attaccato da un adepto e, trovato un passaggio segreto nella camera da letto di Willie, s'inoltra nei sotterranei dove sorge il Tempio del Male. Qui assiste a un sacrificio umano, fatto in nome della dea Kali.

Quando gli adepti se ne sono andati, Indiana recupera le pietre sacre, ma sente delle grida e scopre che i bambini spariti dal villaggio vengono schiavizzati per lavorare nelle miniere alla ricerca delle altre pietre sacre. Accecato dalla rabbia, l'archeologo si fa scoprire, venendo fatto prigioniero così come Willie e Short. Indiana viene drogato con il sangue della dea Kali, sotto il cui malefico influsso si accinge a sacrificare Willie alla divinità, ma Shorty riesce a farlo tornare in sé. Una volta liberatosi dei seguaci di Kali, cerca di affrontare Mola Ram, il capo del culto, che però scappa. Liberati i bambini, Indy, Willie e Shorty fuggono attraverso i binari della miniera. Mola ram tenta ugualmente di fermarli quando ormai sembrano in salvo, allagando la miniera. I tre arrivano su di un pericolante ponte sospeso, dove si trovano accerchiati. Mola Ram gli intima di ridargli le pietre sacre, minacciando Shorty e Willie. Indiana allora si trova costretto a far crollare il passaggio per uscire da una situazione di stallo. Dopo una lotta sui resti del ponte ormai caduto, Mola Ram ha la peggio, e grazie all'intervento dell'esercito inglese Jones, Willie e Shorty possono riconsegnare la pietra sacra al villaggio.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Genesi del progetto[modifica | modifica wikitesto]

Fin dalle prime discussioni riguardo a Indiana Jones, George Lucas espresse l'intenzione di produrre una trilogia e richiese da parte di Steven Spielberg l'impegno a dirigere tre film.[1] Il primo episodio della saga, I predatori dell'arca perduta (1981), era uscito nelle sale cinematografiche solo da un paio di settimane quando si cominciò a progettarne il sequel,[1] che poi di fatto si rivelò essere un prequel, essendo ambientato un anno prima del precedente film.

Non esisteva un soggetto già pronto, ma c'erano diverse sequenze ideate per I predatori e non utilizzate per sovrabbondanza di materiale, da poter recuperare, in particolare quelle del rafting sul fiume e dell'inseguimento in miniera.[1] Lucas pensò che per differenziarsi dal primo film, questo dovesse avere un tono più cupo, riproponendo in maniera analoga il rapporto fra Guerre stellari e il successivo Guerre stellari - L'Impero colpisce ancora, e scelse quindi come tema il sanguinario culto della dea Kali da parte della setta dei Thugs. Ma, per sua stessa ammissione, fu probabilmente influenzato dall'essere in un periodo negativo dal punto di vista personale, impegnato nel proprio divorzio, e il risultato finale fu più dark delle intenzioni, per quanto questo non si fosse evidenziato durante le riprese.[1]

Per la stesura della sceneggiatura coinvolse Willard Huyck e Gloria Katz, che avevano già scritto per lui American Graffiti e che erano appassionati e conoscitori dell'India.[1] A controbilanciare la cupezza complessiva, ci si poté permettere di iniziare il film con una sequenza d'apertura musical, un'idea di Lucas in omaggio a un vecchio desiderio di Spielberg,[1] e di giocare con un generale goofy humour, un umorismo piuttosto grossolano, rappresentato dalla scena del banchetto, per il quale vennero immaginate le peggiori pietanze possibili, da quella dei cunicoli pieni di insetti e da quella della stanza con il pavimento e il soffitto ricoperti di spuntoni, quest'ultima la preferita dell'intero film per il regista.[1]

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Harrison Ford (a sinistra) durante una pausa sul set della pellicola.

Il film fu girato dal 18 aprile all'8 settembre 1983,[2] per gli interni agli Elstree Studios, in Gran Bretagna, come già il precedente I predatori dell'Arca perduta, e per gli esterni in Sri Lanka, nei pressi della città di Kandy,[3] dov'erano già state girate delle sequenze di Il ponte sul fiume Kwai (1957) di David Lean, con particolare soddisfazione di Spielberg.[1] La scelta fu fortunata anche perché per l'impegnativa realizzazione del ponte sospeso fu possibile utilizzare i molti tecnici e ingegneri già presenti in zona per la costruzione di una grande diga.[1]

L'intenzione originaria di girare in India (e di utilizzare l'Amber Palace di Jaipur per ricreare Pankot) fu abbandonata in seguito ai frustranti tentativi per ottenere la necessaria approvazione del copione da parte del governo indiano, particolarmente suscettibile verso qualsiasi critica alla propria nazione.[1]

Come accade anche negli altri tre film della saga, nei titoli di testa il logo della Paramount Pictures (una montagna) si trasforma in una scena reale, in questo caso il motivo scolpito su un gong di bronzo; nella prima e terza pellicola diventava invece una vera montagna, mentre nel quarto capitolo diventa una montagnola di terra eretta da un cane della prateria.

Come Indiana Jones, due personaggi portano il nome di un cane realmente esistito, Short Round (Jonathan Ke Quan) infatti porta il nome del cane dello sceneggiatore Willard Huyck mentre Willie Scott (Kate Capshaw) porta il nome del cane dello stesso Steven Spielberg.

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Harrison Ford, in forma perfetta per affrontare un ruolo che richiedeva apparisse a torso nudo per un'ampia parte del film, malgrado l'ampio utilizzo di controfigure subì un infortunio fisico (com'era già accaduto durante le riprese del primo film della saga, quando si ruppe i legamenti crociati della gamba sinistra),[1] un'ernia del disco causata dal combattimento corpo a corpo nella camera da letto del palazzo di Pankot. Grazie a un intervento ben riuscito, malgrado una procedura medica controversa, e ad un rapido recupero, la lavorazione del film non ne fu danneggiata.[1]

Dopo l'idea iniziale di riproporre il personaggio di Marion, si decise di presentare un personaggio femminile diverso per ogni episodio della trilogia. Spielberg scelse per interpretare il ruolo della cantante Willie Scott la quasi esordiente Kate Capshaw, che gli sembrava avere l'energia giusta per il personaggio[1]. In effetti, pur non amando molto questo film rispetto agli altri capitoli della saga, Spielberg lo considera degno di essere stato realizzato anche solo per avergli permesso di conoscere la Capshaw, che nel 1991 divenne sua moglie.[1]

In piccoli camei appaiono George Lucas (nel ruolo di un missionario), Dan Aykroyd (in quello dell'imbarcatore all'aeroporto), e Steven Spielberg (in quello di un turista all'aeroporto).

Accoglienza del pubblico[modifica | modifica wikitesto]

Uscito nelle sale cinematografiche statunitensi il 23 maggio 1984[4] in 1 687 copie,[5] è stato il terzo incasso stagionale negli Stati Uniti con 179 870 271 dollari,[2][6] dietro a Beverly Hills Cop - Un piedipiatti a Beverly Hills e Ghostbusters - Acchiappafantasmi, senza riuscire a superare la soglia dei duecento milioni di dollari come il più fortunato I predatori dell'arca perduta.

A livello mondiale, ha incassato complessivamente 333 107 271 dollari,[2][5] divenendo l'episodio della saga che, globalmente, ha raccolto meno al botteghino.

Citazioni e riferimenti[modifica | modifica wikitesto]

Citazioni della saga[modifica | modifica wikitesto]

  • Quando Indiana Jones si ritrova davanti due Thug che tentano di impressionarlo con l'uso della spada, subito mette mano, divertito, alla sua fondina per estrarne la pistola: a differenza de I predatori dell'arca perduta però, dove riusciva a eliminare un suo nemico proprio in tale modo, in questa nuova avventura si ritroverà disarmato, e sarà costretto a contare solo sulle sue forze. Essendo però questo film ambientato un anno prima de I predatori dell'arca perduta (e potendosi considerare dunque un prequel), si suppone che Indy riesca a freddare il suo nemico in Egitto proprio traendo esperienza da questo episodio negativo in India.
  • Il grande diamante che all'inizio del film Lao Che dona a Indy come ricompensa, altro non è che L'Occhio del Pavone, di cui si parla ne Le avventure del giovane Indiana Jones.
  • Il videogioco Indiana Jones e la tomba dell'imperatore è un prequel diretto di questo film: nella sequenza finale del gioco, infatti, Indiana Jones dichiara di doversi incontrare con Lao Che per consegnargli i reperti rinvenuti nel corso della partita.

Citazioni di altre opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Il night club delle scene iniziali si chiama "Club Obi Wan", esplicito riferimento a uno dei protagonisti della saga di Guerre stellari targata George Lucas, Obi-Wan Kenobi.
  • Altro riferimento alla saga di fantascienza si ha quando, dopo aver ucciso due Thug con le loro stesse spade, Indy si lancia contro altri nemici non inquadrati, ma si ferma immediatamente e il suo urlo da coraggioso diventa di paura, iniziando a scappare poiché i nemici che lo inseguono e, che entrano nell'inquadratura, sono decine; Questa sequenza ricalca quella di Guerre stellari nella quale Han Solo, interpretato dallo stesso Harrison Ford, similmente fugge dalle truppe imperiali sulla Morte Nera.

Citazioni e parodie[modifica | modifica wikitesto]

  • Del film è stata realizzata un'accurata parodia Disney dal titolo Paperinik e il tempio indiano.
  • Nel terzo episodio della settima stagione della serie animata I Griffin Stewie, Brian e Mort Goldman si buttano da un aereo con un canotto. Questa è una parodia della stessa scena del film, di cui se ne riprendono le inquadrature e la colonna sonora.
  • Sempre ne I Griffin, nell'episodio Questioni di fede dell'ottava stagione, dopo la recita della benedizione delle candele, Stewie strappa il cuore a Meg, citando la famosa frase «Kalima!».

Riferimenti alla realtà[modifica | modifica wikitesto]

  • L'imperatore cinese Nurhaci, del quale Indiana Jones all'inizio del film porta i resti a Lao Che, è davvero considerato il fondatore della dinastia Manchu.
  • La setta religiosa dei Thug, alla quale il film si ispira, è realmente esistita in India fino alla metà del XIX secolo: veniva davvero adorata la dea Kali ed erano effettuati abitualmente sacrifici umani in suo onore.
  • La pietra che Indiana Jones deve recuperare è chiamata dal capo villaggio "Shivalingam", ed essa è nella realtà uno dei tanti simboli di adorazione di Shiva in India.
  • La parola «Shankara», tradotta da Indiana Jones con «Fortuna e gloria», è uno degli appellativi di Shiva, e significa appunto «Benefico, beneaugurale».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n Documentario Indiana Jones: Dietro la trilogia (Indiana Jones: Making the Trilogy), contenuto nel quarto DVD del cofanetto Le avventure di Indiana Jones (Paramount Pictures, 2003).
  2. ^ a b c (EN) IMDB.com - Box Office / Business. URL consultato l'8 giugno 2008.
  3. ^ (EN) IMDB.com - Filming Locations. URL consultato l'8 giugno 2008.
  4. ^ (EN) IMDb.com - Release Dates. URL consultato l'8 giugno 2008.
  5. ^ a b (EN) Box Office Mojo - Indiana Jones and the Temple of Doom. URL consultato l'8 giugno 2008.
  6. ^ (EN) Box Office Mojo - 1984 Yearly Box Office Results. URL consultato l'8 giugno 2008.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]